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Epstein avrebbe tentato il suicidio almeno tre volte in carcere: la versione del New York Times

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Jeffrey Epstein avrebbe tentato il suicidio almeno tre volte prima della sua morte, avvenuta in una cella di una prigione di Manhattan nel 2019. Un rapporto che descrive gli ultimi giorni del condannato per reati sessuali in custodia federale avrebbe rivelato che gli investigatori avrebbero trovato diversi cappi nella sua cella dopo il decesso. Lo riporta il New York Times.

 

Secondo questa nuova versione, che tende a consolidare la posizione dell’amministrazione Trump che sostiene che Epstein sia sia tolto la vita e non sia stato ucciso per il rischio che poneva alle alte sfere mondiali, pochi giorni prima del suo primo presunto tentativo di suicidio, il finanziere avrebbe chiesto al suo compagno di cella Nicholas Tartaglione come fabbricare un cappio, dopo che un giudice gli aveva negato la libertà su cauzione, secondo quanto riportato dalla testata. L’inchiesta, pubblicata martedì, si è basata su documenti giudiziari, fascicoli su Epstein precedentemente resi pubblici e oltre 50 nuove interviste con detenuti, personale carcerario e altre persone.

 

Il Tartaglione, imponente ex agente di polizia di Nuova York che sta scontando quattro ergastoli per un quadruplice omicidio, ha dichiarato alla testata che la domanda è arrivata circa due settimane dopo l’inizio della detenzione di Epstein al Metropolitan Correctional Center, dove era in attesa di processo con l’accusa di traffico sessuale. Il Tartaglione, ex poliziotto, è stato condannato a quattro ergastoli per lo spietato omicidio di quattro uomini nel 2016. Le vittime vennero attirate in un bar, torturate, uccise con un colpo alla testa e seppellite nella sua villa a causa di una faida legata al traffico di droga.

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L’indagine ha rivelato che Epstein aveva tentato di togliersi la vita almeno altre due volte prima del presunto tentativo di impiccagione fallito del 22 luglio 2019. Tartaglione ha dichiarato di aver sorpreso Epstein mentre si preparava al suicidio in entrambe le occasioni: una volta mentre cercava di legare un lenzuolo a una grata sopra la finestra di una cella e un’altra quando ha trovato un cappio nascosto sotto il materasso di Epstein.

 

Il compagno di cella di Epstein afferma di aver denunciato entrambi gli episodi agli agenti penitenziari, ma questi avrebbero deriso i suoi avvertimenti. La sua versione sarebbe stata corroborata da un altro detenuto, Peter Bright, il quale ha dichiarato al New York Times che il Tartaglione gli aveva descritto i precedenti tentativi di suicidio poco dopo la morte di Epstein.

 

Il 22 luglio, meno di tre settimane prima della morte di Epstein, Tartaglione lo avrebbe trovato immobile sul pavimento della loro cella con un cappio di stoffa arancione intorno al collo.

 

Inizialmente Epstein aveva dichiarato agli agenti penitenziari che il Tartaglione aveva tentato di ucciderlo, ma un’indagine interna del carcere ha scagionato l’ex poliziotto da qualsiasi coinvolgimento nell’incidente. Dopo la morte di Epstein, avvenuta il 10 agosto, gli investigatori hanno scoperto nella sua cella della biancheria non autorizzata, tra cui diversi cappi e strisce di tessuto arancione che potevano essere assemblate per realizzarne uno.

 

Il rapporto giunge in un momento di rinnovato interesse per la morte di Epstein e i suoi legami con alcune delle figure più influenti al mondo. Milioni di pagine di documenti sono state rese pubbliche da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato lo scorso anno una legge che impone al dipartimento di Giustizia di divulgare i fascicoli relativi alle indagini su Epstein, riaccendendo l’interesse per i legami del finanziere con personaggi come Bill Clinton, il principe Andrea d’Inghilterra e Bill Gates.

 

Secondo altre testimonianze, tra cui quella della madame del giro epsteiniano Ghislaine Maxwell, l’ex finanziere non si sarebbe ucciso. LA Maxwell ha dichiarato esplicitamente di non credere al suicidio di Jeffrey Epstein. Durante un lungo colloquio investigativo con il viceministro della Giustizia Todd Blanche, alla domanda diretta sulla morte di Epstein, Maxwell ha risposto: «No, non credo che si sia suicidato». Tuttavia, ha chiarito di non ritenere che si sia trattato di un mandato da parte di personalità ricche o potenti per metterlo a tacere. Sostiene piuttosto che l’omicidio sia legato alle dinamiche interne di violenza del carcere.

