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Bioetica

I vaccini «auto-propaganti»: rischi per la società e la fine del consenso informato

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

 

I sostenitori ritengono che i vaccini auto-propaganti potrebbero significare la fine dei complessi programmi di vaccinazione di massa. I critici affermano che i vaccini comportano molti rischi per la salute e segnerebbero anche la fine del consenso informato.

 

 

Nell’ottobre 2019, il Centro per la sicurezza sanitaria della Johns Hopkins University ha co-sponsorizzato l’«esercizio pandemico» Event 201.

Nell’ottobre 2019, il Centro per la sicurezza sanitaria della Johns Hopkins University ha co-sponsorizzato l’«esercizio pandemico» Event 201

 

Poco più di un anno dopo, quando lo scenario dell’Event 201 si è trasformato da «ipotetico» a concreto, è diventato chiaro che gli sponsor dell’evento intendevano vedere la maggior parte del mondo vaccinata contro il COVID-19.

 

Tuttavia, raggiungere questo obiettivo è una «sfida monumentale». Negli Stati Uniti, più di un terzo (dal 38% al 45%) degli adulti continua a rifiutare i vaccini autorizzati per l’uso di emergenza senza licenza, nonostante un blitz di marketing che ha incluso sia la carota (dalla possibilità di vincere somme in contanti a una porzione di patatine fritte) sia il bastone (come gli odiosi appelli per «metterla sul personale» e «rifiutare» i non vaccinati).

 

Il governo degli Stati Uniti ha finanziato la ricerca sui vaccini per un importo di oltre $ 9 miliardi, ha speso $ 22 miliardi per sovvenzionare la distribuzione del vaccino, ha sborsato altri $ 10 miliardi per espandere l’accesso, più altri $ 3 miliardi da spendere in campagne pubblicitarie per combattere l’esitazione. 

 

Il governo degli Stati Uniti ha finanziato la ricerca sui vaccini per un importo di oltre $ 9 miliardi, ha speso $ 22 miliardi per sovvenzionare la distribuzione del vaccino, ha sborsato altri $ 10 miliardi per espandere l’accesso, più altri $ 3 miliardi da spendere in campagne pubblicitarie per combattere l’esitazione

Sebbene alcuni dei non vaccinati riferiscano ai sondaggisti che alla fine hanno in programma di fare il vaccino, una solida minoranza rimane convinta di non farlo mai. Lo stesso schema sembra essere valido a livello globale: circa un terzo degli adulti in tutto il mondo ha affermato che non si farà un vaccino contro il COVID.

 

Mentre i ricercatori di scienze sociali e comportamentali applicano tecniche di «soft science» nel tentativo di manovrare la fiducia nei vaccini verso una posizione più consenziente, alcuni scienziati hanno un’opzione diversa, di attesa nell’ombra: vaccini geneticamente modificati che «si muovono attraverso le popolazioni allo stesso modo delle malattie trasmissibili», che si diffondono da  sole «da ospite a ospite».

 

 

Non in commercio (per ora)

In teoria, i vaccini a diffusione automatica (noti anche come auto-propagantiautonomi) possono essere progettati per essere trasferibili («limitati a un singolo ciclo di trasmissione») o trasmissibili («capaci di trasmissione indefinita»).

 

Alcuni scienziati hanno un’opzione diversa, di attesa nell’ombra: vaccini geneticamente modificati che «si muovono attraverso le popolazioni allo stesso modo delle malattie trasmissibili», che si diffondono da  sole «da ospite a ospite»

Gli scienziati vaccinali ammettono che i vaccini trasmissibili «non sono ancora in commercio , ma la rivoluzione nell’ingegneria del genoma li prepara a diventarlo».

 

I produttori di vaccini auto-propaganti utilizzano la tecnologia del vettore ricombinante per costruire materiale genetico da un patogeno bersaglio sul «telaio» di un vettore virale ritenuto «benigno», «innocuo» o «avirulento». Questo è simile all’ approccio al vettore virale utilizzato per produrre i vaccini COVID Johnson & Johnson e AstraZeneca .

 

Per la Johns Hopkins, l’attrattiva dei vaccini che sono intenzionalmente progettati per essere auto-propaganti sembra ovvia. Il Centro per la Sicurezza Sanitaria dell’università ha reso esplicito il suo caso in un rapporto del 2018, «Tecnologie per affrontare i rischi biologici catastrofici globali». Il rapporto affermava: «Questi vaccini potrebbero aumentare drasticamente la copertura vaccinale nelle popolazioni umane…senza richiedere che venga inoculato a ogni individuo».

