Intelligenza Artificiale
L’enciclica Magnifica Humanitas: commento di un sacerdote FSSPX
I cattolici si aspettano che il Papa spieghi in che modo l’uso dell’intelligenza artificiale sia moralmente buono e in che modo non lo sia, in relazione a una morale definita in riferimento alla Legge di Dio.
La prima Enciclica di Papa Leone XIV è datata 15 maggio 2026, un anno dopo l’elezione di Robert Francis Prevost al Sommo Pontefice. Con un totale di 245 paragrafi, il testo del nuovo Papa non è né più né meno lunga delle Encicliche del suo predecessore.
Come spiega nel paragrafo 3 del Capitolo 1, Leone XIV ha voluto approfittare del 135° anniversario dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, pubblicata nel 1891, per estendere a suo modo «questa riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo Dottrina Sociale della Chiesa». E questo dovrebbe già bastare a destare costernazione tra i cattolici, o quantomeno ad aggravare ulteriormente la perplessità in cui i poveri fedeli si trovano da oltre sessant’anni, dal Concilio Vaticano II.
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Una nuova concezione della dottrina sociale
In effetti, lo scopo di un documento del Magistero della Chiesa, come un’enciclica papale, non è quello di condurre una «riflessione», ma di dispensare, con la stessa autorità di Dio, un insegnamento, di dichiarare e spiegare il significato della verità rivelata da Dio. E la dottrina sociale della Chiesa non è, almeno non principalmente, una riflessione «sulla società, l’economia e la politica». Essa fa parte della dottrina morale che la Chiesa insegna ai suoi fedeli nel nome di Dio, ovvero la dottrina che dovrebbe mostrarci come regolare le nostre azioni per la salvezza eterna delle nostre anime.
Ora, la regola che governa le azioni umane è l’eterna legge divina, che si esprime sia nella legge divina naturale (cioè nei Dieci Comandamenti rivelati da Dio a Mosè) sia nella legge divina positiva (cioè nei precetti e nei consigli del Vangelo, rivelati da Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, e fedelmente trasmessi nella Santa Chiesa dai suoi apostoli e dai loro successori, i vescovi). D’altra parte, queste azioni umane non sono mai puramente individuali, poiché l’umanità, per sua natura, non può raggiungere la perfezione umana, tanto meno la perfezione soprannaturale della santità e salvare la propria anima, senza vivere in società, cioè senza coordinare le proprie azioni con quelle degli altri sotto la guida di un’autorità, al fine di ottenere, con l’aiuto degli altri, ciò che non potrebbe conseguire con la sola attività individuale.
Ecco perché la «dottrina sociale» della Chiesa è parte integrante della dottrina morale, o, più precisamente, ne è la piena espressione, in conformità alle esigenze della natura umana, di questa dottrina morale: una dottrina morale, se vogliamo, considerata in tutto ciò che la natura umana implica, compresa la vita in società. E questa dottrina sociale non è altro che l’insegnamento con cui il Papa e i vescovi indicano ai fedeli come le loro azioni, compiute nel contesto di questa vita sociale, debbano conformarsi alla legge di Dio.
La «riflessione» che rappresenta la Dottrina Sociale della Chiesa nello spirito di Papa Leone XIV è descritta come ðun patrimonio di sapienza in cui troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, e linee guida concrete per agire». La vaghezza di queste espressioni, che non fa alcun riferimento all’elevazione gratuita dell’umanità all’ordine soprannaturale, non soddisferà nessuno tra i cattolici che desiderano rimanere fedeli alle promesse del loro battesimo. Ciò è tanto più vero in quanto lo scopo di questa riflessione non appare più chiaramente dettato dalla salvezza eterna delle anime: questa dottrina sociale “ci aiuta ad analizzare con lucidità le sfide del presente, individuando le vie appropriate per vivere un’autentica testimonianza cristiana nella gioia e nel servizio al mondo” […] «che preservi la vocazione dell’umanità a una vita piena e giusta» (§ 3).
