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Necrocultura

Il piano inclinato della morte cerebrale

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La civiltà occidentale nel corso dei secoli ha uniformato il suo diritto e la sua morale alla tradizione filosofica secondo cui l’essere umano è composto di anima e corpo e ha nell’anima razionale il principio vitale che lo caratterizza.

 

Questo principio vitale di natura spirituale, pur essendo nel corpo, non si trova nel cuore, nel cervello né in qualsiasi altro organo, tessuto o funzione. Sulla base di tale assunto, ciò che sostanzia l’uomo non è l’intelletto, né l’autocoscienza e neppure l’interazione sociale, bensì l’anima razionale che contiene in potenza l’uso di tutte queste funzioni.

 

La vita umana inizia con l’infusione dell’anima nel corpo e termina con la separazione da esso, nel momento in cui l’organismo si dissolve nei suoi elementi.

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I momenti iniziale e finale della vita sono avvolti dal mistero ed è compito della filosofia indagare e speculare su di essi; la morale invece ha il dovere di trattare l’essere umano più innocente e indifeso, l’embrione, come una persona, perché non si può escludere che l’anima venga infusa nell’uomo fin dal momento del concepimento (questa tesi è oggi prevalente tra i teologi e i filosofi) e perché qualsiasi atto aggressivo nei suoi confronti rappresenta, in ogni caso, un attentato alla vita umana.

 

Per le medesime ragioni, il principio di precauzione deve essere applicato anche all’individuo di cui non è stata accertata la morte al di là di ogni ragionevole dubbio.

 

I casi di morte apparente, ossia di ritorno alla vita dopo diverse ore in cui erano scomparse tutte le manifestazioni vitali, stanno a dimostrare che fra il momento della morte accertata e quella reale esiste sempre e comunque un periodo più o meno esteso di vita latente. Pertanto, fintantoché non è possibile avere l’oggettiva certezza dell’avvenuto decesso di un essere umano (l’inizio del processo di decomposizione del corpo) sussiste l’obbligo morale di evitare ogni azione lesiva della sua persona.

 

Questa impostazione è stata prevalente nel mondo occidentale fino agli anni sessanta per poi essere soppiantata da una visione utilitaristica e materialistica dell’esistenza.

 

È evidente come il criterio neurologico di morte venne introdotto al fine di stabilire chi conveniva dichiarare morto, non chi era effettivamente deceduto. Nella nuova definizione di morte, commissionata agli esperti di Harvard, al cervello viene arbitrariamente attribuito il ruolo che compete all’anima razionale, ossia dirigere e governare tutti gli organi e funzioni che compongono l’organismo umano.

 

Quindi, coerentemente con tale impostazione, una lesione cerebrale ritenuta irreparabile comporterebbe la fine dell’essere umano considerato come un tutt’uno integrato, e i segni vitali ancora presenti nell’individuo dichiarato cerebralmente morto costituirebbero dei meri riflessi e/o delle funzioni mantenute in maniera artificiale mediante il supporto farmacologico o l’ausilio di macchinari.

 

Una volta dichiarata la morte cerebrale, «viene interrotto qualsiasi supporto vitale. I familiari possono voler essere accanto alla persona in quel momento. Hanno bisogno che venga spiegato loro che uno o più arti possono muoversi quando viene interrotta l’assistenza respiratoria o che la persona può addirittura sedersi (talvolta chiamato segno di Lazzaro). Questi movimenti sono causati dalle contrazioni muscolari di riflesso della colonna vertebrale e non significa che la persona non sia in stato di morte cerebrale». (Manuale MSD, diagnosi della morte cerebrale).

 

Da notare come gli estensori del Manuale, probabilmente per non cadere in dissonanza cognitiva, non se la siano sentita di definire cadaveri per l’appunto le persone che dimenano gli arti perché non riescono a respirare …

 

La stessa legge 194/1978 sull’aborto volontario, che fissa il limite dell’omicidio dell’innocente entro i primi 90 giorni dal concepimento, poggia le sue basi ideologiche sulla tesi del cervello come sede dell’essere, senza di cui non è possibile considerare il bambino ai primi stadi dello sviluppo come una persona, bensì come un semplice agglomerato di cellule e tessuti.

 

Non solo, il fatto che per i novatori il cervello costituisca il principio vitale dell’individuo pone in ogni caso il bambino non ancora nato, o comunque non ancora in grado di avere una vita autonoma al di fuori del grembo materno, in una posizione di «inferiorità ontologica»: non è affatto chiaro, infatti, quando un feto o un bambino molto piccolo possa aver sviluppato la quantità richiesta di autocoscienza per poter essere considerato una persona.

 

Sono note le teorie del filosofo australiano Peter Singer secondo il quale uccidere un neonato non equivale moralmente a uccidere un essere umano razionale e autocosciente e che un malato può essere eliminato se ciò può tornare utile alla società. È quindi interessante notare come Singer sia stato molto critico nei confronti del nuovo criterio di morte cerebrale. Egli riteneva infatti che non ci fosse bisogno di contrabbandare una scelta etica con una indimostrata presunta verità scientifica.