In teoria, i vaccini a diffusione automatica (noti anche come auto-propaganti o autonomi) possono essere progettati per essere trasferibili («limitati a un singolo ciclo di trasmissione») o trasmissibili («capaci di trasmissione indefinita»)

 

Spiegando ulteriormente le implicazioni utilitaristiche dei vaccini auto-propaganti, gli autori del rapporto hanno affermato che «solo un piccolo numero di individui vaccinati sarebbe necessario per conferire protezione a una popolazione suscettibile più ampia, eliminando così la necessità di operazioni di vaccinazione di massa».

 

Da un punto di vista programmatico, questa strategia avrebbe il vantaggio di essere «più economica della vaccinazione individuale di tutta la popolazione». Forse ancora più significativamente, tuttavia, annullerebbe una delle «spinose questioni etiche» con cui i programmi di vaccinazione di massa si confrontano regolarmente: il consenso informato.

 

Come il Centro per la sicurezza sanitaria dell’università ha brevemente riconosciuto nel suo rapporto, i vaccini auto-propaganti renderebbero essenzialmente impossibile per «coloro ai quali il vaccino si diffonde successivamente» fornire un consenso informato.

Da un punto di vista programmatico, questa strategia avrebbe il vantaggio di essere «più economica della vaccinazione individuale di tutta la popolazione». Forse ancora più significativamente, tuttavia, annullerebbe una delle «spinose questioni etiche» con cui i programmi di vaccinazione di massa si confrontano regolarmente: il consenso informato

 

 

La colpa è degli animali

Nel 2020 i ricercatori che hanno scritto su Nature Ecology & Evolution, hanno osservato che le zoonosi virali (malattie che si ipotizza passino dagli animali all’uomo) sono diventate una parte radicata nella «mentalità globale» e un elemento centrale dello spirito del tempo della salute globale ossessionato dalla pandemia.

 

Nonostante le origini zoonotiche non dimostrate del SARS-CoV-2 (messe in dubbio da figure come Robert Redfield, ex direttore dei Centers for Disease Control and Prevention), il clamore suscitato dal coronavirus lo scorso anno ha contribuito a rafforzare la percezione popolare secondo cui le popolazioni di animali selvatici rappresentano un pericoloso calderone di minacce virali latenti – che richiedono solo la giusta serie di circostanze per entrare in azione e danneggiare l’umanità.

 

Vedendo nel COVID in una comoda opportunità scientifica, i ricercatori suggeriscono che il presunto «mancato contenimento della pandemia di SARS-Cov-2» fornisca una buona motivazione per accelerare il lancio di vaccini auto-propaganti. Come alcuni giornalisti hanno formulato la domanda del giorno, «Non sarebbe fantastico se gli animali selvatici potessero essere vaccinati contro le varie malattie che ospitano in modo che quei microbi non abbiano mai la possibilità di diffondersi agli umani?»

 

La ricerca sui vaccini trasmissibili ha anche scalato la lista delle priorità dei finanziamenti per agenzie governative come la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) e il National Institutes of Health (NIH) e, secondo quanto riferito, donatori come la Gates Foundation.

La ricerca sui vaccini trasmissibili ha anche scalato la lista delle priorità dei finanziamenti per agenzie governative come la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) e il National Institutes of Health (NIH) e, secondo quanto riferito, donatori come la Gates Foundation

 

Almeno ufficialmente, l’obiettivo principale della ricerca sui vaccini auto-propaganti è stato finora sulle popolazioni della fauna selvatica. Sebbene la pratica della vaccinazione diretta della fauna selvatica (ad esempio, contro la rabbia) sia in circolazione dagli anni ’60, sono gli sforzi di lunga data per sviluppare vaccini sterilizzanti nella fauna selvatica (chiamati eufemisticamente «immunocontraccezione»), nonché i recenti progressi nell’ ingegneria genetica, che «hanno fornito una base per la ricerca sui vaccini trasmissibili».

 

I ricercatori spiegano come dovrebbe funzionare il targeting delle riserve di fauna selvatica:

 

«L’idea, essenzialmente, è di vaccinare una piccola percentuale di una popolazione [della fauna selvatica] attraverso l’inoculazione diretta. Questi cosiddetti fondatori diffonderanno poi passivamente il vaccino ad altri animali che incontrano toccandoli, facendo sesso, allattandoli o respirando la stessa aria. Gradualmente, queste interazioni potrebbero aumentare l’immunità a livello di popolazione».