Questa vuota fraseologia, che si diletta con il vocabolario standardizzato della nuova teologia conciliare, fatica a indicarci l’oggetto formale e appropriato della dottrina sociale della Chiesa. Ma questa inadeguatezza non è nuova: le sue radici profonde affondano nella costituzione pastorale Gaudium et spes, un vero capolavoro di chiacchiere incoerenti – e di fumo negli occhi modernista.
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Dalla Legge di Dio alla Dignità Umana
Ma, al di là di questa assurdità, la vera tragedia è che, per usare l’espressione di Pierre Gaxotte, questo inganno di parole non è innocente, perché spiana la strada agli errori della mente. Al di là di questo discorso inizialmente esitante, la nuova «dottrina sociale» trova il suoIl profondo significato risiede nel suo riferimento ai fondamenti e ai principi richiamati nel Capitolo 2 dell’Enciclica: il fondamento di questa dottrina è l’erronea idea di dignità umana, introdotta dal Concilio Vaticano II, in particolare nella Dichiarazione Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, ma anche nella Costituzione pastorale Gaudium et spes; i suoi principi sono la nuova, erronea idea di bene comune e di ordine sociale derivante da questo errato fondamento della dignità umana.
L’essenza dell’Enciclica è dunque condensata nei paragrafi da 48 a 58. È qui che risiede il nucleo, perché è qui che il papa ci indica, questa volta con un linguaggio sufficientemente chiaro e preciso, quale sia il vero oggetto formale – o idea guida – di tutta la sua argomentazione. Infatti, quest’Enciclica affronta, come oggetto, le nuove tecnologie che si sono diffuse nell’uso umano – in particolare e soprattutto l’intelligenza artificiale. Ma se l’Enciclica ne parla, è per spiegare come essa debba essere utilizzata in conformità a una nuova dottrina sociale il cui fondamento è la dignità ontologica della persona umana, «immagine del Dio Trino». Il cuore stesso dell’Enciclica, il nucleo di questa questione, si trova nel paragrafo 52, che nessun cattolico degno di questo nome potrebbe leggere senza provare un profondo senso di riverenza:
«Quando parliamo di dignità, non usiamo sempre la parola nello stesso senso: a volte ci riferiamo alla dignità morale, cioè al modo in cui una persona orienta le proprie scelte e azioni; altre volte pensiamo alla dignità sociale, cioè alle condizioni di vita di una persona e al rispetto concreto che la società le riserva; in altri casi ancora ci riferiamo alla dignità esistenziale, cioè al modo in cui una persona percepisce il valore di sé e della propria vita. Queste dimensioni della dignità possono aumentare o diminuire. Al di là di questi significati, tuttavia, esiste un livello più profondo e importante: la dignità ontologica. Questa è la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente in virtù della sua esistenza, dell’essere stato voluto, creato e amato da Dio. Nessun peccato, nessuna mancanza, nessuna umiliazione, nessuna esclusione possono diminuire il profondo valore di una vita umana che Egli stesso ha voluto e chiamato all’esistenza».
L’uomo al centro della riflessione. Questa è la prospettiva da cui Papa Leone XIV intende valutare ogni altra cosa. L’uso delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale viene considerato in relazione alla «dignità inerente a ogni essere umano semplicemente in virtù della sua esistenza, dell’essere stato voluto, creato e amato da Dio», un uso che deve contribuire allo «sviluppo integrale della persona”, in riferimento all’enciclica Populorum Progressio (1967) di Papa Paolo VI, ovvero uno sviluppo «orientato alla promozione di ogni singolo individuo e della persona nella sua interezza». Pertanto, «lo sviluppo integrale della persona è l’orizzonte da cui possiamo comprendere le trasformazioni del nostro tempo, comprese quelle della rivoluzione digitale» (§ 85).