 

Il recente fatto di cronaca accaduto a Traversetolo in provincia di Parma, in cui due bambini appena nati sarebbero stati uccisi dalla madre e sepolti nel giardino della villetta in cui abitava insieme ai genitori, è emblematico dell’insopportabile ipocrisia di una società che condanna l’eliminazione di un innocente appena nato e al contempo considera un diritto l’uccisione del medesimo bambino innocente poco prima, quando si trova ancora nel grembo materno.

 

Con l’introduzione del rivoluzionario criterio della morte cerebrale, il cogito ergo sum di cartesiana memoria entra prepotentemente nel diritto e nella prassi medica, finendo per relegare l’essere umano nell’angusto ambito dell’autocoscienza.

 

I casi relativamente recenti di Vincent Lambert in Francia e dei piccoli Charlie Gard e Alfie Evans in Inghilterra, così come altri tragici casi italiani, possono rappresentare casi di persone uccise tramite eutanasia di Stato semplicemente perché bisognosi di cure e assistenza, stanno a dimostrare che una volta ridefinito il criterio di accertamento della morte si è passati consequenzialmente a ridefinire il significato stesso di essere umano, attraverso l’arbitraria distinzione tra vite degne e indegne di essere vissute.

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In altri termini, a prescindere dalla condizione clinica e dallo stato di coscienza in cui si viene a trovare un determinato soggetto, il suo diritto alla vita è subordinato alla «qualità» della sua esistenza, che si fonda essenzialmente sulle capacità intellettive del soggetto.

 

Pertanto, il vero obiettivo della rivoluzione non era quello di modificare il criterio di accertamento della morte bensì, attraverso di esso, di arrivare a trattare gli esseri umani, nessuno escluso, come corpi senz’anima, ammassi di organi tenuti insieme da principi meramente meccanicistici.

 

Non stupisce allora come nella società contemporanea l’uomo venga considerato un prodotto, un insieme di «pezzi di ricambio».

 

Cos’è la fecondazione in vitro (e tutte le pratiche da essa discendenti come l’utero in affitto e l’utilizzo di cellule embrionali per la produzione di farmaci e vaccini) se non la produzione in laboratorio dell’essere umano ridotto a bene di consumo?

 

Cos’è la cosiddetta «donazione» (meglio dire: predazione) degli organi se non la logica conseguenza della riduzione dell’uomo a merce di scambio?

 

Cos’è l’eutanasia se non l’omicidio di una persona le cui facoltà intellettive risultano ridotte o latenti?

 

Cos’è l’infanticidio se non l’inevitabile approdo della Necrocultura imperante il cui fondamento pseudo scientifico è la cosiddetta morte cerebrale?

 

Alfredo De Matteo

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Immagine di JasonRobertYoungMD via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International;immagine modificata.

Eutanasia

Eutanatizzata dopo essere stata vittima di stupro di gruppo: ecco l’Europa moderna

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La 25 spagnola Noelia Castillo è morta giovedì dopo aver ricevuto farmaci letali in una struttura medica a Sant Pere de Ribes, vicino a Barcellona. Aveva chiesto di essere sola al momento del decesso, sebbene alcuni familiari fossero stati presenti poco prima. Un’amica intima, che sperava di convincerla a cambiare idea, sarebbe stata impedita dall’ospedale di vederla prima.   Noelia soffriva di disturbi psichiatrici, tra cui disturbo borderline di personalità, e aveva già tentato il suicidio. Nell’ottobre del 2022, a quanto pare in seguito ad anni di violenze sessuali e a una recente aggressione di gruppo, si gettò da una finestra del quinto piano nel tentativo di togliersi la vita, riportando una paraplegia irreversibile e un dolore cronico. In seguito, le fu riconosciuta una grave disabilità.   In un’intervista trasmessa il giorno prima della sua morte, Noelia disse di «non poterne più andare avanti», aggiungendo: «Finalmente ci sono riuscita, quindi vediamo se ora potrò finalmente riposare». Disse anche: «Nessuno della mia famiglia è d’accordo… ma che dire del dolore che ho sofferto in tutti questi anni?».   Nell’aprile del 2024, Noelia presentò domanda di eutanasia assistita a un organismo di controllo catalano, che approvò la sua richiesta, ritenendo che soddisfacesse i requisiti di legge. La decisione fu contestata dal padre, rappresentato dallo studio legale cattolico conservatore Abogados Cristianos, il quale sostenne che le condizioni di salute della madre compromettevano la sua capacità di decidere. Il caso passò attraverso diversi tribunali, con la Corte Suprema spagnola che confermò il suo diritto e il rigetto, all’inizio di questo mese, di un ultimo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.   Come riportato da Renovatio 21, non solo il Regno di Spagna ha spalancato le porte alla «dolce morte» (con anni di ampie discussioni anche sull’uccisione dei disabili), ma la regione autonoma della Catalonia – creatasi in opposizione separatista a Madrid e quindi al supposto re cattolico – è divenuto in questi anni patria del fondamentalismo eutanasico, con casi davvero grotteschi, come quello dell’assassino stragista che chiede, lamentando il dolore, di essere ucciso prima ancora di venir giudicato definitivamente.

