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La cura dei corpi dei defunti: No alla cremazione

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In questo mese di novembre ci raccogliamo in preghiera ricordando in modo più speciale i nostri morti. La Chiesa intercede per le Sante Anime del Purgatorio con le Messe e i suffragi del 2 novembre e le indulgenze dell’ottavario dei morti.

 

 

Sicuramente, come ci dice sant’Agostino nel suo opuscolo De cura pro mortuis gerenda (un estratto del quale si legge nel mattutino del giorno dei morti) queste suppliche per le anime sono l’essenziale della nostra cura per i trapassati: se non ci fossero, dice il santo Dottore, a nulla servirebbe onorare i corpi defunti e la loro sepoltura; e se a volte queste pie pratiche sono impossibili per delle circostanze estreme, mai si devono tralasciare le preghiere ed i suffragi.

 

 

Gli argomenti di sant’Agostino

Detto questo, sant’Agostino raccomanda con insistenza la cura per gli stessi corpi dei morti, sulla scia della Tradizione divina e apostolica, che trova la sua più autorevole fonte nelle parole del Cristo alla Maddalena nell’unzione di Betania.

 

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne

Quando Maria ha scioccato tutti versando il profumo prezioso sui piedi del Signore, Egli dice: «Lasciatela in pace […] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura» (Mt. 26).

 

Sappiamo poi come tale ufficio di onorevole sepoltura fu compiuto nei confronti di Nostro Signore.

 

Per sant’Agostino i corpi dei nostri defunti non vanno disprezzati ma tenuti cari, come si fa perfino con gli oggetti loro appartenuti, essendo il corpo non un accidente ma costitutivo della stessa natura dell’uomo.

 

La sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne (cfr. Ef. 5): scomparso colui che si prendeva cura del proprio corpo, il dovere passa a coloro che rimangono, a maggior come testimonianza di fede in coloro che credono nella resurrezione dei corpi.

 

 

Un precetto divino e apostolico, una professione di fede

Il precetto della cura e della sepoltura dei corpi non è un semplice precetto ecclesiastico di origine umana: per la sua costanza dai primordi della Religione, per la sua universalità ed esclusività tra i cristiani, per il suo fondamento nelle Scritture, per il rigore con cui la legislazione della Chiesa lo ha sempre imposto, è paragonabile alla scelta della domenica come giorno festivo.

 

La forza di tale precetto risiede quindi nell’autorità divino-apostolica, e sembra veramente improbabile che la Chiesa possa avere il potere di cambiare un tale precetto divino positivo, come (secondo quasi tutti i teologi) la Chiesa non potrebbe spostare il precetto festivo dalla domenica al sabato o al lunedì. Se la necessità può scusare dall’adempimento di un tale precetto in alcuni casi, come per la Messa domenicale, esso non cessa per questo di esistere.

 

Il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica

In più la sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi. Certo, i corpi risorgeranno anche se bruciati o distrutti: ma con che gesto io posso manifestare esternamente di credere in questa verità, se non con la sepoltura?

 

È come per la Presenza reale: certamente il Cristo è presente nell’Ostia anche se non gli rendo alcun onore esteriore, ma come esprimo la mia fede in questa verità se escludo ogni riverenza esterna, o peggio faccio gesti opposti a tale fede (come per la comunione in mano etc.)?

 

Ecco perché il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica.

 

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

 

Quello che il vecchio diritto canonico proibiva circa la cremazione, sulla base della tradizione apostolica, non era che espressione del diritto divino e naturale, non legge disciplinare mutevole.

 

 

Precetti circa il rispetto dei corpi dei defunti

Per questo non pare possibile nemmeno oggi passare oltre tali disposizioni, che vorremmo brevemente ricordare, anche se è già stato fatto molte volte.

 

La cremazione è del tutto esclusa per i cristiani. 

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta.

