Necrocultura
Perché le grandi imprese vogliono l’aborto?
Il caos scaturito dal ribaltamento della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte Suprema americana – ossia, la fine dell’era dell’aborto considerato diritto con copertura costituzionale implementabile a livello federale – sta portando a galla moltissime cose.
È stato notato come siano cambiato i linguaggi, e le immagini, usati dal fronte abortista: prima si tendeva a cancellare del tutto il fatto biologico, l’aborto nella sua essenza materiale, per eliminare ogni riferimento all’omicidio del bambino. Oggi invece, come vediamo da innumerevoli video finiti in rete, gli abortisti rivendicano apertamente – e con ghigno sprezzante – l’uccisione dei bambini.
Gli abortisti stanno attaccando centri di aiuto alla maternità e pure chiese cattoliche durante la Santa Messa – emerge quindi che, a differenza dei genitori di bambini contrari al gender a scuola considerati domestic terrorists dall’FBI, se è per il feticidio, il terrorismo (con tanto di bandiere bruciate) è tollerato dagli USA e dagli arbitri morali della Nazione.
Sono saltati fuori idoli conservatori che ora si dicono talmente sconvolti dalla fine dell’aborto che dicono che ora sono disposti a votare democratico: è il caso del fondatore del popolare sito Barstool sports David Portnoy, divenuto per qualche ragione importante per una certa area giovane di Partito Repubblicano e dintorni. (Il ragazzo è già finito in qualche controversia sessuale, forse pure fatta per incastrarlo)
Molti nodo stanno venendo al pettine.
Ad esempio – tema su cui in tanti anni non abbiamo sentito nulla – il ruolo che le aziende private hanno nella questione dell’aborto.
Il giornalista americano Tucker Carlson lo ha spiegato mirabilmente in un monologo visto la settimana scorsa alla TV americana.
«Non è semplicemente un attacco esplicito alla legittimità del terzo ramo del governo, la Corte Suprema. Non è solo un attacco al diritto delle persone di autogovernarsi. È qualcosa di più grande di questo. Quello che vedete è un attacco coordinato alla famiglia e ai bambini».
«Le persone a queste proteste sono arrabbiate all’idea che i bambini stiano nascendo. Guarda cosa sta succedendo. Non è certo un’esagerazione. Ecco una fotografia s(…) di questo fine settimana. È stata fatta fuori dalla Corte Suprema. Mostra una madre che umilia i suoi figli in pubblico, il che implica che sono un peso per lei perché sono ancora in vita. Abbiamo visto cose del genere ovunque e proteste a favore dell’aborto spesso sotto gli occhi dei bambini».
Carlson ha quindi mostrato un’immagine che anche Renovatio 21 ha pubblicato, quella di una madre abortista con dei bambini e il cartello «non forzate questo su nessuno».
A woman standing outside of SCOTUS with her two kids holding a sign that reads “DON’T FORCE THIS ON ANYONE.”
Big ole yikes. pic.twitter.com/92UjN2tlVF
— Scott Zipp (@scottzipperle) June 24, 2022
«Allora, di cosa si tratta, esattamente? Che dire che il pensiero di avere figli rende queste persone così arrabbiate? Da dove viene un atteggiamento del genere?» si chiede il giornalista statunitense.
«Ebbene, a quanto pare, quell’atteggiamento viene dallo stesso punto in cui il Partito Democratico ora ottiene tutti i suoi atteggiamenti, direttamente dall’America delle multinazionali».
«Corporate America [cioè, l’America della grandi aziende, ndr] ti vuole senza figli e questo è un grande cambiamento. Cento anni fa le grandi aziende costruivano alloggi per le famiglie dei propri dipendenti e poi scuole e biblioteche per educarli. Era una cosa umana da fare, ma all’epoca sembrava anche una cosa di buon senso per gli affari».
È vero. Quanti esempi, anche in Italia, di questo tipo: intere industrie, costruite lungo quasi due secoli, dove i «padroni» e, fino a un certo punto, le generazioni di discendenti, conoscevano tutti gli operai e le loro famiglie, dava loro una casetta (una casetta, attenzione: non un appartamento in un alveare) e magari pure un pezzettino di giardino su cui fare l’orto.
Tuttavia, quel paradigma è finito.
«Se volevi lavoratori su cui poter contare, dovevi prenderti cura di loro e della loro prole, ma nel tempo quell’accordo è diventato costoso».
