Connettiti con Renovato 21

Guerra cibernetica

Stanno colpendo gli aeroporti del mondo con attacchi hacker?

Pubblicato

il

Prima che fosse rivelata la mano americana nella distruzione del Nord Stream 2, vi avevamo detto che in gioco c’erano le grande infrastrutture internazionali – le vostre, quelle che usate quotidianamente per lavorare, per vivere.

 

Renovatio 21 vi aveva annunciato, in un articolo che poteva sembrare un po’ eccessivo, che dovevate prepararvi a perdere internet. Avrete visto che poche settimane fa l’internet italiano è andato in tilt, con le immancabili accuse agli hacker russi (#hastatoputin).

 

Ora vogliamo brevemente annunciarvi quale potrebbe essere la prossima infrastruttura che potrebbe venire meno: il trasporto aereo.

 

La settimana scorsa, riporta la testata pubblica Deutsche Welle, «diversi aeroporti tedeschi hanno avuto i loro siti web interrotti». Sono arrivati quindi gli «esperti che indagano su un possibile attacco online».

 

Tra gli aeroporti colpiti ci sono stati quello di Düsseldorf, Norimberga, Erfurt-Weimar e Dortmund. I siti web non erano raggiungibili o segnalavano messaggi di errore.

 

«I problemi arrivano il giorno dopo che un grave guasto informatico alla compagnia di bandiera tedesca Lufthansa ha lasciato migliaia di passeggeri bloccati all’aeroporto di Francoforte».

 

«C’è motivo di sospettare che potrebbe essere un attacco di hacker», ha detto una portavoce dell’aeroporto di Dortmund.

 

L’aeroporto di Norimberga, ha affermato che il suo sito ha ricevuto così tante richieste che è crollato. Il sito di Der Spiegel ha riferito che i problemi potrebbero essere stati causati da un attacco DDos , in cui gli hacker dirigono il traffico Internet pesante verso server mirati in uno sforzo relativamente semplice per mandarli offline.

 

In concomitanza con tutto questo, l’aeroporto di Francoforte – il secondo più grande aeroporto del mondo – aveva subito un altro incidente: «cavi in ​​un cantiere edile hanno causato un guasto al sistema informatico, con oltre 200 voli cancellati», scrive DW.

 

Le accuse degli #hastatoputin sono partite immantinente: si tratterebbe, dicono, del gruppo di hacker filo-russi noto come Killnet, i quali avevano pure messo in circolazione il mese scorso una lista di obiettivi, tra cui i siti degli aeroporti tedeschi.

 

Tuttavia, noi che abbiamo preso qualche appunto, vorremmo allargare un attimo il quadro, e, assieme al lettore, unire qualche i puntini.

 

Il 1° gennaio 2023 l’intero sistema informatico del trasporto aereo delle filippine si è fermato: il che significa che nessun volo era più permesso nel Paese, con migliaia di voti asiatici che hanno dovuto cambiare destinazione in volo – un imprevisto costoso e pericoloso che le compagnie aeree, e i passeggeri, vorrebbero sempre evitare. Un vero disastro. Le autorità dell’aviazione di Manila dissero che andava tutto bene, nessun problema.

 

Poi accade che dieci giorni dopo, l’11 gennaio, a tutti gli aerei della nazione più aviotrasportata della Terra – gli Stati Uniti d’America – viene impedito il decollo. Solo agli aerei in volo è consentito di arrivare a destinazione. L’ente federale per l’aviazione, la FFA, dice che il sistema informatico ha avuto un problema. Niente di grave, stanno riparando: però ogni volo del Paese (che in un giorno mediamente manda in cielo almeno 25.000 aerei trasportando 2,3 milioni di persone) è cancellato.  Paralisi aerea del Paese. Vi è solo un precedente ad una cosa così: l’11 settembre 2001.

 

Nel caos più totale emerge Pete Buttigieg, lo strano omosessuale con figli surrogati, ex McKinsey e servizi segreti della Marina USA, figlio del traduttore americano di Gramsci, che ora è ministro dei Trasporti: va tutto bene, si tratta di un errore umano, magari è stato un sub-appaltatore del sistema informatico, che ha preso a ditate una tastiera sbagliando un codice, e bum.