 

Esistono diverse testimonianze ufficiali, rapporti investigativi e dichiarazioni dei suoi stessi legali secondo cui Jeffrey Epstein fosse fermamente convinto che sarebbe uscito dalle sue prigioni. Questa certezza è spesso citata da chi mette in dubbio la tesi del suicidio.

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I suoi avvocati avevano preparato un pacchetto per la cauzione estremamente aggressivo. Offrivano come garanzia la sua villa a Manhattan da 77 milioni di dollari e il suo jet privato, proponendo arresti domiciliari con sorveglianza armata h24 a sue spese. Fonti vicine al team legale confermarono che Epstein era convinto che i giudici avrebbero accettato la proposta. Secondo i rapporti del Bureau of Prisons e le successive indagini del dipartimento di Giustizia (DOJ), nei primi giorni di detenzione Epstein ripeteva che la sua permanenza in carcere sarebbe stata temporanea e che i suoi avvocati avrebbero «risolto la situazione» a breve, facendo leva sui suoi agganci e sulle sue risorse finanziarie.

 

Epstein confidava nella validità del suo controverso non-prosecution agreement (l’accordo di non perseguibilità) siglato in Florida nel 2008, all’interno dello sweetheart deal (accordo amorevole»: così in America chiamano gli accordi giudiziali particolarmente favorevoli al criminale) che aveva ottenuto dalle autorità floridiane, dove per procutatore aveva avuto dinanzi anche Alex Acosta, in seguito segretario del Lavoro della prima amministrazione Trump, che in seguito avrebbe dichiarato che qualcuno dall’alto gli aveva detto di far piano perché il finanziere «apparteneva all’Intelligence», senza spiegare quale. Epstein riteneva che quell’accordo lo scudasse legalmente da qualsiasi nuova accusa federale basata sui medesimi fatti, un’argomentazione tecnica su cui i suoi legali stavano impostando l’intera strategia di difesa.

 

Persone che lo incontrarono in parlatorio nei giorni immediatamente precedenti al decesso riferirono che il miliardario era focalizzato esclusivamente sulla strategia processuale per ottenere la libertà vigilata, senza mostrare i segni tipici di chi pianifica un gesto estremo. La cauzione fu ad ogni modo rifiutata dal giudice Richard Berman, che lo definì un «pericolo per la comunità».

 

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Bill Gates aveva un’autorizzazione top secret «Q» per sette anni

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Il co-fondatore di Microsoft, Bill Gates, ha posseduto un’autorizzazione di sicurezza di altissimo livello «Q» presso il Dipartimento dell’Energia dal 2014 al 2021, sebbene non sia stata concessa dal dipartimento stesso. Un’altra agenzia federale lo ha preceduto nella verifica dei precedenti, e la lettera di conferma dell’autorizzazione non specifica quale.   Il dettaglio proviene da una lettera del dipartimento dell’Energia (DOE) depositata agli atti del Congresso dal senatore Rand Paul. La lettera è emersa mentre Fauci subiva una forte opposizione da parte dei repubblicani durante la sua audizione al Senato la scorsa settimana, dove il volto storico delle politiche anti-COVID si è avvalso del Quinto Emendamento 111 volte.   L’autorizzazione di sicurezza «Q» è il livello di classificazione più alto del Dipartimento dell’Energia, normalmente riservato a chi lavora alla progettazione di armi nucleari, ai laboratori nazionali, alle infrastrutture energetiche critiche e alla ricerca scientifica altamente classificata. Gates ha mantenuto tale autorizzazione per sette anni, a partire dalla presidenza Obama e per tutta la durata della pandemia di COVID-19.

