Spirito
La cura dei corpi dei defunti: No alla cremazione
In questo mese di novembre ci raccogliamo in preghiera ricordando in modo più speciale i nostri morti. La Chiesa intercede per le Sante Anime del Purgatorio con le Messe e i suffragi del 2 novembre e le indulgenze dell’ottavario dei morti.
Gli argomenti di sant’Agostino
Detto questo, sant’Agostino raccomanda con insistenza la cura per gli stessi corpi dei morti, sulla scia della Tradizione divina e apostolica, che trova la sua più autorevole fonte nelle parole del Cristo alla Maddalena nell’unzione di Betania.
La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne
La sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi
Un precetto divino e apostolico, una professione di fede
Il precetto della cura e della sepoltura dei corpi non è un semplice precetto ecclesiastico di origine umana: per la sua costanza dai primordi della Religione, per la sua universalità ed esclusività tra i cristiani, per il suo fondamento nelle Scritture, per il rigore con cui la legislazione della Chiesa lo ha sempre imposto, è paragonabile alla scelta della domenica come giorno festivo.
Il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica
Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.
Precetti circa il rispetto dei corpi dei defunti
Per questo non pare possibile nemmeno oggi passare oltre tali disposizioni, che vorremmo brevemente ricordare, anche se è già stato fatto molte volte.
Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta.
Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta
Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale
Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali)
Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Immagine di Georg Lippitsch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Spirito
Mons. Viganò: il vero orrore non è Halloween ma la liturgia postconciliare
Renovatio 21 pubblica lo scritto apparso su X a firma dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.
Si condannano zucche, streghe e fantasmi, ma si tace molto più facilmente davanti alla crisi della Liturgia, alla comunione sulla mano, alle profanazioni, all’ecumenismo, ai riti pagani introdotti anche in contesti cattolici e al progressivo silenzio sui Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Il punto, allora, non è assolvere Halloween. Al contrario: è denunciarne con chiarezza la deriva, senza però trasformarlo nell’unico bersaglio «consentito».
Perché il problema più grave nasce quando i cattolici vengono abituati a indignarsi solo contro ciò che non costa nulla denunciare, mentre si evita accuratamente di contestare ciò che avviene dentro la Chiesa e viene avallato, promosso o tollerato dalla sua stessa gerarchia.
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Immagine da Twitter
Spirito
Mons. Eleganti: l’«inclusività» sinodale lascia fuori i cattolici tradizionalisti
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Spirito
Lourdes 2026: «Scoraggiarsi è fuori discussione»
Durante il pellegrinaggio a Lourdes, domenica 25 ottobre 2026, festa di Cristo Re, don Peignot, Superiore del Distretto francese della FSSPX, ha invitato i fedeli a mantenere la fiducia nella Provvidenza e a proseguire con speranza l’opera compiuta da cinquant’anni.
Lettura del messaggio del Superiore generale
Permettetemi, prima dell’omelia, di leggervi un messaggio che il Superiore generale rivolge a tutti noi. Avrebbe desiderato essere in mezzo a noi oggi per sostenerci e incoraggiarci, ma è attualmente in viaggio in Asia e non ha quindi potuto fare questo spostamento.
«Carissimi pellegrini,
Degli impegni fuori dall’Europa mi impediscono oggi di essere in mezzo a voi a Lourdes per ringraziare la Santissima Vergine della grazia delle consacrazioni episcopali. Infatti, è proprio lei che ha guidato la Fraternità durante la preparazione e lo svolgimento di questa cerimonia storica, è lei che ha preparato le anime. Per questa ragione, quest’anno in modo del tutto particolare, avrei tanto voluto partecipare al pellegrinaggio ed essere dei vostri.
L’accesso al santuario vi è stato vietato quest’anno. C’era da aspettarselo, ne conoscete le ragioni. Non lasciatevi scoraggiare, siate ben consapevoli che, con la vostra fedeltà, vi preparate a entrare in un altro santuario, molto più bello: il santuario eterno, il regno di verità e di pace.
Là regna l’unico vero Dio, là esiste una sola Chiesa, là una sola Regina esercita la sua sovranità sugli angeli e sulle anime: Nostra Signora, seduta accanto a Nostro Signore come corredentrice del genere umano.
Nostro Signore ci dice che la porta di questo santuario è stretta e che solo i violenti vi entrano, cioè coloro che sono pronti a lottare contro se stessi e contro il mondo, nemico della Croce. Per entrare in questo santuario, bisogna conservare la veste bianca del nostro battesimo.
Bisogna conservare la fede cattolica e la grazia, a ogni costo. Questi due beni ci vengono da Dio per le mani di Nostra Signora. Chiediamole di darceli e di aiutarci a conservarli fedelmente nella nostra anima fino al giorno del giudizio.
Chiedete questo per tutta la Fraternità, mi associo di tutto cuore alla vostra preghiera. Chiedete in particolare a Nostra Signora di tenere sotto la sua protezione la Fraternità San Pio X e di schierarla, oggi più che mai, in ordine di battaglia.