 

Il fatto è che la stessa cosa, 24 ore dopo, accade in Canada. Il sistema NOTAM, che controlla il traffico aereo canadese, va giù. Le autorità dicono che, a differenza del precedente americano (di nemmeno 24 ore prima!) qui non ci sono stati ritardi. Anzi un tweet della società che gestisce il NOTAM ci tiene a rimarcare: «al momento, non riteniamo che sia correlato all’interruzione della FAA verificatasi oggi». Un po’ come le persone che muoiono nei parcheggi degli hub vaccinali dopo la punturina; nessuna correlazione…

 

Sono solo curiose coincidenze. Alla faccia del detto per cui tre indizi fanno una prova (quattro, con gli aeroporti tedeschi), siamo tenuti a credere che non stia succedendo nulla.

 

Non tutti però se la sono bevuta così. Qualcuno ha pensato che sotto potrebbe esserci un gruppo di hacker (di Stato o meno) che ha lanciato un attacco ransomware: avete presente, bloccano i computer a meno che non pagate un riscatto, come era successo all’intero sistema informatico della Sanità del Lazio durante il roll out della campagna vaccinale.

 

Chi ha visto il film Blackhat, pellicola minore di Michael Mann che mostra qualche retroscena realistico del mondo degli hacker di alto livello, riconoscerà il pattern: nella trama, si scopre che un attacco ad una turbina di una centrale atomica cinese è in realtà solo un test per attacchi a tutte queste turbine distribuite in altri luoghi del globo, così da creare, o minacciare, disastri sui quali si ha pronta la speculazione borsistica.

 

Che l’attacco ai computer dell’aviazione di Manila fosse il test per un ricatto da lanciare dieci giorni dopo allo Stato più ricco del mondo (e poche ore dopo al suo fratellino con la foglia d’acero)?

 

Se è così, uno dice, dovrebbero essere visibili altri segni: per esempio, un aumento del prezzo del Bitcoin. I ciberguastatori dei ransomware, infatti, si fanno solitamente pagare in Bitcoin. Ci sono in ogni Paese enormi esempi di enti pubblici e privati che hanno pagato quello che era richiesto, e basta. Quando c’è un’immensa richiesta di quantità Bitcoin, il suo prezzo sale.

 

Ed è stato proprio così. Il prezzo del Bitcoin è salito da 17 mila dollari e rotti agli oltre 22 dei giorni successivi.


Il grafico mostra come è evidente che il trend di crescita è iniziato proprio a ridosso dell’11 gennaio, il giorno in cui l’America ha cancellato tutti i suoi voli aerei.

 

Sorpresi?

 

Se leggete Renovatio 21, non dovreste esserlo affatto.

 

Avete sentito Klaus Schwab parlare di grandi cyber-attacchi, i rischi sistemici a cui è sottoposto il nostro pianeta da riformare interamente, da resettare. «Tutti noi sappiamo, ma dedichiamo un’attenzione non sufficiente, al pauroso scenario di un grande attacco cibernetico che porterebbe al completo stop alle forniture energetiche, ai trasporti, ai servizi ospedalieri, alla società nel suo insieme. La crisi del COVID-19 sarebbe vista come un piccolo disturbo rispetto ad un grande cyber attack» dice lo Schwab in un video di poco tempo fa.

 

Avrete sentito parlare anche di esercitazione in questo senso: così come ci sono state almeno 20 esercitazioni per la pandemia dagli anni 2000 che dettagliavano con esattezza quello che poi avrebbero fatto col COVID, ecco che abbiamo avuto esercitazioni anche per il grande crash informatico, come la famosa Cyber-Poligon.

 

Ma anche se non fatte caso a tutto questo, se non siete di quelli che vengono qui per unire con noi i puntini, dovreste averlo realizzato: è in corso una guerra contro le infrastrutture mondiali, perché è in corso una guerra contro di voi, contro l’umanità intera.

