Pensiero
Il discorso della Meloni, tra segnali di potere e catastrofe conservatrice
Il discorso della Meloni alla Camera è stato il tripudio del conservatorismo arrivato al potere. I conservatori in quest’ora della Storia umana non sono d’aiuto, ma possono rappresentare un pericolo estremo. Una catastrofe.
L’intervento era puntellato poi di momenti che ci sono sembrati, più che dichiarazioni di intenti dei veri e propri segnali – segnali di potere, segnali al potere.
Chiariamo: l’abisso che separa il discorso della Meloni – che per quanto sbagliato, era netto, intenso, a tratti in grado di suscitare emozione – da quello di quando venne piazzato a Palazzo Chigi Draghi (ricordate?) è qualcosa che sconvolge: la politica torna alla politica, deo gratias. In effetti, uno che nel cognome ci ha enormi rettili sputafiamme non ha come attività principale di interfaccia con gli esseri umani il parlare, specie in Parlamento.
Chiariamo: non possiamo non condividere le parole, che vedremo come si trasformeranno in fatti, sulla possibilità di essere lasciati in pace dallo Stato, e dal fisco, con la pretesa da fantascienza che le tasse con il nuovo governo inizieranno ad essere pagata per ciò che si è incassato e non per ciò che è presunto e magari contestato dall’Agenzia delle Entrate. Vaste programme.
Al di là di questa piccola nota concreta che apprezziamo assai, che tuttavia poteva fare benissimo un premier di Forza Italia, anzi chissà quante volte lo ha fatto Berlusconi, senza poi portare a casa nulla (ed era Berlusconi, l’uomo più ricco e votato del Paese), tutto il resto di questa ouverture dell’Italia melonica crea in noi sgomento e talvolta rabbia.
Abbiamo sentito, in una interminabile ora di discorso, di tutto. Nella determinazione, nella grinta, nella rivendicazione (giusta, talvolta struggente) di essere arrivata in cima alla scala partendo dal sottosuolo, nel discorso alla Camera della prossima premier abbiamo sentito ribadito tutto il male che affligge le genti italiche – e da secoli.
Tra qualche luogo comune – Steve Jobs, Montesquieu, Papa Francesco che adesso la chiamerà come ha fatto con il Fontana – c’erano segni di grande chiarezza, o meglio, come dicevamo, proprio dei segnali.
Ci riferiamo, ad esempio, alle ripetute menzioni ottocentesche. Nella lista di donne che si sente di omaggiare per nome di battesimo, parte con una tale «Cristina», che definisce come dama di salotti: parla di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, la «principessa rossa» che organizzò il processo di conquista della Penisola da parte della massoneria, cioè il Risorgimento. Tuttavia, il culto dell’unificazione voluta dai grembiulisti è qualcosa che la destra nazionale si porta avanti da decenni se non da un secolo, senza mai toccare l’argomento: difficile spiegarsi che gli stessi che «fecero» l’Italia sono parti della medesima forza che avrebbe poi escogitato l’Europa Unita, e che, oggi come allora, ci sta portando in guerra contro lo Zar.
Quisquilie, direte: ma no. Così come si conserva una storia del Paese che è una menzogna, la Meloni ha proseguito conservando l’Unione Europea stessa, che rinunzia a sferzare davvero, e che cita in continuazione. Il cambiamento, del resto, non è virtù dei conservatori. E l’unico cambiamento possibile, nei confronti di Bruxelles, e esattamente quello che ha avuto il coraggio di fare Londra con la Brexit, partendo perfino da una situazione dove il Remain era diffuso tra tutti i partiti.
No, non abbiamo sentito un progetto concreto, né nuovo: di nessun tipo. Il Paese è senza energia? Qualche modo di veicolare il concetto che, per evitare il collasso, magari gas e petrolio ce lo andiamo a prendere da qualche parte? Non un’idea nuova, tuttavia un’idea giusta, che magari qualcuno si aspetta da un partito con la fiammella nel simbolo. La Nazione, vuole quel sentire da cui quel fuoco arriva, non può contrarsi, deve espandersi… In effetti, ad un certo punto, il presidente Meloni sembrava, certo in modo socialmente accettabile per il mondo democratico dove si vuole essere ricevuti, voler andare a proprio parare proprio lì, e noi ci stavamo per emozionare.
