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Persecuzioni

I cristiani sempre più perseguitati

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La fondazione cattolica di diritto pontificio, Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), ha appena pubblicato il suo rapporto annuale sulla persecuzione dei cristiani nel mondo per l’anno 2021, dal titolo «Perseguitati più che mai – Rapporto sui cristiani perseguitati per la loro fede, 2020-2022».

 

Il primo dato del rapporto è chiaro: nel 75% dei Paesi studiati, l’oppressione o la persecuzione dei cristiani è aumentata rispetto all’anno precedente.

 

In Africa, la situazione dei cristiani è peggiorata in tutti i paesi presi in esame, e stanno aumentando le prove di un forte incremento della violenza genocida da parte di attori non statali, compresi i jihadisti.

 

 

La grande minaccia: gli islamisti

I cristiani del continente affrontano la minaccia del crescente islamismo. Gruppi come Boko Haram (Nigeria) e lo Stato Islamico della provincia dell’Africa occidentale (ISWAP) stanno ancora cercando di stabilire califfati nella regione del Sahel, con un proprio wali (governatore) e una struttura governativa.

 

Lo Stato islamico nel Grande Sahara (ISGS) ha regolamentato pesantemente eventi sociali come i matrimoni. Nel giugno 2021, i combattenti dell’ISGS hanno giustiziato cinque civili cristiani, sequestrati a un posto di blocco tra il Mali e il Niger.

 

In Mozambico, Al-Shabab ha intensificato la sua campagna di terrore, uccidendo cristiani, attaccando villaggi cristiani e bruciando chiese.

 

Il jihadismo sta scuotendo lo stato di diritto in Nigeria: rapimenti, sacerdoti uccisi e attacchi mortali a chiese sempre più regolari. Tra gennaio 2021 e giugno 2022 sono stati uccisi più di 7.600 cristiani. Il presidente dell’Associazione cristiana del Nigeria, ha affermato che c’era un programma pianificato per «spazzare via il cristianesimo».

 

Due gravi incidenti hanno fatto notizia a livello internazionale. La prima è la lapidazione e cremazione della 25enne Deborah Samuel nel maggio 2022 per aver condiviso messaggi «blasfemi» su WhatsApp. Ma anche il micidiale attentato alla chiesa di San Francesco Saverio a Owo, nello stato di Ondo, durante la messa della domenica di Pentecoste, che ha provocato almeno 40 morti.

 

 

Persecuzioni da parte dei governi

In Sudan, dopo il colpo di stato militare che ha estromesso Omar Al-Bashir che era favorevole all’islamismo, il nuovo governo non ha mostrato segni di miglioramento. Ha fatto imprigionare sacerdoti, ha accusato una coppia di adulterio perché il marito si era convertito al cristianesimo e ha operato arresti per apostasia.

 

Le truppe eritree ed etiopi hanno attaccato il clero e le chiese nella regione del Tigrè. Le truppe eritree sono accusate di aver condotto una campagna di «pulizia culturale» di natura etnica, e di aver partecipato a massacri di cristiani etiopi, come quello di Aksum, e alla distruzione di antichi monasteri ed edifici religiosi.

 

In Medio Oriente, la continua migrazione ha acuito la crisi che minaccia la sopravvivenza di tre delle comunità cristiane più antiche e più grandi del mondo, situate in Iraq, Siria e Palestina.

 

Ci sono segnali che in alcune parti del Medio Oriente la situazione dei cristiani sia peggiore che sotto Daesh (ISIS). Il calo è più marcato in Siria dove, in un decennio, i cristiani sono passati da 1,5 milioni (il 10% della popolazione) nel 2011, a forse 300mila. Dopo le esplosioni del 4 agosto 2020 a Beirut, che hanno colpito il quartiere cristiano, la sopravvivenza a lungo termine della comunità cristiana in Libano è in questione.

 

In Iraq, la comunità è passata da 300.000 nel 2014 a soli 150.000 nella primavera del 2022. In alcune aree, la comunità non è altro che l’ombra di se stessa. Tuttavia, l’Iraq è l’unico ad aver visto un miglioramento: è stato intrapreso un programma che prevede la ricostruzione di città e villaggi cristiani, case, scuole, chiese e altre strutture pubbliche.

