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Spirito

La cura dei corpi dei defunti: No alla cremazione

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In questo mese di novembre ci raccogliamo in preghiera ricordando in modo più speciale i nostri morti. La Chiesa intercede per le Sante Anime del Purgatorio con le Messe e i suffragi del 2 novembre e le indulgenze dell’ottavario dei morti.

 

 

Sicuramente, come ci dice sant’Agostino nel suo opuscolo De cura pro mortuis gerenda (un estratto del quale si legge nel mattutino del giorno dei morti) queste suppliche per le anime sono l’essenziale della nostra cura per i trapassati: se non ci fossero, dice il santo Dottore, a nulla servirebbe onorare i corpi defunti e la loro sepoltura; e se a volte queste pie pratiche sono impossibili per delle circostanze estreme, mai si devono tralasciare le preghiere ed i suffragi.

 

 

Gli argomenti di sant’Agostino

Detto questo, sant’Agostino raccomanda con insistenza la cura per gli stessi corpi dei morti, sulla scia della Tradizione divina e apostolica, che trova la sua più autorevole fonte nelle parole del Cristo alla Maddalena nell’unzione di Betania.

 

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne

Quando Maria ha scioccato tutti versando il profumo prezioso sui piedi del Signore, Egli dice: «Lasciatela in pace […] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura» (Mt. 26).

 

Sappiamo poi come tale ufficio di onorevole sepoltura fu compiuto nei confronti di Nostro Signore.

 

Per sant’Agostino i corpi dei nostri defunti non vanno disprezzati ma tenuti cari, come si fa perfino con gli oggetti loro appartenuti, essendo il corpo non un accidente ma costitutivo della stessa natura dell’uomo.

 

La sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne (cfr. Ef. 5): scomparso colui che si prendeva cura del proprio corpo, il dovere passa a coloro che rimangono, a maggior come testimonianza di fede in coloro che credono nella resurrezione dei corpi.

 

 

Un precetto divino e apostolico, una professione di fede

Il precetto della cura e della sepoltura dei corpi non è un semplice precetto ecclesiastico di origine umana: per la sua costanza dai primordi della Religione, per la sua universalità ed esclusività tra i cristiani, per il suo fondamento nelle Scritture, per il rigore con cui la legislazione della Chiesa lo ha sempre imposto, è paragonabile alla scelta della domenica come giorno festivo.

 

La forza di tale precetto risiede quindi nell’autorità divino-apostolica, e sembra veramente improbabile che la Chiesa possa avere il potere di cambiare un tale precetto divino positivo, come (secondo quasi tutti i teologi) la Chiesa non potrebbe spostare il precetto festivo dalla domenica al sabato o al lunedì. Se la necessità può scusare dall’adempimento di un tale precetto in alcuni casi, come per la Messa domenicale, esso non cessa per questo di esistere.

 

Il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica

In più la sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi. Certo, i corpi risorgeranno anche se bruciati o distrutti: ma con che gesto io posso manifestare esternamente di credere in questa verità, se non con la sepoltura?

 

È come per la Presenza reale: certamente il Cristo è presente nell’Ostia anche se non gli rendo alcun onore esteriore, ma come esprimo la mia fede in questa verità se escludo ogni riverenza esterna, o peggio faccio gesti opposti a tale fede (come per la comunione in mano etc.)?

 

Ecco perché il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica.

 

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

 

Quello che il vecchio diritto canonico proibiva circa la cremazione, sulla base della tradizione apostolica, non era che espressione del diritto divino e naturale, non legge disciplinare mutevole.

 

 

Precetti circa il rispetto dei corpi dei defunti

Per questo non pare possibile nemmeno oggi passare oltre tali disposizioni, che vorremmo brevemente ricordare, anche se è già stato fatto molte volte.

 

La cremazione è del tutto esclusa per i cristiani. 

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta.