E la domanda fondamentale a cui la «riflessione» dell’Enciclica cerca di rispondere è questa: «Queste innovazioni tecnologiche, in particolare l’intelligenza artificiale, (…) contribuiscono davvero alla crescita degli individui e dei popoli nell’umanità e nella fraternità, nel rispetto della casa comune e delle generazioni future?» (§ 85). Non per condurre le persone sulla via del Paradiso, ma per aiutarle a crescere nel rispetto del mondo e dell’umanità quaggiù. Il santo Curato d’Ars promise al bambino che incontrò durante il suo cammino che gli avrebbe mostrato la via del Paradiso: «Tu mi hai mostrato la via per Ars, io ti mostrerò la via per il Paradiso». Se fosse ancora vivo oggi, attento alle parole di Papa Leone XIV, per non abbandonare la Barca di Pietro rompendo la comunione gerarchica, non dovrebbe dire al bambino questa volta: «Tu mi hai mostrato ChatGPT, io ti spiegherò come adottare un atteggiamento ecologico»?…
Il messaggio di Leone XIII, nell’enciclica Rerum novarum, era di tutt’altro livello. Il papa ha parlato delle innovazioni – più economiche che tecniche – del suo tempo, ma ne ha parlato per spiegarne il corretto utilizzo secondo la legge di Dio, per praticare la vera giustizia, che è di ordine soprannaturale, e non per ostacolare la salvezza delle anime. Il fondamento che ha ispirato tutto il discorso di questo Papa è stata la grande realtà dei Novissimi, una realtà che è stata l’idea guida di tutto l’insegnamento della Chiesa fin da quando il Verbo Incarnato è venuto a predicare il Regno dei Cieli. Ora, la nuova enciclica del nuovo Papa viene a predicarci il nuovo Regno della nostra casa comune e della fraternità universale.
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L’oblio del peccato e la fine del mondo
In definitiva, la grande idea assente da Magnifica humanitas è proprio l’idea che sta alla base della morale e, con essa, dell’intera dottrina sociale della Chiesa: l’idea di peccato. L’angolo da cui affrontare i problemi che l’uso dell’Intelligenza Artificiale può porre è proprio questo: i cattolici si aspettano che il papa dica loro in quali modi tale uso sia moralmente buono e in quali no, in relazione a una morale definita in riferimento alla Legge di Dio.
I cattolici si aspettano che il papa dica loro in quali modi tale uso sarebbe peccaminoso e comprometterebbe la salvezza delle loro anime. Ma questo significherebbe adottare un atteggiamento «teocentrico», se non addirittura «cristocentrico», in cui l’umanità deve trovare la sua vera dignità non in sé stessa, ma nella dipendenza che deve legare le sue azioni all’assoluto di Dio. Il fondamento indicato da Leone XIV nel capitolo 2 della sua Enciclica verrebbe così sovvertito.
Eppure le parole del Vangelo (Matteo 16,26-27) non saranno dimenticate: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua? O che cosa può dare l’uomo in cambio dell’anima sua?». L’IA?
Don Jean-Michel Gleize
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Sapienza Università di Roma via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
Intelligenza Artificiale
Ricercatore AI avverte: «sistemi sovrumani che acquisiscono potere e risorse reali»
I resigned from Anthropic today. I spent the last three years doing pretraining research at both OpenAI and Anthropic. Neither company is acting responsibly. They are racing straight to self-improving superintelligence and gambling with our lives. More thoughts below.
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
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Intelligenza Artificiale
Scoperta matematica di OpenAI scatena polemiche
OpenAI è finita sotto accusa dopo aver dichiarato che la propria Intelligenza Artificiale ha risolto uno dei quesiti più noti della matematica. Vari ricercatori dubitano del percorso con cui l’azienda sarebbe arrivata a quel risultato, mentre altri la accusano di aver enfatizzato oltre misura la scoperta per alzare la valutazione in vista di una possibile IPO.
Martedì l’azienda ha comunicato che un sistema interno di intelligenza artificiale ha risolto il problema di Navier-Stokes, uno dei celebri quesiti del Millennium Prize. Il problema riguarda le equazioni che descrivono il moto di liquidi e gas e si chiede se la matematica possa cessare di valere in determinate condizioni. Una soluzione corretta vale un premio di 1 milione di dollari messo in palio dal Clay Mathematics Institute.
OpenAI ha spiegato che circa 10.000 agenti di Intelligenza Artificiale hanno lavorato al quesito per circa 88 ore, scambiandosi milioni di messaggi e generando circa 130 miliardi di token di output prima di produrre una prova verificata dal computer.
L’azienda sostiene che il risultato rispetti i requisiti ufficiali del bando, pur senza intendere di reclamare il premio in denaro. Ha inoltre presentato l’impresa come prova della rapidità con cui i suoi sistemi interni di intelligenza artificiale stanno avanzando.
