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Bergoglio riceve ed elogia il gesuita omosessualista
Lo scorso giovedì 10 novembre papa Francesco ha ricevuto privatamente il prete gesuita James Martin, personaggio universalmente noto per la sua vicinanza alla causa dell’inclusione degli omosessuali nella Chiesa cattolica.
L’incontro sarebbe durato 45 minuti. I due hanno trattato argomenti tra cui «le gioie e le speranze, i dolori e le ansie dei cattolici LGBTQ», ha poi rivelato il Martin su Twitter.
I was deeply grateful to meet with Pope Francis @Pontifex in the Apostolic Palace this morning for 45 minutes, during which we spoke about the joys and hopes, the griefs and anxieties, of LGBTQ Catholics. It was a warm, inspiring and encouraging meeting that I'll never forget.
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) November 11, 2022
L’udienza privata data al gesuita pro-LGBT deve aver lasciato il segno su Bergoglio, visto che l’indomani ha citato in senso elogiativo il lavoro di padre Martin.
Rivolgendosi ad una assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane – con il Martin pure presente come uno dei 12 consultori che consigliano il Dicastero per le Comunicazioni dall’aprile 2017 e recentemente riconfermato per un altro quinquennio – il pontefice ha fatto riferimento ad una «comunicazione dei valori» a cui ha esortato il Dicastero, ponendo espressamente il gesuita omosessualista come esempio di ciò.
«Noi non possiamo scendere a una comunicazione priva di valori. Noi dobbiamo comunicare con i nostri valori», ha affermato l’argentino. «Questo non vuol dire che dobbiamo pregare la novena a un santo tutti i giorni», ha aggiunto oscuramente, per poi parlare un po’ confusamente di «valori cristiani, i valori che sono dietro, i valori che insegnano ad andare avanti. La persona che si gioca per i valori umani».
Quindi il papa ha fatto un riferimento diretto non solo alla controversa figura del gesuita filo-gay, ma pure ha citato il titolo di un suo libro del 2021, invitando gli astanti a leggerlo.
«Per esempio, vedo qui James Martin. “Ah, sì, questo lavora…”. Sì, ma questo ha scritto un libro che si chiama “Per imparare a pregare” [Insegnaci a pregare]. Leggetelo, perché questo ti insegna a pregare».
«Un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche come insegnarti la via di comunicazione con Dio. Essere comunicatore è questo. Andare, camminare, rischiare, con i valori, convinto che sto dando la mia vita con i miei valori, i valori cristiani e i valori umani» ha continuato il sedicente vescovo di Roma.
Come noto, papa Bergoglio e padre Martin si erano già incontrati privatamente nel settembre 2019, in quello che secondo quanto riferito era già il loro terzo incontro ma la loro prima conversazione sostanziale. Sia padre Martin che America Magazine , la rivista dei gesuiti statunitensi di cui padre Martin è un redattore, hanno parlato l’incontro del 2019 come «un segno pubblico» del «sostegno» del pontefice all’opera di Martin fra i cattolici LGBT, qualunque cosa questa espressione voglia dire.
One month ago today, I was invited to meet Pope Francis in the Apostolic Palace, 30 minutes that encouraged me to continue ministering with LGBT Catholics. I hope that this event, a public sign of his support, inspires many others to reach out to that community in our church. pic.twitter.com/Kmq1Hv5h8R
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) October 30, 2019
Ad agosto, Martin aveva pubblicato una lettera che aveva ricevuto dal Papa che elogiava la conferenza pro-LGBT di Martin tenutasi a giugno. L’evento ha visto la partecipazione di una serie di oratori pro-LGBT che hanno sostenuto posizioni contrarie all’insegnamento della Chiesa cattolica sull’omosessualità.
Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, «gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati» e «sono contrari alla legge naturale». L’insegnamento aggiunge esplicitamente che «in nessun caso possono essere approvati».
Tuttavia Francesco ha elogiato padre Martin per «aver lavorato nella cultura dell’incontro», che, ha detto, «accorcia le distanze e ci arricchisce con le nostre differenze, proprio come fece Gesù».
