Persecuzioni
Violenze contro i cristiani indiani: la fede più forte del negazionismo del governo
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Proprio nei giorni in cui ricorrono i 14 anni dai pogrom in Orissa il ministero degli Interni ha presentato alla Corte Suprema un memorandum in cui definisce «falsità per ottenere intromissioni negli affari interni» le denunce sulle persecuzioni per mano dei fondamentalisti indù. La testimonianza di suor Meena che nel distretto di Kandhamal fu personalmente vittima: «Dio mi ha permesso di vedere la morte e vivere di nuovo. Sono accanto a chi soffre ancora oggi».
Il 23 agosto per i cristiani dell’Orissa è la Giornata di Kandhamal, in memoria delle drammatiche violenze subite nell’agosto del 2008, che provocarono oltre 100 morti e migliaia di sfollati.
La ricorrenza cade quest’anno in un contesto che – da mesi e da più parti in India – vede denunciare un nuovo preoccupante aumento degli attacchi da parte dei fondamentalisti indù. Una situazione talmente grave da aver portato l’arcivescovo di Bangalore mons. Peter Machado – insieme al National Solidarity Forum e alla Evangelical Fellowship of India – a presentare qualche settimana fa un’istanza alla Corte Suprema di New Delhi, affinché intervenga per fermare la «propaganda dell’odio» che alimenta gli attacchi ai luoghi di culto.
La petizione è in discussione e proprio in questi giorni ha visto il ministero degli Interni replicare con un proprio memoriale in cui nega del tutto il fenomeno, sostenendo che i ricorrenti «fanno ricorso a falsità e a documenti autocelebrativi» insieme a notizie di stampa che riportano in modo errato tali incidenti.
«L’appello – replica il governo Modi – denuncia attacchi ai cristiani basati su mere congetture. Sembra che ci sia un’agenda nascosta e obliqua nel presentare disordini in tutto il Paese, forse per ottenere assistenza dall’esterno e intromettersi negli affari interni della nazione».
La Corte Suprema ha rinviato la questione a una nuova udienza, in programma il 25 agosto. Ma il negazionismo del ministero degli Interni ha suscitato reazioni sdegnate tra i cristiani indiani.
«Questa risposta del governo centrale è a dir poco sconcertante – commenta ad AsiaNews il verbita padre Babu Joseph, già portavoce della Conferenza episcopale indiana (CBCI) – Uno sguardo anche solo superficiale non lascia alcun dubbio sull’ondata di attacchi ai cristiani e alle loro istituzioni in corso in tutto il Paese. E affermare che quanto riportato dai giornali e da altre fonti non è vero equivale a negare l’ovvio. Può darsi che alla base di alcuni singoli casi selezionati di atrocità ci possano essere ragioni diverse da quelle religiose, ma trattarli tutti come falsi significa chiudere gli occhi. Speriamo che la magistratura, nonostante le smentite ufficiali, vada alla radice di questi attacchi e rechi sollievo a quanti vedono i propri diritti costituzionali minacciati».
In questo contesto assume un significato ancora più importante la testimonianza che pubblichiamo qui sotto di suorMeena Barwa, la religiosa dell’Orissa personalmente vittima di uno stupro e delle violenze di 14 anni fa nel distretto di Kandhamal. Da allora instancabilmente racconta come sia stato possibile sopravvivere a quell’orrore, offrendo un perdono inseparabile dalla battaglia per la giustizia, affinché altri non si trovino a vivere ancora quanto lei ha patito.
Ho prestato servizio nel distretto di Kandhamal per due anni, condividendo la vita con la popolazione locale, aiutandola nella crescita, nello sviluppo e nell’autosufficienza.
A partire dal 23 agosto 2008, per quattro giorni, ho visto persone, tra cui bambini e donne, scappare nella foresta. Ho visto case cristiane nei villaggi date alle fiamme. C’ero anch’io tra coloro che hanno sofferto durante gli attacchi di violenza anticristiana senza precedenti del 2008 nel distretto di Kandhamal, in Orissa, che sono durati per mesi. Più di 100 persone sono state uccise, mentre migliaia hanno abbandonato le loro terre e le loro case per proteggere le loro vite.