«I dipendenti con famiglie chiedevano salari più alti per mantenere i propri figli e, in molti casi, formavano sindacati per ottenere quegli aumenti. Quindi, il costo del lavoro è aumentato vertiginosamente».
«Quindi l’America delle grandi aziende, in risposta a ciò, ha sviluppato un nuovo modello: assumere donne single. In molte grandi aziende, compreso il settore bancario tradizionalmente maschile, le giovani donne ora costituiscono la maggioranza dei nuovi dipendenti e puoi capire perché lo fanno. Lavorano sodo, sono affidabili. Tendono ad essere fedeli alle aziende per cui lavorano».
Con una controindicazione: «l’unico aspetto negativo dell’assunzione di giovani donne è che possono rimanere incinte».
Esempio concreto:
«Se gestisci il dipartimento delle risorse umane di Citibank, questa è l’ultima cosa che desideri. I figli rendono il tuo piano sanitario più costoso. Peggio ancora, tendono a competere con l’attenzione del dipendente. Rispondere alle e-mail dopo il lavoro sembra meno urgente per la maggior parte delle neomamme che mettere a letto i propri figli».
Per cui, logicamente, «questo è un grosso problema per le grandi aziende, quindi hanno tutti gli incentivi per impedire ai loro lavoratori di avere figli».
Il baratto esistenziale a cui sono costrette le donne, se visto nella sua essenza, è orrendo, spaventoso.
«Non puoi dirlo ad alta voce, ovviamente. Sarebbe troppo ovvio. Dacci gli anni migliori della tua vita e in cambio ti pagheremo quello che è effettivamente un salario di sussistenza in qualunque inferno urbano troppo costoso in cui risiediamo e poi ti prenderemo l’unica cosa che potrebbe dare alla tua esistenza un significato e gioia nella mezza età , che è avere figli».
«Questo è l’affare che stiamo offrendo. Questo è l’accordo che stanno offrendo, ma non possono dirlo. Sembrerebbe proprio che questo sia sfruttamento. Uno sfruttamento non peggiore di quello delle ragazze di 14 anni che lavoravano nei campi di cotone».
Proprio così: il lavoro femminile diviene l’esatto contrario di ciò che crede di essere – non emancipazione, ma sottomissione. La parità dei sessi ha prodotto nella donna qualcosa di terrificante, una schiavitù biologica che mai la storia umana aveva visto prima.
«Quindi, invece di dire questo, che è la verità, l’America delle grandi aziende usa il linguaggio del movimento sociale che ha creato, il femminismo, per trasformare l’intero accordo come una sorta di movimento di liberazione progressista. “Combatti il patriarcato. Abortisci. Non ha nulla a che fare con l’abbassamento del nostro costo del lavoro, lo promettiamo”. Ma ovviamente, ha tutto a che fare con l’abbassamento dei loro costi di manodopera».
Carlson ha qui il coraggio non solo di denunciare l’infelice falsità del femminismo, ma pure le sue origini: il femminismo è stato creato dal grande Capitale.
Ecco spiegata anche l’ora presente, con le multinazionali che asseriscono non solo il loro favore al figlicidio, ma anche la disponibilità a pagarlo col danaro aziendale.
«In tutto il Paese stanno usando questo argomento: l’aborto come liberazione. Molte delle più grandi aziende americane stanno ora pagando dipendenti donne per abortire, per porre fine alle loro gravidanze. Ciò includerebbe Microsoft e Apple, Facebook, Yelp, Netflix, Comcast, Goldman Sachs, Citibank, JP Morgan, Nike, Starbucks, etc.».
C’è quindi l’esempio della catena di articoli sportivi Dick’s Sporting Goods, che «offre alle dipendenti fino a 4.000 dollari se abortiscono. L’azienda offre lo stesso importo alle dipendenti donne che desiderano avere figli?»
In pratica, aziende senz’anima hanno deciso che privare i dipendenti di una vita personale – cioè, ad un certo punto, di una famiglia – li rende più produttivi, e più economici.
Questo è ciò che è successo in tutto il mondo, ma piuttosto che metterlo in discussione o resistergli, il pubblico progressista, magari dotato pure di un’istruzione universitaria, «annuisce in un vigoroso accordo bovino e poi diventa completamente isterico quando qualcuno suggerisce che forse c’è un altro modo di vivere,» dovere «avere figli potrebbe essere più gratificante come scelta di vita rispetto a fare il pendolare in una baraccopoli con i mezzi pubblici per farsi strada fino ai quadri intermedi della Deutsche Bank».
