Terrorismo
L’esercito USA si scusa con i gruppi pro-life per averli definiti «terroristi» durante l’amministrazione Biden
Continua il lavoro dell’amministrazione Trump per correggere la cattiva condotta dei suoi predecessori, questa volta con le scuse formali dell’esercito americano per una presentazione militare dell’era Biden che ha etichettato le principali organizzazioni pro-life come «gruppi terroristici». Lo riporta LifeSite.
L’anno scorso era trapelata una fotografia di una presentazione mostrata durante un briefing antiterrorismo a Fort Bragg (all’epoca ribattezzata Fort Liberty), subito dopo una sul gruppo terroristico islamista ISIS.
La fotografia definiva i gruppi pro-life National Right to Life Committee (NRLC) e Operation Rescue (OR) come «gruppi terroristici», caratterizzati dalla loro opposizione all’aborto e alla sentenza Roe v. Wade (erroneamente segnata come «Row»). Elencava vari tipi di attivismo tipicamente praticati dai gruppi pro-life, la maggior parte dei quali palesemente pacifici, tra cui un’immagine di una targa «Choose Life» («scegli la vita»), disponibile in molti stati e il cui ricavato viene solitamente devoluto a organizzazioni locali di supporto alla gravidanza.
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Negli ultimi due punti elenco (che erano parzialmente oscurati), si leggeva «Bombardamento di cliniche» e «Tentativi di omicidio».
Gli attivisti di sinistra hanno a lungo cercato di screditare i pro-life nel loro complesso con i rari atti di violenza di pochi, che i sostenitori e le organizzazioni pro-life più tradizionali hanno sempre condannato in modo schiacciante. Soprattutto negli ultimi anni, la violenza pro-aborto è stata molto più comune di quella anti-aborto, come ammesso anche dall’ex direttore dell’FBI Christopher Wray nel novembre 2022.
Il 16 luglio 2025, l’attuale Segretario dell’Esercito degli Stati Uniti Dan Driscoll ha inviato una lettera all’American Center for Law & Justice (ACLJ), che rappresenta OR, a nome suo e del Segretario della Difesa Pete Hegseth, offrendo formalmente le sue «più sincere scuse» per le azioni dell’Esercito durante la precedente amministrazione.
«La caratterizzazione errata della diapositiva non era solo imprecisa, ma anche profondamente inappropriata», ha scritto il Driscoll. «Altrettanto preoccupante è stata la risposta inadeguata della precedente Amministrazione a questo grave incidente. La sua incapacità di garantire piena trasparenza o di assumersi la responsabilità di un errore così grave è del tutto inaccettabile».
«Sia chiaro, l’Esercito non considera Operation Rescue, National Right to Life e altri gruppi pro-life come organizzazioni terroristiche», ha affermato il Driscollo. «Inoltre, l’Esercito non considera le convinzioni pro-life o le targhe pro-life rilasciate dallo Stato come indicatori di terrorismo».
«A nome del nostro cliente Troy Newman e di Operation Rescue, e di tutti gli americani pro-life, grazie, Segretario Driscoll e Segretario Hegseth, per le vostre scuse, il vostro riconoscimento, le vostre rassicurazioni e per aver definito questa farsa per quello che era, una falsa rappresentazione errata, inaccurata, grave, dolorosa e profondamente inappropriata», ha risposto il direttore esecutivo dell’ACLJ, Jordan Sekulow.
«Inoltre, vi ringraziamo per esservi opposti all’ideologia di sinistra che stava infettando le nostre forze armate e impantanando i nostri combattenti, spesso nascosti nel pantano burocratico. Sappiamo che avete molto lavoro da fare e il fatto che abbiate dedicato del tempo ad affrontare la questione – non solo in risposta a una funzione di controllo del Congresso, ma direttamente al nostro cliente, che era tra le vittime – conferma il vostro impegno nei confronti dei valori per i quali combattete».
«Per anni, gli istruttori dell’esercito hanno falsamente detto a migliaia di soldati che l’Operazione Rescue rappresentava una minaccia terroristica per il nostro Paese. Il danno che questo ha causato alla nostra organizzazione non violenta è qualcosa che non può essere riparato con delle semplici scuse, per quanto sincere», ha aggiunto il Newman.
