Bioetica
La vera storia del Comitato Nazionale di Bioetica – prima parte
Renovatio 21 avvia con questo articolo l’ambizioso progetto di tracciare l’evoluzione della bioetica italiana e della sua principale istituzione governativa – il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) – in una serie di interviste condotte con il professor Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, che fu vice presidente del CNB.
Prof. Marini, quando è entrato a far parte del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB)? E quando ne è uscito?
Mi sono avvicinato al mondo della bioetica all’inizio degli anni Novanta, poco dopo la laurea in diritto internazionale, perché la mia relatrice era una componente del CNB. Poi, nel 1996, il Presidente del CNR, che allora era componente ope legis del CNB, mi delegò a sostituirlo. Nel 2002 diventai componente effettivo e nel 2006, infine, vice presidente. Ne sono uscito nel 2014, se non ricordo male.
Una presenza ultra-ventennale, quindi. Che ricordo ha del CNB?
Il ricordo di un salotto geriatrico, vanitoso e autoreferenziale come tutti i salotti accademici, denso di intrecci scientifico-accademico-professionali, ma soprattutto compiaciuto di vedersi definire «comitato dei saggi» dai giornalisti più allineati e servili, quelli che in genere sono sul libro paga delle multinazionali che a loro volta controllano gli editori da cui formalmente dipendono.
Una definizione un po’ severa, non trova?
Solo per chi non ha frequentato quel salotto, e quei giornalisti.
Come vengono nominati i membri del CNB?
Se la normativa di riferimento non è cambiata, sono nominati collettivamente con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DCPM), che attribuisce anche le cariche di presidente e vice presidente.
Che tipo di preparazione hanno?
Le competenze scientifiche tradizionalmente rappresentate nel CNB provengono dal mondo della medicina, della filosofia e del diritto. Ma, poiché in Italia non esiste la professione del bioeticista, né tantomeno un albo di esperti, chiunque, in teoria, può essere nominato componente del CNB: e quindi, automaticamente, chiunque può essere investito della qualifica di super-esperto di bioetica.
Ma come, i componenti del CNB non sono almeno docenti universitari di bioetica?
Guardi, secondo le tabelle ministeriali, la bioetica compare nella descrizione di tre settori scientifico-disciplinari: medicina legale, storia della medicina e filosofia del diritto. Quindi, in teoria, solo i medici legali, gli storici della medicina e i filosofi del diritto possono insegnare bioetica negli atenei italiani. Naturalmente, e per fortuna, la realtà dei fatti è ben diversa.
E scusi, allora i famosi esperti di biodiritto chi sono?
Continuando a fare riferimento alle tabelle ministeriali, per il biodiritto si deve attingere al bacino costituito dai docenti di diritto civile. Questo limite, aggiungo per inciso, col tempo ha fatto saltare la mosca al naso ad altre categorie di giuristi, che per rivalsa hanno coniato il termine «biogiuridica» da cui ricavare, ufficiosamente, patenti di expertise diverse da quella riservata ai civilisti.
Sembra una faida di altri tempi.
Certamente lo è, come in fondo è tipico del mondo accademico, dove sul merito scientifico prevalgono sempre logiche accademiche in cui la principale preoccupazione dei cosiddetti «maestri di scienza» è spartire i posti e le risorse disponibili tra allievi ossequiosi e obbedienti. Scopo ultimo di tali logiche è ovviamente presidiare, a seconda del proprio peso accademico, uno o più atenei, una o più facoltà, uno o più dipartimenti, uno o più corsi di laurea, procreando così, sul modello dell’Alien cinematografico, generazioni e generazioni di docenti allineati e funzionali al sistema, perché a esso organici. Va da sé che i docenti con la carriera così pianificata diranno le cose giuste al momento giusto, vestendo i panni degli scienziati imparziali e obiettivi, come la vicenda COVID ha ampiamente dimostrato.
Quindi può capitare il caso di componenti del CNB che non conoscano bene la materia?
Se non ricordo male, questo fu detto apertamente, e sui giornali, per un ex presidente.
E in questo mondo evidentemente allineato e funzionale al potere, lei, che è noto per le sue posizioni di rottura, come ci è finito?
