Essere genitori
Ondata di neonati morti in Scozia, lo stato di vaccinazione della madre escluso dall’indagine
Nel maggio del 2022 la BBC aveva riferito che la Scozia ha registrato un totale di 18 morti neonatali nel marzo del 2022, con una media di 4,6 morti ogni 1.000.
La BBC aveva anche riferito che tale allarme era stato lanciato per la prima volta nel settembre del 2021, quando il picco ha raggiunto 4,9 morti ogni 1.000. Si tratterebbe quindi di un aumento da 2,1 morti per 1.000 nel 2020.
Secondo l’articolo della BBC «le tendenze a lungo termine mostrano che la mortalità neonatale si è ridotta del 10,2% in Scozia, da 1,66 per 1.000 nati vivi nel 2013 a 1,49 decessi per 1.000 nati vivi nel 2019 (…) Le morti di neonati sono diminuite costantemente negli ultimi decenni con il tasso di mortalità per 1.000 nati che è sceso dalla doppia cifra negli anni ’70 a 2,1 nel 2020».
Indipendentemente da dove viene calcolato l’aumento, è possibile vedere che c’è un aumento sostanziale della morte neonatale a partire dal 2021. E si tratterebbe di un aumento del 133,33%.
«In Scozia, le campagne per le iniezioni di COVID-19 sono state lanciate nel dicembre del 2020. È interessante come esattamente nove mesi dopo si sia verificato un picco estremo di morte neonatale, considerando che il periodo di gestazione di una donna incinta è di circa nove mesi» scrive il sito Last American Vagabond. «Ciò tiene conto anche del periodo di 28 giorni successivi alla nascita in cui la morte di un neonato è considerata una “morte neonatale”».
Nonostante ciò, l’indagine avviata in Scozia sta deliberatamente escludendo lo stato di vaccinazione della madre dal set di dati. Lo studio non prenderà in considerazione se la madre abbia ricevuto o meno una o più iniezioni di COVID-19 in questi casi di morte neonatale.
Secondo un articolo della testata scozzese The Herald «gli esperti di sanità pubblica hanno escluso qualsiasi legame tra i picchi di decessi neonatali e il vaccino Covid senza verificare se qualcuna delle madri dei bambini avesse ricevuto il vaccino durante la gravidanza».
«Gli esperti hanno sottolineato che non vi era alcun collegamento “plausibile” tra i livelli insolitamente alti di mortalità tra i neonati nel settembre dello scorso anno e nel marzo di quest’anno per giustificare l’indagine sullo stato di vaccinazione materna».
«Public Health Scotland (PHS) ha affermato che i suoi consulenti hanno prestato “attenta considerazione” ai “potenziali benefici e danni” dello svolgimento di tale analisi come parte della sua indagine sulla tragica morte di 39 bambini, ma ha concluso di non farlo perché “non è stato possibile identificare uno scenario che avrebbe comportato un cambiamento nella politica o nella pratica di sanità pubblica” dato che la politica di vaccinazione era già “adeguatamente informata da prove di buona qualità a livello di popolazione e dati sulla sicurezza”» riporta il giornale scozzese.
Inoltre «i risultati di tale analisi, pur non essendo informativi per il processo decisionale sulla salute pubblica, avevano il potenziale per essere utilizzati per danneggiare la fiducia nei vaccini in questo momento critico».
In pratica, l’unico vero cambiamento, nella politica sanitaria e ne corpi umani della popolazione, viene deliberatamente ignorato, a causa di «prove di buona qualità», che non è specificato quali siano, visto che i vaccini COVID non sono stati testati su donne in gravidanza, e per questo motivo c’è stata una certa cautela, se non una raccomandazione di evitare (dall’OMS, perfino), all’inizio riguardo alla vaccinazione delle donne gravide – la cui sperimentazione è partita solo tempo dopo, e la cui mancata autorizzazione è stata ammessa perfino dall’FDA – e perfino, se ricordate, delle donne in età fertile.
Secondo i dati di OpenVaers.com, che aggrega i dati dal Wonder System (VAERS) del CDC e li compila in un’interfaccia più user-friendly, il database delle reazioni avverse in USA ha ricevuto 5.140 segnalazioni di aborto spontaneo dopo aver ricevuto l’iniezione di COVID-19, la maggior parte entro le prime 48 ore successive all’iniezione.
Un recente rapporto di Public Health Scotland (PHS) attribuisce questo drammatico aumento della morte neonatale a «pressioni sociali ed economiche» come causa potenziale.
Sempre secondo The Herald «il rapporto indica “le pressioni sociali ed economiche del periodo di pandemia” come spiegazione plausibile, nonché i problemi relativi all’assistenza sanitaria, aggiungendo che la rete neonatale “ha segnalato periodi di pressione del personale, in parte a causa delle assenze del personale COVID-19».
Come riportato da Renovatio 21, una recente lettera trapelata da un ospedale USA parlava di un’esplosione di bambini nati morti.
Un caso simile era emerso anche in Canada, con un politico a chiedere conto al Parlamento provinciale dell’Ontario riguardo al fenomeno. Si disse all’epoca che nella cittadina canadese di Waterloo ci sarebbe stato un aumento di 21 volte dei nati morti rispetto a una media di sei all’anno. Ostetriche che lavorano in un centro di parto a Vancouver, in Canada, avevano affermato di aver assistito a 13 nati morti in un periodo di 24 ore.
