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Terrorismo

Il ministro della sicurezza israeliano Ben Gvir chiede il ritorno della guerra a Gaza

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Il ministro israeliano della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha chiesto la ripresa delle operazioni militari a Gaza, accusando Hamas di aver infranto il cessate il fuoco concordato all’inizio di ottobre.

 

Secondo le Forze di Difesa Israeliane (IDF), domenica dei militanti hanno attaccato le truppe israeliane a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, utilizzando un missile anticarro e armi da fuoco. In risposta, Israele ha effettuato bombardamenti aerei su presunti obiettivi terroristici.

 

Ben Gvir ha dichiarato: «esorto il Primo Ministro a ordinare all’IDF di riprendere operazioni su vasta scala a Gaza con la massima forza. È rischioso pensare che Hamas rispetterà l’accordo o cambierà il suo atteggiamento. Questa organizzazione terroristica deve essere distrutta completamente e al più presto».

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Il cessate il fuoco, incluso nel piano di pace in 20 punti del presidente USA Donald Trump, prevedeva nella sua prima fase il rilascio entro 72 ore di tutti gli ostaggi israeliani in cambio di prigionieri palestinesi. Hamas ha liberato 20 prigionieri vivi e restituito i resti di altri 12, ma ha segnalato difficoltà nel recuperare tutti i corpi a causa della devastazione di Gaza e del controllo israeliano su alcune aree.

 

Israele ha accusato Hamas di non aver fatto abbastanza per restituire i resti di 16 prigionieri, mentre entrambe le parti si accusano reciprocamente di violare l’accordo.

 

Domenica il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato «azioni decise» contro obiettivi terroristici a Gaza, senza chiarire se ciò comporti una ripresa totale delle operazioni militari. Lo stesso giorno, un alto funzionario di Hamas, Izzat al-Risheq, ha riaffermato l’impegno del gruppo per il cessate il fuoco, accusando Israele di violarlo e di cercare pretesti per i suoi «crimini».

 

L’ala militare di Hamas ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’incidente di Rafah, dichiarando di aver perso contatto con le fazioni locali da marzo e sottolineando che l’area è sotto controllo israeliano.

 

Il ministro Itamar Ben Gvir appartiene al partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere ebraico») è associato al movimento erede del partito Kach, poi dissolto da leggi anti-terroriste varate dal governo Rabin nel 1994, fondato dal rabbino americano Mehir Kahane.

 

Kach è nella lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche di USA, Canada e, fino al 2010, su quella del Consiglio dell’Unione Europea. Il Kahane fu assassinato in un vicolo di Nuova York nel 1990, tuttavia le sue idee permangono nel sionismo politico, in primis l’idea di per cui tutti gli arabi devono lasciare Eretz Israel, la Terra di Israele.

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Come riportato da Renovatio 21, il ritorno al potere Netanyahu è dovuto al boom del partito sionista Otzma Yehudit. Il ministro del patrimonio culturale Amichai Eliyahu, che appartiene al partito sionista, ha dichiarato la disponibilità di nuclearizzare la Striscia di Gaza.

 

A luglio 2024 il ministro sionista aveva infiammato la situazione dicendo di aver pregato sulla Spianata delle Moschee, atto proibito per gli ebrei secondo gli accordi esistenti.

 

A settembre in risposta a sanzioni anti-israeliane emesse dal Belgio, il Ben Gvir aveva dichiarato che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

 

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Terrorismo

Netanyahu era a conoscenza dell’attacco di Hamas del 7 ottobre con giorni di anticipo

