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Vaccini autopropaganti: la ricerca continua

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Un articolo del National Geographic illustra come gli scienziati siano sempre alla ricerca dei cosiddetti «vaccini autopropaganti», ossia di vaccini che, una volta iniettati in alcuni individui, sono in grado di diffondersi in tutta la popolazione autonomamente, senza bisogno di siringhe, propagandosi insomma a mo’ di epidemia.

 

I vaccini autopropaganti, quindi, sono di fatto un’infezione che dalla popolazione vaccinata si diffonde verso la popolazione non vaccianta. Ogni possibile obiezione alla vaccinazione (e con essa, il problema dell’etica medica, con il consenso informato etc.) sarebbe quindi vinta alla radice.

 

All’attuale stato della ricerca, il vaccino autopropagante sarebbe costituito essenzialmente da un virus ricombinante ottenuto per ingegneria genetica in grado di contagiare chiunque sia sufficientemente vicino all’individuo inoculato, in modo che una persona possa potenzialmente diffondere il vaccino a molte altre persone ignare.

 

«Immagina una cura contagiosa quanto la malattia che combatte: un vaccino che potrebbe replicarsi nel corpo di un ospite e diffondersi ad altri vicini, proteggendo rapidamente e facilmente un’intera popolazione dagli attacchi microbici. Questo è l’obiettivo di diversi team in tutto il mondo che stanno facendo rivivere ricerche controverse per sviluppare vaccini autodiffusi» scrive il National Geographic.

 

«I ricercatori stanno attualmente sviluppando vaccini autodiffusivi per Ebola, tubercolosi bovina e febbre di Lassa, una malattia virale diffusa dai ratti che causa fino a 300.000 infezioni all’anno in alcune parti dell’Africa occidentale. L’approccio potrebbe essere ampliato per colpire altre malattie zoonotiche, tra cui la rabbia, il virus del Nilo occidentale, la malattia di Lyme e la peste».

 

«I sostenitori dei vaccini autodiffusi affermano che potrebbero rivoluzionare la salute pubblica interrompendo la diffusione di malattie infettive tra gli animali prima che si possa verificare uno spillover zoonotico, prevenendo potenzialmente la prossima pandemia» continua la prestigiosa rivista americana.

 

Allo stato attuale, la tecnologia dei vaccini autopropaganti è basata su un citomegalovirus (CMV), un gruppo che appartiene alla famiglia degli herpes, che rimane nel corpo per tutta la vita ed è specie-specifico.

 

Come già scritto su Renovatio 21, la teoria di un vaccino che si diffonde epidemicamente ha implicazioni etiche enormi: verrebbero vaccinate persone che in nessun modo hanno espresso il loro consenso. Ma sappiamo che, con l’era del COVID e dell’mRNA a seppellire Norimberga ed Oviedo e l’etica medica tutta, oramai il consenso informato è poco più di un organo vestigiale di un’era bioetica precedente, una barzelletta risalente alla storia medica antica.

 

Ulteriormente, preoccupazione dovrebbe destare il fatto che gli studi sul campo o di laboratorio di questi vaccini sono stati estremamente limitati, con un solo test sul campo condotto nel 1999. Ma, anche qui, sappiamo che dopo il 2020, ogni protocollo di sperimentazione è saltato, e si possono innestare in miliardi di persone farmaci di cui non è stata completata la sperimentazione e di cui non si conosce in alcun modo l’effetto a lungo termine.

 

L’unico esperimento sui vaccini autopropaganti è stato condotto quasi un quarto di secolo fa su dei conigli.

 

«Il team di ricerca ha catturato 147 conigli, gli ha messo dei microchip nel collo, ha somministrato il vaccino a circa la metà di loro e li ha rilasciati tutti in natura. Per i successivi 32 giorni, i conigli vaccinati e non vaccinati hanno vissuto normalmente. Quando i ricercatori hanno ripreso i conigli con microchip che non erano stati vaccinati in origine, hanno scoperto che il 56% di loro aveva anticorpi contro entrambi i virus, indicando che il vaccino si era diffuso con successo dagli animali vaccinati a quelli non vaccinati» scrive National Geographic.

 

Non tutti, fortunatamente, sono disposti a bersi tranquillamente anche questa ennesima follia di biopolitica vaccinale.

