Connettiti con Renovato 21

Pensiero

Un filosofo politico cinese nella Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Tra i nuovi membri nominati dal papa il prof. Bai Tongdong, che insegna alla Fudan University di Shanghai e contrappone al modello «egalitarista» delle democrazie occidentali un pensiero politico di matrice confuciana. E proprio la comprensione del «modello cinese dalla sua prospettiva» sarà al centro a fine giugno del prossimo workshop dell’organismo vaticano.

 

Papa Francesco ha nominato per la prima volta un accademico cinese tra i membri ordinari della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, l’organismo consultivo voluto nel 1994 da Giovanni Paolo II per aiutare la Santa Sede nella riflessione su temi legati all’economia, alla sociologia, al diritto e alle scienze politiche.

 

Tra i tre nuovi accademici annunciati oggi dal Vaticano figura infatti anche il prof. Bai Tongdong, 53 anni, docente della Facoltà di filosofia presso la Fudan University di Shanghai nonché alla New York University School of Law. Gli altri due nuovi membri saranno il sociologo statunitense Justin Farrell e la teologa australiana Tracey Anne Patrice Rowland.

 

Oltre a rappresentare un ulteriore segnale dell’attenzione di papa Francesco verso la Cina, l’inserimento di questo giovane docente cinese nell’organismo oggi presieduto da sr. Helen Alford – che attualmente conta tra i suoi 35 membri economisti quali Mario Draghi, Jeffrey Sachs e Joseph Stiglitz o filosofi e giuristi come Rocco Buttiglione, Christoph Engel e l’indiana Niraja Gopal Jayal – è significativo anche per il profilo specifico degli studi portati avanti dal prof. Bai Tongdong.

 

Nato a Pechino nel 1970, con alle spalle un dottorato in filosofia a Boston, il «maestro Bai» – come lo chiamano gli studenti in Cina – si occupa infatti di teorie politiche a partire dal pensiero confuciano e in questi anni è stato un interlocutore privilegiato nelle università occidentali per lo studio del modello cinese.

 

La sua opera più famosa è un libro pubblicato nel 2019 dall’Università di Princeton sotto il titolo «Against Political Equality: The Confucian Case». La tesi che argomenta – e che fa evidentemente discutere – è quella secondo cui l’egalitarismo che le democrazie liberali hanno proclamato a valore, talvolta entra in conflitto con il bene comune. Mentre la filosofia confuciana – con la sua sintesi tra unità e compassione – offrirebbe un approccio più universalmente applicabile alle società e alle stesse relazioni internazionali.

 

Appare evidente – dunque – l’intreccio tra questa nomina è il grande tema del rapporto tra libertà, autocrazie e bene comune che la proiezione su scala globale della Cina di Xi Jinping pone nella comunità internazionale.

 

Non a caso già tra qualche settimana la Cina sarà al centro di un workshop sul tema «Dialogo tra le civiltà e beni comuni» che la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali terrà a Roma il 27 e 28 giugno. Obiettivo dichiarato dell’appuntamento è quello di comprendere Pechino «non attraverso la lente di fonti esterne ma dalla sua stessa prospettiva», valutando «le caratteristiche sociali, culturali, politiche ed economiche della Cina contemporanee, l’impatto della sua politica globale e la sua conformità agli obblighi e alle norme internazionali».

 

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

Continua a leggere

Pensiero

Mons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la notizia della realizzazione, con imprimatur dell’arcivescovo ambrosiano Delpini, di una chiesa dedicata a «fedi diverse» realizzata dall’archistar Boeri.

 

Il progetto è chiamato «Monastero Ambrosiano» e sarà realizzato da Stefano Boeri Architetti su commissione dalla Diocesi di Milano. Situato nel distretto tecnologico MIND (ex area Expo), sorgerà entro il 2029 come spazio di spiritualità, ricerca e confronto aperto al dialogo tra fedi diverse, culture e saperi del XXI secolo.

 

Per commentare il progetto para-sincretista, monsignor Viganò si affida alle parole santo vescovo milanese Ambrogio.