L’incontro e la citazione pubblica del Martin da parte del papa non possono aver e un loro peso specifico e programmatico. Secondo Lifesitenews, «l sacerdote gesuita è descritto come “probabilmente l’attivista più importante” nella Chiesa per le questioni LGBT».
«Tra le sue azioni più note, Martin ha promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche, mostrando Cristo come omosessuale, promuovendo unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come “dannoso”» scrive LSN. «Nonostante ciò, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie 2018 a Dublino su “Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+”».
Non si tratta di episodi che ci sconvolgono più di tanto, visto che nella diocesi dell’attuale capo della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Vincenzo Paglia – quello della liceità dei vaccini con feti abortiti, quello della recente richiesta impaziente della quinta dose, quello membro di Commissione creata da Speranza, quello della legge abortista genocida 194/78 un «pilastro della vita sociale», quello che ha fatto uscire discussioni su contraccezione e bambini prodotti in provetta – è apparso un grande affresco accusato di dipingere Nostro signore e gli Apostoli con tratti omoerotici.
C’è da capire che, non solo riguardo la spinta omosessualista del Martin, questo è il momento dei gesuiti, dai quali peraltro ricordiamo proviene il Bergoglio.
Alcuni si sono spinti persino a dare un titolo alla prossima enciclica che, a dir loro, Bergoglio pubblicherà per dare l’imprimatur cattolico alla contraccezione e forse, se leggiamo bene i segni, alla produzione di esseri umanoidi in laboratorio.
«È lecito domandarsi se papa Francesco ci consegnerà una nuova enciclica o esortazione apostolica sulla bioetica, che potrebbe magari intitolare Gaudium vitae» ha scritto La Civiltà Cattolica, storica rivista dei gesuiti, lo scorso 2 luglio. I sedicenti seguaci di Sant’Ignazio ne sanno qualcosa? La gallina che canta ha fatto l’uovo – o meglio, l’ovulo?
Non lo sappiamo, ma ci è chiarissima la direzione delle cose.
Del resto Francesco lo ha detto: per lui la moralità «è sempre in via di sviluppo», mutevole come il vento e come i gesuiti.
Se credete che il Vaticano occupato si fermerà all’accettazione degli omosessuali, non avete capito bene cosa vi aspetta.
Immagine da Twitter
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La diocesi di San Gallo promuove spettacolo di drag queen
L’ufficio pastorale cattolico di San Gallo, in Svizzera, sta avrebbe co-organizzato un evento drag gratuito in una sala pubblica, e un liturgista dipendente della Chiesa era in programma di moderarlo ieri sera. Lo riporta LifeSite.
Intitolato «Deep Drag – Memoria e Speranza», il programma vedrà la partecipazione di una «drag performer» di San Gallo conosciuta come «Lupa Nova» e della «drag queen Amélie Putain» che, secondo i media locali, «collaborano con la cappellania cittadina di Katholisch St.Gallen».
Il sito web della Chiesa cattolica di San Gallo mette in evidenza un annuncio relativo all’evento.
Su Instagram è apparso quello che sembra essere un promemoria dell’evento.
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Secondo quanto riportato, format mescola «performance drag» con interviste e discussioni moderate da Ann-Katrin Gässlein, teologa impiegata negli uffici pastorali della Chiesa cattolica di San Gallo e assistente di ricerca presso la Cattedra di Studi Liturgistici dell’Università di Lucerna.
Secondo un articolo dello scrittore e commentatore cattolico tradizionalista Chris Jackson, Gässlein «trova persino un’analogia teologica tra il drag e il cristianesimo: la “trasformazione”, sostiene, è al centro della fede cattolica. Afferma che la collaborazione intende lanciare un segnale di diversità all’interno della società e della Chiesa cattolica».
