Internet
Scam center, Amnesty smentisce Phnom Penh: «i centri per le truffe online continuano a espandersi»
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Winta (nome di fantasia) aveva 16 anni quando è stata trafficata per la prima volta nel 2018, dopo la morte di sua madre in Africa orientale. Un uomo le aveva promesso un lavoro su una nave da crociera. Invece, passando per lo Sri Lanka, il Myanmar e il Laos, la ragazza è stata venduta ed è finita in uno dei tanti scam center della Cambogia, che, nonostante le dichiarazioni del governo, continuano a prosperare e proliferare. Sette anni dopo, all’inizio del 2026, Winta, dopo essere stata torturata, è stata rilasciata insieme ad altri schiavi delle truffe online. La sua storia è descritta nel più recente rapporto di Amnesty International sugli scam center, compound, a volte piccole cittadelle, dove le persone vengono attirate con la promessa di un finto lavoro e poi imprigionate e costrette a raccogliere denaro online attraverso vari tipi di truffe.
Il rapporto «Falling Through the Cracks» evidenzia come le iniziative del governo guidato dal primo ministro Hun Manet abbiano ottenuto risultati ben inferiori a quelli dichiarati, peggiorando al contempo la situazione delle persone trafficate in Cambogia (e nel resto del Sud-Est asiatico), dove, dopo essere state liberate, spesso non trovano nessun tipo di aiuto e finiscono per tornare a lavorare nei compound, spesso gestiti da uomini d’affari con doppia nazionalità cinese e cambogiana.
Nel luglio 2025, il premier Hun Manet aveva firmato un ordine in nove punti con cui lanciava una «campagna di contrasto alle truffe online¯. Il governo cambogiano, di fatto retto ancora dal padre del premier, Hun Sen, oggi presidente del Senato, ordinava alle autorità provinciali, alle forze dell’ordine, ai tribunali e alla commissione nazionale per il gioco d’azzardo di agire contro i centri per le truffe online. Da allora, il governo cambogiano ha dichiarato di aver chiuso oltre 250 scam center, aperto procedimenti penali contro 1.089 sospetti e deportato 13.039 cittadini stranieri coinvolti in attività di frode online.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
A febbraio di quest’anno, il ministero dell’Interno ha rilanciato l’operazione chiamandola «campagna XXL», promettendo di eliminare i compound entro aprile. «Il problema delle truffe online è sceso al 50%», ha dichiarato il ministro Chhay Sinarith. Tuttavia nessuna prova è stata fornita a sostegno di questa affermazione e al contrario, il documento prodotto da Amnesty sbugiarda le dichiarazioni del governo e offre un quadro radicalmente diverso.
Basandosi sulle visite a 75 compound tra quelli identificati e su interviste con 73 sopravvissuti, l’organizzazione di difesa dei diritti umani ha scoperto che solo in 24 centri, appena il 25% del totale, sono stati effettuati interventi statali. E in almeno tre di questi centri gli abusi sono continuati anche dopo le operazioni di polizia ventilate da Phnom Penh, mentre il business delle truffe online ha continuato ad espandersi nonostante l’annunciata repressione.
Amnesty, infatti, dopo aver identificato 53 compound a giugno dello scorso anno, ha confermato l’esistenza di altri 33, portando il totale delle strutture accertate a 86. Tuttavia, gli esperti affermano che il numero reale è molto probabilmente più alto. Gli scam center si trovano in aree remote, spesso protetti dalla foresta, oppure si mimetizzano all’interno delle città come casinò o ristoranti, con l’unica differenza che spesso sono presidiati all’esterno. I nuovi siti si concentrano lungo le frontiere, in particolare nelle province di Svay Rieng, Banteay Meanchey, Tbong Khmum, Prey Veng e Mondulkiri, spiega Amnesty nel suo rapporto. La struttura di questi compound – continua l’organizzazione – è a tutti gli effetti paragonabile a quella di un carcere: recinzioni con filo spinato, finestre sbarrate, sistemi di videosorveglianza, guardie armate con fucili o bastoni elettrici, cancelli doppi.
Tutti i 73 sopravvissuti di cui si possono leggere i resoconti delle interviste nel rapporto hanno descritto di essere stati reclutati con l’inganno, per poi trovarsi rinchiusi e minacciati di violenze o torture se si rifiutavano di partecipare alle truffe online. Tutti soddisfano la definizione giuridica internazionale di vittime di tratta di esseri umani, ma nessuno di loro è stato riconosciuto come tale dalle autorità cambogiane. All’interno degli scam center da tempo vengono perpetrati abusi e violazioni dei diritti umani in maniera sistematica. Percosse, scosse elettriche, detenzione in isolamento.
Sei donne hanno raccontato di essere state violentate da quelli che vengono descritti come i responsabili della struttura, anche se spesso non sono veramente in cima alla gerarchia del business delle truffe online. Una sopravvissuta brasiliana, ha detto di essere stata stuprata dopo essere stata offerta come «premio per il buon lavoro» di altri schiavi-truffatori. Una donna di 20 anni originaria dell’Uganda, ha riferito di essere stata più volte violentata da un capo cinese e di essere stata poi costretta ad assumere pillole abortive. Una sua amica nello stesso compound, anch’essa vittima di stupro, è stata trovata in un letto coperta di sangue.