 

«La Chiesa non cerca i vostri doni, perché avete adornato con doni i templi dei pagani. L’altare di Cristo rigetta i vostri doni, perché avete eretto un altare agli idoli; poiché la voce è vostra, la mano è vostra, la sottoscrizione è vostra, l’opera è vostra. Il Signore Gesù rifiuta e rigetta il vostro omaggio, poiché vi siete sottomessi agli idoli; poiché vi ha detto: Non potete servire due padroni» (Mt 6, 24)

 

Sono parole tratte dalla Lettera XVII di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, all’imperatore Valentiniano II (384 d.C.), paragrafo 14.

 

Sostieni Renovatio 21

Colpisce l’entusiasmo dell’arcidiocesi ambrosiana per il progetto in pieno stile mondialista.

 

«Il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 m², con 1.100 m² destinati agli spazi aperti: ispirato alla tradizione monastica cristiana, il progetto reinterpreta l’archetipo del chiostro come dispositivo spaziale e simbolico: un luogo introverso ma permeabile, in cui si articolano tre dimensioni fondamentali: cura, dialogo e ricerca spirituale» proclama il sito dell’arcidiocesi, che lancia anche un caloroso virgolettato dell’arcivescovo Delpini, già noto per la sua partecipazione allo storico incontro all’Ambrosianeum tra vertici della massoneria e prelati di alto rango, nonché per il racconto di barzellette sui gesuiti quando gli chiedevano delle decisioni di Bergoglio (che tanto piaceva ai massoni…).

 

 

In MIND, ha dichiarato monsignor Delpini «si incontrano conoscenza, ricerca, talenti, affari, divertimenti, la natura e la vita, l’Italia e il mondo. Nel cuore della città dell’innovazione si affaccia la domanda sul senso del tutto, sul perché dell’impegno e dell’investimento. La domanda invoca l’incontro tra scienza e sapienza, tra innovazione ed etica, tra tecnologia e umanesimo, tra profitto e solidarietà. (…) Così Milano scrive il suo futuro: non c’è convivenza, né pace, né bene comune senza Dio».

 

Non siamo molto distanti, immaginiamo, dalle salette di preghiera multifede degli aeroporti, che abbiamo visto sempre, in tutti i Paesi che hanno avuto lo stomaco (o l’ordine…) di metterle, vuote e logore.

Aiuta Renovatio 21

A questo punto due parole vanno dette sull’architetto, cioè l’archistar coinvolto: Stefano Boeri. Quello di Boeri può dirsi uno dei nomi centrali nella realizzazione della nuova Milano dei grattacieli miliardari (come il suo, premiatissimo, «Bosco verticale») costruiti dalle giunte piddine.

 

Il nome dell’architetto, onnipresente nella metropoli lombarda delle ultime due decadi e più (ha firmato pure importanti progetti di architettura d’interni e ristrutturazione per l’Inter, tra cui la riqualificazione degli spogliatoi della prima squadra a San Siro e la progettazione della Sala delle Coppe), era saltato fuori nelle turbine di inchieste al riguardo l’urbanistica sotto l’amministrazione Sala e rinviato a giudizio lo scorso gennaio.

 

Il Boeri, oltre che architetto di grande successo, è professore al Politecnico e pure direttore della prestigiosa rivista Domus. Il fratello maggiore del presidente INPS Tito Boeri e figlio della designer allieva di Marco Zanuso Cini Boeri (1924-2020) e del partigiano neurologo Renato Boeri (1922-1994).

 

Non tutti sanno che Boeri senior , dottore al Besta, fu tra i creatori nel 1989 della Consulta di Bioetica, che ha un roboante appellativo istituzionale ma in realtà è solo una onlus che promuove l’etica «laica»: sostiene il diritto all’autodeterminazione e ritiene eticamente ammissibile sia il suicidio medicalmente assistito che l’eutanasia attiva, qualora il paziente capace di intendere e volere ne faccia richiesta lucida e consapevole per porre fine a sofferenze intollerabili; ha promosso attivamente la «Biocard», una carta di autodeterminazione per consentire ai cittadini di rifiutare trattamenti sanitari (inclusa l’idratazione e nutrizione artificiale) in caso di perdita futura delle facoltà mentali; è favorevole all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale anche per coppie omosessuali e persone single; sostiene la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e la liberalizzazione della diagnosi preimpianto.

