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Geopolitica

Victoria Nuland si dimette. La sua storia di morte e distruzione non verrà dimenticata

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Si è dimessa Victoria Nuland, il sottosegretario del dipartimento di Stato USA considerabile come la grande pupara dietro alla catastrofe ucraina degli ultimi dieci anni sfociata nella guerra cruenta che ha ucciso centinaia di migliaia di persone. La notizia, che è di grande portata, è stata data pochi minuti fa da un comunicato firmato dallo stesso segretario di Stato Anthony Blinken comparso sul sito governativo del dicastero degli Esteri statunitense.

 

«Victoria Nuland mi ha fatto sapere che intende dimettersi nelle prossime settimane dalla carica di Sottosegretario di Stato per gli affari politici, un ruolo in cui ha incarnato l’impegno del presidente Biden a riportare la diplomazia al centro della nostra politica estera e a rivitalizzare l’economia e la leadership globale dell’America in un momento cruciale per la nostra Nazione e il mondo» scrive il Blinken, che attacca quindi a chiamare la Nuland (vero cognome «Nudelman») con l’affettuoso diminutivo «Toria».

 

«Il mandato di Toria corona tre decenni e mezzo di straordinario servizio pubblico sotto sei presidenti e dieci segretari di Stato. A partire dal suo primo incarico come funzionario consolare a Guangzhou, in Cina, Toria ha ricoperto la maggior parte dei lavori in questo dipartimento. Funzionario politico e funzionario economico. Portavoce e capo dello staff. Vice segretario aggiunto e vice segretario. Inviato Speciale e Ambasciatore. Queste esperienze hanno dotato Toria di una conoscenza enciclopedica di un’ampia gamma di questioni e regioni e di una capacità senza pari di utilizzare l’intero kit di strumenti della diplomazia americana per promuovere i nostri interessi e valori».

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«Ciò che rende Toria davvero eccezionale è la feroce passione che mette nel combattere per ciò in cui crede di più: libertà, democrazia, diritti umani e la capacità duratura dell’America di ispirare e promuovere quei valori in tutto il mondo. Questi erano i principi che guidavano Toria quando ci incontrammo per la prima volta più di 30 anni fa. Sono gli stessi principi che ha portato nel suo lavoro di Sottosegretario e di Vice Segretario di Stato ad interim – un ruolo che ha ricoperto senza interruzioni per sette mesi».

 

«Negli ultimi tre anni, Toria ha guidato questo Dipartimento su tutto, dall’affrontare le crisi complesse nel Sahel, ad Haiti e nel Medio Oriente, all’ampliamento e al rafforzamento delle alleanze e dei partenariati americani in tutta Europa e nell’Indo-Pacifico».

 

Le parole di circostanza, tuttavia, lasciano il posto al tema centrale della carriera di «Toria»: l’Ucraina, cioè la guerra alla Russia.

 

«È proprio la leadership di Toria sull’Ucraina che i diplomatici e gli studiosi di politica estera studieranno negli anni a venire» assicura Blinken, anche lui discendente di ebrei fuggiti dall’Ucraina.

 

«I suoi sforzi sono stati indispensabili per affrontare l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte di Putin, schierando una coalizione globale per garantire il suo fallimento strategico e aiutando l’Ucraina a lavorare verso il giorno in cui sarà in grado di reggersi con forza sulle proprie gambe – democraticamente, economicamente e militarmente».

 

«C’è così tanto da ammirare in Toria oltre la sua abilità diplomatica. Dice sempre quello che pensa, a mio vantaggio e a vantaggio della nostra politica estera. Lei difende e investe sempre nei diplomatici americani, facendo loro da mentore, incoraggiandoli e assicurando che loro e le loro famiglie abbiano ciò che meritano e ciò che la nostra missione richiede. Trova la luce nei momenti più bui, ti fa ridere quando ne hai più bisogno e ti copre sempre le spalle» dice Blinken, che non tenta nemmeno di nascondere quanto la Nuland, di fatto, fosse più importante di lui, chitarrista fallito, nelle decisioni vere della geopolitica americana e mondiale – decisioni che hanno incendiato il mondo.

 

«Siamo così grati per il servizio di Toria e per il segno duraturo che ha lasciato in questa istituzione e nel mondo». Il segno della Nuland, per quanto vediamo noi, è una scia di morte e distruzione della quale ancora non vediamo la fine.