 

«Una volta che si imposta qualcosa di ingegnerizzato e autotrasmissibile nella natura, non si sa cosa gli succede e dove andrà», ha avvertito Jonas Sandbrink, ricercatore di biosicurezza presso il Future of Humanity Institute dell’Università di Oxford. «Anche se inizi semplicemente con l’esporre le popolazioni animali, parte degli elementi genetici potrebbero ritrovare la loro strada negli esseri umani».

 

Tuttavia, come riporta Infowars, l’interesse per la tecnologia è riemerso nel 2016 e nuovi esperimenti dovrebbero iniziare entro il prossimo anno sul vaccino contro il virus Lassa, ma a causa della «natura estremamente rischiosa e internazionale di questo lavoro» e delle conseguenze «potenzialmente irreversibili», questa ricerca sperimentale deve ancora affrontare numerosi ostacoli etici e legali.

 

«Non possiamo nemmeno convincere le persone a prendere un vaccino in una pandemia globale. L’idea che saresti in grado di vaccinare di nascosto la popolazione con un virus senza provocare rivolte è solo, sai, è roba di fantasia. Non sarà mai usato negli esseri umani», secondo Alec Redwood, ricercatore principale presso l’Università dell’Australia occidentale.

 

«Non è necessario essere uno studioso di Rhodes per capire che le persone saranno nervose per la diffusione di un vettore virale. È un concetto che spaventerà le persone», ha detto Redwood, il quale però crede che la ricerca vada comunque fatta, per tenerla «nell’armadio» qualora ne avessimo bisogno.

 

Si tratta del ragionamento tramite il quale, a Wuhano e non solo, sono stati fatti esperimenti di bioingegneria Gain of Function per rendere umano-compatibili e letali virus specie-specifici come quelli dei pipistrelli.

 

Il risultato è stato una catastrofe le cui conseguenze politiche e biologiche non sono ancora chiare.

 

Quando qualcuno avrà il coraggio di chiedere il bando totale della bioingegneria e degli esperimenti sui virus?

 

Perché per l’energia atomica c’è stato dibattito seguito da passi indietro e regolamentazione, mentre per la virologia, la biologia sintetica e l’ingegneria genetica non c’è ancora alcun discorso pubblico?

 

Forse perché su di essi c’è ancora un inscalfibile interesse militare?

 

Armi biologiche

I test DNA commerciali usabili per produrre bioarmi personalizzate: lo dice Commissione Intelligence USA

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La genetica di consumo, sempre più diffusa, può servire per curare e per intrattenere la curiosità degli utenti – ma potrebbe anche essere usata per ucciderli.

 

Due membri dei comitati di Intelligence del Congresso hanno avvertito gli americani che le informazioni raccolte dai kit di test del DNA come 23andMe – popolare servizio di test genetico fondato dal giro di Google e poi partecipato da AstraZeneca –  così come quelle utilizzate in agricoltura, potrebbero essere utilizzate per sviluppare armi biologiche mirate a gruppi di americani o persino a individui specifici.

 

Lo ha rivelato lo scorso venerdì all’Aspen Security Forum il rappresentante democratico del Connecticut Jason Crow, che siede nel comitato di intelligence della Camera ammonendo riguardo al fatto che gli americani si fidano troppo di trasmettere loro DNA nelle mani di società private.

 

«Ora ci sono armi in fase di sviluppo, e sviluppate, progettate per prendere di mira persone specifiche», ha affermato il Crow, un ex Ranger dell’esercito.

 

«Non si può discutere di questo senza parlare di privacy e protezione dei dati commerciali perché le aspettative sulla privacy sono peggiorate negli ultimi 20 anni», ha aggiunto il politico statunitense. «I giovani in realtà hanno pochissime aspettative sulla privacy, questo è ciò che mostrano i sondaggi e i dati».

 

Ciò comporta un rischio di sicurezza esiziale per la popolazione della Superpotenza.

 

«Ecco cos’è: è una cosa dove si può effettivamente prendere il DNA di qualcuno, sapete, il suo profilo medico, e si può prendere di mira con un’arma biologica che ucciderà quella persona o la metterà fuori gioco sul campo di battaglia o la renderà inutilizzabile».