«Enrico Mattei un grande italiano che fu tra gli artefici della ricostruzione post bellica capace di stringere accordi di reciproca Convenienza con azioni di tutto il mondo Ecco io credo che l’Italia debba farsi promotrice di un piano Mattei per l’Africa…» Ma vieeeni. Dai che salta fuori un’idea da applaudire davvero… «un modello virtuoso di collaborazione e crescita tra Unione Europea e nazioni africane». Patapumf. La catena scende di colpo. Nel momento più bello, ecco che torna l’Unione Europea. Con Mattei. Cioè, dobbiamo cercare idrocarburi in contesti nuovi, ma per portarli a Bruxelles, a benefizio poi delle «nazioni africane», che già a pochi anni dalla loro «indipendenza» erano già magari implose, e il cui contributo all’Europa della Meloni sono masse di immigrati che oramai in larga parte soggiornano da noi apertamente come parassiti grazie ai governi precedenti, compreso quello Draghi che Meloni ha ringraziato, e che possono rendere invivibile qualsiasi città del Paese.
Ecco: i discorsi di Zemmour, sul rimpatrio immediato dei migranti, non li abbiamo sentiti dalla Giorgia al potere. Né abbiamo sentito promesse per cui condomini e quartieri saranno liberati dalla fase manifesta del piano Kalergi, o rassicurazioni che almeno il magna-magna delle coop rosse che banchettano sugli afrogommonauti sia fermato domani stesso.
Abbiamo poi visto l’inchino, multiplo, verso Gerusalemme, cioè, verso Tel Aviv – si vede che ci voleva. Prima di arrivare direttamente alla parola «antisemitismo» verso la fine, in realtà prima aveva già settato il diapason: eccola che ti parla di radici giudaico-cristiane della cultura europea, e confermiamo una volta di più che non abbiamo idea di cosa significhi. Vuol dire che la nostra cultura deriva dagli ebrei? C’erano gli ebrei qui prima di greci, romani, etruschi, galli, germanici, venetici…? Oppure è quella storia che essendoci di mezzo il Nazzareno, che era nato in una famiglia ebraica, allora, bisogna dire così? Gesù era giudaico-cristiano? In questo caso, quindi non è un pleonasmo dire giudaico-cristiano? Tipo romano-capitolino? Dottor medico? Formaggio-caseario? Gatto felino? Cocomero-melone?
Forse è che si tratta di un’espressione senza troppo senso, che non sia la manipolazione, o la segnalazione.
Avete capito: anche a questa latitudine, virtue signaling, peraltro di un termine che pensavamo dimenticato con la temperie neocon dei primi anni 2000. In effetti, in neocon ora sono tornati e minacciano di distruggere il mondo con le atomiche, quelle americane e quelle di Putin.
A proposito di Putin, ecco un altro segnale abbagliante: «l’Italia continuerà a essere partner affidabile insieme all’alleanza Atlantica a partire dal sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone all’invasione della Federazione Russa non soltanto perché non soltanto perché non possiamo accettare la guerra di aggressione la violazione dell’integrità territoriale di una nazione sovrana ma anche perché il modo migliore di difendere il nostro interesse nazionale».
Eccerto Giorgia, l’Ucraina è stata invasa dai russi, peraltro in terre che hanno appena votato per tornare alla Russia. Il «valoroso popolo ucraino», poi, è un agnello innocente: i 14 mila morti negli 8 anni di genocidio in Donbass sono una fantasia putinesca.
Eccerto, Giorgia, inimicandoci il nostro primo fornitore di gas, stiamo difendendo nel modo migliore «un nostro interesse nazionale».
La premier forse lo può capire: quello che è un segnale per chi sta sopra di lei, per alcuni italiani suona invece come una menzogna che la squalifica.
E non è la sola che ci vuole rifilare. Arriva l’ecologia, cita al volo il compianto Roger Scruton, re dei conservatori di Albione, dice che vuole proteggere l’ambiente. Anche lì, si vede che ci vuole: un segnale che andava mandato, e qui non si capisce neanche bene a chi: non alla Casa Bianca, ma a Greta? Non alla NATO ma all’ONU?
«Alla penisola servono investimenti strutturali per affrontare l’emergenza climatica e le sfide ambientali». Ma di cosa sta parlando? Ah sì, dimenticavamo che, avendo mantenuto il ministero della Transizione Ecologica (pasticciando pure sulle nomine del ministro), questo governo ha segnalato a chi di dovere che alla minaccia ambientale ci crede proprio: dobbiamo cambiare tutto, industrie e consumi, per eco-transire, cosicché il tempo metereologico sarà clemente con noi.