Nel frattempo, la statistica ha notato un calo delle nascite incontrovertibile in ben 18 Paesi d’Europa proprio durante la finestra temporale della vaccinazione.
I possibili danni del vaccino alla fertilità sono stati discussi quasi da subito, ma ci sono voluti mesi prima che il mondo scientifico e la stampa ammettesse i danni subiti al ciclo mestruale di alcune donne. Ora perfino uno studio del governo tedesco parla di «forti associazioni» tra il periodo di vaccinazione COVID e il calo della fertilità.
Se andiamo più in là col pensiero, non ci si mette molto ad arrivare dalle parti della campagna vaccinale spinta dagli enti transnazionale in Kenya lo scorso decennio, dove, si apprese, in realtà si sterilizzava per via vaccinale la popolazione femminile del Paese.
Come scritto tante volte su questo sito, potremmo essere davanti alla più grande minaccia mai affrontata dalla razza umana.
Essere genitori
Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni
Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».
Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).
Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.
Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.
Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.
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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.
La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.
Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.
Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.
Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.
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Essere genitori
I bambini che libereranno Faccetta nera
Pope Leo does the ‘67’ meme in new video. pic.twitter.com/nnaPtFa36L
— Pop Base (@PopBase) May 17, 2026
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Epidemie
Genitori condannati per aver isolato i figli per 4 anni per paura del COVID
Una coppia di genitori tedeschi, residenti nel Nord della Spagna, sconterà diversi anni di carcere per aver tenuto i loro tre figli rinchiusi in una «casa degli orrori», sostenendo che vivevano nel terrore del virus COVID-19.
La coppia, composta dal reclutatore tecnologico freelance tedesco Christian Steffen, 54 anni, e dalla moglie tedesca nata negli Stati Uniti Melissa Ann Steffen, 49 anni, emigrati in Spagna dalla Germania nel 2021, è stata arrestata nell’aprile del 2025 dopo che si è scoperto che tenevano in quarantena il figlio di 10 anni e i due gemelli di 8 anni in una casa in affitto vicino alla periferia di Oviedo.
Marito e moglie, accusati di violenza domestica con abusi psicologici abituali, abbandono di minore e sequestro di persona, sono stati condannati a due anni e dieci mesi di reclusione, ma assolti dall’accusa di sequestro di persona. Ai genitori è inoltre vietato comunicare con i figli o esercitare i propri diritti genitoriali per i prossimi tre anni e mezzo, e dovranno anche risarcire ciascun figlio con 30.000 euro.
I pubblici ministeri hanno accusato i genitori di aver tenuto i figli rinchiusi in casa per quattro anni, privandoli di istruzione, condizioni igieniche adeguate, cure mediche appropriate e normali interazioni umane.
«Non sono mai usciti di casa, nemmeno nel giardino, per quasi quattro anni a causa del timore infondato che gli imputati nutrivano e che avevano instillato nei loro figli, di poter essere infettati da qualcosa», ha sostenuto il pubblico ministero, secondo quanto riportato da SUR In English.
«Gli imputati non hanno mai iscritto i figli a scuola in Spagna e questi hanno imparato da soli o con l’aiuto dei genitori, con il risultato che i figli più piccoli, che avevano otto anni quando sono stati ritrovati, non sapevano né leggere né scrivere (…) Inoltre, i bambini non hanno ricevuto alcun controllo sanitario: l’ultima volta che sono stati visitati da un medico è stato nel 2019, e sono stati gli imputati a doversi occupare della diagnosi e del trattamento dei loro problemi quando si sono presentati».
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La scoperta dei bambini nella casa è avvenuta dopo che un vicino ha segnalato di aver sentito voci e urla di bambini provenire dall’abitazione, senza però vederne alcuno.
Durante la sorveglianza dell’abitazione, la polizia ha notato cumuli di immondizia in fondo alle scale che, a loro dire, sembravano «essere stati gettati giù dal piano superiore e mai portati all’esterno».
Quando la polizia è entrata in casa, ha constatato: «non avevano televisione, né dispositivi elettronici per i bambini, quasi nessun gioco, nemmeno scarpe della loro misura; le scarpe che avevano erano della stessa misura che portavano quattro anni prima, quando erano arrivati».
I bambini dormivano in culle troppo grandi per loro, e secondo l’accusa presentavano problemi di controllo della vescica e dell’intestino a causa dell’uso prolungato dei pannolini.
«I bambini camminavano curvi, con le gambe arcuate, avevano difficoltà a salire e scendere le scale e presentavano irritazioni cutanee e onicomicosi», ha dichiarato il pubblico ministero.
«Uno di loro aveva una leggera gobba. Quando sono usciti, una volta scoperta la loro situazione, i bambini sono rimasti sorpresi dall’ambiente circostante».
Una volta usciti di casa, i bambini sarebbero rimasti disorientati dal mondo esterno, e la polizia ha riferito: «Toccavano l’erba, respiravano come se non l’avessero mai fatto prima in vita loro, hanno visto una lumaca e ne sono rimasti completamente affascinati», secondo quanto riportato da El País. All’interno del centro di detenzione minorile, i ragazzi sono stati descritti come «affascinati dalla televisione» e stanno ricevendo cure psicologiche.
La difesa dei genitori ha sostenuto che questi non avessero rinchiuso i figli per cattiveria, bensì per una «paura insormontabile» del virus COVID.
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