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta

 

Se non ha mai ritrattato tale volontà, e non se ne può dimostrare la buona fede, il defunto non ha diritto alla sepoltura cristiana, quindi deve essere sepolto senza riti in terra non consacrata. Non vi è alcun dubbio che chi è responsabile di un defunto, e lo lascia cremare potendolo impedire, compia un peccato grave, anche qualora il defunto stesso avesse espresso tale volontà cattiva.

 

Chiaramente non è colpevole chi non ha modo di impedire che una tale volontà si compia in forza di leggi malvagie.

 

Chi non ha mai chiesto di essere cremato, ma lo sarà per volontà (empia) dei parenti o dello Stato (come è successo in Italia durante il primo lockdown), può avere i riti della Chiesa, purché non vi sia cattivo esempio, e il sacerdote chiarisca bene la situazione, escluso sempre l’accompagnamento del clero al luogo della cremazione.

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale

 

La Chiesa si premura anche di ricordare che i non cattolici, o coloro che non hanno diritto alla sepoltura ecclesiastica, devono avere uno spazio per essere sepolti, seppure fuori dalla terra benedetta del camposanto. Questo a indicare che nemmeno per costoro è possibile la cremazione.

 

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali)

Specialmente oggi, è lodevole l’inumazione (certo senza riti cristiani e in terra non consacrata) dei feti abortiti, pur non battezzati, come avviene in alcuni luoghi, ad onorare quelli che sono resti umani, semplice verità naturale oggi negata da molti.

 

In questa epoca è necessario ricordare come la Chiesa raccomandi di onorare i cadaveri.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali).

 

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico.

 

Ogni utilizzo dei resti umani per scopi «scientifici» o «industriali» deve essere dai cristiani combattuto, a maggior ragione quando ci sono alternative possibili.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

 

Immagine di Georg Lippitsch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Mons. Viganò: il vero orrore non è Halloween ma la liturgia postconciliare

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Renovatio 21 pubblica lo scritto apparso su X a firma dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

Si condannano zucche, streghe e fantasmi, ma si tace molto più facilmente davanti alla crisi della Liturgia, alla comunione sulla mano, alle profanazioni, all’ecumenismo, ai riti pagani introdotti anche in contesti cattolici e al progressivo silenzio sui Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno, Purgatorio e Paradiso.

 

Il punto, allora, non è assolvere Halloween. Al contrario: è denunciarne con chiarezza la deriva, senza però trasformarlo nell’unico bersaglio «consentito».

 

Perché il problema più grave nasce quando i cattolici vengono abituati a indignarsi solo contro ciò che non costa nulla denunciare, mentre si evita accuratamente di contestare ciò che avviene dentro la Chiesa e viene avallato, promosso o tollerato dalla sua stessa gerarchia.

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Mons. Eleganti: l’«inclusività» sinodale lascia fuori i cattolici tradizionalisti

