Terrorismo
L’Egitto distrugge una cellula terroristica legata ai Fratelli Musulmani
Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso diversi membri dell’ala armata dei Fratelli Musulmana, bandita nel Paese, in un raid a Giza, ha annunciato domenica il ministero dell’Interno.
Il ministero ha affermato che il gruppo era legato al movimento Hasm, formatosi nel 2015, una fazione che il ministero ha definito organizzazione terroristica. I funzionari hanno affermato che la cellula era guidata da leader con base in Turchia e stava pianificando di infiltrare agenti in Egitto per compiere attacchi coordinati.
Il movimento Hasm «si sta preparando e pianificando di riprendere le proprie attività e di portare a termine operazioni ostili contro strutture di sicurezza ed economiche», ha affermato il ministero.
La dichiarazione ha identificato cinque individui come capi del presunto complotto. Uno di loro, Ahmed Muhammad Abdel Razek Ahmed Ghanim, precedentemente condannato a morte in contumacia, era entrato illegalmente nel Paese attraverso le rotte del deserto e si era nascosto in un appartamento nel quartiere di Bulaq al-Dakrour al Cairo. Secondo quanto riferito, stava collaborando con un altro ricercato, Ehab Abdel Latif Muhammad Abdel Qader, condannato in un altro caso di terrorismo.
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Le forze di sicurezza hanno lanciato un raid contro il nascondiglio dopo aver ricevuto l’autorizzazione dalla procura suprema per la Sicurezza dello Stato. «Hanno aperto il fuoco a caso contro le forze e l’area circostante, spingendo le forze a ingaggiarli», si legge nel comunicato.
I militanti sono morti a seguito della sparatoria e un civile di passaggio è stato colpito a morte. Anche un agente è rimasto ferito mentre cercava di «salvare il cittadino», ha dichiarato il ministero.
Le autorità sostengono che l’operazione facesse parte di un piano più ampio del movimento Hasm per rilanciare la sua attività armata. Secondo SkyNewsArabia, due settimane fa è emerso un video presumibilmente collegato ad Hasm, in cui il gruppo incitava all’azione militare e minacciava di compiere attacchi terroristici in Egitto.
Le attività più recenti legate all’Hasm risalgono al 2019, quando le autorità egiziane accusarono il gruppo di aver orchestrato un attentato con autobomba nei pressi dell’Istituto oncologico nel centro del Cairo, che causò 22 morti.
I Fratelli Musulmani, messi al bando in Egitto dal 2013, sono considerati un’organizzazione terroristica dal Cairo. Nel 2019, alcuni esponenti della Fratellanza hanno negato qualsiasi legame con Hasm.
L’influenza dei Fratelli Musulmani. sorti proprio in Egitto su iniziativa dello scrittore e filosofo emigrati di ritorno dagli USA Sayyid Qutb (1906-1966), si estende ovunque, dalla Francia alla Turchia alla Palestina, dove Hamas è considerabile come il ramo locale della Fratellanza.
Renovatio 21 ha raccontato varie volte la storia che si cela dietro questo movimento, considerato come l’antenato di tutti i movimenti del terrore jihadista attualmente sparsi sul pianeta..
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Terrorismo
Washington rimuove la Siria, incluso il Fronte al-Nusra, dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo
La Siria governata da jihadisti è stata rimossa definitivamente dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo da parte degli Stati Uniti.
Tale designazione risaliva a diversi decenni prima e rappresentava un ostacolo significativo agli investimenti internazionali, ma con la decisione del Dipartimento di Stato di lunedì molte delle sanzioni correlate sono state allentate.
«L’azione odierna contribuirà a promuovere ulteriori investimenti in Siria per favorire la stabilità politica ed economica», ha dichiarato il segretario del Tesoro Scott Bessent, segnalando i nuovi sforzi degli Stati Uniti per aiutare il Paese devastato dalla guerra a riprendersi.
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La rimozione segna il traguardo finalmente raggiunto della disintegrazione governo laico del partito Ba’ath di Bashar al-Assad, al quale va preferito, sembrerebbe, un governo fatto da terroristi che gli USA dicevano di voler combattere in Iraq (dove pure è stato liquidato il partito Ba’ath…) e soprattutto in Afghanistan, dove soldati americani sono stati sacrificati per combattere al-Qaeda, organizzazione dove militavano le figure apicali dell’attuale potere damasceno.