 

La notizia delle dimissione della pupara della politica antirussa arriva nel momento in cui, bizzarramente, un articolo del New York Times con oltre 200 (duecento) fonti rivelava che la CIA ha poderose basi piazzate sul territorio ucraino dal 2014 – ossia dall’anno del colpo di Stato di Maidan organizzato con i famigerati 5 miliardi di dollari che la Nuland aveva dichiarato di aver investito a Kiev, dall’alto dei quali, nella famosa telefonata intercettata all’ambasciatore Pyatt, si permetteva di dire «Fuck the EU», ossia «fanculo all’Unione Europea».

 

Il video con l’intercettazione sta gradualmente sparendo da YouTube, ma su qualche canale ancora resiste.

 

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La tempistica farebbe quindi pensare all’ipotesi, già discussa sulle colonne di Renovatio 21, che stia per andare in atto un grande sbaraccamento: gli USA si potrebbero ritirare dall’Ucraina, oramai considerata per persa, anche rispetto ad un elettorato che a breve andrà al voto e non vuole assistere allo scialo ulteriore delle risorse nel grottesco teatro politico-militare di Kiev.

 

L’altra ipotesi, più inquietante, è quella per cui si tratta di una finta: fanno rivelazioni sul fatto che sostanzialmente Putin aveva ragione e allontanano la sua acerrima nemica «Toria» per poi procedere ad un attacco diretto – il famoso scontro diretto NATO-Russia di cui parlano i giornali europei e pure i presidenti, da avviarsi magari con un bel false flag fatto scattare magari proprio quando la Russia si ferma a tirare il fiato. Anche Mosca, come noto, a breve va alle elezioni…

 

Blinken dice che assieme a Biden ha già chiesto al sottosegretario alla gestione John Bass di ricoprire l’incarico di sottosegretario di Stato ad interim per gli affari politici fino alla conferma della sostituzione della Nuland. Chi prenderà certe decisioni, insomma, non è ancora noto. Di certo il Bass non potrà mai sostituire la Nuland, che, come ricordato, da decenni tirava i fili più oscuri e cruenti della trama mondiale.

 

A quanti sostengono che con chiunque verrà dopo di lei non cambierà nulla, anzi magari sarà peggio, diciamo che non conoscono la portata personale, famigliare, metafisica dell’odio che la Nuland cova verso la Russia.

 

La Nuland è una cosiddetta neoconservatrice. I neocon sono un gruppo di discepoli, in genere di origini ebraiche, del filosofo ebreo tedesco trapiantato in USA Leo Strauss. Si dice, professore all’Università di Chicago, lo Strauss aveva un lato essoterico – le sue lezioni pubbliche – ed uno esoterico, a cui impartiva un insegnamento segreto ad un gruppo di studenti scelti.

 

Lo Strauss insegnava, tra le altre cose, l’uso della «nobile menzogna». Secondo quanto riportato, il professore invitava gli studenti più vicini a lui ad organizzare azioni di disturbo nei confronti di professori avversari.

 

Un numero consistente di straussiani, riconducibili al movimento autonominatosi «neoconservatore» che ha derivazione originariamente trotskista, è riuscito ad infiltrarsi in amministrazioni sia repubblicane che democratiche sin dai tempi di Ronaldo Reagan: Paul Wolfowitz arrivò ad essere piazzato a capo della Banca Mondiale, William Kristol fu capo di gabinetto del vicepresidente Dan Quayle, Lews «Scooter» Libby fu considerato un’eminenza grigia dell’amministrazione Bush junior, dove anche l’onnipotente vicepresidente Dick Cheney si diceva essere influenzato da Strauss e dai neocon, che domandavano una guerra frontale e permanente con tutti i Paesi che non si genuflettevano del tutto all’egemonia della superpotenza americana: Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, Iran… Qualcuno fa notare che si trattava quasi sempre di Nazioni in conflitto con lo Stato Ebraico.

 

La Nuland è una neocon per formazione e matrimonio, avendo sposato Robert Kagan, attivissimo fulcro, con il fratello e il padre, dei think tank neocon che hanno stabilito la politica estera americana degli anni 2000, per esempio la guerra in Iraq. Sono gli stessi, che, all’interno di un gruppo chiamato Progetto per un nuovo secolo americano (PNAC) nel 2000 vergarono il rapporto Ricostruire le difese dell’America dove si parlava della necessità di «una nuova Pearl Harbor», poi per coincidenza concretatasi con il megaterrorismo dell’11 settembre 2001.

