Pensiero
Mons. Viganò e il «Greatest Reset»
Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervista concessa nel novembre 2021 a Patrick Coffin da Mons. Carlo Maria Viganò.
Nota prævia
Questa è la trascrizione della video-intervista che ho rilasciato a Patrick Coffin lo scorso Novembre 2021: essa costituiva un contributo ad un vasto documentario dal titolo The Greatest Reset Movie (www.greatestresetmovie.com). Purtroppo per ragioni a me sconosciute il lancio di questo docu-film è stato finora impedito. Mi è parso opportuno renderne comunque disponibile la trascrizione online, con il permesso di Patrick Coffin, perché vi sono affrontati temi che oggi, alla luce della crisi russo-ucraina e dell’evolversi degli eventi pandemici, sono quantomai attuali.
Il Great Reset del World Economic Forum, fatto proprio dalle Nazioni Unite col nome di Agenda 2030, è una minaccia concreta e immediata alla sovranità delle Nazioni, alla prosperità dei popoli, alla libertà dei cittadini, ai diritti dei Cristiani: con esso un gruppo di tecnocrati spietati e senza scrupoli vuole portare a termine un piano criminale annunciato da decenni.
Al posto del mondo in cui siamo nati e cresciuti, gli artefici di questo Great Reset vogliono un mondo transumano, senz’anima, senza Fede, senza memoria, senza storia, senza radici, senza un padre e una madre. Senza amore. Perché l’amore – soprattutto quello soprannaturale che inizia e si compie in Dio e che si chiama carità – è un riflesso di Colui che per riparare alla caduta di Adamo volle offrirsi in sacrificio al Padre, morendo per noi sulla Croce.
È questo il vero Greatest Reset, con il quale la destra del Signore ha compiuto meraviglie: dextera Domini fecit virtutem (Ps 117, 15), restaurando l’ordine divino che Satana aveva sovvertito tentando i nostri progenitori e facendo di noi, tramite il Battesimo, figli di Dio e fratelli di Cristo.
Torniamo a Dio, cari amici. Torniamo a Dio e facciamolo parlando tra di noi, stringendo rapporti di vera carità, consigliando i dubbiosi, confortando chi dispera del domani, incoraggiando chi combatte e facendo fronte comune contro questo infernale Leviatano globalista.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
23 Maggio 2022
1) Sta diventando impossibile liquidare il Great Reset e il Nuovo Ordine Mondiale come teorie del complotto: come si relaziona l’uno all’altro e da quanto tempo i suoi fautori lo pianificano?
Il Great Reset è lo strumento sociale con il quale l’élite intende instaurare il Nuovo Ordine Mondiale. Esso rappresenta un’interferenza di poteri economici e ideologici facenti capo a grandi famiglie della finanza e ad istituzioni ad esse collegate, perseguita con metodi di ingegneria sociale e interventi normativi – emanati dai governi ai loro ordini – volti a modificare radicalmente l’intero impianto sociale, economico, politico e religioso delle nazioni in cui il Great Reset viene attuato.
Promosso principalmente dal World Economic Forum di cui è Presidente Klaus Schwab, il Great Reset è stato adottato dall’ONU con il nome di Agenda 2030, ammantandolo di nobili intenti quali la sconfitta della povertà, della fame e delle malattie, ma di fatto promuovendo la cosiddetta «salute riproduttiva», la cosiddetta «parità di genere», la soppressione delle tutele dei lavoratori e la riduzione della manodopera, la privatizzazione della sanità e di altri servizi di pertinenza dello Stato, l’implementazione di strumenti di controllo di massa, l’adozione di valute elettroniche, una massiccia riforma del sistema bancario e assicurativo a svantaggio dei cittadini e delle piccole aziende, l’imposizione di un’agenda green con ripercussioni sul sistema economico globale e sulla vita dei singoli e, non ultima, una impressionante cessione delle sovranità nazionali in ambito finanziario, fiscale e militare.
2) Eppure i media sostengono che le riforme in via di attuazione sono inevitabili dopo decenni di sprechi da parte degli Stati.
Occorre notare, per completezza, che gli artefici di questo colpo di stato – che potremmo chiamare a giusto titolo i veri «teorici del complotto» – hanno posto le premesse al Great Reset, creando negli scorsi decenni una crisi mondiale dalla quale hanno tratto il massimo profitto per sé; e dopo aver spremuto all’inverosimile le economie nazionali con politiche sciagurate e vendendo ai privati grandi aziende strategiche, oggi vogliono imporre questa Agenda 2030 che consenta loro di trarre un guadagno ulteriore a spese della collettività, vittima prima e vittima dopo.
E siccome la rivoluzione che il Great Reset vuole realizzare comporta enormi sacrifici per le masse – sacrifici che in una situazione di normalità non avrebbero avuto alcuna legittimazione – ci si è serviti di un’emergenza pandemica, provocata ad arte per distruggere il tessuto sociale ed economico tramite i lockdown, la crisi economica che ne è derivata, l’aumento delle tasse e i tagli ai bilanci imposti dai prestiti erogati ai singoli Stati dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale e dalla Commissione Europea.
Negli accordi di erogazione dei fondi – i cosiddetti recovery fund – gli Stati si sono impegnati a prendere a prestito denaro precedentemente da essi versato, vincolandone la spesa a determinati interventi, tutti coerenti con il Great Reset. Non dobbiamo quindi stupirci se i Paesi stanziano miliardi per la parità di genere o per la transizione ecologica, mentre destinano alla sanità o al mondo del lavoro somme palesemente inadeguate, soprattutto in rapporto alla catastrofica narrazione della pandemia.
Ovviamente, laddove gli Stati non riescano a far fronte ai debiti contratti – che, ripeto, sono costituiti da denaro precedentemente versato – essi si trovano costretti al default, commissariati dalla cosiddetta troika, come abbiamo visto recentemente con la Grecia; da qui la vendita di asset strategici, dei porti, dei beni e degli immobili dello Stato.
Per chi non conosce la realtà dei Paesi europei, è il caso di ricordare che la cessione della sovranità monetaria alla Banca Centrale Europea e l’introduzione del pareggio di bilancio nelle Costituzioni degli Stati hanno di fatto privato i Governi dell’indipendenza e della capacità di emettere moneta a copertura delle spese per la Sanità, le infrastrutture, i servizi, l’istruzione ecc. Se uno Stato deve avere il pareggio di bilancio come un’azienda (cosa inconcepibile); se esso deve prendere a prestito la moneta dalla BCE – che è una banca privata – esso è sostanzialmente agli ordini dei burocrati europei; burocrati che nessuno ha eletto e che si rapportano principalmente con le lobby che li finanziano.
In pratica, la trasformazione dello Stato in un’azienda risalente agli anni Novanta è stata necessaria a creare le premesse remote che hanno condotto alla situazione presente.
In questo contesto la riduzione delle competenze professionali – da quelle dell’avvocato o dell’ingegnere a quelle dell’artigiano e del contadino – costituisce un impedimento all’indipendenza lavorativa del singolo, al quale si affianca il reddito di cittadinanza (e il reddito universale voluto dal Great Reset con l’appoggio di Bergoglio).
Il non essere in grado di garantirsi sussistenza col proprio lavoro e l’avere un reddito che fossilizzi questa situazione di dipendenza dallo Stato-padrone rendono di fatto i cittadini schiavi ricattabili: chi non si adegua al «modello etico» globalista – pensiamo al green pass obbligatorio per i lavoratori in Italia, e non solo – viene privato dei mezzi di sussistenza, senza alternativa. In sostanza, lo Stato crea le premesse della incompetenza professionale per impedire libertà di scelta ai suoi cittadini.
Lo stesso avviene per la proprietà privata e per la casa in particolare: il Great Reset intende abolire la nostra proprietà – quella dell’élite è ovviamente al riparo da qualsiasi minaccia – perché l’avere una casa garantisce una prima sicurezza a sé e alla propria famiglia, assieme al lavoro. Senza casa di proprietà, e con la proprietà nelle mani di grandi gruppi immobiliari legati ai fautori del Great Reset, i cittadini saranno alla mercé delle decisioni del datore di lavoro, il quale darà loro un impiego provvisorio, senza garanzie e senza tutele, concedendo un’abitazione a tempo, una sorta di AirBnb, perpetuo, spersonalizzato, sterile ed ecosostenibile.
Ecco perché in Italia, dove «il mattone» – ossia la casa di proprietà – è tanto diffuso, il governo del banchiere Draghi aumenta le tasse e le imposte sugli immobili: lo scopo è indurre la popolazione a vendere, anzi a svendere la casa per poter sopravvivere, per poi vedersela affittare dagli speculatori che l’hanno acquistata a prezzi irrisori.
L’impoverimento causato dal lockdown imposto con la scusa della pseudopandemia, la riduzione degli stipendi, la deregulation del lavoro dipendente, l’immissione di manodopera straniera a basso costo (spesso irregolare) favorita dall’immigrazione incontrollata e l’aumento della disoccupazione causata dal fallimento di oltre 400.000 aziende italiane nel biennio 2020-2021, si rivelano dunque strumentali alla scomparsa della casa di proprietà e alla sua sostituzione con unità abitative in affitto, pagate con il reddito di cittadinanza o con una busta paga sempre più bassa.
Ed è evidente che la famiglia tradizionale, in questo asettico quadro inquietante, non ha alcuno spazio, perché impedisce la mobilità dei dipendenti, la precarietà dei contratti, la provvisorietà dei rapporti.