 

 

Cristiani visti come cittadini inferiori

Ma la minaccia estremista persiste in tutta la regione. Una ripresa del jihadismo potrebbe infliggere un colpo mortale alla cristianità, perché il numero dei fedeli è diventato molto basso, ma anche perché la loro fiducia è molto fragile: per molti di loro l’attrazione della migrazione è quasi irresistibile.

 

Questo desiderio di partire è amplificato in un contesto culturale che rimane ostile ai cristiani. Trattati come cittadini di seconda classe, discriminati a scuola e sul posto di lavoro, salari bassi o disoccupazione spingono molti di loro a cercare una vita fuori dal Paese.

 

Questa minaccia è reale. Quasi 75 anni dopo la costituzione dello Stato di Israele, i cristiani in Cisgiordania sono scesi dal 18% a meno dell’1%. I continui attacchi di frange hanno portato i vertici della Chiesa a parlare di «tentativo sistematico di cacciare la comunità cristiana da Gerusalemme e da altre parti della Terra Santa».

 

 

Cala la libertà di praticare la propria religione nei Paesi che aderiscono alla Sharia

In Arabia Saudita e altrove, manca la volontà politica di sostenere gli impegni costituzionali per la libertà religiosa. L’adesione alla Sharia prevale sui requisiti legali riguardanti i diritti di tutti. In questi Paesi i cristiani sono una minoranza silenziosa e invisibile. Questi paesi proibiscono ancora la costruzione di chiese, l’esposizione pubblica di croci e altri simboli cristiani, così come l’importazione di Bibbie e altri testi cristiani.

 

In Asia, l’autoritarismo di stato è stato il fattore determinante nell’aggravarsi dell’oppressione contro i cristiani in Birmania (Myanmar), Cina, Vietnam e altrove. Nel peggiore dei casi, la libertà di religione e di coscienza viene soffocata, come in Corea del Nord.

 

Altrove in Asia, il nazionalismo religioso ha portato a una crescente persecuzione dei cristiani in Afghanistan, India e Pakistan in particolare.

 

 

Persecuzione di Stato

A vari livelli, da un inasprimento delle limitazioni in Vietnam a un divieto quasi totale in Corea del Nord, l’autoritarismo di stato limita – persino soffoca – la possibilità dei credenti di praticare liberamente il loro culto. I tentativi del governo di regolamentare la pratica della fede sono caratteristici di un certo numero di paesi asiatici.

 

La Cina continua a vessare e tentare di controllare cristiani e altri gruppi religiosi che non accettano la linea ufficiale del Partito Comunista: è il Paese più restrittivo dal punto di vista religioso.

 

In Birmania l’esercito ha ripreso i suoi attacchi contro i cristiani, dopo una pausa durante l’amministrazione di Aung San Suu Kyi. Sebbene la giunta in precedenza avesse promosso il buddismo come norma sociale del Paese, ora sta perseguitando pagode e chiese, così come chiunque sia percepito come contrario al colpo di stato del 2021.

 

Anche il nazionalismo religioso ha svolto un ruolo importante nella repressione. L’Afghanistan è il più grande oppositore, con i talebani che impongono una rigida interpretazione della Sharia alla società. Anche le Maldive applicano rigidamente l’Islam, negando persino la cittadinanza ai non musulmani. In questi due Paesi è praticamente impossibile stimare la popolazione cristiana.

 

Nello Sri Lanka gruppi nazionalisti hindutva e buddisti hanno preso di mira i cristiani e i loro luoghi di culto, coinvolgendo anche la polizia, arrestando fedeli o interrompendo le funzioni religiose. Le vittorie politiche dei partiti religioso-nazionalisti – Podujana Peramuna in Sri Lanka e Bharatiya Janata Party (BJP) in India – rafforzano e incoraggiano questi atteggiamenti.

 

In Pakistan, i cristiani e i membri di altre fedi non musulmane sono vulnerabili nella società e corrono un rischio maggiore di molestie, arresti e violenze, inclusi rapimenti, percosse e stupri. Le credenze religiose maggioritarie sono considerate la norma e il Pakistan deve essere uno stato musulmano.