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu era stato avvertito personalmente che Hamas si stava preparando a un attacco di vasta portata pochi giorni prima del 7 ottobre 2023, ma non aveva trasmesso l’informazione ai vertici della sicurezza israeliana. Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.   Secondo il giornale, il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed telefonò a Netanyahu circa dieci giorni prima dell’attentato, informandolo che il leader di Hamas, Yahya Sinwar, stava pianificando un’operazione di vasta portata che avrebbe potuto causare spargimento di sangue e destabilizzare la regione.   Secondo quanto riferito, Netanyahu avrebbe minimizzato la minaccia, sostenendo di ritenere più probabile che Hamas agisse in Cisgiordania e che Israele fosse preparato.   Il suo ufficio ha respinto la notizia definendola una «menzogna assoluta», insistendo sul fatto che tale telefonata non ha avuto luogo. La presunta notifica preventiva ha alimentato i dubbi su che cosa sapessero i leader israeliani prima dell’attacco guidato da Hamas e se i segnali di allarme siano stati ignorati.   Haaretz aveva precedentemente riportato che Sinwar aveva inviato messaggi tramite intermediari palestinesi avvertendo che si stava preparando a provocare un «terremoto». Il messaggio sarebbe giunto allo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano, il cui allora capo, Ronen Bar, informò Netanyahu. Anche l’Intelligence egiziana avrebbe avvertito Israele poco prima dell’attacco.

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L’Intelligence israeliana aveva ottenuto separatamente un piano di battaglia di Hamas noto come «Muro di Gerico», che delineava un assalto transfrontaliero, attacchi a posizioni militari e la presa di ostaggi. Il New York Times ha poi riferito che il documento somigliava molto all’operazione del 7 ottobre. I funzionari israeliani hanno contestato quanto seriamente il piano sia stato preso e se sia stato considerato una minaccia imminente.   Il governo di Netanyahu è stato criticato anche per aver permesso per anni l’afflusso di fondi qatariani nella Striscia di Gaza, governata da Hamas. I critici sostengono che tale politica abbia finito per rafforzare il gruppo che Israele ha poi cercato di distruggere con una guerra.   Sono stati sollevati interrogativi anche sulla risposta militare israeliana del 7 ottobre. Indagini hanno suggerito che la cosiddetta «Direttiva Annibale», che autorizza misure estreme per impedire la cattura di soldati, potrebbe aver contribuito alla morte di civili israeliani, poiché le forze hanno colpito veicoli e altri luoghi in cui potevano essere presenti ostaggi o civili.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa l’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha ammesso che Israele aveva utilizzato la «Direttiva Annibale». Intervistato per un’ora dal canale israeliano Channel 12, a Gallant, licenziato da Netanyahu, è stato chiesto: «È stato dato l’ordine di usare la direttiva Annibale?» Gallant rispose: «penso che tatticamente in alcuni posti lo fosse, e in altri no, e questo è un problema».   Come riportato da Renovatio 21, sempre Haaretz tre anni fa aveva ottenuto documenti secondo cui l’IDF aveva autorizzato attacchi contro i propri soldati. All’inizio dell’estate 2024 erano emerse prove secondo cui membri della brigata di intelligence israeliana Unità 8200 avevano avvisato i loro superiori di un imminente attacco da parte di Hamas, che si sarebbe svolto quasi esattamente come era avvenuto il 7 ottobre.   Poco dopo il massacro fa soldatesse israeliane di sorveglianza al confine avevano denunciato il fatto che avevano avvertito dell’intensificazione dell’attività di Hamas prima dell’attacco del 7 ottobre. Tuttavia, il loro allarme sarebbe stato ignorato dai vertici della catena di comando.
 

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Terrorismo

Zakharova: l’Occidente non è al sicuro dal terrorismo ucraino

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I Paesi occidentali che sostengono Kiev non sono in grado di assicurare che gli attacchi terroristici condotti in Ucraina non finiscano per colpire anche i loro stessi cittadini. Lo h dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa Maria Zakharova.

 

Da tempo il Cremlino sostiene che il governo ucraino faccia ricorso a metodi terroristici, colpendo intenzionalmente civili e infrastrutture di carattere civile. Anche il presidente Vladimir Putin è intervenuto sul tema, qualificando come «terrorismo di Stato» la recente minaccia lanciata da Volodymyr Zelens’kyj nei confronti delle compagnie aeree straniere operanti in territorio russo.

 

La Zakharova, in un’intervista rilasciata venerdì a Izvestia, ha dichiarato: «Loro (le nazioni occidentali) hanno creato un mostro, e noi abbiamo sempre detto che questo mostro sarebbe impazzito, come tutti i mostri che hanno creato prima». La portavoce ha poi proseguito: «Quale garanzia hanno che Zelensky non colpirà i propri cittadini quando compirà quegli attacchi terroristici?», aggiungendo: «Nessuno potrebbe mai garantirlo.»

