IVF
Primo bambino nato a seguito di innesto di tessuto ovarico. Ulteriore passo avanti verso l’utero artificiale?
Un bambino è nato in Inghilterra per la prima volta da una madre a cui è stato asportato del tessuto ovarico prima del trattamento per il cancro al seno, e poi è stato reinnestato di nuovo. Lo riporta Bionews.
Alla madre del bambino appena nato era stata diagnosticata una forma aggressiva di cancro al seno nel 2018, all’età di 33 anni. Lei e suo marito volevano avere la possibilità di avere un bambino in seguito, ma lo stadio avanzato del suo cancro significava che poteva non ritardare il trattamento delle settimane che il congelamento degli ovuli potrebbe richiedere.
La sua ovaia è stata rimossa mediante un intervento chirurgico a buco della serratura e il tessuto contenente le uova è stato congelato a -180°C. Dopo che il trattamento del cancro è stato completato con successo, il tessuto è stato reimpiantato nella sua ovaia rimanente ed è stata in grado di concepire attraverso la fecondazione in vitro.
Questa procedura di crioconservazione viene spesso offerta a bambini e giovani adulti che richiedono trattamenti come la chemioterapia e la radioterapia, che possono causare infertilità. A differenza del normale congelamento delle uova, la rimozione del tessuto ovarico non richiede che l’ovaio sia completamente formato prima della rimozione, il che significa che offre ai bambini sottoposti a trattamento del cancro la possibilità di avere un figlio più tardi nella vita.
Può anche essere eseguito molto rapidamente, consentendo il progresso del trattamento urgente del cancro.
Sebbene questa sia stata la prima nascita dopo questa procedura in Inghilterra, ne segue una precedente nel 2017 in Scozia, dove il congelamento del tessuto ovarico e testicolare, così come dei gameti e delle ovaie, riceve finanziamenti dedicati.
In Inghilterra, la procedura è attualmente offerta attraverso il National Pediatric Fertility Preservation Service da un piccolo numero di medici, che lavorano su base volontaria. Dal 2013 hanno eseguito la procedura per circa 2700 persone.
Ci chiediamo se tali esperimenti di autotrapianto possano essere i prodromi di un’utero artificiale, creato con tessuti asportati a donne vive o morte.
Un esperimento di questo tipo fu tentato nel 1987 dal ginecologo italiano membro del Comitato Nazionale di Bioetica Carlo Flamigni.
Flamigni, considerabile come il «padre» dei bambini prodotti in provetta in Italia, impiantò un embrione umano in un utero asportato e tenuto in vivo artificialmente.
Racconta Flamigni in una vecchia intervista al Corriere della Sera («Ho creato la vita, ho avuto paura», 20 settembre 2010) che all’epoca «c’era un carissimo collega, purtroppo scomparso, Erlio Gurpide, aveva iniziato esperimenti su uteri asportati per i più vari motivi, principalmente per fibromi, tumori benigni (l’utero, all’epoca, era ritenuto un organo inutile dopo l’età fertile e si toglieva con disinvoltura, ndr). Lì avevano trovato il modo di asportare l’organo con buona parte dei suoi vasi, che venivano incannulati e collegati a una specie di macchina cuore-polmoni che garantiva una circolazione extracorporea, con un buon livello di ossigenazione e di “pulizia” delle scorie metaboliche. Strabiliante: funzionava, l’utero non degenerava».
«Incredibile: questo utero fuori dal corpo della donna sopravviveva bene per cinque, sei giorni, un tempo lunghissimo sotto il profilo sperimentale perché ci permetteva di verificare l’effetto degli ormoni e di vari farmaci sulla parete uterina. E, in effetti, se somministravamo estrogeni e progestinici attraverso la circolazione artificiale, nell’organo mantenuto in vita avvenivano gli stessi cambiamenti che si verificano nel corpo della donna. Avevamo trovato un “modello” sperimentale quasi perfetto».
