Essere genitori
«Non obbligherei i bambini a fare il vaccino». L’amministrazione Biden contro Matthew McConaughey
Il Surgeon General (massima carica sanitaria governativa USA) dell’amministrazione Biden Vivek Murthy ha attaccato frontalmente l’attore texano Matthew McConaughey,
Il premio Oscar McConaughey aveva affermato che mentre lui si è sottoposto al vaccino COVID, i suoi figli non sono vaccinati, aggiungendo che è contrario agli obblighi di vaccinazione per i bambini.
Matthew McConaughey, who is vaccinated, says he won’t vaccinated his kids … yet.@andrewrsorkin: “Why don’t you want your kids to be vaccinated?”
MM: “We go slow on vaccinations anyway … I still want to find out more information.” pic.twitter.com/0BYGZubhs1
— The Recount (@therecount) November 10, 2021
«Non potrei obbligare i bambini più piccoli a vaccinarsi. Voglio avere maggiori informazioni»
«Non potrei obbligare i bambini più piccoli a vaccinarsi. Voglio avere maggiori informazioni», aveva detto l’attore ad un incontro organizzato da DealBook, rubrica economica del New York Times.
Il divo hollywoodiano di Interstellar aveva aggiunto in modo piuttosto netto che «in questo momento» non farà vaccinare i suoi figli.
L’uomo della Sanità del Presidente Biden è scattato sulla CNN per confutare quanto detto da McConaghey:
U.S. Surgeon General Dr. Vivek Murthy responds to Matthew McConaughey saying he doesn’t want to vaccinate his children just yet:
“COVID is not harmless in our children … [vaccines] are remarkably safe, as well.” pic.twitter.com/d8WKwratNy
— The Recount (@therecount) November 10, 2021
«Molti bambini sono morti purtroppo, centinaia di bambini… migliaia… sono stati ricoverati in ospedale, e come padre di un bambino che è stato ricoverato diversi anni fa per un’altra malattia, non augurerei mai a nessun genitore di avere un figlio che finisce in ospedale».
I numeri con la mortalità infantile COVID quasi a livello di insignificanza scientifica (nello studio sul vaccino Pfizer, nessun bambino nel gruppo vaccinato o placebo ha sviluppato una forma grave di COVID) non interessano Biden e i suoi sgherri, che, come certi dottori e politici italiani, devono spingere per quella «vaccinazione universale» che comprende anche i bambini.
Nel frattempo, tuttavia, l’ufficio del Surgeon General nazionale Murthy ha emesso un «kit di strumenti» che consiglia agli americani di non condividere informazioni «non approvate» sul COVID-19.
Stopping misinformation requires all of us. But it’s not always clear how to do it.
That’s why we’ve created the Community Toolkit for Addressing Health Misinformation, providing resources that we can all use to limit the spread of health misinformation pic.twitter.com/C94Ds0zUK1
— Dr. Vivek Murthy, U.S. Surgeon General (@Surgeon_General) November 9, 2021
Il comunicato stampa dell’ufficio di Murthy scrive:
«Con l’autorizzazione dei vaccini COVID-19 per i bambini dai 5 agli 11 anni, è più importante che mai che le famiglie abbiano accesso a informazioni accurate e basate sulla scienza. La disinformazione sanitaria si sta diffondendo rapidamente e lontano online e in tutte le nostre comunità».
«La buona notizia è che tutti noi abbiamo il potere di aiutare a fermare la diffusione della disinformazione sanitaria durante questa pandemia e oltre… È qui che entra in gioco questo kit di strumenti: fornire agli americani risorse per aiutare a limitare e ridurre questo minaccia per la salute pubblica».
In altre parole, non bisogna condividere nulla che non si adatti alla narrativa del governo
In altre parole, non bisogna condividere nulla che non si adatti alla narrativa del governo, sintetizza Summit News.
Poche ore fa il CEO di Pfizer Albert Bourla ha dichiarato che chiunque diffonda «disinformazione» sui vaccini COVID-19 dovrebbe essere trattato come un «criminale».
Due settimane fa il direttore del CDC, l’ente americano preposto alle epidemie, ha parlato di rieducazione di poliziotti e dipendenti pubblici che rifiutano il vaccino:
«C’è un piano, se queste persone non vogliono essere vaccinate, per l’istruzione e la consulenza, così da fornire alle persone le informazioni di cui hanno bisogno in modo che si sentano a proprio agio nel farsi vaccinare».
Immagine di Moody College of Communication via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Essere genitori
Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni
Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».
Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).
Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.
Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.
Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.
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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.
La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.
Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.
Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.
Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.
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Essere genitori
I bambini che libereranno Faccetta nera
Pope Leo does the ‘67’ meme in new video. pic.twitter.com/nnaPtFa36L
— Pop Base (@PopBase) May 17, 2026
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Epidemie
Genitori condannati per aver isolato i figli per 4 anni per paura del COVID
Una coppia di genitori tedeschi, residenti nel Nord della Spagna, sconterà diversi anni di carcere per aver tenuto i loro tre figli rinchiusi in una «casa degli orrori», sostenendo che vivevano nel terrore del virus COVID-19.
La coppia, composta dal reclutatore tecnologico freelance tedesco Christian Steffen, 54 anni, e dalla moglie tedesca nata negli Stati Uniti Melissa Ann Steffen, 49 anni, emigrati in Spagna dalla Germania nel 2021, è stata arrestata nell’aprile del 2025 dopo che si è scoperto che tenevano in quarantena il figlio di 10 anni e i due gemelli di 8 anni in una casa in affitto vicino alla periferia di Oviedo.
Marito e moglie, accusati di violenza domestica con abusi psicologici abituali, abbandono di minore e sequestro di persona, sono stati condannati a due anni e dieci mesi di reclusione, ma assolti dall’accusa di sequestro di persona. Ai genitori è inoltre vietato comunicare con i figli o esercitare i propri diritti genitoriali per i prossimi tre anni e mezzo, e dovranno anche risarcire ciascun figlio con 30.000 euro.
I pubblici ministeri hanno accusato i genitori di aver tenuto i figli rinchiusi in casa per quattro anni, privandoli di istruzione, condizioni igieniche adeguate, cure mediche appropriate e normali interazioni umane.
«Non sono mai usciti di casa, nemmeno nel giardino, per quasi quattro anni a causa del timore infondato che gli imputati nutrivano e che avevano instillato nei loro figli, di poter essere infettati da qualcosa», ha sostenuto il pubblico ministero, secondo quanto riportato da SUR In English.
«Gli imputati non hanno mai iscritto i figli a scuola in Spagna e questi hanno imparato da soli o con l’aiuto dei genitori, con il risultato che i figli più piccoli, che avevano otto anni quando sono stati ritrovati, non sapevano né leggere né scrivere (…) Inoltre, i bambini non hanno ricevuto alcun controllo sanitario: l’ultima volta che sono stati visitati da un medico è stato nel 2019, e sono stati gli imputati a doversi occupare della diagnosi e del trattamento dei loro problemi quando si sono presentati».
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La scoperta dei bambini nella casa è avvenuta dopo che un vicino ha segnalato di aver sentito voci e urla di bambini provenire dall’abitazione, senza però vederne alcuno.
Durante la sorveglianza dell’abitazione, la polizia ha notato cumuli di immondizia in fondo alle scale che, a loro dire, sembravano «essere stati gettati giù dal piano superiore e mai portati all’esterno».
Quando la polizia è entrata in casa, ha constatato: «non avevano televisione, né dispositivi elettronici per i bambini, quasi nessun gioco, nemmeno scarpe della loro misura; le scarpe che avevano erano della stessa misura che portavano quattro anni prima, quando erano arrivati».
I bambini dormivano in culle troppo grandi per loro, e secondo l’accusa presentavano problemi di controllo della vescica e dell’intestino a causa dell’uso prolungato dei pannolini.
«I bambini camminavano curvi, con le gambe arcuate, avevano difficoltà a salire e scendere le scale e presentavano irritazioni cutanee e onicomicosi», ha dichiarato il pubblico ministero.
«Uno di loro aveva una leggera gobba. Quando sono usciti, una volta scoperta la loro situazione, i bambini sono rimasti sorpresi dall’ambiente circostante».
Una volta usciti di casa, i bambini sarebbero rimasti disorientati dal mondo esterno, e la polizia ha riferito: «Toccavano l’erba, respiravano come se non l’avessero mai fatto prima in vita loro, hanno visto una lumaca e ne sono rimasti completamente affascinati», secondo quanto riportato da El País. All’interno del centro di detenzione minorile, i ragazzi sono stati descritti come «affascinati dalla televisione» e stanno ricevendo cure psicologiche.
La difesa dei genitori ha sostenuto che questi non avessero rinchiuso i figli per cattiveria, bensì per una «paura insormontabile» del virus COVID.
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Immagine generata artificialmente
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