 

Quando è stato testato da ricercatori spagnoli in una prova sul campo limitata ai conigli, circa il 50% dei conigli non vaccinati ha sviluppato anticorpi dopo essere stato collocato insieme a conigli vaccinati che avevano ricevuto un vaccino trasmissibile tramite iniezione o per via orale. Quando i ricercatori hanno valutato la trasmissione di seconda generazione (ovvero, lo sviluppo di anticorpi trasferiti con il primo lotto di conigli non vaccinati in un altro lotto di conigli), il tasso di trasmissione era molto più basso (due conigli su 24).

«L’idea, essenzialmente, è di vaccinare una piccola percentuale di una popolazione [della fauna selvatica] attraverso l’inoculazione diretta. Questi cosiddetti fondatori diffonderanno poi passivamente il vaccino ad altri animali che incontrano toccandoli, facendo sesso, allattandoli o respirando la stessa aria. Gradualmente, queste interazioni potrebbero aumentare l’immunità a livello di popolazione»

 

 

Cosa mai potrebbe andare storto?

Come ha chiarito il rapporto della Johns Hopkins nel 2018, non c’è motivo tecnico per cui l’approccio auto-propagante non possa essere applicato agli umani. Gli autori hanno ammesso che esistono «diverse grandi sfide», tuttavia, incluso il fatto che i vaccini autonomi (come menzionato sopra) renderebbero il consenso informato un punto controverso e renderebbero impossibile lo screening degli individui per controindicazioni come le allergie.

 

Secondo la Johns Hopkins e altri, un’altra grande sfida è il «rischio non di poco conto che il virus del vaccino torni alla virulenza di tipo selvaggio», creando un’opportunità per i vaccini di propagare la malattia invece di prevenirla.

 

In effetti, il mondo ha già familiarità con questo fenomeno con i vaccini antipolio orali. Sebbene non siano «intenzionalmente progettati in questo modo», i vaccini orali antipolio sono considerati «in parte trasmissibili» ed è riconosciuto che causano la polio.

 

I ricercatori della Hopkins hanno definito acutamente il problema della regressione come «un rischio medico e un rischio per la percezione pubblica». Un altro paradosso articolato nel rapporto dell’università è che mentre i rischi di regressione potrebbero forse essere ridotti progettando i vaccini per essere più «debolmente trasmissibili», ciò potrebbe vanificare lo scopo di far «andare» i vaccini autonomamente.

 

D’altra parte, i due scienziati che promuovono maggiormente i vaccini trasmissibili sostengono che «anche… dove la regressione è frequente, le [loro] prestazioni spesso supereranno sostanzialmente  quelle dei vaccini convenzionali somministrati direttamente».

 

Hanno anche sviluppato modelli che suggeriscono che il lancio dei vaccini trasmissibili con la vaccinazione diretta dei neonati potrebbe essere particolarmente efficace

Gli stessi autori hanno anche sviluppato modelli che suggeriscono che il lancio dei vaccini trasmissibili con la vaccinazione diretta dei neonati potrebbe essere particolarmente efficace.

 

Nel settembre 2020, due ricercatori hanno scritto sul Bulletin of the Atomic Scientists di essere d’accordo sul fatto che i vaccini a diffusione automatica possono avere svantaggi significativi e potrebbero «comportare gravi rischi», soprattutto perché gli scienziati perdono il controllo della loro creazione una volta rilasciati.

 

Hanno notato: «Sebbene possa rivelarsi tecnicamente fattibile combattere le malattie infettive emergenti… con virus che si auto-diffondono, e mentre i benefici possono essere significativi, come si possono valutare tali benefici rispetto a quelli che potrebbero essere rischi ancora peggiori?» Hanno formulato anche domande aggiuntive:

 

  • Chi prende le decisioni su «dove e quando» verranno rilasciati i vaccini?

 

  • Cosa succede quando ci sono «risultati imprevisti» e «conseguenze indesiderate» come mutazioni, salti di specie o attraversamento dei confini? A proposito di conseguenze non volute, i due autori hanno puntualizzato: «Ci sono sempre».