3) Qual è l’insegnamento della Chiesa in questa materia?
La dottrina sociale della Chiesa ha sempre difeso la proprietà privata come diritto naturale. Il fatto che oggi Bergoglio metta in discussione anche questo punto apparentemente marginale della dottrina cattolica è un inquietante segnale della cooperazione ideologica della chiesa conciliare al piano del Great Reset. Se a questo si aggiunge il reddito universale, si comprende quale pericolo rappresenti questo «pontificato» per la Chiesa e per l’umanità intera, precipitata in un incubo distopico in cui il liberismo e il comunismo sono alleati contro l’uomo e contro Dio.
Dovrei menzionare anche, come punto irrinunciabile dell’agenda globalista, la drastica riduzione della popolazione mondiale, da ottenersi tramite politiche di incentivazione all’aborto e alla contraccezione (che i malthusiani chiamano con inganno «salute riproduttiva»), alla promozione dell’omosessualità e alla vaccinazione di massa.
Le vittime degli effetti avversi del siero genico, la sterilizzazione indotta dal cosiddetto vaccino e la normalizzazione di stili di vita non fertili sono da inquadrarsi in questo contesto e rappresentano un’applicazione a livello mondiale delle politiche di controllo delle nascite adottate da tempo in Cina.
Il tristemente famoso «Chi sono io per giudicare?» di Bergoglio, pronunciato all’inizio del suo «pontificato», ha dato la stura ad una sistematica demolizione della Morale cattolica, tradotto in formulazione «dottrinale» con Amoris laetitia e con la sua interpretazione «autentica» pubblicata sugli Acta Apostolicæ Sedis.
E proprio in questi giorni l’Argentino ha nominato membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali l’economista Jeffrey David Sachs, presidente del Sustainable Development Solutions Network dell’ONU, sostenitore della riduzione della popolazione mondiale e della lotta al cambiamento climatico.
4) Chi sono i principali artefici – i leader, le menti, gli influencer e le organizzazioni – del Great Reset?
Questo colpo di stato globale è stato compiuto da una minoranza potentissima e dai mezzi economici praticamente inesauribili, con la complicità dei governanti, dei media e purtroppo anche dei leader religiosi. I principali artefici sono, come ho detto, le famiglie dell’alta finanza mondiale, come i Rothschild, i Warburg, i Rockefeller… A loro si affiancano fondazioni sedicenti filantropiche di speculatori miliardari, quali Bill Gates e George Soros; vi è poi l’ONU, con le sue Agenzie – l’OMS, l’UNICEF, l’UNESCO, la FAO; vi sono gruppi di potere come il World Economic Forum, la Commissione Trilaterale, il Gruppo Bilderberg, il Club di Roma e ovviamente le logge massoniche di tutto il mondo.
Fanno capo a queste famiglie e a questi gruppi di potere anche i fondi d’investimento che possiedono parte del debito pubblico mondiale e una infinità di multinazionali che hanno il controllo non solo su banche, assicurazioni, telecomunicazioni, aziende di commercio online e – ça va sans dire – case farmaceutiche, ma anche sulla quasi totalità dell’informazione, dai media tradizionali alle piattaforme social su internet. Recentemente abbiamo visto quale sia stato il contributo dei media alla narrazione pandemica e alla imminente emergenza ecologica.
I leader religiosi sono praticamente tutti allineati all’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale, e di conseguenza al Great Reset ad esso strumentale. Alcune, come certe denominazioni protestanti (…) sono emanazioni religiose di impostazione massonica e come tali considerano il globalismo assolutamente auspicabile e cooperano attivamente alla sua instaurazione.
Altre religioni sono divise internamente, come ad esempio la Chiesa Ortodossa, nella quale alcuni Patriarchi non fanno mistero della propria appartenenza alle Logge mentre altri denunciano il piano mondialista come intrinsecamente anticristiano.
La Gerarchia cattolica, infine, vive un momento di gravissima contraddizione, perché è completamente schierata in senso progressista e globalista da ormai sessant’anni e, sotto il «pontificato» di Jorge Mario Bergoglio ha fatto propria l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale proponendosi come candidata per la presidenza della Religione Universale auspicata dalla Massoneria.
6) Come e quando gli infiltrati comunisti hanno preso potere nella gerarchia della Chiesa cattolica?
Sappiamo che il piano di infiltrare la Chiesa con quinte colonne del nemico risale all’Ottocento. Il Modernismo fu il primo attacco organizzato per ferire a morte il corpo ecclesiale non con un’eresia specifica, ma con un sistema filosofico che corrompeva ogni singolo dogma, ogni principio morale, ogni traccia di soprannaturale dalla Religione, riducendola alla mera risposta umana e immanente ad un vago bisogno di sacro, in chiave antropologica.
La guerra mossa da San Pio X al Modernismo impedì il suo propagarsi per qualche decennio, ma conobbe un indebolimento progressivo. I Modernisti continuarono a muoversi rimanendo nascosti e dissimulando i propri intenti, e riuscirono a ritornare in posti chiave della Curia, delle Diocesi, degli Atenei romani e dei Seminari. Angelo Giuseppe Roncalli aveva molti amici Modernisti, oltre che essere intrinseco di parecchi Massoni (e forse affiliato ad una Loggia): egli permise a costoro di ascendere i gradi della Gerarchia, e a tempo debito Paolo VI completò l’opera, riabilitandoli all’insegnamento, revocando le censure canoniche comminate sotto Pio XII o Giovanni XXIII, convocando come consultori o esperti al Concilio Vaticano II proprio quelli che avrebbero dovuto utilizzare il Concilio – in ragione della sua autorevolezza – per la prima operazione di cancel culture della Storia della Chiesa e per imporre d’autorità dottrine equivoche o eterodosse. Fu quello, certamente, il secondo attacco alla Chiesa, questa volta condotto con metodi nuovi e potendo contare su un’organizzazione incredibilmente efficiente.
A ben vedere – come ho già sottolineato altrove – vi è un’analogia tra l’uso contra mentem legis – ossia contro l’intenzione della legge, contro il fine che ha animato il legislatore – da parte dell’Autorità ecclesiastica in occasione del Concilio e a tutt’oggi, e il ricorso a norme incostituzionali e illegittime da parte dell’Autorità civile in occasione della psicopandemia.
6)Fu quindi in concomitanza con il Concilio Vaticano II che la Santa Sede iniziò a stringere relazioni con la Sinistra e con i Comunisti?
L’infiltrazione di Modernisti si accompagnò, durante la Seconda Guerra Mondiale, all’instaurarsi di rapporti con la Sinistra e con il Comunismo sovietico. Questa operazione fu condotta dai Gesuiti e da altri loro complici; tra costoro possiamo annoverare Giovanni Battista Montini, all’epoca Sostituto della Segreteria di Stato e attivo collaboratore tanto degli Americani quanto dei Comunisti italiani e russi. Sul suo coinvolgimento nel fornire gli elenchi dei sacerdoti che venivano inviati Oltrecortina ai Comunisti che li avrebbero uccisi, gravano molti inquietanti interrogativi.
Di certo l’Ostpolitik perseguita da Giovanni XXIII prima e da Paolo VI poi contribuì ad infiltrare molti agenti comunisti, come peraltro avvenne in altri ambiti; penso ad esempio ai giornalisti che con il famoso Dossier Mitrokhin si scoprirono essere al soldo di Mosca o del Partito Comunista.
La militante comunista Bella Dodd, che fu convertita al Cattolicesimo dal Venerabile Fulton Sheen nel 1952, rivelò che vi era un piano comunista di infiltrazione della Chiesa per demolirla dall’interno tanto ideologicamente quanto moralmente; cosa che si è verificata con la deriva dottrinale e la corruzione morale del Clero.
L’omosessualizzazione della società, d’altronde, doveva necessariamente avere il suo corrispondente in seno alla Chiesa, in modo da destituirla di credibilità e da farne anzi un esempio di comportamenti scandalosi. L’inquilino di Santa Marta si circonda di personaggi impresentabili, mentre si mostra spietato contro i «rigidi» Cattolici che non approvano l’immoralità dei loro pastori e il loro asservimento alle istanze del Nuovo Ordine.
7) Il Pontificato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI non proseguirono su questo fronte, in particolare nei riguardi della dittatura di Pechino. Ratzinger era assolutamente contrario ad un accordo con il Governo cinese che mettesse in discussione l’esclusiva competenza della Santa Sede nella nomina dei Vescovi. Come si è giunti alla firma dell’Accordo?
Se si è arrivati ad un Accordo con la dittatura comunista cinese, lo dobbiamo all’azione dei Gesuiti e all’approvazione della loro azione «diplomatica» da parte di Bergoglio. Ricordo en passant che il signor McCarrick fu incaricato proprio da lui ad intraprendere viaggi in Cina, nonostante gli fossero già noti i crimini sessuali che lo riguardavano.
Questo Accordo che si è dimostrato una scelta sciagurata e che ha consentito ai Comunisti cinesi di perseguitare impunemente i Cattolici clandestini fedeli a Roma, chiudere chiese e seminari, deportare preti e Vescovi, imporre il culto del Partito nelle celebrazioni e farsi riconoscere dal Vaticano le nomine di Ordinari scelti dal Partito.