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Renovatio 21 pubblica qyesto scritto di monsignor Marian Eleganti, vescovo titolare della diocesi soppressa di Lamdia e già vescovo ausiliare della diocesi di Coira apparsa su LifeSite. Il prelato elvetico si è schierato spesse volte, in questi anni con quanti criticano lo stato in cui versa la Chiesa di Roma e l’opera devastante del Concilio Vaticano II. Negli scorsi mesi ha attaccato la Fraternità Sacerdotale San Pio X – nella quale il vescovo che lo ha ordinato, il vescovo di Coira Vitus Huonder, ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita, decidendo di venir sepolto proprio a Econe, sede del seminario della FSSPX – per la consacrazione dei quattro nuovi vescovi dello scorso 1 luglio.   Il divieto di accesso alla Basilica di San Pietro il 24 ottobre 2026 per i pellegrini del Ad Petri Sedem, legati alla tradizione , rasenta l’ostilità verso i cattolici leali al Papa e ortodossi nella loro fede, e non ha nulla a che vedere con la preoccupazione per l’unità della Chiesa o con difficoltà operative nell’organizzazione delle celebrazioni liturgiche nella Basilica di San Pietro.   I riti esistenti all’interno della Chiesa cattolica dimostrano, attraverso la loro pacifica coesistenza con il Novus Ordo, che ciò è effettivamente possibile. Le Chiese orientali in piena comunione sono addirittura Chiese particolari sui iuris (autonome) all’interno della Chiesa cattolica universale. Nessuno le considera una minaccia all’unità della Chiesa. Nessuno negherebbe loro un altare o impedirebbe loro di entrare in una chiesa cattolica. Nessuno tranne il Vaticano, che nega l’accesso ai cattolici conservatori – i quali, per inciso, sono fedeli al papa. L’ipocrisia sinodale (l’inclusività) è stata così smascherata agli occhi di tutti. I pellegrini di Ad Petri Sedem non sono la Fraternità Sacerdotale San Pio X.   Ma lo sappiamo da tempo: certe persone sono inclusive solo finché ciò serve ai loro scopi. Escludono spietatamente e a sangue freddo modi di pensare alternativi e approcci diversi alla cura pastorale e alla spiritualità. Questa è stata la mia esperienza costante. Riconosciamo lo stesso schema anche in politica.   Ebbene, la cosiddetta sinodalità ha così mostrato il suo vero volto. Essa seleziona chi o cosa includere. «Todos, todos, todos» non significa tutti, ma solo certe persone. Conosciamo gli sforzi e i postulati del cosiddetto «cattolicesimo riformato» sin dagli anni Settanta. I suoi protagonisti si sono succeduti a ondate, cambiando spesso veste, senza mai abbandonare i loro obiettivi, rimasti immutati. Il risultato è la sinodalità odierna, che non è la sinodalità di ieri, ovvero quella della tradizione. Sta diventando evidente che, in fin dei conti, si tratta di una tardiva riforma strutturale di stampo protestante e dell’abrogazione di Familiaris Consortio (1981) e Veritatis Splendor (1993). Un fenomeno facilmente riconoscibile per i convertiti provenienti dalla Chiesa anglicana.   L’apprendimento e l’ascolto interculturale – sono un missionario benedettino – sono concetti chiave che conosco fin dai primi anni ’90, concetti che hanno paralizzato il nostro dinamismo missionario per decenni. La dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede del 6 agosto 2000 era già una risposta a questo problema, ma non è stata ascoltata, ed è per questo che ora ci troviamo di fronte a questo eccesso sinodale di parole e procedure.   Eppure la verità è così semplice: DOMINUS JESUS! Così, più di 25 anni fa, lo SPIRITO SANTO ci ha chiamati a presentare (ancora una volta) CRISTO alle nazioni come verità esclusiva e assoluta, come unica porta per il PADRE, come maestro universale e sempre valido, e come unico salvatore del mondo. Invece, stiamo seduti in cerchio e su delle sedie, in attesa di sentire.   