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta

 

Se non ha mai ritrattato tale volontà, e non se ne può dimostrare la buona fede, il defunto non ha diritto alla sepoltura cristiana, quindi deve essere sepolto senza riti in terra non consacrata. Non vi è alcun dubbio che chi è responsabile di un defunto, e lo lascia cremare potendolo impedire, compia un peccato grave, anche qualora il defunto stesso avesse espresso tale volontà cattiva.

 

Chiaramente non è colpevole chi non ha modo di impedire che una tale volontà si compia in forza di leggi malvagie.

 

Chi non ha mai chiesto di essere cremato, ma lo sarà per volontà (empia) dei parenti o dello Stato (come è successo in Italia durante il primo lockdown), può avere i riti della Chiesa, purché non vi sia cattivo esempio, e il sacerdote chiarisca bene la situazione, escluso sempre l’accompagnamento del clero al luogo della cremazione.

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale

 

La Chiesa si premura anche di ricordare che i non cattolici, o coloro che non hanno diritto alla sepoltura ecclesiastica, devono avere uno spazio per essere sepolti, seppure fuori dalla terra benedetta del camposanto. Questo a indicare che nemmeno per costoro è possibile la cremazione.

 

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali)

Specialmente oggi, è lodevole l’inumazione (certo senza riti cristiani e in terra non consacrata) dei feti abortiti, pur non battezzati, come avviene in alcuni luoghi, ad onorare quelli che sono resti umani, semplice verità naturale oggi negata da molti.

 

In questa epoca è necessario ricordare come la Chiesa raccomandi di onorare i cadaveri.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali).

 

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico.

 

Ogni utilizzo dei resti umani per scopi «scientifici» o «industriali» deve essere dai cristiani combattuto, a maggior ragione quando ci sono alternative possibili.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

 

Immagine di Georg Lippitsch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Pensiero

Vaccino COVID e obiezione di coscienza

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’avvocato Maria Cecilia Peritore. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21. Dell’avvocato Peritore Renovatio 21 aveva già pubblicato le «Considerazioni sull’utilizzo di linee cellulari provenienti da bambini abortiti allo stadio fetale».

 

 

 

1. PREMESSA

 Che la coscienza possa obiettare qualcosa al cospetto di una legge ingiusta, è storia antica (ben chiara a Sofocle, nella sua Antigone); che, tuttavia, solo in epoca molto recente ha trovato un concreto sviluppo concettuale e, di riflesso, giuridico. 

 

   Si dice infatti: dura lex sed lex, e con ciò non si allude tanto alla «durezza» di conseguenze previste per legge e percepite come giuste, quanto piuttosto ad una norma difficile da digerire, a conseguenze che la coscienza non accetta. Perché, appunto, la norma non è da tutti condivisa nel suo sostrato etico.  

 

La legge è il terreno sul quale si incontrano, o si scontrano, ovvero dialetticamente si rapportano, persona, società civile e Stato: la persona con la sua coscienza individuale e le sue motivazioni etiche, religiose, esistenziali; la società civile, con i convincimenti di liceità/illiceità diffusi in un certo tempo e in un certo luogo; lo Stato, con le sue prerogative/incombenze di ordine pubblico. Dalla tensione tra queste componenti scaturiscono norme alle quali si deve tributare obbedienza e, a certe condizioni, si può consentire disobbedienza.

 

La necessità di porre in equilibrio normatività, convinzioni socialmente condivise e libertà di coscienza delle minoranze si pone in maniera a volte addirittura drammatica nei settori della vita dell’uomo che diritto ed etica si trovano a condividere. Ad esempio la questione della coscienza viene fuori prepotentemente quando è «questione di vita o di morte»: aborto, eutanasia, uso delle armi, ecc.. 

 

L’interrogativo che pongo è se, in relazione ai vaccini anti SARS-CoV-2, sia ammissibile una obiezione di coscienza, e se essa debba essere necessariamente riconosciuta con legge per essere azionata.   