Uno scandalo di gravità inaudita, più volte condannato dal Cardinale Zen, al quale Bergoglio rifiutò addirittura di essere ricevuto in Udienza nonostante fosse venuto apposta dalla Cina. Oggi La Civiltà Cattolica pubblica anche un’edizione in cinese: che questa «vittoria» dei Gesuiti sia stata barattata col silenzio sulla violazione dei diritti umani e delle libertà inalienabili della Chiesa di Cristo, agli occhi dell’Argentino è assolutamente trascurabile, soprattutto se il suo silenzio è compensato con generose elargizioni al Vaticano.
Oltre alle relazioni diplomatiche con il Comunismo cinese, Bergoglio non manca di approvare e sostenere movimenti di chiara ispirazione socialista e comunista, com’è recentemente avvenuto per il IV Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari. Parole chiave: sviluppo umano integrale, ambiente, ecologia integrale, diritti umani, disarmo, salute integrale, sostenibilità. Insomma, il repertorio globalista al completo.
In occasione del videomessaggio ai partecipanti, Bergoglio ha parlato di salario minimo e reddito universale, di liberalizzazione dei brevetti farmaceutici, di censura delle fake news e delle teorie del complotto da parte dei giganti della tecnologia. Ha persino paragonato il movimento Black Lives Matter al Buon Samaritano! Come si vede, le istanze della chiesa bergogliana non hanno nulla di soprannaturale e si limitano a rivendicazioni di natura politica, economica o sindacale.
8) Ma come si concilia il primato della persona umana proprio della visione cattolica con l’ideologia comunista che privilegia la massa, il popolo nel suo insieme?
Questo è un altro elemento che giudico estremamente rivelatore della ideologia comunista penetrata in seno alla Chiesa. Mi riferisco alla mentalità collettivista in cui l’individuo finisce per essere assorbito nella massa, che acquista a sua volta quasi una personalità: il partito, il comitato, l’assemblea, il consiglio.
In quest’ottica, le finalità di gruppo hanno la priorità sulle finalità individuali. Il Concilio – soprattutto nella sua riforma liturgica – ha assorbito la visione collettivista con il dare enfasi alla comunità a danno del rapporto personale del battezzato da un lato e del celebrante dall’altro; il quale non è più il Ministro dell’azione sacra, ma il presidente, il rappresentante di un’assemblea senza volto.
Questo è avvenuto anche in ambito civile: l’emergenza pandemica e la campagna vaccinale hanno dato maggiore importanza alla collettività a danno del singolo cittadino, al punto da delegittimare e criminalizzare chi ad esempio rifiuta il siero genico o mette in discussione la narrazione sul COVID.
E proprio a sostegno di questa impostazione tipicamente maoista del rapporto dell’individuo nella società, alcuni giorni orsono Bergoglio ha affermato: che bisogna «riscoprire la dimensione non individualista della libertà», confermando questo cambio di paradigma con cui il singolo è solo come parte di un tutto, e la sua condotta è considerata tanto più moralmente corretta, quanto più si conforma alla massa. Una massa ovviamente manovrata.
Ecco perché per Bergoglio è impensabile un’individualità consapevole che compia scelte libere e autonome – ad esempio esprimere critiche ad alcune formulazioni eterodosse del Vaticano II. Il dissenziente è visto con lo stesso sospetto con cui si guarda al cinese che non obbedisce al partito.
Ancora: sempre in questa visione rientra la spersonalizzazione del potere, un tempo riconducibile ad una persona rivestita di un’autorità, oggi trasferita ad entità astratte quasi dotate di volontà propria. In quest’ottica, la sinodalità auspicata da Bergoglio è solo un modo per imporre decisioni dall’alto, facendole apparire come frutto di una democratica discussione. Esattamente come avviene nelle dittature che si proclamano democratiche, ivi compresa l’Unione Europea. Anche in questo, deep state e deep church usano strumenti simili per ottenere risultati simili.
Ultimo elemento di contiguità con l’ideologia comunista è la «transizione digitale», ossia l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati per il controllo capillare della popolazione, già implementato nella dittatura cinese e fortissimamente sponsorizzato dal Great Reset secondo il pensiero transumano. Il transumanesimo consiste nell’ibridazione dell’uomo con la macchina, nell’impianto di chip sottocutanei, nell’internet delle cose e delle persone – IoT e IoP – e addirittura nella diffusione della realtà virtuale del «metaverso», oggetto del prossimo rebranding di Facebook.
Faccio presente che la Commissione Europea ha recentemente chiesto «un’identità digitale europea per semplificare la vita ai cittadini», «un unico portafoglio informatico dove raccogliere tutti i documenti personali per accedere velocemente a servizi pubblici e privati: dalla richiesta di prestiti in banca all’iscrizione all’università, fino al noleggio auto».
È evidente che il green pass costituisce un esperimento, una prova generale di ciò che ci aspetta «entro il 2022», strumentale all’adozione del social credit già operante in Cina dal 2014.
Non a caso, proprio alcuni giorni fa, un funzionario cinese ha notato che le proteste contro il green pass dei portuali di Trieste non si sarebbero potute verificare in presenza del credito sociale, perché i manifestanti sarebbero stati immediatamente puniti con la privazione di servizi, dalla possibilità di viaggiare a quella di fare acquisti.
E qui vediamo prospettarsi le parole dell’Apocalisse a proposito del regno dell’Anticristo: «Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio» (Ap 13, 17).
9) E il Vaticano si mostra entusiasta anche di questa ibridazione dell’uomo con la macchina…
Lascia sgomenti vedere come la chiesa bergogliana accolga questi progetti disumani addirittura ospitando in Vaticano convegni sul transumanesimo e su metaverso, oltre ad aver creato RenAIssance, una fondazione vaticana per l’Intelligenza Artificiale: non sfuggirà l’uso del termine «rinascimento» tanto caro all’ideologia globalista e massonica.
È significativo che questa fondazione sia stata ideata in occasione della Rome Call for AI Ethics del 28 Febbraio 2020, all’inizio dell’emergenza psicopandemica, e costituita dalla Segreteria di Stato il 16 Aprile 2021. Tra i primi firmatari troviamo mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sponsor dell’iniziativa); Brad Smith, Presidente di Microsoft; John Kelly III, Vice Presidente Esecutivo IBM, Dongyu Qu, Direttore Generale della FAO, il Ministro Paola Pisano per il Governo italiano. Da non sottovalutare anche la presenza all’evento di Davide Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo.
Inutile dire che, in tutto questo delirio ideologico, la missione di salvezza della Chiesa di Cristo è totalmente cancellata, in nome di un post-umanesimo ecumenico di matrice massonica e satanica.
10) La Covidmania mondiale si è trasformata di fatto in una falsa religione, alimentata dalla paura invece che dalla Grazia, con i vaccini come sacramenti e l’ideologia come rivelazione. Cosa ne pensa?
Chi ha nozioni di sociologia e di psicologia sociale sa bene che l’elemento sacro è connaturato all’uomo. L’azione liturgica, espressione sociale della fede creduta, è indispensabile a raccogliere i fedeli, confermandoli in quella fede e facendoli sentire un corpo vivo e dinamico. In ogni religione ci sono sacerdoti, gerarchie, dogmi, riti, precetti; ci sono quindi anche eretici e infedeli, peccati e scomuniche.
Ciò che la Provvidenza ha stabilito per la Chiesa, trova oggi la sua grottesca replica nella ritualizzazione della psicopandemia, divenuta religione scientista – e antiscientifica – con i suoi dogmi sanitari, i suoi sacramenti che promettono di conferire l’immunizzazione e i suoi sacerdoti in camice.
Ma come ho detto in altre occasioni, ciò è stato possibile perché da parte della Gerarchia cattolica vi è stata una cooperazione consapevole e attiva, che ha trovato in Bergoglio il più efficace testimonial dei farmaci sperimentali, e nei Vescovi i ligi esecutori delle assurde disposizioni sanitarie dell’autorità civile.
Non solo: indicare come «dovere morale» l’inoculazione del siero genico ha dato una base dottrinale – assolutamente impropria – all’intera operazione. E di nuovo: deep state e deep church si muovono all’unisono.
Va detto che, se la voce di un Papa si fosse levata ferma e coraggiosa per condannare il piano infernale dei cospiratori, la farsa del COVID sarebbe fallita miseramente; di questa complicità e di questo tradimento del proprio mandato, la Gerarchia attuale dovrà rispondere a Dio, alla Chiesa e alla Storia.
10) Jorge Mario Bergoglio, ora noto come Papa Francesco, non nasconde di essere il fidato consigliere e ispiratore degli agenti del Great Reset. È più burattino o burattinaio?
Sappiamo bene che il Magistero cattolico è completamente inconciliabile con le istanze del Nuovo Ordine, e quanto sia opposto alla dottrina sociale della Chiesa ciò che vuole imporre il Great Reset. Nondimeno, l’apostasia dei vertici della Chiesa ha consentito a Bergoglio di essere nominato «guida morale» dal Council for Inclusive Capitalism, capitanato dalla signora Lynn Forester de Rothschild, in assoluta contraddizione con il mandato divino assegnato da Cristo al Suo Vicario in terra. E comprendiamo come i pesanti sospetti che gravano sulla forzata abdicazione di Benedetto XVI e sull’elezione del Gesuita Bergoglio trovino qui ulteriori conferme.