Ogni tanto me lo chiedo anch’io. Sicuramente per caso o, se preferisce, per un insieme di circostanze: avevo competenze abbastanza peculiari, non potevo essere ricondotto, per ragioni oggettive, a nessuno dei due schieramenti della bioetica italiana [cosiddetti laici e sedicenti cattolici, ndr] ed ero molto giovane. Sembravo, quindi, utile, inoffensivo e manipolabile. Cominciarono a ricredersi quando iniziai a invocare il principio di precauzione in materie al calor bianco, dagli OGM alle nanotecnologie, cosa che in seguito mi portò dritto filato alla destituzione dalla carica di vice presidente. Ma questa è un’altra storia.
No, se permette, è una storia che ci interessa. Quando e perché lei fu destituito?
Nel 2007, per ragioni mai formulate ufficialmente, nemmeno nel provvedimento di destituzione. Ovviamente il vero motivo può essere individuato nelle posizioni critiche da me espresse a più riprese nei confronti della progressiva mercificazione del corpo umano promossa da quella macchina divoratrice della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo che si chiama Unione europea. A ciò si deve sicuramente aggiungere la mia condizione di cane sciolto: se avessi avuto le spalle coperte, infatti, il mio dissenso sarebbe stato opportunamente incanalato e sfruttato a scopi politici e, forse, mi sarei ritrovato in Parlamento, come è accaduto per molti altri membri del CNB. E invece nessuno tra i colleghi – tutti universitari, tutti depositari del pensiero critico – mi espresse un briciolo di solidarietà per la destituzione e ancora meno per il successivo reintegro, conseguente alla mia vittoria giudiziaria. Del resto, non poteva andare diversamente, visto che negli ambienti accademici, quale è di fatto il CNB, la prima regola è muoversi in modo felpato, aspettando in silenzio ossequioso il proprio turno e la propria ricompensa.
(Fine della prima parte)
Immagine di ZEISS Microscopy via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Bioetica
Europarlamente ex IRA dice di aver abortito per poter andare a mettere una bomba
L’ex europarlamentare del Sinn Fein, Martina Anderson, ha confessato di aver abortito per non compromettere una missione di attentato dell’IRA (Esercito Repubblicano Irlandese). Lo riporta Life Site.
In vista del lancio della sua autobiografia, Choosing the Struggle («Scegliere la lotta»), Anderson ha dichiarato a Miriam di RTE One di aver scelto la «lotta» (cioè, il terrorismo) piuttosto che la vita del suo bambino non ancora nato. Ha scoperto di essere incinta poche settimane dopo aver iniziato a pianificare un attentato.
«Le donne come me che hanno avuto una gravidanza non pianificata, a causa delle circostanze in cui mi sono trovata, hanno dato priorità alla lotta contro la malattia, hanno abortito, la decisione più difficile e dolorosa della loro vita», ha detto la donna originaria di Derry.
«Non volevo deludere i miei compagni», ha dichiarato alla testata irlandese Joe. «Me ne sono andata in silenzio, sono tornata in silenzio e ho vissuto in silenzio per oltre 40 anni.»
Sostieni Renovatio 21
La Anderson spera che la confessione del suo aborto possa contribuire a porre fine alla «vergogna» che le donne come lei subiscono.
«Credo che raccontare la mia storia possa dare un piccolo contributo per fermare la stigmatizzazione morale e sociale che colpisce donne come me. Sarebbe stato più facile rimanere in silenzio e lasciare che la gente mi giudicasse», ha dichiarato a RTE One. «Rispetto le convinzioni religiose altrui su questo argomento, non cerco di convertire nessuno, né di ottenere perdono o approvazione.»
Anderson fu condannata all’ergastolo nel 1986 per cospirazione finalizzata a provocare esplosioni. Fu rilasciata 13 anni dopo in virtù degli accordi del Venerdì Santo e in seguito si dedicò alla politica.
L’ex europarlamentare ha anche raccontato di come, mentre era in prigione, le sia stato asportato l’utero durante un intervento per curare dei polipi, rendendola incapace di avere figli.
L’idea di uccidere il proprio figlio per andare possibilmente ad uccidere altre persone è probabilmente inedita, e rappresenta un quadro rivoltante come pochissimi altri. I social media hanno attaccato duramente la donna, che ha poi avuto una carriere di europarlamentare a Bruxelles, dove ha potuto dedicarsi a grandi cause fondamentali come il cambiamento climatico – che è di fatto, una propaggina dell’antiumanismo abortista inventato proprio da quelli che lei credeva essere i suoi nemici, gli inglesi con il loro reverendo Malthus.
Per quanto disperante, il racconto dell’ex terrorista è, a suo modo, illuminante, gettando nuove basi per la comprensione della Necrocultura nello Stato moderno, perfino nei casi di dissidenza estrema: ovvero, vediamo qui il legame tra abortismo e terrorismo, medesime pratiche votate alla morte, con tutte le varianti giustificazioni sociopolitiche del caso.