 

 

2.L’art. 32 della Costituzione e i vaccini obbligatori in Italia; la disobbedienza civile

Secondo l’art. 32 della Costituzione «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». 

 

Nella mens della Costituente il principio di riserva di legge era il «ferro dietro la porta» dell’ordine democratico: se le leggi le fa il Parlamento e il Parlamento è eletto dal popolo, nessun governo potrà imporre leggi non accettate dal popolo (salvo le ipotesi residuali della decretazione d’urgenza), trasformando la democrazia in tirannide. Ed in ogni caso, ancor più inviolabile della riserva di legge, vi è il principio costituzionale del rispetto della persona umana. 

 

La materia dei vaccini obbligatori in Italia è stata affrontata di recente, prima della cd. pandemia, dalla Legge 119/2017, che ha stabilito l’obbligatorietà di alcuni vaccini per la popolazione tra 0 e 16 anni. Conseguenze previste della mancata vaccinazione: mancata ammissione agli asili nido e alle scuole materne fino a 6 anni. Dopo i 6 anni il minore non vaccinato viene ammesso a scuola, i genitori devono dare comunicazione della scelta e possono essere colpiti da sanzione amministrativa da 100 a 500 euro. Il pagamento della sanzione estingue l’obbligo. 

 

Pur essendo un’obbligatorietà sanzionata in modo lieve, la Corte Costituzionale ha a suo tempo stabilito i tre punti fermi affinché l’obbligo vaccinale possa essere ritenuto conforme ai principi costituzionali: 

 

1) il vaccinato non deve essere danneggiato dal trattamento;

 

2) il vantaggio per la collettività deve essere certo;

 

3) deve essere previsto un equo indennizzo per gli eventi avversi.  

 

Dunque, in riferimento ai vaccini per la popolazione scolastica, soppesando le restrizioni e le sanzioni imposte agli obiettori e i requisiti per la legittimità dell’obbligo, pare sia stata e sia concretamente consentita la disobbedienza civile, intesa come scelta dissidente operata da una minoranza per ragioni anche non di coscienza (ad es., salute individuale, etc.).  

 

È interessante osservare come in quel caso il pagamento della sanzione (ma, in verità, non trovo notizia dell’avvio di alcun procedimento sanzionatorio: sic!) estingua l’obbligo vaccinale. 

 

Appare evidente, e a mio giudizio suscettibile di verifica costituzionale, la disparità di trattamento tra chi è contro i vaccini «scolastici» e chi è contro il vaccino anti-SARS-CoV-2: mentre i primi sono sanzionati soltanto con l’impedimento alla frequenza dei bimbi negli asili nido e, successivamente, con il pagamento di una modesta sanzione pecuniaria che estingue l’obbligo, i secondi sono stati impediti nell’attività lavorativa e, pur pagando la sanzione, non estinguono l’obbligo. 

 

La concreta possibilità di agire secondo il proprio personale convincimento, pur subendo qualche disagio, non viene riconosciuta a chi è contro il vaccino anti SARS–Co-2, nonostante la malattia in questione sia, per gravità e diffusività, certamente meno grave rispetto a malattie come la poliomielite, la difterite, etc.

 

Quindi, già in relazione alla possibilità di praticare la disobbedienza civile (bacino più ampio dell’obiezione di coscienza, caratterizzata da motivazioni etico-religiose), si evidenzia una disparità di trattamento a mio avviso illegittima.  

 

 

3. Obiezione di coscienza: definizione e riconoscimenti di legge in Italia

L’obiezione di coscienza (la parola «obiezione» deriva dal latino obicĕre: contrapposizione, rifiuto) si definisce come il rifiuto di obbedienza ad una legge o ad un comando dell’autorità perché considerato in contrasto con i principi e le convinzioni personali, di carattere etico – religioso, radicati nella propria coscienza individuale.