Da chi? Ma non arriva nulla. Voglio dire: nulla di nuovo, se non la graduale attuazione delle richieste del cattolicesimo riformato di ieri (democrazia e processi decisionali partecipativi; controlli sul potere; laici in posizioni di leadership; donne negli uffici ecclesiastici; revisione della morale sessuale; normalizzazione del divorzio e del «nuovo matrimonio»; riconoscimento degli stili di vita e delle unioni omosessuali; transessualismo; cura del creato e del clima; universalismo di ispirazione socialista: migrazione senza restrizioni e fratellanza universale; coesistenza interreligiosa invece della missione). Il problema evidente ma spesso ignorato – la correlazione tra abusi e omosessualità tra il clero cattolico (Dariusz Oko; Paul Sullin) – continua a essere trascurato.   Le tavole rotonde sono prestabilite. Le commissioni producono proposte eterodosse. Roma non offre risposte valide ai problemi della Chiesa innescati dal progressismo liberale. Manca una valutazione onesta e obiettiva del rinnovamento liturgico, senza voler tornare all’era pre-1965. La deriva dei giovani verso atteggiamenti conservatori, anche all’interno della Chiesa, non viene considerata obiettivamente come un segno dei tempi.   Nel frattempo, nelle strade delle città europee, vediamo all’opera forze islamo-di sinistra, migranti e caotiche, che illustrano sintomaticamente cosa accade quando l’ordine cristiano tradizionale si disintegra e lo Stato laico, neutrale dal punto di vista dei valori, fallisce. I suoi principali esponenti politici non possiedono né credibilità, né valori o virtù; in un’era post-cristiana, semplicemente non hanno nulla da offrire.   È incomprensibile che fino a poco tempo fa un papa abbia incitato i giovani a fomentare il caos. Il caos non è mai stato una categoria dello Spirito, bensì di forze demoniache e rivoluzionarie. Come è noto, è stato lo Spirito a portare ordine nel caos in principio. Dove regna il caos, regna il diavolo.   I segni di decadenza nella società e nella Chiesa nella nostra parte del mondo sono impossibili da ignorare. A mio parere, la prima (la società) non ha alcuna possibilità di sopravvivere senza il cristianesimo; la seconda (la Chiesa), pur essendo sostenuta da Dio, non riesce a proclamare l’esclusività (in entrambi i sensi del termine!) di Gesù Cristo (la Via, la Verità e la Vita).   Ora serve semplicemente da trampolino di lancio per l’umanità, un concetto spesso descritto come «apertura». La categoria del peccato viene sostituita da quella della fragilità. L’attenzione si concentra principalmente sulla vicinanza. Eresia ed errore non vengono nominati. Al contrario, fiorisce il dialogo.   Per anni, la Chiesa è sembrata un’infinita officina di discussioni in cerchio e tavole rotonde senza produrre alcun risultato duraturo, se non quelli che minano la sua dottrina, la sua proclamazione e la sua struttura gerarchico-sacramentale nei fatti e nella verità, ma anche a livello semantico. Infine, la buona notizia:   Ci stiamo avvicinando al 2033. Dopo 2000 anni, sarà un anno speciale. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi. Egli rimane la risposta del Padre a tutti i nostri problemi e l’espiazione per i nostri peccati. Quest’ultimo aspetto, soprattutto, va ricordato.   Ovunque Egli entri in un cuore, tutto diventa nuovo! Egli è la perla che la Chiesa ha da offrire alle nazioni. Chi ne ha riconosciuto il valore non desidera altro. Né una tale persona può mettere Gesù Cristo sullo stesso piano degli altri. La gioia di averlo trovato eclissa ogni altra cosa.   Il Dio che si è fatto uomo è, in fondo, una singolarità! Per tutti!   + Marian Eleganti vescovo

