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Cina

Trump afferma di aver parlato con Xi Jinping in merito al cattolico Jimmy Lai incarcerato

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Mentre il processo all’imprenditore cattolico Jimmy Lai volge al termine, il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver «già» discusso della difficile situazione di Lai con il presidente cinese Xi Jinping. Lo riporta LifeSite.

 

«Non ho detto che lo salverò al 100%», ha affermato Trump in un’intervista a Fox News la scorsa settimana, riferendosi a dichiarazioni precedenti. «Ho detto che ne solleverò la questione al 100%, e ne ho già parlato [con il presidente Xi Jinping], e che farò tutto il possibile per salvarlo».

 

L’attivista pro-democrazia, imprenditore ed ex proprietario di un giornale Jimmy Lai resta ancora dietro le sbarre mentre il suo processo, ai sensi della draconiana legge sulla sicurezza nazionale (NSL) di Hong Kong, è in fase di conclusione.

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Lai, cittadino britannico di 77 anni, è stato condannato a sei anni di carcere nel dicembre 2022 con l’accusa di «frode». Secondo l’agenzia di stampa Hong Kong Free Press (HKFP), alla sentenza del 2022, il giudice ha anche imposto a Lai «un’ordinanza di interdizione di otto anni e ha ordinato al magnate dei media di pagare 2 milioni di dollari di Hong Kong di multa».

 

Ma il suo processo attuale riguarda accuse separate di «collusione con forze straniere» in violazione della draconiana legge sulla sicurezza nazionale (NSL) imposta da Pechino sull’isola per reprimere il dissenso contro le autorità cinesi, in base alla quale potrebbe essere condannato all’ergastolo. Il processo ha subito numerosi rinvii da parte delle autorità cinesi, ma ora – dopo essere stato ulteriormente rinviato la scorsa settimana a causa di un tifone e per preoccupazioni sulla salute di Lai – le arringhe conclusive sono in corso dopo l’inizio del procedimento nel dicembre 2023.

 

Il processo è stato ampiamente definito un processo farsa, anche dai suoi avvocati, e Human Rights Watch ha definito le accuse «inventate».

 

Una lettera aperta di Doughty Street Chambers del 2023 descriveva le accuse di «frode» contro Lai come «false» e aggiungeva che il suo arresto ai sensi della NSL era semplicemente dovuto alla «pacifica campagna pro-democrazia e al suo lavoro presso Apple Daily».

 

Lo stesso Lai si è dichiarato non colpevole delle accuse a suo carico. Se il tribunale – composto da giudici scelti personalmente anziché da una giuria, in una notevole rottura con i precedenti – lo dichiarasse colpevole, potrebbe rischiare l’ergastolo.

 

Molti ritengono che un verdetto di colpevolezza sia altamente probabile.

 

L’imprenditore è stato introdotto alla fede cattolica dal cardinale Joseph Zen, anch’egli residente a Hong Kong, ed è un forte e schietto critico del Partito Comunista Cinese (PCC) e delle sue misure contro la libertà.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche lo Zen è stato arrestato e processato dalle autorità negli ultimi tre anni. Bergoglio aveva fatto capire di aver scaricato il cardinale cinese in favore dei buoni rapporti con il Dragone comunista durante un episodio di «magistero aereo», ossia le conferenze stampa improvvisate con i giornalisti sui voli papali.

 

Tre anni fa assistemmo quindi al culmine del grottesco quando il Parlamento Europeo avanzò una richiesta di risoluzione che intendeva chiedere al Vaticano di sostenere il cardinale Zen.

 

Nel 1995 Lai ha fondato il tabloid pro-democrazia Apple Daily, che ha pubblicato critiche al PCC procurandogli l’ira delle autorità comuniste. Il quotidiano divenne una delle principali testate di Hong Kong prima della sua chiusura forzata da parte delle autorità.

 

Il procuratore Anthony Chau ha affermato in precedenza che «questo caso riguarda una figura politica radicale… che ha cospirato con altri per fomentare l’odio e fomentare l’opposizione al governo e alle autorità centrali».

 

«È una persona rispettata, una brava persona. Si può anche capire che il presidente Xi non sarebbe esattamente entusiasta di farlo», ha aggiunto Trump a Fox News a proposito di Lai, in merito al suo sostegno alla causa di Lai presso i cinesi.

 

Proseguendo, il presidente ha affermato «è stato un periodo molto brutto nella storia della Cina. Detto questo, il suo nome è già entrato a far parte della cerchia di cose di cui stiamo parlando, e vedremo cosa possiamo fare».

 

Trump aveva fatto promesse molto più forti l’anno scorso, prima della sua vittoria elettorale, quando dichiarò che, se avesse vinto le elezioni presidenziali statunitensi, avrebbe parlato con il presidente cinese Xi Jinping per far uscire Lai dal Paese. «Al cento per cento, sì. Lo farò uscire. Sarà facile farlo uscire. Ma non abbiamo nessuno che ne parli nemmeno».

 

Le sue ultime dichiarazioni sembrano sminuire la certezza delle sue azioni riguardo al futuro di Lai.