 

L’obiezione di coscienza in Italia coincide in origine con l’opposizione, e conseguente renitenza, alla leva obbligatoria; dopo molti processi e molte condanne, grazie soprattutto all’opera di 2 sacerdoti cattolici, don Ernesto Balducci e don Lorenzo Milani, e del Sindaco di Firenze Giorgio La Pira, fu riconosciuta con l. 772/72.

 

Il diritto all’obiezione fu poi riconosciuto ai sanitari dalla legge sull’aborto, la 194/78; successivamente, con l. 413/93 fu riconosciuto in relazione alla sperimentazione sugli animali; infine, con l. 40/2004 in relazione alla procreazione medicalmente assistita.  

 

 

4. La libertà di coscienza come valore costituzionale: gli artt. 2, 13, 19 e 21

L’obiezione di coscienza, pur non espressamente prevista dalla Costituzione, è un diritto costituzionalmente tutelato.

 

Ciò si desume dall’art 2 Cost., che attribuisce alla libertà di coscienza il rango di diritto inviolabile; dall’art 19 Cost. in tema di libertà religiosa, intesa come specificazione della libertà di coscienza; dall’art. 13 Cost. in tema di libertà personale, ivi ricomprendendosi anche la libertà morale; dall’art. 21 Cost. in tema di libertà di pensiero e di espressione in quanto manifestazioni della personalità umana.

 

 

5. Il diritto all’obiezione: secundum legem, praeter legem o contra legem?

Ma in che modo il diritto all’obiezione di coscienza può essere reso effettivo, operativo?    

 

La domanda che si pone è se l’obiezione di coscienza debba necessariamente essere riconosciuta caso per caso dalla legge (sono i casi sopra riportati), ovvero se possa essere riconosciuta, quale diritto costituzionalmente garantito, a prescindere dalla esistenza di una norma positiva o addirittura contro di essa. In effetti, oltre alle quattro ipotesi codificate (aborto, servizio militare, ecc.), sono individuabili alcune ipotesi di estensione interpretativa della normativa (ad es., il farmacista per la vendita della pillola abortiva). E sono poi configurabili ipotesi di obiezione del tutto nuove, dipendenti dalle nuove possibilità offerte dalla biomedicina (ad es., utero in affitto). 

 

L’obiezione di coscienza rispetto al vaccino obbligatorio anti SARS–Cov–2 dovuta a motivazioni etico-religiose pro vita potrebbe essere una nuova ipotesi non prevista dalla legge.

 

 

6. La soluzione: il diritto di obiettare

Secondo autorevoli giuristi (Mantovani), ancorare l’effettività dell’obiezione di coscienza alla previsione legislativa di specifiche ipotesi non suscettibili di estensione analogica rappresenta un vulnus alla Costituzione, che appunto prevede, agli articoli sopra riportati, il diritto alla libertà di coscienza come diritto della persona, generale, effettivo ed immediatamente azionabile. 

 

Considerare la necessità di una espressa previsione di legge caso per caso significa configurare l’obiezione di coscienza in termini di eccezione, ossia di beneficio concesso al singolo in via eccezionale rispetto ad una generale previsione di obbedienza alla legge; convincimento errato, poiché l’obiezione non è la concessione speciale fatta dallo Stato ad una minoranza, ma una diversa regolamentazione motivata dalle qualità soggettive della persona dell’obiettore, ossia, da una particolare qualità della sua coscienza. 

 

Aderire alla tesi più restrittiva, peraltro, comporterebbe indubbie iniquità applicative: la storia dell’obiezione di coscienza è costellata di condanne subite da tanti a causa della formale violazione di leggi per le quali solo dopo molti anni fu consentita l’obiezione: pensiamo alla questione della renitenza alla leva, risolta con legge dopo circa un secolo di condanne e battaglie.

 

Tra l’altro, nuove acquisizioni scientifiche in materia di biomedicina sono e saranno all’origine di situazioni nuove, che impongono al singolo scelte rilevanti dal punto di vista etico –religioso: penso all’utero in affitto, all’eutanasia, etc.