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Spirito

Lourdes 2026: «Scoraggiarsi è fuori discussione»

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Durante il pellegrinaggio a Lourdes, domenica 25 ottobre 2026, festa di Cristo Re, don Peignot, Superiore del Distretto francese della FSSPX, ha invitato i fedeli a mantenere la fiducia nella Provvidenza e a proseguire con speranza l’opera compiuta da cinquant’anni.

 

 

Lettura del messaggio del Superiore generale

Permettetemi, prima dell’omelia, di leggervi un messaggio che il Superiore generale rivolge a tutti noi. Avrebbe desiderato essere in mezzo a noi oggi per sostenerci e incoraggiarci, ma è attualmente in viaggio in Asia e non ha quindi potuto fare questo spostamento.

 

«Carissimi pellegrini,

Degli impegni fuori dall’Europa mi impediscono oggi di essere in mezzo a voi a Lourdes per ringraziare la Santissima Vergine della grazia delle consacrazioni episcopali. Infatti, è proprio lei che ha guidato la Fraternità durante la preparazione e lo svolgimento di questa cerimonia storica, è lei che ha preparato le anime. Per questa ragione, quest’anno in modo del tutto particolare, avrei tanto voluto partecipare al pellegrinaggio ed essere dei vostri.

 

L’accesso al santuario vi è stato vietato quest’anno. C’era da aspettarselo, ne conoscete le ragioni. Non lasciatevi scoraggiare, siate ben consapevoli che, con la vostra fedeltà, vi preparate a entrare in un altro santuario, molto più bello: il santuario eterno, il regno di verità e di pace.

 

Là regna l’unico vero Dio, là esiste una sola Chiesa, là una sola Regina esercita la sua sovranità sugli angeli e sulle anime: Nostra Signora, seduta accanto a Nostro Signore come corredentrice del genere umano.

 

Nostro Signore ci dice che la porta di questo santuario è stretta e che solo i violenti vi entrano, cioè coloro che sono pronti a lottare contro se stessi e contro il mondo, nemico della Croce. Per entrare in questo santuario, bisogna conservare la veste bianca del nostro battesimo.

 

Bisogna conservare la fede cattolica e la grazia, a ogni costo. Questi due beni ci vengono da Dio per le mani di Nostra Signora. Chiediamole di darceli e di aiutarci a conservarli fedelmente nella nostra anima fino al giorno del giudizio.

 

Chiedete questo per tutta la Fraternità, mi associo di tutto cuore alla vostra preghiera. Chiedete in particolare a Nostra Signora di tenere sotto la sua protezione la Fraternità San Pio X e di schierarla, oggi più che mai, in ordine di battaglia.

 

Lottare per Nostra Signora e sotto i suoi ordini è la cosa più bella e, al tempo stesso, la più facile che possiamo fare, la sola che ci garantisca la vittoria e la perseveranza finale.

 

Dio vi benedica».

Omelia di don Gonzague Peignot

Quest’anno festeggiamo i 50 anni del nostro distretto e, nella sua delicatezza, la Provvidenza ha voluto riattualizzare le condizioni di 50 anni fa, come una strizzatina d’occhio.

 

Perché? Per indicarci che tutto questo sviluppo è stato frutto di preghiere e di sacrifici. Se vogliamo che continui, se vogliamo conoscere uno sviluppo così bello come quello degli anni precedenti, dobbiamo anche noi passare per queste prove, per questa preghiera intensificata nella prova e per questi sacrifici.

 

Le sanzioni dei primi anni sono state rinnovate, subiamo di nuovo condanne ingiuste, siamo qualificati come scismatici, come scomunicati. Di nuovo, le porte del santuario di Nostra Signora di Lourdes ci sono chiuse, così come quelle di molti altri santuari.

 

Per alcuni di voi, delle dispute familiari hanno forse potuto rinascere, delle ferite si sono riaperte là dove, negli ultimi pontificati, la situazione si era, in un certo modo, rasserenata.

«Rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona»

Bisogna ben comprendere il motivo di queste condanne, che non è senza legame con la festa che celebriamo oggi, questa festa di Cristo Re. È perché rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona che subiamo oggi queste condanne, è perché rifiutiamo che la religione cattolica sia abbassata allo stesso livello di tutte le false religioni che siamo condannati oggi.

 

In questo stesso momento, ad Assisi, Nostro Signore Gesù Cristo subisce l’ingiuria più violenta che ci sia. Il capo della Chiesa cattolica abbassa l’unica vera religione al livello di tutte le altre religioni, più di 300 rappresentanti religiosi sono invitati ad Assisi in questo stesso momento, ed è perché condanniamo ciò che siamo condannati.

 

Mentre dovrebbero spalancarci le porte, oggi tutti questi responsabili ce le chiudono. Ci respingono perché vogliamo restare fedeli, restare fedeli al Credo nella sua integralità.

 

Ci respingono perché crediamo che la Santissima Vergine Maria è la Madre di Dio e che, di conseguenza, ciò che Dio ci ha insegnato non può cambiare. Perché la Santissima Vergine Maria è immacolata nella sua concezione, perché è mediatrice di tutte le grazie, perché è corredentrice, perché proclamiamo questo, siamo condannati.