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La stampa spagnuola descritto Noelia come una delle persone più giovani ad essersi sottoposta all’eutanasia nel Paese, che ha legalizzato la pratica nel 2021. La Spagna è uno dei diversi Stati europei che consentono il suicidio assistito per gli adulti affetti da malattie gravi e incurabili o da gravi sofferenze, a determinate condizioni. Secondo i dati del Ministero della Salute, alla fine del 2024 un totale di 1.123 persone si erano sottoposte alla procedura.   Il caso di Noelia , il primo in Spagna ad essere portato davanti a un giudice per pronunciarsi sull’eutanasia, ha attirato l’attenzione di tutto il Paese, alimentando il dibattito, anche tra esperti medici ed etici. Alcuni specialisti hanno dichiarato ad ABC che il caso soddisfaceva i criteri legali per la morte assistita, mentre altri lo hanno descritto come «un fallimento della società e della medicina», sollevando dubbi sulla sua capacità mentale e sul fatto che le opzioni terapeutiche alternative fossero state pienamente esplorate.   In un post su X, confermando la morte di Castillo, lo studio legale Abogados Cristianos ha chiesto modifiche alla legge, affermando che non tutela le persone vulnerabili. La sua presidente, Polonia Castellanos, ha scritto che «Noelia non è morta, è stata GIUSTIZIATA», criticando quella che ha definito una mancanza di cure adeguate e sostenendo che la morte non dovrebbe essere una soluzione per i giovani.   La vicenda offre un quadretto chiarissimo di cosa sta diventando l’Europa: una terra di degradazione e morte. La Necrocultura permette a chiunque di farsi uccidere dallo Stato moderno, mentre quest’ultimo importa milioni di immigrati che aumenteranno stupri e violenza. Un meccanismo perfetto di disintegrazione dell’essere umano: più attacchi alla dignità umana, più morte.   Mettiamocelo in testa: è questo quello che esattamente vuole lo Stato moderno, che altro non è che una macchina di morte programmata contro l’essere umano.

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Necrocultura

Volontà politica e Stato moderno: Renovatio 21 saluta Bossi il disintegratore

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È morto Umberto Bossi. Con lui se ne va qualcosa di più di un pezzo di storia italiana: sparisce assieme all’uomo anche una volontà politica rarissima, quella di riformulare lo Stato italiano dalle fondamenta – se è necessario anche distruggendolo.

 

Prima di «populista», l’insulto contorto e contraddittorio per chi sfidava i ranghi della burocrazia politica era «anti-politica», o ancora «anti-Stato»: espressione in teoria dispregiativa che Bossi e la Lega dei primordi si beccarono dai politici e dai giornali dell’establishment, che, immersi nella palude fatta di corruzioni e salari (e tanta mediocrità), non si possono rendere conto che questo è un complimento – e non è un caso se agli esordi Bossi si alleò con il più fine politologo studioso dello Stato, Gianfranco Miglio.

 

Essere anti-Stato significa avere una visione politica radicale: non si vuole «entrare» nel giuoco della politica, ma rifondarlo, cambiarlo integralmente, riprogrammare la realtà a partire dalla volontà propria e del popolo che ti dà il voto – una concezione umana, attiva dello Stato lontana anni luce da quella, comune a tutti i partiti del mondo (Lega Nord odierna compresa), per cui semplicemente i politici devono adeguarsi, integrarsi allo Stato-macchina.

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Il lettore di Renovatio 21 sa che proprio qui sta il cuore del problema della nostra Civiltà: se allo Stato bisogna conformarsi, lo Stato può fare a meno di noi, può fare a meno non solo dell’etica, ma del suo stesso popolo. Lo Stato moderno diventa quindi assassino e genocida, e, sapendo della morte dispensata nei suoi ospedali da aborti ed espianti a cuor battente, riconosciamo che questa sua funzione sterminatrice antiumana è già all’opera da tempo, in attesa di sviluppare altre forme, anche più spudorate, di strage degli esseri umani.

 

Ecco perché la carica del primo Bossi era unica: perché metteva in dubbio l’essenza stessa dello Stato, quantomeno su base popolare. «La Lombardia è una nazione, l’Italia è solo uno Stato (…) Tutti i milanesi sono stufi grazie al potere romano che ci ha imposto sistemi di vita che noi non vogliamo» diceva nel 1985 ad un giornalista di Repubblica. Umberto aveva compreso tanto, e cominciato ad intuire di più…

 

Si tratta di una comprensione che va ben al di là della rottura, ottenuta con i successi elettorali clamorosi della Lega nel 1992 e nel 1994, della Prima Repubblica e del pentapartito soggiacente: la differenza tra Stato e nazione, tra supermacchina burocratica e popolo (cioè, essenza biologica umana di un Paese) era non solo elaborata, ma pure agita politicamente, ed elettoralmente.