 

È quindi da ritenere preferibile la configurazione di un diritto generale all’obiezione di coscienza non tipizzato in ipotesi specifiche normativamente previste quale numerus clausus, ma ancorato a presupposti e requisiti costitutivi, regolato nel suo concreto esercizio, limitato per non entrare in conflitto con altri principi di rango costituzionale.

 

Ciò consentirebbe la tutela della libertà di coscienza in tutte le ipotesi anche non specificamente previste dalla legge, purché ne ricorrano i requisiti generali di ammissibilità, requisiti che consentono di evitare l’eccessiva soggettivizzazione. 

 

 

7. Requisiti 

I requisiti per il riconoscimento di legittimità della condotta di obiezione potrebbero essere:

 

1)l’esistenza di un conflitto tra due interessi costituzionalmente garantiti; 

 

2) l’esistenza di motivazioni etico – religiose e non meramente utilitaristiche espresse con pubblica evidenza e in tempo antecedente ai fatti;

 

3) la salvaguardia del principio di bilanciamento tra interessi contrapposti.  

 

In questo modo verrebbe ad essere salvaguardata l’effettività della libertà di coscienza nei casi in cui essa «vive» il conflitto con maggiore drammaticità, mentre le posizioni non radicate nella coscienza morale come espressione di diritti indisponibili ma dovute ad un mero giudizio di valore /disvalore/ utilità sarebbero ricondotte nell’alveo della disobbedienza civile.

 

 

8. L’utilizzo di cellule provenienti da aborti volontari nei vaccini: una possibile obiezione? 

È ormai notorio che nello sviluppo, nella produzione ovvero nella sperimentazione (test) di molti vaccini, e segnatamente di quelli contro il COVID-19 siano utilizzate linee cellulari ricavate da materiale biologico proveniente da organi o tessuti prelevati da bambini abortiti volontariamente.

 

La questione della liceità morale dell’utilizzo di tali farmaci da parte degli utenti finali e la verifica della loro «compatibilità» con la condanna dell’aborto espressa costantemente dalla Chiesa Cattolica è stata affrontata dalle Istituzioni Pontificie (Pontificia Accademia per la Vita e Congregazione per la Dottrina della Fede) fin dal 2005, e da ultimo con la Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19 del 21 dicembre 2020. Tale documento «assolve» pienamente la coscienza del cattolico a tal proposito, sulla scorta di una considerazione del carattere «remoto» della cooperazione compiuta con la condotta di utilizzo del farmaco rispetto al male rappresentato dall’aborto; del resto è nota la posizione assunta dal Vaticano in ordine alla campagna vaccinale.

 

Ma non poche voci di Vescovi si sono levate proponendo una diversa impostazione della questione morale, che per molti cattolici resta irrisolta ovvero risolta in modo difforme dal documento vaticano, ovvero con il radicale rifiuto di farmaci che prevedano l’impiego, in qualsiasi fase, di linee cellulari fetali.        

 

Senza voler approfondire qui questo specifico aspetto, e rinviando per chi vuole al mio articolo del 7 luglio 2021 pubblicato sul sito di Renovatio 21, le ragioni poste a fondamento del rifiuto della inoculazione di tali farmaci da parte di molti cristiani appaiono serie e profondamente radicate nella coscienza morale.

 

Infatti non persuade la considerazione, propria dell’Istituzione vaticana, secondo la quale l’utilizzo di linee cellulari preparate a partire da tessuti prelevati mediante dissezione di bambini abortiti non rappresenta in sé una condotta di partecipazione al male in quanto si tratterebbe di cooperazione remota, materiale e passiva.