Lottare per Nostra Signora e sotto i suoi ordini è la cosa più bella e, al tempo stesso, la più facile che possiamo fare, la sola che ci garantisca la vittoria e la perseveranza finale.
Dio vi benedica».
Omelia di don Gonzague Peignot
Quest’anno festeggiamo i 50 anni del nostro distretto e, nella sua delicatezza, la Provvidenza ha voluto riattualizzare le condizioni di 50 anni fa, come una strizzatina d’occhio.
Perché? Per indicarci che tutto questo sviluppo è stato frutto di preghiere e di sacrifici. Se vogliamo che continui, se vogliamo conoscere uno sviluppo così bello come quello degli anni precedenti, dobbiamo anche noi passare per queste prove, per questa preghiera intensificata nella prova e per questi sacrifici.
Le sanzioni dei primi anni sono state rinnovate, subiamo di nuovo condanne ingiuste, siamo qualificati come scismatici, come scomunicati. Di nuovo, le porte del santuario di Nostra Signora di Lourdes ci sono chiuse, così come quelle di molti altri santuari.
Per alcuni di voi, delle dispute familiari hanno forse potuto rinascere, delle ferite si sono riaperte là dove, negli ultimi pontificati, la situazione si era, in un certo modo, rasserenata.
«Rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona»
Bisogna ben comprendere il motivo di queste condanne, che non è senza legame con la festa che celebriamo oggi, questa festa di Cristo Re. È perché rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona che subiamo oggi queste condanne, è perché rifiutiamo che la religione cattolica sia abbassata allo stesso livello di tutte le false religioni che siamo condannati oggi.
In questo stesso momento, ad Assisi, Nostro Signore Gesù Cristo subisce l’ingiuria più violenta che ci sia. Il capo della Chiesa cattolica abbassa l’unica vera religione al livello di tutte le altre religioni, più di 300 rappresentanti religiosi sono invitati ad Assisi in questo stesso momento, ed è perché condanniamo ciò che siamo condannati.
Mentre dovrebbero spalancarci le porte, oggi tutti questi responsabili ce le chiudono. Ci respingono perché vogliamo restare fedeli, restare fedeli al Credo nella sua integralità.
Ci respingono perché crediamo che la Santissima Vergine Maria è la Madre di Dio e che, di conseguenza, ciò che Dio ci ha insegnato non può cambiare. Perché la Santissima Vergine Maria è immacolata nella sua concezione, perché è mediatrice di tutte le grazie, perché è corredentrice, perché proclamiamo questo, siamo condannati.
Ci respingono perché predichiamo la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, perché predichiamo la regalità di Nostra Signora. Allora, come reagire di fronte a tutto questo?
La Provvidenza ci guida, permette queste prove ma ci assicura che non ci abbandonerà mai e che le permette per il nostro più grande bene. La Rivelazione ci ha insegnato che il buon Dio permetteva le prove per la santificazione del popolo fedele e di coloro stessi che ci condannano.
Ciò che subiamo, lo offriamo per tutti coloro che ci condannano. Condividiamo le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo e ci uniamo più intimamente a esse, certi che il buon Dio ci accorderà le grazie di cui abbiamo bisogno per accettare queste prove, per trionfarne e per superare questi ostacoli.
Non se ne parla dunque di scoraggiarsi, non è perché siamo sotto una tenda, in condizioni un po’ più tristi, che dobbiamo perdere coraggio.
No, bisogna rinnovare questa piena fiducia in Dio, come il santo uomo Giobbe ha fatto quando ha subìto tutte le sue prove: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. È accaduto ciò che è piaciuto al Signore. Sia fatta la volontà del Signore. Sia benedetto il nome del Signore».
Ecco quale deve essere il nostro atteggiamento oggi.
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«Come non vedere la mano della Provvidenza?»
Siamo inoltre sostenuti da tutto ciò che è accaduto negli anni precedenti. Se gettiamo uno sguardo su questi ultimi 50 anni, non è necessario essere grandi osservatori per constatare che tutte queste prove hanno permesso uno sviluppo, un’irradiazione assolutamente straordinaria in tutte le opere della Fraternità San Pio X, e in particolare nel distretto di Francia.
Oggi, decine di migliaia di fedeli in Francia vivono di questa vita sacramentale che apre le porte del Cielo, attraverso i nostri quasi 200 luoghi di culto e, in modo particolare, attraverso le nostre case di ritiri spirituali.
Non posso che incoraggiarvi a seguire di nuovo un ritiro spirituale, se ne avete già fatto uno, o a seguirne uno se non l’avete ancora fatto. È un mezzo privilegiato per rispondere a questa santità che il buon Dio attende da noi, per passare da una vita più mediocre, certo cristiana, ma un po’ mediocre, a una vita fervente alla quale il buon Dio ci chiama.
In Francia, sono anche quasi 5000 gli alunni che beneficiano dell’insegnamento cattolico, dell’insegnamento cristiano, in una cinquantina di istituti scolastici. Che crescita!