 

Gli aerei, come il gas e internet, sono cose che vi potrebbero togliere, perché i padroni del mondo non abbisognano più del vostro lavoro, e nemmeno dei vostri soldi: ne hanno a scazzafottere, se li stampano, oramai anche solo elettronicamente, con le CBDC. Essi vogliono, molto semplicemente, togliervi la libertà – cioè schiavizzarvi.

 

Vi stanno proponendo le «città da 15 minuti», dicendovi che tutto quello che vi serve vi verrà dato in un raggio limitato. Ve la presentano come una grande conquista – chiaro, innanzitutto per l’ambiente, per la sostenibilità, per il pianeta, per la Pachamama – in realtà è niente più che l’annuncio della vostra prigionia. State certi che non si tratta di niente di nuovo: secondo alcuni osservatori, la vecchia Agenda 21 dell’ONU implicava cose simili, la costruzione di abitazioni solo sopra negozi, l’abbandono delle case in periferia, l’esaltazione fascista della bicicletta come strumento supremo di trasporto (ottimo per i single, meno se tieni famiglia, ma quello è il punto), la dismissione delle strade di campagna, il ritorno delle bestie feroci fuori dei nuclei urbani…

 

Non parliamo di utopie lontane nel tempo: pensate a NEOM, la città per miliardari e robot che il principe Saudita Mohammed bin Salman, accusato dello squartamento del giornalista Khashoggi e «amico» di un ex premier italiano che lo chiama «sua altezza», vuole costruire nel deserto. Una città che, ad occhio e croce, non è nemmeno pensata per voi…

 

A cosa vi servono, quindi, gli aerei, e il loro inquinamento totale?

 

A cosa vi serve il gas, quando alimenta solo industrie che fanno male alla Terra?

 

A cosa vi serve il riscaldamento in casa, quando esso arricchisce la Russia nemica della democrazia?

 

A cosa vi serve internet, quando essa non è controllata e filtrata orwellianamente dal wrongthink, dai «pensieri sbagliati»?

 

Ve lo abbiamo detto, ve lo ripetiamo. Preparatevi a perdere tutto – perché è a questo che puntano.

 

E non pensiate di comprare la vostra libertà con il Bitcoin.

 

La storia insegna che la libertà si paga con ben altra moneta: con il sacrificio, con il nostro sangue.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Guerra cibernetica

Il capo della CIA : l’IA offre «armi nucleari digitali»

Pubblicato

il

Da

Gli strumenti di cyberoffensiva basati sull’intelligenza artificiale possono essere paragonati alle «armi nucleari digitali», ha affermato il direttore della CIA John Ratcliffe, avvertendo che potrebbero alimentare le rivalità tra le potenze globali.

 

Ratcliffe ha fatto il paragone martedì, durante un discorso al summit di Amazon Web Services a Washington, dove ha discusso degli sforzi dell’agenzia di spionaggio per accelerare l’acquisizione di prodotti del settore privato per uso interno.

 

«Gli strumenti di intelligenza artificiale non faranno altro che alzare la posta in gioco nella nostra competizione con tutti gli avversari dell’America», ha affermato Ratcliffe. Non sarebbe «fuori luogo paragonare le loro capacità ad armi nucleari digitali», ha aggiunto, citando discussioni all’interno dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.

 

Ratcliffe sostenne che le nazioni rivali «si adoperano per rubare e manipolare i progressi americani a proprio vantaggio e per i propri fini».

Sostieni Renovatio 21

Le promesse di rapidi progressi nelle capacità dell’intelligenza artificiale, anche nell’ambito dell’hacking, sono state una costante della corsa globale alla tecnologia digitale. Il mese scorso, l’alleanza di intelligence Five Eyes, composta da Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, ha avvertito che i modelli di frontiera «dovrebbero superare le attuali aspettative del settore, trasformando radicalmente le capacità informatiche sia offensive che difensive», aggiungendo che «non si tratta di anni, ma di mesi».

 

Il senatore democratico statunitense Mark Warner ha ribadito l’avvertimento durante un’audizione della Commissione Intelligence, affermando che il capo della National Security Agency, Joshua Rudd, gli aveva riferito che il modello Mythos 5 di Anthropic «è riuscito a penetrare in quasi tutti i nostri sistemi classificati, non in settimane, ma in ore». Secondo il New York Times, questa descrizione «semplificava» i test controllati dell’agenzia di spionaggio, il cui scopo era identificare, tramite l’intelligenza artificiale, le falle nella sicurezza informatica, piuttosto che effettuare veri e propri attacchi informatici.

