Nucleare
Trump commenta l’estensione del nuovo trattato START
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha bocciato il Nuovo trattato START per la riduzione delle armi nucleari tra Mosca e Washington, definendolo un «accordo mal negoziato», e ha invitato gli esperti nucleari americani a iniziare a lavorare su un nuovo trattato completamente diverso.
Il trattato di controllo degli armamenti strategici è scaduto ufficialmente il 5 febbraio, suscitando preoccupazione sia a Mosca sia alle Nazioni Unite. Lo stesso giorno Axios ha riferito che funzionari statunitensi e russi hanno concordato, a margine dei colloqui di pace sull’Ucraina tenutisi ad Abu Dhabi, di avviare un lavoro per «aggiornare» l’intesa.
«Piuttosto che prorogare il “NUOVO START”… dovremmo far lavorare i nostri esperti nucleari su un nuovo trattato migliore e modernizzato, capace di durare a lungo nel futuro», ha scritto Trump giovedì su Truth Social, sostenendo che l’accordo è stato «gravemente violato».
Poco dopo il messaggio del presidente, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti intendono negoziare con la Russia un nuovo trattato. Ha inoltre smentito l’esistenza di qualsiasi intesa temporanea tra Mosca e Washington per il rispetto delle disposizioni del trattato ormai scaduto.
Siglato nel 2010, il trattato stabiliva limiti precisi al numero di testate nucleari strategiche e di vettori dispiegabili, prevedendo inoltre meccanismi di verifica e monitoraggio reciproco degli arsenali russo e statunitense. La sua scadenza originaria era fissata per il 2021, ma era stata prorogata di cinque anni in quell’occasione.
Nel 2023 Mosca ha sospeso i meccanismi di verifica del trattato, motivando la decisione con gli attacchi ucraini contro elementi della propria deterrenza nucleare e accusando l’Occidente di un coinvolgimento attivo. Non risultano, tuttavia, violazioni delle quote numeriche stabilite dall’accordo da parte di nessuna delle due potenze.
Giovedì mattina il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia aveva proposto di mantenere in vigore le disposizioni del trattato per un ulteriore anno, ma che tale proposta «non ha ricevuto risposta». Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha esortato Russia e Stati Uniti a negoziare con urgenza un nuovo quadro di controllo degli armamenti, avvertendo che il rischio di impiego di un’arma nucleare è oggi «il più alto degli ultimi decenni».
In precedenza Trump aveva espresso la volontà di raggiungere un accordo «migliore» che includesse anche la Cina. Giovedì Peskov ha precisato che Pechino considera «inutile» partecipare ai negoziati su un nuovo trattato, dato che il proprio arsenale nucleare non è paragonabile per dimensioni e caratteristiche a quello di Russia e Stati Uniti. «Rispettiamo questa posizione», ha concluso il portavoce del Cremlino.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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La Romania chiude la sua unica centrale nucleare
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Nucleare
Stati Uniti e Israele concordano sulla rimozione del materiale nucleare da un sito segreto in Siria
Stati Uniti e Israele hanno trovato un’intesa con Damasco per prelevare materiale nucleare da un impianto clandestino in Siria. Lo riporta la testata Axios, sulla base di dichiarazioni di funzionari americani e israeliani.
La testata riferisce che all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sarà permesso di entrare nella zona, chiamata «Sito 99», per ritirare i resti del reattore siriano di Al-Kibar, distrutto da un attacco aereo israeliano nel 2007.
Alcune fonti indicano che nel luogo si troverebbe yellowcake, una polvere di uranio arricchito che può essere convertita in combustibile nucleare. Anche se questa sostanza non è direttamente impiegabile per realizzare un’arma atomica, potrebbe essere sparsa con esplosivi ordinari, provocando una contaminazione radioattiva, nella forma nota come bomba sporca, minacciata tante volte anche nel teatro bellico ucraino.
Secondo certe informazioni, Israele avrebbe colpito gli accessi del sito poco dopo che una coalizione di formazioni ribelli appoggiate dagli Stati Uniti aveva preso il controllo di Damasco nel dicembre 2024, deponendo il presidente siriano Bashar al-Assad. Un funzionario israeliano ha detto ad Axios che Tel Aviv aveva minacciato di bombardare di nuovo l’area qualora il materiale nucleare non fosse stato allontanato o se fossero emersi indizi di un tentativo siriano di raggiungerlo.
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Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, già comandante jihadista in passato ricercato dagli Stati Uniti con il nome di Abu Mohammad al-Jolani, sta tentando di rafforzare i legami del Paese con l’Occidente e di ottenere aiuti internazionali per una Siria ancora segnata dalla guerra civile iniziata nel 2011. Il mese scorso ha reso noto di essere impegnato in un’intesa di sicurezza con Israele, che dal 2024 controlla porzioni della Siria sud-occidentale, ampliando la propria presenza oltre le alture del Golan occupate dal 1967.
Il reattore nucleare di Al-Kibar era stato attaccato da aerei israeliani ancora il 6 settembre 2007 durante la cosiddetta operazione Orchard («frutteto»).
Lo Stato Ebraico aveva pianificato e realizzato il raid dopo aver ottenuto informazioni di Intelligence secondo cui la Siria stava sviluppando capacità nucleari con il supporto della Corea del Nord. Gli aerei da combattimento israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano e distrutto la struttura prima che il reattore potesse diventare operativo. Per garantire il successo della missione e limitare la reazione avversaria, le forze israeliane hanno anche neutralizzato temporaneamente i sistemi di difesa radar della Siria.
Il governo di Damasco ha inizialmente negato la natura militare o nucleare del sito bombardato. L’episodio è rimasto a lungo avvolto nel riserbo ufficiale da parte di Israele, che ha ammesso formalmente la responsabilità dell’attacco soltanto diversi anni più tardi.
L’operazione Frutteto ha bloccato sul nascere il programma atomico siriano ed è considerata un importante precedente strategico nell’ambito della dottrina di sicurezza israeliana contro la proliferazione nucleare nella regione.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
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