 

 

La strumentalizzazione della pandemia contro i cristiani

Durante le restrizioni dovute alla pandemia, la filiale locale del Saylani Welfare International Trust non ha distribuito cibo alle famiglie cristiane povere nel distretto di Korangi a Karachi (Pakistan), poiché le ONG islamiche non hanno aiutato i non musulmani quando l’aiuto è arrivato dalle offerte della Zakat, l’elemosina religiosa dei seguaci dell’Islam.

 

Le violazioni statali della libertà religiosa durante la pandemia di coronavirus andavano da quelle intenzionali ma draconiane a quelle calcolate e decisamente repressive.

 

Lo Sri Lanka rientra nella prima categoria: cristiani e musulmani hanno protestato contro l’obbligo della cremazione per chi è morto, o si sospettava che fosse morto, a causa del COVID-19, una misura che andava ben oltre le raccomandazioni dell’OMS e si opponeva alle tradizionali norma di sepoltura delle due comunità.

 

Nel frattempo, il Vietnam ha usato il coronavirus come pretesto per reprimere i credenti e ha fatto di almeno una comunità cristiana un capro espiatorio per la diffusione del virus a Ho Chi Minh.

 

 

Conclusione

Nel periodo in esame, la persecuzione dei cristiani ha continuato ad aggravarsi nei principali Paesi interessati. Il nazionalismo religioso e l’autoritarismo hanno intensificato i problemi dei fedeli, compreso il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan, che ha spinto cristiani e altre minoranze a tentare una fuga disperata.

 

La violenza sistematica e un clima di controllo hanno fatto sì che in paesi così diversi come la Corea del Nord, la Cina, l’India e la Birmania, l’oppressione dei cristiani sia aumentata.

 

Altrove, l’escalation della violenza – spesso intenzionata a cacciare i cristiani – a fatto subite delle campagne di intimidazione, orchestrate da attori militanti non statali.

 

L’Africa è particolarmente preoccupante a questo proposito, poiché l’estremismo minaccia comunità cristiane precedentemente forti. In Nigeria e in altri paesi, questa violenza supera chiaramente la soglia del genocidio.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

Immagine di All India Christian Council via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Persecuzioni

Vescovo mette a tacere famoso esorcista

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L’arcivescovo di Denver James Golka ha ordinato a padre Chad Ripperger, il sacerdote americano vivente più autorevole in materia di esorcismo e guerra spirituale, di astenersi da ogni attività pastorale pubblica per un anno. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Il provvedimento sembra riguardare apparizioni pubbliche, omelie online e scritti. Gli interventi già programmati devono essere annullati.

 

«L’arcivescovo Golka ha recentemente incontrato padre Chad Ripperger per discutere del suo ministero e della sua comunità, la Società della Madre Addolorata» scrive una nota della diocesi ricevuta da Lifesite. «Durante la conversazione, l’arcivescovo ha chiesto a padre Ripperger di considerare un anno di astinenza da discorsi pubblici e interviste. Questo periodo gli permetterà di dedicarsi alla Società e alle persone che essa serve. Padre Ripperger ha prontamente acconsentito. Al termine dell’anno, valuteranno insieme la situazione».

 

«L’arcivescovo Golka ringrazia padre Ripperger per il suo servizio sacerdotale, il suo ministero di esorcismo e per la generosità con cui ha accolto questa richiesta. Chiediamo ai fedeli di unirsi a noi nella preghiera per padre Ripperger e per la Società».

 

Golka, nominato vescovo di Colorado Springs da papa Francesco nel 2021 e arcivescovo di Denver da papa Leone XIV nel febbraio 2026, detiene ora le facoltà su Ripperger e sulla Società della Madre Addolorata, l’associazione pubblica che l’arcivescovo Samuel Aquila aveva ricevuto nell’arcidiocesi. Non è stato emesso alcun decreto pubblico che spieghi la pena, né è stata annunciata alcuna condanna per eresia.

Il silenzio imposto giunge dopo che padre Ripperger ha raggiunto il pubblico più vasto che un prete abbia probabilmente mai avuto: è apparso di recente nei famosi talk show di Tucker Carlson e Shawn Ryan.