D’altra parte, l’Argentino non fa mistero del proprio ruolo di «profeta» del Nuovo Ordine Mondiale, con l’evidente speranza di essere premiato a tempo debito con qualche incarico di prestigio internazionale. Non mi stupirei se ambisse a porsi a capo della Religione Universale, i cui dogmi della fratellanza universale, dell’ecumenismo, della ecosostenibilità, dell’accoglienza indiscriminata dei clandestini, del gender e del reddito universale sono già oggetto quasi monotematico degli interventi «magisteriali» di Bergoglio.
Mi spiace deludere le aspirazioni del gesuita, ma temo che i suoi padroni lo useranno finché farà loro comodo, scaricandolo non appena avrà assolto il suo compito, come avvenne a Giuda dopo il tradimento di Nostro Signore. Speriamo che, dopo aver ricevuto anch’egli i suoi trenta denari dal Sinedrio globalista, Bergoglio abbia qualche resipiscenza e che non faccia la fine del mercator pessimus.
Al momento il ruolo di Francesco è tra i più sovraesposti, proprio per il ruolo che si è ritagliato nel sostenere la narrazione pandemica e nel promuovere le vaccinazioni di massa. Oltre a ciò, è innegabile che egli sia perfettamente in sintonia con l’ideologia globalista e che consideri proprio compito principale la dissoluzione della Chiesa di Cristo, trasformata in una ONG filantropica ed ecumenica asservita all’élite. Questo compito si concretizza con la sistematica demolizione della dottrina, della morale, della liturgia e della disciplina, assieme alla persecuzione spietata dei chierici e dei religiosi refrattari.
Sconcerta che la tanto declamata sinodalità oggetto del Sinodo dei Vescovi si vada dimostrando un grottesco alibi da una parte per sottrarre potere di governo ai Vescovi – un’altra, significativa «cessione di sovranità» analoga a quella imposta in ambito civile – con lo scopo di accentrarlo e avocarlo a sé; mentre sull’altro fronte la Sede Apostolica abdica al proprio ruolo di Mater et Magistra per delegare alle Conferenze Episcopali questioni de rebus fidei ac moribus, che sono invece di esclusiva pertinenza, per decreto divino, del Romano Pontefice e dei Dicasteri Romani.
La persecuzione di tanti Vescovi e sacerdoti, il discredito e l’irrisione nei confronti di alcuni Cardinali, la furia devastatrice contro le Comunità religiose di vita contemplativa sono solo alcune declinazioni dell’agenda bergogliana, a cui si vanno sommando sempre nuovi colpi inferti al corpo ecclesiale.
Addolora profondamente assistere a questa demolizione crudele, perseguita nel silenzio assordante dei Vescovi e dei sacerdoti; rincuora, sotto altri aspetti, la presenza di voci dissenzienti tra i fedeli meno ideologizzati, i quali sono istintivamente giunti a considerare Bergoglio come una sorta di antipapa, soprattutto per la sua palese avversione a tutto ciò che è cattolico.
12) Prescindendo dalle promesse di Cristo, quanto vicini sono arrivati i nemici di Cristo (la massoneria, la mafia di San Gallo, i falsi pastori, i modernisti, ecc.) a distruggere completamente la Chiesa cattolica?
La distruzione della Chiesa è un folle delirio che si infrange contro le promesse di Cristo, che riguardano però l’esito finale dello scontro tra Dio e Satana. La vittoria di Cristo è certissima e ontologicamente necessaria.
Nondimeno, la guerra in atto da parte dei figli delle tenebre sembra giunta ad un punto davvero inquietante, non solo per l’avanzamento del piano globalista che prelude al Nuovo Ordine Mondiale, ma anche per l’assenza di un’opposizione ferma e coraggiosa tanto in ambito civile quanto in quello religioso.
D’altra parte, il tradimento di chi detiene l’autorità civile ed ecclesiastica rende evidente questa spaccatura tra governanti e governati, portando alla luce non solo l’organizzazione efficientissima dell’élite, ma anche le sue debolezze: prima fra tutte, la persuasione – tipica di anime accecate dall’odio per il bene – che gli uomini seguano indefettibilmente determinate regole, come le api di un alveare.
Questa convinzione è totalmente falsa, perché gli uomini sono fatti di carne e sangue, di debolezze e paure, ma anche di passioni e ideali, di gesti di generosità e di altruismo: perché sono fatti ad immagine e somiglianza di Dio.
Stiamo scoprendo che il mondo prospettato dal Great Reset spaventa e inquieta molte persone, apre loro gli occhi, le porta a confrontarsi e ad organizzarsi per opporre resistenza alla dittatura incombente, fa loro scoprire di non essere una minoranza di reietti, ma una maggioranza che si è lasciata trarre in inganno.
Questa reazione, spontanea e sempre più vasta, non era prevista e potrebbe condurre ad un esito diverso da quello atteso dai fautori dell’agenda globalista. E forse anche in seno alla Chiesa lo Spirito Santo susciterà un movimento di ritorno alla Tradizione, perché le promesse dei Novatori si sono dimostrate un inganno, né più né meno di quelle del Great Reset.
13) L’umanità ha affrontato tiranni negli stati nazionali, ma mai prima d’ora un sistema globale di totalitarismo che prendesse di mira gli abitanti di tutto il mondo. Può offrire alcune parole di speranza e incoraggiamento per questi tempi bui apocalittici?
Lo scoraggiamento, dinanzi a questo colpo di stato globale, è una reazione umana comprensibile, specialmente quando ci rendiamo conto della determinazione con cui l’agenda è perseguita e della simultaneità dell’azione da parte dei vari Stati. Ciò che avviene in Italia come laboratorio per le altre Nazioni europee, poco dopo è proposto in Francia, in Germania, in Austria: l’esempio dell’obbligo del green pass per lavorare, sotto ricatto di non ricevere lo stipendio, è eclatante.
Eppure, come dicevo poc’anzi, questo meccanismo può incepparsi, nel momento in cui dovesse venir meno la collaborazione di alcuni: pensiamo alle forze dell’ordine o ai medici, ai giornalisti o ai politici, ai magistrati o ai parroci.
Se iniziamo a resistere a leggi illegittime e a norme assurde con una disobbedienza civile e pacifica, la paura su cui si basa l’intera narrazione viene meno, e chi crede di poterci imporre privazioni dei diritti civili e religiosi si troverà a dover retrocedere, scoprendo il piano, mostrandone le incongruenze, svelando le complicità e i crimini.
E questo avverrà simultaneamente nella cosa pubblica e nel mondo ecclesiale, lasciando che la «chiesa di stato» bergogliana si estingua in una setta di rinnegati, screditata per la sua corruzione morale e per il suo asservimento al più grande crimine contro l’umanità che sia mai stato commesso.
Non è, questo, uno scontro nel quale possiamo vincere il comune nemico con sole forze umane: è una battaglia epocale, in cui sono in gioco i destini dell’umanità nel suo insieme e quelli di ciascuno di noi singolarmente, nel tempo e nell’eternità. Ne va della nostra stessa vita, della nostra identità, della nostra individualità.
E soprattutto: i fautori del Great Reset sono intrinsecamente anticristiani e anticristici, perché questo «Nuovo Ordine» altro non è che il caos infernale, opposto e inconciliabile con l’Ordo Christianus.
Per questo occorre pregare e implorare la Maestà divina che si degni di guardare ai pochi fedeli disposti a combattere al fianco di Gesù Cristo Re, come fece Abramo per gli abitanti di Sodoma e Gomorra: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?» (Gen 18, 23-25).
Forse non siamo nemmeno quarantacinque, né quaranta, trenta o venti. Ma la parola del Signore ci conforta, per quanto pochi possiamo essere: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci» (ibid. 32).
Perché questa restaurazione avvenga, tanto nello Stato quanto nella Chiesa, occorrono cittadini onesti e fedeli che vivono coerentemente con il Vangelo, animati dall’amore di Dio e del prossimo, disposti a combattere, a farsi sentire, a non subire passivamente la violenza di cui sono fatti oggetto.
Questa battaglia epocale si vince se ci si schiera con Cristo, senza compromessi, senza rispetti umani, senza pavidità. Perché più saremo vicini a Nostro Signore con una vita di Grazia, di preghiera e di penitenza, più le armi spirituali che Egli ci concede saranno efficaci. Nolite timere: ego vici mundum (Gv 16, 33).
Pensiero
Difesa di Nicole Minetti
«Odiano la bellezza perché sono brutti. Senz’altro lo sono dentro e forse lo sono anche fuori. Fossero carucci, o sapessero godersi la vita, non leggerebbero Travaglio, non guarderebbero Report e lascerebbero in pace Nicole Minetti». Così ha sintetizzato il nuovo caso Minetti lo scrittore Camillo Langone.
Qui vorremmo dire che c’è di più: chi adesso alimenta e gode della nuova gogna contro la ragazza berlusconiana è, letteralmente, deforme. Cioè, deformato. Manipolato sino all’abbrutimento da un’operazione di informazione (cioè, deformazione…) che pensavamo sepolta da anni. Invece eccoci qui: l’antiberlusconismo psichiatrico è tornato, e ora, dopo lustri, se la prende con un personaggio al babau della Seconda Repubblica. E a babau morto, è il caso di dire.
Gli americani, che sono più bravi, hanno trovato subito un termine per definire l’avversione automatica, assoluta, con bava alla bocca, contro Trump: TDS, Trump Derangement Syndrome, o sindrome di disturbo da Trump. In Italia invece ci siamo tenuti 30 anni di BDS, Berlusconi Derangement Syndrome, senza sapere nemmeno cosa fosse. Ci abbiamo nuotato dentro, ogni giorno, perché un intero sistema mediatico – espressione di un sistema politico-economico – non parlava d’altro: Berlusconi pericolo per la democrazia, Berlusconi corrotto, Berlusconi satrapo.
