Animali
Ecco l’embrione di topo cresciuto in un utero artificiale: gli umani sono i prossimi
Un embrione di topo, completo di cellule cardiache che pulsano, una testa e l’inizio degli arti, vivo e in crescita in un barattolo di vetro. Questa è l’immagine fornita dal Technology Review, la rivista di divulgazione scientifica del MIT di Boston.
Secondo un gruppo scientifico in Israele i ricercatori hanno coltivato topi in un grembo artificiale per 11 o 12 giorni, circa la metà del periodo di gestazione naturale dell’animale.
I ricercatori hanno coltivato topi in un grembo artificiale per 11 o 12 giorni, circa la metà del periodo di gestazione naturale dell’animale
È un record per lo sviluppo di un mammifero al di fuori dell’utero e, secondo il team di ricerca, gli embrioni umani potrebbero essere i prossimi.
«Questo pone le basi per altre specie», afferma Jacob Hanna, biologo dello sviluppo presso il Weizmann Institute of Science, che ha guidato il team di ricerca. «Spero che permetterà agli scienziati di far crescere embrioni umani fino alla quinta settimana».
«La crescita di embrioni umani in laboratorio per così tanto tempo, fino al primo trimestre, metterebbe la scienza in rotta di collisione con il dibattito sull’aborto» scrive Technology Review.
«Gli embrioni cresciuti in laboratorio potrebbero essere un sostituto della ricerca per i tessuti derivati dagli aborti e forse anche una fonte di tessuti per trattamenti medici»
Tuttavia, la motivazione bioetica è presto servita: «Hanna crede che gli embrioni cresciuti in laboratorio potrebbero essere un sostituto della ricerca per i tessuti derivati dagli aborti e forse anche una fonte di tessuti per trattamenti medici».
In pratica, le prossime linee cellulari di feto abortito da usare nei vaccini (solo per fare un esempio: gli utilizzi sono molteplici) potrebbero venire da un essere umano fatto crescere non in un grembo materno ma in una macchina.
L’esperimento già prevede di fatto l’uso di materia biologica umana: il team di Hanna ha allungato gli embrioni di topo aggiungendo siero di sangue da cordoni ombelicali umani, mischiandoli in barattoli di vetro e pompando una miscela di ossigeno pressurizzata.
Per esempio, le prossime linee cellulari di feto abortito da usare nei vaccini potrebbero venire da un essere umano fatto crescere non in un grembo materno ma in una macchina
Hanna paragona il processo a mettere un paziente COVID-19 su una macchina di ventilazione.
«Questo forza l’ossigeno nelle cellule», dice. «Allora il paziente è molto più felice. Puoi vedere che ha un sistema sanguigno e tutti i principali sistemi di organi funzionano».
Gli embrioni di topo sono morti solo dopo essere diventati troppo grandi perché l’ossigeno si diffondesse attraverso di loro, poiché non hanno l’apporto di sangue naturale che una placenta potrebbe fornire.
L’esperimento già prevede di fatto l’uso di materia biologica umana: il team di Hanna ha allungato gli embrioni di topo aggiungendo siero di sangue da cordoni ombelicali umani
Il lavoro crea una finestra scientifica sull’embrione precoce, che normalmente è nascosto all’interno dell’utero. In una pubblicazione odierna sulla rivista Nature, «il team israeliano descrive una serie di esperimenti in cui hanno aggiunto tossine, coloranti, virus e cellule umane negli embrioni di topo in via di sviluppo, il tutto per studiare cosa sarebbe accaduto».
Sottolineiamo: hanno inserito «negli embrioni di topo in via di sviluppo». Non è una novità, tuttavia colpisce come i giornalisti scientifici non facciano più nemmeno mezzo plissé davanti all’idea.
Il dottor Hanna dice che gli scienziati vorranno sviluppare anche embrioni umani in questo modo. Riconosce che le immagini di embrioni umani cresciuti in laboratorio con una forma approssimativamente riconoscibile – testa e boccioli degli arti – potrebbero essere scioccanti. L’equivalente umano dei topi di 12 giorni di Hanna sarebbe un embrione del primo trimestre.
