Geopolitica
Tony Blair in lizza per governare Gaza
L’ex primo ministro britannico Tony Blair ha avanzato una proposta per guidare un’amministrazione transitoria a Gaza al termine dell’operazione militare israeliana nell’enclave, secondo quanto riportato venerdì dai media britannici.
Blair, a quanto pare, vorrebbe presiedere un ente denominato Autorità internazionale di transizione per Gaza (GITA), incaricato di supervisionare la ricostruzione e, in ultima analisi, di trasferire il potere all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) con sede in Cisgiordania.
Tra i dodici progetti proposti da vari governi e think tank, il GITA punterebbe a ottenere un mandato ONU per agire come «suprema autorità politica e legale» di Gaza per un periodo di cinque anni. Se approvato, Blair disporrebbe di un segretariato di massimo 25 membri, finanziato dagli Stati del Golfo.
La rivista britannica The Economist ha definito il piano «un netto miglioramento» rispetto alla precedente visione del presidente statunitense Donald Trump di una «riviera» di Gaza sotto controllo americano.
Secondo il rapporto, il GITA avrebbe inizialmente sede a El-Arish, in Egitto, ispirandosi alle autorità di transizione di Timor Est e Kosovo. La sua missione includerebbe l’unificazione di Gaza e Cisgiordania sotto l’ANP.
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Attualmente, l’ANP, con sede a Ramallah, esercita un’autorità limitata in Cisgiordania, dove l’esercito israeliano mantiene un controllo predominante, un sistema che i critici definiscono apartheid. Israele ha finora respinto qualsiasi coinvolgimento dell’ANP nel governo di Gaza post-bellico.
Secondo il Financial Times, Washington ha presentato nuove proposte per il futuro di Gaza durante le riunioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questa settimana, includendo l’ipotesi di inserire Blair in un comitato di supervisione internazionale. Tuttavia, diversi stati arabi preferirebbero un comitato composto da tecnocrati palestinesi.
All’inizio di questo mese, il Times of Israel ha dettagliato gli sforzi di lobbying di Blair, che includono colloqui con Trump e un incontro a luglio con il presidente dell’ANP Mahmoud Abbas, evidenziando che il suo piano richiede «riforme significative» da parte dell’ANP e prevede solo un coinvolgimento limitato a Gaza.
Gli analisti dubitano che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu possa sostenere il GITA, considerando la sua dipendenza dai ministri di destra che lo spingono ad annettere tutti i territori palestinesi, inclusi Gaza e Cisgiordania.
Negli ultimi tempi il Blair, ancora fortemente contestato in patria per la guerra in Iraq, si è dedicato alacremente al tema di microchip, ID digitale, passaporto vaccinale ed altre forme di sorveglianza globale. Si era ventilato, ad un certo punto, che il Blair potesse prendere il posto di Klaus Schwab come capo del World Economic Forum.
L’ex premier britannico aveva tentato di occuparsi negli ultimi anni della questioni israelo-palestinese. Quando era primo ministro si ricordano dure critiche all’esercito israeliano, che paragonò, come termine spregiativo, a quello della Russia – Paese con cui ora si augura una guerra, anche nucleare se necessario.
Ancora l’anno scorso Blair chiedeva un accordo globale sulla censura dei social media.
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Immagine di Michael Thaidigsmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Israele bombarda il negoziatore iraniano prima che potesse incontrare JD Vance
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Geopolitica
Lavrov dipinge un quadro devastante della situazione mondiale odierna
Intervenendo a una riunione del Consiglio russo per gli affari internazionali, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha offerto un quadro molto preoccupante della situazione mondiale odierna. Ha sottolineato l’esistenza di «nuovi fenomeni della vita internazionale come la frammentazione dello spazio economico globale, la crisi delle strutture create per gestirlo, le guerre ibride, l’introduzione di tecnologie fino ad allora inimmaginabili in ambito militare e la sfida diretta alla diplomazia come metodo per regolare le relazioni tra gli Stati sulla base del diritto internazionale e delle norme diplomatiche».