Conosciamo i tanti benefit che lo stile di vita creato dal capitale offre: weekend Ryanair in giro per il mondo, migliaia di ore di Netflix con cui narcotizzarsi, sesso occasionale potenzialmente con chiunque e qualsiasi cosa, il consumo di cultura (concerti, libri che ti fanno sentire intelligente), il miraggio del benessere tra l’Ikea e l’auto a rate, magari qualche droga illegale, o pure qualche droga legale (una bella dose di barbiturici, di benzodiazepime, di SSRI, a chi vogliamo negarla?).
Oramai chiunque sa che tutte queste cose nemmeno lontanamente coprono quel vuoto invincibile che entra nelle vite di chi è senza figli.
Strumenti di distrazione esistenziale di massa – in realtà, strumenti massivi di sterilizzazione.
Questo ci porta alla scelta esistenziale di milioni di persone ipnotizzate dallo Stato delle Multinazionali e dalla sua «etica» artificiale, da cui non è possibile dissentire.
Come nota Tucker: «scegliere una famiglia al posto di servire capitalismo globale? È disgustoso, stai zitto».
Diciamo che, a questo punto dell’articolo, molte cose dovrebbero essere più chiare – anche qui in Italia.
Forse ricorderete le prime pagine dei quotidiani italiani dopo la sentenza della Corte Suprema americana.
Il Corriere: «Obama è un attacco alla libertà» «Biden: tragico errore, siamo gli unici al mondo».
Il Messaggero (di proprietà del gruppo Caltagirone): «Aborto USA, diritto negato».
La Stampa di Torino (cioè, degli Agnelli): «L’America che odia le donne».
La Repubblica (sempre degli Agnelli): «Shock in America, l’aborto non è più un diritto».
Domani (di Carlo de Bendetti): «Cancellato il diritto all’aborto. Gli USA tornano indietro di 50 anni».
La pubblicazione dell’ebreo ora svizzero riassumeva bene, con più coraggio, quello che tutti i giornali stavano cercando di scrivere: la protezione dei non nati come «regressione» della società moderna. La fine dell’aborto, per le gazzette oramai prive di lettori materiali, è un flagello mai visto.
E adesso, chiedetevi: a chi appartengono i grandi giornali italiani? A grandi gruppi industriali, a gruppi finanziari, qualcuno appartiene a Confindustria, in alcuni casi ci sono state dietro direttamente le banche.
Ecco perché diciamo, una volta per tutte, che l’unica vera battaglia proletaria è quella per la vita. La battaglia proletaria è naturaliter contro l’aborto.
Perché, etimologicamente, i proletari sono coloro che hanno i figli, forse hanno solo quelli: eccoci, siamo noi, ci riconosciamo pienamente nella definizione.
Noi amiamo i nostri figli, noi ci commuoviamo alla nascita dei bambini, consideriamo sia la più sacra necessità dell’universo.
Non permetteremo mai – mai! – che il capitalismo terminale, le sue filosofie funebri e i suoi eserciti atlantici, ce li portino via.
Donne, uomini, svegliatevi: siate pronti alla guerra proletaria contro il Capitale globale della Necrocultura.
Roberto Dal Bosco
Necrocultura
Halloween, la festa di sangue è di nuovo qui
Siamo arrivati anche quest’anno alla notte maledetta, che oramai è divenuta – nel mondo moderno invertito – una festa irrinunziabile.
Non crediamo che Halloween sia più disinstallabile dalla società. Lo ho capito poco fa quando ho sentito il maestro di judo di mio figlio, dopo il formalissimo saluto rei al termine della lezione, congedarsi dai ragazzi dicendo «buona festa». Ho pensato: oramai è tardi. L’halloweenizzazione è avvenuta sotto i nostri occhi – da bambini, appena pochi decenni fa, non v’era nulla di simile – e i motivi sappiamo bene quali sono.
Nella società post-cristiana non si rispettano più i santi e i morti, ma i vampiri e gli zombi. Essenzialmente, come sempre, i mostri, i demoni, si prendono lo spazio vuoto lasciato dalla fine del cristianesimo. È giocoforza un atto di ripaganizzazione, di ridemonizzazione.