Non è un caso che nello Stato moderno, e quindi nel Sovrastato europeo, chi abortisce e progetta attentati possa fare carriere e divenire rappresentante democratica del popolo. Si tratta, davvero, di tanta materia per riflessioni anche radicali
Un’ultima nota: abbiamo rilevato su Renovati 21 le dichiarazioni in stile IRA del «Nuovo Movimento Repubblicano» irlandese, che con videomessaggi minacciano, mascherati ed armati come d’ordinanza, i politici locali responsabili dell’immigrazione selvaggia e della sessualizzazione dei bambini. Ecco, ci pare che sia da discutere la distanza – ideologica, politica, sociale – che hanno le rivendicazioni di questo nuovo gruppo, sorto sulle ceneri del fuoco repubblicano ormai estinto, da quelle dello storico movimento terroristico che terrorrizzò la Gran Bretagna per decadi, e che ora è finito perfino digerito nei Parlamenti e negli europarlamenti.
Il mondo è cambiato, le priorità di protezione del popolo pure, e non siamo sicuri che in passato la generazione dei boomer abbia mai davvero deciso di difendere il popolo che diceva di voler servire – abortendo, terrorizzando, accettando la Morte come principio politico della propria vita.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di GUE/NGL via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Bioetica
Sostanze chimiche contenute nelle pillole abortive nell’acqua potabile: studio
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Bioetica
Fauci ha avuto un ruolo in uno studio che ha trapiantato scalpi di feti abortiti su ratti
Poche ore prima che il dottor Anthony Fauci compaia davanti a un’audizione del Senato presieduta dal senatore Rand Paul, l’attivista pro-vita David Daleiden ha usato i social media per evidenziare il collegamento tra l’ex responsabile COVID e un orribile studio sponsorizzato dalla sua agenzia NIH — il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) — in cui i crani di feti abortiti venivano innestati su ratti da laboratorio. Lo riporta LifeSiste.
«Il dottor Fauci ha trascritto nel suo diario un titolo di copertura che metteva in dubbio il suo ruolo in uno studio in cui venivano trapiantati scalpi di feti abortiti di 5 mesi su ratti da laboratorio», ha osservato il Daleiden, «eppure, 3 settimane prima, Fauci aveva giurato al Congresso che il suo NIAID aveva finanziato lo studio “con la supervisione e le linee guida appropriate”».
«Nello studio pubblicato si possono effettivamente vedere le fotografie di piccoli scalpi di neonati innestati sul dorso di ratti da laboratorio, sui quali crescono piccoli capelli», aveva detto Daleiden all’allora conduttore di Fox News Tucker Carlson nel 2021. «Quelli sarebbero stati i piccoli capelli che sarebbero cresciuti sulla testa di neonati… se non fossero stati uccisi con l’aborto e poi cuciti sui ratti da laboratorio per la sperimentazione».
Dr. Fauci copied a cover-up headline into his diary disputing his role in a study that grafted 5-month aborted baby scalps onto lab rats.
3 weeks earlier, Fauci swore to Congress his NIAID funded the study “with the appropriate oversight and guidelines”pic.twitter.com/apwvoCugJg pic.twitter.com/XEX19bGOTe
— David Daleiden (@daviddaleiden) July 27, 2026
Sostieni Renovatio 21
«Il dottor Anthony Fauci è pienamente responsabile di questo studio e di questa questione perché, in qualità di capo dell’ufficio NIAID, la decisione finale su come vengono spesi questi finanziamenti ricade su di lui», ha affermato Daleiden.
«Il fatto che usassero scalpi di bambini abortiti di 5 mesi significa che le teste di quei bambini dovevano probabilmente essere intatte per poter prelevare gli scalpi, il che indica che si trattava di aborti a nascita parziale, o addirittura di neonati nati vivi e integri», ha spiegato al suo ospite inorridito.
«Qualcuno nell’ufficio del dottor Fauci ha mai chiesto ai ricercatori dell’Università di Pittsburgo: “Come fate a procurarvi quei cuoio capelluto? Come fate a ottenere cuoio capelluto dalle teste intere dei feti con un aborto a nascita parziale?”» si è chiesto Daleiden.
Nel maggio 2021 il Center for Medical Progress (CMP) di Daleiden ha prodotto un video sconvolgente che mostrava l’Università di Pittsburgo come un importante centro per il traffico e la sperimentazione su organi e parti del corpo di feti abortiti. Il rapporto collegava i finanziamenti per le attività dell’università a un’ingente sovvenzione dell’ufficio del NIAID, presso i National Institutes of Health (NIH), guidato dal guru statunitense del COVID-19, il dottor Anthony Fauci.
