Geopolitica
Obama afferma che Israele ha cercato di trascinare anche lui in guerra con l’Iran
L’ex presidente Barack Obama ha affermato lunedì in un’intervista che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe cercato di trascinarlo in una guerra con l’Iran.
Obama ha dichiarato alla rivista New Yorker che, durante tutta la sua presidenza, Netanyahu aveva tentato di usare le stesse argomentazioni già impiegate con il presidente Donald Trump per lanciare una guerra su vasta scala contro il regime iraniano. I critici della guerra contro l’Iran hanno sostenuto che Israele ha spinto Trump a entrare in conflitto contro gli interessi americani, e il New York Times ha riferito che Netanyahu e il Mossad hanno esercitato forti pressioni sul presidente prima dei primi attacchi del 28 febbraio.
«Credo che la mia previsione fosse corretta», ha detto Obama. Forse con la guerra Netanyahu ha «ottenuto ciò che voleva. Se questo sia davvero ciò che è meglio per il popolo israeliano, me lo chiedo. Se penso che sia ciò che è bene per gli Stati Uniti e per l’America, me lo chiedo. Credo che ci siano numerose prove delle mie divergenze con il signor Netanyahu».
Obama ha anche commentato le minacce di Trump, risalenti ai primi di aprile, di annientare la civiltà iraniana.
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«Credo che la leadership americana, rappresentata dal Presidente degli Stati Uniti, debba riflettere un rispetto fondamentale per la dignità umana e la decenza, non solo entro i nostri confini, ma anche al di fuori di essi», ha dichiarato l’ex presidente al New Yorker. «Fa parte della responsabilità di un leader. Se non diamo voce a questi valori fondamentali – che ci sono persone innocenti in Paesi con governi terribili e che dobbiamo prenderci cura di loro, che possiamo commettere errori se non ci guardiamo dall’arroganza e dal puro interesse personale… Se non abbiamo queste cose, il mondo può andare in rovina».
Il reportage del New York Times di inizio aprile descriveva nei dettagli un incontro cruciale avvenuto a febbraio tra Trump, Netanyahu e alti funzionari del gabinetto e della sicurezza nazionale sia dell’amministrazione Trump che del governo di Netanyahu.
Durante l’incontro, i funzionari israeliani hanno proposto a Trump una guerra per il cambio di regime che si sarebbe conclusa con una vittoria quasi certa e avrebbe indebolito a tal punto il regime da impedirgli di isolare e controllare lo Stretto di Ormuzzo. Anche l’intelligence del Mossad era ottimista, affermando che, se i bombardamenti fossero stati sufficientemente intensi, avrebbero potuto creare le condizioni per un rapido rovesciamento del regime da parte dell’opposizione in Iran. L’agenzia di spionaggio ha inoltre paventato la possibilità che i combattenti curdi iraniani aprissero un nuovo fronte di guerra, alimentando così il collasso del regime.
«Il signor Netanyahu ha tenuto la sua presentazione con un tono di voce sicuro e monocorde», ha riportato il New York Times. «Sembra aver fatto presa sulla persona più importante presente nella stanza, il presidente americano. ‘Mi sembra un’ottima cosa’, ha detto Trump al primo ministro. Per Netanyahu, questo ha rappresentato un probabile via libera per un’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele».
L’amministrazione Trump ha ripetutamente negato che Israele abbia avuto un ruolo determinante nella decisione di lanciare l’operazione Epic Fury, e lo stesso ha fatto Netanyahu.
«Avrebbero attaccato se non lo avessimo fatto noi», ha detto Trump all’inizio di marzo, all’inizio della guerra. «Avrebbero attaccato per primi. Ne ero fermamente convinto. Pensavo che avrebbero attaccato per primi e non volevo che accadesse. Quindi, semmai, potrei aver costretto Israele ad agire. Ma Israele era pronto, e noi eravamo pronti, e abbiamo avuto un impatto davvero notevole».
Il 20 aprile Trump è stato ancora più esplicito, scrivendo in un post su Truth Social: «Israele non mi ha mai convinto a entrare in guerra con l’Iran».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Netanyahu vuole portare Erdogan alla Corte Penale Internazionale
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Geopolitica
La Russia colpisce data center e siti logistici in Ucraina. Bombardata anche Vodafone
Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che l’esercito russo ha preso di mira i data center degli operatori di telefonia mobile, oltre a numerosi magazzini e infrastrutture critiche in tutta l’Ucraina.