Il team israeliano ha inserito «negli embrioni di topo in via di sviluppo»
«Capisco le difficoltà. Capisco. Stai entrando nel campo degli aborti», dice Hanna. Tuttavia, afferma di poter razionalizzare tali esperimenti perché i ricercatori studiano già embrioni umani di cinque giorni provenienti da cliniche di fecondazione in vitro, anch’essi distrutti in quel processo.
«Quindi io raccomanderei di coltivarlo fino al giorno 40 e poi di smaltirlo», dice Hanna. «Invece di ottenere tessuti dagli aborti, prendiamo una blastocisti e coltiviamola». Ecco una soluzione che farà felici tante femministe e tantissimi cattolici e persino cattolici tradizionalisti: l’aborto non c’è nemmeno più, e comunque la cooperazione morale con gli israeliani che squartano feti e lontana ore di volo. No?
«Invece di ottenere tessuti dagli aborti, prendiamo una blastocisti e coltiviamola»
La ricerca fa parte di un’esplosione di nuove tecniche e idee per studiare lo sviluppo iniziale delle creature viventi – incluso l’uomo. Oggi, nello stesso numero di Nature, altri due gruppi di ricerca riferiscono di un balzo in avanti nella creazione di embrioni umani «artificiali».
Il dottor Hanna sostiene che un ovvio passo successivo sarebbe aggiungere questi modelli di embrioni al suo sistema di vasi rotanti e vedere quanto possono svilupparsi ulteriormente. «Ci sono voluti sei anni di lavoro molto intenso per portare questo sistema dove si trova», dice Hanna.
Ecco una soluzione che farà felici tante femministe e tantissimi cattolici e persino cattolici tradizionalisti: l’aborto non c’è nemmeno più, e comunque la cooperazione morale con gli israeliani che squartano feti e lontana ore di volo. No?
«Abbiamo l’obiettivo di farlo anche con embrioni sintetici».
La tecnologia del topo in barattolo necessita anche di altri miglioramenti, dice Hanna. Non è stato in grado di far crescere i topi partendo da un ovulo fecondato fino al giorno 12. Invece, ha raccolto embrioni di 5 giorni da topi gravidi e li ha spostati nell’incubatrice, dove hanno vissuto un’altra settimana.
Il problema è che attualmente gli embrioni di topo si sviluppano correttamente solo se possono essere attaccati a un vero utero di topo, almeno per un breve periodo. Il team di Hanna sta lavorando all’adattamento della procedura in modo che possano sviluppare i topi interamente in vitro.
Gli studi a lungo termine su embrioni umani vivi che si sviluppano in laboratorio sono attualmente vietati in base alla cosiddetta regola dei 14 giorni, una linea guida (e una legge in alcuni paesi) secondo la quale agli embriologi è stato vietato di coltivare embrioni umani per più di due settimane .
«Abbiamo bisogno di vedere embrioni umani per formare organi e iniziare a perturbarli. Il vantaggio di far crescere embrioni umani fino alla terza, quarta e quinta settimana è inestimabile»
Tuttavia, un’organizzazione scientifica chiave, la Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali, o ISSCR, ha in programma di raccomandare l’annullamento del divieto e consentire ad alcuni embrioni di crescere più a lungo.
Hanna dice che questo significa che potrebbe far crescere embrioni umani nella sua incubatrice, a patto che i consigli di etica israeliani siano d’accordo, qualcosa che pensa che farebbero.
«Una volta aggiornate le linee guida, posso fare domanda e sarà approvato. È un esperimento molto importante», afferma Hanna.
Gli embrioni umani potrebbero essere modificati per limitare il loro potenziale di sviluppo completo. Una possibilità sarebbe quella di installare mutazioni genetiche i in modo da impedire al cuore di battere
«Abbiamo bisogno di vedere embrioni umani per formare organi e iniziare a perturbarli. Il vantaggio di far crescere embrioni umani fino alla terza, quarta e quinta settimana è inestimabile. Penso che questi esperimenti dovrebbero almeno essere considerati. Se riusciamo ad arrivare a un embrione umano avanzato, possiamo imparare così tanto».