Dopo aver pubblicato un articolo sul National Catholic Register sui numerosi modi in cui i feti abortiti venivano utilizzati per la ricerca scientifica nelle principali università e ospedali degli Stati Uniti, l’autrice Stacy A. Trasancos ha twittato un riassunto delle sue agghiaccianti scoperte.
La Trasancos ha collegato la ricerca di Mengel a Fauci: «scalpi di feti abortiti innestati su topi. I loro organi trapiantati. Topi umanizzati sviluppati all’Università di Pittsburgo, il tutto per studiare il sistema immunitario. Supportato dal NIAID del Dr. Fauci. Pagato da noi».
Aborted baby scalps grafted onto mice. Their organs transplanted. Humanized mice developed at the University of Pittsburgh, all to study the immune system. Supported by Dr. Fauci’s NIAID. Paid for by us. Why?https://t.co/pCH04vZrSM pic.twitter.com/xa0OUetozJ
— Stacy Trasancos (@StacyTrasancos) December 17, 2020
La Trasancos è stata direttore esecutivo del St. Philip Institute of Catechesis and Evangelization del vescovo Joseph Strickland nella diocesi di Tyler, in Texas.
Monsignor Strickland ha ritwittato il suo rapporto, dichiarando: «Questi sono crimini contro l’umanità che devono essere perseguiti. Il silenzio di fronte a queste atrocità non fa che accrescere il male. Svegliati America! Chiedi che tutto questo finisca SUBITO!»
These are crimes against humanity that should be prosecuted. Silence in the face of these atrocities simply adds to the evil. Wake up America! Demand that this stops NOW! https://t.co/sKkDNOfLBJ
— Bishop J. Strickland (@BishStrickland) December 17, 2020
Iscriviti al canale Telegram ![]()
La ricerca è stata finanziata dai National Institutes of Health (NIH) e dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), diretto dal dottor Anthony Fauci dal 1984.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso settembre il NIH aveva confermato che non rinnoverà 17 progetti di ricerca sui «tessuti fetali umani» recentemente scoperti da un gruppo di controllo.
Come riportato da Renovatio 21, i progetti dell’era Biden includevano l’uso di tessuto fetale derivato da aborti e esperimenti per innestare tessuti fetali, come organi, nei topi.
Come riportato da Renovatio 21, appena insediatosi quattro anni fa Biden riaccese la produzione di topi umanizzati a scopo laboratoriale. L’amministrazione Biden revocò le restrizioni sull’uso del tessuto fetale per la ricerca medica, annullando le regole imposte nel 2019 dal presidente Trump. Le nuove regole consentivano agli scienziati di utilizzare tessuti derivati da aborti volontari.
Le versioni «chirurgiche» dei topi umanizzati (cioè, dove la modifica non è ottenuta per via genetica con l’inserimento di codice genetico umano nei roditori) sono ottenute con il trapianto pezzi di bambino abortito dentro roditori, che poi vengono avviati agli esperimenti. La pressione di gruppi religiosi che chiedevano fossero usati solo tessuti da aborti spontanei fu respinta, in quanto questo tipo di aborti può avere anomalie genetiche, mentre l’aborto volontario in genere produce tessuti sanissimi di feti destinati ad essere bambini normali.
Fu trovato che per creare i topi umanizzati l’ente di regolazione del farmaco FDA aveva pagato 90 mila dollari per avere tessuti fetali «freschi, mai congelati».
Come noto, topi umanizzati sono alla base anche dell’esperimento gain of function avvenuto sul coronavirus SARS-CoV nel famigerato laboratorio di Wuhano, dove pure affluivano ampi fondi pubblici USA.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine generata artificialmente
-



Sport e Marzialistica2 settimane faIl disonore nella sconfitta: il comportamento indegno ed infantile dell’Argentina dopo la finale persa
-



Nucleare1 settimana faEx generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà
-



Pensiero2 settimane faArriva la «scomunica marinata»?
-



Gender1 settimana faMons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
-



Stragi2 settimane faCorpi torturati ritrovati appesi a un ponte sul Messico
-



Spirito1 settimana faIl peccato mortale è peggiore della possessione demoniaca: parla l’esorcista
-



Animali1 settimana faLe orche di Gibilterra affondano una barca dopo averne attaccate altre tre: tra quanto cominceranno ad uccidere?
-



Transumanismo1 settimana faBiohacker afferma di essersi «clonato» per autovampirizzarsi sangue e organi da trapianto