 

Ci respingono perché predichiamo la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, perché predichiamo la regalità di Nostra Signora. Allora, come reagire di fronte a tutto questo?

 

La Provvidenza ci guida, permette queste prove ma ci assicura che non ci abbandonerà mai e che le permette per il nostro più grande bene. La Rivelazione ci ha insegnato che il buon Dio permetteva le prove per la santificazione del popolo fedele e di coloro stessi che ci condannano.

 

Ciò che subiamo, lo offriamo per tutti coloro che ci condannano. Condividiamo le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo e ci uniamo più intimamente a esse, certi che il buon Dio ci accorderà le grazie di cui abbiamo bisogno per accettare queste prove, per trionfarne e per superare questi ostacoli.

 

Non se ne parla dunque di scoraggiarsi, non è perché siamo sotto una tenda, in condizioni un po’ più tristi, che dobbiamo perdere coraggio.

 

No, bisogna rinnovare questa piena fiducia in Dio, come il santo uomo Giobbe ha fatto quando ha subìto tutte le sue prove: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. È accaduto ciò che è piaciuto al Signore. Sia fatta la volontà del Signore. Sia benedetto il nome del Signore».
Ecco quale deve essere il nostro atteggiamento oggi.

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«Come non vedere la mano della Provvidenza?»

Siamo inoltre sostenuti da tutto ciò che è accaduto negli anni precedenti. Se gettiamo uno sguardo su questi ultimi 50 anni, non è necessario essere grandi osservatori per constatare che tutte queste prove hanno permesso uno sviluppo, un’irradiazione assolutamente straordinaria in tutte le opere della Fraternità San Pio X, e in particolare nel distretto di Francia.

 

Oggi, decine di migliaia di fedeli in Francia vivono di questa vita sacramentale che apre le porte del Cielo, attraverso i nostri quasi 200 luoghi di culto e, in modo particolare, attraverso le nostre case di ritiri spirituali.

 

Non posso che incoraggiarvi a seguire di nuovo un ritiro spirituale, se ne avete già fatto uno, o a seguirne uno se non l’avete ancora fatto. È un mezzo privilegiato per rispondere a questa santità che il buon Dio attende da noi, per passare da una vita più mediocre, certo cristiana, ma un po’ mediocre, a una vita fervente alla quale il buon Dio ci chiama.

 

In Francia, sono anche quasi 5000 gli alunni che beneficiano dell’insegnamento cattolico, dell’insegnamento cristiano, in una cinquantina di istituti scolastici. Che crescita!

 

Nel 1976, niente di tutto questo esisteva. Alcuni sacerdoti coraggiosi, persino eroici, avevano resistito e mantenuto la messa in qualche villaggio, ma è tutto. Nel 1976, mons. Lefebvre riceveva la sua prima condanna, nel 1976 la legge Veil entrava in vigore in Francia, era stata votata un anno prima.

 

È dunque impossibile perdere la speranza oggi, mancare di speranza di fronte a questi magnifici frutti ottenuti in così poco tempo, con così pochi mezzi. Come non vedere la mano della Provvidenza in tutte queste opere meravigliose? Dobbiamo ricordarcele. Come non vedere un legame tra queste prove accettate e questa sproporzione tra i frutti ottenuti e i mezzi così limitati, tanto umani quanto finanziari?

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«La famiglia è la più grande speranza della Chiesa»

C’è anche un indizio che non inganna, un indizio che meraviglia persino le persone meno avvertite, i nuovi fedeli che frequentano le nostre cappelle, sempre più numerosi. C’è qualcosa che li stupisce ogni volta e che costituisce una prova di questa irradiazione.

 

Questo indizio sono le nostre famiglie, le nostre famiglie cattoliche, le nostre famiglie molto spesso numerose, quando il buon Dio lo permette, e che sono la garanzia assoluta di un’irradiazione ancora più grande negli anni a venire.