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Come sia successo è facile spiegarlo: il PD, allora PDS e poi DS, vedeva nel Berlusconi l’ostacolo sorto dal nulla che impediva l’installazione completa dello Stato-partito: tutte le istituzioni, le poltrone, gli uffici pubblici, occupati dall’unico sistema dominante, dallo Stato profondo italiano. Dopo che gli USA (che poi passarono a batter cassa col Kosovo) gli avevano consegnato le chiavi del Paese, accettando l’ascesa del PDS di Occhetto nel ’94 dopo che molto casualmente con Tangentopoli era stata spazzata via l’unico contendente, la DC, il destino manifesto dell’Italia non poteva che essere quello di finire sotto la matrice di controllo degli ex comunisti.
Sindacalizzati. Cooperativizzati. Indottrinati. Piegati dalla magistratura e da operazioni più oscure. Il Paese piddificato: è quello in cui, nonostante la Meloni, ancora ci troviamo immersi.
I piddificatori nazionali, tuttavia, non avrebbero potuto nulla senza l’aiuto dell’oligarcato: in particolare, l’ebreo De Benedetti, che con i suoi giornali (Repubblica, Espresso) creò uno stato di guerra psicologica permanente contro Silvio Berlusconi. Migliaia, milioni di articoli scritti ogni dì contro il miliardario ridens. Quantità infinite di stipendi, di carriere, di poltrone pagati per eliminare politicamente l’uomo di Arcore.
Ricordiamo, solo en passant, due cose sul De Benedetti, dal 2009 cittadino elvetico che ha negato di avere la tessera numero 1 del PD. Una lunga carriera piena di cose non edificantissime – la FIAT, l’Olivetti – e poi quel risarcimento mostruoso incassato col Lodo Mondadori, 494 milioni di euro. I quali, va detto, non sembrano essere bastati a tenere in piede la baracca editoriale debenedettina, al punto che con lo scemare sulla scena della presenza berlusconiana viene venduto tutto.
(Al volo, sarebbero da rimembrare i legami storici pluridecennali tra l’ingegner De Benedetti e la famiglia Rothschild (che avevano qualche legame anche loro coll’Epstein, di cui parliamo più sotto), il cui membro Jacob Rothschild (1936-2024) ricevette il controllo delle quote dell’oligarca russo Mikhail Khodorkovskij – quello messo in galera da Putin venti anni fa, e poi liberato prima delle Olimpiadi di Sochi – nel colosso petrolifero Yukos. Quando in tutti questi anni in certi giornali compaiono taluni attacchi a Putin, e quindi al suo amico Berlusconi, magari un motivo c’è: chissà se il Travaglio, nell’impegno di tenere nei secoli il ditino alto, se ne renderà conto)
Nel frattempo, un’immensa porzione della popolazione italiana era stata oggetto di un lavaggio del cervello praticamente senza precedenti: processi, accuse, illazioni, gossip, Berlusconi era il male assoluto. Pensare a Silvio in modo razionale era di fatto reso impossibile a milioni di persone: l’intero ceto medio riflessivo (quelli moralmente superiori, perché vanno alla Feltrinelli e talvolta mangiano equo e solidale) era stato portato ad una forma di nevrosi, o di psicosi, di ossessione.
Da fuori qualcuno se ne accorgeva: un’amica madrilena, davvero apolitica e con qualche tratto hippy, mi confidò all’epoca di aver cercato di farsi spiegare da un suo coinquilino italiano perché Berlusconi è cattivo. «No pude entender por qué», non ho potuto comprendere perché. Certo che non si può: Berlusconi era una persona reale, non era un’idea politica, era in toto una fantasia tossica, iniettata a tutte le ore al popolo.
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La punta di lancia di questo processo è un personaggio che ancora è circolante – e pontificante: Marco Travaglio. Bravo, ammettiamo: con la fine di Berlusconi poteva sparire nel nulla, del resto non si era davvero occupato d’altro. E invece: eccotelo che diventa, addirittura, idolo editoriale della «dissidenza» ammorbata dalla dipendenza da cartellone.
Allevato professionalmente da Indro Montanelli, il giornalista, che scriveva quintali di articoli e libri sul nemico e i suoi amici, finì per firmare editoriali per Repubblica, poi divenne presenza fissa, con i suoi monologhi da casellario giudiziale (più uno spruzzo di ironia snob, e la bile che gli batte sulla tempia), nelle trasmissioni di Michele Santoro (lo ricordate? Michele chi?) – ricordiamo en passant, che proprio una trasmissione del teleconduttore salernitano fu teatro della metafora definitiva del rapporto tra Berlusconi e Travaglio: il primo ordina al secondo di alzarsi dalla sedia, e quello obbedisce pavlovianamente, poi il Silvio pulisce, ridendo sornione, la sedia dove si era seduto il giornalista.
Travaglio in seguito trovò altri corpi ospiti. Nei primissimi anni del M5S, quando Grillo lanciava in piazza al giornalismo italiano, era invitato a parlare dal palco. Finito Grillo, Marcolino continua con il suo giornale a sostenere Conte, il premier del lockdown.
Papeete, pandemia, guerra, Draghi. Berlusconi, si penserà, è alle spalle. Invece, non è così. Perché, ripetiamo, Berlusconi non è un argomento, è un’ossessione, un programma patologico oramai non cancellabile – in una classe intera del giornalismo italiano e forse di una fetta di italiani deformati dall’informazione giornalistica.
Il motivo per cui se la prendono con la Minetti è tutto qui. Non si creda sia un’operazione politica contro Nordio e la Meloni: perché per attuarla hanno osato l’inosabile, cioè mettere in difficoltà la Presidenza della Repubblica.
Immaginiamo lo stupore dello staff di Mattarella: davvero, mettono in discussione una grazia presidenziale? Ma quando mai era accaduto? Poi, tuttavia, decidono di andare con la corrente, e chiedere spiegazioni, nel teatrino internazionale che stiamo vedendo oggi: accuse che non vanno da nessuna parte, l’Interpol che nega, le autorità uruguagie che negano.
Non vogliamo che questo articolo sembri una disamina psicopatologica degli zeloti dell’odium immortale antiberlusconiano e non una difesa di Nicole Minetti come persona. Ebbene, difendiamo la donna gettata in questo ulteriore, osceno, rivoltante vortice come possiamo.
Pare che nessuno sappia valutare il quadro umano della vicenda: è evidente che la Minetti – che ancora apostrofano, con un classismo squallido ed intollerabile, «igienista dentale» – ha cambiato vita. Invece che aggrapparsi a qualche rivolo di potere e notorietà, come fanno quelli che finiscono fotografati ai buffet di Dagospia, ha scelto una vita privata, lontana dai riflettori, quella che parrebbe proprio una relazione stabile, perfino adottare un figlio.
Ci chiediamo: cosa stanno cercando di dire, gli antiberlusconiani oltretombali, quando alludono alla morte dell’avvocatessa del piccolo? E quando dicono che non avrebbero dovuto portare portare il bambino ad operarsi a Boston (probabilmente dal miglior specialista del pianeta), vogliono dire che il bambino non andava curato?
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Una parola sull’altra persona portata ora nel fango, Giuseppe Cipriani, figlio di Arrigo. Inanzitutto diciamo che a Venezia la famiglia Cipriani è amata e rispettata. Lo è anche a Nuova York, ed è ovvio che all’Harry’s Bar ci sia finito anche Jeffrey Epstein.
Anzi qui riveliamo un dettaglio giornalistico: quando anni fa emerse l’agendina nera di Epstein – il libretto con tutti i numeri telefonici annotati dall’oscuro miliardario pedofilo negli anni – notammo che il Corriere del Paese vi dedicava un paginone in cui parlava di soli tre nomi: uno era Flavio Briatore (facile immaginarsi che si siano incrociati), l’altro era Andrea Bonomi, un finanziere di buona famiglia che aveva provato a scalare il gruppo editorale, poi c’era Giuseppe Cipriani.
Avevamo scritto, all’epoca, che ci sembrava una scelta interessante: perché alla fine il lettore italiano può accettare tranquillamente che, nel jet set neoeboraceno Epstein possa aver interagito con il personaggio del lusso e un rampollo della dinastia di alti ristoratori. Il problema è che nell’agenda – perfino nella stessa pagina dove erano segnati quei numeri – c’era diecine e diecine di ulteriori nomi italiani, alcuni famosissimi: c’era la famosa contessa, il petroliere, la scrittrice trevigio-africana, l’erede tessile, la miss colombiana consulente di Finmeccanica, la produttrice lesbica, il giornalista de La Stampa e del Sole 24 ore la cui moglie era considerata la miglior amica di Ghislaine Maxwell (qualche giornalista italiano li ha sentiti? No), più una serqua infinita di figure, più o meno con l’inevitabile pedigree semi-aristocratico, legate alla famosa famiglia di industriali torinesi e alla loro azienda.
Su di loro, sulla stampa italiana, non si vide una parola: fui l’unico a scriverne. Beninteso: non crediamo che siano colpevoli di nessuna delle nefandezze epsteiniane, devono averlo pensato anche quei giornalisti che, davanti al libretto, hanno preferito sorvolare. Quindi non capiamo perché ora invece il rapporto col mostro deve essere inflitto al Cipriani, se non per character assassination pura e semplice.
