Persecuzioni
Chiesa assira distrutta dalle bombe turche nel nord-est della Siria
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Colpito il villaggio di Tel Tamr, gravi danni alla chiesa di Mar Sawa, già nel mirino dell’ISIS nel 2015. Danni anche alle abitazioni e alle infrastrutture dell’area. Vescovo accusa: violenze frutto delle «ambizioni espansionistiche» di Ankara che vuole «svuotare la regione dei cristiani».
L’esercito turco ha colpito il villaggio cristiano assiro di Tel Tamr, nel governatorato siriano di Hassaké, nel nord-est in un’area a maggioranza curda, distruggendo una chiesa.
Già in passato le operazioni militari oltre-confine sferrate da Ankara contro i curdi – almeno questa la motivazione ufficiale – avevano causato vittime e danni anche fra i cristiani in Siria e Iraq.
Uno degli ultimi episodi risale ad aprile, quanto un raid lanciato nell’ambito dell’operazione di primavera «Claw Lock» ha causato una vittima fra i cristiani [un assiro di 26 anni di nome Zaya] e la distruzione di case e chiese. Ed è forte il timore che le politiche del presidente turco Recep Tayyip Erdogan possano provocare ulteriori danni e devastazioni.
Attivisti e pagine social hanno rilanciato immagini e video dell’ultimo attacco contro i cristiani in Siria da parte dell’esercito turco, avvenuto il 30 maggio scorso nel silenzio dei media e della comunità internazionale.
Secondo alcune testimonianze, le forze turche e fazioni siriane vicine ad Ankara del Syrian National Army (SMA) hanno colpito il villaggio di Tel Tamr, causando danni materiale alla chiesa di Mar Sawa, già nel 2015 colpita dai miliziani dello Stato islamico (SI, ex Isis) durante il sequestro di 250 cristiani dai villaggi di Khabur.
Alcune fonti locali parlano di pesanti danni alle abitazioni, investite dal «bombardamento indiscriminato».
Colpita anche la rete elettrica della zona, oltre alla vegetazione e alle strade, alcune delle quali impraticabili. Mar Maurice Amseeh, arcivescovo siro-ortodosso di Jazira e dell’Eufrate, definisce le operazioni turche frutto di un «ambizioni espansioniste» oltre il confine, con lo «scopo» di «svuotare la regione dei cristiani».
Egli ha lanciato un appello perché le chiese – e i luoghi di culto in generale – siano risparmiami dal conflitto.
Nel nord-est della Siria, nell’area che confina con Turchia e Iraq, si è registrato negli ultimi anni un progressivo svuotamento della componente cristiana, causato dalle violenze dei jihadisti dell’ISIS prima e dall’esercito turco oggi.
Le campagne di Tel Tamr, meglio noto come il bacino di Khabur, un tempo accoglievano più di 12mila persone distribuite su 32 villaggi.
Secondo le stime attuali il numero è calato a circa un migliaio di persone. In queste settimane l’area è oggetto di pesanti e quotidiani bombardamenti dei turchi, che hanno alimentato ancor più il panico fra i residenti.
L’escalation militare giunge in un periodo di crescente malcontento tra i turchi per l’impennata del tasso di inflazione e l’aumento dei prezzi, in particolare per vitto e alloggio.
Una operazione di primavera, come avvenuto in passato, era ampiamente preventivata anche dagli stessi membri del Pkk (il Partito curdo dei lavoratori), ma la sua portata è vista da molti come un tentativo di Erdogan – unito all’attivismo sul piano internazionale – di distrarre l’opinione pubblica dalle crescenti difficoltà economiche interne.
Altri ancora pensano sia un modo per alimentare malanimo verso i curdi e il partito democratico filo-curdo HDé, che lotta in questa fase contro una possibile chiusura per l’accusa di (presunti) legami col PKK.
In una nota un portavoce definisce «ipocrita» lanciare una offensiva contro civili nel Kurdistan mentre Ankara vuole mediare da protagonista la pace fra Mosca e Kiev, per guadagnare consenso interno e internazionale.
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Immagine da Facebook
Persecuzioni
Impedito di venerare le reliquie dei martiri canadesi ai pellegrini FSSPX
Ai sacerdoti della Fraternità di San Pio X (FSSPX) e ai pellegrini laici che li accompagnavano è stato impedito di entrare nella chiesa del Santuario dei Martiri Canadesi e di venerare le reliquie ivi custodite, per ordine dell’Arcidiocesi di Toronto. Lo riporta LifeSite.
I pellegrini sono stati costretti a celebrare la messa in un campo vicino al santuario, a Midland, in Ontario. La FSSPX organizza ogni anno un pellegrinaggio al santuario in prossimità della tradizionale festa dei Martiri Canadesi, il 26 settembre. Quest’anno, però, dopo la scomunica dichiarata dal Vaticano ai vescovi della FSSPX in seguito alle consacrazioni episcopali della Fraternità a luglio, molti membri del clero e laici cattolici considerano la FSSPX in scisma.
Ad esempio, il cardinale Gérald Lacroix, arcivescovo del Quebec, in una lettera ai fedeli laici del 20 luglio ha affermato che qualsiasi «permesso» concesso alla Fraternità Sacerdotale San Pio X «nella speranza di una comunione piena, efficace ed emotiva… non ha più ragione di esistere». Ha dichiarato che i sacerdoti e i fedeli della Fraternità San Pio X non possono celebrare Messe né svolgere alcuna funzione liturgica nelle chiese o cappelle dell’arcidiocesi.