 

Ad ogni modo il marito Kagan, anche lui proveniente da una famiglia di ebrei fuggiti dalla Russia, è, teniamo a mente, un anti-trumpiano zelota che all’elezione di Biden scrisse per il Washington Post un editoriale in cui sosteneva che il fatto che Donald avesse perso le elezioni non era abbastanza e la società americana trumpizzata era il vero problema – il vero nemico? – a cui bisognava pensare.

 

Qualcuno sostiene che i neocon abbiano in odio almeno da quando mandò lo zio di Christian De Sica ad uccidere a colpi di ascia Leone Trotskij. Secondo alcuni teorie circolanti in ambienti americani, alcuni neocon godrebbero di fortune che Trotskij avrebbe portato con sé fuggendo dall’Unione Sovietica, e dell’aiuto di servizi segreti e di circoli di potere interessati ad utilizzare la rivoluzione permanente – divenuta, di fatto, per i discendenti neoconi, «guerra permanente» – come strumento di dissoluzione degli ordini sociali e nazionali necessaria all’instaurazione della sinarchia tecnocratica definitiva.

 

Va notato, tuttavia, che la «Toria» ha un conto aperto con la Russia a livello transgenerazionale, in quanto il nonno sarto ebreo fuggì dai Pogrom in Bessarabia a inizio Novecento, ma a rimanerne segnato fu essenzialmente il padre, il chirurgo e bioetico Shervin B. Nuland.

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Nato nel Brox come Shepsel Ber Nudelman, divenne medico e storico della medicina, con specializzazione in chirurgia, e cambiò il suo cognome nel più american sounding Nuland perché, disse, testimoniò episodi di discriminazione antisemita.

 

Agnostico dichiarato ma ebreo ortodosso praticante, nella sua carriera di esperto di bioetica e filosofia medica l’uomo dichiarò di aver un «rapporto unico» con la morte, dedicando specifici saggi.

 

Nuland senior è ricordato come, in verità, come vittima della malattia mentale. In un discorso TED del 2001, pubblicato nell’ottobre 2007, parlò della sua grave depressione e dei suoi pensieri ossessivi nei primi anni ’70, probabilmente causati dalla sua infanzia difficile (il nonno ebreo moldavo di Toria era forse molto severo) e dalla fine del suo primo matrimonio.

 

Poiché la terapia farmacologica risultava inefficace, fu suggerita una lobotomia, tuttavia il suo medico curante optò per una terapia elettroshock, la quale, assicura Nuland il vecchio, lo portò alla guarigione.

 

Curiosamente, Nuland padre morì nella sua casa di Hamden, nel Connecticut, di cancro alla prostata, il 3 marzo 2014, ossia proprio nei giorni in cui il golpe di Maidan, progettato dalla figlia Victoria, stava trovando sfogo tra rivolte di piazza e misteriosi cecchini che sparavano indiscriminatamente su manifestanti e polizia.

 

Oltre all’odio genetico, patologico, transgenerazionale – e atomico – per Mosca, possiamo ricordare altri punti salienti della recente carriera della straussiana.

 

Come riportato da Renovatio 21, è significativo anche il video in cui, mesi fa, annunziava in conferenza stampa che il Nord Stream 2 sarebbe stato terminato nel caso la Russia avrebbe invaso l’Ucraina.

 

Dopo la sua ammissione in udienza al Senato riguardo ai biolaboratori USA in Ucraina, la Duma – il Parlamento russo – l’ha invitata a Mosca a spiegarsi, tuttavia la Nuland-Kagan non pare aver accettato l’invito.

 

Ad agosto era volata in Niger per incontrare la giunta golpista e metterla in guardia contro l’arruolamento dell’appaltatore militare privato russo Wagner. Prigozhin, al sentirlo, gioì.

 

Lo scorso maggio aveva dichiarato che la Crimea costituiva un «obiettivo legittimo» dell’esercito ucraino. In Sudafrica aveva definito la titanica questione della de-dollarizzazione globale in corso «una chiacchiera».