 

Il 3 aprile 2026, padre Ripperger ha trascorso quasi due ore con Carlson a discutere di possessione, occultismo, politici e demoniaci, dipendenza e comunismo come gemello psicologico del metodo diabolico. L’episodio completo sul canale YouTube di Tucker ha totalizzato oltre 3 milioni di visualizzazioni e quasi 94.000 «mi piace». Brevi clip continuano ad aggiungerne milioni di altre.

 

È stato ospite due volte dello Shawn Ryan Show, uno dei podcast più popolari su Spotify. L’episodio n. 285 (5 marzo 2026), una conversazione di quattro ore sul marchio della bestia e l’ascesa dell’Anticristo, ha totalizzato tra i 2,5 e i 4,1 milioni di visualizzazioni su YouTube. La seconda visita, il 23 luglio, con l’episodio n. 324, si attesta intorno ai 2,7 milioni di visualizzazioni; una singola clip di quell’episodio ha superato le 640.000 visualizzazioni. Considerando anche gli ascolti su Spotify, le sole apparizioni al programma di Ryan hanno permesso a Ripperger di raggiungere milioni di ascoltatori che non erano certo interessati a una dichiarazione della curia diocesana.

 

Sorprendentemente, Ryan ha detto a Tucker che, dopo aver parlato con Ripperger, è tornato alla fede cattolica.

 

Padre Ripperger, 61 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1997 per la Fraternità Sacerdotale di San Pietro, ha poi fondato i Padri Dolorani e presta servizio nell’arcidiocesi di Denver dal 2016. Dopo la morte, nel 2016, del capo esorcista di Roma, padre Gabriele Amorth, è diventato l’esorcista vivente più conosciuto nel mondo anglofono. I suoi libri – Preghiere di Liberazioni: Per Uso Dei Fedeli, Dominion , Verso una psicoterapia tomista. Argomenti di psicologia contemporanea alla luce del pensiero di Tommaso d’Aquino – hanno avuto un’ampia diffusione. I suoi interventi alle conferenze su Sensus Fidelium e canali correlati sono seguiti da anni.

 

L’arcivescovo Golka è stato nominato vescovo di Colorado Springs da Papa Francesco il 30 aprile 2021. Leone XIV lo ha nominato arcivescovo di Denver il 7 febbraio 2026, accettando le dimissioni dell’arcivescovo Aquila.

 

Chris Jackson, scrivendo su Hiraeth in Exile («La nomina di Golka da parte di Leone XIV: premiare un insabbiamento»), ha sostenuto che la promozione di Denver ha premiato Golka per aver rimosso il canonista che si era occupato del caso delle vittime di abusi a Chiclayo, in Perù, le quali accusavano Leone XIV di insabbiamento.

 

La cronologia degli eventi a Colorado Springs non è contestata. Monsignor Ricardo Coronado-Arrascue, vicario giudiziale e cancelliere sotto il vescovo Michael Sheridan e poi sotto Golka, si è dimesso nel maggio 2022 in seguito a un accordo che, sulla carta, lo lasciava sacerdote in regola. Nel giugno 2023 la diocesi ha emesso un precetto in merito a una non meglio specificata «grave accusa» e lo ha sospeso. Coronado ha poi citato in giudizio la diocesi e Golka per inadempimento contrattuale e diffamazione; le azioni civili sono state archiviate. Nel maggio 2024, dopo che Coronado era stato incaricato da alcuni denuncianti peruviani di abusi nel caso Chiclayo – la sede che Leone aveva guidato come vescovo Robert Prevost – Golka ha emesso un decreto che lo dichiarava oggetto di indagine canonica e gli proibiva di esercitare la professione di avvocato ecclesiastico.

 

Sotto la guida di Sheridan, la diocesi di Colorado Springs offriva due opzioni per la Messa tradizionale in latino: la parrocchia personale della FSSP dell’Immacolata Concezione, eretta da Sheridan, e una Messa del venerdì celebrata da Coronado presso la Cappella Paolina.

 

Dopo la rimozione di Coronado, non è stata trovata una sostituzione per quella Messa tradizionale, lasciando la Fraternità Sacerdotale San Pietro come unica opzione nella grande diocesi.