Il superiore della FSSPX ha detto: «Abbiamo detto la verità al Papa» prima delle consacrazioni. Il canonista padre Gerald Murray ha osservato che il documento vaticano che pronuncia le scomuniche non ha effetto legale nell’escludere dalla comunità i sacerdoti o i laici della Fraternità Sacerdotale San Pio X che partecipano alle loro Messe.
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Inoltre, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha presentato un ricorso canonico preliminare contro il decreto di scomunica emesso dal Vaticano il 2 luglio, che ne sospende l’efficacia ai sensi del diritto canonico.
Il divieto di accesso della Fraternità Sacerdotale San Pio X al santuario dei Martiri è l’ultimo di una serie di provvedimenti volti a escludere la Fraternità dalle chiese gestite dalle diocesi. All’inizio di quest’anno il vescovo Daniele Salera della diocesi di Ivrea, in Italia, aveva impedito a un gruppo di pellegrini guidato da sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X di accedere al santuario della Madonna Addolorata nei pressi di Torino.
In agosto il vescovo Jean-Marc Micas di Tarbes e Lourdes ha vietato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di celebrare messe, sacramenti e preghiere pubbliche all’interno del Santuario di Nostra Signora di Lourdes. Il vescovo ha anche accolto apertamente musulmani, indù e buddisti. L’anno scorso un pellegrinaggio congiunto musulmano-cattolico a Lourdes è stato organizzato da un gruppo ecumenico chiamato «Insieme a Maria».
Anche a un gruppo di pellegrini della Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato negato questo mese il permesso di pregare pubblicamente nella Basilica di San Francesco ad Assisi, mentre ebrei, musulmani, indù, protestanti e altri non cattolici potranno entrare nella stessa basilica per commemorare il famigerato incontro di Assisi del 1986.
All’inizio di questo mese anche il vescovo Wilhelm Krautwaschl di Graz-Seckau, noto per le sue posizioni a favore della comunità LGBT, ha impedito alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accedere alla Basilica di Mariazell per la recita pubblica annuale del Rosario, nonostante una storia di maggiore apertura nei confronti dei gruppi omosessuali e musulmani.
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Immagine di Olchikdi via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Persecuzioni
Cantante New Age si esibisce in un «concerto rituale» sciamanico in una chiesa medievale spagnola
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Persecuzioni
Ucraino accoltella cinque persone in un convento polacco
Un uomo ucraino ha accoltellato cinque persone in un convento cattolico nel Sud-Est della Polonia. Lo ha riportato la polizia locale.
L’aggressione è avvenuta intorno alle 9:30 di giovedì mattina in una chiesa dell’abbazia delle suore benedettine a Jarosław, nella regione della Podkarpackie, al confine con l’Ucraina. I la stampa del posto riferito che il clero si stava preparando alla messa quando l’attentatore ha colpito.
Le vittime sono quattro uomini e una donna, ha comunicato la polizia su X, precisando che tre uomini hanno riportato ferite gravi. Il portale Interia ha identificato le vittime come tre sacerdoti e due laici.
La stampa locale, citando fonti di polizia, hanno scritto che una delle vittime, un ecclesiastico, è morta, mentre altre due si trovano in condizioni critiche.
W czwartek przed południem na ul. Benedyktyńskiej w Jarosławiu na Podkarpaciu 31-letni mężczyzna ranił nożem czerech mężczyzn i kobietę.
Jedna z ranionych osób zmarła. Sprawca został zatrzymany, poszkodowani trafili do szpitala.
Stan dwóch osób przebywających w miejscowym… pic.twitter.com/4DrP2IC8dF
— Polska Agencja Prasowa/Polish Press Agency (PAP) (@PAPinformacje) September 24, 2026
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Il presunto aggressore, un cittadino ucraino di 31 anni, è stato bloccato sul posto. Secondo le prime indagini riportate dalla stampa polacca, si ritiene che abbia usato un coltello da cucina. Gli inquirenti non hanno ancora stabilito il movente.
L’episodio si inserisce in un netto peggioramento dell’atteggiamento dei polacchi verso i rifugiati ucraini. Un rapporto di luglio dell’istituto di sondaggi CBOS ha rilevato che, per la prima volta da quando monitora il tema, la maggioranza dei polacchi è contraria all’accoglienza dei rifugiati: il 52% si oppone e il 42% è favorevole. Il sostegno era al 94% poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.
Varsavia ha anche iniziato a ridurre alcune delle misure speciali introdotte per gli ucraini dopo il 2022. All’inizio di quest’anno la Polonia ha chiuso il sistema separato di sostegno ai rifugiati, inserendo gli ucraini nel regime generale per gli stranieri sotto protezione temporanea e limitando l’accesso ad alcuni benefici.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio aveva dimostrato che il 2024 aveva visto un record di matrimoni tra polacchi e donne ucraine.
Secondo i dati CBOS pubblicati a settembre, la quota di polacchi che ritiene possibile una riconciliazione con gli ucraini è scesa al minimo storico del 53%, mentre il 38% la considera impossibile. Il sondaggio è stato realizzato in un clima di controversie storiche ancora aperte, in particolare sui massacri di polacchi in Volinia durante la Seconda guerra mondiale e sull’eredità dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).
Come riportato da Renovatio 21, in settimana il capo dell’opposizione polacca Jaroslav Kazynski ha dichiarato che per trascinare la Polonia in guerra con la Russia il presidente ucraino Zelens’kyj aveva addirittura messo sul piatto la possibilità di formare un unico Stato-crasi di Kiev e Varsavia.
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Immagine di Emde-project via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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