Hanna dice che per rendere tali esperimenti più accettabili, gli embrioni umani potrebbero essere modificati per limitare il loro potenziale di sviluppo completo. Una possibilità sarebbe quella di installare mutazioni genetiche i in modo da impedire al cuore di battere.
Il MIT infine gioca l’immortale carta per clonazioni e esperimenti di riprogenetica vari: i trapianti
Chi vi parla della «tragedia dell’utero in affitto», di «fecondazione eterologa», di «un bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà» vi sta prendendo per i fondelli
«Potrebbero esserci applicazioni pratiche inaspettate della crescita di embrioni umani in barattoli. William Hurlbut, medico e bioetico della Stanford University, afferma che il sistema gli suggerisce un modo per ottenere organi primitivi, come cellule di fegato o pancreas, da embrioni umani del primo trimestre, che potrebbero essere ulteriormente coltivati e utilizzati nella medicina dei trapianti. Hanna concorda che questa sia una potenziale direzione per la tecnologia».
«La frontiera scientifica si sta spostando dalle molecole e dalle provette agli organismi viventi – afferma Hurlbut. –Non credo che l’espianto di organi sia così inverosimile. Alla fine potrebbe arrivarci. Ma è molto difficile, perché i limiti di una persona non sono i limiti di un’altra persona».
Le stupide battaglie contro «l’utero in affitto» sono create per farvi perdere tempo e neutralizzarvi, mentre si prepara la rivoluzione definitiva del bambino integralmente sintetico: geneticamente ingegnerizzato con il CRISPR, sviluppato e fatto nascere dal ventre di una macchina
Davanti a questa svolta biotecnologica, covata da tempo (quantomeno dagli esperimenti negli anni Ottanta di Carlo Flamigni, il primo a fare crescere, in Italia, un embrione al di fuori di un corpo umano), il lettore, specie quello «cattolico», lo deve comprendere definitivamente: chi vi parla della «tragedia dell’utero in affitto», di «fecondazione eterologa», di «un bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà» vi sta prendendo per i fondelli.
Le stupide battaglie contro «l’utero in affitto» sono create per farvi perdere tempo e neutralizzarvi, mentre si prepara la rivoluzione definitiva del bambino integralmente sintetico: geneticamente ingegnerizzato con il CRISPR, sviluppato e fatto nascere dal ventre di una macchina.
Svegliatevi: un’infernale umanità sintetica bussa alle nostre porte. Movimenti pro-vita e pretini vari servono solo a distrarvi mentre la sua venuta diviene inevitabile.
Chi servirà, questo mondo di umanoidi, forse lo sapete:
Svegliatevi: un’infernale umanità sintetica bussa alle nostre porte. Movimenti pro-vita e pretini vari servono solo a distrarvi mentre la sua venuta diviene inevitabile
«L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato» (Apocalisse 13, 8)
Immagine di NIH Image Gallery via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0)
Animali
Il Sudafrica lancia i bidoni della spazzatura anti-babbuino, una bestia aggressiva sino all’insopportabile
I primi 2.200 dei 6.000 contenitori per rifiuti a prova di babbuino, muniti di serratura, dovrebbero arrivare nelle zone prioritarie della penisola del Capo in Sudafrica a partire da metà settembre 2026. Un progetto di recinzione nella zona settentrionale resta in attesa delle ultime approvazioni ambientali e amministrative.
Il Cape Peninsula Baboon Management Joint Task Team (CPBMJTT), composto da SANParks, CapeNature e dalla Città del Capo, ha spiegato che l’intervento si concentrerà per prima cosa sulle aree in cui sono state segnalate con maggiore frequenza attività di babbuini e conflitti con i residenti.
Le prime zone a ricevere i nuovi cestini saranno Plateau Road, Castle Rock, Heron Park, Murdoch Valley South, De Oude Weg, Da Gama, Capri, Welcome Glen, Scarborough, Tokai East e Fir Grove. Simon’s Town è esclusa dalla fase iniziale di distribuzione perché i cestini di Seaforth e Waterfall sono destinati al trasferimento nel futuro Centro per la fauna selvatica urbana. Sono inoltre in corso i preparativi per una recinzione di confine settentrionale che si estenderà da Zwaanswyk a sud fino a Constantia Nek.