Sono stata violata e fatta sfilare seminuda per strada da forze ostili ai cristiani. È stato un miracolo che io sia sopravvissuta a questa prova. Sono scampata alla morte e sono riuscita a sporgere una denuncia, il primo passo per aprire un’inchiesta alla polizia.
Le conseguenze della violenza sono state più terribili e difficili da affrontare.
Non ho parole per spiegare il trauma, il dolore fisico e i disturbi mentali che ho subito. Ho dovuto spostarmi da un posto all’altro per la mia sicurezza. Ho dovuto vivere sotto mentite spoglie, spostandomi da un luogo all’altro, nascondendo la mia identità. Ho perso il sonno, gli incubi mi perseguitavano ogni notte, la brutale violenza mi perseguitava di notte, ho cercato rifugio in 15 luoghi diversi in quell’anno. Sono stata costretta a rivivere il trauma durante il processo in tribunale, ho dovuto subire ripetutamente umiliazioni, intimidazioni, calunnie e torture mentali.
Negli ultimi 14 anni sono cambiate molte cose: ora sono laureata in legge e sono membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dell’Orissa.
I miei superiori, la mia comunità, i miei genitori e la mia famiglia mi hanno aiutato a lasciarmi alle spalle il dolore e le ferite e ad accettare la vita, dono di Dio, con gratitudine. Li annovero tra le numerose benedizioni ricevute da Dio. Sono stati angeli mandati ad aiutarmi affinché non mi crogiolassi nella miseria, ma risorgessi dal mio trauma e portassi speranza a molti. Vivo con gratitudine verso Dio che mi ha permesso di vedere la morte ma di vivere di nuovo. Dio mi ha dato un senso, mi ha riempito di ottimismo e di un atteggiamento positivo. Sono diventata grata.
Ho sperimentato la protezione di Dio in tutti questi 14 anni. Mi ha aiutato ad abbandonare completamente la mia vita nelle sue mani. Dio è totalmente buono. Sì, è la mia forza (Isaia 12:2). Ho vissuto 14 anni di fedeltà e amore di Dio.
Per molti a Kandhamal questi 14 anni continuano a essere segnati da ingiustizia, dolore e rottura.
Tuttavia, come cristiana ancora una volta parlo di perdono a coloro che ci hanno inflitto dolore. Guardiamo a Gesù, il nostro Maestro eterno, che dalla croce ci ha mostrato la via del perdono. Perdoniamo e siamo diventati liberi da ferite, paure, vergogna, umiliazioni, rabbia, insicurezza, frustrazione. Non rimuginiamo più sul male. Lottiamo per la giustizia perché vogliamo fermare tutti gli episodi di violenza nella nostra società e promuovere la giustizia.
Ci rallegriamo di aver compreso meglio il significato della vita, di avere coraggio, di vivere con dignità, di vivere questa vita con amore e rispetto, di aver capito che siamo figli di Dio e uguali davanti a Lui, di vivere la vita con compassione e misericordia.
In occasione della Giornata di Kandhamal rendo omaggio a quanti hanno sacrificato la loro vita durante la violenza.
La mi vicinanza va a quanti stanno ancora lottando a causa della violenza; sì, sono con loro e per loro. Lo dico con convinzione oggi: la mia esperienza è che l’amore di Gesù è più grande dell’odio che ho sperimentato. La pace di Gesù è più grande dell’ansia e della paura.
L’armonia che sperimento in Gesù è più grande della mia amarezza. Gesù è la mia speranza nella disperazione. Il conforto di Gesù è più grande dei miei dolori. Gesù rispetta la mia vergogna, Gesù onora la mia umiliazione.
La sua guarigione è più grande delle mie ferite e dei miei traumi. La sua giustizia è più grande di ogni ingiustizia che devo affrontare.
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
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Immagine da YouTube; modificata
Persecuzioni
Il cardinale Pizzaballa piange la morte delle donne cattoliche uccise da un raid aereo israeliano
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha espresso le sue «più sentite condoglianze» alle famiglie di due donne cattoliche uccise da un raid aereo israeliano su un condominio a Gaza nelle prime ore di sabato mattina. Lo riporta LifeSite.