 

Se lo Stato prevarica il popolo, la conseguenza è giocoforza la perversione della società. Perché lo Stato anti-umano deve, per preservare se stesso, sradicare psicologicamente, culturalmente e financo fisicamente i propri abitanti. L’immigrazione, in apparenza il grande, sempiterno cavallo di battaglia del leghismo, è solamente uno degli strumenti per ottenere la corruzione del popolo.

 

Lo aveva detto apertis verbis nel discorso di apertura del Congresso della Lega Lombarda nel 1989: «se la portata dei cambiamenti etnici e culturali supera la velocità di integrazione della società allora essa interrompe la consapevolezza della identità collettiva che si fonda sul sentire dei cittadini che c’è una componente di continuità nella società che convoglia attraverso i tempi un patrimonio di valori culturali: dagli atteggiamenti spirituali alle forme della cultura materiale».

 

«In quest’ultimo caso la società va incontro alla disgregazione, sviluppa comportamenti patologici dell’omosessualità, della devianza giovanile, della droga, crea condizioni psicologiche che favoriscono ad esempio la sterilità per cui non nascono più figli. Si realizza in altre parole la “società deviata”, asociale, egoista». Sì, Umberto quaranta anni fa aveva compreso l’origine della Necrocultura.

 

Realizzare lo Stato-pervertitore lo aveva portato necessariamente oltre, al piano planetario. In un discorso a Crema del 1999 alludeva alle dinamiche dell’ordine mondiale: «Il progetto mondialista americano è chiaro: vogliono importare in Europa 20 milioni di extracomunitari, vogliono distruggere l’idea stessa di Europa garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale. Ma noi non lo consentiremo. (…) Il disegno dei 20 potenti americani non passerà, anche se usano armi potenti come droga e televisione».

 

Poco dopo cominciò a parlare del piano per creare «lo Stato unico mondiale, un’ unica razza, un’ unica religione, un unico utero, una sola lingua e magari una sola taglia per i vestiti». Nel 2000 si scagliò contro «i comunisti e i massoni che hanno in mano l’Europa, insieme alla lobby dei gay, hanno teso una trappola […] Hanno cercato di far passare in Europa l’assegnazione dei bambini alle coppie omosessuali (…) Se passano le famiglie omosessuali che non fanno figli, è necessaria l’immigrazione e con essa l’ideologia che riesce a scardinare l’identità dei popoli. (…) Se invece ritorna la famiglia eterosessuale, e con essa i figli, vincono i popoli e la democrazia».

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È ricca di significato, oggi che il PD è incontrovertibilmente divenuto quello che Augusto Del Noce chiamava «Partito Radicale di massa», l’idea di Bossi, proferita sempre al volgere del millennio, tra PCI e decadenza civile: «Io vedo una relazione tra il paese che aveva il più forte partito comunista dell’Occidente e il basso coefficiente di fertilità che oggi ci relega nell’abisso. Dai oggi e dai domani, un’ideologia come quella comunista che aveva come obiettivo primario quello di scardinare la società occidentale, ha cominciato a sferrare colpi contro la famiglia».

 

Viviamo, diceva Bossi in un’era in cui «gli uomini abbandonano la famiglia, le coppie divorziano per motivi egoistici e superficiali, gli interessi dei figli diventano incompatibili con quelli dei genitori». Sappiamo che, divorziato, a travolgerlo anni dopo sarebbero stati proprio scandali sui figli.

 

Appunto, sappiamo che questa carica, questa lucidità politica e metapolitica, si stinsero. Bossi si romanizzò. Con lui la Lega, e tutti gli altri: da qualche parte Andreotti aveva predetto che i barbari calati dal Nord sarebbero, ad un certo punto, stati digeriti dal Palazzo.

 

Non è la cosa peggiore, non è la cosa che davvero rimpiangiamo: abbiamo nostalgia, e bisogno, di quella volontà politica radicale, quella’idea di poter riscrivere da capo lo Stato, rifiutandone i meccanismi e le origini massoniche, di poter avere uno Stato a misura del suo popolo, che ne possa garantire la libertà, la prosperità, la vita.

 

Nessuno oggi ha una simile idea: qualsiasi potere vuole procedere con l’integrazione, allo status quo, Stato vigente, al super-Stato europeo, al super-Stato NATO, al super-Stato globale, e a tutte le sue burocrazie.

 

Non ne possiamo più di politici integratori . Noi vogliamo qualcuno in grado di parlare di disintegrazione. Vogliamo tribuni disintegratori.

 

Bossi ne è stato capace, per un po’. Questa era la sua cifra unica, virile come nient’altro. Questo è il Bossi che, tra il diluvio di coccodrilli inutili, salutiamo ora.