«L’Operazione Rescue lavora instancabilmente con tutti i mezzi pacifici e legali disponibili per porre fine alla violenza dell’aborto, denunciare gli abusi sull’aborto e chiedere conto a coloro che danneggiano le donne incinte e i loro bambini. Questo lavoro ha salvato innumerevoli vite e ha contribuito a promuovere nuove leggi che offrono maggiore protezione alle donne e ai bambini per i quali ci battiamo. Speriamo che queste scuse contribuiscano a riabilitare finalmente il nostro nome».
Anche la presidente dell’NRLC, Carol Tobias, ha risposto, affermando di «accogliere con favore le scuse» e di «ringraziare il Segretario per le sue rassicurazioni sul fatto che l’esercito americano non ritiene che il National Right to Life sia un’organizzazione terroristica e che non ritiene che gli americani pro-life e le loro convinzioni siano considerati indicatori di terrorismo. Nei nostri oltre cinquant’anni di storia, il National Right to Life ha sempre perseguito una politica di pace e ha costantemente e inequivocabilmente condannato la violenza contro chiunque».
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La costante ascesa dell’ideologia «woke» all’interno delle forze armate, che persiste e si sviluppa dagli anni di Clinton nonostante le presidenze dei repubblicani George W. Bush e la prima amministrazione Trump, è stata intensificata dall’ex presidente Joe Biden, che dopo il suo insediamento si è rapidamente mosso per aprire l’esercito alle reclute affette da disforia di genere, in un’inversione di tendenza rispetto alla politica di Trump, per poi far avviare dal suo Segretario alla Difesa Lloyd Austin un’indagine sul presunto «estremismo interno» all’interno delle forze armate, che molti hanno visto come un pretesto per epurare le opinioni conservatrici dai ranghi. Sotto Biden, le forze armate hanno anche imposto la vaccinazione contro il COVID-19 e promosso l’«orgoglio» LGBT.
Come riportato da Renovatio 21, l’amministrazione Biden aveva iniziato immediatamente la persecuzione di ogni tipo di dissidenza, etichettando coloro che si opponevano alle restrizioni pandemiche (vaccini, lockdown, mascherine) e genitori di scolari (contrari a indottrinamento su razza e gender) come possibili «domestic terrorists».
Nel primo mese della sua seconda amministrazione, Trump ha avviato un’inversione di tendenza rispetto alla politicizzazione dell’esercito da parte dei precedenti presidenti, ripristinando il divieto di ingresso nell’esercito per le persone transgender; reintegrando i soldati congedati a causa delle vaccinazioni anti-COVID con i loro precedenti gradi, gli arretrati e i benefit; ordinando l’eliminazione dei programmi «Diversità, Equità e Inclusione» (DEI) dall’esercito e il congedo dei militari affetti da confusione di genere.
L’amministrazione ha inoltre vietato l’esposizione delle bandiere LGBT e «Black Lives Matter» (BLM) presso le ambasciate statunitensi e altre strutture del Dipartimento di Stato e ha posto fine a tutti i mesi di «consapevolezza culturale» basati sull’identità, incluso il «mese dell’Orgoglio» LGBT.
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Terrorismo
Washington rimuove la Siria, incluso il Fronte al-Nusra, dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo
La Siria governata da jihadisti è stata rimossa definitivamente dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo da parte degli Stati Uniti.
Tale designazione risaliva a diversi decenni prima e rappresentava un ostacolo significativo agli investimenti internazionali, ma con la decisione del Dipartimento di Stato di lunedì molte delle sanzioni correlate sono state allentate.
«L’azione odierna contribuirà a promuovere ulteriori investimenti in Siria per favorire la stabilità politica ed economica», ha dichiarato il segretario del Tesoro Scott Bessent, segnalando i nuovi sforzi degli Stati Uniti per aiutare il Paese devastato dalla guerra a riprendersi.
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La rimozione segna il traguardo finalmente raggiunto della disintegrazione governo laico del partito Ba’ath di Bashar al-Assad, al quale va preferito, sembrerebbe, un governo fatto da terroristi che gli USA dicevano di voler combattere in Iraq (dove pure è stato liquidato il partito Ba’ath…) e soprattutto in Afghanistan, dove soldati americani sono stati sacrificati per combattere al-Qaeda, organizzazione dove militavano le figure apicali dell’attuale potere damasceno.