Epstein voleva investire in un locale? E capirai, il networking di alto livello era il suo mestiere – e non si creda che utilizzasse solo ragazzine: è noto che era in grado di presentare donne belle e mature da far sposare a potenti, e dicono sia il caso di un rispettato industriale nostrano.
Insomma: sbatti il mostro in prima pagina, sempre e comunque. Minetti, Epstein, Berlusconi: vivono sul serio in un film horror sceneggiato dalle loro fissazioni.
I veri mostri, tuttavia, sono loro. Deformati dal loro odio, pronti a bassezze morali abissali.
E la Minetti, nonostante i ritocchini, rimane bella – anche, immaginiamo, come madre. Qualcosa che i mostri mediocri malati, nella loro vita deformata e spesso senza figli – senza vita – non possono comprendere.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Nove foto da Firenze via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0; immagine modificata
Pensiero
Il «tradimento dei rabbini»
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Nucleare
Karaganov: l’UE è impazzita, bisogna fermarla «preferibilmente senza uso di armi nucleari»
Renovatio 21 riporta l’intervista data dal politologo Sergej Aleksandrovic Karaganov al giornalista Alexander Kareevskij di Rossija 24, canale televisivo all-news russo di proprietà di VGTRK, la televisione di Stato della Russia. L’intervista ha un contenuto davvero spaventoso, perché indica come nell’intelligentsja russia vi sia una postura pronta ad uno scontro totale anche di natura atomica nei confronti dell’Europa considerata parte integrante del conflitto ucraino e futuro avversario militare di Mosca, nel ricordo di quanto fatto dal Terzo Reich nella Seconda Guerra Mondiale con l’invasione dell’URSS. Karaganov, presidente onorario del Consiglio russo per la politica estera e di difesa e supervisore accademico presso la Facoltà di economia internazionale e affari esteri della Scuola superiore di economia (HSE) di Mosca. I lettori di Renovatio 21conoscono il Karaganov per le sue affermazioni contro l’élite occidentale e riguardo l’uso di testate atomiche contro l’Europa nell’ambito del conflitto tra Occidente e Federazione Russa, un tema ribadito anche qui. Renovatio 21 potrebbe essere l’unico giornale in Italia a far notare che il presidente russo Vladimir Putin si è fatto vedere l’anno passato su un palco col Karaganov, quello del 27° Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), dove il politologo ha fatto da moderatore: un segno potente che nessuno, né sulla stampa né al governo, sembra avere colto, ma che invece dovrebbe terrorizzare tutti, soprattutto quelli che hanno finanziato e armato il regime di Kiev. Il politologo russo ha fatto dichiarazioni di profondo significato geopolitico anche in una recente intervista con il giornalista americano Tucker Carlson, dettagliando come in questo momento l’Europa potrebbe essere oggetto di lanci atomici russi: una prospettiva terrificante di cui, a parte noi di Renovatio 21 e pochissimi altri, nessuno sta davvero parlando.
L’Europa occidentale è sempre più coinvolta nella guerra in Ucraina. I nostri funzionari stanno già rilasciando dichiarazioni in merito. Nel frattempo, le notizie riguardanti i preparativi bellici dell’UE sollevano sempre più interrogativi. Come dovremmo rispondere a tutto questo? Per fare un esempio, citerò la notizia che i tedeschi avrebbero già prodotto 5.000 droni basati su progetti ucraini. È ridicolo sentirlo, quali progetti ucraini? È chiaro che l’industria della difesa tedesca sta lavorando direttamente su droni che colpiscono il nostro territorio. E ricordate il caso «Taurus»?
I tedeschi hanno fatto una mossa astuta: formalmente non forniscono armi di questo tipo, e ora a quanto pare hanno deciso di molestarci con i droni, di cui ne stanno producendo sempre di più. Col tempo, difendersi dai droni diventerà sempre più difficile. Certo, prima o poi si troverà una contromisura, ma per ora possiamo constatare che i droni sono molto più pericolosi dei missili, per esempio. Anche se, ovviamente, dipende da come vengono utilizzati. Tuttavia, la questione rimane molto complessa e l’arroganza con cui si comportano i leader dell’UE, sentendosi chiaramente completamente immuni da sanzioni, suggerisce che sia necessaria una risposta.
Abbiamo già risposto. Sergej Shoigu, in particolare, ha affermato che ci sono obiettivi legittimi sul territorio dell’UE e che il Ministero della Difesa ha pubblicato un elenco dei luoghi in cui vengono fabbricati questi droni. E in effetti, in risposta, la portavoce della Commissione europea Anitta Hipper ha già dichiarato, e cito testualmente: «la Commissione europea non ha prove delle affermazioni della Federazione Russa». In altre parole, secondo loro, staremmo inventando attacchi contro le nostre città, contro le nostre infrastrutture, comprese quelle civili, comprese quelle strategiche civili, e così via. E i Paesi che hanno segnalato questi attacchi, la Finlandia e gli Stati baltici, fingono di non saperne nulla.
Prima di tutto, permettetemi di ricordarvelo ancora una volta: loro stessi hanno affermato di aver «visto qualcosa volare da queste parti. Non era… Non si dirigeva verso di noi, stava volando da qualche altra parte». In altre parole, fanno finta di niente. E cosa dovremmo fare al riguardo? Come possiamo far ragionare questi europei occidentali? Esiste un modo, e a che livello di confronto ci troviamo effettivamente in questo momento?
Continuano ad arrivare numerose notizie dal Golfo Persico. Sembra esserci, e sottolineo questa parola, un certo allentamento delle tensioni, come si diceva ai tempi dell’Unione Sovietica. Inoltre, ci sono molte recenti dichiarazioni dello stesso Trump. Sembra che anche la parte iraniana stia prendendo posizione sull’apertura dello Stretto di Hormuz. Tra l’altro, i prezzi delle azioni stanno salendo grazie a queste notizie e così via. Ma, in breve, questa è la situazione al momento; questo è il quadro che sta emergendo. Torniamo in Europa e, naturalmente, parliamo dell’Iran.
Prima di tutto, dobbiamo fare qualcosa per noi stessi. Dobbiamo capire che, ancora una volta, l’Europa occidentale ha scatenato una guerra contro la Russia. Questa è la pura verità. L’iniziatore di questa guerra sono stati gli Stati Uniti d’America, che hanno trascinato l’UE nel conflitto. E ora gli americani, avendo capito che non riusciranno a sconfiggerci, e inoltre avendo compreso che un’escalation a livello nucleare è probabile e possibile, anche sul territorio statunitense, hanno iniziato a fare marcia indietro, pur continuando a scaldarsi le mani al fuoco della guerra europea in pieno svolgimento.
Quanto agli europei occidentali, alle élite dell’UE, sono completamente in bancarotta. Non hanno alcun motivo per rimanere al potere: nessun motivo morale, politico o economico, hanno fallito su tutti i fronti. Stanno fomentando l’isteria militare per distogliere l’attenzione dai propri problemi, ma si stanno anche preparando alla guerra. E questo va preso sul serio. Permettetemi di ricordarvi che, negli ultimi cinquecento anni, l’Europa è stata generalmente la fonte di tutte le maggiori sventure dell’umanità, comprese la maggior parte delle guerre, comprese le due guerre mondiali. Pertanto, non dobbiamo abbassare la guardia.
È importante rendersi conto che è scoppiata una guerra mondiale. Essa si sta combattendo in Europa, principalmente per mano degli europei occidentali, mentre gli Stati Uniti d’America, insieme a Israele, hanno iniziato a destabilizzare l’Eurasia meridionale.
Dobbiamo quindi essere assolutamente chiari sul fatto che questa è la situazione in cui ci troviamo. Cosa dovrebbe fare l’UE? L’America è una questione a parte, deve semplicemente essere fermamente frenata e allontanata da questa situazione. L’UE deve finalmente rendersi conto che verrà distrutta se l’aggressione continua. E prima lo capirà, meno persone tra noi moriranno.
Pertanto, mi sembra che verrà il momento in cui il presidentedovrà nominare un comandante in capo nel teatro delle operazioni con l’autorità di usare qualsiasi tipo di arma, e persino con il dovere di farlo, e incorporare nella dottrina militare una disposizione che stabilisca che, qualora ci venisse dichiarata guerra, e questa fosse dichiarata da un nemico che ci supera in termini demografici ed economici, saremmo costretti a usare armi nucleari. Naturalmente, non immediatamente. Prima, potremmo colpire gli obiettivi indicati dal nostro Ministero della Difesa, o da altri. Molto probabilmente, si tratterà di obiettivi simbolici o centri di comunicazione, che saranno colpiti con munizioni convenzionali. Se non si fermeranno, dovremo passare a un livello superiore.
Bisogna fermare questi europei occidentali; sono impazziti di nuovo. Inoltre, se non li fermiamo ora, la situazione peggiorerà tra qualche anno, perché il livello di propaganda anti-russa ha già superato quello dell’epoca di Hitler. E, di conseguenza, la popolazione ne sta soccombendo.
C’è un modo molto semplice per fermare tutto questo: dare forte enfasi alla deterrenza nucleare e chiarire che l’UE deve essere fermata. Inoltre, come già accennato, alcuni di questi Paesi si stanno preparando ad ampliare le proprie capacità nucleari e persino a sviluppare nuove forze nucleari. Non si deve permettere alle scimmie di possedere armi nucleari.