 

Onore ad Umberto il disintegratore. E pace all’anima sua.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine © European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni; modificata

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Contraccezione

Morto l’attivista antinatalista Paul Ehrlich, autore della bufala sulla «bomba demografica»

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Paul Ehrlich, il padre indiscusso del controllo demografico, il cui libro del 1968, bestseller ma profondamente infondato, La bomba demografica, fu utilizzato per giustificare programmi governativi e di ONG volti a promuovere la contraccezione, normalizzare l’aborto, incoraggiare la sterilizzazione di massa e diffondere una retorica anti-famiglia – causando danni incalcolabili in tutto il mondo – è morto a 93 anni per complicazioni dovute a un tumore. Lo riporta LifeSite.   L’Ehrlich va considerato come uno dei massimo campioni della Necrocultura del XX secolo. La sua opera era volta solamente a creare uno spirito di morte, tinto da falsi crismi scientifici, per rendere digeribile alle masse e agli Stati l’eliminazione degli esseri umani in grandi quantità.   L’allarmista demografico – che di professione era, significativamente, un entomologo – ha paragonato i neonati alla spazzatura, ha affermato che ogni donna sessualmente attiva deve avere «libero accesso» all’aborto e alla contraccezione, e ha dichiarato che gli insegnamenti morali della Chiesa cattolica sono «altrettanto immorali» di un «atto terroristico».

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La sua retorica esagerata e le sue previsioni catastrofiche si sono rivelate ripetutamente incredibilmente, clamorosamente errate – ad esempio Ehrlich aveva erroneamente suggerito nel 1971 che la Gran Bretagna sarebbe stato un «piccolo gruppo di isole impoverite abitate da 70 milioni di persone affamate» entro il 2000 – eppure è rimasto celebrato dalle élite globali che condividevano il suo disprezzo per gran parte della popolazione mondiale.   Tuttavia l’aspetto più preoccupante è che, negli ultimi anni della sua vita, Ehrlich fu accolto calorosamente in Vaticano durante il pontificato di Papa Francesco, nonostante decenni di messaggi in contrasto con l’insegnamento e le pratiche della Chiesa, che egli considerava «regressivi», e nonostante le sue dichiarazioni incendiarie sulla gerarchia della Chiesa cattolica, definita una forza del «male».   Nel febbraio 2017, LifeSiteNews ha consegnato al Vaticano una petizione con migliaia di firme chiedendo a papa Francesco di bloccare l’intervento di Ehrlich, sostenitore dell’aborto e anticattolico, a un simposio intitolato «Estinzione biologica» nell’ambito della rinnovata Accademia Pontificia delle Scienze voluta da Bergoglio.   La persistenza dell’Ehrlich nel dibattito pubblico, nonostante le sue tesi catastrofiste antiumane siano state smentite dai fatti, è perdurata nei decenni.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 Ehrlich è comparso in TV a parlare del riscaldamento globale su 60 Minutes, prestigiosa e antica trasmissione di giornalismo d’inchiesta della CBS, dove ha proclamato che «l’umanità non è sostenibile» e che «i prossimi decenni saranno la fine del tipo di civiltà a cui siamo abituati».   In anni recenti uno dei più grandi avversari delle teorie antiumane di Ehrlich è stato il miliardario tecnologico Elone Musk, noto per le sue posizioni supernataliste, che ha affermato che il libro di Ehrlich The Population Bomb (1968) «potrebbe essere la cosa antiumana più dannosa mai scritta». «Niente di ciò che dice dovrebbe ricevere la minima credibilità», perché «Ehrlich disprezza l’umanità», ha tuonato il Musko in un tweet del 2023. E ancora: «Ehrlich ha fatto un danno immenso all’umanità. Immenso. Lo disprezzo».   Ehrlich scrisse con uno scienziato legato al partito democratico USA (poi nominato da Obama Science Czar, cioè principale consigliere scientifico del presidente) un volume chiamato Ecoscience (1977) dove il programma eugenetico si mostra in tutto il suo orrore.   «L’aggiunta di uno sterilizzante all’acqua potabile o agli alimenti di base è un suggerimento che sembra inorridire le persone più della maggior parte delle proposte per il controllo involontario della fertilità. In effetti, ciò porrebbe alcune questioni politiche, legali e sociali molto difficili, per non parlare dei problemi tecnici. Nessuno di questi sterilizzanti esiste oggi, né sembra essere in fase di sviluppo».   «Per essere accettabile, una tale sostanza dovrebbe soddisfare alcuni requisiti piuttosto rigidi: deve essere uniformemente efficace, nonostante le dosi ampiamente variabili ricevute dagli individui, e nonostante i diversi gradi di fertilità e sensibilità tra gli individui; deve essere privo di effetti collaterali pericolosi o spiacevoli; e non deve avere alcun effetto su membri del sesso opposto, bambini, anziani, animali domestici o bestiame».   In pratica, Ehrlich e il collega democratico propongono una silenziosa, ma efficace, sterilizzazione di massa.   Nel libro trovava spazio anche l’idea di un governo mondiale: «forse quelle agenzie, combinate con l’UNEP e le agenzie per la popolazione delle Nazioni Unite, potrebbero alla fine svilupparsi in un regime planetario, una sorta di superagenzia internazionale per la popolazione, le risorse e l’ambiente. Un regime planetario così completo potrebbe controllare lo sviluppo, l’amministrazione, la conservazione e la distribuzione di tutte le risorse naturali, rinnovabili o non rinnovabili, almeno nella misura in cui esistono implicazioni internazionali».   Ehrlich inizialmente, più che di clima, parlava di un’implosione dell’umanità dovuta alla carenza di risorse, con guerre, carestie ed epidemie dovute alla mancanza di cibo ed energia – come da calcoli errati del reverendo Malthus nel Settecento.