Hanno scritto sul Bulletin of the Atomic Scientists di essere d’accordo sul fatto che i vaccini a diffusione automatica possono avere svantaggi significativi e potrebbero «comportare gravi rischi», soprattutto perché gli scienziati perdono il controllo della loro creazione una volta rilasciati

  • Che dire delle armi biologiche e dei rischi di «doppio uso», ovvero usare la tecnologia per «causare deliberatamente danni» anziché per prevenire le malattie? I progressi nella farmacogenomica, nello sviluppo di farmaci e nella medicina personalizzata, hanno osservato i due, potrebbero consentire una «guerra biologica ultra-mirata».

 

Su quest’ultimo punto, gli autori del Bulletin hanno attirato l’attenzione dei lettori sugli sforzi dell’immunocontraccezione negli animali, nonché su un famigerato esempio di «biologia armata» contro gli umani in Sudafrica nell’era dell’apartheid, chiamato Project Coast, che ha cercato – a quanto pare senza successo – di sviluppare un «vaccino per l’infertilità da usare sulle donne nere a loro insaputa».

 

Altri scienziati hanno presentato un caso ancora più diretto contro i vaccini trasmissibili, sostenendo che i rischi della diffusione autonoma dei vaccini, in effetti, «superano di gran lunga i potenziali benefici». I rischi, a loro avviso, includono «l’imprevedibilità delle mutazioni del virus, l’incapacità di eseguire test in sicurezza su larga scala e la grave potenziale minaccia alla biosicurezza».

 

 

Un famigerato esempio di «biologia armata» contro gli umani in Sudafrica nell’era dell’apartheid, chiamato Project Coast, che ha cercato – a quanto pare senza successo – di sviluppare un «vaccino per l’infertilità da usare sulle donne nere a loro insaputa»

Scienza vaccinale: tante incognite

Quando il morbillo, piuttosto che il COVID, stava dominando i titoli un paio di anni fa, i non vaccinati erano bollati come capri espiatori per apparenti focolai. Queste accuse non basate sull’evidenza (usato per inaugurare nuovi mandati vaccinali draconiani), ha ignorato il ben documentato «fenomeno dell’ infezione da morbillo diffuso da MMR (vaccino vivo morbillo-parotite-rosolia), che è noto da decenni» e ha provocato «un’infezione da morbillo rilevabile nella stragrande maggioranza di coloro che lo ricevono».

 

I vaccini COVID sperimentali Pfizer e Moderna utilizzano la nuova tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA) invece della tradizionale tecnologia del virus vivo presente nei vaccini come l’MMR e quindi, ci viene detto, non possono produrre lo stesso tipo di «propagazione».

 

Tuttavia, molti individui non vaccinati segnalano sintomi o malattie insoliti dopo aver trascorso del tempo in prossimità di individui vaccinati contro il COVID. Indicando il protocollo di Pfizer che riconosce la possibilità di esposizione tramite inalazione o contatto con la pelle con individui vaccinati, gli operatori sanitari interessati hanno sollevato la questione se si stia verificando una nuova forma di diffusione.

 

Molti individui non vaccinati segnalano sintomi o malattie insoliti dopo aver trascorso del tempo in prossimità di individui vaccinati contro il COVID. Indicando il protocollo di Pfizer che riconosce la possibilità di esposizione tramite inalazione o contatto con la pelle con individui vaccinati, gli operatori sanitari interessati hanno sollevato la questione se si stia verificando una nuova forma di diffusione

Alcune delle persone che hanno sollevato queste domande hanno citato l’articolo di settembre 2020 del Bulletin of Atomic Scientists, sottotitolato «Cosa potrebbe andare storto?».

 

A maggio 2021, gli editori del Bulletin, apparentemente a disagio per l’attenzione che l’articolo di settembre aveva attirato, stavano cercando di prendere le distanze affermando che il contenuto del Bulletin veniva utilizzato impropriamente per ulteriori teorie complottiste su «vaccini COVID-19 altamente efficaci e sicuri».

 

Se le iniezioni di COVID si «auto-propaghino» in tutti i sensi del termine, è una domanda a cui attualmente non è possibile rispondere. Tuttavia, esiste almeno un meccanismo molecolare plausibile che potrebbe spiegare gli effetti di «propagazione» osservati da vaccinati a non vaccinati.

 

Sayer Ji di GreenMedInfo spiega che «il trasferimento orizzontale delle informazioni all’interno dei sistemi biologici [è] mediato da vescicole extracellulari, che includono un fenomeno simile a un virus noto come distacco di microvescicole e/o trasferimento di acidi nucleici mediato da esosomi». Citando uno studio a revisione paritaria del 2017 sulla «biologia e biogenesi delle microvescicole sparse», Ji afferma:

 

«È possibile che [i vaccini mRNA], di fatto, contribuiscano alla diffusione delle microvescicole, che rappresentano una minaccia ancora maggiore e più persistente della diffusione del vaccino a cellule vive quando si tratta dell’impatto biologico persistente che il vaccinato può avere sui non vaccinati».