 

Non persuade perché, quand’anche non vi fosse collegamento causale tra la condotta  di chi pratica l’aborto e la condotta di chi si giova del prodotto abortivo, sarebbe pur sempre ravvisabile, da parte di quest’ultimo soggetto, un atto di appropriazione e di vantaggio tratto dal frutto dell’illecito che non appare né occasionale né irrilevante. In diritto sono ben note varie forme di partecipazione illecita al reato altrui, che non si atteggia solo come concorso ma che può anche consistere in favoreggiamento o concorso di cause indipendenti.

 

È dunque ben possibile che un cristiano avverta come inaccettabile per sé l’utilizzo di preparati che in qualsiasi modo, anche remoto, presuppongano e si giovino di una pratica moralmente illecita come l’aborto.    

 

Pertanto a mio giudizio è certamente possibile sollevare obiezione di coscienza rispetto all’obbligo vaccinale in questione, a ciò non ostando la posizione assunta dalla Congregazione e ben potendo il singolo credente dichiarare la propria adesione ad un diverso convincimento, peraltro condiviso da molti prelati (vescovi austriaci firmatari di un documento, Mons. Schneider, Mons. Viganò, etc.) e da molte associazioni pro vita.  

 

Ricorrerebbero i requisiti sopra menzionati: il conflitto tra l’interesse alla salute pubblica e il rispetto della ferma condanna dell’aborto quale espressione della coscienza individuale; la serietà della motivazione del dissenso, radicato nella coscienza etico –religiosa di chi assume il carattere indisponibile e non negoziabile del diritto alla vita fin dallo stadio iniziale; (ove ricorra) la pubblica e anteatta evidenza dell’opposizione; il bilanciamento degli interessi, non essendo ragionevole ritenere, soprattutto alla luce delle recenti evidenze in materia di efficacia dei vaccini, che il mantenimento di una piccola frangia di popolazione non vaccinata possa incidere significativamente sulla salute pubblica.

 

 

9. De jure condendo: tante obiezioni o un solo diritto all’obiezione ?

Consideriamo il multiculturalismo e l’esistenza di contrapposte convinzioni etico-religiose; le acquisizioni scientifiche che pongono sempre nuovi interrogativi in materia di bioetica; l’esperienza storica delle ipotesi «codificate» di obiezione di coscienza; concluderemo che, senza la generale previsione di un diritto all’obiezione, ci sarà sempre qualcuno soggetto a sacrificare o la propria coscienza e libertà ovvero il proprio denaro, lavoro, etc.

 

Poi i movimenti di opinione (ammesso che il futuro ancora li possa contemplare) opereranno per introdurre nuove ipotesi di obiezione di coscienza; ma frattanto chi avrà pagato, avrà pagato. Basti ricordare che la battaglia per l’obiezione di coscienza al servizio militare è durata circa un secolo, e non so quante condanne per renitenza alla leva.

 

Al contrario, il riconoscimento di un diritto all’obiezione di coscienza in generale, già previsto dalla Costituzione, prudentemente regolamentato, ancorato a presupposti generali e non relegato in espresse eccezionali previsioni, consentirebbe il rispetto delle opinioni di minoranze dissenzienti e la convivenza civile, e contrasterebbe efficacemente derive autoritarie e radicalizzazioni altrimenti inevitabili.

 

 

Avv. Maria Cecilia Peritore 

 

 

 

Licata, 27 dicembre 2022

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Spirito

Terra Santa, la presenza dei cristiani è minacciata

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I cristiani a Gerusalemme sono ora una minuscola frazione della popolazione, appena 10.000 persone, ovvero meno del 2% del totale, un enorme calo rispetto all’11% di qualche decennio fa. La stragrande maggioranza sono musulmani palestinesi, anche se esiste anche una piccola comunità cristiana armena.

 

 

I cristiani a Gerusalemme stanno diminuendo di numero e quelli che rimangono affrontano quotidianamente molti problemi: gli stessi problemi che devono affrontare tutti i palestinesi. Infatti, se un residente di Gerusalemme desidera sposare una persona di Betlemme, la coppia può aspettare fino a 20 anni per ottenere un permesso per vivere insieme a Gerusalemme.