 

L’attuale boom del settore americano dell’intelligenza artificiale si basa sulla speranza di enormi profitti futuri, tali da giustificare investimenti per centinaia di miliardi di dollari. Alcuni analisti lo hanno definito una bolla finanziaria, avvertendo che potrebbe scoppiare a meno che i giganti tecnologici statunitensi non raggiungano una posizione dominante a livello globale.

 

Non tutte le previsioni sulle potenzialità dell’IA si sono avverate. Sebbene i modelli attuali siano altamente competitivi in termini di programmazione e analisi dei dati, ad esempio, la guida completamente autonoma è ancora indietro di anni rispetto alle tempistiche presentate in passato al pubblico dal CEO di Tesla, Elon Musk.

 

Un rischio importante per la spinta degli Stati Uniti verso l’intelligenza artificiale è rappresentato dalla concorrenza straniera, in grado di offrire prodotti comparabili in termini di potenza ma con un’efficienza di gran lunga superiore.

Aiuta Renovatio 21

Nel gennaio 2025, l’app cinese DeepSeek ha scosso il settore quando i suoi modelli R1 e V3 si sono dimostrati paragonabili ai motori di ricerca digitali contemporanei utilizzati da ChatGPT e altri concorrenti statunitensi, ma a una frazione del costo. Funzionari statunitensi hanno affermato che l’azienda cinese aveva sostanzialmente imbrogliato, basando il suo prodotto su un lavoro americano.

 

Un momento simile si è verificato con il rilascio, a metà giugno, del nuovo modello di punta di Zhipu per l’assistenza alla programmazione, GLM-5.2, come riportato la scorsa settimana dal South China Morning Post. Matt Velloso, ex vicepresidente di Meta Platforms e Google DeepMind, lo ha descritto come «il primo modello open source che supera la prova per l’uso quotidiano».

 

La Cina sta rapidamente recuperando terreno rispetto agli Stati Uniti nella produzione di microchip avanzati, il che limita la capacità di Washington di utilizzare restrizioni commerciali per rallentare i suoi concorrenti. Nel frattempo, la relativa abbondanza di produzione energetica della Cina le conferisce un vantaggio nella corsa all’IA.

 

Come riportato da Renovatio 21, durante la prima amministrazione Trump, dove aveva l’incarico di direttore dell’Intelligence nazionale, il Ratcliffe rivelò La creazione di supersoldati da parte della Cina. In un editoriale sul Wall Street Journal scrisse che «l’Intelligence statunitense mostra che la Cina ha condotto test umani su membri dell’Esercito popolare di liberazione nella speranza di sviluppare soldati con capacità biologicamente potenziate».

 

«Non ci sono – osservava Ratcliffe – confini etici alla ricerca del potere da parte di Pechino». Lo stesso può dirsi ora per le armi AI?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Guerra cibernetica

Il presidente della Colombia Petro accusa Israele di aver hackerato le elezioni

Pubblicato

il

Da

Il presidente colombiano uscente Gustavo Petro ha accusato Israele di aver hackerato le elezioni presidenziali, sostenendo che le modifiche ai server elettorali abbiano consentito a soggetti esterni di manipolare i dati di voto.   Il Petro ha rilasciato queste dichiarazioni dopo che il candidato di destra Abelardo De La Espriella ha vinto le elezioni presidenziali di domenica con un margine ristretto, secondo i risultati preliminari, sconfiggendo il senatore di sinistra Ivan Cepeda e segnando un allontanamento dalle politiche progressiste di Petro.   Con quasi tutti i voti scrutinati, De La Espriella ha ottenuto il 49,66% dei consensi contro il 48,70% di Cepeda, secondo i dati del Registro Nazionale. L’avvocato e imprenditore quarantasettenne, che ha ricevuto l’appoggio del presidente statunitense Donald Trump, ha basato la sua campagna sulla promessa di reprimere la criminalità, porre fine ai colloqui di pace con i gruppi armati e ripristinare i rapporti con Israele dopo l’interruzione delle relazioni diplomatiche da parte del Petro.   Il presidente colombiano, da tempo critico nei confronti delle potenze occidentali, ha accusato gli Stati Uniti di perpetuare la disuguaglianza globale e ha definito la campagna militare israeliana a Gaza un «genocidio».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

