Spirito
Il cardinale Müller condanna il rapporto del sinodo a favore dell’omosessualità e l’ideologia LGBT «eretica»
Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Dicastero), ha espresso una forte condanna del tentativo in corso da parte dei gruppi sinodali, delle discussioni provenienti da Roma e dei vescovi tedeschi di promuovere l’agenda LGBT. Lo riporta LifeSite.
Il poporato germanico definisce la benedizione delle unioni omosessuali una «falsa benedizione» e la descrive come «ingannevole e blasfema».
Il 5 maggio il Gruppo 9 del Sinodo sulla Sinodalità ha pubblicato la sua relazione finale, promuovendo apertamente le relazioni omosessuali. Il gruppo di studio afferma che «è necessario affrontare con parresia la questione, tuttora ricorrente, se si possa parlare di “matrimonio” in relazione a persone con attrazione per lo stesso sesso». Aggiunge poi la questione se le «relazioni» omosessuali possano essere considerate equivalenti «all’unione coniugale eterosessuale», nonostante «l’evidente impossibilità di procreazione».
L’anno scorso i vescovi tedeschi hanno pubblicato una «benedizione» liturgica per le «coppie» omosessuali e altre «coppie» irregolari non matrimoniali.
«In nessuna parte della Sacra Scrittura, né nell’intera tradizione della Chiesa», scrive ora il cardinale tedesco in risposta a queste nuove pubblicazioni, «si trova alcun accenno a una benedizione per le persone coinvolte in relazioni adulterine, e certamente non all’autorizzazione dei vescovi a ordinare o permettere benedizioni ingannevoli e blasfeme».
Il cardinale Müller esorta la Chiesa cattolica ad abbandonare tali adattamenti allo spirito del tempo e al suo materialismo e a ritornare a una vera conversione a Gesù Cristo come Buon Pastore. Per lui è chiaro che all’interno della Chiesa si stanno ora affrontando tendenze eretiche.
«Nelle reazioni della lobby omosessuale all’interno della Chiesa alla pubblicazione del gruppo di lavoro sinodale su questo tema e alle benedizioni di unioni sessuali extraconiugali, persino ordinate dai vescovi, viene apertamente accolta la relativizzazione eretica del matrimonio naturale e sacramentale» scrive monsignor Mullerro.
Qui si riferisce al rapporto recentemente pubblicato dal gruppo di lavoro del sinodo, che promuove apertamente l’omosessualità, nonché alla «benedizione» liturgica dei vescovi tedeschi alle «coppie» omosessuali.
In una recente prefazione scritta per «Il Cavallo di Troia», una forte critica di padre Enoch al Sinodo sulla Sinodalità in corso, il cardinale Müller, che ha partecipato al Sinodo dei Vescovi sulla Sinodalità del 2023 e del 2024 a Roma, ha osservato a proposito delle discussioni sinodali: «Uno degli obiettivi principali era quello di favorire ulteriormente la normalizzazione dell’omosessualità».
Il testo del cardinale finisce purtroppo con un richiamo al Concilio Vaticano II e ad uno dei suoi documenti più problematici, il Lumen Gentium.
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Sulla benedizione di Dio e la falsa benedizione del mondo,
I gruppi di studio nominati da papa Francesco durante il Sinodo sulla Sinodalità del 2024 stanno gradualmente pubblicando i risultati delle loro consultazioni – peraltro molto controverse.
Sono accomunati da due punti cruciali:
1. La diffidenza verso i contenuti centrali della dottrina cattolica, che confondono con un sistema di pensiero storicamente condizionato, anziché riconoscerli come la trasmissione inalterata e completa della Rivelazione di Dio alle generazioni presenti e future; e 2. il tentativo, con un cosiddetto «cambio di paradigma da una dogmatica rigida a un approccio pastorale vicino alle persone», di entrare in sintonia con le ideologie dominanti per ottenere il consenso dei propri sostenitori.
Non negano apertamente le verità rivelate, ma le accantonano e costruiscono accanto ad esse il proprio edificio di un cristianesimo comodo e conforme al mondo. Per confondere i fedeli ingenui, adornano questo edificio con frasi che suonano bibliche e spirituali, ma sono vuote: «ciò che lo Spirito dice alle chiese», il discernimento invece della condanna, un Gesù misericordioso e onnipotente contro i rigidi insegnanti della legge e i professori di teologia conservatori intrappolati nei loro sistemi, che presumibilmente si preoccupano più della fedeltà alla lettera e della dottrina rigida che delle persone nella loro debolezza e vulnerabilità.
Ignorando o trascurando la tradizione cattolica, si giunge all’affermazione sofisticata che il peccato non consiste in un’azione consapevole e liberamente voluta contro i comandamenti di Dio, bensì nel rifiuto di estendere una misericordia onnicomprensiva verso coloro che non possono o non vogliono adempierli.