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Una possibile spiegazione è che Gates ha fondato e presiede TerraPower, l’azienda di reattori nucleari avanzati che ha lavorato per anni a fianco dei laboratori nazionali del Dipartimento dell’Energia e ha ottenuto l’approvazione per la costruzione da parte della Commissione di regolamentazione nucleare a marzo. Il fatto che un dirigente del settore nucleare possieda un’autorizzazione di sicurezza nucleare non costituisce di per sé uno scandalo.   La lettera, tuttavia, non menziona TerraPower, né spiega perché ne fosse in possesso. Afferma invece che l’autorizzazione di sicurezza è stata concessa reciprocamente l’11 giugno 2014, ovvero che proveniva da un’altra agenzia federale e che il dipartimento dell’Energia l’ha semplicemente riconosciuta, prima di essere revocata il 6 dicembre 2021. La lettera non specifica quale agenzia avesse effettuato la verifica iniziale.   Questa è la domanda che si cela al centro di questo documento, e nessuno nel governo federale ha risposto. Quale agenzia ha deciso che un cittadino privato avesse bisogno di accedere a dati riservati ai sensi dell’Atomic Energy Act, e per quale programma?   Una volta scaduta l’autorizzazione di sicurezza di tipo Q, il suo rinnovo non è automatico. Il governo continua a rivedere i requisiti di idoneità e chiunque speri di riottenerla deve solitamente dimostrare un reale cambiamento delle proprie circostanze.   Come riportato da Renovatio 21, ancora cinque anni fa era emerso che con TerraPower il Gates, non diversamente dal magnate cattivo de I Simpsons Montgomery Burnsstava  costruendo una centrale nucleare sperimentale in una piccola città USA. L’intervento era ascrivibile ad un piano misconosciuto, il «Macro Grid», un progetto per la trasformazione dell’intera rete elettrica statunitense.   A settembre 2024 era invece emerso che Microsoft sarebbe stata dietro al progetto di riapertura della centrale atomica dismessa di Three Mile Island in Pennsylvania, il luogo del peggior incidente ad un reattore nella storia degli Stati Uniti. L’interessa di Gates per l’energia atomica, così come quello di Google, sarebbe mirato all’alimentazione dei datacenter per l’Intelligenza Artificiale, la quale, ha sostenuto Gates, salverà la democrazia.

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Tuttavia, come noto, non c’è, nel curriculum di Gates, solo l’energia atomica. Le sue implicazioni in grandi operazioni di scienze della vita sono di fatto incontrovertibili.   Un tribunale olandese a inizio anno ha stabilito che Gates e il CEO di Pfizer Albert Bourla dovranno testimoniare nella causa per il danno del vaccino COVID. Gates è stato grande propalatore del siero (nonché investitore) anche nel ruolo di primo finanziatore dell’OMS.   I lauti investimenti di Gates collimano con quelli del Pentagono in un progetto di bioingegnerizzazione, e conseguente rilascio in natura, di zanzare OGM. Le zanzare geneticamente modificate dovrebbero essere sviluppate per estinguere la specie in modo da debellera la malaria e la Zika, ma c’è chi teorizza perfino l’uso per vaccinare senza consenso la popolazione.   Osservatori in rete hanno accusato di Bill Gates di aver finanziato inoltre zecche geneticamente modificate, quantomeno nel caso di parassiti del bestiame. La Fondazione Bill & Melinda Gates ha finanziato progetti di ricerca (per un totale di oltre 12 milioni di dollari) concessi all’azienda biotecnologica Oxitec e al Roslin Institute per lo studio delle zecche del bestiame. L’obiettivo era sviluppare una tecnologia autolimitante per il controllo della zecca blu asiatica, un parassita che uccide il bestiame e distrugge i mezzi di sussistenza degli agricoltori, in modo simile a una tecnologia analoga utilizzata per combattere le zanzare portatrici di malattie.   Le zecche sono considerate sempre più, similmente al virus di Wuhano, un’arma biologica fuggita dal laboratorio.  

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Misteri

Il Senato USA contro la possibile grazia di Trump a Ghislaine Maxwell

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Il Senato degli Stati Uniti ha esortato all’unanimità il presidente Donald Trump a non concedere la grazia a Ghislaine Maxwell, la trafficante di sesso condannata che ha aiutato Jeffrey Epstein a reclutare e abusare di ragazze minorenni.

 

Maxwell, figlia del magnate dell’editoria britannico ed ex parlamentare Robert Maxwell, caduto in disgrazia e sospettato di avere legami con il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere federale dopo essere stata riconosciuta colpevole nel 2021 di traffico sessuale e reati correlati.

 

La risoluzione, presentata dalla senatrice democratica Jacky Rosen e approvata mercoledì senza obiezioni da parte di entrambi i partiti, afferma che Maxwell non dovrebbe ricevere «grazia, commutazione della pena o qualsiasi altra forma di clemenza presidenziale».

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Rosen ha dichiarato che era «orribile» che Trump avesse persino preso in considerazione la possibilità di una grazia, sostenendo che Maxwell non avrebbe mai dovuto ricevere la grazia per aver aiutato Epstein ad abusare di ragazze minorenni.