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Poi è passato il treno del cambiamento climatico, e l’entomologo antiumanista, già smentito dalla realtà in modo plateale, ci è saltato subito sopra.   In un articolo del 1995, Ehrlich ha scritto che «un piccolo aumento netto dei decessi» è «un prezzo ragionevole da pagare» per salvare presumibilmente il pianeta dal riscaldamento globale.   Questa piccola strage passa ovviamente per una riformulazione della medicina, della sua etica e della sua pratica.   «I medici per istinto e formazione si concentrano sulla salute delle persone; devono imparare a prestare maggiore attenzione alla salute di intere società e ad affrontare i difficili conflitti di interesse che spesso sorgono tra i due. Un medico, Jeffrey Fisher (1994), raccomanda che ai medici sia richiesto di sostenere esami periodici di ricertificazione in cui vengono testate le conoscenze sugli antibiotici. Se gli antibiotici fossero stati usati in modo più giudizioso negli ultimi decenni, senza dubbio ci sarebbero stati più decessi per infezioni batteriche erroneamente diagnosticate come virali e meno decessi per reazioni allergiche agli antibiotici. Ma un piccolo aumento netto dei decessi sarebbe stato probabilmente un prezzo ragionevole da pagare per evitare la situazione attuale, che fa presagire un ritorno all’era pre-antibiotica e tassi di mortalità molto più elevati».   Nel 2012, Ehrlich ha detto al Guardian che l’élite dovrebbe ridurre la popolazione globale ad almeno 2 miliardi. Attualmente ci sono circa 8 miliardi di esseri umani che vivono sul pianeta. Ciò significa quindi che lo scienziato sostiene l’eliminazione di circa il 75% dell’umanità.   «Siamo passati da 1,5 a 2 miliardi perché puoi avere grandi città attive e zone selvagge. Se vuoi un mondo di polli in batteria in cui tutti abbiano spazio e cibo minimi e tutti siano tenuti quasi in vita, potresti essere in grado di sostenere a lungo termine circa 4 o 5 miliardi di persone. Ma hai già 7 miliardi. Quindi dobbiamo muoverci umanamente e il più rapidamente possibile verso la contrazione della popolazione».   Uno dei modi principali in cui l’eugenista spera di impedire l’aumento della popolazione è rendere gli aborti più accessibili e comuni.   «Il modo migliore, a nostro avviso, per ottenere (…) una riduzione della popolazione è dare pieni diritti e opportunità alle donne e rendere la contraccezione moderna e l’aborto di supporto accessibili a tutte le persone sessualmente attive. Mentre il grado in cui questi passaggi ridurrebbero i tassi di fertilità totale è una questione controversa, porterebbero significativi benefici sociali ed economici rendendo disponibili enormi serbatoi di nuova energia cerebrale per risolvere i nostri problemi, salvando centinaia di migliaia di vite riducendo il numero di aborti non sicuri».

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LifeSiteNews ha offerto in un articolo alcune delle posizioni più scioccanti sostenute da Ehrlich nei suoi libri e nelle interviste nel corso di molti decenni:   Sul controllo demografico e l’aborto obbligatorio come accettabili secondo la Costituzione degli Stati Uniti (1968 e 1977): «In effetti, si è concluso che le leggi obbligatorie sul controllo demografico, comprese quelle che impongono l’aborto obbligatorio, potrebbero essere sostenute dalla Costituzione vigente se la crisi demografica diventasse sufficientemente grave da mettere in pericolo la società». (La bomba demografica; Ecoscience: Population, Resources, Environment, p. 837).   Sul fatto che l’aumento della popolazione p la causa dell’inflazione (3 agosto 1981): «Quando si considerano le soluzioni all’inflazione che non tengono conto della causa fondamentale del problema, ovvero il fatto che sempre più persone cercano di accaparrarsi una risorsa limitata, l’idea che l’economia dell’offerta o l’economia keynesiana standard possano risolverlo è semplicemente folle». ( The Spokesman Review)   Sul fatto che ci sono troppe persone sulla Terra (6 febbraio 1989): «Il mondo ha “forse” cinque volte più persone di quante ne possa tollerare». («La nostra Terra ha superato il punto di non ritorno», Newsday)   Sull’aborto selettivo in base al sesso come un destino migliore per le bambine rispetto alla loro nascita (2011) : «sarebbe una buona idea lasciare che le persone abbiano la possibilità di scegliere, in modo da poter avere meno figli e poter scegliere il sesso desiderato». Potrebbe essere meglio per le bambine essere abortite perché «si può essere abortite allo stadio di embrione, si può essere uccise alla nascita, oppure si può essere vendute come schiave e morire in qualche baraccopoli. Sarebbe interessante sapere quante femmine si evitano di finire in situazioni orribili [quando non vengono] uccise o infanticidi». (Commento sull’aborto selettivo in base al sesso in un’intervista con Mara Hvistendahl)   Sulla necessità di ridurre il tasso di natalità, piuttosto che concentrarci sul nutrire le persone (9 gennaio 2013): «Troppi studi che si chiedono “come possiamo sfamare 9,6 miliardi di persone entro il 2050?” dovrebbero anche chiedersi “come possiamo ridurre umanamente i tassi di natalità a sufficienza da portare quel numero a 8,6?”» («Si può evitare il collasso della civiltà globale?», pubblicato su Proceedings of the Royal Society)   Sull’opposizione alla contraccezione come parte di una «tendenza pericolosa» di «oscurantismo» religioso (9 gennaio 2013): «A nostro avviso, la cura fondamentale, ovvero ridurre la portata dell’attività umana (compresa la dimensione della popolazione) per mantenere il consumo complessivo entro la capacità di carico della Terra, è ovvia ma troppo spesso trascurata o negata. Nelle culture ossessionate dalla crescita esponenziale esistono enormi barriere sociali e psicologiche che impediscono persino di prenderla in considerazione. Ciò è particolarmente vero a causa dell'”oscurantismo” – un movimento in rapida crescita verso ortodossie religiose che rifiutano i valori dell’Illuminismo come la libertà di pensiero, la democrazia, la separazione tra Chiesa e Stato e il basare credenze e azioni su prove empiriche. Queste si manifestano in tendenze pericolose come il negazionismo climatico, l’incapacità di agire contro la perdita di biodiversità e l’opposizione ai preservativi (per il controllo dell’AIDS) e ad altre forme di contraccezione. Se mai c’è stato un momento per strategie di riduzione del rischio basate sull’evidenza (anziché sulla fede), è adesso». («Si può evitare il collasso della civiltà globale?», pubblicato su Proceedings of the Royal Society)