Non percepire la menzogna infame qui è impossibile: lo sa chiunque, se non sarà la guerra, la prossima chiave con cui vi richiuderanno dove vogliono sarà l’ambiente. La Meloni, l’occasione che la destra italiana ha per finalmente fare in concreto per la Nazione, propala l’eco-mondialismo onusiano, che altro non è che la maschera verde sopra la Cultura della Morte.
Sento qualche lettore che ha votato fiddino che trasecola: ma insomma, cosa doveva dire?
Beh, un esempio materiale, recentissimo, ci sarebbe: la neoeletta premier dello Stato canadese dell’Alberta, che ha esordito chiedendo scusa ai non vaccinati per aver subito «la discriminazione più estrema mai vista».
Qui Giorgia ha dato speranza: ha, senza esagerare, criticato i lockdown e la gestione pandemica, sorvolando fischiettosamente su parole come «green pass» e «vaccino», e pure senza mai fare nomi, mentre Speranza era lì in aula che la guardava da dietro la FFP2. Ad una certa, ha perfino parlato di possibili indagini su quanto successo. Qualcuno può essersi esaltato: Norimberga 2.0, ci siamo grazie a Giorgia?
Diciamo che, avendo la Meloni nominato come ministro della Salute un membro del CTS, che in TV esaltava il green pass, parrebbe non essere esattamente così: e questo forse è un segnale incontrovertibile, peraltro ribadito in uno dei passaggi più allarmanti: «Purtroppo non possiamo escludere una nuova ondata di COVID l’insorgere in futuro di una nuova pandemia Ma possiamo imparare dal passato per farci trovare pronti».
Eccallà, Giorgia l’ha buttata lì: e se come nel 2020 e nel 2021, tra l’autunno e l’inverno 2022 ripartisse tutto il circo? Siamo stati avvisati: il governo melonico già alza le mani – non esclude, ma è pronto. A fare cosa, non è dato sapersi. O forse un’idea purtroppo ce l’abbiamo.
Infine, vogliamo sottolineare il segnale più importante, che è stato quello.
Nella foga di dire «libertà» a raffiche continue, può capitare che salti fuori anche la libertà declinata come libertà di uccidere gli innocenti.
«La libertà è il fondamento di una vera società delle opportunità» scandisce con sicumera. «È la libertà che deve guidare il nostro giro agire libertà di essere di fare di produrre un governo di centrodestra non limiterà mai le libertà esistenti di cittadini e imprese. Vedremo alla prova dei fatti anche su diritti civili e aborto chi mentiva e chi diceva la verità in campagna elettorale su quali fossero le nostre reali intenzioni».
Una volta in più, eccoci: dopo averlo fatto dire alla sorella e al compagno, lo dice lei stessa nel momento più alto della sua carriera, nella sede e nel momento più solenne possibile: io sono favorevole all’uccisione di feti e embrioni. E velo dimostrerò.
Abbiamo già detto altrove di che cosa si tratta. Ci limitiamo qui a sottolineare che questo forse è il segnale più potente – e più limpido – dato in tutto il discorso. È quello che abbiamo chiamato l’inchino a Moloch. Ebbene, è stato ribadito oltre ogni ragionevole dubbio. Ci basta.
La nazionalista vuole la libertà per uccidere la nazione non-nata. La conservatrice, quella che vuole conservare le tradizioni e l’ambiente, vuole permettere di cancellare la vita, la cosa più preziosa che ha l’essere umano, che ha il Paese, senza la quale non esistono né tradizioni né ambiente.
Dobbiamo stupirci? No. Sappiamo cosa abbiamo dinanzi.
I conservatori sono, volontariamente o involontariamente, nemici dell’umanità – perché conservano questa società oramai irrimediabilmente compromessa dalla Necrocultura.
I conservatori conservano la Cultura della Morte che li sta uccidendo.
Il problema è che nel processo, rischiamo di essere ammazzati anche noi che conservatori non siamo e non saremo mai. E non solo noi: i nostri figli.
Noi e i nostri figli siamo la trasmissione della vita senza cui la Nazione (parola che viene da nascere) cessa di esistere.
Conservare ciò che cancella la vita è distruggere la Nazione. Essere conservatori oggi significa quindi propagandare la menzogna e la morte.