«Era il 1987: scegliemmo embrioni alteratissimi che non avrebbero mai potuto diventare vita vera e tentammo l’attecchimento – racconta ancora il ginecologo -. Sembra una storia alla Frankenstein, eppure il miracolo avvenne: partì questa gravidanza artificiosa, ma non artificiale, visto che sia l’utero, sia l’embrione, erano “veri”. Ma ci cadde addosso un grande sbigottimento: si trattava di un evento “epocale” per il quale nessuno era pronto, né in Italia, né altrove».
L’embrione, insomma, attecchì.
La cosa spaventò il medico: «capii che ci eravamo spinti oltre il limite; ebbi come un senso di mostruosità, di paradosso; dovevo interrompere e non pensarci più»
Si trattò di uno dei primi esperimenti di riproduzione ectogenetica, la «produzione» di bambini al di fuori del corpo umano. Flamigni, preoccupato dei contraccolpi politici (all’epoca c’era la DC, e forse anche la Chiesa era diversa) aveva interrotto l’esperimento, anche se poi se ne pentì: «mi è mancato il coraggio e oggi me ne pento (…) Anche perché avevamo ottenuto qualcosa di straordinario. (…) A Bologna, a quell’epoca stavamo facendo davvero ricerca d’avanguardia; quando si mette le mani sopra questa merce rara, non si deve abbandonare»
«Pensi soltanto nel 2002, quindici anni dopo il nostro esperimento, alla Cornell University di New York riuscirono a far attecchire un embrione umano su un utero artificiale ottenuto tappezzando un contenitore biodegradabile con cellule estratte dalla parete dell’utero ed espanse in laboratorio» diceva il Flamigni al Corriere, illustrando una tecnica in cui i trapianti di tessuto di utero possono concorrere alla creazione dell’utero artificiale.
L’utero artificiale è dietro l’angolo: non solo per i finanziamenti europei agli studi, non solo per i recenti esperimenti sui topi, ma perché sanno che c’è già un mercato: pensiamo al ras dell’utero in affitto d’Ucraina, Albert Tochilovsky, che dichiara che l’utero artificiale, come business, è dietro l’angolo, e gli operatori del settore sarebbero pure pronti. «Penso che acquisiremo l’ectogenesi entro 5-7 anni e la nostra clinica continua a lavorare in questa direzione», dice il fondatore della grande clinica per bambini in provetta di Kiev BioTexCom.
Pensate: bambini artificiali alle coppie gay o a chiunque, senza passare per l’utero in affitto, che fa storcere il naso a qualche femminista («compagne che sbagliano»…?. La riproduzione artificiale meccanizzata, perciò «etica», lontana dallo sfruttamento della iper-prostituzione delle surrogate.
Come faranno, tutti i gruppetti pro-life che si sgolano per l’utero in affitto? Come farà Mario Adinolfi? Come faranno quelli che vi chiedono soldi per fare cartelloni pubblicitari e relative piazzate sulla questione?
Uno pensa: ripiegheranno sul piagnisteo sull’aborto?
Ma no. Con l’utero artificiale potrebbe sparire anche quello, con l’embrione trasferito in incubatori di Stato, o privati, qualunque cosa: tanto il bambino, secondo la mentalità nazi-utilitarista che sta prendendo il sopravvento, appartiene o al governo o ai genitori, mica può esistere a prescindere.
E quindi, cosa rimarrebbe al mondo pro-life?
Niente. Non avendo capito il disegno di morte sottostante con apocalisse umanoide incipiente, è giusto che vadano a lavorare.
Auguri.
Crioconservazione
Scambismo embrionale, diritto e apocalisse
È già capitato, e capiterà ancora. Nella pizzeria il locale è affollato, il personale è stanco, e a te portano la bismark con l’uovo, ma alla tua dama ne servono una con il wurstel.
«Non è sua quella al wurstel?» domanda disorientata la cameriera con le occhiaie. Sopraggiunge una collega più sveglia, sfogliano insieme il blocchetto delle comande, e viene fuori che la signora del tavolo due, cioè la tua dama, aveva ordinato una casta ortolana, mentre quella con il wurstel era della cliente del tavolo uno.