«È possibile che i vaccini mRNA, di fatto, contribuiscano alla diffusione delle microvescicole, che rappresentano una minaccia ancora maggiore e più persistente della diffusione del vaccino a cellule vive quando si tratta dell’impatto biologico persistente che il vaccinato può avere sui non vaccinati».

 

Ciò che è ancora più certo è che gli scienziati stessi non hanno tutte le risposte. Alcuni potrebbero voler credere nella possibilità di modificare geneticamente un vaccino «in modi che vanificano la sua capacità di evolversi in qualcosa di sgradevole». Ma altri notano «l’inevitabilità del cambiamento evolutivo risultante dalla capacità [dei vaccini trasmissibili] di auto-replicarsi e generare estese catene di trasmissione».

 

L’autore di techno-thriller Michael Crichton ha predetto nel 2002 che con l’avvento della nanotecnologia e di altre innovazioni tecnologiche, il ritmo del cambiamento evolutivo sarebbe stato «estremamente rapido». Crichton ha avvertito che «gli esseri umani hanno scarso successo nell’affrontare i rischi delle nuove tecnologie non appena arrivano».

 

 

Il Team di Children’s Health Defense

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

© 2 giugno 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

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Bioetica

Bioetica del «pulsante del piacere»

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Un numero crescente di scienziati crede che una sorta di «pulsante del benessere» – un dispositivo che può essere impiantato nel cervello e innescare automaticamente sensazioni di piacere – potrebbe diventare una realtà nel prossimo futuro.

 

«Alcune ricerche – in gran parte derivanti da sperimentazioni cliniche o mediche indicano che la controversa tecnologia è già in arrivo» scrive Futurism. «Diversi esperti, inclusi alcuni degli scienziati che conducono quegli studi, hanno detto a Futurism che pensano che la stimolazione neurale fatta puramente per scopi ricreativi non sarà solo possibile, ma che sarà un grande successo e che riscontrerà i favori della gente».

 

La domanda passa alla bioetica: tutto questo deve essere tranquillamente permesso?

 

«Ci sono persone che usano la stimolazione elettrica a scopo ricreativo in diversi modi», ha detto al sito l’ingegnere biomedico dell’Università del Michigan, Tim Bruns. «Può essere o meno ricreativo, ma le persone stanno facendo cose off-label per se stesse ora».

 

Un numero crescente di scienziati crede che una sorta di «pulsante del benessere» – un dispositivo che può essere impiantato nel cervello e innescare automaticamente sensazioni di piacere – potrebbe diventare una realtà nel prossimo futuro

«Vedremo pubblicità in TV o prodotti sullo scaffale? Credo di sì».

 

Bruns ha condotto diversi studi di riferimento che hanno utilizzato la stimolazione elettrica su nervi specifici per trattare e migliorare la funzione della vescica. Ma presto si è reso conto che quelle stesse identiche stimolazioni – sia vicino alla vescica stessa che, misteriosamente, sulla caviglia – sembravano trattare anche i disturbi della disfunzione sessuale che rendono difficile provare l’eccitazione, specialmente nelle donne.

 

In breve, parrebbe aver inventato un pulsante elettronico per la libido.

 

E una volta che qualcuno riesca a proseguire gli studi clinici e migliorare la sicurezza e l’efficacia di un dispositivo del genere, Bruns e i suoi colleghi sospettano che una versione ricreativa e a misura di consumatore non sarà da meno.

 

«Sta già accadendo», ha detto sempre a Futurism l’ingegnere meccanico e neuroscienziato della Carnegie Mellon University, Douglas Weber.

 

«Puoi trovare molti dispositivi di neurostimolazione su Amazon. Alcuni ti renderanno più forte, allevieranno il tuo dolore, ti aiuteranno a perdere peso e altri ti renderanno persino più intelligente», ha aggiunto Weber, ex consulente post-dottorato di Bruns. «Non possiedo nessuno di questi dispositivi. Ma mi aspetto che verranno sviluppati dispositivi neurostim, probabilmente nei prossimi due decenni, che offriranno vantaggi reali e preziosi ai consumatori».