 

Durante lo stesso panel, la senatrice repubblicana dell’Indiana Joni Ernst, un membro del Comitato per i Servizi Armati del Senato, ha ampliato l’argomento, aggiungendo che gli avversari statunitensi potrebbero utilizzare la stessa tecnologia per attaccare la sicurezza alimentare degli Stati Uniti, prendendo di mira bestiame e raccolti per indurre una carestia.

 

«Se guardiamo alla sicurezza alimentare e cosa possono fare i nostri avversari con le armi biologiche che sono dirette alla nostra agricoltura animale, al nostro settore agricolo… influenza aviaria ad alta patogenicità, peste suina africana», ha dichiarato la senatrice. «Tutte queste le cose sono circolate in tutto il mondo, ma se presi di mira da un avversario, sappiamo che provoca insicurezza alimentare. L’insicurezza alimentare genera molte altre insicurezze in tutto il mondo».

 

«Cosa possono fare i nostri avversari con le armi biologiche dirette al nostro settore agricolo?» si è chiesta infine la senatrice.

 

A novembre il dipartimento dello sceriffo della contea di Los Angeles aveva notificato al consiglio dei supervisori della contea che non avrebbe più lavorato con un’azienda di genetica legata alla Cina assunta dalla contea per condurre test e registrazione di COVID-19, dopo che l’FBI aveva condiviso «informazioni molto preoccupanti» sull’azienda in questione, la quale aveva avuto il contratto per assegnazione diretta.

 

«Questa lettera è per informarvi che il dipartimento (dipartimento) dello sceriffo della contea di Los Angeles non parteciperà alla registrazione o al test COVID-19 con Fulgent Genetics Corporation (Fulgent), poiché i dati del DNA ottenuti non sono garantiti per essere sicuri e protetti da governi stranieri e “saranno probabilmente condivisi con la Repubblica cinese», aveva scritto lo sceriffo Alex Villanueva in una lettera.

 

È noto che la Cina abbia intenzione di creare un grande database genetico. Sulla questione sempre a novembre 2021 lanciò l’allarme il controspionaggio nazionale chiedendo alle aziende americane di mettere al sicuro le tecnologie critiche, perché Pechino vuole dominare quella che chiamano l’era «della bioeconomia».

 

Un mese dopo, l’amministrazione Biden aveva inserito nella lista nera 12 istituzioni biotecnologiche cinesi coinvolte nella tecnologia di raccolta di massa del DNA e nella sorveglianza.

 

Durante le Olimpiadi invernali a Pechino, era emerso il rischio per cui, grazie ai tamponi COVID imposti agli atleti, la Cina potrebbe aver raccolto il DNA dei migliori atleti stranieri.

 

Va ricordato inoltre che l’ex direttore dell’Intelligence americana John Ratcliffe aveva accusato Pechino di avere un programma di produzione in laboratorio di esseri umani geneticamente modificati di modo da servire da «supersoldati». Come sappiamo la Cina è stata, per lo meno ufficialmente, il primo Paese al mondo a modificare eugeneticamente degli embrioni tramite la tecnologia CRISPR. La Cina è così a suo agio con i bambini sintetici da aver visto la pubblicazione di «regole per il benessere» dei bambini geneticamente modificati.

 

Come riportato da Renovatio 21, anni fa, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin si chiese perché gli americani stessero raccogliendo DNA russo.

 

«Sapete che il materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, in diversi gruppi etnici e persone che vivono in diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è: perché viene eseguita questa raccolta? È stato fatto intenzionalmente e professionalmente».

 

È stato detto che nella sua visita a Mosca a inizio anno, il presidente francese Emmanuel Macron abbia rifiutato il testo PCR per paura che i russi possano mettere le mani sul suo DNA.

 

Negli incontri bilaterali tra Nord Corea e USA voluti da Trump, emerse che il leader di Pyongyang Kim Jong-un viaggiasse con strumenti che consentivano di non rilasciare le sue deiezioni nel sistema fognario dei luoghi sedi dei meeting: nelle feci e nelle urine vi sono troppe informazioni (non solo genetiche…) che possono servire all’Intelligence straniera per determinare lo stato di salute del vertice della Nazione e, al contempo, magari generare un’arma biologica personalizzata del tipo ora riconosciuto i deputati americani.