 

Anche le chiese affrontano sfide particolari a causa delle attività di gruppi radicali di coloni ebraici – spesso finanziati dagli Stati Uniti – i cui obiettivi sono in conflitto con il modus vivendi che ha conferito a Gerusalemme il suo carattere unico.

 

Alcuni radicali umiliano i religiosi. Lo scorso novembre, un soldato in uniforme ha sputato sul patriarca armeno mentre marciava con la croce. Ci sono anche vessazioni, fisiche o verbali, commesse da gruppi ebraici radicali che creano un ambiente ostile.

 

Un problema molto più grande è la proposta di estensione di un parco nazionale attorno al Monte degli Ulivi. 20 siti cristiani sarebbero interessati. Gran parte della terra in questo luogo appartiene a chiese o alla popolazione palestinese, oltre che a nuovi coloni.

 

Parte del progetto prevede la costruzione di una grande passeggiata che collegherebbe due comunità di coloni. Un gruppo israeliano sottolinea che quando gli israeliani verranno al parco, si aspetteranno protezione armata e l’area diventerà pericolosa per i palestinesi.

 

Secondo quanto riferito, il parco è sotto l’autorità israeliana per la natura e i parchi piuttosto che le autorità municipali, sebbene l’area si trovi nei territori occupati, legalmente al di fuori dell’ambito della legge israeliana. L’Autorità avrebbe il potere discrezionale di autorizzare gli sviluppi: chiese e residenti perderebbero il controllo delle loro proprietà.

 

Inoltre, le autorità municipali di Gerusalemme ignorano i bisogni delle chiese. Organizzano eventi nelle chiese che non tengono conto del carattere del luogo. Alcune parti del centro storico possono essere transennate per giorni, vietando l’accesso alle chiese.

 

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, spiega che, per i gruppi di coloni, la loro filosofia è l’esclusione: «hanno un atteggiamento “questo posto è nostro”. I cristiani sono tollerati o invitati. Ma noi non siamo ospiti: è anche casa nostra».

 

 

Gli imbrogli dei coloni e del governo israeliano

Vi sono poi le attività degli Ateret Cohanim, un gruppo di coloni che acquistarono proprietà strategiche nella città vecchia, in particolare l’Hotel Little Petra e l’Hotel Imperial, in una zona di importanza simbolica per le Chiese, e la grande Locanda di San Giovanni, vicino al Santo Sepolcro.

 

Queste transazioni sono state rese possibili perché l’ex patriarca greco-ortodosso ha autorizzato un consulente finanziario che ha venduto i contratti di locazione delle proprietà ai coloni su una dubbia base giuridica. L’attuale patriarca ha impugnato quegli accordi, ma la Corte Suprema israeliana ha respinto l’ultimo ricorso qualche mese fa, nonostante la presentazione di nuove prove.

 

Daniel Seidemann, avvocato israeliano specializzato in geopolitica, ritiene importanti queste transazioni immobiliari: «Non si tratta di un incidente isolato. Fa parte di un piano generale sponsorizzato direttamente dal governo israeliano per circondare la Città Vecchia e i suoi dintorni, e integrarla in una versione di Gerusalemme secondo le motivazioni bibliche dei coloni».

 

«Questa iniziativa si inserisce nella trama di una politica complessiva, che è quella di circondare e permeare la città vecchia con insediamenti e attività legate ai coloni. E questa non è solo una minaccia per gli hotel, ma una minaccia per il carattere di Gerusalemme e, più specificamente, una minaccia per la vitalità della presenza cristiana a Gerusalemme, ed è così che la vedono le chiese».