 

Poche settimane fa era tornata a Kiev, facendo scattare, anche simpaticamente, la diplomazia del Cremlino, che disse che, come l’altra volta nel 2014, quando distribuì biscotti alla gente in piazza Maidan, la visita del vicesegretario per gli affari eurasiatici non portava nulla di buono.

 

Il nome di Victoria Nuland è stato fatto in messaggio di Donald Trump contro la prospettiva della Guerra Mondiale.

 

«Per decenni, abbiamo avuto le stesse persone, come Victoria Nuland e molte altre come lei, ossessionate dall’idea di spingere l’Ucraina verso la NATO, per non parlare del sostegno del Dipartimento di Stato alle rivolte in Ucraina… Queste persone hanno cercato lo scontro per molto tempo, proprio come nel caso dell’Iraq e di altre parti del mondo, e ora stiamo vacillando sull’orlo della Terza Guerra Mondiale. E molte persone non lo vedono, ma io lo vedo e ho avuto ragione su molte cose».

 

Ricordiamo, infine, il messaggio finale di Gonzalo Lira, registrato al confine tra Ucraina e Ungheria, dove stava cercando di scappare in moto per chiedere asilo politico. Negli ultimi attimi di libertà prima di essere catturato e messo in prigione – dove ha trovato la morte – Lira rivelò che lo avevano informato che Victoria Nuland conosceva bene il suo caso, e che lo odiava visceralmente.

 

La tragica morte di Gonzalo, è, in fondo, solo una delle tante, delle tantissime, che discendono da «Toria». Una generazione intera di ragazzi ucraini è stata spazzata via.

 

Di questo, non di altro, gli storici onesti scriveranno. Il giudizio finale, ad ogni modo, lo darà qualcun altro.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine di pubblico dominio CCo via Flickr, modificata

Geopolitica

Ben Gvir: il Libano dovrebbe essere il parco giochi di Israele

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L’esercito israeliano dovrebbe proseguire le operazioni in Libano nonostante le pressioni statunitensi, ha affermato Itamar Ben-Gvir, ministro della sicurezza nazionale israeliano di orientamento intransigente.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno esteso la loro presenza nel Libano meridionale dall’inizio di marzo, dopo che il gruppo militante Hezbollah ha lanciato razzi contro Israele in appoggio all’Iran. Da allora, Teheran ha indicato la fine dei combattimenti in Libano come condizione essenziale per i negoziati di pace con gli Stati Uniti, inducendo il presidente Donald Trump a criticare gli attacchi aerei israeliani nel Paese.   Parlando con i giornalisti, il Ben-Gvir ha sostenuto che Israele dovrebbe far capire chiaramente a Trump di «non poter accettare un cessate il fuoco in Libano», dove più di 4.000 persone sono state uccise da quando Israele ha ripreso le operazioni militari. Ha aggiunto che lo Stato ebraico non dovrebbe ritirare le sue truppe e consentire a Hezbollah di riarmarsi.

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Il ministro sionista ha definito il Libano come un «paese che sostiene il terrorismo», aggiungendo che «anche con un numero minore di soldati, possiamo ottenere risultati se il Libano è il nostro terreno di gioco». In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.   Secondo un memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana tra Stati Uniti e Iran, le parti hanno proclamato la «cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano».   Lunedì, il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato che sono stati compiuti «ottimi progressi» su un meccanismo di de-escalation per il Libano durante i colloqui con l’Iran in Svizzera. I mediatori Qatar e Pakistan hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui affermano che le parti «hanno concordato sulla creazione di una cellula di de-escalation», mentre i negoziati tecnici sulla questione proseguiranno in settimana.   Tuttavia, il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che Israele manterrà «completa libertà d’azione» in Libano e «ovunque sia necessario». Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che l’esercito ha «piena libertà d’azione per contrastare qualsiasi minaccia diretta o emergente».   «Le Forze di Difesa Israeliane non hanno restrizioni a questo riguardo», ha aggiunto Netanyahu, secondo il Times of Israel. I politici israeliani hanno criticato la tabella di marcia di pace tra Stati Uniti e Iran, considerandola inefficace nel sostenere gli obiettivi bellici di Israele.   Nel corso di una serie di accese telefonate con Netanyahu questo mese, Trump ha invitato il leader israeliano a interrompere gli attacchi in Libano, accusandolo, a quanto pare, di non avere «un cazzo di giudizio».   Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.   A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.   L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».  