Ecco perché dobbiamo fermare l’UE, adesso. Preferirei che ciò avvenisse senza l’uso di armi nucleari, e certamente senza un attacco massiccio; dopotutto, l’Europa è parte della nostra anima, della nostra cultura. Ma dobbiamo capire che l’Europa occidentale è l’incarnazione di tutti i mali principali che affliggono l’umanità e la Russia. E bisogna fermarla. È impazzita.
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Sergej Alexandrovic, sa, se entriamo nello specifico – perché lei ne parla da tempo, e giustamente, e gli eventi in corso confermano quanto lei afferma, ovvero che l’UE diventerà ancora più sfrontata. È chiaro che ci sono molte proposte su come fare in modo che smettano di comportarsi in questo modo. Dmitrij Medvedev ha già affermato che ci sono obiettivi legittimi nell’Europa occidentale e così via.
La lista è stata pubblicata dal nostro Ministero della Difesa. Siamo onesti: questo è il nostro ultimo tentativo di farli rinsavire, per così dire, di spaventarli, in modo che prendano una decisione. Ma anche adesso, quando parlo con i miei colleghi, tutti dicono: «Cos’è questa, un’altra linea rossa? Se avessero voluto, avrebbero colpito molto tempo fa». Cosa risponde a questo?
Abbiamo sperato nella riconciliazione per troppo tempo; c’era, e forse c’è ancora, un fortissimo sentimento filoeuropeo nella nostra società e tra le nostre élite, sebbene debba sottolineare che, nelle circostanze attuali, il sentimento filoeuropeo e gli atteggiamenti filo-occidentali sono segno di stoltezza e doppiezza morale. Quindi, ora dobbiamo agire con decisione, consapevoli che l’UE deve essere fermata. Se non la si ferma, ci sarà una guerra di vaste proporzioni, che porterà comunque alla distruzione dell’Europa, ma non possiamo permetterci di perdere le nostre persone migliori e di mettere a rischio le nostre città per il bene dell’UE. Deve essere fermata. Si è liberata dalle sue catene ancora una volta, come è accaduto molte volte nella storia.
Ripeto: dobbiamo nominare un comandante in capo nel teatro delle operazioni con l’autorità e la responsabilità di usare armi nucleari qualora l’Europa si rifiutasse di ritirarsi o addirittura di arrendersi. Presto saremo in grado di lanciare loro un ultimatum se continueranno a comportarsi in questo modo. È una questione seria. Forse a un certo punto si potrà raggiungere un accordo con gli americani; lì ci sono ancora persone di buon senso. Nell’Europa occidentale, non ce ne sono più. Naturalmente, esistono a livello umano, ma sono sempre meno e vengono messe da parte. Le élite dell’UE sono impazzite; sono completamente degenerate intellettualmente. E per di più, non hanno paura di noi. Dobbiamo far sì che ci temano davvero; dobbiamo incutere loro terrore.
Credo che dovremo adottare misure più drastiche: tagliare i cavi sottomarini e iniziare a testare armi nucleari, tra le altre cose. Se ciò non dovesse bastare, dovremo colpire obiettivi nell’Europa occidentale, avvertendo che, se dovessero continuare, le prossime ondate di attacchi saranno nucleari. Dimentichiamoci delle sciocchezze secondo cui una guerra nucleare non si può vincere: si può vincere.
Ma Dio non voglia che accada, perché sarebbe un peccato gravissimo. Eppure, se non riusciamo a fermare un’Europa impazzita, sarà un peccato mortale, imperdonabile sia per il nostro popolo che per tutta l’umanità. La bestia, se non deve essere annientata, almeno deve essere rinchiusa saldamente in una gabbia.
Signor Karaganov, lei dice sempre quello che pensa con franchezza, soprattutto in diretta televisiva. Tra noi gente comune si discute molto in questo momento. Possiamo constatare che ai vertici, una parte dell’élite è composta proprio da quella schiera filo-europea, filo-occidentale e via dicendo, gli anglofili e tutti gli altri che sono sempre stati presenti in Russia: abbiamo sempre avuto occidentalisti, slavofili e così via. E molti di questi esponenti dell’élite vogliono che le cose rimangano come erano prima, tornare a Courchevel e così via. Forse dobbiamo fare chiarezza internamente.
E chi è il nostro nemico? È chiaro che il nemico è il regime di Kiev; i nostri ragazzi lo stanno combattendo, è evidente. Ma noi stessi diciamo che c’è qualcuno dietro. E chi è? Lo capiamo benissimo: se è l’UE, allora perché vendiamo gas, petrolio e tutto il resto lì? Se non si tratta del nemico, ed è teoricamente possibile raggiungere un accordo con esso, allora si tratta di una politica diversa. Forse dobbiamo fare chiarezza su noi stessi: chi siamo e cosa vogliamo in definitiva? Di norma, il popolo appoggia le azioni del presidente. Ma, a mio avviso, non tutti nell’élite lo fanno.
Ripeto: nelle circostanze attuali, il sentimento filoeuropeo è segno di debolezza mentale, corruzione morale e tradimento. È «vlasovismo» [termine che significa tradimento, ndr]. Dobbiamo trattare in questo modo coloro che cercano di negoziare con l’Europa ancora una volta. Devono essere estromessi, con mezzi non violenti laddove possibile, dalle nostre menti e dalle nostre fila. E se i mezzi non violenti falliscono, allora si dovranno applicare misure severe.
Ripeto: ci troviamo ancora una volta di fronte alla minaccia di una guerra di vaste proporzioni. Dobbiamo impedirlo. La guerra è già iniziata. Se non la fermiamo ora, e, purtroppo, abbiamo tergiversato per quattro anni, le cose non potranno che peggiorare. Ci saranno più armi, potrebbero esserci nuove armi nucleari e nuovi sciami di droni. Ci sarà un’élite ancora più brutalizzata e una popolazione ancora più indottrinata. Dimentichiamo che la propaganda odierna nell’Europa occidentale, in particolare nell’Europa nord-occidentale, riguardo alla Russia è altrettanto grave, se non peggiore, di quella di Hitler durante la Grande Guerra Patriottica, ovvero la Seconda Guerra Mondiale.
Dobbiamo prendere la questione molto seriamente. L’UE deve essere fermata. Se non la fermiamo, dovremo distruggerla. Preferiremmo non farlo, perché, in fin dei conti, l’Europa fa parte della nostra cultura.
Certo, dobbiamo prima di tutto rivolgerci a ciò che ci sta più a cuore e comprendere chi siamo. Siamo una grande nazione-civiltà eurasiatica, con radici spirituali nel Sud, a Bisanzio, in Palestina, nel mondo musulmano e in quello buddista, mentre il nostro sistema politico proviene dall’Oriente.
L’influenza di Pietro il Grande, in parte tecnologica e in parte culturale, ci è stata benefica. Ma ci siamo protratti nel nostro cammino europeo per almeno 120-130 anni. Se ci fossimo allontanati dall’Europa allora, come intendeva Alessandro III, credo che non avremmo avuto un XX secolo così tragico e terribile. Non dobbiamo permettere che ciò accada di nuovo. Dobbiamo porre fine all’Europa nei nostri cuori, altrimenti dovremo porvi fine fisicamente. E questo è qualcosa che vorremmo assolutamente evitare.
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Signor Karaganov, ecco perché sorridevo mentre parlava: oggi sembra un po’ più benevolo nei confronti dell’Europa del solito. Mi chiedo quale sia il motivo?
Sono più gentile?
Oggi sì. Hai detto: «una parte della nostra anima risiede lì». Prima non lo diceva.
L’ho detto perché sono profondamente coinvolto in questa questione. Dopotutto, abbiamo una presenza lì. Se non fosse per l’influenza europea, non avremmo Karamzin, non avremmo Puškin, non avremmo Čajkovskij, Mussorgskij, Tolstoj, o persino Dostoevskij, che, come sapete, era piuttosto scettico nei confronti dell’Europa. Giusto.
Quindi, l’Europa è la fonte di tutti i mali, soprattutto per la Russia, sia morali che militari. Cinquecento anni di storia mostruosa, e anche di più, che risale all’epoca di Aleksandr Nevskij. Dobbiamo porre fine alla nostra storia europea, e coloro che desiderano tornare in Europa, nelle loro dimore o nelle loro capitali, devono essere allontanati dalla nostra élite o espulsi. Tuttavia, alcuni di loro sono già fuggiti grazie all’operazione militare in Ucraina. Ma non vale la pena continuare all’infinito e sprecare i nostri uomini migliori cercando di convincere l’Europa occidentale a ragionare. Dobbiamo iniziare a contrattaccare.
Beh, continuiamo a cercare di persuadere l’Europa, appellandoci al loro senso di ragione, e così via, ma finora con scarso successo.
Non c’è alcun senso della ragione. Stanno diventando sempre più audaci sotto i nostri occhi, tutto qui. Questo è sbagliato. Abbiamo a che fare con un branco di iene senza cervello. Devono essere prese a bastonate in testa o semplicemente uccise. Non c’è altro modo.
Molti obiettano per questo. Gli europei occidentali continuano a dire: «siete stati voi a iniziare la guerra in Ucraina, e una volta che l’avrete conclusa, torneremo ad essere amici e tutto andrà a meraviglia; non è colpa nostra. Siete stati voi a iniziarla per primo». Cosa risponde a questo?