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L’annuncio ha suscitato reazioni contrastanti: alcuni lo hanno definito «un giorno entusiasmante per la matematica», mentre altri hanno avanzato sospetti di plagio e hanno messo in dubbio la reale portata del risultato.
Il matematico della New York University Tristan Buckmaster ha accusato OpenAI di aver destinato ingenti risorse al problema solo dopo aver saputo che lui e il ricercatore di Anthropic Levent Alpöge stavano ottenendo progressi con un approccio affine.
I matematici hanno inoltre avvertito di non proclamare il problema risolto prima che la dimostrazione venga esaminata in modo indipendente. Diego Cordoba, il cui lavoro ha contribuito a definire l’approccio usato dall’IA, ha detto che una soluzione valida sarebbe una «grande sorpresa».
Altri sono stati ben più duri. Il noto commentatore tecnologico Mehdi, che ha un vasto seguito su X, ha lanciato un lungo attacco all’annuncio dicendo al CEO di OpenAI Sam Altman di «andare a farsi fottere», prima di accusare l’azienda di tentare di «privatizzare il meccanismo stesso della conoscenza umana».
Mehdi sosteneva che OpenAI avesse affrontato una versione semplificata del problema, usando la forza bruta computazionale anziché il vero ragionamento automatico o l’intuizione scientifica, insinuando che la presunta svolta fosse stata ottenuta da migliaia di agenti di IA che si limitavano a esplorare un terreno matematico già percorso da ricercatori umani, allo scopo di fabbricare un «momento Sputnik» artificiale per alimentare l’entusiasmo intorno alla propria tecnologia e gonfiarne la valutazione in vista della quotazione in borsa.
OpenAI ha ammesso che il progetto è nato dopo aver sentito voci secondo cui matematici esterni avevano fatto progressi su problemi correlati, ma ha negato di aver avuto accesso ai loro lavori inediti. Allo stesso tempo ha dichiarato di non poter escludere che i dati anonimizzati derivanti dall’uso dei prodotti OpenAI abbiano contribuito a migliorare i suoi modelli.
Il 2026 è stato definito da diversi osservatori come l’inizio di una «nuova età dell’oro» per la scienza assistita dall’IA, con progressi che vanno ben oltre la semplice automazione: in diversi casi l’IA ha prodotto risultati scientifici originali che gli esseri umani non erano riusciti a raggiungere da soli.
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A maggio un modello non ancora rilasciato di OpenAI, durante una valutazione di routine, ha smentito la congettura di Erdős sulla distanza unitaria, un problema di geometria combinatoria aperto dal 1946 — non riformulando una tecnica nota, ma producendo un vero controesempio che matematici e combinatoristi esperti hanno riconosciuto come originale. A luglio un altro modello ha risolto un problema che tormentava i matematici dal 1939, con un post di un dipendente Anthropic che ha superato 20 milioni di visualizzazioni su X.
Sempre quest’anno una collaborazione tra l’Institute for Advanced Study e DeepMind, con un sistema chiamato LeanMind, ha dimostrato la congettura di Sylvester-Gallai — descritta come il primo problema aperto rilevante risolto dall’IA senza sostanziale guida umana, verificata formalmente in Coq e pubblicata sugli Annals of Mathematics. Un team di Oxford e MIT ha inoltre fatto progressi sostanziali sulla congettura di Hadamard, aperta da oltre un secolo, combinando teoria dei disegni combinatori e ricottura quantistica, un un metodo di calcolo specializzato che usa i principi della meccanica quantistica per trovare la soluzione ottimale (il minimo globale) all’interno di un vasto insieme di possibilità.
Questi risultati hanno prodotto anche reazioni caute nella comunità: a giugno 2026, sedici ricercatori di quindici università hanno pubblicato la Dichiarazione di Leida sull’Intelligenza Artificiale e la Matematica, chiedendo regole chiare su trasparenza, attribuzione e revisione paritaria prima che l’IA ridefinisca cosa significhi «conoscenza matematica».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Le macchine IA stanno esplorando la coscienza contattando direttamente gli esperti
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