Questa è la vera catastrofe conservatrice.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Il manifesto di Palantir in sintesi
La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.
Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.
L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.
Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.
La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.
Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.
Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.
In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.
3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.
4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.
5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.
7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.
8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.
9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.
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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.
12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.
13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.
14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.
15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.
16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.
19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.
20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.
21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.
22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Pensiero
La nuova religione civile dell’America è l’israelismo
Why Did Trump Alter The AI Trump-Jesus Image To Have A Luciferian/Ancient Sun God Behind Him?
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Quindi tutto questo in poco più di una settimana. Cosa significa? Perché certamente significa qualcosa. Non si tratta tanto di un paio di meme. Queste sono… Queste sono icone. Questi sono tentativi di inviare una dichiarazione sulla fede. Quale dichiarazione sta inviando il presidente? Beh, non una coerente. Non si tratta di una vera e propria teologia. È derisione. Sta deridendo Gesù. Sta prendendosi gioco del Cristianesimo. La figura centrale della religione viene sollevata. E la sua descrizione di come tutto ciò sia trapelato è di per sé una derisione. Una presa in giro dell’idea di verità. Un giorno dice: «sì, l’ho fatto». Il giorno dopo dice: «no, non l’ho fatto». Entrambe le affermazioni sono state registrate in video. Non si tratta di una bugia, è più di una bugia, è più di una semplice frase. È un attacco, non solo a una serie specifica di fatti. È un attacco all’idea stessa che esistano dei fatti. È un attacco alla verità, apertamente. Nessuno lo nasconde. La cosa è stata in qualche modo accantonata dopo un putiferio online durato qualche ora, con la gente indignata, poi placata, con la scusa di avere altre cose di cui preoccuparsi, e passata oltre. Ma per le persone sincere e religiose, per i cristiani che hanno a cuore Gesù e ciò che è vero e ciò che non lo è, molti si sono rivolti alla Bibbia per cercare di capire cosa stessero guardando, e molti hanno trovato un paio di versetti che sembravano adattarsi a ciò che stavano vedendo. Se sei un cristiano sincero o conosci qualcuno che lo è, forse hai ricevuto questi messaggi, ma li leggeremo comunque per farti sapere come molte persone di fede li interpretavano. Il primo è tratto dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Capitolo 2,Un versetto molto noto in cui descrive ciò che accadrà al ritorno di Gesù, e dice che sentirete dire che Gesù sta tornando. Non credete a ciò che sentite. Una serie di cose devono accadere prima che ritorni sulla terra, redima il mondo e la storia finisca. E saprete che sta tornando da questi eventi e tra questi ci sarà la rivolta. La figura che descrive come l’uomo dell’iniquità, a volte descritto come l’anticristo, ma l’uomo dell’iniquità è l’espressione tratta dalla sua seconda lettera ai Tessalonicesi, e dice questo: ci sarà una grande ribellione contro Dio guidata da quell’uomo dell’iniquità. Quest’uomo, cito testualmente, si opporrà e si innalzerà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato, tanto da insediarsi nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Si atteggerà a Dio. Si farà beffe degli altri dèi e si metterà al loro posto. Questo è tratto dalla seconda lettera ai Tessalonicesi. Ma questo non è il primo passo nella Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, in cui viene descritto qualcosa del genere. Varianti di ciò si trovano in numerose profezie di quello che i cristiani chiamano Antico Testamento, comprese quelle contenute nel libro di Daniele. Il profeta Daniele descrive qualcosa di molto simile alla fine della storia, e descrive questo periodo, come spesso accade nei profeti, come una punizione. Una punizione per l’infedeltà e il peccato. Il popolo di Dio viene punito per non aver seguito Dio, e questa punizione, descritta in parte nel capitolo 11 del libro di Daniele, predice la venuta di un re, e stiamo citando, un re che farà ciò che gli piace. Si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni Dio e dirà cose inaudite contro il Dio degli Dei. Avrà successo finché non sarà compiuto il tempo dell’ira. Perché ciò che è stato stabilito deve accadere. È tutto ordinato, in altre parole, preordinato. Non mostrerà alcun riguardo per gli dèi dei suoi antenati, né alcun altro dio, ma si innalzerà al di sopra di tutti. Quindi, per molti cristiani o persone che conoscono bene la Bibbia e ci credono, queste profezie sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, e ce ne sono altre, sembrano adattarsi a ciò che stavamo osservando.Trump Posts AI Photo With Jesus—Days After He Was Slammed For ‘Blasphemy’https://t.co/1KDCpX1NXo pic.twitter.com/QZTIiik115
— Forbes (@Forbes) April 15, 2026
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Sen. Lindsey Graham:
“To the Pope: you’re a good, holy man. You don’t understand the evil of Iran, you’re miscalculating here. The Catholic Church, God bless it, in the 1930s didn’t really get Hitler. And to the Pope: you really don’t get this regime, the Ayatollah and his… pic.twitter.com/C3guM3N7IF — Open Source Intel (@Osint613) April 14, 2026
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I’ve never seen so much anti-Catholic bigotry from the Right. It’s as if Trump’s screed against the pope has given them all a green light to start attacking the Church and the Vicar of Christ.
