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Vaccini

“Herd Immunity” o “Nerds Immunity”?

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Il dibattito sui vaccini porta sempre più, inevitabilmente, ad uno scontro frontale tra chi sposa come “dogma di fede” l’infallibilità dei vaccini e chi prova a dissentire anche di una sola virgola da questa assurda pretesa.
Chi contesta l’ipotesi è solitamente privo di argomenti, se non quelli che, ripetutamente, si vanno sentendo alla televisione per bocca delle varie Lorenzin e Boldrini – quest’ultima che si inventa pure il reato di fake news per non permettere più a nessuno di confutare qualcosa che è ritenuto scientificamente ineccepibile, quando in realtà di ineccepibile non ha niente. La medicina – andiamo anche noi ripetendolo per vedere se qualcuno ha la cortezza di comprendere un dato oggettivo – NON è una scienza, men che meno una scienza esatta. I vaccini agiscono in campo medico e quindi è beninteso che non godano di alcun marchio di infallibilità, ancor meno con i criteri demenziali con cui vengono somministrati e promossi, ovvero tramite profilassi di massa.
Le credibilità di coloro i quali, privi di argomenti, dicevamo, sobbalzano dallo scranno non appena viene messo in dubbio un qualche risvolto della profilassi vaccinista, viene avulsa hic et nunc dallo stesso rifiuto di entrare in non pochi argomenti che evidenzierebbero la fallacia di certi aspetti circa il vaccino, esigendo appunto che puri “atti di fede” vengano considerati e immagazzinati come verità scientifiche. Come dice un tale, “medicina e religione sono due cose diverse”.
Purtroppo però, il belame compulsivo e sistematico di chi ha accettato questi dogmi, si fa via via sempre più prorompente e spietato con chi non si allinea sulla stessa scia d’onda. Basti vedere i recenti casi, anche quelli che coinvolgono i grillini che di fatto non hanno detto niente di significativo e rilevante: con la loro classica sagacia da rompi scatole del “devo avere l’ultima parola io”, hanno chiesto di fare più informazione sui vaccini, epperò considerati da loro come grande risorsa insuperabile. Stiamo parlando della solita vigliaccaggine penta-stellata, tirante del sasso e ritirante della mano, giusto per accaparrare qualche voto in più facendo la parte dei controcorrente. Eppure contro questa presa di posizione ridicola è sobbalzato il New York Times, il Pd, questo e quell’altro, a ricordare che nulla deve essere detto: va bene così, l’informazione non ci deve essere giacché l’ “atto di fede” implica l’affidamento totale e perpetuo, senza bisogno di conoscere e vedere. Ergo, ai caproni basta dire che i vaccini hanno debellato questa e quest’altra ancora malattia; sono sicuri, efficaci e comportano pochi rischi      ( vedasi a questo proposito il bugiardino del Tripedia ( difterite, tetano, pertosse ) ove è scritto, cito: “Le reazioni avverse riportate durante l’uso post-approvazione del vaccino Tripedia includono porpora trombocitopenica idiopatica, SIDS [ che sta a significare Sudden Infant Death Syndrome, cioè la sindrome da morte improvvisa del neonato ndA ], reazione anafilattica, cellulite, autismo [avete letto bene: AUTISMO ndA], convulsioni/convulsioni da grande male, ENCEFALOPATIA, ipotonia, NEUROPATIA, sonnolenza e apnea” ), e potete star certi che questi si accoderanno issando e sventolando il vessillo della sicurezza farmacologica, nonostante questa “vanti” l’insufficienza di studi epidemiologi seri, oltre che l’assenza di veri e propri sistemi di controllo a garanzia di un’effettiva sicurezza ed efficacia di un farmaco, quale è il vaccino, con una natura preventiva e non curativa ( ancora non si capisce infatti come qualcosa che previene possa debellare un’epidemia già in atto in tutta la sua ferocia, come l’esempio del vaiolo spesso cavalcato ).
In questo caso sì, vale il modus di Joseph Goebbels, nonostante qualcuno cerchi di rigirarlo erroneamente a suo piacimento, per utilizzarlo contro una minoranza zittita ed inascoltata: basta ripetere un certo numero di volte qualunque cosa per farla diventare nozione accettata come vera e indiscutibile. I dati confermano che questo vale per chi sostiene l’infallibilità dei vaccini, non per chi non la sostiene.
Il caso più esilarante lo vediamo proprio nell’argomento che vorremmo brevemente trattare in questa sede, quello che coinvolge tanti pecoroni: la cosiddetta “herd-immunity”, che tradotto suona“immunità di gregge”.
In questo specifico caso, l’”articolo di fede” proposto e accettato dai laboriosi studiosi da social network, sarebbe quello che, se non si sottopone a vaccino profilassi almeno il 95% del popolo bue nei riguardi di una determinata malattia infettiva, l’ecatombe sanitaria bussa violentemente alla porta del suolo nazionale – ma che dico: continentale!