Non dobbiamo dimenticare nemmeno gli Stati Uniti, e l’UE ha iniziato la sua aggressione contro la Russia quando volevamo entrare a far parte dell’Europa e dell’Occidente. Era a metà degli anni Novanta, quando decisero di allargare la NATO. Ne scrissi e ne parlai – probabilmente ve lo ricordate ancora – dicendo che questo avrebbe inevitabilmente portato, prima o poi, alla guerra. E loro lo fecero deliberatamente, provocandoci consapevolmente.
Lo abbiamo tollerato fin troppo a lungo. È stato un nostro errore. Non possiamo più tollerarlo. Dobbiamo capire che, lo ripeto ancora una volta, se dobbiamo porre fine all’Europa nord-occidentale, è una scelta terribile, ma è una scelta necessaria per l’intera umanità. Questa ulcera deve essere curata in qualche modo con delle medicine, oppure semplicemente estirpata.
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Lei parla dell’Europa occidentale. Ma guardi come hanno fatto il lavaggio del cervello agli ungheresi. Vogliono vivere come vivono nell’Europa occidentale, capisce? Anche se i migranti violentano i loro stessi connazionali nei sottopassaggi, dicono: «abbiate pazienza, forse passerà da solo», come dicevano nel nostro film. Hanno riprogrammato le loro menti molto velocemente. E mi sembra che sia così ovunque in Europa. E stanno cercando di spingere anche noi in quella direzione. Volete che sia così anche lì? La vita lì è meravigliosa.
Tipo cosa? È una nostra sfortuna pensare che la vita lì sia meravigliosa. La vita lì sta peggiorando sempre di più. Certo, gli europei occidentali sono molto arrabbiati con noi, perché una volta, negli anni Cinquanta, sessanta e oltre, li abbiamo privati della loro superiorità militare, ed è su questa base che si è costruita la loro capacità di imporre la propria cultura, i propri interessi politici, il colonialismo, il razzismo e, soprattutto, di saccheggiare il mondo intero. Abbiamo minato quelle fondamenta. Ecco perché le élite dell’Europa occidentale, forse non tutta la popolazione se ne rende conto, ci odiano con passione. E stanno facendo il lavaggio del cervello al proprio popolo.
Ricordate come dicevano i nostri predecessori: «La Germania è un Paese colto». Come potevano? Beh, ora gli europei si stanno trasformando in fascisti tedeschi. Ecco perché dobbiamo fermarli prima che, impazziti, precipitino in una guerra di grandi proporzioni, una guerra davvero di grandi proporzioni. Ci stanno facendo la guerra.
Dobbiamo riconoscerlo, scusatemi, e dichiararlo.
Sì. E dichiarare un teatro di guerra europeo.
Non siamo in guerra in Ucraina contro lo sfortunato e ingannato popolo ucraino, sebbene vi sia un numero impressionante di persone che sono state ingannate e sottoposte al lavaggio del cervello. Siamo in guerra contro l’Occidente nel suo complesso e, soprattutto, contro l’Europa. Dobbiamo comprenderlo, riconoscerlo e smetterla di riporre le nostre speranze in idee ridicole e insensate.
Non abbiamo bisogno di un’Europa così. Tanto più che l’Europa che un tempo amavamo non esiste più. Quella era l’Europa del Rinascimento, l’Europa dei grandi poeti e dei grandi pensatori. Negli ultimi decenni, è degenerata. Ve lo assicuro. Anch’io un tempo ero un europeista e persino uno dei fondatori dell’Istituto d’Europa. Quando mi sono avvicinato a esso, mi sono reso conto che le cose stavano andando male.
Sapete, consiglierei ai nostri europeisti che occupano posizioni di rilievo di leggere Thomas Mann, il suo romanzo La montagna incantata. È un romanzo molto lungo, è vero, e contiene diverse riflessioni di un gesuita e di un massone. Thomas Mann era un antifascista; non era un fervente russofobo. Ma attraverso uno dei personaggi principali, mostra come ci vedono. Si tratta di un romanzo del 1924, cari amici. Non ci hanno mai considerato loro pari, e non lo fanno tuttora.
Ascoltate, questo è il nostro problema. Come possiamo considerare questi individui (anche se tra loro ci sono persone perbene) moralmente corrotti e bastardi come nostri pari? È ridicolo dire che ci trattano male. Le loro élite si stanno trasformando in esseri subumani. Pertanto, dobbiamo trattarli di conseguenza. E dire che siamo pari è umiliante per noi.
Siamo un grande Paese, una grande cultura – per inciso, una cultura che ha continuato e sviluppato le migliori tradizioni dell’umanesimo europeo. Guardate, siamo in guerra in Ucraina, ma non abbiamo una feroce propaganda anti-ucraina, anche se, in linea di principio, dovrebbe esserci durante una guerra. Quindi, ci siamo tenuti il meglio dell’Europa per noi. Non ne è rimasto più nulla lì. Ecco perché dobbiamo tagliarci fuori da essa, e se questo non funziona, allora distruggerla.
Mi rendo conto che ci siamo addentrati in discussioni piuttosto filosofiche e politiche, ma sono assolutamente fondamentali per capire chi sia il nostro nemico in questo momento. Perché, in effetti, il sentimento filoeuropeo è forte; tendiamo a ricordare i bei tempi. Sappiamo che l’Europa ha fatto molto di buono per il mondo, ma ha questo tallone d’Achille. È sempre stata molto razzista.
Abbiamo dimenticato che l’Europa è l’incarnazione di tutti i mali più grandi dell’umanità: colonialismo, razzismo, le ideologie più vili e genocidi di massa in tutto il mondo. Non solo il genocidio di ebrei e russi, sovietici, ma anche in Africa, in India e in tutto il mondo, dove sono stati distrutti popoli e interi continenti. Dobbiamo quindi comprendere che questa è una piaga dalla quale dobbiamo isolarci il più possibile. E se non possiamo isolarci, dobbiamo distruggerla.
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C’è ancora una possibilità, dopotutto? Dalla sua risposta, ho capito di no. Ma vorrei comunque invocare ancora una volta una sorta di soluzione. La speranza è l’ultima a morire. Eppure ci sono certi colpi di scena, non so, nel Golfo Persico con l’America, o altro, quindi questa grande guerra in Europa potrebbe essere rimandata in modo significativo, dopotutto?
A mio avviso, i Paesi non sono pronti a combattere in questo momento: né loro né noi. Ma questa mancanza di preparazione non determina né esclude questa guerra. C’è ancora speranza che tutto questo venga rimandato per il momento? Perché al momento, la sensazione è che la guerra sarà qui domani.
E le cose peggioreranno. Dobbiamo agire ora; avremmo dovuto agire ieri e l’altro ieri. Ne ho già parlato. Ne abbiamo discusso anche con voi in seguito. Abbiamo aspettato troppo a lungo, sperato troppo a lungo e ci siamo lasciati influenzare troppo a lungo dai nostri europeisti. Ho già detto chi sono. Quindi, ripeto: spero che una parte dell’Europa, quando crollerà, non perisca sotto i nostri attacchi nucleari, sebbene una parte significativa di essa se lo meriti, ma una parte di quest’Europa, credo, tornerà a una vita normale e ai valori umani. Questa è l’Europa meridionale: Spagna, Italia, Grecia. Questa è una parte significativa dell’Europa centrale. E dobbiamo isolarci dal resto come dalla peste, dal contagio. O distruggerla. Dio non voglia, perché alla fine periranno persone innocenti. Ecco perché vorrei tanto che prendessimo provvedimenti decisivi per prevenire una guerra nucleare di proporzioni enormi in Europa.
Sebbene una guerra nucleare limitata sia possibile, e potremmo dovervi ricorrere, e ne usciremo vittoriosi, anche se, naturalmente, l’amarezza rimarrà, perché l’uso di armi di distruzione di massa, quando muoiono dei bambini, è un grande peccato. Ma ripeto: se non fermiamo l’Occidente, che ormai è diventato selvaggio, gli Stati Uniti fanno parte di questo Occidente, ma al momento agiscono con più cautela, anche se attualmente stanno aizzando Israele contro gli arabi e incendiando tutta l’Eurasia meridionale mentre si ritirano dall’Eurasia, se non li fermiamo, il mondo perirà in una grande guerra termonucleare. Non dobbiamo permettere che ciò accada.
In primo luogo, non dobbiamo permettere che ci logoriamo in questa guerra contro questi nessuno. Non possiamo permetterci di perdere altri nostri ragazzi. E in secondo luogo, dobbiamo evitare una grande guerra termonucleare, che inevitabilmente scoppierà se questo conflitto globale che ora sta divampando continuerà a infuriare. La prima cosa che dobbiamo fare è cacciare l’UE.
Non vorrei proprio che la situazione si evolvesse in questo modo. D’altra parte, da quello che hai detto – ne parliamo da così tanto tempo – sembra che non ci sia via d’uscita.
E non ci deve essere via d’uscita. Dobbiamo prendere una posizione ferma contro l’UE; se necessario, dobbiamo punirla. Ripeto: non trarremo più nulla di buono dall’Europa. Un tempo ne abbiamo tratto qualcosa.
Anche se vorrei ricordarvi che non abbiamo ricevuto il cristianesimo dall’Europa, né l’Islam, e ci sono molte altre cose che non abbiamo ricevuto dall’Europa.
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