Arte
La Lituania cancella lo Schiaccianoci
Lo storico balletto Lo Schiaccianoci del compositore Pëtr Il’ič Tchaikovskij potrebbe non andare in scena quest’anno in Lituania per questioni geopolitiche. Lo riporta il New York Times.
Il classico balletto del 1892 che racconta una fiaba natalizia è stato rimosso dal palco del Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto della Lituania nel 2022, in seguito a una più ampia spinta del governo a bloccare tutta la cultura russa. Le rappresentazioni offerte come sostituti hanno persino costretto alcuni spettatori ad abbandonare lo spettacolo in una «piccola protesta», secondo il NYT.
La questione di un «soft ban» sulla cultura russa è di nuovo all’ordine del giorno nel paese dopo che il suo nuovo ministro della cultura, Sarunas Birutis, ha ammesso di apprezzare in particolare l’opera di Tchaikovsky. Non c’è motivo di «aver paura che dopo aver guardato una fiaba di Natale diventeremo pro-Cremlino», ha affermato di recente il ministro in un’intervista a una radio locale.
La scorsa settimana, ha anche sostenuto che un divieto assoluto sulla cultura e gli artisti russi sarebbe un errore. Mettere «un’etichetta negativa sulla loro etnia e sulla loro cultura, penso, è completamente sbagliato, inadeguato, e i politici non dovrebbero comportarsi in questo modo», ha detto Birutis, riferendosi ai russi.
Il suo predecessore, Simonas Kairys, ha promosso la cosiddetta politica di «quarantena mentale» contro tutta la cultura russa e ha fatto sì che il suo ministero emanasse delle «raccomandazioni» ai luoghi culturali finanziati dallo Stato per evitare qualsiasi cosa legata alla Russia, in una dimostrazione di solidarietà con Kiev nel 2022.
Nel 2023 il ministro aveva sostenuto che «dobbiamo abbandonare opere che prima ci sembravano accettabili», pur restando prima di un divieto legalmente vincolante, che all’epoca definì «autoritario». I suoi commenti erano arrivati poco dopo un appello di Kiev ai suoi sostenitori occidentali a boicottare del tutto la cultura russa.
Ora il Kairys ha spostato la responsabilità delle cancellazioni sulle stesse istituzioni culturali. «Avevano una scelta, non c’era nessun decreto da parte mia», ha detto al NYT. «Avevano solo capito la situazione».
Audrius Kundrotas, vice direttore marketing del Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto della Lituania, ha affermato che la sede non ha in programma di riportare in scena Lo Schiaccianoci almeno fino alla fine del conflitto in Ucraina e nonostante l’evidente richiesta del pubblico. «È doloroso, forse, non mostrare questa performance», ha ammesso al quotidiano neoeboraceno, pur sostenendo che «la nostra posizione è espressa con fermezza».
Secondo l’emittente LRT, alcuni teatri lituani più piccoli si affidano ancora discretamente ai classici russi, senza menzionarne le origini. «Adesso la Compensa Concert Hall», cioè il teatro della capitale Vilnius, «è piena di spettacoli dello Schiaccianoci e del Lago dei cigni, che non indicano la paternità di Tchaikovskij», ha detto un organizzatore del concerto all’emittente questa settimana.
Come riportato da Renovatio 21, un caso simile si è avuto anche in Italia: è il caso del Teatro Comunale di Lonigo, dove due anni fa, dopo lo scoppio della guerra ucraina, doveva andare in scena Il lago dei cigni, altro capolavoro di Tchaikovskij.
Lo spettacolo, con protagonisti artisti ucraini, invece è saltato e sostituito con un balletto francese, su ordine diretto del governo di Kiev, che a quanto sembra decide anche quello che devono e non devono vedere gli spettatori italiani, anche se hanno già pagato il biglietto. «Oltre a Lonigo annullate anche tutte le altre date in Italia. In breve ai ballerini ucraini è stato ordinato dal loro Paese di non rappresentare più l’autore russo» aveva scritto Vicenza Today.
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Come riportato da Renovatio 21, la campagna dell’Ucraina contro la musica russa in tutto il mondo coinvolge anche cantanti di altissimo livello, come il soprano Anna Netrebko, la cui presenza è stata contestata in varie città europee.