In un post pubblicato domenica su X, Petro ha sostenuto di aver avvertito della vulnerabilità del software elettorale sviluppato dai fratelli Bautista, citando una sentenza del Consiglio di Stato colombiano del 2018, e di aver chiesto che venisse sostituito con un software di proprietà pubblica e sottoposto a una verifica indipendente.   Il Petro ha affermato che vi erano prove del fatto che gli indirizzi IP di diversi server appartenenti al Registro Nazionale colombiano fossero stati modificati, il che, a suo dire, indica che il software è stato violato e che «altri hanno inserito dati per i seggi elettorali e i centri di votazione».   «L’unica entità al mondo in grado di farlo è lo Stato di Israele», ha aggiunto, dichiarando che avrebbe fornito ai giudici i dettagli dei server presumibilmente alterati e ha chiesto un riconteggio completo e un’indagine sulle vulnerabilità del software elettorale.   De La Espriella, che si è battuto per legami più stretti con Washington, ha già ricevuto le congratulazioni di Trump e del Segretario di Stato americano Marco Rubio. Si è impegnato a ripristinare le relazioni diplomatiche con Israele e ad aprire un’ambasciata colombiana a Gerusalemme, annullando la decisione di Petro di interrompere i rapporti.   Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar si è congratulato con De La Espriella per la sua «impressionante vittoria» e ha affermato che Israele auspica un rafforzamento dei legami bilaterali.   Gli stretti legami tra De La Espriella e Israele sono stati evidenti durante tutta la sua campagna elettorale. In un incontro con Sa’ar a novembre, De La Espriella ha affermato che «un’alleanza strategica con lo Stato di Israele e il governo degli Stati Uniti non solo ci renderà più forti, ma ci collocherà dalla parte giusta della storia».   La Colombia di Petro aveva rotto i rapporti con Israele nel 2024.   In Sud America Israele sembra godere del favore parossistico – definito «chiaro ed inflessibile sostegno» – del presidente argentino Milei, uomo consigliato da rabbini che sarebbe in procinto di «convertirsi» al giudaismo, che ha addirittura fatto partecipare l’ambasciatore israeliano ad un gabinetto di crisi del governo di Buenos Aires, destando scandalo nella comunità diplomatica del suo Paese.   Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il Milei ha definito il presidente colombiano Petro «assassino terrorista», provocando così l’espulsione di tutti i diplomatici argentini da Bogotá.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 
Continua a leggere

Guerra cibernetica

Società informatica israeliana sospettata di interferenze nelle elezioni nel mondo

Pubblicato

il

Da

Una società informatica israeliana sospettata di interferire nelle elezioni locali francesi e di prendere di mira candidati filo-palestinesi avrebbe anche interferito nelle votazioni a Nuova York e in Scozia, oltre a operare in Angola e Togo. Lo riporta la stampa francese, citando funzionari del governo di Parigi.

 

Il mese scorso, un rapporto di Reuters ha affermato che le autorità francesi ritenevano che la società israeliana BlackCore fosse dietro una campagna diffamatoria online contro tre candidati a sindaco di città francesi del partito di sinistra filo-palestinese France Insoumise (LFI) – Marsiglia, Tolosa e Roubaix – in vista delle elezioni amministrative di marzo.

 

Il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha successivamente confermato l’avvio di un’indagine, ma non ha rivelato l’oggetto dell’inchiesta. Giovedì, Viginum, l’agenzia governativa francese per il rilevamento della disinformazione, ha ipotizzato che BlackCore potesse operare ben oltre i confini della Francia.

