Militaria
Il Lussemburgo va alla guerra
Durante un Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi, nel 2000, Gianfranco Fini, allora ministro degli Esteri, si lasciò scappare l’epressione «imbelle Lussemburgo». La frase, forse maturata su alcune indicazioni storiche, fu pronunciata durante un acceso dibattito politico riguardante la partecipazione dell’Italia al programma militare per l’aereo da caccia tattico Airbus A400M. Fini sosteneva fermamente l’adesione dell’Italia al progetto militare. Per rafforzare la sua tesi, sottolineò che persino una nazione storicamente non militarizzata e priva di un esercito offensivo come il Lussemburgo vi prendeva parte.
Si tratta di una delle tante cose sbagliate dette dall’ormai dimenticato (sepolto dagli scandali para-amorosi e dal suo tradimento politico) ex missino. Perché il Lussemburgo, a guardare gli ultimi sviluppi, è tutto meno che imbelle.
C’è il Lussemburgo, infatti, nella spinta al riarmo della NATO. Il primo ministro lussemburghese è il co-iniziatore, insieme al premier canadese ed ex governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, della cosiddetta Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza – cioè la Banca della NATO.
Il Lussemburgo è un minuscolo granducato, il cui monarca appartiene alla famiglia aristocratica Nassau-Orange (discendente di Guglielmo d’Orange). Con circa 680.000 abitanti, ha un «esercito» delle dimensioni di un battaglione. Nessuna aviazione, nessuna marina, nessun carro armato, due droni. Il ministro della difesa Yuriko Backes, già ministro della finanze e maresciallo della Corte granducale, è anche, al contempo, ministro dell’equità di genere e della diversità.
Tuttavia, il granducato possiede un settore bancario con attività equivalenti a circa 12 volte il suo PIL. Il suo settore dei fondi di investimento gestisce circa 7.600 miliardi di euro di attività, circa 77 volte il PIL del Paese, il che lo rende il secondo paese al mondo per numero di fondi di investimento dopo gli Stati Uniti. «Definirlo un paradiso fiscale alla Epstein non è un’esagerazione» scrive EIRN.
Al recente vertice NATO, la Backes e il primo ministro hanno annunciato che la Banca della NATO avrà due sedi, una in Canada e l’altra in Lussemburgo. La ministra è nota per le sue posizioni intransigenti a sostegno dell’Ucraina e per il suo appoggio al riarmo. «Se vuoi la pace, devi prepararti alla guerra», aveva tuonato in un’intervista del 2025.
Yuriko è anche una fiancheggiatrice del Digital Services Act (DSA), la grande legge per il bavaglio elettronico europeo.
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Immagine di Zinneke via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Zelens’kyj licenzia un altro ministro della Difesa. Spunta Palantir
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Militaria
L’esercito americano lancia uno sciame di droni e barche kamikaze contro una base sottomarina iraniana
Domenica tre droni d’attacco unidirezionali Saronic Corsair, supportati dalla Marina statunitense, hanno colpito la base navale iraniana di Bandar Abbas. Lo riporta il CENTCOM, il Comando Centrale USA.
L’operazione rappresenta il segnale più evidente finora che l’esercito statunitense ha tratto ispirazione direttamente dalle tattiche di guerra marittima ucraine, utilizzando droni stealth autonomi e sacrificabili per penetrare in una struttura navale pesantemente difesa, una soluzione molto più economica di un missile da un milione di dollari.
Più in generale, il debutto in combattimento di droni kamikaze e munizioni a guida autonoma con intelligenza artificiale dimostra come tecnologie un tempo considerate futuristiche, forse risalenti al 2030, vengano ora implementate nel presente.
Yesterday, using multiple one-way attack surface drones, CENTCOM forces successfully struck a submarine and ship maintenance facility in Iran. Three Corsair unmanned surface vessels hit the port at Bandar Abbas Naval Base, marking the first time American forces have employed sea… pic.twitter.com/bOM2kmgRxz
— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 13, 2026
A tre settimane dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, abbiamo informato i lettori sul rapido dispiegamento di queste imbarcazioni suicide dotate di droni e di droni d’attacco a senso unico da parte dell’esercito statunitense.
Gli Stati Uniti impiegano imbarcazioni drone in stile ucraino nella guerra contro l’Iran, mentre la corsa alle armi basate sull’intelligenza artificiale accelera.
Ora che i droni d’attacco autonomi sono in fase di impiego, la fase successiva è il ciclo di approvvigionamento militare statunitense, il che significa che sarà necessario ordinare decine di migliaia, e potenzialmente centinaia di migliaia, di questi robot killer.
Come ripetuto da Renovatio 21, i robot killer si apprestano ad essere il tema centrale per la guerra del XXI secolo, sia dal punto strategico che da quello, per quanto ininfluente, etico-filosofico.
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Immagine screenshot da Twitter
Intelligence
Netanyahu ammette: la fusione dell’esercito USA con quello israeliano è realtà
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