Un pateracchio del genere, uno scambio tavolouno/tavolodue è avvenuto il 23 luglio al Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale San Raffaele di Milano. L’embrione di una coppia (mica pizza e fichi, è il caso di dirlo) è stato confuso con quello di un’altra coppia, ed è stato deposto nel grembo della mamma sbagliata. Sono chiaramente rimasti tutti costernati, dalle cameriere – pardòn, dalle biologhe, ai clienti.
Che cosa si fa, in questi casi? Da profani un po’ tonti, che i figli li concepiscono fatti alla grezza, intravvediamo una difficoltà dietro l’altra.
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Il materiale biologico (così chiamano il bambino in potenza) a rigore è di un’altra coppia, che ne sarebbe proprietaria. Insomma, alla fine è roba loro.
D’altro canto, dal diritto romano in poi si tramanda l’istituto giuridico dell’accessio, per il quale il proprietario di un bene principale acquista la proprietà dei beni accessori che vi si incorporano. Per esempio, chi ha un terreno si prende anche il carrubo che è stato piantato da altri. La forza attrattiva (vis attractiva) della signora B andrebbe così a guadagnarle l’embrione della signora A. Perciò la signora B, volendo, può proseguire la gravidanza e dare alla luce il bambino senza il benestare della signora A e del di lei compare di seminagione.
Però dobbiamo ammettere che un bambino non è un carrubo. Una volta nato, questo poveraccio di chi sarebbe figlio? Della gestante/proprietaria per accessione o dei genitori «naturali» – chiamiamoli così, a sprezzo del ridicolo? Un bel caso di baby sharing?
E se dopo aver deciso di andare avanti la signora B, puta caso, avesse deciso di abortire? I casi sono tanti: il compagno mi ha lasciato per una bonazza fertile; santo cielo, mi è morto il cane; ma guarda, in fondo non me lo sento mio; non voglio che nasca un figlio in questo mondo cattivo. Insomma basta volerlo. Parrebbe carino che la gestante in procinto di non più gestare almeno avvisasse gli altri due che non se ne fa niente.
In Italia almeno un caso del genere è già stato portato in Tribunale, e il giudice, visto che la legge non prevede nulla, ha dato fava bianca alla gestante. Ma altrove, per esempio in California, hanno prevalso i genitori biologici.
Sono nodi e incertezze che i medici del San Raffaele, che in teoria sarebbe cattolico, hanno sciolto con l’unico rimedio che la nostra epoca sa concepire con scioltezza e facilità: la morte.
La procedura è semplice semplice: si chiede alla neomamma fallata il consenso a «una aspirazione endometriale per ridurre, per quanto ragionevolmente possibile, il rischio di prosecuzione del processo di impianto». Capite: il rischio. In parole povere, si va di vacuum, si succhia via il malcapitato e lo si getta nel secchio.
In questo bel confronto, dove tutti sono ovviamente dispiaciuti, grondano dispiacere, sono sconvolti dal dispiacere, non risulta sia previsto che qualcuno si metta nei panni del sullodato «materiale biologico». È una constatazione trita e ritrita, che però non manca di essere vera e di riproporsi.
Lo aspiriamo, non lo aspiriamo? Il medico fa la domandina con la faccia di circostanza e dietro la schiena giocherella nervosamente con il tubo dell’aspiratore. La coppia di turno, in deliquio come nelle pellicole del cinema muto, si interroga in preda all’angoscia. Si sfogliano i petali della fatale margherita, ma l’epilogo è già scritto.
Il nostro, finalmente annidato al calduccio, ascolta e pensa: maledetti vigliacchi, andate tutti a morire di mala morte. Un carico di orribili maledizioni si alza infatti dal coro di quelli che non riescono.