La signora Maysa Abu Daoud e la figlia, la signora Mary al-Najjar, rientrano tra almeno dieci palestinesi uccisi negli ultimi tre giorni, secondo fonti ritenute attendibili del Ministero della Salute di Gaza, mentre l’esercito israeliano continua a violare in modo reiterato il presunto accordo di «cessate il fuoco» sostenuto dagli Stati Uniti, firmato quasi un anno fa. Nello stesso arco di tempo almeno cinque palestinesi sono morti per le ferite di attacchi precedenti; il recupero di un corpo dalle macerie porta a sedici il bilancio dei morti in tre giorni.
Le due donne sono state uccise quando le bombe israeliane hanno colpito senza preavviso, intorno all’1:30, l’edificio in cui vivevano. I funerali si sono svolti sabato nella chiesa ortodossa di San Porfirio a Gaza. Secondo Middle East Eye, alloggiavano presso la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza City prima di trasferirsi di recente nel condominio colpito. Il figlio di Mary, Fuad, quattordicenne, si trovava altrove con il padre al momento dell’esplosione.
«La forza dell’esplosione ha scaraventato mia madre contro il muro e mia nonna è stata avvolta dalle fiamme dopo che il missile ha colpito la casa», ha raccontato l’adolescente a Middle East Eye. «Oggi ho perso la persona più preziosa della mia vita. Non ci sono parole per descrivere come mi sento».
Rispondendo al fatto con «profondo dolore e tristezza», il cardinal Pizzaballa ha parlato a nome di tutta la Chiesa cattolica in Terra Santa, porgendo «le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e alla comunità cristiana di Gaza, pregando che il Signore conceda loro conforto, forza e consolazione in questo momento di dolore».
Papa Leone XIV ha inviato una lettera a padre Gabriele Romanelli, parroco della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, assicurando preghiere per Maysa e Mary, insieme alle «loro famiglie» e all’«intera comunità di Gaza». «Fino a quando, o Signore?» ha chiesto il papa, richiamando Abacuc 1,2, prima di ringraziare il sacerdote per essere rimasto con la sua comunità e per aver impartito la benedizione.
«El Señor me lo dio, el Señor me lo quitó: ¡bendito sea el nombre del Señor!» (Job 1,21)
Funeral de Maysa Khader Abu Daoud, y de su hija, Mari Hafez Abu Daoud. https://t.co/aCu9DntCsd
— P. Gabriel Romanelli (@PGabRomanelli) October 5, 2026
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L’uccisione dei cristiani «non è maggiore né più terribile» della morte di altri palestinesi. Negli ultimi tre anni diversi attacchi israeliani contro la piccola comunità cristiana di Gaza hanno provocato la morte diretta di 25 persone, su 62 decedute, alcune anche per mancanza di medicinali o di cure adeguate.
Dopo l’attacco diretto dei carri armati israeliani del luglio 2025 alla chiesa della Sacra Famiglia, dove si erano rifugiate centinaia di persone — tre morti e circa dieci feriti, tra cui il parroco —, il Patriarcato latino di Gerusalemme aveva condannato l’azione e precisato che uccidere cristiani non è più grave che uccidere connazionali musulmani innocenti o altri palestinesi di religione diversa.
«Questa tragedia non è più grande o più terribile delle tante altre che hanno colpito Gaza», ha affermato la Chiesa cattolica locale. «Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi. Morte, sofferenza e distruzione sono ovunque».
Gli attacchi a Gaza, dopo il 7 ottobre 2023, può essere equiparato a oltre tredici bombe atomiche e indica più di 371.000 morti stimati. Forse per una cultura che inculca nella popolazione un’aggressività razziale letale contro gli arabi, le operazioni contro la Striscia occupata da Israele avrebbero impiegato, nei soli primi due anni, oltre 200.000 tonnellate di esplosivo, potenza paragonata a quella di oltre tredici bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Gli attacchi avrebbero lasciato distrutto più del 90 per cento dell’enclave.
