Militaria
L’esercito statunitense chiede l’uso di armi ipersoniche contro l’Iran
L’esercito statunitense avrebbe richiesto il dispiegamento di armi ipersoniche contro l’Iran. Lo riporta Bloomberg, che cita una fonte con «conoscenza diretta della questione», l
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) vorrebbe impiegare il sistema missilistico ipersonico a lungo raggio dell’esercito, noto come Dark Eagle («aquila oscura»), sviluppato da Lockheed Martin ed hanno una ortata segnalata fino a 3.000 km. Non è stato ancora dato alcun annuncio pubblico di tale escalation, né alcun funzionario ha confermato la notizia.
Una possibile giustificazione è che i lanciatori di missili balistici iraniani potrebbero essere stati spostati oltre la portata di 300 miglia (circa 480 km) del missile Precision Strike Missile dell’esercito. Tuttavia, questa situazione potrebbe essere sfruttata come opportunità per testare sul campo l’atteso ingresso degli Stati Uniti nel settore delle armi ipersoniche.
Fox News Digital (FND) ha citato un funzionario della difesa che ha spiegato che il sistema ha raggiunto la capacità operativa iniziale, segnando la prima volta che gli Stati Uniti dispongono di un’arma ipersonica terrestre potenzialmente utilizzabile.
Secondo FND, un funzionario del Pentagono ha dichiarato: «L’impiego e la scalabilità delle armi ipersoniche rappresentano una priorità assoluta per il Dipartimento della Guerra, e stiamo procedendo a ritmo serrato. L’ipersonica su larga scala è stata designata come una delle aree tecnologiche critiche del Dipartimento dal Chief Technology Officer Emil Michael, al fine di concentrare le risorse sulla fornitura di soluzioni ipersoniche letali ed economicamente vantaggiose per i militari».
«Il Test Resource Management Center (TRMC) del Dipartimento sta lavorando per potenziare le strutture di collaudo e istituire nuove sedi di prova non tradizionali. Allo stesso tempo, il Dipartimento sta predisponendo il proprio sistema di acquisizione in un’ottica di guerra per creare una solida e reattiva base industriale in grado di fornire rapidamente queste tecnologie avanzate».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana si erano avute le dichiarazioni di alti funzionari del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti avranno difficoltà a difendersi dai sistemi missilistici avanzati sviluppati da Cina e Russia.
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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emersa la volontà americana di schierare i Dark Eagle in Germania a fronte della guerra ucraina in corso.
Come riportato da Renovatio 21, in questi anni gli USA avevano cancellato alcuni test sulla tecnologia missilistica supersonica. A settembre 2023 era emerso che lo schieramento del Dark Eagle è stato ritardato a causa di un test critico del suo veicolo planante.
Al ritardo degli USA nel settore ipersonico si aggiunge una beffa emersa con uno scoop del Washington Post: i sistemi ipersonici della Cina Popolare, che sarebbero praticamente pronti, sarebbero stati sviluppati con tecnologia tranquillamente venduta e trasferita da società americane.
A fine 2022 l’ammiraglio Charles Richard, il comandante uscente del Comando Strategico degli Stati Uniti, aveva lasciato trasparire la sua preoccupazione riguardo il fatto che l’attuale costrutto di deterrenza nucleare degli Stati Uniti possa non funzionare sia contro la Russia che contro la Cina, che descrive come potenze nucleari «quasi pari» con cui gli Stati Uniti sono in concorrenza.
Le armi ipersoniche sarebbero però già disponibili ad una schiera di Paesi tradizionalmente ostili a Washington come Russia, Nord Corea, Iran. Anche gli Houthi yemeniti di recente hanno comunicato, non si sa con quale livello di verità, di disporre di missili ipersonici.
La tecnologia missilistica ipersonica ha fatto saltare l’equilibrio tra superpotenze atomiche e il concetto di deterrenza.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
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Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
La «gamification» ucraina dell’uccisione di russi è «macabra»: parla il più alto militare britannico
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