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Le condizioni di Lai in carcere hanno suscitato preoccupazioni a livello internazionale per la sua salute. Solo tre mesi prima dell’inizio del processo, Lai aveva già trascorso 1.000 giorni dietro le sbarre. Ora, si avvicina a quasi 1.700 giorni.

 

Dal suo arresto nell’agosto 2020, Lai trascorre circa 23 ore al giorno in isolamento, in condizioni che violano quelle stabilite dalle Nazioni Unite per il trattamento dei prigionieri. Nei suoi brevi 50 minuti di libertà, Lai è accompagnato dalle guardie in un recinto separato, a differenza degli altri prigionieri a cui è consentito socializzare o praticare sport.

 

Nonostante l’estrema umidità e il caldo di Hong Kong in estate, la cella di Lai non è dotata di aria condizionata.

 

Ora Lai è stato descritto come costretto a indossare un cardiofrequenzimetro in tribunale a causa delle palpitazioni cardiache che ha accusato negli ultimi giorni.

 

Esperti cinesi e attivisti di Hong Kong hanno sostenuto a gran voce la causa di Lai sulla scena internazionale, così come diversi eminenti esponenti del clero cattolico, come il cardinale di New York Timothy Dolan. Poco prima dell’inizio del processo NSL, diversi eminenti prelati hanno chiesto l’immediato rilascio di Lai.

 

Venerdì scorso Human Rights Watch ha dichiarato che le autorità dovrebbero «ritirare le accuse infondate contro Jimmy Lai».

 

«Tenere Lai, 77 anni, in isolamento prolungato mentre la sua salute peggiora è stato scandalosamente crudele», ha scritto il gruppo. «I governi interessati dovrebbero fare pressione per l’immediato rilascio di Lai, sia per il suo bene che per il bene della libertà di stampa a Hong Kong e in Cina».

 

L’ingiusto, aberrante, sanguinario accordo sino-vaticano è difeso dal gesuita Stephen Chow Sau-yan, attuale vescovo di Hong Kong. Tuttavia, parrebbe rimasto qualche cardinale che critica il silenzio della Santa Sede sulla persecuzione dei cattolici in Cina.

 

La resistenza del cardinale Zen, intanto, resiste: due mesi fa ha celebrato una messa in latino e guidato la processione eucaristica del Corpus Domini a Hong Kong.

 

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Cina

La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST

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Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.   Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.   Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.

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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).   Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).   Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.   Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.   Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.

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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.   Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.   Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.  

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Cina

Il Pentagono raddoppia gli sforzi per contenere la Cina

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Il Pentagono ha rafforzato i piani per tenere la Cina all’interno della Prima Catena di Isole, in linea con l’aggiornamento 2026 della Strategia di Difesa Nazionale. Nel rapporto del 22 settembre al Comitato per le Forze Armate del Senato sulla NDS 2026, consegnato due giorni prima del vertice Trump-Xi Jinping, il sottosegretario alla Difesa per le Politiche Elbridge Colby ha messo in evidenza l’impegno del Dipartimento a costruire nell’Indo-Pacifico una postura di «deterrenza per negazione» nei confronti della Cina. Si tratta del punto d’arrivo di un lavoro durato circa un decennio per predisporre le forze americane a un eventuale scontro con Pechino, che imporrebbe una logistica ampia e lanci di missili sulle grandi distanze del Pacifico.

 

«Il Dipartimento della Guerra è concentrato al massimo per garantire un equilibrio di potere favorevole nell’Indo-Pacifico», ha detto il Colby. «Il nostro obiettivo, così facendo, non è quello di dominare la regione o chiunque al suo interno. Piuttosto, è quello di garantire che nessun Paese possa dominare noi o i nostri alleati – in sostanza, creare le condizioni militari necessarie per raggiungere l’obiettivo fissato dalla Strategia di Sicurezza Nazionale 2025, ovvero un equilibrio di potere nell’Indo-Pacifico che permetta a tutti noi di godere di una pace dignitosa».

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Il Colby ha ricordato che da circa un anno i militari statunitensi e cinesi tengono un dialogo. Ha però aggiunto che «siamo sempre consapevoli della direttiva del Presidente Trump di negoziare sempre da una posizione di forza». «Pertanto, pur lavorando per evitare il confronto, proseguiamo i nostri sforzi per rafforzare la deterrenza attraverso la negazione lungo la Prima Catena di Isole (FIC), con l’obiettivo, come ha affermato il Segretario Hegseth, di garantire che “l’aggressione sia impraticabile, l’escalation non attraente e la guerra considerata irrazionale”».

 

A sostegno di questa linea, il Corpo dei Marines schiererà sull’isola giapponese di Yonaguni, per l’esercitazione Keen Sword, i propri sistemi missilistici terrestri antinave e di difesa aerea, aprendo nuove capacità congiunte Stati Uniti-Giappone su un’isola a soli 110 chilometri da Taiwan, come ha riferito Defense News.