«Possiamo affermare che ci troviamo nel mezzo di una ristrutturazione dell’ordine globale, che porterà, ci auguriamo, alla formazione di un mondo multipolare stabile e giusto, ma per ora questa ristrutturazione sembra più un “collasso”, in ogni senso del termine. La lotta per la leadership in questo nuovo mondo è estremamente seria. È una lotta per la vita o la morte. Ne siamo testimoni quasi quotidianamente», ha affermato il ministro russo.
«I fattori di contenimento che per decenni hanno garantito una relativa stabilità si stanno affievolendo. In parole povere, alcuni Paesi hanno “perso la bussola” e proclamano apertamente i loro “diritti” su determinati territori, senza preoccuparsi di fornire alcuna base giuridica per i loro piani», ha avvertito l’alto diplomatico di Mosca.
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Lavrov ha paragonato le dichiarazioni del Segretario di Stato americano Rubio, che si è lamentato della chiusura dello Stretto di Ormuzzo come violazione del diritto internazionale, con l’affermazione del Presidente Trump secondo cui non gli interessava il diritto internazionale.
«Alcuni aspetti della vita internazionale rimandano a un passato remoto», ha detto. «Membri delle più alte cariche militari e politiche di alcuni Paesi vengono rapiti o uccisi senza un giusto processo. Lo sapete bene. Interi quartieri, insieme ai loro abitanti, vengono distrutti con una crudeltà degna dell’Antico Testamento, così come cliniche e scuole pediatriche dove duecento bambine trovano improvvisamente la morte».
«In queste situazioni, a nessuno tranne a noi e ai nostri alleati importa del diritto internazionale», ha concluso. «In effetti, si sta delineando una situazione in cui l’Occidente, con le sue folli ambizioni egemoniche, si è trovato in una situazione di stallo con il desiderio della maggioranza globale di superare le sfide esistenti sulla base dell’uguaglianza e della giustizia, ovvero dei principi della Carta delle Nazioni Unite concordati dopo la Seconda Guerra Mondiale: l’uguaglianza sovrana degli Stati, la non ingerenza negli affari interni e il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, che deve essere riconosciuto da tutti i governi legittimi. È necessario ritornare a questi principi, o almeno restituire loro il ruolo di bussola morale, se vogliamo, ma non sarà facile».
«Ciò a cui stiamo assistendo mostra segni di un’escalation verso un conflitto di portata sempre maggiore, che alcuni studiosi hanno già definito una nuova guerra mondiale» ha continuato il Lavrov. «In sostanza, non solo Russia, Cina e altri Stati BRICS, ma anche tutti i centri di potere e sviluppo più o meno indipendenti stanno diventando bersaglio di un’opposizione aggressiva da parte di coloro che sono abituati a vivere a spese altrui e a percepirsi come egemoni».
Lavrov ha poi condannato le azioni in Iran e ha respinto l’idea che l’Iran stesse preparando un attacco contro Israele, gli Stati Uniti o qualsiasi altro Paese, ipotesi che è stata usata come pretesto per l’attuale guerra tra Stati Uniti e Israele.
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Immagine di Вячеслав Прокофьев / Пресс-служба Президента РФ / ТАСС via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump: la guerra contro l’Iran è un investimento nel futuro dei bambini
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Teheran ha sempre insistito sul fatto che il suo programma nucleare sia puramente pacifico e non finalizzato all’ottenimento di un’arma. All’inizio di questa settimana, l’alto funzionario parlamentare iraniano Alaeddin Borujerdi ha dichiarato che il parlamento del paese sta valutando la possibilità di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare, sostenendo che la partecipazione all’accordo del 1968 è diventata inutile dopo l’attacco israelo-americano. L’Iran ha continuato a colpire Israele e le installazioni militari statunitensi nel Golfo Persico, rifiutando al contempo qualsiasi dialogo con Washington. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito mercoledì che la guerra continuerà finché «l’aggressore» non sarà punito e Teheran non riceverà un risarcimento completo. Con lo Stretto di Ormuzzo di fatto chiuso a causa dei combattimenti, il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone questa settimana, mentre l’indice di gradimento di Trump è sceso sotto il 40%.President Trump was exactly right tonight. Operation Epic Fury is an investment in the future of our children and our grandchildren. We are on the cusp of ending Iran’s nuclear blackmail — that makes America much, much safer. pic.twitter.com/KsZwKvOxRd
— Senator Ted Cruz (@SenTedCruz) April 2, 2026
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