 

«Il piacere derivato dalla stimolazione elettrica può assumere molte forme. Ci possono essere potenti impulsi elettrici sui muscoli che, con l’aumento della dopamina derivante dall’utilizzo di una tecnologia, potrebbe renderti più veloce, più forte e più intelligente oppure una sonda elettrica nel profondo del tuo cervello che possa renderti semplicemente felice» scrive il sito.

 

Ad esempio, gli scienziati hanno recentemente trattato la grave depressione di una paziente con un impianto neurale che le colpisce il cervello 300 volte al giorno e che le ha permesso di ridere e provare gioia spontaneamente per la prima volta da anni.

 

«Una grande domanda che rimane senza risposta è se la sextech alla fine diventerà un complemento alla nostra vita sessuale o un sostituto»

Naturalmente, il trattamento richiede un elettrodo impiantato in profondità nel cervello, che attualmente è riservato ai casi medici più estremi, ma poiché la tecnologia dell’interfaccia cerebrale diventa inesorabilmente più avanzata e ampiamente disponibile, non c’è motivo per cui un dispositivo del genere non possa diventare di largo consumo.

 

All’attuale livello di ricerca, la tecnologia potrebbe arrivare sul mercato in pochi anni. Ma quello che non sappiamo è cosa significherà per noi, psicologicamente come individui e sociologicamente come società, quando potremmo provare piacere semplicemente premendo un pulsante. E tutte queste domande diventano ancora più complesse se applicate al disordinato mondo del sesso.

 

«Una grande domanda che rimane senza risposta è se la sextech alla fine diventerà un complemento alla nostra vita sessuale o un sostituto», dice  ricercatore del Kinsey Institute Justin Lehmiller, esperto di sesso e psicologia.

 

«Anche se è facile immaginare come questo tipo di sextech possa avvantaggiare le persone con disabilità o difficoltà sessuali, ci sono alcune preoccupazioni», ha aggiunto Lehmiller. «Ad esempio, se avessi accesso a un dispositivo che potrebbe darti orgasmi istantanei, ti avvicineresti al sesso in modo diverso? In che modo questo influenzerà l’intimità?».

 

Già la perversione del mondo moderno ha sdoganato dei robot bambini per deliziare le perversioni pedofile e gli appagamenti sessuali osceni degli adulti, come riportato tempo fa Renovatio 21. Una storia che non fa presagire nulla di buono all’orizzonte.

«Ad esempio, se avessi accesso a un dispositivo che potrebbe darti orgasmi istantanei, ti avvicineresti al sesso in modo diverso? In che modo questo influenzerà l’intimità?»

 

Quello su cui gli esperti hanno concordato è che questo tipo di tecnologia diventerà probabilmente popolare, che sia una buona idea o meno. Ciò significa che queste sono conversazioni importanti da avere ora, prima che i miglioramenti nelle dimensioni degli elettrodi, nella resistenza della batteria e nella sicurezza dell’impianto che saranno necessari per creare un dispositivo di consumo vadano a buon fine.

 

Perché, nel bene e nel male, le persone utilizzeranno sempre la tecnologia di derivazione medica in modi che i suoi creatori non intendevano far loro.

 

«Voglio dire che tutti hanno desideri e bisogni», ha detto Bruns. «Alcune persone possono andare più lontano per qualunque cosa sia».

 

Ha paragonato l’idea di un pulsante di benessere a misura di consumatore con le persone che prendono il Viagra. Bruns non pensa necessariamente che sarà un disastro, ma pensa che accadrà presto. Pensa anche che quando emergeranno dispositivi medici migliori, sarà facile per le aziende costruire gadget di consumo e per il pubblico accettarli.

 

«Le persone si sentono anche più a loro agio con l’inserimento della tecnologia nei loro corpi in generale quando si pensa a cose come pacemaker, impianti contraccettivi e impianti di insulina», ha detto Lehmiller, «quindi più le persone si sentono a proprio agio con questo genere di cose, più è probabile che saranno aperti ad altre possibilità che emergono».

 

La connessione umana è, per usare un eufemismo, importante. E poiché la tecnologia come un pulsante di benessere diventa fattibile, sicura e popolare, le persone potrebbero correre un rischio maggiore di chiudersi in se stessi, di premere un pulsante per sentirsi bene, invece di creare rapporti umani e sociali con gli altri e con il mondo che li circonda.

 

Ciò potrebbe, in teoria, essere disastroso per la salute pubblica e sollevare interrogativi inquietanti su chi è responsabile del benessere: l’individuo, l’azienda che impianterà la tecnologia neurale ricreativa nei loro corpi o le agenzie di regolamentazione che interverranno per regolamentare la tecnologia cerebrale come fanno oggi con le droghe.