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Lo scorso giugno, a Monaco, una donna di nazionalità ucraina ha messo a segno un attentato dinamitardo, ferendo in modo grave l’imprenditore ucraino esule Vadim Ermolaev insieme ad alcuni suoi familiari. Una volta rientrata in Ucraina, la donna sarebbe stata uccisa da due individui ritenuti i mandanti dell’attacco: un agente in servizio dell’Intelligence militare ucraina HUR e un poliziotto sospettato di operare segretamente per conto dei servizi di sicurezza interni SBU.

 

Le medesime agenzie sarebbero inoltre coinvolte in un episodio di scontri a fuoco avvenuto questa settimana a Kiev, riconducibile a un contrasto sulla custodia di un agente dell’HUR, accusato dall’SBU di aver preso parte a un piano finalizzato al profitto economico e all’organizzazione di un omicidio a sfondo politico.

 

Sul fronte tedesco, gli inquirenti hanno attribuito a cittadini ucraini la responsabilità dell’attentato del settembre 2022 ai danni dei gasdotti Nord Stream, episodio che rappresenta uno dei danni più rilevanti mai inflitti a infrastrutture energetiche in epoca recente.

 

Diverse testate giornalistiche hanno inoltre riportato l’esistenza di operazioni segrete condotte dall’Ucraina in Africa e in Medio Oriente, con l’obiettivo dichiarato di indebolire gli interessi russi nella regione, anche attraverso l’addestramento e la fornitura di armamenti a gruppi armati locali.

 

A Kiev vengono inoltre attribuiti decine di attacchi condotti con droni contro imbarcazioni commerciali impiegate nel traffico marittimo russo, comportamento che Mosca ha più volte definito come una forma autentica di pirateria.

 

Giovedì Putin ha nuovamente puntato il dito contro i sostenitori occidentali dell’Ucraina, sostenendo che la mancata condanna delle azioni criminali attribuite a Kiev li rende, di fatto, complici. Il presidente russo ha promesso «nessun negoziato con i terroristi».

 

La questione terrorista riguardo alla guerra ucraina era emersa ancora anni fa in altri frangenti. Varie strutture di sicurezza occidentali hanno rilevato infatti che alcuni cittadini andati al fronte per combattere per l’Ucraina potrebbero tornare a casa radicalizzati in senso politico-razziale (cioè, essere forsennati nell’ideologia neonazista) e creare attentati su suolo nazionale.

 

Nel 2022 era emerso che il Department for Homeland Security americano temeva che l’Ucraina agisse già ora come una fonte di radicalizzazione in grado da far tornare in patria cittadini pronti a diventare «terroristi domestici».

 

Come riportato da Renovatio 21, anche gli apparati di sicurezza di Parigi sono a conoscenza del fatto che vari cittadini francesi si sono uniti alle truppe ucraine nel nome della comune appartenenza all’estrema destra. L’intelligence nazionale francese aveva stimato in 320 il numero dei suoi connazionali che combattono in Ucraina. Il totale delle potenziali reclute era stato stimato a 800, di cui 120 identificati come di estrema destra e 40 ritenuti di estrema sinistra in termini di ideologia.

 

A stimolare l’attenzione dei giornali e dei servizi di sicurezza era stato a quel tempo l’arresto di due uomini tornati a Parigi dall’Ucraina, che trasportavano illegalmente caricatori per fucili d’assalto e mirini ottici. La stampa locale li aveva descritti come individui di estrema destra precedentemente noti alla Direzione generale della Sicurezza interna francese (DGSI). Entrambi sono stati condannati a 15 mesi di carcere, nove dei quali sospesi.

 

Mosca sostiene inoltre da tempo che l’Ucraina sta addestrando terroristi che colpiscono gli Stati africani del Sahel.

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Come riportato da Renovatio 21, a luglio era emerso che il GUR aveva aiutato i militanti Tuareg nella regione del Sahel nell’Africa occidentale. Una dichiarazione del portavoce del GUR Andrej Yusov è seguita a un attacco Tuareg che ha ucciso decine di militari privati ​​del Gruppo Wagner e personale delle forze armate locali in Mali, innescando una crisi diplomatica che ha visto il Mali interrompere i rapporti diplomatici con Kiev, e il Burkina Faso di accusare gli ucraini di sostegno ai terroristi. Mosca stessa aveva quindi accusato l’Ucraina di sostenere i terroristi nella zona.