Secondo il CPBMJTT, i lavori dovrebbero partire a fine settembre, una volta completate le verifiche ambientali e ottenute le approvazioni amministrative. Il gruppo di lavoro ha precisato che la recinzione ha lo scopo di impedire ai babbuini di entrare nelle aree urbane e nei terreni agricoli della parte settentrionale della penisola, assicurando al contempo l’habitat per circa 250 babbuini.
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È stato firmato un protocollo d’intesa tra sette proprietari di aziende vinicole confinanti con il Parco Nazionale di Table Mountain nella valle di Constantia, la Cape Baboon Partnership e la città. L’accordo definisce le responsabilità condivise per la costruzione, la manutenzione e la gestione a lungo termine della recinzione. I proprietari terrieri e la Cape Baboon Partnership si divideranno i costi di costruzione e ammodernamento, mentre la città si è impegnata a versare un contributo una tantum di 10 milioni di rand.
Il CPBMJTT ha dichiarato che la costruzione dovrebbe durare circa sei mesi, se tutto procede secondo i piani. Una volta completata la recinzione, i ranger incoraggeranno le truppe CT1 e CT2 a dirigersi verso il versante montuoso e continueranno a monitorare le truppe e a pattugliare la recinzione.
La recinzione fa parte del Piano strategico di gestione dei babbuini della penisola del Capo, già approvato, e ha lo scopo di creare un confine più netto tra il Parco nazionale di Table Mountain e le proprietà agricole e residenziali limitrofe. La Cape Baboon Partnership ha nominato un responsabile del santuario di grande esperienza; negli ultimi due mesi le parti interessate, i gruppi ambientalisti, i rappresentanti della comunità e i residenti hanno visitato il sito.
Il 21 agosto si è concluso un progetto di ricerca dell’Università di Swansea che ha coinvolto il gruppo di babbuini Da Gama. Lo studio ha testato approcci non invasivi basati su stimoli olfattivi, uditivi e visivi per esaminare la reazione dei babbuini a rischi simulati. I collari utilizzati durante la ricerca, progettati per sganciarsi automaticamente, sono stati ora raccolti. L’analisi dei dati è in corso e i risultati saranno resi pubblici al termine dello studio.
I babbuini sono tra i primati più studiati per i loro comportamenti sociali complessi, e l’aggressività gioca un ruolo centrale nella loro organizzazione di gruppo. Vivono in truppe gerarchiche che possono contare da poche decine fino a oltre cento individui, e all’interno di questa struttura la competizione per il rango, il cibo e l’accesso alle femmine genera episodi di aggressività frequenti e spesso ritualizzati.
Nei maschi l’aggressività è particolarmente marcata: sono generalmente più grandi delle femmine, dotati di canini lunghi e affilati che usano sia per dimostrazioni di minaccia sia in combattimenti reali. Le lotte per la dominanza sono comuni soprattutto quando un maschio giovane cerca di scalzare un individuo di rango più alto, oppure quando maschi provenienti da altre truppe tentano di inserirsi in un gruppo. Questi scontri possono includere morsi, inseguimenti e vocalizzazioni intense, e occasionalmente provocano ferite serie.
Anche le femmine mostrano aggressività, ma tende a essere più legata alla difesa della prole, alla competizione tra parenti per le risorse e al mantenimento delle gerarchie matrilineari, che nei babbuini sono generalmente stabili e trasmesse di madre in figlia.
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Un aspetto interessante, dicono gli etologi, è che l’aggressività nei babbuini non sarebbe solo distruttiva: servirebbe anche a mantenere l’ordine sociale, a stabilire chi ha accesso prioritario alle risorse e a ridurre conflitti prolungati attraverso segnali di sottomissione chiari (come lo sguardo abbassato o l’esposizione del posteriore). I comportamenti di riconciliazione dopo un conflitto, come il grooming reciproco (lo «spulciamento»), sono ben documentati e aiutano a ristabilire i legami sociali, garantiscono gli studiosissimi.