Come notissimo, Halloween ha origini religiose, cioè pagane: affonda le radici nel Samhain (il capodanno celtico – la parola, si creda, possa significare «fine dell’estate» in gaelico irlandese) e nella vigilia di Ognissanti (in inglese, All Hallows’ Eve). Nel neopaganesimo e nella Wicca, Samhain è il più importante dei Sabbat, spesso chiamato «capodanno delle streghe». Si onorano gli antenati, si accendono candele, si preparano altari e tavole per i defunti. Nelle tradizioni popolari la notte era anche propizia alla divinazione: specchi, mele sbucciate e noci servivano a ricevere presagi su amori e destino. L’Ottocento spiritista, con sedute e tavolini parlanti, ha rafforzato l’idea di Halloween come notte dei contatti con l’aldilà.
La sua trasformazione in spettacolo, intrattenimento e consumo è però chiaramente americana e novecentesca.
Nell’Ottocento la festa arriva negli Stati Uniti con gli immigrati irlandesi e scozzesi, in fuga anche dalla Grande Carestia, ma resta una ricorrenza di comunità, fatta di giochi e scherzi. Il primo salto commerciale è nei primi anni del Novecento: aziende come la Dennison Manufacturing vendono addobbi e carta crespa a tema, e cartoline e decorazioni fanno della festa un prodotto da catalogo.
Negli anni Venti e Trenta, con la Grande Depressione, gli scherzi di Halloween degenerano spesso in vandalismo. Secondo molti storici, comuni e associazioni rispondono incanalando i ragazzi nel «dolcetto o scherzetto»: dolci in cambio di tranquillità, una spiegazione che, più che minacce esoteriche, fa capire che dietro potrebbe esserci un controllo sociopolitico della violenza (esattamente come avviene, secondo il pensiero di René Girard, per le feste antiche, come il Carnevale).
Il rito si fissa e l’industria dei dolciumi trova un nuovo mercato. Dopo il razionamento dello zucchero in tempo di guerra, nel dopoguerra la pratica esplode nei nuovi quartieri residenziali del baby boom, insieme ai costumi industriali, venduti in scatola con maschera di plastica e spesso ispirati a personaggi di cinema e fumetti.
Da allora Halloween è tra le ricorrenze più redditizie dell’anno: costumi, zucche, dolciumi e decorazioni valgono oltre dieci miliardi di dollari l’anno solo negli Stati Uniti. Dagli anni Novanta il modello, spinto da cinema, televisione e grande distribuzione, si è esportato in Europa e in Italia.
E quindi: mostri e commercio. Demoni e sterco del demonio. Fa poca differenza, perché alla fine, sì, in questa notte la gente muore per davvero, e siamo qui a scriverlo, per ricordarlo a tutti. Forse non è il caso di ignorare Halloween e, lontani da zucche e cioccolatini, il suo lato ctonio e assassino.
Questa è la classica, immancabile, lista del sangue di Halloween che ogni anno manda in stampa Renovatio 21 – epperò arricchita ed aggiornata.
Notte del 31 ottobre 1957, Los Angeles, California: il veterano della Seconda Guerra Mondiale Peter Fabiano, ex marine, apre la porta convinto di trovare un bambino in cerca di dolcetti. Viene invece colpito a morte da un proiettile sparato a bruciapelo. Le indagini porteranno all’ex amante lesbica della moglie e a una sua complice.
Notte del 31 ottobre 1967, Van Nuys, Los Angeles: Kenneth Lindstrand, 32 anni, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco a una festa di Halloween davanti a quasi cento testimoni. Era uno dei pochi senza costume, e all’inizio gli invitati pensarono a uno scherzo. Jack Gentry Stearns fu condannato all’ergastolo: aveva avuto da ridire sul fatto che Lindstrand ballasse con la moglie.
Notte del 30 ottobre 1973, Fond du Lac, Wisconsin: la bimba di nove anni Lisa French bussa alla porta del vicino Gerald Turner per il classico «dolcetto o scherzetto». Turner la violenta, l’uccide, la infila in un sacco di plastica e la abbandona in una discarica.
Notte del 31 ottobre 1974, Deer Park, Texas: l’ottoenne Timothy O’Bryan mangia una caramella Pixy Stick raccolta durante il giro dei dolcetti. Si accascia, ha convulsioni e muore un’ora dopo in ospedale. Ad avvelenarlo era stato il padre, per incassare l’assicurazione sulla vita del figlio. L’uomo verrà giustiziato nove anni più tardi.