 

Trump ha ripetutamente rifiutato di escludere categoricamente la possibilità di graziare Maxwell. Interrogato sulla questione lo scorso anno, ha sottolineato di avere l’autorità per farlo, ma ha affermato che nessuno gli aveva fatto richiesta. In seguito, ha anche dichiarato che si sarebbe consultato con il Dipartimento di Giustizia statunitense dopo il rifiuto della Corte Suprema di esaminare il ricorso di Maxwell nell’ottobre del 2025.

 

Le speculazioni su una possibile grazia si sono ulteriormente intensificate dopo che Todd Blanche, all’epoca vice procuratore generale e ora candidato di Trump alla carica di procuratore generale, ha intervistato Maxwell per circa nove ore in due giorni, nell’ambito dell’indagine del Dipartimento di Giustizia sul caso Epstein.

 

Alla Maxwell è stata concessa un’immunità limitata per l’intervista ed è stata trasferita poco dopo in un carcere federale di minore sicurezza. Il suo avvocato ha negato che avesse chiesto qualcosa in cambio della sua collaborazione, ma ha ammesso che accoglierebbe con favore una riduzione della pena. Blanche ha dichiarato che non raccomanderà la grazia.

 

La mossa del Senato giunge in un clima di crescente indignazione per la gestione del caso Epstein da parte dell’amministrazione Trump. Il processo di divulgazione è stato criticato per i ritardi, le numerose omissioni e l’assenza di nuove importanti incriminazioni, deludendo i sostenitori che si aspettavano che i documenti avrebbero smascherato personaggi influenti legati a Epstein.

 

Trump e Maxwell frequentavano gli stessi ambienti sociali a Nuova York e in Florida tra gli anni Novanta e i primi anni 2000, periodo in cui il presidente conosceva anche Epstein. Dopo l’arresto di Maxwell nel 2020, Trump fu criticato per aver dichiarato: «Francamente, le auguro solo ogni bene».

 

Il presidente degli Stati Uniti ha negato qualsiasi illecito legato a Epstein e ha affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere anni prima del suo arresto nel 2019. Maxwell ha poi dichiarato ai funzionari del Dipartimento di Giustizia di non aver mai assistito a comportamenti inappropriati da parte di Trump.

 

Ghislaine Maxwell è una delle figlie del magnate dei media inglese Robert Maxwell, che aveva cambiato nome nascondendo le sue origini ebraico-carpatiche: vero nome Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch, nato a Slatinske Doly in Rutenia (ora Ucraina) in una famiglia povera e numerosa che praticava l’ebraismo ortodosso e parlava solo yiddish. Robert Maxwell è stato definito come una «superspia» dello Stato di Israele, per il quale avrebbe trafficato segreti atomici. Morto misteriosamente nell’Atlantico mentre era sul suo panfilo (chiamato Lady Ghislaine), al funerale in Israele erano presenti vari capi del Mossad e vertici dello Stato Ebraico.

 

La Maxwell stava scontando una pena di 20 anni presso l’Istituto correzionale federale di Tallahassee per traffico di ragazze minorenni a fini sessuali, dove ha adottato la «fede ebraica del defunto padre», ricevendo di conseguenza, con l’aiuto di un’organizzazione del movimento ebraico Chabad-Lubavitch, il beneficio di differenze nei pasti e nell’estensione del tempo libero.

 

Ghislaine è ritenuta essere un collegamento tra il caso Epstein e i servizi israeliani, sempre più sospettati di essere dietro l’immane operazione di ricatto dei potenti della Terra filmati mentre facevano sesso con ninfette nell’isola di San Giacomo piccolo nelle Isole Vergini britanniche o nelle magioni di Epstein (in Florida, in Nuovo Messico, a Parigi, a Nuova York aveva il più grande palazzo della città).

 

Come riportato da Renovatio 21, nel corso dello scorso mese la Maxwella si era detta «pronta» a testimoniare in un’audizione di una Commissione del Congresso a Washington.

 

La Maxwell, è emerso, ha fatto vari viaggi con Bill Clinton, di cui, secondo le voci, sarebbe stata pure amante.

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Ad un giornalista che nel giorno dell’arresto della Maxwell chiedeva un commento a Trump, che la conosce personalmente come figura costante nel mondo dei party altolocati a Nuova York ed in Florida, il presidente reagì augurando alla donna buona fortuna.

 

Ad agosto 2025 la Maxwell fu interrogata in carcere dal vice procuratore generale USA Todd Blanche. In quell’occasione, la donna ha affermato che molte delle accuse contro di lei e Epstein erano false e ha liquidato una serie di teorie e questioni in sospeso nel caso.

