Razzismo
I bianchi esclusi da un teatro di Londra
Ai bianchi è stato detto di non assistere a due imminenti spettacoli di un’opera teatrale sul razzismo e la sessualità nel West End di Londra. L’ufficio del primo ministro Rishi Sunak ha condannato la mossa come «sbagliata e divisiva».
Scritto da Jeremy O’Harris, che è nero, Slave Play debutta al Noel Coward Theatre di Londra a giugno e durerà fino a settembre. Due rappresentazioni dello spettacolo – il 17 luglio e il 17 settembre – sono annunciate come serate «Black Out», i cui biglietti saranno venduti solo a un «pubblico che si identifica completamente con i neri».
«L’idea di una serata Black Out è dire che questa è una notte in cui invitiamo specificamente le persone di colore a riempire lo spazio, a sentirsi al sicuro con molte altre persone di colore in un luogo dove spesso non si sentono al sicuro», ha dichiarato lo Harris alla BBC.
Nonostante abbia chiesto esplicitamente solo ai neri di assistere agli spettacoli, Harris ha poi affermato che «nessuno sta dicendo che invitando il pubblico nero qui [i bianchi] non saranno invitati».
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Il giorno seguente, in un apparente ripensamento, Harris ha scritto su Twitter che i neri «possono portare i loro amici o amanti bianchi se lo desiderano».
L’ufficio del premier Sunak, che è indiano, ha tuttavia condannato il piano. «Chiaramente, limitare il pubblico sulla base della razza sarebbe sbagliato e creerebbe divisioni», ha detto giovedì un portavoce del primo ministro. Alla domanda della BBC se il governo prenderebbe in considerazione la possibilità di togliere i finanziamenti pubblici ai teatri che praticano tale discriminazione, il portavoce non ha offerto una risposta definitiva sì o no.
«È una dichiarazione di principio che chiaramente le arti dovrebbero essere inclusive», hanno detto. «E penso che particolari contribuenti si aspetterebbero che ciò avvenga soprattutto quando sono coinvolti finanziamenti pubblici».
Slave Play racconta la storia di tre coppie interrazziali che si dedicano a fantasie sessuali dell’era degli schiavi per salvare le loro relazioni. Lo spettacolo teatrale debuttato a Broadway nel 2019 ottenendo recensioni entusiastiche da parte della critica di sinistra e 12 nomination ai Tony Award, ma è stato ferocemente criticato dai conservatori, con la scrittrice americana Peachy Keenan che lo ha definito «il più grande pezzo gay di spazzatura razziale mai concepito».
Il Noel Coward Theatre non è la prima istituzione britannica a subire reazioni negative per aver ospitato un evento «Black Out».
L’estate scorsa, il Theatre Royal Stratford East di Londra è stato criticato per aver raccomandato ai bianchi di non assistere a due spettacoli di «Tambo & Bones» del drammaturgo americano Dave Harris.
Il commissario per la polizia e la criminalità del Bedfordshire Festus Akinbusoye, il primo uomo di colore a ricoprire la sua carica, ha descritto l’evento come un «errore» che «crea un brutto precedente».
Gli eventi proibiti ai bianchi si moltiplicano in tutta l’anglosfera, anche a livello istituzionale.
Come riportato da Renovatio 21, si è scoperto che il sindaco di Boston, di origine cinese, organizza, in un vero revival dell’apartheid ma in senso rovesciato, party natalizi «bianchi esclusi». La legalità di simili eventi nel contesto americano, trattandosi di emanazioni della cosa pubblica, è discussa, ma i neorazzisti avanzano comunque con le loro gozzoviglie teatrali, politiche o festaiole che siano.
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Ben-Gvir come i nazisti: «ci sono persone che non meritano di vivere»
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E l’avvocato israeliano disse: la vita di un ebreo vale 10 milioni di palestinesi
Un avvocato israeliano legato a coloni della Cisgiordania, Yehuda Shimon, ha rilasciato dichiarazioni controverse in un’intervista alla BBC all’inizio di agosto 2026, dopo una sparatoria mortale vicino all’avamposto di Havat Gilad che ha ucciso due israeliani, incluso un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane.