 

Due anni fa un giornale di Kiev aveva scritto che personale del servizio segreto ucraino avrebbe addestrato terroristi siriani nella provincia di Aleppo – quelli che in seguito ribaltarono il governo del filorusso Assad per sostituirlo con quello del tagliagole jihadista al-Jolani, ex ISIS ed al-Qaeda, epperò ora ben visto dagli Occidentali e perfino da Israele. In quell’occasione, erano circolati video di militanti islamisti che calpestano e bruciano una bandiera russa che era issata ad Aleppo.

 

Un altro settore in cui la situazione ucraina può ingrassare il terrorismo e l’instabilità globale è quello delle armi.

 

Come riportato da Renovatio 21, il flusso dissennato, infinito di armi verso l’Ucraina già finisce nel mercato nero e da qui nelle mani di criminalità e terroristi. Secondo alcuni, queste armi alimenteranno il terrorismo contro l’Europa per gli anni a venire. La stessa Europol ha dichiarato che le armi spedite in Ucraina come «aiuti» saranno da gruppi criminali nel prossimo futuro.

 

Come riportato da Renovatio 21, ancora anni fa l’allora presidente nigeriano Muhammadu Buhari aveva affermato che le armi trasferite dall’Occidente al governo ucraino hanno iniziato a proliferare nella regione dell’Africa occidentale.

 

Recenti sviluppi riguarderebbero anche l’Italia e in particolare la mafia. Secondo quanto segnalato dal procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, audito in Commissione Antimafia, Cosa Nostra starebbe cercando di acquistare parte delle 800.000 armi da fuoco che sarebbero scomparse o rubate dall’Ucraina dal 2022, tra cui droni e altre armi sofisticate.

 

Su quello che potrebbe succedere dopo la guerra, con la diaspora internazionale dei combattenti nazionalisti integristi ucraini dopo la sconfitta, Renovatio 21 si sta interrogando da tempo.

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Terrorismo

Putin e la minaccia di Zelens’kyj agli aerei civili: «nessun negoziato con i terroristi»

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Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che non possono esserci «negoziati con i terroristi», rispondendo alla minaccia del leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj contro l’aviazione civile nello spazio aereo russo.   Martedì lo Zelens’kyj ha avvertito compagnie aeree, compagnie assicurative e governi stranieri che la crescente campagna ucraina di droni a lungo raggio metterà sempre più a rischio i voli civili sul territorio nazionale.   «I giorni di sicurezza nei cieli russi sono finiti», ha dichiarato lo Zelens’kyj.   Martedì, durante una conferenza stampa a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) in Kirghizistan, a Putin è stato chiesto di rispondere a tali dichiarazioni.   «Se ciò venisse detto ad alta voce, si tratterebbe semplicemente di un passo verso il terrorismo di Stato», ha affermato Putin. «Vorrei inoltre sottolineare che ci stanno chiedendo di riprendere i negoziati; ci stanno chiedendo incontri di persona».

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«Non si negozia con i terroristi» ha dichiarato il presidente della Federazione Russa..   Putin ha aggiunto che Mosca troverà un modo per rispondere se le minacce di Kiev dovessero provocare delle tragedie. «Nessuno ne dubiti», disse.   Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato gli attacchi con droni a lungo raggio contro la Russia, causando ripetutamente la cancellazione di voli e prolungati disagi negli aeroporti, mentre le difese aeree rispondevano alle minacce in arrivo.   La campagna di Kiev ha preso di mira sistematicamente anche le infrastrutture civili, compresi i magazzini russi per l’e-commerce, spingendo Mosca a reagire con attacchi di droni e missili contro le infrastrutture militari e gli impianti di spedizione ucraini. Gli attacchi hanno di fatto paralizzato la principale via di esportazione dell’Ucraina attraverso i suoi porti sul Mar Nero.   A luglio, Putin aveva avvertito che gli attacchi ucraini sul territorio russo avrebbero incontrato una risposta ben più forte. «Risponderemo per le rime, ma con molta più forza», ha affermato.  

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);  
   
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