 

È ancora più interessante sapere che l’architetto è quindi il nipote del senatore Giovanni Battista Boeri (1882-1957), avvocato membro del Partito Repubblicano Italiano, nonché – secondo le enciclopedia online e libri – massone iniziato il 26 dicembre 1903 nella Loggia Giuseppe Garibaldi di Imperia. Nel 1906 nonno Boeri divenne Maestro.

 

Sempre sul sito dell’arcidiocesi, il Boeri fa dichiarazioni che lasciano intendere in chiarezza il sostrato spirituale dell’operazione.

 

«Abbiamo inteso dare forma al nuovo Monastero Ambrosiano con un’architettura unitaria e aperta, che rappresentasse anche nelle sue spazialità l’abbraccio tra la nuova Chiesa, il prisma trasparente della Biblioteca delle Religioni e il chiostro triangolare del Giardino delle Fedi, posto all’incrocio tra il Cardo e il Decumano. Un monastero contemporaneo, pensato per rispondere alle esigenze di una società plurale e per promuovere coesione sociale, dialogo interreligioso e produzione di conoscenza».

 

Insomma, un luogo di sincretismo, anzi scusate, di «dialogo», parola abusa che forse abbiamo già sentito, un concetto portante di quei movimenti che promuovono il dibattito tollerante e costruttivo tra persone con idee politiche, religiose o sociali diverse. Il dialogo, dicono, è lo strumento principale per ricercare la verità e favorire la fratellanza universale, rifiutando il fanatismo. Il dialogo è, insomma «superamento dei dogmi», che poi sono proprio quella cosa tipica della chiesa cattolica.

 

Dove, in genere, si possono sentire questi discorsi sul primato del dialogo?

 

Ah, sì, ad esempio: «Il dialogo è il nostro pane consustanziale e viatico, è il cibo di cui i nostri fratelli si nutrono lavorando assieme nel rispetto della diversità». Sono parole da un’allocuzione del 2002 dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi.

 

Vi sareste aspettati di ritrovarle nella Chiesa di Milano? Certo, se consideriamo gli incontri semipubblici tra muratori e cardinali e tante voci striscianti su certi arcivescovi del passato, e pure se guardiamo in che stato versa il cattolicesimo meneghino (gestione cervelli conto terzi CL inclusa).

 

Vorremmo dire, però, qualcos’altro. Chi conosce Renovatio 21 conosce la nostra devozione ad Ambrogio. Per cui, non è che possiamo lasciare che si tocchi così il Santo vescovo di Milano.

Sostieni Renovatio 21

Il Santo non solo non tollerava le altre fedi (al punto di scrivere all’imperatore, che voleva punire i cristiani per una sinagoga incendiata a Callinico in Siria, dicendo che gli aveva dato fuoco lui stesso, Ambrogio), ma nemmeno variazioni eretiche del cristianesimo: Sant’Ambrogio estirpò l’arianesimo da Milano, e la cacciata degli ariani da parte del vescovo di Milano è uno degli episodi storici più celebri della città, a tal punto da essere entrato prepotentemente nell’iconografia e nella leggenda popolare.

 

Lo scontro tra Ambrogio e gli ariani culminò tra il 385 e il 386 con la cosiddetta «lotta delle basiliche»: l’imperatrice Giustina – madre di Valentiniano II e grande fiancheggiatrice dell’arianesimo, pretese che una basilica milanese (la Portiana) venisse ceduta agli ariani per i loro culti. Ambrogio si rifiutò categoricamente, affermando che le chiese appartengono a Dio e non all’imperatore.

 

Quindi, Ambrogio e la comunità cattolica milanese si barricarono all’interno della basilica per giorni. Per tenere alto il morale dei fedeli durante l’assedio dei soldati imperiali, Ambrogio compose e fece cantare per la prima volta i famosi inni ambrosiani.

 

Di fronte alla straordinaria resistenza pacifica del popolo e alla successiva scoperta dei corpi dei santi martiri Gervasio e Protaso (che rinvigorì il fervore cattolico), la corte imperiale dovette cedere. L’arianesimo a Milano perse così ogni spazio pubblico e politico, scomparendo progressivamente.