Here’s podcaster Patrick Bet David (3 million followers) slandering Catholics and… pic.twitter.com/2FWpLLIZY4 — Christine Niles (@ChristineNiles1) April 15, 2026
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The Holocaust Museum for Holocaust Remembrance Day had young members of the US military light a menorah at the Capitol and declare, “I’m [insert name and title], and I remember.” https://t.co/pkTtiLQWVM pic.twitter.com/XPp4UXe7LL
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This has to be seen to be believed.
Hannity facts check the Pope’s anti-war message, says there’s conflict through975 the Bible, like the battle of David versus Goliath. pic.twitter.com/LbsSPF9uzo — Richard Hanania (@RichardHanania) April 17, 2026
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Immigrazione
La violenza immigrata contro le famiglie, il culmine di un processo
In tutta la penisola dilagano gli atti di violenza inenarrabile commessi da immigrati, rapine, stupri, accoltellamenti, uccisioni..la velocità e la foga sono tali da rendere impossibile seguirli tutti.
È un problema militare, come abbiamo scritto già diverse volte, ma ormai esistenziale, di vita. È la vostra stessa esistenza in gioco, in ogni momento della giornata.
Il recente crimine di Massa che ha visto un padre di famiglia soccombere sotto i colpi di una ghenga di giovinastri stranieri e di «seconda generazione» non è che uno dei tanti eventi che vedono papà e famiglie prese di mira all’improvviso e spesso senza motivo da soggetti che nell’attuale contesto anarcotirannico la faranno sempre e comunque franca.
Così, sempre più spesso, nelle grandi città e in quella che abbiamo definito diverse volte «provincia sonnacchiosa»aumentano gli attacchi, violenti e spudorati contro famiglie a passeggio, donne con passeggino, anziani.
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La rapina alle volte è soltanto l’ultimo degli obiettivi, il fine di questi individui è spesso divertirsi della sofferenza altrui, far del male e sancire il proprio dominio, culturale, razziale o di branco sulle persone, sul paese da cui tutto prendono ma che disprezzano, su tutti noi.
Siamo le vittime sacrificali di un sistema che già ci vuole annichilire in ogni momento della nostra esistenza, dal concepimento in avanti con tutti i mezzi possibili.
Tutto ciò non è abbastanza, siamo a rischio di essere umiliati, picchiati, torturati e financo uccisi anche quando siamo a prendere un gelato con i figli o nei momenti di cosiddetto relax. Pensateci, siete sempre le prede di qualcuno o di qualcosa, anche quando volete fuggire da città che di fatto non sono più le vostre.
Per qualcuno non dovete avere pace, in nessun momento della vostra esistenza, dovete essere gli schiavi dello stato e del sistema anarcotirannico che poi sono la stessa cosa.
È un sistema che ha truppe «regolari» per (tar)tassarvi, controllarvi e punirvi aspramente quando vi difendete dalle belve urbane che assalgono voi e i vostri cari, perché, ça va sans dire, quelle medesime belve non sono altro che le truppe «irregolari» dell’anarcotirannia, pronte a farvela pagare amaramente senza regole d’ingaggio se sgarrate, ossia se solo osate uscire di casa o passare per i loro parchi e le loro strade.
Sono truppe votate al male più completo, non arretrano davanti a nulla, non hanno remore di sorta nel commettere le violenze più efferate e sembrano non avere un’anima, sempre che l’anima non l’abbiano ceduta a potenze nemiche da sempre del genere umano.
Pensate alle implicazioni incredibili di tutto ciò per l’esistenza vostra e dei vostri figli e giudicate voi se non sia arrivato finalmente il momento di dire basta.
Victor García
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