Spirito
Possiamo proibire alla FSSPX ciò che permettiamo al Partito Comunista Cinese?
La domanda sorge spontanea nella mente di molti fedeli cattolici in tutto il mondo: come può Roma considerare con severità le consacrazioni episcopali della FSSPX, previste per il 1° luglio, e allo stesso tempo riconoscere, tollerare o approvare retroattivamente le nomine imposte dal Partito Comunista Cinese?
Non si tratta di un parallelo artificiale. I fatti sono pubblici, ripetuti e documentati. Per anni, il regime comunista cinese – ufficialmente ateo, dottrinalmente materialista e strutturalmente ostile alla regalità sociale di Cristo – ha interferito direttamente nella nomina dei vescovi. Non lo fa per servire la Chiesa, ma per controllarla. Non lo fa per proteggere la fede, ma per inquadrarla, monitorarla e orientarla secondo gli interessi di uno stato ideologico.
Eppure, di fronte a queste gravi interferenze nella costituzione divina della Chiesa, Roma si impegna nel dialogo, nelle trattative e nel compromesso. Arriva persino a riconoscere alcune nomine fatte unilateralmente senza mandato papale, in nome di un pragmatismo diplomatico presentato come necessario per il bene delle anime, per preservare l’accordo firmato nel 2018 tra il governo di Pechino e la Santa Sede.
Si fa poi riferimento al contesto. Si discute di realismo. Si spiega che bisogna evitare una rottura totale, mantenere un canale e cosa si può ancora preservare della vita cattolica in un contesto di persecuzione.
Ma allora sorge spontanea la domanda: perché questo ragionamento, accettato di fronte a un potere comunista, diventerebbe inaccettabile di fronte alla FSSPX?
Qual è, dopotutto, l’intento della FSSPX? Servire uno Stato? Fondare una chiesa nazionale? Promuovere un’ideologia estranea alla fede? Ovviamente no. Il suo unico scopo è la salvaguardia del sacerdozio cattolico, la trasmissione integrale della fede, la difesa della Messa tradizionale e la protezione delle anime in una crisi senza precedenti per la Chiesa.
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Quando la FSSPX parla della necessità dei vescovi, non si riferisce alla giurisdizione territoriale o personale. Parla di cresime, ordinazioni e continuità sacramentale. Parla della concreta sopravvivenza di un sacerdozio formato secondo una dottrina senza tempo. Parla del diritto dei fedeli a ricevere i sacramenti nella loro integrità dottrinale e liturgica.
I fini sono radicalmente diversi. Da un lato, un potere ateo impone i vescovi per sottomettere la Chiesa. Dall’altro, una società sacerdotale immagina i vescovi per preservare la fede e i sacramenti. Porre queste due realtà sullo stesso piano disciplinare, senza considerare l’intenzione o il contesto della crisi della Chiesa, equivarrebbe ad applicare la legge in modo astratto, slegata dal fine per cui esiste: la salvezza delle anime.
Eppure è proprio questo principio che Roma invoca in Cina. Una situazione imperfetta viene accettata per preservare un bene superiore. Il bene delle anime è forse meno in gioco quando è coinvolta la Tradizione? Il pericolo per la fede è minore quando i fedeli sono privati di cresime, ordinazioni e sacerdoti formati secondo la dottrina costante della Chiesa?
Chi può seriamente sostenere che la minaccia per le anime provenga più dalla FSSPX che da un apparato statale comunista che imprigiona vescovi fedeli, controlla i seminari e riscrive la dottrina alla luce del marxismo?
La sproporzione è così grande da turbare molti credenti, ben oltre i ranghi del movimento tradizionalista. Vedono la pazienza dimostrata nei confronti di Pechino. Vedono anche le restrizioni, le pressioni e i sospetti che gravano sulle comunità tradizionali. Osservano che c’è una diffusa tolleranza laddove la fede è minacciata dall’ateismo di Stato, ma che c’è intransigenza laddove viene difesa nella sua integrità.
Non si tratta di contestare l’autorità della Santa Sede, né di negare il suo diritto di nominare i vescovi. Si tratta di ricordare che l’esercizio di questa autorità rientra sempre nell’ordine della salvezza delle anime, che rimane la legge suprema della Chiesa.
Se, per preservare questa salvezza, Roma può riconoscere situazioni canonicamente irregolari in Cina, come potrebbe considerare un pericolo maggiore le consacrazioni motivate unicamente dalla salvaguardia del sacerdozio e della Tradizione?
Il Santo Padre sa – e la FSSPX lo ha sempre affermato – che non si tratta di istituire una gerarchia parallela o di usurpare una giurisdizione. Si tratta di un atto necessario in un contesto di diffusa crisi dottrinale e liturgica, paragonabile in linea di principio ad altre misure straordinarie adottate nella storia della Chiesa quando la fede era gravemente minacciata.
In definitiva, la questione non è disciplinare, ma ecclesiale e dottrinale. Riguarda il modo in cui le autorità percepiscono la crisi attuale. Se la crisi della Chiesa viene riconosciuta nella sua gravità, certe misure eccezionali diventano comprensibili. Se viene minimizzata, appaiono intollerabili.
La risposta ora spetta a Roma.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Michał Beim via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Spirito
Suore fingono di concelebrare la Messa mentre il sacerdote cambia la consacrazione
“Este es mi cuerpo , que será entregado por vosotras…” Así es la Plegaria inventada de la Misa femista con las monjas trinitarias en el altar simulando concelebrar. Suesa, Cantabria. pic.twitter.com/PF3XezbTgS
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 20, 2026
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.
Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.
Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.
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Un’offerta a «Madre Terra»
Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.
Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.
Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».
È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.
Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».
La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?
Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.
Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.
Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.
Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.
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Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.
Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.
Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.
Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.
L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.
La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?
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Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.
L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?
Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.
Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Spirito
«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria
TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI
Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria
Signum magnum apparuit in cælo:
mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.
Un segno grande apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Ap 12, 1
In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis
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