 

I problemi della Chiesa di Gerusalemme, ovviamente, non sono nuovi. Ma dopo le ultime elezioni in Israele, che hanno dato un peso ancora maggiore ai coloni e agli ebrei ultraortodossi, la pressione rischia di essere sempre più forte, e di continuare a cacciare l’esiguo residuo di cristiani.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

Immagine di Gerd Eichmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Geopolitica

Un viaggio del Papa ad alto rischio

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Papa Francesco ha programmato di compiere il suo prossimo viaggio apostolico nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Sud Sudan, dal 31 gennaio al 5 febbraio 2023. Due regioni dove i cristiani sono spesso le prime vittime del jihadismo e della guerra civile.

 

 

Il viaggio africano del successore di Pietro nella RDC e nel Sud Sudan avrebbe dovuto svolgersi nel luglio 2022, ma era stato rinviato a causa dei timori per la salute del Sommo Pontefice.

 

In questi due Paesi regolarmente scossi dalla violenza, l’incolumità del Papa promette di essere una sfida importante per i servizi di protezione e gli organizzatori in loco.

 

La RDC è un Paese che conta circa il 40% di cattolici, il 35% di protestanti e pentecostali, il 9% di musulmani e il 10% di kimbanguisti (setta derivata dal cristianesimo) su cento milioni di abitanti; il Paese non vedeva un Papa mettere piede nella sua terra dalla storica visita di Giovanni Paolo II nel 1985, quando il Paese si chiamava ancora Zaire.

 

Il pontefice argentino troverà lì una situazione critica. Nell’Est del Paese la situazione della sicurezza è molto complessa: vi operano più di cento gruppi paramilitari, jihadisti o mafiosi, spesso entrambi, a volte sovvenzionati dall’estero.

 

Le violenze contro i cristiani sono all’ordine del giorno: il 15 gennaio 2023, un attentato perpetrato in un luogo di culto pentecostale, e attribuito a terroristi delle ADF – Allied Democratic Forces – ha provocato 10 vittime e quasi quaranta feriti.

 

L’ADF – insieme a un altro gruppo terroristico autoproclamato Madina a Tauheed Wau Mujahedeen (MTM) – ha promesso fedeltà al ramo africano dell’organizzazione dello Stato islamico (IS) che porta il nome di ISCAP (Islamic State Central Africa Province).

 

All’indomani dell’attacco, l’ISCAP ha rivendicato la responsabilità del massacro: «I combattenti dello Stato Islamico sono riusciti a piazzare e far esplodere una bomba all’interno di una chiesa cristiana nella città di Kasindi, ulteriore prova del fallimento delle recenti campagne militari delle forze congolesi e dei loro alleati per garantire la sicurezza dei cristiani».

 

Nel Nord-Est del Paese, nella provincia di Ituri, dall’inizio di gennaio 2023 sono morti più di 80 civili in un contesto largamente sfavorevole ai cristiani.

 

Il 3 febbraio Papa Francesco volerà a Juba, capitale del Sud Sudan. Paese a maggioranza cristiana diventato indipendente nel 2011 dopo essersi staccato dal suo fratello maggiore musulmano, il Sud Sudan è sprofondato in una guerra civile tra il 2013 e il 2018 che ha causato quasi 400.000 morti.

 

Vi si oppongono due clan, uno guidato dal presidente Salva Kiir, l’altro dal vicepresidente Riek Machar, accusato di aver fomentato un golpe. Entrambi sono cristiani, uno cattolico e l’altro protestante. Nonostante la firma di un accordo di pace nel 2018, le tensioni continuano e si accumulano ritardi nel calendario per l’accordo di pace.

 

Si tratterà del quarantesimo viaggio all’estero di papa Francesco dalla sua elezione nel 2013. Un viaggio ad alto rischio diplomatico, perché se il pontefice argentino è risolutamente impegnato nel dialogo con l’islam, non può ignorare la sorte di decine di milioni di cristiani perseguitati per la loro fede, nelle regioni che deve attraversare.

 

 

 

 

 

Immagine pubblico dominio CCO via Flickr

 

 

 

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