Dalla truppa da macello degli scartati, dalla carneficina dei gettati-via. Dalla turba dei bruciati, come ne sono bruciati un anno fa sempre nella stessa pizzeria, disfatti dal tilt della macchina di coltura. Dalla muta moltitudine dei congelati, che in Italia sono decine di migliaia Si tratta dei soprannumerari della fecondazione artificiale destinati a rimanere sotto ghiaccio. Uno su mille ce la fa, canta il bardo di Monghidoro: e gli altri, o nello sciacquone o a tremare di freddo.
Nei frigoriferi del nostro bel Paese vengono stivati gli inutili che nessuno reclama, finché non avvenga un blackout, o non accada che un distratto addetto alle pulizie si impigli nella spina con la scopa, o non succeda qualcos’altro. Già adesso fanno gola, e c’è da scommettere che in capo a qualche decina d’anni, quando nessuno potrà più reclamarli, verranno sgelati come merluzzi sul lavello per permettere legalmente quelle porcherie che i genetisti fanno di nascosto, o in India o in Cina.
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Oggi, con il caso del San Raffaele si parla come se fosse una cosa seria, dello scambio della comanda e della mancata introduzione del witness elettronico. Il problema è ben altro: è il carico di maledizioni che si sta accumulando sopra lo nostro Paese fradicio e tarlato.
Ogni anno migliaia di italiani vanno alla Mecca del bambino. Ogni anno vengano eseguiti 1.200 prelievi di ovuli, per la produzione dei quali il ventre della donna, tra l’altro, viene preso farmacologicamente a calci. Ogni anno, dopo i paciughi di laboratorio, 1.500 embrioni partono all’avventura: qualcuno riesce, molti altri no. Ogni anno il 6% degli italiani viene al mondo in questo orrendo modo.
Lo scarto è enorme. Giorno dopo giorno, si accresce il numero dei morti e dei congelati. Tutti lo sanno, dalle coppie all’ultima delle OSS, anche se fingono di non vedere nulla.
Davvero si può credere che questa ecatombe rimanga priva di conseguenze? Che i gettati, i bruciati, i dimenticati, gli ibernati, gli smembrati passino così come se niente fosse? Che questa scia di violenza e sangue svanisca per incanto, come un sogno confuso e disturbante, al sorriso felice dei genitori e dei nonni?
Ridete, ridete, sembrano dire i non-nati. Dalle sacche dei rifiuti biologici, dagli scarichi, dai ronzanti congelatori, immersi nel buio chiediamo incessantemente conto dell’ingiustizia e del nostro dolore.
Non abbiamo occhi, né bocca, né mani, ma i nostri angeli, in compenso, vedono sempre la faccia del Padre celeste.
Già solo questo dovrebbe far tremare.
Massimo Zanetti
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IVF
Israeliano arrestato all’aeroporto di Cipro con embrioni congelati destinati al Messico
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IVF
Trump propone un nuovo beneficio sanitario per la FIVET e critica la sentenza che definisce gli embrioni come bambini
L’amministrazione Trump ha annunciato una nuova proposta per introdurre opzioni di assicurazione integrativa dedicate alle procedure di fertilità, inclusa la fecondazione in vitro (FIV) con distruzione dell’embrione. Lo riporta LifeSite.
La proposta di regolamento, annunciata ufficialmente dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti (DOL), «istituirebbe una nuova categoria di benefici limitati esentati» (esenzione dalle normative previste dall’Obamacare e da altre leggi federali in materia di salute) per «ampliare la possibilità per i datori di lavoro di offrire ai propri dipendenti benefici significativi in materia di fertilità».
Con un tetto massimo complessivo di 120.000 dollari, «la quasi totalità dei benefici deve essere destinata alla diagnosi, alla mitigazione o al trattamento dell’infertilità o di condizioni correlate alla salute riproduttiva».