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Immagine del 2006 di Jón BJÖRGVINSSON via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 
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Geopolitica

L’Occidente non nasconde più i piani di guerra con la Russia: l’avvertimento di Putin

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Le nazioni occidentali non nascondono più i loro preparativi per una guerra con la Russia, ha affermato il presidente Vladimir Putin, aggiungendo che i leader della NATO e dell’UE stanno usando «false affermazioni» sulla presunta «minaccia russa» per giustificare una militarizzazione dilagante.

 

Putin ha rilasciato queste dichiarazioni martedì, durante una cerimonia al Cremlino per i laureati delle accademie militari, di sicurezza e di polizia russe, affermando che la posizione della NATO è passata dal sostegno a Kiev con armi e finanziamenti a veri e propri preparativi di guerra.

 

«Ora dicono apertamente che si stanno preparando alla guerra contro di noi, aumentando i budget per le offensive militari», ha affermato Putin. Ha sostenuto che i governi occidentali stanno usando lo stesso schema che è sempre stato usato contro la Russia.

 

«Inizialmente, creano minacce per il nostro Paese, ci costringono ad adottare misure necessarie per l’autodifesa, e poi ci accusano immediatamente di ogni sorta di peccato mortale per giustificare la continuazione della loro politica aggressiva», ha affermato, tracciando parallelismi con i tentativi della Germania nazionalsocialista e di altri Paesi occidentali di etichettare l’Unione Sovietica come aggressore dopo l’invasione a sorpresa di Hitler nel 1941.

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Le dichiarazioni di Putin giungono mentre i membri europei della NATO e il Canada hanno aumentato la spesa per la difesa del 20% in termini reali entro il 2025, raggiungendo un totale di 574 miliardi di dollari, citando la presunta «minaccia russa». Mosca ha respinto le speculazioni su un suo piano di attacco ai paesi della NATO definendole «assurdità».

 

Riferendosi alla campagna di droni ucraini contro le città russe, Putin ha affermato che gli attacchi alle infrastrutture civili sono concepiti per «destabilizzare la società» piuttosto che per raggiungere obiettivi militari. «Quando tutto l’Occidente lavora per loro, con questo enorme flusso di droni, [l’obiettivo è] creare dubbi sulle azioni delle Forze Armate russe», ha dichiarato.

 

Putin ha tuttavia osservato che le nazioni europee sono ancora riluttanti a lanciare attacchi contro la Russia dal proprio territorio perché «capiscono che ci saranno ritorsioni».

 

Le dichiarazioni di Putin giungono mentre l’Ucraina continua a condurre attacchi a lungo raggio in profondità nel territorio russo, che spesso causano vittime civili.

 

La scorsa settimana, Kiev ha lanciato un raid di droni su Mosca – il più grande degli ultimi due anni – con il sindaco Sergej Sobjanin che ha riferito della distruzione di 194 droni. L’attacco ha danneggiato una raffineria di petrolio, un centro commerciale e diversi edifici residenziali, provocando il ferimento di oltre una dozzina di persone.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’ulteriore ondata di droni ha comportato la chiusura di quattro aeroporti della capitale russa.

 

L’impressione che si può averne è che se non si ferma al più presto la guerra ucraina, potrebbe scoppiare la Guerra Mondiale. In questo senso l’avvertimento di Putin è chiarissimo, e drammatico.

 

Il sostegno finanziario, politico e militare assegnato al regime Zelens’kyj (con i suoi vizi e i suoi cessi d’oro) dal governo italiano potrebbe essere il più devastante errore della storia dell’Italia repubblicana. Non solo, a partire dalle sanzioni antirusse del 2014, sono state perse diecini di miliardi di euro di export per le nostre imprese e dalle bollette pazze per il rifiuto dell’importazione del gas russo, ma la stessa incolumità della popolazione italiana, in un contesto di isterica escalation verso il conflitto continentale e globale, è in grave pericolo.

 

Lo Stato esiste, si pensa, per proteggere i suoi cittadini, uniti per creare un sistema che combatta i pericoli che incombono sul singolo e sulla collettività. Ciò è talmente dimenticato da chiunque che può suonare a taluni come una barzelletta.