Assad, ultimo rappresentante della possibilità di un Medio Oriente storicamente laico è fuggito dal Paese nel dicembre 2024, quando il gruppo militante Hayat Tahrir al-Sham, legato ad al-Qaeda e guidato da Jolani, è entrato a Damasco, e da allora si sono susseguite numerose segnalazioni di un’«islamizzazione» della capitale e di diverse altre città e paesi.
Il primo anno di governo di Jolani ha visto migliaia di minoranze religiose rapite o massacrate, con alawiti e drusi particolarmente presi di mira, ma anche – come riportato da Renovatio 21 – molti cristiani.
L’intera popolazione è stata messa in ginocchio dalle sanzioni prolungate, con conseguente inflazione galoppante e prezzi dei generi alimentari alle stelle, mentre i salari rimanevano stagnanti, e anche a causa della crescente scarsità di benzina (e dell’occupazione da parte dei soldati statunitensi dei giacimenti petroliferi e di gas della Siria orientale, che in precedenza soddisfacevano il fabbisogno interno di carburante).
La rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche rivela una realtà estremamente ironica e profondamente imbarazzante: il Fronte Al Nusra, che altro non è che la versione siriana di Al Qaeda (fondata proprio dall’attual presidente Ahmed al-Sharaa, alias Jolani), non è più considerato un’organizzazione terroristica.
Ciò evidenzia ancora una volta che, quando Trump ha incontrato più volte il presidente Sharaa, si trovava letteralmente in compagnia di una persona ufficialmente designata come terrorista (e sulla cui testa, fino a poco tempo fa, pendeva una taglia di 10 milioni di dollari offerta dall’FBI).
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Non sono stati solo gli Stati Uniti a sostenere i gruppi jihadisti che miravano al rovesciamento di Assad, ma anche la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno svolto un ruolo importante – e anche Israele, a volte, ha ammesso il proprio sostegno).
L’Arabia Saudita è tra i Paesi che hanno accolto con favore la notizia dell’allentamento delle sanzioni, annunciata martedì. Il suo ministero degli Esteri si è congratulato con il governo e il popolo siriano, esprimendo la speranza di sicurezza, stabilità e prosperità.
La Siria era stata inserita nella lista degli Stati sponsor del terrorismo per 47 anni. In sostanza, gli Stati Uniti hanno condotto una «guerra lunga» durata quasi mezzo secolo per il cambio di regime contro Bashar e, prima di lui, contro suo padre Hafez al-Assad.
La manovra, tuttavia, potrebbe aver un fine nemmeno troppo recondito: quello di spingere la Siria a guida jihadista sunnita ad attaccare il Libano degli Hezbollah sciiti, operazione per la quale, aveva fatto sapere Damasco a giugno, non erano «disposti né preparati». Forse qualcosa è cambiato.
In pratica, un quid pro quo: eccoti il danaro, ora fai il proxy.
Al di là delle fruste logiche geopolitiche, della questione siriana colpisce soprattutto la spudoratezza da parte di tutti – tutti! – gli attori in gioco. Ahmed al-Sharaa, meglio conosciuto con il nom de plume terrorista al-Jolani («l’uomo del Golan») è ricevuto da tutto il mondo con gli onori di un capo di Stato, quasi che la narrativa antiterrorista del primo ventennio del ventesimo secolo non fosse esistite, cancellata con un colpo di bianchetto orwelliano.
Il presidente jihadista damasceno era al G7 in Francia del mese scorso, con tanto di delegazione. Nei primi mesi della presa di potere aveva ricevuto le visite di tanti leader dell’Europa «laica», che per qualche ragione non accettavano il «laico» Assad: è celebre la scena in cui Jolani incontrato il ministro degli Esteri Tedesco Annalena Baerbock le nega una stretta di mano, non una, ma due volte.
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A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana. L’ex islamista radicale al-Qaeda-ISIS ha inoltre visitato Putin a Mosca ben due volte in quattro mesi.
Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA (l’immagine che vedete sopra è quella fatta circolare dal dipartimento di Stato USA), è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.
Notiamo l’afflato simbolico: all’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.
Nelle ultime ore si è diffusa l’immagine, altrettanto simbolica, di Assad che avrebbe festeggiato la fine delle sanzioni pagando un caffè preso in un bar della capitale siriana con una carta di credito Visa. Anche qui, un’immagine su cui è lecito meditare, molto.
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Terrorismo
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