 

È veramente la certezza che lo sviluppo delle nostre opere proseguirà nei prossimi anni. Queste famiglie cattoliche, 50 anni di persecuzione civile, attraverso leggi assolutamente inique, hanno voluto distruggerle, annientarle persino! Questo annientamento programmato della famiglia, constatiamo che in definitiva, in questo piccolo ramo, non si realizza. Siete voi a rappresentarlo, siete i degni rappresentanti di queste famiglie cattoliche che sono il futuro della Chiesa.

 

Dobbiamo rendere grazie a Dio per queste magnifiche famiglie, perché la famiglia è la più grande speranza della Chiesa, è veramente la certezza, per la Chiesa, di mantenersi e di svilupparsi. Perché la famiglia è questo santuario dove la fede non è qualcosa di teorico, dove non è una semplice idea, ma dove la fede è un respiro, dove la vita divina è un respiro.

 

In seno al focolare cristiano, il Vangelo non è soltanto una storia che si ascolta, è vissuto, è incarnato. I genitori si inginocchiano e i figli li accompagnano. Davanti al Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, si impara a perdonare invece di restare nel risentimento, ecco che cos’è una famiglia cristiana.

 

La fedeltà prevale sulla facilità, sul tradimento, sulla leggerezza, e si impara soprattutto che amare consiste meno nel servirsi che nel servire, nel donarsi. Il vero amore è donarsi per le persone che ci circondano. In questo modo, la famiglia diventa il terreno fertile favorevole al sorgere delle vocazioni di cui la Chiesa ha terribilmente bisogno oggi.

 

La famiglia cattolica, in definitiva, è un tesoro, un tesoro magnifico, un tesoro meraviglioso, un tesoro che si coltiva. È veramente la nostra priorità, queste famiglie cattoliche devono essere la nostra priorità. Questo dev’essere il dovere, l’ambizione degli sposi: lavorare, in tempo opportuno e inopportuno, per fare della loro famiglia una famiglia pienamente cattolica, sul modello della Sacra Famiglia, sul modello di Nostra Signora, di san Giuseppe e di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco ciò che deve guidare un padre e una madre di famiglia oggi.

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Il santuario di Lourdes è veramente il luogo perfetto per affidare questa ambizione a Nostra Signora, per affidarle questa impresa. Oggi, in questi tempi in cui la famiglia è maltrattata, oggi che fondare una famiglia può sembrare una scommessa, oggi che la famiglia è perseguitata, dobbiamo affidare le nostre famiglie a Nostra Signora, Madre del Verbo incarnato, Madre di Dio, a Nostra Signora immacolata nella sua concezione. Immacolata Concezione, cioè assolutamente inaccessibile a ogni specie di impurità, ecco ciò che ci vuole per le nostre famiglie.

 

In questo modo, le nostre famiglie saranno preservate da tutto questo male che le circonda, saranno veramente questo cuore della Chiesa e questo futuro della cristianità.

 

Affidiamo dunque a Nostra Signora le nostre famiglie durante questo pellegrinaggio, affidiamole i nostri figli. Miei cari figli, affidatele i vostri genitori, affidatele i vostri nonni. Affidiamole soprattutto questa determinazione a voler fondare focolari cristiani, a voler fondare focolari profondamente cattolici, lontani dalle aspirazioni mondane di cui il mondo trabocca oggi.

 

Le prove non mancano e non mancheranno, bisogna accettarle con sottomissione alla volontà divina, alla divina Provvidenza, con la certezza che queste croci, queste difficoltà, sono il pegno del successo. Impegniamoci, più che mai, a lavorare a questa santificazione delle nostre famiglie. È così che il Cuore immacolato di Maria, immacolato fin dal suo concepimento, trionferà, è così che la cristianità riprenderà il suo posto nella nostra società.

 

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Così sia.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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