Come riportato da Renovatio 21, Leone XIV l’anno scorso ha confermato l’elezione di Beat Grögli, un sacerdote eterodosso, sostenitore dell’«ordinazione delle donne», come nuovo vescovo di San Gallo
In base al Concordato del 1845 tra la Santa Sede e l’autorità ecclesiastica cattolica svizzera, il vescovo di San Gallo viene scelto dal capitolo della cattedrale con il contributo del Collegio Cattolico locale, una sorta di parlamento ecclesiastico eletto dai cattolici della diocesi e composto anche da laici. La Santa Sede può quindi confermare o negare la nomina a vescovo dell’eletto.
Nei video che reperibili in rete è difficile distinguerlo come «prete», visto che sfoggia quando si presenta in pubblico alcune mises (completi, cravatte, etc.) che lo fanno assomigliare più ad un manager o ad un impiegato, talvolta ad un tramviere.
Durante diverse Sante Messe registrate in video nella Cattedrale di San Gallo, celebrate da Grögli, alcune donne leggevano il Vangelo e pronunciavano l’omelia, in contraddizione con il diritto canonico e le disposizioni liturgiche per la Messa. Durante l’omelia durante una Santa Messa nel periodo di Carnevale, Grögli indossò un colorato cappello da giullare di corte.
La diocesi di San Gallo è nota alla maggior parte dei cattolici come luogo di ritrovo della famigerata Mafia di San Gallo, un gruppo di ecclesiastici eterodossi di alto rango che si opposero all’elezione del cardinale Joseph Ratzinger al papato nel 2005 e, a quanto si dice, cospirarono per eleggere Jorge Mario Bergoglio papa. Il gruppo tenne diverse riunioni a San Gallo, in Svizzera, tra il 1995 e il 2006.
Tra i partecipanti degli incontri della Mafia di San Gallo (che taluni pudicamente chiamano «gruppo di San Gallo), sotto l’egida del cardinale gesuita arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, vi erano Paul Verschuren, vescovo di Helsinki; Jean-Félix-Albert-Marie Vilnet, vescovo di Lilla; Johann Weber, vescovo di Graz-Seckau; Walter Kasper, vescovo di Rottenburg-Stoccarda (in seguito cardinale), e Karl Lehmann, vescovo di Magonza (in seguito cardinale); il cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles; Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam; Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster (in seguito cardinale); Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo; Alois Kothgasser, vescovo di Innsbruck, in seguito arcivescovo di Salisburgo; Achille Silvestrini, cardinale della Curia romana; Ljubomyr Huzar, arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini; José Policarpo, patriarca di Lisbona.
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Gli incontri sono stati ospitati dal vescovo Ivo Fürer, colui che ha ordinato sacerdote Grögli. Il Fürer era un ecclesiastico eterodosso, accusato di aver ignorato casi di abusi sessuali nella sua diocesi. Il suo successore e ora ancora amministratore della diocesi, il vescovo Markus Büchel, è noto per le sue posizioni eterodosse sul comportamento omosessuale.
In uno scritto pubblicato sul sito della diocesi, nel 2015 il vescovo aveva scritto che per il benessere di una persona non è tanto l’inclinazione eterosessuale o omosessuale, quanto piuttosto la gestione responsabile della sessualità: «Rallegriamoci in ogni relazione!». Già nel 2013, il Büchel aveva invitato i sacerdoti omosessuali a «fare coming out» e a non nascondere la propria omosessualità. All’epoca era presidente della Conferenza episcopale svizzera.
Fu anche sotto la guida di Büchel che la Conferenza Episcopale Svizzera chiese al dottor Arnd Bünker, attivista LGBT e promotore di «liturgie omosessuali», di redigere un rapporto per il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia a Roma. Tale rapporto chiedeva l’ammissione dei divorziati «risposati» alla Santa Comunione.