Notte del 31 ottobre 1975 (un Halloween particolarmente cupo), Greenwich, Connecticut: la quindicenne Martha Moxley viene ritrovata picchiata e accoltellata sotto l’albero di casa. Accanto al corpo, una mazza da golf ferro 6 spezzata in quattro pezzi.
Notte del 31 ottobre 1979, sobborgo di Sunland-Tujunga, Los Angeles: la sedicenne Shirley Ledford sta rientrando in autostop da una festa di Halloween quando due uomini la caricano sul loro furgone. Non sa di aver incontrato i Toolbox Killers, Lawrence Bittaker e Roy Norris, noti per rapire autostoppiste, torturarle con attrezzi da lavoro e fotografarle durante gli omicidi. Dopo aver seviziato Ledford, ne gettano il corpo sul prato di una casa estranea. Sarà la quinta e ultima vittima della coppia, denunciata da un amico.
Notte del 31 ottobre 1981, Amarillo, Texas: il diciassettenne Johnny Lee Garrett violenta una suora di 76 anni e la uccide a coltellate.
Ancora notte del 31 ottobre 1981, Manhattan, New York: il fotografo Ronald Sisman e la studentessa dello Smith College Elizabeth Platzman vengono picchiati nel loro appartamento di Manhattan e poi uccisi. L’alloggio è stato messo a soqquadro, ma nulla sembra mancare. Sul duplice omicidio circolano teorie che collegano Sisman a una setta responsabile delle uccisioni seriali di Son of Sam. Il giornalista Maury Terry ipotizza persino legami con produttori di snuff movie: ne tratta il documentario Netflix Sons of Sam.
Sempre notte del 31 ottobre 1981, Point Pleasant, Virginia Occidentale: la diciassettenne Maria Ciallella dice al padre che uscirà e tornerà intorno a mezzanotte. Un agente la vede camminare sul ciglio della strada e sta per offrirle un passaggio. Dieci minuti dopo, la ragazza è scomparsa. Il cadavere, fatto a pezzi in tre parti, verrà ritrovato nel 1983 nel giardino della madre del serial killer Richard Biegenwald, il «Thrill Killer» del Jersey Shore.
Notte del 31 ottobre 1989, Galveston, Texas: Sylvia Salinas, 30 anni, viene uccisa mentre lavora nel suo piccolo alimentari. Il caso è irrisolto.
Notte del 31 ottobre 1992, New Orleans, Louisiana: lo studente giapponese in scambio Yoshihiro Hattori, diretto a una festa di Halloween, si perde e bussa a una porta. Nessuno risponde. Torna alla macchina, la porta si apre: «Siamo qui per la festa», dice il ragazzo. Riceve in risposta un colpo di revolver. Il padrone di casa viene accusato di omicidio colposo ma si appella alla Castle Doctrine, il diritto di usare la forza letale per difendere la propria abitazione. Una giuria lo dichiara non colpevole.
Notte del 31 ottobre 1993, Pasadena, California: tre adolescenti vengono uccisi a colpi di arma da fuoco mentre rientrano da una festa.
Notte del 31 ottobre 1994: il settenne Tony Bagley, vestito da scheletro, fa «dolcetto o scherzetto» con la famiglia. Un uomo incappucciato irrompe in strada e spara contro i Bagley. Tutti vengono colpiti, il bambino muore in ospedale. Caso irrisolto.
Notte del 31 ottobre 1995, West Allis, Wisconsin: i vigili del fuoco, intervenuti per del fumo al Windsong Village Apartments, trovano morta Terrie L. Engel, 26 anni, nel suo appartamento parzialmente bruciato. Le indagini accertarono che aveva ferite al collo. Altro caso mai risolto.
Notte del 31 ottobre 1998, South Bronx, New York: il programmatore Karl Jackson sta andando a prendere il figlio a una festicciola quando il parabrezza della sua auto viene centrato da un uovo. Scende per protestare con i responsabili, che lo inseguono, lo bloccano e gli sparano alla testa.
Notte del 31 ottobre 2002, Università del Minnesota: lo studente Carl Jenkins scompare e viene ritrovato quattro mesi dopo nel fiume Mississippi. Alcuni collegano la morte allo «Smiley Face Killer»: secondo una teoria, tra anni Novanta e Duemila un assassino del Midwest avrebbe ucciso almeno 45 giovani uomini, lasciando in una dozzina di casi graffiti di facce sorridenti vicino ai corpi.