 

O forse non ci sarà alcun problema.

 

La ricerca, dopotutto, ha dimostrato che anche i topi preferiscono la connessione sociale all’eroina. Forse queste nuove frontiere della tecnologia per la ricerca del piacere virtuale non saranno un problema se l’uomo continuerà a essere uomo e ad intessere rapporti sociali come è sempre stato, ripudiando questo visione dispotica di un mondo alienante, antisociale e transumano.

 

 

 

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Bioetica

Nasce il Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)

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Riceviamo notizia che un gruppo di docenti universitari e di esperti di diverse discipline e nazionalità ha costituito il Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

Il CIEB ha lo scopo di «riportare i principi e i valori cui si ispira l’etica medica e la riflessione bioetica al centro della gestione politica del COVID», scrive il suo primo comunicato.

 

«I principi del primato dell’essere umano sulla scienza e la società, del consenso informato, di precauzione, di beneficenza, di non maleficenza, di equo accesso alle cure sanitarie, del “prendersi cura”, di integrità morale del ricercatore: sono questi i principi fondamentali di bioetica e di biodiritto – impunemente calpestati durante i due anni di emergenza sanitaria – che devono guidare la riflessione sulle questioni fondamentali poste dallo sviluppo della scienza e della medicina, alla luce delle loro implicazioni etiche, giuridiche, sociali ed economiche».

 

«A questo scopo il CIEB, mediante le sue articolazioni nazionali, intende stimolare un dibattito che – al di là della mera contrapposizione tra dati scientifici confliggenti – restituisca alla società civile i punti di riferimento etico che devono porsi alla base delle scelte politiche e delle decisioni normative».

«I principi fondamentali di bioetica e di biodiritto – impunemente calpestati durante i due anni di emergenza sanitaria – devono guidare la riflessione sulle questioni fondamentali poste dallo sviluppo della scienza e della medicina, alla luce delle loro implicazioni etiche, giuridiche, sociali ed economiche»

 

«Il CIEB, in particolare, conformerà la sua azione ai principi e alle norme sancite dalla Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano nei riguardi dell’applicazione della biologia e della medicina (nota come Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina), firmata a Oviedo nel 1997, e dai suoi Protocolli addizionali».

 

Il CIEB è promosso da Luca Marini, professore di ruolo di diritto internazionale nella Sapienza di Roma, dove è docente anche di Diritti umani e Diritto dell’Unione europea. Il professor Marini è stato presidente del Comitato Nazionale italiano per la Bioetica (organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

 

Altri promotori sono Francesco Benozzo, filologo presso l’Università di Bologna, e  Laurent Mucchielli, direttore di ricerca presso il Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi.

 

All’articolazione italiana del CIEB hanno già aderito Lorenzo Alibardi, docente di anatomia presso l’Università di Bologna; Bruno Cheli, docente di statistica presso l’Università di Pisa; Maria Luisa Chiusano, docente di biologia molecolare presso l’Università di Napoli «Federico II»; Daniela Danna, sociologa presso l’Università del Salento; Alessandro Fraleoni Morgera, docente di chimica presso l’Università di Chieti-Pescara; Gabriella Paolucci, docente di sociologia presso l’Università di Firenze.

 

«Ad avviso del sottoscritto e degli altri componenti del CIEB – ha scritto a Renovatio 21 il professor Luca Marini – il dibattito sulle questioni fondamentali poste dallo sviluppo della scienza e della medicina dovrebbe essere guidato da principi generali quali il primato dell’essere umano sulla scienza e la società, il consenso informato, la precauzione, la beneficenza, la non maleficenza, l’equo accesso alle cure sanitarie, il “prendersi cura”, l’integrità morale del ricercatore: tutti principi sanciti dalle fonti della bioetica e del biodiritto internazionale, che nessuno, prima della cosiddetta emergenza sanitaria in atto, avevo impunemente messo in discussione».

 

Il CIEB ha già adottato due pareri: il primo dedicato all’obbligatorietà del cosiddetto vaccino anti-COVID; il secondo dedicato all’eticità della partecipazione del personale medico-sperimentatore alla somministrazione del cosiddetto vaccino in questione.

 

I contenuti dei pareri sono stati redatti in maniera sintetica, essenziale per rendere agevole lettura anche da parte del pubblico non specialistico.