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Immagine di Jakub Hałun via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Candidato democratico gay fa anche il modello sadomaso
NY Dem House candidate modeled for XXX-rated BDSM ads while serving in National Guard https://t.co/WL9nGKKAlv pic.twitter.com/FEHrhMS15K
— New York Post (@nypost) September 13, 2026
NYP: Democratic Candidate Once Modeled for Fetish Sex Shop
Chris Gallant, the Democratic nominee running against Long Island Rep. Nick LaLota (R-NY) was previously involved in a very different kind of campaign: selling toys as a model for a fetish sex shop “Gallant appeared in… pic.twitter.com/BMb7qbN54N — Politics & Poll Tracker 📡 (@PollTracker2024) September 14, 2026
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L’app di incontri gay Grindr rischia un risarcimento milionario per la diffusione di dati sull’HIV
Grindr, l’app di incontri LGBTQ statunitense, ha raggiunto un accordo multimilionario in una causa intentata in Gran Bretagna, in cui veniva accusata di aver condiviso le informazioni private degli utenti, incluso il loro stato sierologico (HIV), con società pubblicitarie senza il loro consenso.
L’intesa da 26 milioni di sterline (30,1 milioni di euro) copre le richieste di risarcimento presentate da circa 12.000 utenti in merito alla gestione dei dati personali da parte dell’azienda prima dell’inizio del 2020. Grindr contesta le accuse.
«L’accordo non prevede alcuna constatazione o ammissione di responsabilità», ha dichiarato Grindr in un documento depositato presso le autorità di regolamentazione statunitensi alla fine della scorsa settimana. Ciononostante ha riconosciuto «il disagio e la perdita di fiducia» espressi da alcuni utenti.
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L’azione legale è stata avviata nell’aprile del 2024 dallo studio legale Austen Hays presso l’Alta Corte di Inghilterra e Galles. Secondo lo studio, le informazioni presumibilmente divulgate includevano anche le date dei test HIV e l’eventuale assunzione di farmaci per prevenire l’infezione da parte degli utenti. È stato concesso l’anonimato per proteggere coloro che hanno intentato la causa.
In base all’accordo raggiunto il 2 settembre, Grindr pagherà 13 milioni di sterline entro la fine di quest’anno e altri 13 milioni di sterline entro il 31 marzo 2027. Gli importi dei singoli risarcimenti non sono stati specificati e le spese legali e assicurative saranno detratte secondo i termini pubblicati da Austen Hays.
Fondata nel 2009, Grindr era di proprietà del gruppo cinese di videogiochi Beijing Kunlun Tech durante il periodo coperto dalle denuncebritanniche. È stata venduta nel 2020 dopo che le autorità statunitensi avevano espresso preoccupazioni circa la possibilità che il governo cinese potesse accedere alle informazioni personali degli utenti americani. L’azienda ha dichiarato di aver successivamente rivisto il proprio programma per la tutela della privacy.
Nel 2018 alcuni ricercatori norvegesi hanno scoperto che Grindr aveva condiviso lo stato sierologico degli utenti con due società di analisi dati. Grindr ha quindi annunciato che avrebbe interrotto tale pratica.
In un caso separato, l’autorità norvegese per la protezione dei dati ha multato Grindr di 65 milioni di corone norvegesi (7 milioni di dollari) nel 2021 per aver condiviso informazioni personali a fini pubblicitari senza un valido consenso. Una corte d’appello ha confermato la sanzione nell’ottobre 2025.
Secondo il Consiglio norvegese dei consumatori, il tribunale ha inoltre ritenuto fuorviante l’assicurazione fornita da Grindr di non vendere i dati personali degli utenti a terzi per scopi pubblicitari.
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Come riportato da Renovatio 21, ancora anni fa l’app era stata criticava per un dato di profilo speciale: la presenza dell’HIV. All’altezza del 2018, Grindr indicava perfino se l’utente fosse sieropositivo o meno: la feature venne ritirata, perché i giornali sinceri e democratici rabbrividirono per mancanza di privacy sanitaria (cosa che adesso fa ridere…), senza capire che probabilmente dietro a questa nuova spunta poteva schiudersi il mondo dei bugchasers e dei giftgivers, coloro che volontariamente contagiano o si fanno contagiare con l’HIV.
Da Grindr deriva Tinder, la app di incontri usata dagli eterosessuali: anche quella è sicuramente stata causa di migliaia di disastri famigliari, perché può esporre la doppia vita di «cacciatore» di appuntamenti di un coniuge. Tuttavia Tinder, nonostante la disperazione che produce la promiscuità della hook-up culture («cultura del rimorchio») che ha generato, non è stato in grado di impensierire i servizi di Intelligence USA. Grindr, invece, sì.