 

Don Ripperger ha espresso l’opinione – una credenza che sembra diffusa e persistente tra gli operatori dell’esorcistato, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) – secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.

 

 

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Persecuzioni

Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»

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Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.   Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.   Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.

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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.   Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.   Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.   Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.   Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.   L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.

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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.   In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.   Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.  

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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
Immagine di Herzi Pinki via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
 
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Vandalizzata statua della Madonna delle vette

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Una delle vette del bellunese, la Croda Granda — montagna appartenente alle Pale di San Martino nelle Dolomiti — è stata recentemente teatro di un atto sacrilego: una statua della Madonnina collocata sulla cima da oltre quarant’anni è stata divelta e gettata in un canalone. Assieme a lei anche due targhe commemorative dedicate ad alpinisti scomparsi sono state staccate e disperse chissà dove.

 

L’effigie della Madonna è stata poi fortunatamente individuata da due escursionisti a una quota inferiore e dovrà essere recuperata con un intervento alpinistico non semplice, in quanto il terreno risulta impervio e solo personale esperto può raggiungere quel luogo.

 

Secondo quanto riferito dal Comune di Gosaldo, gli accertamenti sul posto escluderebbero che la statua possa essersi staccata accidentalmente: sarebbe stata rimossa intenzionalmente dal suo ancoraggio.

 

«Chi sale in quota munito di attrezzi per distruggere ed eradicare i simboli delle nostre vette non è un escursionista», è la dura presa di posizione dell’amministrazione comunale, riportata da RadioPiù. Il Comune parla inoltre di una «profanazione lucida e senza senso».

 

La Croda Granda non è una meta raggiungibile per caso: arrivare a quell’altitudine richiede tempo, fatica e competenze alpinistiche. Ed è proprio questo l’aspetto che rende il gesto di difficile comprensione: qualcuno sarebbe arrivato fin lassù utilizzando appositi strumenti per rimuovere manufatti fissati alla vetta.

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C’è da aggiungere che questo è l’episodio più grave avvenuto finora nella zona, ma non l’unico, perché negli ultimi tempi si sono moltiplicati atti vandalici, furti e comportamenti pericolosi nei bivacchi.

 

Già anni fa, sempre nel bellunese, l’immagine della Beata Vergine è stata al centro di preoccupazioni per la presunta scomparsa, poi rivendicata da sedicenti ecologisti che pretendevano di non volere alcunché in vetta per preservare la natura. 

 

La domanda è: perché oltraggiare in tal modo l’immagine della Vergine Maria? Un gesto indegno, di totale mancanza di rispetto — non solo per la montagna e per i suoi valori — ma soprattutto per la fede verso la Madonna, icona di speranza e di pace per miliardi di fedeli in tutto il mondo.

 

Resta l’immagine più difficile da ignorare: quella di una statua che per anni aveva accolto chi raggiungeva quella vetta, strappata dal suo piedistallo per essere gettata decine e decine di metri giù per la parete.

 

Tali gesti, ahinoi, non sono nuovi: come scritto giorni fa su Renovatio 21, due giovani vandali sono stati arrestati in Corsica dopo aver distrutto una statua della Beata Vergine Maria. «È oltraggioso perché stanno profanando ciò che è più sacro», ha dichiarato ai media francesi don Thibault Lambert, parroco della parrocchia proprietaria della statua, che ha anche annunciato di aver presentato una denuncia formale.

 

Un uomo ha distrutto una statua della Vergine Maria in una chiesa parrocchiale del Queens, a Nuova York, che negli ultimi due anni ha subito diversi atti di vandalismo. Il criminale ha usato un martello per distruggere una statua della Beata Vergine Maria, decapitandola e facendola cadere dal piedistallo. La diocesi di Brooklyn ha affermato che si tratta del quarto atto di vandalismo nella chiesa di Santa Rita dal 2024.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso, nella cittadina francese di Guingamp, la statua della Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù, situata nella Basilica di Nostra Signora del Buon Soccorso, è stata vittima di un incendio doloso. Si è trattato di un altro atto di vandalismo anticristiano, commesso proprio nel giorno in cui la chiesa celebra la Natività della Vergine Maria.

 

Francesco Rondolini

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Immagine di Simo Räsänen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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