Dall’ottobre 2023 Israele ha ucciso direttamente almeno 74.228 palestinesi a Gaza, di cui circa 22.000 bambini, e ferito almeno 175.188 persone, tra cui oltre 10.000 bambini che hanno perso almeno una gamba. Le cifre includono almeno 1.454 palestinesi uccisi (324 bambini, 140 donne, 38 anziani) e 5.090 feriti dall’esercito israeliano dopo la firma del cosiddetto cessate il fuoco nell’ottobre 2025. Altri 10.000 risulterebbero dispersi e si presume siano morti sotto le macerie. Un’analisi presentata in uno studio pubblicato su Lancet nel luglio 2024 stima in modo prudente il totale dei morti, comprese le vittime indirette per fame, mancanza di medicinali o di cure, in 371.140, di cui 163.301 bambini.
Come riportato da Renovatio 21, secondo statistiche il 75% israeliani ebrei convinti che «a Gaza non ci siano innocenti», rabbini che incitano i giovani soldati a «uccidere tutti» i bambini palestinesi e giovani israeliani ebrei che abbracciano tale ideologia, testimonianze di ampi gruppi di medici volontari americani a Gaza avrebbero confermato la pratica regolare di colpire i bambini palestinesi con cecchini alla testa e al cuore. Tali resoconti sarebbero corroborati da confessioni di soldati israeliani che hanno ucciso minori.
Il governo statunitense continua a fornire un sostegno pressoché incondizionato a Israele e al suo esercito, anche dopo che Trump ha annunciato a fine luglio un accordo di disarmo con Hamas, respinto esplicitamente dal primo ministro Benjamin Netanyahu. I funzionari israeliani ribadiscono l’intenzione di «portare a termine il lavoro» per espellere la popolazione palestinese da Gaza. Parlando con Middle East Eye, il figlio di Mary, Fuad, ha detto che «l’occupazione israeliana non fa distinzione tra cristiani e musulmani» nell’aggressione contro i palestinesi. «Siamo tutti a rischio di essere uccisi a Gaza. Non so se sarò ancora vivo dopo questa intervista».
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Persecuzioni
Chiesa ortodossa canadese con opere d’arte inestimabili distrutta da un incendio
🚨 BREAKING: Church goes up in flames in Meadow Lake, Saskatchewan, hours after Truth and Reconciliation Day.
City officials and the fire chief have confirmed the fire. Cause not yet released. pic.twitter.com/Pd8D3iDcm0 — Efrain Flores Monsanto 🇨🇦🚛 (@efloresmonsanto) October 1, 2026
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Persecuzioni
Colombia, la FSSPX lasciata fuori dalla basilica di Chiquinquirá
Giunti in pellegrinaggio alla Madonna di Chiquinquirá, patrona della Colombia, i fedeli della Fraternità San Pio X non sono potuti entrare nella basilica per rinnovare anche quest’anno la consacrazione della Casa Autonoma dell’America Centrale e dei Caraibi.
Il pellegrinaggio annuale della Fraternità San Pio X a Chiquinquirá si è svolto il 26, 27 e 28 settembre 2026. Due giorni prima del loro arrivo al santuario, la Fraternità era stata informata che sarebbe stato loro negato il permesso di rinnovare la consacrazione all’interno della basilica. Domenica 28 settembre, dopo la Messa e la processione, i pellegrini si sono riuniti sulla scalinata della basilica, dove padre Ezequiel Rubio, Superiore della Casa Autonoma, ha rinnovato la consacrazione.
Questo divieto segna una rottura con gli anni precedenti. Nel luglio 2023, con l’accordo delle autorità ecclesiastiche locali, la Fraternità aveva ottenuto l’autorizzazione a celebrare una Messa solenne all’altare maggiore della basilica, davanti all’immagine miracolosa della Madonna di Chiquinquirá. Circa 700 fedeli avevano partecipato.
Nel 2024 e nel 2025, nella basilica si continuavano ancora a celebrare messe della Fraternità. Il rifiuto giunge quindi quest’anno, dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026, rese necessarie per garantire la continuità del ministero della Fraternità, e le sanzioni ingiustamente comminate in seguito a tali consacrazioni.
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Esortazione di don Ezequiel Rubio FSSPX
Cari pellegrini,
siamo giunti alla casa di nostra Madre. Siamo giunti alla Basilica di Nostra Signora di Chiquinquirá per rinnovare la consacrazione della Casa Autonoma dell’America Centrale e dei Caraibi al Cuore Materno di nostra Madre, Maria.