Il livello più grottesco è stato forse toccato all’inizio del 2024, quando la direttrice Keri-Lynn Wilson, moglie del direttore generale del Metropolitan Opera di Nuova York Peter Gelb, ha annunciato che la sua «Ukrainian Freedom Orchestra» avrebbe modificato la famosa nona sinfonia di Beethoven (conosciuta anche come An die Freude, cioè Inno alla gioia) sostituendo nel testo la parola «Freude» con «Slava». «Slava ukraini» o «Gloria all’Ucraina» era il famigerato canto delle coorti ucraine di Hitler guidate dal collaborazionista Stepan Bandera durante la Seconda Guerra Mondiale. Da allora è stato conservato come canto di segnalazione dalle successive generazioni di seguaci di Bandera, i cosiddetti «nazionalisti integrali», chiamati più semplicemente da alcuni neonazisti ucraini o ucronazisti.
La Wilson, che si vanta delle sue origini ucraine via nonna materna e della sua comunità ucraina di Winnipeg, Canada (Paese, come è emerso scandalosamente con il caso Trudeau-Zelens’kyj, pieno di rifugiati ucronazisti), ha rilasciato ieri il suo comunicato stampa.
«La decisione di cantare il grande testo di Schiller per la Nona Sinfonia di Beethoven in ucraino è stata per noi un’importante dichiarazione artistica e culturale più ampia» ha dichiarato il direttore. «Putin sta letteralmente cercando di mettere a tacere una nazione. Non saremo messi a tacere. Il nostro unico emendamento a Schiller è che invece di cantare “Freude” (Gioia) canteremo “Slava” (Gloria), dal grido della resistenza ucraina di fronte alla spietata aggressione russa, Slava Ukraini! (Gloria all’Ucraina!)».
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Immagine di Gabriel Saldana via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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La Sagrada Familia sarà presto la chiesa più alta del mondo
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Carol of the Bells, la musica di sottofondo della vostra vigilia di Natale
Come ogni anno Renovatio 21 pubblica un articolo per celebrare la bellezza del canto di Natale Carol of the Bells, che condividiamo qui in varie sue esecuzioni al fine di fornire al lettore il sottofondo ideale per le sue attività natalizie.
Si tratta di un canto di natale molto conosciuto in America, ma quasi sconosciuto da noi in Europa. È un lavoro corale: le quattro voci raccontano, in un ostinato sempre più rarefatto, la felicità degli attesi rintocchi delle campane che annunziano il Natale. L’ha messa in circolazione compositore americano Peter Wilhousky (1902–1978) nel 1936, copiandola però dal compositore ucraino Mikola Dmitrovič Leontovič (1877–1921) che nel 1914 aveva riadattato una canzone del folklore ucraino chiamandola Ščedryk («munifica»).
Nella musica originale, scritta per celebrare il capodanno celebrato in primavera nelle terre slave pre-cristiane (quelle viste nei giorni corruschi ed enigmatici di Andrej Rublev di Andrej Tarkovkij), una rondine appariva a casa di una famiglia contadina per segnalare l’arrivo un anno di prosperità nei raccolti.
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La polifonia spiraliforme di Carol of the Bells riecheggia potente in tantissime persone, che la hanno esperita per tramite dei prodotti audiovisivi americani (film, dischi, serie, etc.).
È forse perfino controintuitivo associarla al Natale perché ha un tono più meditativo, financo dolente, rispetto ad altri canti natalizi.
Forse perché vi possiamo proiettare delle questioni di calendario umano: dicembre porta via l’anno che è sempre un anno di fatiche e dolori, seppellirle è necessario per far rinascere la vita, ma è giusto registrarle come tali. Anche i Re Magi, anche Giuseppe, forse, arrivarono stanchi, dopo viaggi ed incertezze, alla mangiatoia.
Essere al cospetto del Dio che nasce, il Dio che è la Vita, significa aver consumato le proprie energie, aver sacrificato. Bisogna riconoscerlo per poter vivere la gioia in modo autentico.
Eccovi una carrellata di versioni di questa musica struggente. Decidete quella che fa al caso vostro, e riascoltetela a loop.
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Buon Natale ai nostri lettori!
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Famoso regista di Hollywood e moglie trovati morti in casa. Sospettato il figlio.
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