 

La Ghislaina ha anche insistito sul fatto che non esistesse una «lista clienti» dei ricchi e potenti associati all’Epstein, e ha negato qualsiasi piano per ricattare i suoi associati. Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI avevano concluso a luglio che non esisteva una «lista clienti» specifica per la rete di trafficanti dell’Epstein, né prove credibili che «Epstein avesse ricattato personaggi di spicco nell’ambito delle sue azioni».

 

Negli stessi giorni un giornale neoeboraceno aveva scritto che soldati delle forza speciali sono stati dispiegati per proteggere la Maxwell in prigione, dopo che ha ricevuto una valanga di minacce di morte.

 

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Modellaro legato ad Epstein è stato trovato morto nei pressi di Parigi

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Un talent scout del settore della moda francese, legato al defunto pedofilo Jeffrey Epstein, è stato trovato morto nei pressi di Parigi, hanno comunicato i pubblici ministeri all’AFP mercoledì.   Daniel Siad, di 69 anni, sarebbe stato rinvenuto privo di sensi nella sua cucina lunedì da una donna di 28 anni che conviveva con lui. «A seguito del ritrovamento, lunedì sera è stata aperta un’indagine per accertare le cause del decesso», hanno dichiarato i procuratori francesi in un comunicato stampa ripreso dai media locali. Nell’ambito dell’inchiesta verrà eseguita un’autopsia.   Al momento della sua morte, Siad era sottoposto a un’indagine della procura francese a seguito di diverse denunce, tra cui accuse di stupro. L’inchiesta era stata affidata a un ufficio specializzato nella lotta contro la tratta di esseri umani.

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Diverse ex modelle hanno accusato Siad di aver sfruttato la sua posizione di talent scout per adescare giovani donne promettendo loro carriere nel mondo della moda, per poi abusarne sessualmente o presentarle a uomini potenti.   Il nome di Siad compare più di 2.000 volte nei documenti relativi al caso Epstein pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Questi documenti contengono corrispondenza tra Siad ed Epstein, in cui il talent scout francese suggerisce diverse modelle al defunto pedofilo, gli chiede denaro e si scambia battute a sfondo sessuale.   L’ex talent scout non è stato il primo degli ex collaboratori di Epstein a morire prima di poter testimoniare in tribunale. Jean-Luc Brunel, fondatore di un’agenzia di modelle creata con il sostegno finanziario di Epstein, fu arrestato nel 2020 con l’accusa di stupro e traffico sessuale di minori.   Morì in carcere nel 2022, in attesa di processo. Le autorità francesi classificarono la sua morte come suicidio. Il Brunel, accusato di aver preso parte al presunto giro di traffico sessuale gestito dal magnate caduto in disgrazia, era stato arrestato il 16 dicembre 2020 e accusato dai pubblici ministeri francesi di stupro di minore.   Il fondatore dell’agenzia di modelle MC2, che ha lavorato con Christy Turlington, Angie Everheart, Sharon Stone e Milla Jovovich, era stato incriminato a dicembre per stupro di minore e molestie sessuali nell’ambito dell’indagine riguardante Jeffrey Epstein.   Il Brunel sosteneva di aver lanciato la carriera anche della modella texana Jerry Hall ex miss Mick Jagger, ora moglie del media moghul Rupert Murdoch.   Nel 2019 era stata riportata di una sua fuga in Brasile. Pare che l’uomo, per un periodo, abbia vissuto anche in un appartamento della Trump Tower a New York.   Brunel aveva incontrato la «dama» di Epstein Ghislaine Maxwell, che ha cittadinanza francese, negli anni ’80. Fu la Maxwell, ora in carcere dopo la condanna di poche settimane fa, che lo presentò all’uomo d’affari e sono stati i finanziamenti di Epstein «fino a un milione di dollari» nel 2004 che hanno aiutato lo scout francese a lanciare la sua agenzia di modelle.

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Il francese aveva citato in giudizio Epstein nel 2015, sostenendo che lui e la sua agenzia «hanno perso numerosi contatti e affari nel settore delle modelle a causa delle azioni illegali di Epstein».   Nel settembre 2019, la casa e gli uffici di Brunel a Parigi sono stati perquisiti da investigatori francesi nell’ambito dell’indagine Epstein. Il 16 dicembre 2020 Brunel è stato intercettato dalla polizia all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. È stato rinviato in custodia cautelare per accuse relative a stupro, aggressione sessuale, associazione a delinquere e traffico di esseri umani.   Brunel era stato formalmente incriminato nel settembre 2021 con un’unica di stupro, derivante dall’accusa di aver drogato una modella di 17 anni in una discoteca e di averla violentata negli anni ’90.  

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