 

Ma non sono solo le armi a dover preoccupare: Renovatio 21 sta insistendo sull’avvicinarsi della gametogenesi umana (In Vitro Gametogenesis, o IVG), cioè la possibilità di creare cellule sessuali (spermatozoi, ovuli) a partire da poche cellule raccolte da un individuo, magari cellule della pelle prese dal letto dove ha dormito, magari a sua insaputa.

 

I giornali americani lo hanno chiamato «scenario Brad Pitt»: sarà possibile riprodurre il divo semplicemente ottenendo qualche sua cellula. Ciò ha già spinto in molti a pensare che bizzarre inserzioni sui siti di aste online, come il chewing gum sputato dalla diva, o lo stecco del gelato buttato nella spazzatura dal campione, potrebbero aprire a prospettive terrificanti.

 

La genetica, come l’informatica, è un’arma a doppio taglio: fornisce all’uomo abbondanza di informazioni e comodità, ma può essere usata per spiare gli esseri umani, o perfino per uccider li o, antiteticamente, riprodurli artificialmente a piacimento.

 

Non deve essere un mistero per il lettore quindi il fatto che l’uomo che grazie al software più si è arricchito, Bill Gates, da decenni stia concentrando investimenti sulla genetica e la bioingegneria.

 

 

 

 

 

Immagine di obliczcompl via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Kiev ha condotto esperimenti «con malattie estremamente pericolose»: deputato russo

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I militari ucraini sono stati sottoposti a esperimenti batteriologici nel loro Paese: lo ha detto ai giornalisti Konstantin Kosachev, copresidente della commissione parlamentare russa per indagare sulle attività dei biolaboratori ucraini finanziati dagli USA.

 

«L’analisi dei campioni di sangue di quei militari ucraini che sono stati catturati, conferma che per una serie di malattie, comprese quelle atipiche per gli ucraini, il contenuto delle sostanze corrispondenti nel sangue è diverse volte, forse decine di volte superiore alle norme esistenti» ha sottolineato il deputato russo.

 

Secondo il legislatore russo, ciò significa che sul territorio dell’Ucraina sono stati condotti esperimenti nel campo delle malattie infettive estremamente pericolose. «In determinate circostanze, queste malattie potrebbero essere diffuse per scopi offensivi», ha aggiunto Kosachev.

 

Separatamente, ha annunciato i piani della sua commissione per lo sviluppo e l’introduzione di un disegno di legge sui centri di biorisorse e le raccolte biologiche, dicendo: «suggerisco di consolidare tutti i nostri sforzi e agire come coautori [del documento], data la massima importanza di questo argomento , questa legge per tutto il nostro Paese».

 

La scorsa settimana, il deputato aveva  promesso che la commissione avrebbe elaborato una serie di progetti di legge volti a garantire la sicurezza batteriologica della Russia.

 

Kosachev ha osservato che la legge sulla sicurezza biologica in Russia, entrata in vigore il 1° luglio, prevede la creazione di un catalogo nazionale dei ceppi raccolti di microrganismi patogeni e virus. Il catalogo dovrebbe contenere e aggiornare tempestivamente le informazioni su tutti i batteri e virus patogeni.

 

Ciò è avvenuto dopo che Alexander Bastrykin, il capo del comitato investigativo russo, ha dichiarato all’inizio di maggio che gli investigatori erano riusciti a identificare un numero di persone coinvolte nello sviluppo di armi biologiche in Ucraina, inclusi rappresentanti del ministero della Difesa statunitense e società con un importo di finanziamenti che superano i 224 milioni di dollari.

 

Bastrykin ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno costantemente condotto lavori di modernizzazione e riequipaggiamento di circa 30 istituzioni scientifiche legate al ministero della salute e dell’agricoltura ucraino, nonché di diverse strutture sanitarie ed epidemiologiche del ministero della Difesa ucraino.

 

Secondo il capo del comitato investigativo , «i risultati della ricerca sono stati trasferiti nei territori controllati da Kiev» prima dell’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina.

 

Ad aprile, Igor Kirillov, il capo della difesa dalle radiazioni, chimica e biologica delle forze armate russe, aveva affermato che ufficiali dell’Intelligence russa avevano trovato tre droni ucraini dotati di spruzzatori di sostanze chimiche nella regione di Kherson, aggiungendo che nel gennaio 2022 l’Ucraina acquistato più di 50 dispositivi simili che possono essere utilizzati per applicare formulazioni biologiche e sostanze chimiche tossiche.