 

Keen Sword, la maggiore esercitazione congiunta biennale tra Washington e Tokyo, impiegherà due sistemi centrali della forza costiera dei Marines: l’NMESIS (Navy-Marine Expeditionary Ship Interdiction System), per l’interdizione navale, e il MADIS (Marine Air Defense Integrated System), per la difesa aerea. Sarà la prima volta che questi sistemi arrivano a Yonaguni: l’edizione di quest’anno si sposta infatti verso operazioni di negazione del mare basate a terra e distribuite su più isole, con l’intento di disperdere le capacità.

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Cina

L’FBI arresta una presunta spia cinese all’aeroporto di Los Angeles

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Domenica scorsa, le forze dell’ordine federali hanno arrestato una sospetta agente cinese all’aeroporto internazionale di Los Angeles, mentre si preparava a imbarcarsi su un volo per Shanghai.   La sospettata, Wanying «Heather» Zhang, un’agente immobiliare di Irvine, in California, è accusata di aver agito come agente straniero non registrato, in seguito alle accuse di spionaggio ai danni del figlio del presidente di Taiwan, residente negli Stati Uniti. Secondo una denuncia penale presentata al tribunale federale da un agente del controspionaggio dell’FBI di Los Angeles, la Zhang e un complice si sarebbero recati a Seattle, nello Stato di Washington, nel settembre 2025 per fotografare la residenza suburbana della famiglia di un alto funzionario taiwanese. L’individuo preso di mira sarebbe stato Ting-Yu Lai, figlio del presidente taiwanese Ching-Te Lai.   Il Ting-Yu, ingegnere sulla trentina che attualmente lavora per l’azienda tecnologica olandese Philips, ha studiato in un’università statunitense e vive con la moglie, Hsiao Chen, e il loro figlio nato in America.

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Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno intensificato la lotta allo spionaggio cinese, che le autorità considerano una delle principali minacce alla sicurezza nazionale. Il caso più discusso sui media è quello di Christine Fang, detta Fang Fang.   Secondo un’inchiesta di Axios del 2020, tra il 2011 e il 2015 la donna, arrivata dalla Cina come studentessa, si sarebbe infiltrata negli ambienti politici della California, finanziando campagne elettorali, organizzando raccolte fondi e coltivando rapporti con amministratori locali giovani e in ascesa. Tra questi c’era Eric Swalwell, democratico, che la conobbe quando era consigliere comunale e poi deputato al Congresso. Fang avrebbe contribuito alla sua campagna e fatto collocare una stagista nel suo ufficio.   Secondo la testata americana, la Fang avrebbe avuto relazioni intime o sessuali con almeno due sindaci del Midwest.   Le accuse e le battute da parte degli avversari conservatori sulla relazione sessuale tra lo Swalwell e la spia cinese si sono sprecate. L’uomo si è ora dimesso e ritirato dalla politica dopo un compromettente video sessuale divenuto pubblico. Swalwell non è mai stato accusato di alcun illecito, mentre Fang lasciò gli Stati Uniti nel 2015 e non è mai stata processata. Il caso ha alimentato il dibattito sulle strategie di influenza di Pechino, fondate su relazioni personali di lungo periodo più che sul furto di documenti.   Altri casi sono più classici. Jerry Chun Shing Lee, ex agente della CIA, è stato condannato a 19 anni nel 2019 per aver passato informazioni a Pechino, mentre l’ex funzionario CIA Kevin Mallory ha avuto 20 anni. Xu Yanjun, ufficiale dei servizi cinesi arrestato in Belgio ed estradato negli USA, è stato condannato a 20 anni per il tentato furto di segreti industriali aeronautici. Nel 2023 l’attenzione è salita con il pallone spia abbattuto al largo della Carolina del Sud e con l’arresto di due uomini per una presunta stazione di polizia cinese clandestina a Nuova York. Il fenomeno della stazioni di polizia clandestine cinesi sarebbe presente anche in Europa e pure in Italia.

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Nel 2025 il marinaio Jinchao Wei è stato condannato per aver venduto informazioni militari a un agente cinese. Pechino respinge sistematicamente tutte le accuse.   Il caso forse più memorabile è tuttavia quello di Katrina Leung, nome in codice «Parlor Maid». Nata in Cina e trasferita a Los Angeles, Leung era un’imprenditrice che dal 1982 lavorava come informatrice dell’FBI nell’ambiente cinese-americano, con compensi di circa 1,7 milioni di dollari. Per quasi vent’anni ebbe una relazione con il suo referente, l’agente James J. Smith. Secondo l’accusa avrebbe copiato documenti riservati dalla sua valigetta per passarli al ministero della Sicurezza di Stato cinese. Avrebbe avuto una relazione anche con William Cleveland, altro agente di rilievo del controspionaggio, impegnato proprio nelle indagini sulle fughe di segreti nucleari da Los Alamos.   Lo Smith e la Leung furono arrestati nel 2003. Il caso crollò per errori e abusi dell’accusa: Leung patteggiò per reati fiscali e Smith per un reato minore, entrambi con pene lievi. Leung ha sempre negato di aver spiato per Pechino.  

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