 

Quando vedete Ambrogio rappresentato col flagello in mano, vi è rappresentata questa lotta, questa intolleranza verso l’errore, il peccato, il caos.

 

Siamo dinanzi, ora, alla stessa situazione sia pure ribaltata: i nemici della Chiesa sono nella Chiesa stessa per sconsacrare, dissacrare, svuotare spazi sacri e creare spazi sacrileghi.

 

Cari milanesi, «cattolici» e «laici», siete sicuri che – in una situazione che ci pare proprio simile – il flagello di Ambrogio non possa tornare?

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Pensiero

La catastrofe dei filosofi francesi e la nascita del wokismo

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica un testo apparso su X di Brivael Le Pogam, è un imprenditore, ingegnere informatico e programmatore francese, noto nel panorama tecnologico per essere il co-fondatore di Argil, una startup innovativa specializzata nella creazione di video automatizzati tramite intelligenza artificiale. In grande sintesi, Le Pogam spiega il disastro del post-strutturalismo e decostruzionismo, cioè la filosofia nefasta proveniente dalla Francia postbellica, e il suo effetto altamente distruttivo sul mondo di oggi, perfino nel campo dell’Intelligenza Artificiale.   Vorrei porgere le mie scuse, a nome dei francesi, per aver dato alla luce la Teoria francese (che a sua volta ha generato la peggiore di tutte le mostruosità ideologiche: il wokismo).   Abbiamo dato al mondo Cartesio, Pascal, Tocqueville. E poi, tra le rovine intellettuali del dopoguerra, abbiamo dato Foucault, Derrida, Deleuze. Tre uomini brillanti che hanno forgiato, nell’eleganza del nostro linguaggio, l’arma ideologica che oggi paralizza l’Occidente.   Dobbiamo capire cosa hanno fatto. Foucault insegnava che la verità non esiste, che esistono solo rapporti di potere mascherati da conoscenza. Che la scienza, la ragione, la giustizia, l’istituzione medica, la scuola, la prigione, la sessualità – tutto è solo una messa in scena di dominio.   Derrida insegnava che i testi non hanno un significato stabile, che ogni significante sfugge, che ogni lettura è un tradimento, che l’autore è morto e il lettore regna sovrano.   Deleuze insegnava che dovremmo preferire il rizoma all’albero, il nomade al sedentario, il desiderio alla legge, il divenire all’essere, la differenza all’identità.   Prese singolarmente, queste sono tesi discutibili. Combinate, esportate e divulgate, formano un sistema. E questo sistema è un veleno.  