Eccerto: come per le orche, lasciamo pure che le bestie siano violente, è per il loro bene, anzi la loro società armoniosa abbisogna di botte e sangue. Fidatevi degli esperti.
Va sottolineato che i babbuini mostrano aggressività verso l’uomo, specialmente in aree dove sono abituati alla presenza umana e associano le persone al cibo: in alcune zone dell’Africa questo ha portato a episodi di babbuini che rubano cibo aggressivamente da turisti o abitazioni.
Il direttore di Renovatio 21 anni fa, nei pressi delle cascate dello Zambesi a Livingstone, laddove confinano le vecchie Rhodesie (oggi Zambia e Zimbabwe) fu gravemente minacciato da un babbuino, infastidito dal fatto di essere stato seguito qualche metro per scattare una foto. Il direttore, allarmato dalla brutale scontrosità dell’animale, arrivò a scusarsi con esso, tuttavia oggi se ne pente moltissimo.
I rognosi primati hanno creato in loco problemi ben peggiori. Da quelle parti si racconta la storia, che non siamo stati in grado di verificare, di una torma di babbuini che si è avventata ad un buffet per un evento ufficiale in un resort della zona. Un politico, forse un ministro, impaurito dal caotico attacco delle scimmie malefiche, sarebbe quindi finito in piscina, e non è detto che sapeva nuotare. Tratto in salvo dal personale, il funzionario dello Stato africano, fradicio ed incazzatissimo, avrebbe ordinato la fucilazione delle orrende bestie scroccone.
Non sappiamo se l’aneddoto sia completamente inventato, ma negli anni lo abbiamo udito, e ritenuto – conoscendo la natura babbuinica e quella della politica umana locale – abbastanza credibile.
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Animali
Lontra aggredisce brutalmente donna che nuotava nel lago
I had no idea otters were this cool pic.twitter.com/4tScTqrktl
— Branch Floridian (@JackLinFLL) September 3, 2026
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AGGRESSIVE OTTER | An aggressive otter off the coast of Santa Cruz stole another surf board over the weekend. The otter forced the surfer off his board and even left several bite marks in the surf board. Latest details: https://t.co/lBc31guhOy pic.twitter.com/9Tu4Gy5gKx
— KSBW Action News 8 (@ksbw) July 11, 2023
A little video of the sea otter that likes surf boards pic.twitter.com/X5O8CNZaCc
— Native Santa Cruz (@NativeSantaCruz) June 19, 2023
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Animali
I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
Dalla Ceuta invasa dai nordafricani arrivano immagini in grado di stimolare il raccapriccio persino tra goscisti ed immigrazionisti. Un tabù enorme è stato toccato, anzi forse due: la violenza contro i cetacei e pure quella contro i cuccioli di animale.
Le immagini hanno fatto il giro del mondo in un battibaleno: un gruppo di migranti è stato accusato di aver estratto dal mare un cucciolo di delfino per poi ucciderlo a bastonate
Come riportato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mercoledì un piccolo di tursiope era stato notato mentre nuotava in prossimità della riva, sulla spiaggia di El Trampolin, prima che alcuni uomini lo tirassero fuori dall’acqua; uno di loro avrebbe colpito l’animale alla testa con un bastone, provocandone la morte.
Un addetto alla sorveglianza della spiaggia sarebbe intervenuto per fermare il gruppo, intimando di non toccare il delfino e di avvisare i servizi preposti alla tutela della fauna selvatica. Gli uomini avrebbero quindi provato a rimettere l’animale in mare, ma a quel punto sembrava già privo di vita.
Il blogger di Ceuta Juan Ruiz ha ripreso con la videocamera alcuni membri del gruppo mentre si avvicinavano sollevando il delfino come se fosse un trofeo. «Non potete prenderlo, è un delfino, non si mangia!», ha gridato Ruiz, chiedendo poi con insistenza chi fosse stato a ucciderlo.
🇪🇸 Spanish men intervened to rescue a baby dolphin from Moroccan migrants in Ceuta.