 

Lo Stato moderno, ritiene Renovatio 21, ha un compito opposto: quello di eliminare il suo stesso popolo. Ora: se non ci riesce tramite contraccezioni, aborti, predazioni di organi, psicodroghe, eutanasie, suicidi e medicine letali, magari può riuscirvi attraverso una guerra termonucleare globale, provocata artatamente provocando il Paese che dispone di più testate atomiche.

 

Il tema diventa di urgenza assoluta: possiamo permetterci per quanto un governo filo-ucraino?

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);

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Nonostante le pressioni USA, la Siria per ora è «non disposta né preparata» ad attaccare il Libano e Hezbollah

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Il presidente siriano ed ex capo di Al-Qaeda, Ahmad al-Sharaa, previamente conosciuto come il terrorista jihadista al-Jolani, non è «disposto né pronto» a lanciare un’offensiva militare contro il Libano, nonostante le crescenti pressioni statunitensi. Lo riporta l’emittente israeliana KAN.   KAN ha citato una fonte siriana ben informata secondo la quale il Jolani è «preoccupato» che un attacco di Damasco contro Hezbollah venga percepito in tutta la regione come un’azione che «serve» gli interessi di Israele.   Ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla «legittimità» di Damasco. Per ora, il presidente siriano autoproclamato esclude un attacco contro il Libano e le sue forze di resistenza, a meno che Israele non decida di ritirare le sue truppe dalla Siria, afferma il rapporto.   Israele ha respinto il ritiro sia dalla Siria che dal Libano. Il canale  KAN ha anche affermato che la Turchia, da tempo sostenitrice di Sharaa fin dai tempi di Abu Muhammad al-Julani, fondatore e leader del Fronte al-Nusra di Al-Qaeda, ha esortato Damasco a non intraprendere tale incursione.   Secondo alcune fonti, Ankara teme che un attacco siriano al Libano possa «incoraggiare» lo Stato Ebraico e «rafforzare» la sua posizione. «Trump ha proposto un quadro in cui l’esercito siriano svolgerebbe un ruolo centrale in un futuro tentativo di disarmare Hezbollah», ha riportato i24 mercoledì.

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Secondo quanto riferito, le autorità libanesi si sono mostrate perplesse riguardo all’idea durante i recenti colloqui diretti con funzionari israeliani, mediati dagli Stati Uniti e svoltisi nonostante le restrizioni legali imposte dal Libano.   Secondo alcune fonti, le autorità israeliane sarebbero preoccupate per l’efficacia di un attacco siriano contro Hezbollah. «Alcuni degli accordi attualmente in discussione potrebbero, in definitiva, rafforzare Hezbollah politicamente e militarmente anziché diminuirne l’influenza», ha riportato i24.   All’inizio di questa settimana, il Jolani  ha affermato che le voci su un’incursione siriana in Libano erano solo «indiscrezioni». «L’obiettivo della Siria è porre fine alla guerra in Libano, non espanderla o esserne coinvolti», ha sottolineato.   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente esortato la Siria ad attaccare Hezbollah, scrive The Cradle. I gruppi di resistenza iracheni alleati di Hezbollah hanno avvertito il governo siriano e le sue forze che interverranno se Damasco lancerà un attacco contro il Libano.   In seguito alla caduta dell’ex presidente Bashar al-Assad nel dicembre 2024, la Siria ha subito un significativo cambiamento geopolitico, poiché il governo di Sharaa si è allineato con Washington e ha avviato colloqui con Israele. Gli Stati Uniti hanno in gran parte revocato le sanzioni contro la Siria e definito Damasco un «partner» nella lotta globale contro l’ISIS, ignorando il passato del Jolani come leader di Al-Qaeda e, in precedenza, come vice del fondatore dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi.   Hezbollah ha combattuto in Siria per anni al fianco del precedente governo, contribuendo a riconquistare aree controllate da gruppi estremisti come il Fronte al-Nusra di Al-Qaeda, Ahrar al-Sham e altri considerati dall’Occidente come «l’opposizione siriana».   Il Fronte al-Nusra, guidato da Sharaa, è stato ribattezzato Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e ha finito per rovesciare il governo di Assad nel 2024. HTS e altre fazioni estremiste legate all’ISIS attualmente dominano quello che è diventato il nuovo ministero della Difesa e l’esercito siriano.

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