 

Le osservazioni sono state precedute dal ministero della Difesa russo che ha rivelato a marzo che gli Stati Uniti avevano speso più di 200 milioni di dollari per il funzionamento di laboratori biologici in Ucraina, che secondo Mosca facevano parte del programma biologico militare americano.

 

Secondo il ministero, il fondo di investimento di Hunter Biden, figlio del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, avrebbe partecipato al finanziamento del programma.

 

I biolaboratori, nei quali secondo l’esercito russo sarebbero coinvolti Big Pharma e varie figure riconducibili al Partito Democratico USA, avrebbero svolto anche esperimenti sui coronavirus dei pipistrelli, proprio come a Wuhano.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso un altro politico russo, la vicepresidente della Duma Irina Yarovaja, aveva detto che i biolaboratori ucraino-statunitensi erano parte di un’operazione militare.

 

In un aggiornamento di due settimane fa, il tenente generale Kirillov aveva rivelato che «i risultati della revisione concludono che non esiste un sistema per proteggere gli agenti patogeni pericolosi in Ucraina».

 

Tra i programmi che Kirillov ha raccontato in un incontro con la stampa c’era uno che coinvolgeva lo studio delle zecche Ixodida che sono vettori di una serie di infezioni altamente pericolose (tularemia, febbre del Nilo occidentale, febbre del Congo-Crimea) gestito dall’Università del Texas.

 

«Le zecche venivano raccolte nelle regioni sudorientali dell’Ucraina, dove si trovano focolai naturali di infezioni caratteristici del territorio della Federazione Russa», ha affermato.

 

«Allo stesso tempo, il periodo di attuazione di questo lavoro ha coinciso con un rapido aumento dell’incidenza della borreliosi da zecche tra la popolazione ucraina, nonché con l’aumento del numero di zecche in varie regioni della Russia al confine con l’Ucraina».

 

Due mesi fa il ministero della Difesa russo aveva parlato di un attacco biologico a base di Tubercolosi sulla popolazione di Lugansk.

 

Due mesi fa, la Duma ha invitato a Mosca il sottosegretario di Stato USA per l’Eurasia Victoria Nuland – ritenuta la pupara di quanto avvenuto in Ucraina nell’ultimo decennio e oltre –  a spiegare i laboratori biologici USA in Ucraina.

 

Non è chiaro se la Nuland, che pure ha ammesso la sua preoccupazione per i biolab, abbia risposto all’invito.

 

 

 

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Laboratori biologici USA in Ucraina, il ministero della Difesa russo dà un aggiornamento

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Il comandante delle Forze russe di Protezione dalle radiologica, chimica e biologica, il tenente generale Igor Kirillov, ha dato un briefing di aggiornamento sull’indagine russa sui laboratori biologici statunitensi in Ucraina, accompagnato dalla pubblicazione di nuovi documenti.

 

Tra i documenti c’è un rapporto della Defense Threat Reduction Agency (DTRA) sulle attività biologiche per il periodo dal 2005 al 2016.

 

«Questo rapporto è un documento concettuale progettato per un’ulteriore pianificazione dell’attività biologico-militare del Pentagono in Ucraina che contiene conclusioni sull’attuazione delle linee guida del programma», ha affermato Kirillov.

 

«Nonostante il periodo di più di 10 anni di cooperazione nella presunta “riduzione delle minacce biologiche”, gli esperti hanno affermato: “Non esiste una legislazione sul controllo di agenti patogeni altamente pericolosi nel Paese, ci sono carenze significative nella biosicurezza

 

«L’attuale stato delle risorse rende impossibile per i laboratori rispondere efficacemente alle emergenze di salute pubblica. Il documento sottolinea che (…) negli ultimi cinque anni, l’Ucraina non ha mostrato alcun progresso nell’attuazione delle normative sanitarie internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità».

 

In altre parole, sembra che ci fossero poche misure di biosicurezza efficaci in atto – un po’ quello che si disse del laboratorio di Wuhano.

 

Il rapporto, continua il tenente generale russo, affermava che «che la maggior parte delle strutture è caratterizzata da numerose violazioni gravi, come sistemi di recinzione sbloccati, finestre che si aprono, sistemi di restrizione degli agenti patogeni rotti o inattivi, mancanza di sistemi di allarme».