Follow: @europa pic.twitter.com/ovaBcKqCEz
— Europa.com (@europa) September 3, 2026
The illegal migrants in Ceuta pulled a baby dolphin out of the sea today and clubbed it to death for fear fun.
Get them out of Europe immediately pic.twitter.com/4ERzMgH8kC
— Visegrád 24 (@visegrad24) September 3, 2026
🇪🇸 Migrants in Ceuta filmed dragging a baby dolphin from the sea
A disturbing video recorded at El Trampolín beach in Ceuta shows a group of migrants taking a baby dolphin out of the water and carrying it along the beach.pic.twitter.com/v7zhuUxv09
— NewsForce (@Newsforce) September 3, 2026
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Di fronte all’affermazione di alcuni presenti secondo cui l’animale sarebbe morto già in acqua, Ruiz ha replicato con tono sarcastico: «Certo, è morto in acqua da solo, no?».
L’associazione ambientalista locale DAUBMA ha sporto denuncia presso le forze dell’ordine spagnole, sollecitando le autorità ad aprire un’indagine sull’accaduto e a individuare i responsabili.
La diffusione del video ha scatenato una vasta ondata di sdegno sui social media del mondo intero, con numerosi utenti spagnoli che invocavano procedimenti penali nei confronti dei responsabili e la loro espulsione dal territorio nazionale. Questa reazione si è inserita in un clima già segnato da un più ampio sentimento anti-immigrazione a Ceuta, città in cui i residenti avevano già manifestato pubblicamente chiedendo espulsioni e scandendo cori come «Fuori gli invasori».
Le immagini sono davvero difficili da guardare: il povero cucciolo di delfino privo di vita mentre viene portato da un gruppo di nordafricani sghignazzanti. Dobbiamo dire che Renovatio 21 aveva già veduto immagini simili: in un lago belga, alcuni ragazzini immigrati avevano catturato un grosso pesce, e tra risate e cachinni lo avevano portato in giro a mo’ di trofeo e gettato per uno scivolo acquatico, non si sa sé ancora vivo o già morto. Il video su YouTube o X non si trova più, perché – pensate un po’ – violave le linee guida di entrambe le piattaforme contro la diffusione e la promozione di contenuti legati al maltrattamento degli animali. Tuttavia se volete dare un’occhiata una testa fiamminga ancora lo mostra.
Il cortocircuito della mente progressista, davanti all’immagine di abuso del cetaceo, vacilla. Quindi, la storia degli abusi sugli animali perpetrati dagli immigrati – come diceva durante la campagna elettorale 2024 Donaldo Trump («They’re eating the dogs / They’re eating the cats / They’re eating the pets») raccogliendo le testimonianze in Ohia e in altre varie aree USA, e come sanno tanti italiani che osservano parchi e zone di verde della loro città – è vera, e a questo punto incontrovertibile.
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La metafisica piddina va in cortocircuito: è possibile tenere insieme l’agenda ecologica (con le sue vacche sacre, pardon, cetacei sacri) con quella immigrazionista? Il marocchino che se la ride mentre espone il cadavere del cucciolo di tursiope lo nega per sempre.
Il cittadino sincero-democratico e progressista precipita nel vuoto, se si mette a pensare alla probabile dinamica dell’accaduto: il piccolo di delfino si allontana dalla sua mamma perché, birbante, voleva giocare con gli uomini che vedeva sguazzare poco più in là nella spiaggia… essi magari lo hanno pure attirato. Per poi massacrarlo senza nessuna pietà, con una violenza contro i cuccioli che non possiamo dire sia naturale – tutti prima o poi lo abbiamo pensato: le forme «carine», occhi grandi, musetti tondi, che hanno i piccoli di ogni specie servono proprio a depotenziare l’aggressività delle belve adulte.
Si tratta del Kindchenschema formulato per la prima volta dall’etologo premio Nobel Konrad Lorenz nel 1943, che descriveva un insieme di caratteristiche fisiche tipiche dei cuccioli — sia umani che animali — che attivano una risposta biologica automatica negli adulti che comprende la stimolazione immediata dell’istinto di cura parentale e protezione. Chi ha mai visto un gattino piccolo sa di cosa parliamo. Pure guardando queste immagini del cucciolo di delfino morto tale reazione senz’altro si attiva. Da qui il cortocircuito ancora più poderoso.