Sostieni Renovatio 21

«Questo modus operandi non si è limitato alle elezioni comunali in Francia», ha dichiarato Marc-Antoine Brillant, capo di Viginum. «Sembra essere stato utilizzato anche per condurre operazioni di interferenza digitale all’estero in altri paesi o regioni, come Angola, Togo, le elezioni in Scozia e le elezioni comunali del 2025 a Nuova York».

 

Viginum ha dichiarato di aver individuato account collegati a BlackCore che prendevano di mira John Swinney, il primo ministro scozzese, il quale ha descritto la campagna israeliana a Gaza come una «catastrofe umanitaria causata dall’uomo» e ha affermato che un genocidio potrebbe essere in corso nell’enclave palestinese.

 

Per quanto riguarda Nuova York, Brillant non ha specificato chi fosse il bersaglio nella corsa a sindaco del 2025, ma il voto è stato vinto da Zohran Mamdani, un socialista autoproclamato e sostenitore di lunga data della Palestina, che è diventato il primo sindaco musulmano eletto della città.

 

Il capo di Viginum ha riconosciuto che l’indagine «non ha permesso di identificare lo sponsor o gli sponsor, se effettivamente esistono, dietro questa interferenza digitale straniera». Tuttavia, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha affermato che Parigi ha chiesto a Israele chiarimenti sulle azioni di BlackCore e aiuto per identificare chiunque possa essere stato dietro la campagna diffamatoria.

 

BlackCore si descriveva come «un’azienda d’élite specializzata in influenza, sicurezza informatica e tecnologia, creata per l’era moderna della guerra dell’informazione», che forniva a governi e campagne politiche «strategie all’avanguardia, strumenti avanzati e una solida sicurezza per plasmare le narrazioni». Dopo l’attenzione della stampa, il suo sito web e la pagina LinkedIn sono stati disattivati.

 

La controversia si inserisce nel contesto di relazioni sempre più tese tra Francia e Israele, con Parigi che condanna lo Stato degli ebrei per gli attacchi in Libano, ex territorio sotto mandato francese, che hanno provocato un numero crescente di vittime civili.

 

La Francia ha inoltre vietato l’ingresso nel Paese al ministro israeliano di destra per la sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, dopo che questi ha pubblicato un video in cui scherniva gli attivisti bendati e legati con fascette di plastica della flottiglia umanitaria Global Sumud diretta a Gaza, tra cui figuravano anche cittadini francesi.

Aiuta Renovatio 21

Prima di BlackCore, si era a lungo parlato di Black Cub, una delle agenzie di Intelligence privata più note e controverse al mondo, fondata nel 2010 da ex ufficiali israeliani che impiegherebbero ex agenti del Mossad, dello Shin Bet e dell’Unità 8200 (l’élite della cyber-intelligence israeliana) con specializzazione in «HUMINT» (Human Intelligence), ovvero spionaggio basato su agenti sotto copertura. Secondo quanto riportato, verrebbero elaborati scenari fittizi (società fantasma, finti investitori) per agganciare i bersagli e registrarli di nascosto per raccogliere prove utili in cause legali o battaglie commerciali.

 

Le attività di questa realtà hanno raggiunto la cronaca quando emerse che i servigi dell’azienda furono richiesti al produttore Harvey Weinstein per spiare e screditare le donne che lo accusavano nell’ambito dello scandalo del MeToo.

 

In Israele esiste un vero e proprio ecosistema – di fatto un mercato miliardario della cyber-intelligence e dello spionaggio industriale privato – in cui ex agenti governativi creano aziende di Intelligence al servizio di terzi. Spesso queste agenzie collaborano tra loro: se Black Cube gestisce la parte umana (agganciare il bersaglio a cena con una falsa identità), le aziende con forti «Cyber Core» (come ad esempio la famigerata NSO Group che ha creato il malware Pegasus) si occupano di hackerare i telefoni e i computer dello stesso bersaglio.

 

Un’inchiesta condotta in collaborazione da varie testate internazionale nel 2025, tra cui il britannico Guardian, aveva rivelato che Israele ha obbligato i colossi tech statunitensi Google e Amazon a infrangere i propri vincoli contrattuali previsti dall’accordo cloud del 2021 con lo Stato Ebraico.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di InformedImages via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Più popolari