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«È una cosa importantissima», ha detto lunedì il presidente Donald Trump alla Casa Bianca. «Non sono stati trattati adeguatamente. La senatrice repubblicana Katie Britt (dell’Alabama) lo sa meglio di chiunque altro, e mi ha chiamato dicendomi, devo ammetterlo, che la prima volta che ho sentito parlare davvero della fertilità è stato grazie a Katie. Mi ha detto: “Signore, dobbiamo fare qualcosa”, e io imparo in fretta. Così ho imparato tutto quello che c’era da imparare, e in tre o quattro minuti sono diventato il padre della fertilità. È vero. No, mi è sembrato semplicemente molto logico.»
«Lo ha spiegato bene, e spero che tu racconti questa storia», ha proseguito Trump. «Cos’è successo che ti ha portato ad essere praticamente attaccato con una sentenza negativa da parte di un tribunale? Hanno emesso una sentenza molto negativa, come ricorderai, in Alabama», riferendosi alla sentenza della Corte Suprema dell’Alabama del 2024 che ha stabilito che gli embrioni congelati potevano essere considerati bambini in una causa per morte ingiusta, sentenza che ha portato la questione alla ribalta nazionale.
La fecondazione in vitro (FIV) comporta la creazione consapevole di un gran numero di embrioni umani «in eccesso», destinati a essere uccisi, e vite umane trattate come merci da barattare. Si stima che negli Stati Uniti oltre un milione di embrioni vengano congelati e conservati dopo la FIV e che ben il 93% di tutti gli embrioni creati tramite FIV venga infine distrutto. Un servizio del 2019 della NBC News sul medico specializzato in FIV Craig Sweet, in Florida, ha ammesso che la sua clinica ha scartato o abbandonato circa un terzo degli embrioni conservati a freddo.
Tuttavia, nel 2024, dopo la sentenza della Corte Suprema dell’Alabama, i confini politici della questione si sono sfumati. La maggior parte dei repubblicani a livello nazionale si è affrettata a dichiarare il proprio sostegno alla fecondazione in vitro (con solo poche eccezioni). A guidare la carica è stato Trump, che si è presentato come un «leader in materia di fecondazione» e ha persino promesso di istituire un nuovo diritto federale alla fecondazione in vitro, sia tramite sussidi diretti che tramite obbligo assicurativo,
Il presidente aveva tuttavia suggerito anche di sostenere le esenzioni per motivi religiosi alla FIVET. In uno strano discorso il suo segretario alla Salute Robert F. Kennedy jr. aveva detto che per questo Trump sarebbe andato in paradiso.
La Casa Bianca alla fine ha fatto marcia indietro sulla copertura assicurativa obbligatoria per la provetta, ma ha affermato di voler comunque trovare un modo per mantenere la promessa elettorale di Trump. Lo scorso ottobre, Trump ha annunciato di aver raggiunto un accordo per ridurre i costi della fecondazione in vitro e aumentarne l’«accesso» (tra le altre misure volte a ridurre i prezzi dei farmaci per la fertilità) creando una nuova opzione di benefit che copre specificamente la fecondazione in vitro e altri trattamenti per la fertilità, che i datori di lavoro possono offrire ai propri dipendenti.
Mentre il dibattito sulla limitazione di tali pratiche continua a infuriare, alcuni gruppi sostengono la necessità di mitigare il danno già arrecato promuovendo le cosiddette «adozioni a fiocco di neve», ovvero l’adozione di embrioni «in eccesso» già concepiti, a rischio di rimanere congelati a tempo indeterminato o di essere infine distrutti.
Altri, invece, sostengono che tali adozioni rappresentino una forma di maternità surrogata moralmente inammissibile secondo la dottrina cattolica.
In una lettera del 29 aprile, la Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti (USCCB) ha sostenuto che «il dolore per il crescente numero di famiglie che soffrono di infertilità» non dovrebbe portare a sostenere la fecondazione in vitro, bensì «la medicina riproduttiva riparativa, che afferma la vita ma è spesso trascurata».