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Sulla riduzione dei i tassi di fertilità attraverso la contraccezione e l’aborto come vantaggio reciproco per la società (9 gennaio 2013): «Se si affermasse l’intelligenza predittiva, molti più scienziati e pianificatori politici (e la società in generale) potrebbero, ad esempio, comprendere il contributo demografico alla situazione critica, smettere di considerare la crescita della popolazione come un dato di fatto e valutare i benefici nutrizionali, sanitari e sociali derivanti da una riduzione della crescita ben al di sotto dei nove miliardi e dall’inizio di un lento declino. Si tratterebbe di un’impresa monumentale, considerando l’impeto della crescita demografica. Monumentale, ma non impossibile se si potesse generare a livello globale la volontà politica di garantire pieni diritti, istruzione e opportunità alle donne e di fornire a tutti gli esseri umani sessualmente attivi metodi contraccettivi moderni e la possibilità di ricorrere all’aborto. La misura in cui tali misure ridurrebbero i tassi di fertilità è controversa, ma rappresentano probabilmente una soluzione vantaggiosa per tutte le società.»(«Si può evitare il collasso della civiltà globale?», pubblicato su Proceedings of the Royal Society)   Sulla necessità che le donne debbano avere accesso gratuito alla contraccezione e all’aborto (11 gennaio 2013): «gli studi hanno dimostrato che quando alle donne vengono riconosciuti pieni diritti, hanno meno figli, il che contribuirà a rallentare il tasso di natalità. Dobbiamo inoltre garantire a ogni persona sessualmente attiva il libero accesso alla contraccezione moderna e all’aborto d’urgenza». (Citato da The Stanford Review)   Sul fatto che «nessuno (…) ha il diritto di avere 12 figli o anche solo tre» (22 gennaio 2013): «Dare alle persone il diritto di avere tutti i figli che desiderano è, a mio avviso, una cattiva idea. Non si tratta di dare alle persone il diritto di avere tutti i figli che vogliono, ma di dare loro il diritto di controllare la propria riproduzione in modo da non avere così tanti figli da mettere in pericolo la vita dei propri figli e nipoti… Nessuno, a mio parere, ha il diritto di avere 12 figli, o anche solo tre, a meno che la seconda gravidanza non sia gemellare. Può sembrare un’opinione intransigente, ma se si guarda alla situazione nel suo complesso, è chiarissimo che se continuiamo a far crescere la popolazione dei ricchi, i poveri non avranno alcuna possibilità, e alla fine nemmeno i discendenti dei ricchi ne avranno». (Intervista a Raw Story)   Sul dovere di ridurre la popolazione mondiale (2014): «La società ha bisogno di essere ridimensionata: dobbiamo ridurre le dimensioni dell’intera impresa umana». («Speranza sulla Terra: una conversazione», evidenziato da ChurchAndState.org )   Sul fatto che «il papa e molti vescovi sono tra le forze veramente malvagie e regressive del pianeta» (2014): «pensate all’influenza sul sesso dei grandi monoteismi immorali che governano gran parte del nostro mondo occidentale e si credono al di sopra di ogni critica. Prima del loro dominio, i pagani nell’Impero Romano si lasciavano vivere a vicenda, a patto che ognuno contribuisse a proteggere i propri concittadini offrendo i sacrifici appropriati alle divinità locali. I pagani non erano interessati a convertire gli altri. Naturalmente, la cosa più immorale che sta accadendo ora con uno dei monoteismi, il Cattolicesimo, è l’opposizione all’uso della contraccezione. La fonte principale di ciò è il Vaticano e i suoi vescovi. Eppure i cattolici usano la contraccezione tanto quanto i non cattolici, e ricorrono all’aborto con una frequenza ancora maggiore. Ma il motivo per cui la gerarchia combatte contro entrambi è che i vertici della Chiesa non vogliono ammettere che i protestanti e gli ebrei avevano ragione. Il quadro con l’Islam è più complesso e non così dannoso come la posizione cattolica. L’Islam, come il protestantesimo e l’ebraismo originariamente enoteistico, generalmente permette La contraccezione, e dai tempi dei farisei, l’ebraismo ha mostrato scarso interesse per il proselitismo. Tutte queste religioni sono immorali poiché i loro leader spesso tentano di dettare il comportamento altrui, soprattutto quello sessuale, con minacce come minimo e torture e omicidi come peggio. Tutte, con rare eccezioni, tendono a opprimere le donne. Gran parte di ciò è una continuazione evolutiva del dominio maschile, basato oggi spesso su dettami provenienti da entità immaginarie. E, naturalmente, nella maggior parte delle società criticare le idee ridicole della religione non può far parte di un ragionevole dibattito sociale».   «Abbiamo dunque persone “timorate di Dio” che cercano di mantenere le loro posizioni rigide, soprattutto cercando di controllare la vita delle donne. Ritengo che la loro rigida opposizione a qualcosa di così fondamentale, così cruciale per il futuro della vita sulla Terra, come il controllo della riproduzione, sia altrettanto immorale di qualsiasi grave affronto all’ambiente o atto terroristico. Stanno lavorando per uccidere persone: donne che ora hanno bisogno di aborti sicuri e i nostri discendenti che probabilmente avranno tassi di mortalità molto più elevati a causa del deterioramento dei sistemi di supporto vitale umano, conseguenza della sovrappopolazione. Il papa e molti vescovi sono, a mio parere, una delle forze veramente malvagie e regressive del pianeta, interessati principalmente a mantenere il loro potere. Quali altre conclusioni collettive si possono ragionevolmente trarre dalle oltraggiose cause legali intentate a nome di così tante vittime di pedofilia e altri crimini contro l’umanità, tutti insabbiati dalla Chiesa?»