Quest’anno, però, non celebreremo questa consacrazione all’interno, bensì all’esterno. Quest’anno la celebreremo qui, su questi gradini. Non per preferenza, non per desiderio di innovazione, non perché vorremmo cambiare qualcosa. La celebreremo qui fuori perché non ci è permesso entrare.
Nonostante i nostri migliori desideri, l’autorità competente del luogo ci ha negato il permesso persino di avvicinarci ai piedi di nostra Madre per rinnovare questa consacrazione.
Abbiamo ricevuto questo rifiuto solo due giorni fa. Abbiamo quindi colto l’occasione per rispondere al Vescovo e al parroco locale, per esprimere la nostra sorpresa, la nostra tristezza e le ragioni per cui non condividiamo questa decisione.
Oggi, che la gerarchia ama proclamare l’apertura, e tutti voi lo sapete bene quanto me; oggi, che sentiamo dire che siamo in una Chiesa aperta, una Chiesa che ascolta, una Chiesa disposta ad accompagnare e non a condannare; oggi, che siamo in una Chiesa che ora si definisce «sinodale», questo stesso discorso sembra applicarsi a tutti tranne che alla Fraternità.
E perché? Qual è il motivo? Qual è la nostra colpa? Qual è la ragione? Aderire pienamente, completamente alla nostra santa fede cattolica, apostolica e romana.
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Oggi, che sentiamo con tanta tristezza la proliferazione di errori ed eresie; oggi, mentre la dottrina diventa più umana che divina, mentre la morale diventa relativa, piena di princìpi soggettivi e umani; oggi, mentre la liturgia viene desacralizzata, mentre la liturgia si innova, riceve l’inculturazione; oggi, mentre la struttura stessa della Chiesa appare così disgiunta; Noi che desideriamo difendere la nostra Santa Madre Chiesa, noi che desideriamo preservare questa fede, questa morale, questa liturgia millenaria e questa disciplina ecclesiale, veniamo respinti, screditati, condannati, etichettati, come abbiamo scritto al Vescovo nella lettera che gli abbiamo inviato di recente.
Le porte della Basilica di Chiquinquirá, chiuse per noi, sono ben diverse dal Cuore Immacolato e materno di Maria. Le porte saranno chiuse, ma il Cuore Immacolato rimane aperto ai suoi figli. Noi che siamo figli della Vergine, noi che siamo figli della Chiesa, oggi ci troviamo fuori.
Ma questo non dovrebbe alimentare il risentimento, bensì farci crescere: crescere in questo amore per la Chiesa, crescere in questo spirito di perseveranza sul cammino tracciato per noi dal nostro amato fondatore, mons. Lefebvre.
Questo non dovrebbe scoraggiarci; al contrario. Dobbiamo offrire questo sacrificio, dobbiamo offrire questa persecuzione, dobbiamo offrire questo rifiuto per la Chiesa, per la salvezza delle anime.
Tertulliano disse, parlando dei martiri, che essi erano il seme dei cristiani. Ebbene! Questi sono i martiri fisici, coloro che hanno versato il proprio sangue… noi, che dobbiamo sopportare questo martirio morale ricevendo ingiuste critiche, offriamolo affinché la nostra Madre in Cielo ci benedica, benedica le nostre famiglie, benedica i nostri figli, moltiplichi le vocazioni, moltiplichi le famiglie cristiane.
E allora, perché non essere ancora più numerosi l’anno prossimo?
Possa il ricordo di questa Messa celebrata qui, sotto questo grande tendone, e della processione che abbiamo appena concluso, sostenere in noi questo fervore, questo desiderio di perseverare.
E perché no? E perché non conservare, qui, in questa terra di Chiquinquirá, un ricordo vivido di questo evento, per tutti coloro che hanno potuto assistere a queste benedette consacrazioni episcopali? Ora ci inginocchieremo per rinnovare la consacrazione alla Beata Vergine davanti all’immagine della nostra Beata Madre.
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Atto di Consacrazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X alla Madonna di Chiquinquirá
O Vergine di Chiquinquirá, eccoci qui oggi, prostrati con fiducia davanti alla tua santa immagine.
