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Rapina in un aeroporto sudafricano: ingente bottino
La polizia della provincia sudafricana di Limpopo ha lanciato una vasta caccia all’uomo per rintracciare sei sospettati armati, dopo una rapina avvenuta all’aeroporto di Tarentaal, nel distretto di Mopani, durante la quale sono stati rubati metalli preziosi.
L’aeroporto di Tarentaal è una pista privata situata vicino a Letsitele, utilizzata principalmente per voli charter, operazioni agricole e il trasporto di merci di elevato valore, incluse spedizioni legate al settore minerario.
Secondo la polizia sudafricana (SAPS), il colpo è stato messo a segno venerdì intorno alle 9:30, quando un uomo di 26 anni proveniente dal Gauteng si trovava in servizio per ritirare pacchi contenenti oro e rame da agenti di una società di sicurezza.
L’uomo è stato avvicinato da sei individui con passamontagna mentre si dirigeva verso un camion e derubato di pacchi di oro e rame per un peso complessivo di circa 21,276 kg.
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Nel corso della rapina, due agenti di sicurezza sono stati disarmati delle loro pistole di ordinanza, che sono state successivamente recuperate dopo essere state abbandonate dai sospettati durante la fuga. La polizia ha inoltre sequestrato munizioni cariche per fucile, ritenute collegate ai malviventi.
I sospettati si sono allontanati dalla scena a bordo di un furgone Ford Bantam grigio e di una Hyundai Getz bianca; la loro identità resta al momento sconosciuta.
Sul posto sono intervenuti alti dirigenti della SAPS, tra cui il commissario distrettuale ad interim, il generale di brigata Mary Mashila, il comandante dei detective distrettuali e il comandante della stazione locale, supportati da un team multidisciplinare composto da unità provinciali e distrettuali, nonché dal Centro locale di registrazione dei reati (LCRC).
Il portavoce della polizia provinciale, il colonnello Malesela Ledwaba, ha annunciato l’avvio di un’intensa caccia all’uomo e ha sottolineato che i sospettati sono considerati armati e pericolosi, invitando i cittadini a fornire qualsiasi informazione utile alle indagini, contattando Crime Stop al numero 08600 10111, recandosi alla stazione di polizia più vicina o utilizzando l’app My SAPS. Le segnalazioni possono essere anonime.
È stato aperto un fascicolo per rapina in un’attività commerciale, che sarà gestito dalla Direzione per le indagini sui crimini prioritari, nota come Hawks («i falchi»).
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare
Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.
Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.
Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.
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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.
Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.
Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.
Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.
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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Profanazione in una cappella di Bari
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