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«La medicina riproduttiva ricostruttiva prevede studi diagnostici più approfonditi e completi, e un monitoraggio del ciclo più dettagliato rispetto a un normale iter diagnostico, al fine di indirizzare trattamenti chirurgici, ormonali e/o persino di stile di vita che spesso si rivelano realmente efficaci per la guarigione delle pazienti», hanno spiegato i vescovi statunitensi. «Queste pratiche, e ulteriori ricerche volte a rafforzarle, meritano sostegno e sensibilizzazione. Le pazienti e le coppie che desiderano avere figli non meritano di meno. La fecondazione in vitro, al contrario, soprattutto come praticata negli Stati Uniti, rappresenta un settore relativamente non regolamentato che genera centinaia di migliaia o addirittura milioni di bambini non ancora nati, destinati a rimanere congelati per sempre, a essere sfruttati nel tentativo di impiantarli in una madre, oppure a essere scartati e uccisi (spesso in modo selettivo ed eugenetico).»
Come riportato da Renovatio 21, l’industria statunitense dell’IVF sta vivendo una battuta d’arresto significativa dovuta ad una sentenza della Corte Suprema dell’Alabama, che ha dichiarato che gli embrioni prodotti sono bambini, cioè persone. Tutto ciò avviene nel contesto del ribaltamento da parte della Corte Suprema USA, nel 2022, della sentenza che rendeva l’aborto come un «diritto federale» Roe v. Wade.
Il tema dell’abominio genocida della IVF non era praticato dai pro-life americani (e quindi figurarsi da quelli italiani, che vi importunano con le loro manifestazioni cretine e le loro richieste da danari), tuttavia tutto è cambiato con la sentenza della Corte Suprema dell’Alabama di inizio anno che stabiliva che gli embrioni crioconservati sono esseri umani.
Secondo calcoli, piano di provetta gratuita di Trump porterà alla distruzione di milioni di embrioni. Più, ritiene Renovatio 21, quantità di chimere, ossia esseri umani formati dalla fusione in utero di due embrioni, quindi dotati di due DNA, fenomeno raro in natura ma di aumentata frequenza a causa dei plurimi impianti di embrioni tipici della fecondazione in vitro.
Riguardo ai numeri degli embrioni IVF in Italia – dove vi è stato un amento del 30% in 10 anni – secondo l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici (AIGOC), nel solo 2018 la fecondazione in provetta ha ucciso 171.730 embrioni italiani nel corso di un solo anno. Vale a dire, più bambini morti che con l’aborto di Stato della 194/78.
Immaginiamo, nel 2024, quanto questa cifra sia aumentata. E quindi, di quanti embrioni scartati ed eliminati eugeneticamente, di quanti esseri terminati, stiamo parlando? Di un milione? Due? Tre milioni?
Vi è poi il tema della crioconservazione degli embrioni – una dimensione biologicamente, legalmente e teologicamente ancora non definita dove si possono trovare gli esseri umani prodotti in laboratorio.
In Italia secondo una stima dell’Istituto superiore di Sanità, nel 2020 gli embrioni abbandonati sotto azoto liquido erano 37.500 distribuiti in 320 centri.
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Secondo uno studio condotto da un gruppo italiano e presentato al 40° congresso della Società Europea di Medicina della Riproduzione ed Embriologia (ESHRE) ad Amsterdam, dal 2010 al 2020, in Italia – Paese in cristi denatalista – la percentuale di bambini in provetta è aumentata dal 32% al 42%, con un incremento di circa il 30%. Tra le donne sotto i 38 anni, queste cifre raggiungono addirittura il 70-80%.
Renovatio 21 non può non aggiungere, come sempre, la questione delle chimere umane, in aumento logico con l’espandersi della pratica della provetta.
In biologia, una chimera è un organismo o una creatura che presenta due o più popolazioni di cellule geneticamente diverse, ciascuna originata da zigoti differenti. Queste popolazioni cellulari geneticamente distinte di fatto coesistono all’interno dell’organismo
Le chimere umane, ovvero individui derivati dalla combinazione di due embrioni, costituiscono una realtà riconosciuta da un numero significativo di anni, benché questa realtà sia spesso ignorata nonostante il notevole incremento dei casi, come riportato da alcuni professionisti medici.
