Militaria
La Croazia riavvia la leva militare
La Croazia ripristinerà il servizio militare obbligatorio l’anno prossimo, ha annunciato il ministro della Difesa Ivan Anusic.
Zagabria ha la coscrizione obbligatoria, ma la pratica è stata congelata nel 2008 quando è stato introdotto un sistema basato sul volontariato. Giovedì Anusic ha confermato che i giovani coscritti avrebbero prestato servizio alle stesse condizioni dei volontari.
«Il mandato durerà due mesi, inizierà il 1° gennaio 2025», ha detto il ministro all’emittente RTL, affermando che ciò è in linea con quanto già annunciato dal governo.
Il Ministero della Difesa ha aumentato gli stipendi dei membri del servizio militare e sta conducendo la modernizzazione del suo armamento, come concordato con altri membri della NATO, ha aggiunto Anusic. Il Ministero delle Finanze ha concordato che non ci dovrebbero essere tentativi di risparmiare denaro sull’esercito, ha sottolineato.
Secondo i media croati, il ministero prevede che l’esercito accoglierà tra 4.000 e 4.500 coscritti all’anno; saranno convocati ogni pochi mesi in quattro o cinque ondate e inviati ai campi di addestramento nelle basi militari di Pozega, Sinj e Knin. Verranno insegnate loro le abilità di base della fanteria, ma non le professioni specialistiche più avanzate richieste nell’esercito.
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Gli uomini che hanno diritto al servizio militare ma desiderano evitarlo possono ottenere esenzioni mediche, un rinvio per motivi accademici o il permesso di prestare servizio nel servizio civile come obiettori di coscienza. A quest’ultima categoria saranno assegnati lavori nella difesa civile o contribuiranno a vari servizi sociali.
Coloro che lo fanno sono tenuti a prestare servizio il doppio del tempo rispetto ai loro colleghi nell’esercito e a ricevere una retribuzione inferiore per il loro lavoro. I volontari attualmente ricevono 900 € al mese. I coscritti saranno pagati allo stesso modo.
Secondo le statistiche del governo croato citate dalla stampa, tra il 2008 e la fine del 2022 si sono offerte volontarie per l’addestramento militare 10.327 persone.
L’anno scorso, la Lettonia, membro della NATO, ha ripristinato la leva obbligatoria, sostenendo che il suo esercito ha bisogno di più personale e di riservisti addestrati per un possibile conflitto con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, anche Londra ha proposto il ripristino della leva militare, con tanto di sanzioni per gli adolescenti che si rifiutano. Il governo danese ha esteso la leva anche alle donne.
Discussioni sul ritorno della naja sono in corso in vari altri Paesi NATO come la Germania e, stando alle ripetute dichiarazioni del ministro dei trasporti e leader della Lega Nord Matteo Salvini, in Italia, dove è pronto un nuovo progetto per la leva obbligatoria. Il disegno di legge depositato dalla Lega prevede sei mesi di servizio militare o servizio civile per i cittadini dai 18 ai 26 anni, sia maschi che femmine.
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Immagine di The National Guard via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Militaria
Marine USA arrestato per l’omicidio di una donna a Okinawa. La catena dell’orrore continua
Un marine statunitense è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso e rapinato una donna a Okinawa, secondo le autorità giapponesi.
La vittima, Anna Yagi, 39 anni, è stata trovata morta sabato in una stanza d’albergo a Naha, capoluogo della prefettura. Okinawa ospita diverse importanti installazioni militari statunitensi e decine di migliaia di militari americani.
Il caporale Devin Jacob Ballard, 20 anni, di stanza presso la base aerea dei Marine Corps di Futenma a Ginowan, è accusato di aver strangolato Yagi e di averle rubato portafoglio e zaino. Ha negato le accuse.
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Secondo quanto riportato, le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano un uomo, che si ritiene essere Ballard, entrare nell’hotel con Yagi e uscirne da solo con quelli che sembrano i suoi effetti personali. La polizia lo ha rintracciato in una zona di locali notturni nella tarda serata di sabato.
Il Corpo dei Marines ha confermato che Ballard è assegnato alla III Forza di Spedizione dei Marines e ha dichiarato di collaborare con le autorità.
«Questo caso rappresenta un duro colpo e accresce la paura tra gli abitanti di Okinawa, già costretti a vivere a ridosso delle basi statunitensi», ha dichiarato ai giornalisti il neoeletto governatore di Okinawa, Genta Koja. «È assolutamente imperdonabile e siamo indignati».
«Devo dire che la disciplina e l’educazione delle truppe non stanno funzionando affatto», ha aggiunto, riferendosi alle misure introdotte dall’esercito statunitense dopo una serie di casi di violenza sessuale che hanno coinvolto personale americano sull’isola.
Domenica il governo giapponese ha presentato una protesta formale a Washington. Il primo ministro Sanae Takaichi ha chiesto piena collaborazione alle indagini, una disciplina più severa per il personale statunitense e «misure rigorose» per prevenire incidenti simili.
«Il verificarsi di un incidente così brutale e atroce è motivo di profondo rammarico», ha scritto su X, esprimendo le condoglianze alla famiglia della vittima.
Il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha convocato l’ambasciatore statunitense George Glass, che ha promesso piena collaborazione alle indagini.
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Secondo il governo prefettizio di Okinawa, l’isola rappresenta solo lo 0,6% del territorio giapponese, ma ospita il 70,3% delle installazioni militari statunitensi presenti in Giappone e utilizzate esclusivamente dalle forze armate americane.