Domenica il ministero ha aggiornato l’ultima serie di attacchi a lungo raggio, elencando gli obiettivi. Nella regione di Kiev è stato colpito un grande magazzino del gruppo Zammler, usato per stoccare e distribuire gli aiuti militari occidentali destinati all’Ucraina.
Filmati online mostrano una colonna di fumo nero dal centro logistico nel villaggio di Krasilovka. Il magazzino avrebbe subito danni consistenti e gli impatti avrebbero innescato un incendio durato diverse ore.
Местни медии разпространяват кадри от удар по Киев през изминалата нощ.
Според кмета Кличко е ударен склад, което е предизвикало пожар.
Руското министерство на отбраната съобщава,
че руските сили са нанесли удар по център за данни на Vodafone в Киев – един от големите… pic.twitter.com/qzRYtJwZTW— Стамен Тошков (@StamenToskov) September 27, 2026
🇷🇺🇺🇦⚡️ — Le conseguenze di un attacco contro un centro logistico appartenente alla società di trasporti Zammler Group nell’oblast di Kiev. pic.twitter.com/yTlMOcrjjJ
— Erny110393 🇮🇹🇷🇺 (@erny110393) September 28, 2026
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Gli attacchi hanno colpito anche un data center a Kiev di Vodafone Ucraina. Il ministero ha descritto il principale fornitore come una delle «maggiori aziende che forniscono servizi di comunicazione mobile e internet ad alta velocità» all’esercito ucraino. Più tardi, nello stesso giorno, sono stati colpiti anche i data center del provider Omega Telecom e dell’operatore Kievstar.
Di recente Mosca ha concentrato l’attenzione sui data center ucraini: diversi fornitori di internet e telefonia hanno segnalato danni e problemi di connettività.
Les forces armées russes 🇷🇺 ont frappé un centre de traitement de données de l’entreprise britannique 🇬🇧 Vodafone.
Elle fournit des services de téléphonie mobile et d’internet aux forces armées 🇺🇦
Vodafone est l’un des plus grands opérateurs de téléphonie mobile au monde. pic.twitter.com/ER2MSN7Bs8
— Benoit Martin (@benoitm_mtl) September 27, 2026
Russia continues to strike Ukrainian internet providers. And really, what do Ukrainian Nazis need the internet for? 😂
In Kiev, a strike hit the office of the mobile operator Vodafone in the Lukyanivka district. pic.twitter.com/UnErf050cY
— Victor vicktop55 commentary (@vick55top) September 27, 2026
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Secondo il ministero, due magazzini usati per lo stoccaggio di droni d’attacco sono stati colpiti nell’oblast’di Nikolaev, e un altro deposito per droni intercettori a Odessa. In precedenza il produttore ucraino Pegasus Arms aveva sospeso le attività, sostenendo che lo stabilimento era stato gravemente danneggiato dai raid russi all’inizio di questa settimana. L’azienda aveva già interrotto le operazioni a fine anno scorso per gli attacchi, per poi riprenderle dopo il trasferimento della produzione.
La città portuale di Kiliya, sul Danubio, è stata colpita duramente nell’ultima ondata. Secondo il ministero sono stati presi di mira siti infrastrutturali portuali, una base navale, un posto di guardia di frontiera e quattro magazzini di equipaggiamento militare. Inoltre l’esercito ha colpito due navi da carico al largo di Odessa, ritenute usate per il trasporto di materiale militare e merci a duplice uso per le forze ucraine.
Nelle ultime settimane sia Kiev sia Mosca hanno intensificato gli attacchi a lungo raggio dopo che l’Ucraina ha lanciato la sua «campagna di pressione» durante l’estate. La Russia ha risposto ampliando in modo marcato il raggio d’azione dei raid in tutto il Paese, paralizzando di fatto il traffico marittimo ucraino nei porti del Mar Nero e causando gravi interruzioni alla logistica in altre zone.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
USA e Cina istituiscono una linea diretta per le segnalazioni di «incidenti legati all’IA»
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