Nel 1976, niente di tutto questo esisteva. Alcuni sacerdoti coraggiosi, persino eroici, avevano resistito e mantenuto la messa in qualche villaggio, ma è tutto. Nel 1976, mons. Lefebvre riceveva la sua prima condanna, nel 1976 la legge Veil entrava in vigore in Francia, era stata votata un anno prima.
È dunque impossibile perdere la speranza oggi, mancare di speranza di fronte a questi magnifici frutti ottenuti in così poco tempo, con così pochi mezzi. Come non vedere la mano della Provvidenza in tutte queste opere meravigliose? Dobbiamo ricordarcele. Come non vedere un legame tra queste prove accettate e questa sproporzione tra i frutti ottenuti e i mezzi così limitati, tanto umani quanto finanziari?
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«La famiglia è la più grande speranza della Chiesa»
C’è anche un indizio che non inganna, un indizio che meraviglia persino le persone meno avvertite, i nuovi fedeli che frequentano le nostre cappelle, sempre più numerosi. C’è qualcosa che li stupisce ogni volta e che costituisce una prova di questa irradiazione.
Questo indizio sono le nostre famiglie, le nostre famiglie cattoliche, le nostre famiglie molto spesso numerose, quando il buon Dio lo permette, e che sono la garanzia assoluta di un’irradiazione ancora più grande negli anni a venire.
È veramente la certezza che lo sviluppo delle nostre opere proseguirà nei prossimi anni. Queste famiglie cattoliche, 50 anni di persecuzione civile, attraverso leggi assolutamente inique, hanno voluto distruggerle, annientarle persino! Questo annientamento programmato della famiglia, constatiamo che in definitiva, in questo piccolo ramo, non si realizza. Siete voi a rappresentarlo, siete i degni rappresentanti di queste famiglie cattoliche che sono il futuro della Chiesa.
Dobbiamo rendere grazie a Dio per queste magnifiche famiglie, perché la famiglia è la più grande speranza della Chiesa, è veramente la certezza, per la Chiesa, di mantenersi e di svilupparsi. Perché la famiglia è questo santuario dove la fede non è qualcosa di teorico, dove non è una semplice idea, ma dove la fede è un respiro, dove la vita divina è un respiro.
In seno al focolare cristiano, il Vangelo non è soltanto una storia che si ascolta, è vissuto, è incarnato. I genitori si inginocchiano e i figli li accompagnano. Davanti al Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, si impara a perdonare invece di restare nel risentimento, ecco che cos’è una famiglia cristiana.
La fedeltà prevale sulla facilità, sul tradimento, sulla leggerezza, e si impara soprattutto che amare consiste meno nel servirsi che nel servire, nel donarsi. Il vero amore è donarsi per le persone che ci circondano. In questo modo, la famiglia diventa il terreno fertile favorevole al sorgere delle vocazioni di cui la Chiesa ha terribilmente bisogno oggi.
La famiglia cattolica, in definitiva, è un tesoro, un tesoro magnifico, un tesoro meraviglioso, un tesoro che si coltiva. È veramente la nostra priorità, queste famiglie cattoliche devono essere la nostra priorità. Questo dev’essere il dovere, l’ambizione degli sposi: lavorare, in tempo opportuno e inopportuno, per fare della loro famiglia una famiglia pienamente cattolica, sul modello della Sacra Famiglia, sul modello di Nostra Signora, di san Giuseppe e di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco ciò che deve guidare un padre e una madre di famiglia oggi.
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Il santuario di Lourdes è veramente il luogo perfetto per affidare questa ambizione a Nostra Signora, per affidarle questa impresa. Oggi, in questi tempi in cui la famiglia è maltrattata, oggi che fondare una famiglia può sembrare una scommessa, oggi che la famiglia è perseguitata, dobbiamo affidare le nostre famiglie a Nostra Signora, Madre del Verbo incarnato, Madre di Dio, a Nostra Signora immacolata nella sua concezione. Immacolata Concezione, cioè assolutamente inaccessibile a ogni specie di impurità, ecco ciò che ci vuole per le nostre famiglie.
In questo modo, le nostre famiglie saranno preservate da tutto questo male che le circonda, saranno veramente questo cuore della Chiesa e questo futuro della cristianità.
Affidiamo dunque a Nostra Signora le nostre famiglie durante questo pellegrinaggio, affidiamole i nostri figli. Miei cari figli, affidatele i vostri genitori, affidatele i vostri nonni. Affidiamole soprattutto questa determinazione a voler fondare focolari cristiani, a voler fondare focolari profondamente cattolici, lontani dalle aspirazioni mondane di cui il mondo trabocca oggi.
Le prove non mancano e non mancheranno, bisogna accettarle con sottomissione alla volontà divina, alla divina Provvidenza, con la certezza che queste croci, queste difficoltà, sono il pegno del successo. Impegniamoci, più che mai, a lavorare a questa santificazione delle nostre famiglie. È così che il Cuore immacolato di Maria, immacolato fin dal suo concepimento, trionferà, è così che la cristianità riprenderà il suo posto nella nostra società.
Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Così sia.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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