C’è un dato che più di tutti rende evidente che quella del governo cambogiano sia solo una copertura e non una reale volontà di liberarsi dei centri per le truffe online. A dicembre e a gennaio (nel pieno dell’operazione di contrasto) la Commissione cambogiana per la gestione del gioco d’azzardo commerciale ha approvato le licenze per 16 casinò direttamente collegati a scam center di cui era già nota l’esistenza. Tra questi figurano i Crown Casino di Poipet, Bavet e Chrey Thum, il Majestic Hotel & Casino di Sihanoukville (il cui ex presidente è stato arrestato a gennaio 2026 per reclutamento illegale, frode e riciclaggio di denaro) e altri nove complessi dove Amnesty International ha rilevato pratiche di traffico di esseri umani, lavoro forzato, torture e stupri. A nessuno di questi casinò è stata revocata la licenza alla data di pubblicazione del rapporto.
Uno dei casi più emblematici riguarda il compound sul Monte Bokor, nella provincia di Kampot, dove tre strutture (denominate KA01, KA03, KA04) sono sorte su terreni concessi in uso alla società privata Sokha Hotel nel 2011, a cui è stata assegnata anche una licenza per il casinò Thansur Bokor nel 2022. Nonostante la polizia fosse intervenuta in quest’area già nel 2023, il compound KA03 era ancora attivo nel novembre 2025, tre mesi dopo un raid molto pubblicizzato scattato in seguito alla morte di un cittadino sudcoreano, presumibilmente ucciso dopo essere stato torturato.
La sopravvivenza degli scam center viene garantita grazie alla collusione tra i gestori dei centri per le truffe online e la polizia cambogiana. Alcuni sopravvissuti hanno detto che i manager dei centri erano stati avvisati dell’arrivo della polizia. In altri casi le vittime sono trasferite da un compound all’altro al momento dei controlli. Un uomo marocchino che si è recato dalla polizia dopo essere riuscito a scappare, ha raccontato di come l’agente lo abbia riaccompagnato al compound per recuperare il passaporto e poi ha preteso come compenso il suo orologio e tutto il denaro che aveva, affermando che «la polizia è mal pagata» in Cambogia. Quattro vittime tailandesi, invece, sono state arrestate dagli agenti della città di Poipet mentre venivano trasferite tra compound: tenute in cella tutta la notte, è stato loro offerto di pagare una tangente o «chiamare il tuo datore di lavoro del compound» e tornare a lavorare nel centro.
Quando i sopravvissuti riescono a uscire dai compound, si scontrano con un sistema che li tratta come migranti irregolari anziché come vittime di tratta. Nessuno dei 73 intervistati da Amnesty ha ricevuto assistenza dalla Cambogia. Molti sono stati portati in centri di detenzione per l’immigrazione, senza accesso ad avvocati o alle proprie ambasciate, e in alcuni casi soggetti a violenze da parte di altri detenuti.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
In almeno cinque casi, la polizia ha minacciato i sopravvissuti di arresto o di essere riconsegnati ai compound. Il governo cambogiano ha addirittura trasformato un ex compound per le truffe con robuste strutture di sicurezza in un centro di detenzione per gestire l’afflusso di persone rilasciate. Amnesty avverte che questa scelta rischia di riesumare i traumi nelle stesse vittime, che si trovano a essere detenute nuovamente in una struttura identica a quella da cui erano fuggite.
Il problema è aggravato dal progressivo smantellamento dei fondi internazionali per il settore anti-tratta. I tagli a USAID nel 2025 hanno decimato le ONG attive in Cambogia. Alla data di pubblicazione del rapporto, nel Paese esisteva un solo rifugio per le vittime dei compound truffa, con una capienza di appena 100 persone.
Parallelamente alla repressione dei compound, il governo ha messo a tacere chi cercava di documentare le operazioni di polizia. Durante il periodo della campagna, per esempio, quattro giornalisti sono stati arrestati. Il reporter Mech Dara, il principale giornalista d’inchiesta sul fenomeno in Cambogia, è stato fermato a febbraio 2026 dalla polizia militare e costretto a cancellare le fotografie scattate nei pressi di due compound.
Un altro giornalista è stato arrestato a Poipet dopo aver pubblicato notizie su un compound locale; altri due sono stati fermati dopo aver scritto che uno dei centri era ancora operativo. La testata Voice of Democracy, che aveva prodotto oltre cento articoli sulle strutture, era già stata chiusa nel 2023 per ordine dell’allora primo ministro Hun Sen.
Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.
Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine generata artificialmente
Internet
Droni ucraini attaccano il gigante informatico Yandex, il Google russo
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Internet
Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
Sostieni Renovatio 21
«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
Internet
Facebook ha ingannato gli utenti sulla privacy dei dati: sentenza
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Essere genitori2 settimane faOssitocina contro il divorzio, una proposta
-



Necrocultura2 settimane faLa guerra occulta oltre l’aborto
-



Immigrazione5 giorni faIl sacco di Milano della barbarie anarco-tirannica. Invochiamo il flagello di Ambrogio
-



Predazione degli organi1 settimana faTrapianto di organi, prima la persuasione e poi l’obbligo?
-



Pensiero2 settimane faPapa Leone «medical dimension»
-



Pensiero6 giorni faL’antico incidente dietro la Tesla volante
-



Spirito2 settimane faMons. Mutsaerts: Andate alla Messa in latino invece di cercare di sistemare la vostra parrocchia
-



Spirito1 settimana fa«Orrendi documenti vaticani scardinano la vocazione religiosa»: omelia di mons. Viganò













