Geopolitica
Il New York Times: Kiev a rischia un «collasso a cascata del fronte». Elon Musk: fermiamo il tritacarne ucraino
La crescente mancanza di munizioni e la fatica in battaglia dell’Ucraina molto probabilmente costringeranno Kiev ad abbandonare le sue attuali posizioni in prima linea a meno che non riceva nuovi aiuti dall’Occidente, ha riferito venerdì il New York Times.
Il giornale afferma che le difese ucraine vicino alla roccaforte chiave di Avdeevka nella regione russa di Donetsk stanno vacillando sotto attacchi implacabili, e che i problemi di Kiev si estendono oltre una singola battaglia.
Le truppe ucraine, aggiunge il Times, sono esauste e soffrono per la mancanza di armi e munizioni, soprattutto per quanto riguarda i sistemi di difesa aerea. Secondo anonimi funzionari statunitensi intervistati dal quotidiano, Kiev ha risorse di difesa aerea sufficienti solo fino a marzo, a meno che non riceva nuove spedizioni.
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Ciò è tutt’altro che certo, poiché gli Stati Uniti – il principale sostenitore dell’Ucraina – sono bloccati nello stallo del Congresso sulla richiesta del presidente Joe Biden di approvare un disegno di legge sulla sicurezza da 118 miliardi di dollari, di cui 60 miliardi sono destinati a Kiev. Molti repubblicani sono stati riluttanti a sostenere la misura, sostenendo che fa troppo poco per migliorare la sicurezza al confine con il Messico.
I funzionari occidentali ritengono che senza gli aiuti statunitensi «un collasso a cascata lungo il fronte sia una possibilità reale» nel 2024, si legge nell’articolo. Tuttavia, secondo quanto riferito, ci vorranno almeno un paio di mesi prima che le carenze si facciano sentire.
Secondo gli analisti, entro marzo l’Ucraina potrebbe avere difficoltà a sferrare contrattacchi locali, mentre entro l’estate Kiev potrebbe avere difficoltà a respingere gli attacchi russi. Senza il continuo sostegno degli Stati Uniti, fonti del NYT affermano che «è difficile vedere come l’Ucraina sarà in grado di mantenere le sue attuali posizioni sul campo di battaglia».
I funzionari ucraini si sono ripetutamente lamentati della carenza di munizioni, definendola «un problema molto reale e urgente». Nel frattempo, il Financial Times ha riferito venerdì, citando un alto funzionario dell’UE, che «non sarà facile per gli europei sostituire gli Stati Uniti» in termini di assistenza militare.
L’anno scorso, l’UE ha annunciato un piano ambizioso per fornire all’Ucraina 1 milione di proiettili entro la primavera del 2024. Tuttavia, il blocco ha faticato a mantenere questo impegno, con l’alto diplomatico dell’UE Josep Borrell che ha affermato che Kiev riceverà solo la metà di tale importo entro il mese di marzo.
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Nel frattempo, il CEO di Tesla e SpaceX, Elon Musk, ha attaccato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, dopo che il leader americano ha criticato il Congresso per non aver approvato ulteriori finanziamenti per Kiev. Il miliardario ha affermato che il conflitto tra Ucraina e Russia dovrebbe già essere finito.
In un post su X di venerdì, Musk ha valutato i commenti di Biden durante il suo incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz all’inizio della giornata. Il presidente aveva suggerito che il fallimento del Congresso degli Stati Uniti nel continuare a sostenere l’Ucraina sarebbe «oltraggioso» e rasenterebbe una «negligenza criminale».
Rispondendo alle critiche di Biden al Congresso sull’Ucraina, Musk ha affermato che «è ora di fermare il tritacarne», aggiungendo che ciò «avrebbe dovuto essere fatto un anno fa».
All’inizio di questa settimana, il miliardario sudafro-statunitense ha anche affermato che è «folle» inviare «così tanti soldi in Ucraina senza responsabilità e senza un fine».
Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Netanyahu porta all’ONU un cercapersone assassino
Netanyahu: “Remember the beepers (pagers)? Hezbollah certainly remembers” pic.twitter.com/W11O0YdjeR
— Israel National News – Arutz Sheva (@ArutzSheva_En) September 24, 2026
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Netanyahu ha tenuto un tono di sfida per tutto il discorso, definendo «codardi morali» i delegati che se ne sono andati e attaccando diversi critici regionali e internazionali di Israele, definendo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan un «tiranno» e accusando il Qatar di tentare di «fare il lavaggio del cervello» ai giovani americani e ha predetto che il governo iraniano alla fine cadrà. Il premier dello Stato Giudaico ha inoltre alzato un terminale Starlink, dicendo che lo avrebbe lasciato a disposizione della delegazione iraniana perché lo usasse quando i suoi membri «inevitabilmente disertassero». Nel novembre 2024 Netanyahu confermò pubblicamente il ruolo di Israele nell’attacco con i cercapersone, mentre il suo portavoce dichiarò che il primo ministro lo aveva approvato personalmente. Due ex alti funzionari del Mossad rivelarono in seguito alla CBS che l’agenzia di Intelligence israeliana aveva impiegato anni a preparare l’operazione, usando società di comodo per inserire di nascosto gli esplosivi nella catena di approvvigionamento di Hezbollah. Durante un incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2025, Netanyahu ha donato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un cercapersone placcato in oro e uno normale, in riferimento all’attentato. Secondo quanto riportato, Trump lo definì «una grande operazione». Molti, tuttavia, videro nel gesto una tracotante, e neanche tanto celata, minaccia da parte del vertice dello Stato Ebraico a quello americano.Delegations from more than 70 countries walked out of the United Nations General Assembly hall.
No one wants to listen to the words of a war criminal and a killer of the children of #Gaza. pic.twitter.com/UWSwxeOmen — Iran in India (@Iran_in_India) September 24, 2026
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Geopolitica
«Annientare» l’Iran: la minaccia nel discorso all’ONU di Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di «annientare» l’Iran nel caso in cui i negoziati fallissero, sostenendo di trovarsi di fronte a una «decisione importante» e prevedendo che nessun accordo con Teheran arriverà prima delle elezioni di medio termine americane di novembre.
Martedì, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Trump ha difeso il conflitto che oppone Stati Uniti e Israele all’Iran e ha accusato Teheran di far slittare volutamente un’intesa.
«Ma devo prendere una decisione importante. Si raggiungerà un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese di gran lunga più grande di quanto non sia mai stato prima?», ha chiesto Trump, prima di indicare l’alternativa: «Oppure anniento la Repubblica islamica, e lo faccio in fretta?».
«Dovrei forse condurli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni a venire?», ha proseguito.
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Trump ha comunque detto di ritenere che un accordo sarebbe stato raggiunto «subito dopo le elezioni». Più avanti nel discorso ha aggiunto che Washington e Teheran «ci sarebbero sicuramente riuscite… in un modo o nell’altro».
Il presidente americano ha invitato altri Paesi a unirsi agli Stati Uniti nell’imporre il «completo isolamento economico» dell’Iran finché Teheran non accetterà le condizioni poste da Washington.
I membri della delegazione iraniana hanno lasciato l’aula dell’Assemblea Generale, restando seduto un solo delegato di rango inferiore, mentre Trump giustificava il conflitto in corso da quasi sette mesi e accusava Teheran di voler dotarsi di armi nucleari, di sostenere il terrorismo e di colpire navi mercantili.
Qualche ora dopo, tuttavia, Trump ha assunto un tono più conciliante, rivelando che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner avevano avuto un «incontro molto produttivo» con i rappresentanti iraniani. Witkoff ha spiegato che i mediatori si sono alternati tra le delegazioni americana e iraniana per l’intera giornata e hanno chiuso una serie di colloqui che Washington sperava si rivelassero «costruttivi e promettenti».
I media di Stato iraniani hanno confermato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha incontrato i negoziatori statunitensi a margine dell’Assemblea Generale, su richiesta di Washington. Secondo quanto riferito, Teheran ha usato l’incontro per avanzare le proprie condizioni per la riapertura dello Stretto di Ormuzzo, tra cui la fine del blocco navale americano e lo sblocco dei beni iraniani congelati.
Nel frattempo l’esercito iraniano ha risposto con tono di sfida alle parole di Trump, avvertendo che un’ulteriore escalation da parte degli Stati Uniti o di Israele sarebbe stata contrastata con attacchi di rappresaglia più duri.
Come riportato dai Renovatio 21, in settimana era emerso che Trump stava valutando la possibilità di «far saltare in aria» l’Iran, dicendo di essere disposto a parlare con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian..
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’Iran offre la riapertura di Ormuzzo
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