Le persone chimeriche, le quali presentano due diversi set di DNA in quanto risultato della fusione di due esseri distinti, effettivamente mostrano disfunzioni che emergono col tempo: il «fratello» che è stato assorbito continua a crescere all’interno del corpo del gemello ospite più sviluppato. È possibile che tessuti come capelli, muscoli e persino occhi si trovino all’interno del corpo di un individuo chimera.
In altre situazioni, l’embrione assorbito si sviluppa in modo «coordinato» con l’altro gemello, diventando un organo specifico all’interno del corpo dell’embrione dominante.
Il chimerismo ha già giocato brutti scherzi in giro per il mondo. Sono stati riportati casi in cui individui hanno avuto figli, ma non hanno trasmesso il loro proprio DNA ai loro discendenti, poiché gli organi genitali, sia maschili che femminili, erano in realtà derivati dai gemelli assorbiti durante la fase embrionale. Di conseguenza, la loro prole è geneticamente figlia dei fratelli che non hanno mai conosciuto e dei quali non erano nemmeno a conoscenza, ma che esistono nella realtà della genetica: è da capogiro, a pensarci, ma è così.
In America, dove i test genetici sono arrivati al consumatore, saltano fuori casi sempre più allucinanti. I servizi sociali tolgono i bambini ad una donna, che viene arrestata dalla polizia dopo un test del DNA: i figli non sono suoi, li ha rapiti – invece li ha partoriti lei, solo che i suoi organi riproduttivi erano in realtà della sorella che condivideva con lei il grembo materno, e che si è fusa con la donna, che quindi, da figlia unica, ha una sorella, ma non la ha mai vista, perché è dentro di lei, ma al contempo è la vera madre dei suoi figli (sì, gira la testa). Prima di risolvere legalmente questo problema, la signora ne ha passate di ogni tipo.
Stesso caso per un uomo che si è sentito dire di non essere il padre dei suoi figli, in quanto il vero padre, dissero i medici, era secondo i risultati del DNA un parente stretto, un fratello (vicenda di corna abbastanza classica). E invece, l’uomo era figlio unico – suo fratellino si era sistemato, molto prima di nascere, come organo genitale del fratellone, e ha continuato così, generando così dei figli con la cognata.
L’aberrazione biologica qui fa il paio con quella sociale, perché le ramificazioni di distruzione della società, della famiglia, del concetto stesso di identità individuale sono abissali.
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Ora, non può non esserci un aumento dei casi di chimere umane visto l’incremento degli impianti multipli previsti nei procedimenti di riproduzione assistita. Nella PMA, i medici inseriscono nella donna più embrioni con la speranza che almeno uno di essi si sviluppi con successo. Questa pratica può portare non solo a parti gemellari e plurigemellari (che sono, come visibile, tipici della riproduzione artificiale), ma anche, in alcuni casi non sempre riconosciuti, a fenomeni di chimerismo umano.
Non ci è chiaro se vi siano studi specifici sull’aumento delle chimere in Italia. Abbiamo sentito in questi anni, tuttavia, racconti aneddotici di operatori sanitari, che ci dicono che negli ospedali continuano a capire casi del genere.
È evidente che il sonno della legge naturale genera mostri.
Sarebbe ora di svegliarsi: lo diciamo soprattutto ai pro-life italiani, che dormono beati (e ben pasciuti, tra aiutini e donazioni) sui cuscini narcotizzanti offerti dalla chiesa neocattolica, che ha dato segni evidenti di voler «sdoganare» il bambino sintetico.
Di fatto, il ruolo dei pro-vita italiani sembra proprio quello di offrire il cuscino anche a voi, e farvi dormire su questa strage apocalittica. Con quel cuscino vogliono soffocare la Verità e la Vita.
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Immagine di ZEISS Microscopy via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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