A questo punto ammettiamo pure che anche Renovatio 21 ha qualche difficoltà. Chi ci segue conosce la nostra indomita battaglia contro la specie cetacea, i suoi comportamenti osceni, e i suoi privilegi: delfini e orche sono armi totemiche dell’ecofascismo antiumanista, quello per cui l’uomo può pure morire sacrificato all’idolatria del mammifero pisciforme, come insegna il caso della teppa orcina che incrocia al largo di Gibilterra, che non è tanto lontana da Ceuta, in effetti.
Al contempo, riteniamo, con ancora più evidenza sulla nostra vita quotidiana, che anche l’immigrato sia un’arma, sparata con milioni di cartucce umane, contro l’Europa e la Civiltà, cioè contro di noi. Un ordigno sociogeopolitico (la definisce così l’accademico statunitense Kelly M. Greenhill nel suo libro Armi di migrazione di massa) , concetto storico-politico ben noto agli studiosi del fenomeno e ai suoi praticanti – un tempo, Muhammar Gheddafi (che negoziò con la fine della tratta umana mediterranea la fine dell’embargo antilibico, per poi essere tradito e travolto sino ad essere impalato), poi Receps Erdogan (che ottenne, sempre dalla UE, 5 miliardi per tenersi gli immigrati della grande ondata del 2015, quella del bambino curdo Aylan fotografato morto sulla spiaggia) ora con probabilità il Regno del Marocco con i suoi probabili fiancheggiatori israelo–americani.
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Gli immigrati, abbiamo ripetuto su questo sito tante volte, sono lo strumento di un piano per distruggere non solo il vostro benessere e la vostra incolumità biologica, ma lo stesso sistema morale cristiano, come perfettamente enunciato dal conte Coudenohove-Kalergi. Essi servono ad attivare nelle nostre città quello che chiamiamo anarco-tirannia, un sistema dove il cittadino è oppresso non solo dalla violenza barbarica randomatica dell’immigrato, ma pure dallo Stato divenuto impossibilmente esoso e incredibilmente repressivo, totalitario davvero, verso il contribuente autoctono – il green pass serva da esempio, e aspettate di vedere cosa vi farà l’euro digitale, o anche solo con l’ID digitale UE – mentre l’immigrato è lasciato libero di gozzovigliare tranquillo e sanguinario in quella che le rivolte inglesi di questi anni hanno chiamato «two tier society», società a due livelli. Privilegio e tolleranza per il migrante, repressione totale poliziesca e giudiziaria per l’autoctono.
Ora, il gioco della torre immigrati contro cetacei davvero non ce l’aspettavamo, per cui non fateci decidere. Si tratta di due maschere della Necrocultura, due idoli osceni del mondo moderno, due progetti pensati per distruggere le vostre vite.
Poi, va bene, il solito disgustoso paradosso persiste: alcuni protestano per il delfinino morto, ma per le ragazzine sistematicamente stuprate dagli immigrati (come a Ceuta…) non una parola. Come niente da dire per i milioni di bambini abortiti, cui si aggiungono, in questi giorni, i bimbi strangolati dalle loro madri, che le femministe americane vogliono libere.
Le torme a sostegno della figlicida Lindsay Clancy sotto processo (e delle sue emulatrici, già all’opera) sono le stesse majorette dell’immigrazione di massa, e che dicono che la «grande sostituzione» non esiste, è solo un mito inventato dalla destra xenofoba e razzista e pure antiabortista.
Dispiace doverlo comunicare alle femministe ed ai femministi: grazie al vostro impegno perverso, sarete sostituiti, pure voi, da eserciti di abusatori di delfini.
E ci rendiamo conto che – rileggiamola – quest’ultima frase pare pure surrealismo, fantascienza, teatro dell’assurdo.
Invece è l’amara realtà. Per noi tutti, per voi e i vostri amici pinnati.
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da Twitter
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