Assad, ultimo rappresentante della possibilità di un Medio Oriente storicamente laico è fuggito dal Paese nel dicembre 2024, quando il gruppo militante Hayat Tahrir al-Sham, legato ad al-Qaeda e guidato da Jolani, è entrato a Damasco, e da allora si sono susseguite numerose segnalazioni di un’«islamizzazione» della capitale e di diverse altre città e paesi.
Il primo anno di governo di Jolani ha visto migliaia di minoranze religiose rapite o massacrate, con alawiti e drusi particolarmente presi di mira, ma anche – come riportato da Renovatio 21 – molti cristiani.
L’intera popolazione è stata messa in ginocchio dalle sanzioni prolungate, con conseguente inflazione galoppante e prezzi dei generi alimentari alle stelle, mentre i salari rimanevano stagnanti, e anche a causa della crescente scarsità di benzina (e dell’occupazione da parte dei soldati statunitensi dei giacimenti petroliferi e di gas della Siria orientale, che in precedenza soddisfacevano il fabbisogno interno di carburante).
La rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche rivela una realtà estremamente ironica e profondamente imbarazzante: il Fronte Al Nusra, che altro non è che la versione siriana di Al Qaeda (fondata proprio dall’attual presidente Ahmed al-Sharaa, alias Jolani), non è più considerato un’organizzazione terroristica.
Ciò evidenzia ancora una volta che, quando Trump ha incontrato più volte il presidente Sharaa, si trovava letteralmente in compagnia di una persona ufficialmente designata come terrorista (e sulla cui testa, fino a poco tempo fa, pendeva una taglia di 10 milioni di dollari offerta dall’FBI).
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Non sono stati solo gli Stati Uniti a sostenere i gruppi jihadisti che miravano al rovesciamento di Assad, ma anche la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno svolto un ruolo importante – e anche Israele, a volte, ha ammesso il proprio sostegno).
L’Arabia Saudita è tra i Paesi che hanno accolto con favore la notizia dell’allentamento delle sanzioni, annunciata martedì. Il suo ministero degli Esteri si è congratulato con il governo e il popolo siriano, esprimendo la speranza di sicurezza, stabilità e prosperità.
La Siria era stata inserita nella lista degli Stati sponsor del terrorismo per 47 anni. In sostanza, gli Stati Uniti hanno condotto una «guerra lunga» durata quasi mezzo secolo per il cambio di regime contro Bashar e, prima di lui, contro suo padre Hafez al-Assad.
La manovra, tuttavia, potrebbe aver un fine nemmeno troppo recondito: quello di spingere la Siria a guida jihadista sunnita ad attaccare il Libano degli Hezbollah sciiti, operazione per la quale, aveva fatto sapere Damasco a giugno, non erano «disposti né preparati». Forse qualcosa è cambiato.
In pratica, un quid pro quo: eccoti il danaro, ora fai il proxy.
Al di là delle fruste logiche geopolitiche, della questione siriana colpisce soprattutto la spudoratezza da parte di tutti – tutti! – gli attori in gioco. Ahmed al-Sharaa, meglio conosciuto con il nom de plume terrorista al-Jolani («l’uomo del Golan») è ricevuto da tutto il mondo con gli onori di un capo di Stato, quasi che la narrativa antiterrorista del primo ventennio del ventesimo secolo non fosse esistite, cancellata con un colpo di bianchetto orwelliano.
Il presidente jihadista damasceno era al G7 in Francia del mese scorso, con tanto di delegazione. Nei primi mesi della presa di potere aveva ricevuto le visite di tanti leader dell’Europa «laica», che per qualche ragione non accettavano il «laico» Assad: è celebre la scena in cui Jolani incontrato il ministro degli Esteri Tedesco Annalena Baerbock le nega una stretta di mano, non una, ma due volte.
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A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana. L’ex islamista radicale al-Qaeda-ISIS ha inoltre visitato Putin a Mosca ben due volte in quattro mesi.
Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA (l’immagine che vedete sopra è quella fatta circolare dal dipartimento di Stato USA), è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.
Notiamo l’afflato simbolico: all’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.
Nelle ultime ore si è diffusa l’immagine, altrettanto simbolica, di Assad che avrebbe festeggiato la fine delle sanzioni pagando un caffè preso in un bar della capitale siriana con una carta di credito Visa. Anche qui, un’immagine su cui è lecito meditare, molto.
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Immagine da Twitter
Terrorismo
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