Sostieni Renovatio 21

Ecco cosa è successo. Questi testi, illeggibili in Francia, hanno attraversato l’Atlantico. I dipartimenti di Yale, Berkeley e Columbia li hanno assorbiti negli anni Ottanta. Lì hanno trovato un terreno fertile che non esisteva tra noi: il puritanesimo americano, il suo senso di colpa razziale, la sua ossessione per l’identità.   La teoria francese ha sposato questo substrato, e il figlio di questa unione si chiama wokismo. Judith Butler legge Foucault e inventa il genere performativo. Edward Said legge Foucault e inventa il postcolonialismo accademico. Kimberlé Crenshaw eredita la struttura e inventa l’intersezionalità.   Ad ogni passo, la matrice è francese: non esiste la verità, esiste solo il potere, quindi ogni gerarchia è sospetta, ogni istituzione è oppressiva, ogni norma è violenza, ogni identità è costruita e quindi negoziabile, ogni maggioranza è colpevole.   È così che tre filosofi parigini, che probabilmente non immaginavano le conseguenze pratiche delle loro azioni, hanno fornito il software operativo a un’intera generazione di attivisti, burocrati universitari, responsabili delle risorse umane, giornalisti e legislatori.   È così che ci ritroviamo con una civiltà che non sa più dire se una donna è una donna, se la propria storia merita di essere difesa, se il merito esiste, se la verità si può distinguere dall’opinione. È una schifezza per una semplice ragione, che va espressa con calma.   Una civiltà si fonda su tre pilastri: la convinzione che esista una verità accessibile alla ragione, la convinzione che esista un bene distinto dal male, la convinzione che esista un patrimonio da trasmettere.   La teoria francese si è prefissata di far saltare in aria tutti e tre. Non per cattiveria. Nate da un gioco intellettuale, dalla fascinazione per il sospetto, dall’odio per la borghesia che le aveva alimentate. Ma il risultato è evidente. Un’intera generazione ha imparato a decostruire, ma non ha mai imparato a costruire. Un’intera generazione sa sospettare, ma non sa più ammirare. Un’intera generazione vede potere ovunque e bellezza da nessuna parte.   Mi scuso perché noi francesi abbiamo una responsabilità particolare. È la nostra lingua, le nostre università, i nostri editori, il nostro prestigio che hanno dato a questo nichilismo la sua elegante veste. Senza la legittimità della Sorbona e di Vincennes, queste idee non avrebbero mai varcato l’oceano.   Abbiamo esportato il dubbio come altri esportano armi. Ciò che si sta costruendo ora, nella Silicon Valley, nei laboratori di Intelligenza Artificiale, nelle startup, nei laboratori, in tutti quei luoghi dove le persone ancora creano invece di decostruire, questa è la risposta.   Una civiltà si ricostruisce da costruttori, non da commentatori. Da coloro che credono che la verità esista e che valga la pena dedicarsi ad essa. Da coloro che abbracciano una gerarchia del bello, del vero, del bene, e non si vergognano di trasmetterla.   Quindi, perdonateci. E torniamo al lavoro.   Brivael Le Pogam

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Pensiero

Contro la Prima Comunione consumista

Pubblicato

il

Da

La cerimonia della Prima Comunione oggi è diventata una festa dal sapore mondano e consumista. Famiglie, per lo più separate, gareggiano nello sfoggio di regali al pargolo che — non dimentichiamolo — fa il suo primo incontro con Cristo tramite la Santa Eucaristia. Forse i più oggi dimenticano il focus centrale di questa celebrazione, il cuore pulsante che è Cristo, la potenza spirituale di quella particola.

 

Sono sempre più reticente ad accettare inviti da parte di coetanei per festeggiare i figli che si apprestano a ricevere il Sacramento. Non ne ho più voglia; anzi, provo quasi disgusto nel vedere una moltitudine di regali sfarzosi quanto inutili, che questi ragazzini, già oltremodo viziati, ricevono senza apprezzare. È un esercizio di ostentazione messo in atto da nonni e parenti che vogliono, in qualche modo, dimostrarsi superiori alla «fazione» dell’altro coniuge.

 

In particolare, la battaglia più aspra si gioca nelle coppie separate: nessuno vuole essere da meno dell’altro e si tenta di colmare la vacuità indotta nel bambino dalla separazione — spesso egoistica — con doni che riflettono ricchezza materiale e non valori.

Aiuta Renovatio 21

Ricordo la mia Prima Comunione: era un’epoca già avviata al consumismo, ma ancora ancorata a quelle sane tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione. Il regalo più bello, profondo e prezioso fu la poesia che mi dedicò mia zia Maria. Una donna illibata, timida e devota che ha sempre vissuto con noi e che, di fatto, ha cresciuto mio babbo mentre i miei nonni lavoravano tutto il giorno. La bontà e la riservata tenerezza della zia la elevano ai miei occhi a un’entità quasi divina e angelica, salita al cielo oltre venticinque anni fa.

 

Quella poesia, insieme ad altre che scrisse per me e per i miei genitori, è purtroppo andata perduta. Ricordo però la cura amanuense nel decorare quei fogli, dove erano impressi i versi semplici di una donna che non aveva terminato nemmeno le elementari, ma che erano carichi di amore, tenerezza e autentica cristianità.

 

Giorni fa, prendendo un caffè in un bar, sono stato fermato da una vicina di casa che non vedevo da anni: «Ciao Francesco, come stai? Ho una cosa da farti leggere che ho ritrovato da poco». Prende il telefono e mi mostra un testo scritto su un foglio di carta. Leggo e rimango di stucco. È una poesia di mia zia. Bene, essendo questa signora al tempo una ragazzina, la zia Maria, secondo le regole del buon vicinato, per la sua prima comunione volle farle un regalo. Il regalo fu questa poesia.