Le sue parole stanno facendo il giro della rete, scatenando indignazione e prese di coscienza. Dopo l’uccisione di un israeliano, lo Shimon ha dichiarato che «dobbiamo uccidere tutte le persone di Tal, Sarra, anche Jit e Farata», cioè villaggi palestinesi vicini.
«Una vita ebraica vale 10 milioni» di vite palestinesi» ha detto l’avvocato dei coloni.
Alla domanda se suonasse razzista, ha risposto: «Sì, lo so. Ma questa è la verità, perché Dio ci ha scelti. Per questo siete gelosi».
Israeli lawyer Yehuda Shimon has sparked a viral debate after calling for the complete genocide of the survivors in Gaza because he says one Jewish life is equivalent to 10 million Palestinians.
“That just sounds racist.”
“Yes, I know.” https://t.co/0IiliidFg5 pic.twitter.com/lZpPNgBWhk
— Alex Jones (@RealAlexJones) August 2, 2026
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Le affermazioni nazi-giudaiche dell’avvocato sono state riportate dal Jerusalem Post, dalla BBC e da altri organi di stampa e hanno suscitato forti reazioni. Lo Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi e parla da posizioni estreme di coloni religiosi.
Riguardo alla questione della legge, ha dichiarato esplicitamente che, nonostante sia avvocato, l’unica legge che conta per lui è la Bibbia – e quindi non quella israeliana né il diritto internazionale.
Nella stessa intervista, ha criticato l’esercito israeliano perché, secondo lui, «non uccide i palestinesi, li separa solo» quando ci sono scontri con i coloni. Sui palestinesi della Cisgiordania ha indicato tre opzioni: 1) Accettare il dominio israeliano e vivere quietamente sotto di esso; 2) Emigrare volontariamente in altri paesi arabi/musulmani; 2) Se non accettano né se ne vanno: «Se non volete fare la pace con noi e non volete andarne, non ho scelta: devo uccidervi, e vi uccido tutti».
Queste dichiarazioni sono state fatte all’interno dell’avamposto di Havat Gilad, a pochi giorni dalla sparatoria del 24 luglio 2026 che aveva causato morti da entrambe le parti. Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi.
Il suprematismo ebraico ha basi religiose che affondano nel concetto biblico di «popolo eletto» (am segulah), presente nel libro del Deuteronomio (7,6 e 14,2). Secondo questi passi Dio sceglie Israele come popolo particolare. Alcune correnti, soprattutto all’interno del sionismo religioso radicale e di gruppi come quello ispirato a Meir Kahane 0 il maestro del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, il cui partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere Ebraico» è la continuazione del movimento kanahista – leggono questa elezione in senso gerarchico: una vita ebraica avrebbe valore superiore e il popolo ebraico avrebbe diritti esclusivi sulla Terra di Israele, vista con confini che spaziano per tutto il Medio Oriente (la teoria del «Grande Israele»).
Sul piano ideologico, tali visioni si combinano con rivendicazioni territoriali assolute e con l’idea che la legge divina (Torah) prevalga su quella internazionale o statale. Espressioni di questo tipo emergono periodicamente in ambienti di coloni – e non solo – dove si sostiene che una vita ebraica valga molteplici vite non-ebraiche e che la resistenza palestinese debba essere repressa fino all’eliminazione.
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Immagine screenshot da Twitter
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Funzionario dei Mondiali indagato per un gesto con la mano considerato come il segno del «White Power»
🚨 FIFA have launched an investigation into assistant VAR Shaun Evans after he appeared to make a hand gesture that has been linked to far-right extremist groups… 😅🥲 pic.twitter.com/HlO8JSoZyJ
— 𝐂𝐚𝐬𝐮𝐚𝐥 𝐔𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐎𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥 (@thecasualultra) June 15, 2026
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