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«Pensiamo ai vescovi che aggrediscono le suore perché cercano di essere buone cristiane e di aiutare il prossimo, mentre voltano le spalle agli abusi sui minori, che sono diventati uno degli attributi distintivi della Chiesa. E non si tratta solo della Chiesa cattolica. Pensiamo alla condizione delle donne in generale». («Speranza sulla Terra: una conversazione», evidenziato da ChurchAndState.org)   Sul fatto che la sovrappopolazione potrebbe portare al cannibalismo (22 maggio 2014): «Presto ci chiederemo: “È perfettamente accettabile mangiare i corpi dei propri morti perché siamo tutti così affamati?”… Ci stiamo muovendo in quella direzione con una velocità ridicola». (Intervista a HuffPost Live, in cui si ipotizza che la sovrappopolazione potrebbe portare al cannibalismo, citata dal Daily Mail)   Avere figli è come gettare la spazzatura nel giardino del vicino (31 maggio 2015): «l’idea che ogni donna debba avere tutti i figli che desidera è per me esattamente come l’idea che a tutti debba essere permesso di gettare tutta la spazzatura che vogliono nel giardino del vicino». ( Gli orrori inconfessati dell’esplosione demografica , New York Times)   Papa Francesco sbaglia di grosso a non promuovere il controllo demografico come soluzione ai problemi ambientali (14 settembre 2015): La Laudato Si’ è «una sciocchezza» perché non promuove il controllo demografico. «Lui [Papa Francesco] ha ragione su alcune cose, ma su questa ha proprio torto marcio. Non c’è uno scienziato competente che possa affermare che non ci sia un problema con la crescita demografica. In altre parole, il Papa ha torto marcio. Qui sta seguendo una dottrina antica che è impossibile da cambiare. Sono sicuro che ne sappia di più, non è uno sciocco». (Per Nature Climate Change, citato dal Guardian)   Papa Francesco dovrebbe discostarsi dalla dottrina cattolica sostenendo «i diritti delle donne e la pianificazione familiare» (25 ottobre 2015): «papa Francesco deve dare ascolto alle sue stesse affermazioni sull’«ossessione» della Chiesa per la contraccezione e l’aborto, e assumere una posizione di leadership a sostegno dei diritti delle donne e della pianificazione familiare. È improbabile che la sfida esistenziale che l’umanità si trova ad affrontare venga superata se l’appello a un cambiamento radicale nella società non viene esteso fino a comprendere il dilemma demografico globale». (Nature Climate Change)   Tutto questo amore per la morte, tutto questa boria contro la legge naturale, la morale, la vita. Domandiamocelo: allora perché il Paolo non se ne è andato prima?

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