 

«I risultati della revisione concludono che non esiste un sistema per proteggere gli agenti patogeni pericolosi in Ucraina».

 

«Il documento è allegato con commenti ambigui sugli sponsor e sugli attuatori del programma di riduzione delle minacce biologiche in Ucraina che non hanno nulla a che fare con problemi di biosicurezza», ha affermato Kirillov.

 

Poi, colpo di scena: «in particolare, la Fondazione Soros è citata con la notazione “contribuito allo sviluppo di una società aperta e democratica” …. Conferma ancora una volta che le attività ufficiali del Pentagono in Ucraina sono solo un fronte per militari illegali e ricerca biologica».

 

Un altro documento riguardava l’attività di Metabiota, azienda legata a Hunter Biden, figlio del presidente USA in carica.

 

«I dati disponibili suggeriscono che la società è semplicemente una copertura a livello internazionale per scopi dubbi e viene utilizzata dall’élite politica statunitense per svolgere attività finanziarie poco chiare in varie parti del mondo», ha il militare della Federazione Russa, che ha poi mezionato dettagli sul coinvolgimento di Metabiota nell’epidemia di Ebola in Africa occidentale nel 2015, dove non è riuscita a contenere la diffusione della malattia.

 

Un’altra caratteristica del rapporto di Kirillov è il coinvolgimento del Servizio medico congiunto delle forze armate tedesche, di cui Renovatio 21 aveva già dato conto riguardo al coinvolgimento nei laboratori in Ucraina.

 

«I professionisti della Bundeswehr hanno prestato particolare attenzione all’agente patogeno della febbre del Congo-Crimea», ha affermato il tenente generale. «È stato effettuato uno screening su larga scala della suscettibilità della popolazione locale a questa infezione che ha incluso una sintesi dei dati demografici, epidemiologici e clinici».

 

Tra i programmi che Kirillov ha identificato c’era uno che coinvolgeva lo studio delle zecche Ixodida che sono vettori di una serie di infezioni altamente pericolose (tularemia, febbre del Nilo occidentale, febbre del Congo-Crimea) gestito dall’Università del Texas.

 

«Le zecche venivano raccolte nelle regioni sudorientali dell’Ucraina, dove si trovano focolai naturali di infezioni caratteristici del territorio della Federazione Russa», ha affermato.

 

«Allo stesso tempo, il periodo di attuazione di questo lavoro ha coinciso con un rapido aumento dell’incidenza della borreliosi da zecche tra la popolazione ucraina, nonché con l’aumento del numero di zecche in varie regioni della Russia al confine con l’Ucraina».

 

Kirillov ha anche identificato una serie di altri progetti a cui è stata attribuita la diffusione di malattie, come l’influenza suina africana, non solo in Ucraina ma anche in altri Paesi dell’Europa orientale.

 

Come riportato da Renovatio 21, una settimana fa Irina Yarovaya, vicepresidente della Duma di Stato russa e copresidente della Commissione investigativa sulle attività dei laboratori biologici statunitensi in Ucraina, ha praticamente sostenuto che i biolaboratori ucraini finanziati dagli USA sarebberoparte di un’operazione militare.

 

La stessa Duma ha invitato a Mosca Victoria Nuland per testimoniare, ma è molto difficile che la Nuland si presenti al parlamento russo.

 

Il Pentagono al momento ha ammesso di aver finanziato ben 46 laboratori ucraini.

 

È stata avanzata anche l’idea che vi possa essere una connessione tra i biolaboratori ucraini e il COVID.

 

Il ministero della Difesa russa aveva fatto uscire un documento che mostrava come nel sistema delle attività biologiche statunitensi fossero coinvolti big del Partito Democratico e le Big Pharma. Secondo i russi, in Ucraina il Pentagono faceva esperimenti anche sul coronavirus di pipistrello.

 

Le autorità russe in questi mesi sono arrivate a parlare di un possibile dell’attacco che i russi della zona di Lugansk avrebbero subito con il patogeno della TBC.

 

La Russia è attiva anche nel Consiglio Sicurezza ONU per presentare le prove contro i biolaboratori Ucraina-USA.

 

 

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