L’importanza di Grindr va molto al di là degli incontri omofiliaci. Il mondo dei servizi insegna che sono quattro le leve da utilizzare per far fare a qualcuno qualcosa – come ad esempio tradire il proprio Paese: soldi, ideologia, ego, compromesso.
Grindr è potenzialmente un fornitore infinito di compromessi: quante persone possiamo beccare e ricattare? Quante possiamo avvicinare con una honey trap («trappola del miele») dove avvenenti agenti organizzano un accoppiamento per poi filmare tutto o bruciare il bersaglio gay non-dichiarato?
La possibilità che i suoi dati fossero usati per fini di ricatto verso migliaia (milioni…) di persone con lavori sensibili per il governo spinse Trump, allora presidente al primo mandato, a chiedere ai cinesi, che l’avevano comprata, di averla indietro. I cinesi, incredibilmente, obbedirono, ma non è chiaro se possano essersi sbarazzati dei dati.
Ad ogni modo la cosa incredibile è che i cinesi accettarono l’ordine di Trump. Il gruppo Kunlun cercò un compratore per liberarsi dell’applicazione. Nel marzo 2020, Kunlun annunciò che avrebbe venduto la sua quota del 98,59% in Grindr alla San Vicente Acquisition LLC con sede negli Stati Uniti per 608,5 milioni di dollari. Il lead investor, Raymond Zage, viene dall’Illinois ma ha base ora a Singapore – un luogo dove gli interessi della Cina Popolare non sono sconosciuti.
È degno di nota, tuttavia, ricordare che vi fu un’offerta italiana per comprare Grindr. Ad offrire la non comune cifra di 206 milioni fu la software house milanese Bending Spoons, l’azienda scelta dal governo per l’app di tracciamento dei cittadini ai tempi del Coronavirus, la celeberrima «Immuni».
La startup risultava partecipata dalla holding H14 (che fa capo a Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi) e Nuo Capital, che è un fondo guidato da un ex top manager di Banca Imi, ma, si lesse sui giornali, «con capitale asiatico».
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L’app Grindr rappresenta una vecchia conoscenza dei lettori di Renovatio 21.
Oramai un lustro fa le cronache italiane riportarono che Grindr era stata usata nell’organizzazione del festino gay che incastrò in uno scandalo l’uomo internet di Matteo Salvini, che all’epoca disponeva di questa macchina social, invincibile ed invidiata, chiamata «la Bestia».
Come riportato da Renovatio 21. C’è uno Stato, una società che potrebbe essere stata ricattata, sputtanata, manipolata verso scelte fatali (di ampio respiro storico) proprio tramite il vizietto di chi utilizza l’app.
Su Grindr si dice che siano presenti quantità massive di sacerdoti. Il fatto è tornato alla ribalta di recente con il caso di un sacerdote USA, noto per le posizioni intransigenti verso lo sdoganamento cattolico di Sodoma, beccato sulla piattaforma. Ma anche in Italia sarebbero stati trovati consacrati di un certo spessore. Di uno in particolare, scriveva il Giornale, che raccoglieva il sussurro di Dagospia: «nella sua seconda vita si dava alle droghe (ecstasy, ma anche crack, Ghb e chetamina) e alla conquista di amanti (rigorosamente di sesso maschile) su Grindr». Una storia con parole che sembrano riemergere anche ora. L’uso intensivo della app di incontri gay da parte perfino dei seminaristi è raccontato da un libro del sociologo Marco Marzano, La casta dei casti.
Renovatio 21 ha ipotizzato che parte del rapporto tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese (che, al contrario, ha definitivamente bloccato le app di incontro omofile, sbocciata negli accordi sino-vaticani, potrebbe essere dovuta al kompromat da Grindr che i comunisti cinesi detengono su tanti consacrati segretamente omosessuali.
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Immagine di Ivan Radic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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