 
I pareri, nonché ogni altra informazione sul CIEB, sono disponibili sul sito www.ecsel.org/cieb
 

 

 

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Bioetica

Quale filosofia per la «medicina transessuale»?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

 

Ci sono molti angoli da cui studiare il fenomeno del movimento transgender – psicologico, sociologico, storico, medico, politico… – ma sicuramente il più fondamentale è metafisico.

 

Questa è una parola comunemente usata come sinonimo di astruso e poco pratico. In realtà (si fa per dire) è la più pratica di tutte, poiché la metafisica è quella branca della filosofia che studia cosa significhi essere «reale».

 

Da un punto di vista metafisico, nel dibattito trans sono in gioco questioni di immensa importanza per tutta la nostra civiltà

Ad esempio, la metafisica chiede al transgenderismo: è reale la sensazione di «essere intrappolati nel corpo sbagliato»?

 

Dipende da cosa è fondamentalmente reale: la mente o il corpo.

 

Da un punto di vista metafisico, nel dibattito trans sono in gioco questioni di immensa importanza per tutta la nostra civiltà.

 

Nell’ultimo numero di The Journal of Medicine & Philosophy, Melissa Moschella, della Catholic University of America, fa partire un’analisi metafisica riguardo le affermazioni transgender. È difficile riassumere qui, ma è una buona introduzione all’argomento.

 

«La narrativa del corpo sbagliato dell’identità transgender sembra presupporre un’antropologia dualista secondo la quale l’“io” o il “sé” sono essenzialmente entità coscienti, pensante, emotiva che abita ma non è identica a un particolare corpo»

Sottolinea che le affermazioni trans sono un esempio dell’antica filosofia del dualismo:

 

«La narrativa del corpo sbagliato dell’identità transgender sembra presupporre un’antropologia dualista secondo la quale l’“io” o il “sé” sono essenzialmente entità coscienti, pensante, emotiva che abita ma non è identica a un particolare corpo. Perché solo negando che il corpo sia una componente essenziale e intrinseca dell’identità personale si può affermare che c’è una discrepanza tra il corpo e il sé».

 

In altre parole, la visione trans è che il corpo non è reale; solo ciò che sentiamo, pensiamo e immaginiamo può pretendere di essere reale. Stando così le cose, tutto sarebbe a  posto per i sostenitori trans. Ma per un non dualista questo va contro l’esperienza: «noi siamo corpi, e qualunque corpo siamo è quindi necessariamente il corpo “giusto”».

 

Moschella dice che la visione biologica dell’esperienza umana è la visione reale.

 

«La nostra identità biologica è essenziale e intrinseca alla nostra identità personale. In altre parole, io sono il mio corpo, anche se ci sono aspetti di me che trascendono la dimensione corporea del mio essere»

«Indipendentemente dal fatto che ci siano o meno aspetti della nostra identità che vanno oltre la nostra identità biologica, la nostra identità biologica è essenziale e intrinseca alla nostra identità personale. In altre parole, io sono il mio corpo, anche se ci sono aspetti di me che trascendono la dimensione corporea del mio essere».

 

Identifica una contraddizione nelle affermazioni trans:

 

«Non esiste una sensazione universale di “maschio” o “femminilità”. Probabilmente ci sono tanti modi di “sentirsi” femminili o maschili, qualunque cosa significhi, quante sono le donne e gli uomini. Se “sentirsi femmina” o “sentirsi maschio” deve significare qualcosa, deve esserci una realtà oggettiva, extra-mentale a cui si riferisce. Quella realtà oggettiva non può essere l’identità sessuale biologica stessa, o sarebbe completamente assurdo per un maschio biologico dire: “Mi sento femmina”».

 

Questo ha importanti conseguenze per la bioetica e la medicina transgender:

 

«Se questo giudizio fosse falso… allora asserire affermazioni sull’identità transgender ed eseguire interventi medici e chirurgici sulla base di tali affermazioni non sono risposte veramente responsabili o compassionevoli»

«Se questo giudizio fosse falso… allora asserire affermazioni sull’identità transgender ed eseguire interventi medici e chirurgici sulla base di tali affermazioni non sono risposte veramente responsabili o compassionevoli a coloro che soffrono di disforia di genere, ma è piuttosto probabile che provochi un danno profondo, a almeno nel lungo periodo».

 

Probabilmente è inutile che le parti opposte si arringano a vicenda a meno che non affrontino le questioni intricate della metafisica transgender. L’articolo di Moschella è un buon inizio.

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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