Notte del 31 ottobre 2004, Napa Valley, California: Leslie Mazzara e Adriane Insogna vengono massacrate nel loro appartamento. L’assassino risulterà essere il fidanzato di una loro amica intima.
Notte del 31 ottobre 2005, Frederica, Delaware: la comunità osserva per ore una macabra decorazione appesa a un albero in piazza pubblica. Solo dopo ci si rende conto che non è un addobbo: è il cadavere impiccato di una donna di 42 anni.
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Notte del 31 ottobre 2008, Sumter, Carolina del Sud: il dodicenne T.J. Darrisaw bussa a una porta per «dolcetto o scherzetto» e riceve 29 colpi di kalashnikov, 11 dei quali lo uccidono sul colpo. Padre e fratellino restano feriti ma sopravvivono. L’autore era un trafficante di droga che temeva una rappresaglia di una gang rivale.
Notte del 31 ottobre 2010, Benton Township, Michigan: il sedicenne Devon Griffin rientra a casa dopo la messa e una notte passata fuori. Trova la casa insolitamente silenziosa, va a controllare e scopre il patrigno coperto di sangue a letto. La polizia troverà altri due cadaveri: la madre e il fratello di Griffin. L’assassino era il fratellastro William Liske.
Notte del 31 ottobre 2011, Armstrong, Columbia Britannica: l’18enne Taylor Van Diest manda un SMS al fidanzato: si sente seguita. Viene ritrovata in fin di vita accanto ai binari ferroviari, massacrata di botte. Morirà poco dopo in ospedale.
Notte del 31 ottobre 2012, Michigan: il predicatore John D. White bussa alla roulotte della sua amante, che vive col figlio in un trailer park. La strangola, ne getta il corpo nei boschi, poi torna e veste il bambino con un costume di Halloween.
Notte del 31 ottobre 2013, New York: il 19enne Anthony Seaberry viene ucciso da uno sconosciuto con la maschera di Scream. Caso irrisolto, ma potrebbe essere opera di un uomo responsabile di altre sparatorie, abbattuto dalla polizia quella stessa sera.
Notte del 31 ottobre 2017, Manhattan, Nuova York: un uomo noleggia un pick-up in un Home Depot del Nuovo Jersey e investe pedoni e ciclisti lungo la pista ciclabile vicino al World Trade Center. Il bilancio è di otto morti e undici feriti. Cinque delle vittime erano un gruppo di amici argentini in viaggio per i 30 anni dal diploma. L’autore, Sayfullo Saipov, aveva nei telefoni migliaia di immagini e video collegati all’ISIS. La parata di Halloween si svolse comunque la sera stessa.
Notte del 31 ottobre 2019, Orinda, California: durante una festa di Halloween in una villa affittata per una notte su Airbnb, vengono uccise cinque persone e altre quattro restano ferite. Due giorni dopo Airbnb vietò gli affitti brevi per feste di Halloween. Alla festa c’erano almeno cento persone. Più persone armate spararono a distanza ravvicinata, dopo aver fatto entrare le armi superando un addetto alla sicurezza che beveva.
Notte del 29 ottobre 2022, Itaewon, Seul (non è un fatto criminale, ma è la più grave tragedia legata a Halloween): una calca nelle strette vie del quartiere provoca 159 morti e 197 feriti. I primi bilanci parlavano di 153 morti, poi saliti. Le vittime erano in maggioranza adolescenti e ventenni. Secondo le ricostruzioni, la polizia aveva ricevuto 11 chiamate d’emergenza sulla folla già quattro ore prima, senza intervenire. Il capo della polizia di Seul è stato poi incriminato.
Notte del 31 ottobre 2022, Chicago (Garfield Park): un drive-by contro la folla a un angolo di strada ferisce fino a 15 persone, tra cui tre minori di 3, 11 e 13 anni.
Halloween 2023: il weekend registra vittime in varie città. A Tampa, Florida, due morti; a Texarkana, Texas, tre; due ciascuna a Dodge City (Kansas), San Antonio (Texas) e Mansfield (Ohio). Molti decessi derivano da liti scoppiate durante i festeggiamenti, inclusa la strage di Ybor City a Tampa, domenica mattina all’uscita dei bar con decine di persone in costume per strada. A Indianapolis, una sparatoria in una grande festa di Halloween uccide un adolescente e ferisce altri nove tra i 16 e i 21 anni, tutti in condizioni stabili. A Chicago, almeno 15 feriti (due gravi) in una sparatoria contro la folla a una festa. Il responsabile è stato fermato, ma lunedì mattina non erano ancora state formulate accuse.