Le preoccupazioni per criminalità, rumore degli aerei e inquinamento alimentano da tempo l’opposizione alle basi. Il rapimento e lo stupro di una dodicenne da parte di tre militari statunitensi nel 1995 scatenarono proteste di massa. Le manifestazioni contro la presenza militare americana sono continuate: nel 2018 una protesta attirò circa 70.000 persone.
Nel giugno 2024 Tokyo protestò formalmente contro due presunte aggressioni sessuali che coinvolgevano personale statunitense e contro i ritardi nella divulgazione dei casi. Il Corpo dei Marines intensificò di conseguenza i controlli sull’alcol e le pattuglie fuori dalle basi, mentre le Forze armate statunitensi in Giappone vietarono ai militari l’accesso ai locali pubblici fuori dalle basi dalle 1:00 alle 6:00 del mattino.
Nonostante le misure, sono seguite ulteriori accuse di violenza sessuale a carico di personale americano.
Come riportato da Renovatio 21, nel gennaio 2025 l’allora capo di gabinetto Yoshimasa Hayashi esortò le forze armate statunitensi in Giappone a inasprire la disciplina e ad adottare misure più severe per prevenire altri incidenti.
A Okinawa sono presenti 27.000 dei 50.000 soldati USA di stanza in Giappone, pur essendo l’isola appena lo 0,6% del territorio nazionale. Gli abitanti di Okinawa sono sempre stati considerati in modo leggermente subalterno da Tokyo: membri di un Regno extra-imperiale sino al 1872, è naturale che essi siano stati considerati una pedina di scambio con le forze armate statunitensi. Il generale McArthur ebbe l’idea che non essendo gli okinawani totalmente giapponesi, la presenza americana laggiù avrebbe potuto essere anche molto pesante, senza timori di disturbi da parte di revanscismi nazionalisti.
L’incidente recente è l’ultimo di una serie di violente aggressioni contro le donne a Okinawa. A dicembre 2024, un tribunale giapponese ha condannato il Senior Airman Brennon Washington per aver rapito e aggredito sessualmente una ragazza di 15 anni un anno prima, condannandolo a cinque anni di carcere con lavori forzati. Ha fatto ricorso contro il verdetto.
A giugno di due anni fa un caporale dei Marine è stato incriminato per tentata aggressione sessuale e a settembre, un altro caporale dei Marine è stato accusato di aver ferito una donna durante un’aggressione sessuale.
Nel 1995 produsse un’ondata di protesta senza precedenti la vicenda in cui tre militari statunitensi affittarono un furgone e rapirono una bambina di 12 anni, la legarono con nastro adesivo, quindi la stuprarono. Vi sono state situazioni in cui i militari ubriachi, in palese spregio di una proprietà privata non-americana, sono entrati a casa di famiglie giapponesi. Come aveva riportato anni fa il britannico Indipendent, le soapland di Okinawa – cioè i bordelli giapponesi a base di sesso e schiuma – hanno iniziato a proibire l’ingresso ai soldati USA, che probabilmente erano pure i loro migliori clienti.
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Gli okinawani sono stati particolarmente indignati negli scorsi ann quando i media locali hanno rivelato che il governo giapponese non aveva denunciato due casi di violenza sessuale che coinvolgevano membri del servizio americano. Dal 1972 i casi i casi denunziati sono più di 5000.
Nel 2002, un maggiore dei Marines, Michael Brown, fu accusato di aver tentato lo stupro una barista filippina, il processo fu controverso, e nonostante la condanna del tribunale giapponese Brown poté far ritorno in patria, dove nel 2005 fu arrestato per aver rapito una diciottenne di origine vietnamita. Condannato un’altra volta, ora è a piede libero.
Andando indietro con la memoria – stendendo un velo pietoso sugli stupri di guerra – troviamo l’agghiacciante caso di Yumiko-chan. Una bambina di 6 anni, Yumiko Nagayama, fu rapita dall’asilo, stuprata e uccisa ed infine abbandonata in una discarica presso la base militare di Kadena. Il corpo della piccola presentava un profondo taglio di coltello che dall’addome saliva sino alle budella. Fu accusato dell’orrendo crimine il sergente Isaac J. Hurt: la popolazione locale chiese un processo civile teletrasmesso in pubblico, ma le autorità di occupazione ignorarono la richiesta. Hurt fu trasferito in USA dove, contrariamente a quanto chiedevano con forza gli abitanti di Okinawa, non fu condannato a morte.
La situazione di Okinawa non è lontanissima da quella di altre basi USA disposte sul globo, come quella di Vicenza.
Nel 2013 un soldato di stanza alla base Dal Din, 22 anni, nel novembre 2013 fu denunciato per aver stuprato una minorenne in discoteca. Lo stesso militare, per qualche ragione non arrestato, né congedato, né trasferito, pochi mesi dopo avrebbero picchiato, stuprato e perfino rapinato una prostituta romena incinta di sei mesi.
Gli accordi degli anni Cinquanta tra USA e Italia fanno sì che, in barba ad ogni possibile concetto di sovranità, i militari USA la fanno sempre franca – come nel caso, notissimo, della strage del Cermis. E diciamo di più: secondo gli accordi, gli indennizzi spettano poi… al ministero dell’Economia italiano.
Bechi e bastonà, si dice in veneto. Cornuti e mazziati. L’espressione giapponese per esprimerlo è il kotowaza (proverbio) 踏んだり蹴ったり, fundari kettari: «essere calpestati e poi presi a calci».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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