In realtà, la Chiesa insegna che Cristo è morto sulla croce per i peccati di tutta l’umanità e che lo Spirito Santo non nega la grazia di Dio a nessuno che si converte al Vangelo, affinché possa condurre una vita nuova e santa seguendo Cristo. Solo per questo motivo l’Apostolo può dire ai battezzati: «Non vivete più come i pagani vivono nella vanità dei loro pensieri… Siete stati istruiti a deporre il vostro vecchio modo di vivere, il vostro vecchio uomo, corrotto e ingannato dalle sue concupiscenze, e a rinnovarvi nello spirito della vostra mente, e a rivestirvi del nuovo uomo, creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità della verità» (Ef 4,17.22-24).
Nel contesto dei Sinodi dei Vescovi e dei percorsi sinodali nazionali nelle Chiese locali, emerge costantemente un tema caro a certi vescovi, teologi e laici influenzati dallo spirito del tempo. Invece di condurre le persone al Dio-uomo Gesù Cristo, unico e vero Mediatore tra Dio e gli uomini, essi vedono – in modo monotematico e intellettualmente limitato – il futuro della Chiesa nell’adozione dell’ideologia di genere e dell’arcobaleno.
Pertanto, mettono persino a rischio l’unità visibile della Chiesa nella verità di Cristo, così come il Signore stesso l’ha affidata all’intero Collegio dei Vescovi con e sotto la guida del papa, in quanto successore personale di Pietro sulla Sede Romana. La benedizione privata o addirittura paraliturgica di «coppie» omosessuali ed eterosessuali in relazioni irregolari si fonda sulla negazione eretica della verità rivelata che Dio ha creato l’uomo maschio e femmina.
E Gesù, che nella sua persona è la Via, la Verità e la Vita, contro la casistica dei farisei riguardo al divorzio, confermò la Volontà originaria del Creatore e rivelò definitivamente che l’uomo e la donna diventano una sola carne solo attraverso il «sì» matrimoniale (cfr. Mt 19,3-9). Così, nel matrimonio, l’uomo e la donna formano un’unità personale e sessuale due in uno nell’amore reciproco, nella vita comune e nell’apertura ai figli che Dio vuole dare loro.
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E solo l’uomo e la donna nell’unione matrimoniale sono benedetti da Dio per essere fecondi, moltiplicarsi, popolare la terra e (con saggezza) regnare su tutte le altre creature della terra (cfr. Gen 1,28). In nessuna parte della Sacra Scrittura né in tutta la tradizione della Chiesa si trova alcun accenno a una benedizione di persone in relazioni adulterine, e certamente non all’autorizzazione dei vescovi a ordinare o permettere benedizioni ingannevoli e blasfeme.
La benedizione liturgica o privata ( benedictio = approvazione), con cui siamo benedetti in Cristo, è una preghiera della Chiesa fondata sulla fiducia nell’aiuto e nell’assistenza di Dio per le persone, affinché siano sostenute in tutto ciò che è buono, e non è in alcun modo una conferma di una vita contraria a Dio nel peccato. La debolezza umana non può essere una scusa, perché lo Spirito Santo ci aiuta con la sua grazia, che Dio non nega a nessuno che gliela chieda sinceramente (cfr. Rom 8,26).
Ma di coloro che «hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna» e sostituiscono l’ordine di Dio con le proprie ideologie e pseudo-teologie autoprodotte, mescolate a sociologia e psicologia, l’Apostolo dice che pensano in modo errato e vivono nel peccato, il che significa la morte della vita di grazia, eppure, pur sapendo la loro falsa azione, approvano anche coloro che agiscono in contraddizione con Dio (cfr. Rom 1,25-32).
Nelle reazioni della lobby omosessuale all’interno della Chiesa alla pubblicazione del gruppo di lavoro sinodale su questo tema e alle benedizioni di unioni sessuali extraconiugali, persino ordinate dai vescovi, la relativizzazione eretica del matrimonio naturale e sacramentale viene apertamente accolta. Essa viene presentata come il primo passo verso il riconoscimento dell’ideologia LGBT, che non rappresenta altro che un’immagine materialistica dell’uomo senza Dio, Creatore, Redentore e Perfezionatore dell’uomo.
Chiunque, come maestro della fede e pastore dei fedeli nominato da Cristo, abbia veramente a cuore la pace interiore delle anime e la salvezza eterna dei fedeli a lui affidati, non fa delle persone in difficoltà giocattoli di un’ideologia atea o strumenti del proprio bisogno di autopromozione nell’ambiente «woke», ma le indirizza personalmente a Gesù Cristo, Figlio di Dio.
«Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre debolezze, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però peccare. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia che ci soccorra al momento opportuno» (Eb 4:15-16). Solo Lui è il vero Messia e solo Lui può aiutare ogni persona, senza eccezione, da ogni afflizione spirituale e da ogni tensione dell’anima, a differenza dei salvatori mondani che, con le loro dottrine di auto-redenzione, hanno così spesso portato calamità sull’umanità.
L’ideologia di genere contraddice direttamente l’antropologia cristiana. E con i suoi 60-80 generi inventati arbitrariamente, si pone in diretta contraddizione con la scienza biologica. Viola il buon senso, che sa che ogni singolo essere umano proviene dall’unione del proprio padre con la propria madre.
Con l’ideologia woke, originariamente atea e materialista, un’eresia distruttiva e una fonte di scisma e divisione si è insinuata nella Chiesa cattolica, la quale, nella dimensione della sua contraddizione con la verità rivelata da Dio, corrisponde al manicheismo o al pelagianesimo. E lo studio della storia della Chiesa ci insegna: solo attraverso la continua resistenza del Magistero dei papi e dei Concili, la forza intellettuale dei grandi Padri della Chiesa da Agostino a Tommaso d’Aquino e John Henry Newman, questi e altri pericoli esistenziali per la Chiesa potevano essere scongiurati.
Tutti gli imperi mondiali creati dall’uomo e le fortezze atee del pensiero sono destinati prima o poi a crollare. Ma le porte dell’inferno non possono prevalere contro la Chiesa, perché Gesù, il Figlio del Dio vivente, l’ha edificata sulla roccia di San Pietro.
Non è la ricostruzione della Chiesa in un movimento filantropico con una vocazione religioso-sociale a ricondurre le persone secolarizzate dell’Occidente scristianizzato tra le braccia aperte del Buon Pastore Gesù Cristo, che è la «Luce delle Nazioni». Si può affermare soltanto con i Padri conciliari del Concilio Vaticano II: «il desiderio è di illuminare tutti con la Sua gloria, che risplende sul volto della Chiesa, mentre essa annuncia il Vangelo a ogni creatura» (Lumen gentium 1).
I veri discepoli di Gesù non cercano l’approvazione degli uomini né la falsa benedizione dei «potenti, degli influenti e dei capi d’opinione di questo mondo» (cfr. 1 Cor 2,6). Infatti, nell’amore e nella verità, «Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti, nella nostra comunione con Cristo» (Ef 1,3).
Gerhard Ludwig Müller
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Spirito
Scomunicati da chi?
«Medico, cura te stesso» (Lc 4,23).
1. La Sala Stampa vaticana ha pubblicato, mercoledì 13 maggio 2026, la seguente dichiarazione del Cardinale Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede:
«Riguardo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, ribadiamo quanto già comunicato. Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X non sono accompagnate dal corrispondente mandato papale. Tale azione costituisce «un atto scismatico» (Giovanni Paolo II, Ecclesia Dei , n. 3) e «l’adesione formale allo scisma costituisce grave offesa a Dio e comporta la scomunica prescritta dal diritto canonico» (ibid., 5c; cfr. Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa, 24 agosto 1996)».
«Il Santo Padre continua, nelle sue preghiere, a chiedere allo Spirito Santo di illuminare i dirigenti della Fraternità Sacerdotale San Pio X affinché riconsiderino la gravissima decisione che hanno preso. Dal Vaticano, 13 maggio 2026».
2. Ciò implica quindi questioni di diritto canonico, in particolare per quanto riguarda le pene previste per eventuali reati. Ma questo non è nuovo. La novità che emerge da questa dichiarazione di Roma è che le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio non saranno «accompagnate dal corrispondente mandato papale». Provenendo da un prefetto di un dicastero vaticano, questa affermazione è chiaramente un tentativo di comunicare alla Fraternità che Papa Leone XIV si rifiuterà di autorizzare le consacrazioni.
3. In un certo senso, anche questo non è nuovo, poiché si tratta di una ripetizione di quanto la Fraternità aveva già sperimentato nel 1988. Nell’omelia pronunciata il giorno delle consacrazioni, il 30 giugno, l’arcivescovo Lefebvre aveva già accennato a diversi studi canonici scritti da specialisti del settore, che potevano essere utilizzati per legittimare l’atto di consacrazione episcopale in quella occasione del 30 giugno. Tra questi studi (1), quello del professor Rudolf Kaschewsky (2) fu inizialmente pubblicato nel numero di marzo-aprile 1988 di Una Voce-Korrespondenz.
4. Ciò riguarda nello specifico la questione delle pene previste per un potenziale reato. Il Nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983 indica nel canone 1323 le situazioni in cui l’atto commesso non costituisce reato dal punto di vista del diritto canonico. Il canone 4 specifica: «Chiunque, avendo violato una legge o un precetto: […] abbia agito […] per necessità o per evitare un grave danno, non è punibile con alcuna pena, a meno che, tuttavia, l’atto non sia intrinsecamente malvagio o non arrechi danno alle anime».