In Texas, cinque morti e sei feriti in due sparatorie distinte sabato sera. A San Antonio, una 13enne resta ferita e i genitori uccisi durante una festa in casa. Un 20enne arriva, scoppia una lite, inizia a sparare; un 40enne risponde al fuoco. A Texarkana – 724 km più a nord, al confine con l’Arkansas – tre morti e tre feriti in una festa nel retro di un’azienda. Due uomini litigano, estraggono le armi. Nessun arresto. A Cumberland, Maryland, un 17enne ucciso e tre feriti (20-24 anni) in una sparatoria sabato mattina presto.
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Halloweeno 2024: Orlando, Florida (1° novembre 2024, prime ore del mattino), due persone sono state uccise e altre otto ferite in una sparatoria di massa nel centro di Orlando, durante i festeggiamenti notturni di Halloween. Un adolescente di 17 anni, Jaylen Edgar, è stato arrestato sul posto e accusato degli omicidi. Denver, Colorado: La polizia ha riferito che una sparatoria in una festa in casa nell’area di Denver ha provocato la morte di tre persone. Vancouver Mall, Stato di Washington: Le autorità hanno riferito che un individuo che indossava una maschera tipo Halloween ha sparato mortalmente a una persona in un centro commerciale.
Akron, Ohio (28 ottobre 2024): un adolescente è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti in una sparatoria a una festa di Halloween. Un uomo di 18 anni è stato arrestato, ma i detective stavano ancora lavorando per determinare chi avesse sparato. Aggiungiamo i due ragazzi di 12 anni i quali sono morti in incidenti separati che hanno coinvolto trattori durante attrazioni di «haunted hayride» (giostre spaventose su carri trainati da trattori) nelle settimane precedenti Halloween nel Tennessee e nel Minnesota. Entrambi gli incidenti sono stati fatali, uno il 12 ottobre e l’altro l’11 ottobre.
L’anno scorso ha pure offerto la sua scia di sangue halloweenista.
Maxton, Carolina del Nord, 25 ottobre 2025, circa l’1 di notte: spari a una festa in una casa uccidono Jessie Locklear Jr., 49 anni, e Nehemiah Locklear, 16. In tutto i colpiti sono 13.
West Valley City, Utah, 26 ottobre 2025, circa le 00:40: un 18enne muore e un 16enne resta ferito in una sparatoria fuori da una festa.
Chula Vista, California, venerdì 31 ottobre 2025: due adolescenti di 15 e 17 anni vengono uccisi a una festa di Halloween dopo una lite.
Newhall, California, 31 ottobre 2025: una sparatoria nata da una rissa a una festa uccide un uomo. La vittima è stata identificata come Elijah Harts, 29 anni. Un articolo successivo parla di due morti e dell’arresto di un 19enne.
Empire, California, 1° novembre 2025, 00:27: gli agenti intervengono per spari a una festa di Halloween, con un omicidio.
Sacramento, 31 ottobre 2025: quattro feriti in una sparatoria a una festa illegale con oltre cento persone.
Insomma, la gente si veste da morto vivente, poi muore veramente assassinata nei modi più atroci. O anche in quelli meno atroci. Una ricerca del Journal of the American Medical Association indica che il rischio di decessi di pedoni è del 43% più alto ad Halloween rispetto a qualsiasi altra notte, e si sono verificati incidenti stradali mortali. Che importa: teniamo a mente che è davvero una festa della morte.
E quindi, è ovvio che la Necrocultura l’abbia eretta al nuovo carnevale, al limite dell’obbligo scolastico. Vogliono dare ai vostri figli l’inferno sulla terra, semplicemente, stasera, lo simulano.
Perché l’inferno dei demoni chiede cose precise: le anime innocenti, e il sacrificio umano.
Di quello ce ne sarà anche quest’anno abbondanza. Lo vedrete nell’articolo dell’anno prossimo.
Fateci un favore, state a casa.
Buonanotte.
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Necrocultura
Serial killer a piede libero in Michigan
La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.
Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.
«Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».
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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.
Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.
Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.
La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.
Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.
Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.
Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.
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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.
Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.
Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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