Mentre il diavolo attacca incessantemente la Chiesa e la società per distruggere il Cristianesimo, noi crediamo e professiamo che troveremo in te consolazione nei nostri dolori e forza nelle terribili battaglie che dobbiamo affrontare ogni giorno contro di lui, contro noi stessi e contro il mondo.
Prostràti ai tuoi piedi, veniamo a consacrarti l’apostolato della Casa Autonoma dell’America Centrale e dei Caraibi della Fraternità San Pio X, in particolare in queste terre colombiane, affinché sia interamente tuo.
Rendilo un baluardo contro gli errori che si diffondono nel mondo, una fonte inesauribile di grazie e benedizioni, e una dimora di santità.
Accogli sotto la tua protezione il suo Superiore, i sacerdoti che vi svolgono il loro apostolato e i loro fedeli.
Regni ovunque l’unità nella carità e nella verità. A te affidiamo anche tutte le nostre preoccupazioni spirituali e temporali.
Desideriamo affidarci e consacrarci a te, noi che siamo figli ed eredi spirituali del nostro venerato ed eroico fondatore, l’Arcivescovo Marcel Lefebvre, e membri della sua opera, consapevoli di essere solo una piccolissima, infinitesimale parte della Santa Chiesa Cattolica, Corpo Mistico di Cristo, ma al tempo stesso consapevoli di portare la fiaccola della fede e il faro della Tradizione, fonti di vera restaurazione.
In questi tempi in cui il mondo, e in particolare la Chiesa, soffre di una crisi e di uno smarrimento senza precedenti, affidiamo a Te tutti coloro che un tempo hanno beneficiato del nostro apostolato ma che, purtroppo, se ne sono allontanati, chiedendo che rimangano nella grazia di Dio.
Sacro Cuore di Gesù, desideriamo consacrare a Te anche le nostre famiglie, affinché rimangano fedeli ai princìpi della Chiesa Cattolica, alla nostra patria e alle nostre tradizioni.
Benedici padri e madri, mariti e mogli nel loro lavoro.
A Te affidiamo gli adolescenti e i giovani, affinché in ogni fase della loro vita sappiano rivolgersi alla Tua protezione per preservare la virtù e la fede.
A Te affidiamo i bambini, affinché conservino sempre la loro innocenza e docilità.
A Te affidiamo gli ammalati, affinché trovino in Te, se non la guarigione, almeno sollievo e la grazia di una profonda conversione.
Affidiamo a Te gli anziani, affinché nel crepuscolo della loro vita non manchi loro il sostegno della Tua forza.
Infine, Ti supplichiamo per tutti coloro che ci hanno preceduto e che hanno chiuso gli occhi al tempo, affinché tu li apra all’eternità, e possano presto godere di riposo, luce e pace.
Infine, eleviamo le nostre preghiere per le nostre patrie, affinché Tu le preservi dalle leggi ingiuste che provocano l’ira divina.
Che sorga nelle nostre famiglie una generazione zelante per la fede cattolica, affinché le nostre terre tornino a essere cristiane.
La nostra Casa autonoma è ora, o Regina di Colombia, Tua proprietà.
Custodiscila nell’unità e nella santità.
Che sia un ramo vivo e fecondo della Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana.
Rialzaci se cadiamo, ravviva la nostra carità se si raffredda e preserva la nostra volontà di servire Tuo Figlio e la Chiesa.
E, rafforzati dal nostro titolo di apostoli di Gesù e Maria, o Madre Corredentrice, promettiamo di lavorare fino all’ultimo respiro per la restaurazione di ogni cosa in Cristo e per il glorioso trionfo del tuo Cuore Addolorato e Immacolato.
Accetta, o Madre nostra, questa consacrazione, affinché un giorno, in Paradiso, possiamo, con tutta la famiglia della Tradizione e gli angeli, cantare le tue lodi.
Viva il Cuore Immacolato di Maria!
Viva il Sacro Cuore di Gesù!
Viva Cristo Re!
Messa della Fraternità Sacerdotale San Pio X nella Basilica di Nostra Signora di Chiquinquirá il 21 luglio 2024.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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