Il canone 1324 specifica al paragrafo 1 che «se il reato è intrinsecamente malvagio o se reca danno alle anime», colui che viola la legge «non è esente dalla pena, ma la pena prescritta dalla legge o dal precetto deve essere mitigata, oppure deve essere sostituita da una penitenza, se il reato è stato commesso da chi ha agito […] spinto da necessità o per evitare un grave danno». Il paragrafo 3 dello stesso canone specifica inoltre che «nelle circostanze di cui al paragrafo 1, il colpevole non è soggetto a una pena latae sententiae ».
Pertanto, secondo il diritto canonico, chi disobbedisce alla legge non commette un reato punibile, purché vi sia spinto dalla necessità e tale disobbedienza non costituisca un atto intrinsecamente malvagio o pregiudizievole per le anime. Anche se tale equivalenza fosse verificata, l’atto, allora considerato un reato, non potrebbe essere sanzionato da una pena latae sententiae, derivante dal fatto stesso del reato.
5. Il canone 1323, paragrafo 7, specifica inoltre che l’atto commesso non costituirà reato, dal punto di vista del diritto canonico, non solo se effettivamente commesso per necessità (paragrafo 4), ma anche se chi lo ha commesso «credeva che sussistesse una delle circostanze previste al paragrafo 4», ovvero la circostanza della necessità. In altre parole, anche ammettendo che non vi sia una reale necessità a giustificare l’atto, il semplice fatto che l’autore lo abbia commesso spinto da quella che credeva essere una reale necessità è sufficiente a scusarlo dal reato.
Il canone 1324, paragrafo 1, numero 8, stabilisce inoltre che chi, «per un errore di cui è colpevole, ha creduto che si fosse verificata una delle circostanze menzionate nel canone 1323, numero 4», non è esente dalla pena, ma questa deve essere mitigata o sostituita da una penitenza. E quanto affermato nel paragrafo 3 dello stesso canone 1324 si applica anche in questo caso: in tal caso, non si incorre nella pena della latae sententiae.
6. Pertanto, secondo il diritto canonico, chi non rispetta la legge non commette alcun reato punibile purché vi sia spinto da una necessità non solo reale ma anche putativa, ovvero presunta erroneamente a causa di un errore soggettivo, purché tale errore non sia colposo ma accompagnato dalla più completa buona fede. E anche se l’errore fosse colposo, il reato non potrebbe essere sanzionato con una pena latae sententiae , derivante dal fatto stesso del reato.
7. Più fondamentalmente, e come ribadisce costantemente don Davide Pagliarani, seguendo l’arcivescovo Lefebvre, la Fraternità cerca il bene della Chiesa, che è il bene delle anime. Per questo motivo essa disattende questa applicazione del diritto ecclesiastico che la accuserebbe di un crimine e le imporrebbe la relativa pena.
Perché? Semplicemente perché il diritto ecclesiastico non può essere applicato a discapito della salvezza delle anime. Ed è proprio per rispondere al grave e urgente bisogno di salvezza delle anime che la Fraternità sta considerando queste consacrazioni episcopali.
In realtà, non c’è alcuna colpa, nessuno scisma da parte della Fraternità. Ma solo lo stesso zelo che rimane immutato, anche se assume forme paradossali agli occhi del mondo, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.
8. Scomunicati? Ma da chi? Da coloro che ricevono la benedizione di una donna scismatica, l’arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally? Da coloro che autorizzano la benedizione della Fiducia supplicans? E che si inginocchiano davanti a Pachamama? … Nella Chiesa, le punizioni sono medicinali. Ma allora, non dovrebbero forse venire in mente al cattolico di buona volontà le parole di Nostro Signore nel Vangelo: «Medice, cura teipsum» (Lc 4,23) ?
Padre Jean-Michel Gleize
NOTE
1) Furono pubblicati nel giugno del 1989 dalle Editions du Courrier de Rome, in un opuscolo separato intitolato La Tradition excommuniée. Lo studio a cui ci riferiamo qui compare alle pagine 51-57.
2) Rudolf Kaschewsky (1939-2020), dottore in teologia e rinomato sinologo specializzato in buddismo e Cina, è stato docente all’Università di Bonn dal 1974 al 2004. Si interessò agli aspetti canonici della consacrazione episcopale a causa di noti eventi accaduti all’interno della Chiesa in Cina. Vedi il suo articolo: «Zur Frage der Bischofsweihe ohne päpstlichen Auftrag» in China heute. Informazioni sulla religione e sul cristianesimo nel mondo cinese. Jahrgang VIII (1989), n. 5 (45), pp. 124-128.
3) «Medico, cura te stesso».
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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