 

Cara Francesca è giunto il più bel giorno 

in cui per te tutto sorride attorno

e in questo giorno che ricorderai eternamente

tu hai intorno a te tutti i parenti.

Sono arrivati alle prime ore

Per fare a te la scorta di onore.

Giunta ai piedi del Santo altare

Tu senti il cuore già palpitare.

E quando nel tuo cuoricino

Hai ricevuto Gesù Divino,

una simil gioia hai mai provata

e in estasi al ciel sei trasportata.

E in un devoto raccoglimento

L’hai certo fatto un proponimento,

di essere buona ed obbediente, ai genitori ed ai parenti. 

E le avrai detto mio buon Gesù

In questo mio sforzo aiutami tu, 

io non ti chiedo ricchezze e onori, 

ma solo proteggi i miei genitori.

Così vi prego Gesù e Maria,

la mia preghiera esaudita sia».

«Fiorin fiorello, vi prego qualche minuto d’intervallo che adesso farem volar qualche stornello.

Fior d’ogni fiore, stamane ti facevan la scorta d’onore a te sposina del Signore.

Fior di mughetti, facciamo auguri cordiali e schietti alla sposina di Gesù Francesca M***etti.

Fior d’amaranto, tu questo giorno l’hai sognato tanto e mai vorresti il suo tramonto.

Fior di viola, l’emozione ti stringe la gola che non sei capace di dire una parola.

Fior di cicoria, in mezzo a questa gran baldoria è emozionata pure la Vittoria.

Fior d’ogni fiore, ed ora tu Francesca rivolgi gli onori a tutti questi bravi signori.

Sostieni Renovatio 21

A fronte di questa semplicità evangelica, le definizioni dogmatiche ci ricordano la grandezza di ciò che stiamo celebrando. Ricordiamo, infatti, che Gesù Cristo ha istituito la santissima Eucaristia per tre principali ragioni: perché sia sacrificio della nuova legge, perché sia cibo dell’anima nostra e perché sia un perpetuo memoriale della sua passione e morte, ed un pegno prezioso dell’amor suo verso di noi e della vita eterna.

 

Per i disattenti e gli ignari che conferiscono a questa festa la sola e vacua mondanità, riportiamo alcuni passaggi del Catechismo di San Pio X:

 

Che cosa è il sacramento dell’Eucaristia?

L’Eucaristia è un sacramento nel quale per l’ammirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Gesù Cristo e di quella del vino nel suo prezioso Sangue, si contiene veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del medesimo Gesù Cristo Signor Nostro sotto le specie del pane e del vino per essere nostro nutrimento spirituale.

 

Vi è nell’Eucaristia lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine?

Si, nell’ Eucaristia vi è veramente lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine.

 

Dopo la consacrazione che cosa è l’ostia?

Dopo la consacrazione l’ostia è il vero Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo sotto le specie del pane.

 

Che cosa è la consacrazione?

La consacrazione è la rinnovazione, per mezzo del sacerdote, del miracolo operato da Gesù Cristo nell’ultima cena di mutare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue adorabile, dicendo: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.

 

Crogiolati nel benessere effimero del mondo occidentale, facciamo fatica a scorgere l’enorme privilegio che abbiamo nell’onorare Nostro Signore. Qualora ce ne fossimo dimenticati, basta affacciarsi a quella parte di mondo martorizzato dalle guerre e dai conflitti senza fine che è il Medio Oriente. Mille bambini iracheni, l’anno passato, hanno ricevuto la Prima Comunione. Che l’esempio di questi pargoli ci dia la forza di apprezzare maggiormente i nostri valori cristiani, affinché le nostre sante tradizioni non vadano perdute e non vengano in alcun modo banalizzate.

 

Francesco Rondolini

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: Elizabeth Nourse (1859 – 1938), La prima comunione (1895), Cincinnati Art Musem

Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata

 

Continua a leggere

Più popolari