E perché proprio il 95%? Perché non il 90, il 97, il 98, il 98,5%? Da dove proviene questo misterioso dato che si rifà ad un 95% per ottenere assoluta sicurezza sanitaria? Chi cerca trova, dicono, ma in questo caso si può star certi che non si troverà un benemerito nulla, giacché non esiste alcun dato oggettivo a probare questo dato. Nessuna indagine, nessuna pubblicazione scientifica sul tema basata su fatti veri, reali.
Se risaliamo agli Anni Trenta troveremo un tale di nome Hedrich, che pubblicò un articolo (Hedrich AW . Monthly estimates of the child population “susceptible” to measles, 1900–1931, Baltimore,Maryland. Am J Hyg 1933;17:613-636) in cui pose il limite al 53%, rifacendosi su di un’esperienza del tutto personale, accaduta nei pressi di Baltimora. Da questo dato, pur fantasioso che sia, ad un 95%, ci passa di gran lunga un oceano.
Medesimamente si può citare l’ottimo testo Janeway’s Immunobiology di Kenneth Murphy, della Washington School of Medicine di Saint Louis, testo la cui autorevolezza è riconosciuta universalmente e dove viene riferito come valore percentuale per raggiungere la c.d. immunità di gregge l’80%. Anche nel suddetto caso però si lascia spazio all’opinione, poiché nulla di quanto asserito circa il dato percentuale necessario è giustificato e basato su fatti; le ipotesi e i pareri personali, pur essendo comunemente cavalcati, in campo scientifico non trovano degna cittadinanza e, essendo che tutto va rigorosamente dimostrato, hanno altrettanta vita breve.
Alla stregua di Goebbels però, ancora volta, il mantra del 95% come immunità di gregge viene ripetuto in tutti i salotti di sottocultura medico-mediatica, ripetuto a gran voce dal sequel di uditori che ormai non vogliono sentir altro. Il 95% deve essere raggiunto, punto e basta! Il perché non si sa, ma non importa: fides est fides. 
Porsi qualche domanda? E perché mai! Che importa se il famoso caso di poliomielite, accaduto in Albania più o meno vent’anni fa ( e rimasto poi unico ), si è verificato laddove la copertura vaccinale toccava il 99%? E che altro importa se in Svizzera – cantone tedesco – ed in Austria, Paesi in cui la gente si vaccina molto meno contro le malattie tradizionali, abbassando di gran lunga la soglia di “immunità”, non sia giammai stata in corso un’epidemia od un aumento di casi di infezione? Orbene, nessuno di questi dati è mai preso in considerazione, ma anzi tuttalpiù è messo a tacere.
Sappiamo altresì che in Austria la media dei casi di morbillo tocca l’8,75 per ogni milione di abitanti, con una copertura vaccinale che si aggira intorno al 76%. La Germania invece, coperta per il 97%, di casi ne ha 12,22 per milione di abitanti.
Pare strano che questa piccola disfatta di sicurezze circa l’immunità di gregge, non venga presa in considerazione da niuno.
Fra tutto questo calderone di ipotesi e di dati scartati dagli scalda salotto e dai perdi-giorno del commento compulsivo, esiste pure un altro fatto: non sostanziale, eppure certamente interessante quantomeno per arricchire un panorama  tendenzialmente spocchioso e fatto di paraocchi. Nell’universo mondo delle malattie esistono, si sa, quei soggetti detti “portatori sani” di una malattia, ovverosia coloro i quali che, pur risultando asintomatici, hanno dentro di loro i germi di una determinata patologia. Questo avviene anche per malattie importanti come la poliomielite, prima ancora che per la meningite di cui esistono tanti portatori sani. Per quanto riguarda la prima, è doveroso ricordare l’ultimo caso di poliomielite verificatosi in Italia nel 1982, contratta da un padre di famiglia che venne a contatto con le feci del piccolo figlio vaccinato. Così come riconosciuto dallo stesso Tribunale di Milano.
Non è quindi da escludere, come nel caso del morbillo di cui già si è abbondantemente parlato su queste pagine, che la popolazione vaccinata covi in potenza la possibilità di trasmettere la malattia contro la quale è vaccinata. Il caso di Disneyland, lo ripetiamo a chi fosse sfuggito, ha ancora molto da insegnare.
Verosimilmente, circa l’efficacia dei vaccini, va anche presa in considerazione la loro attività reale: come con ogni farmaco ( e i vaccini ripetiamo ancora che sono tali ) accade che non su tutti i soggetti siano efficaci e, se lo sono, non lo saranno mai in egual misura. Numerosi sono i casi dimostrati di vaccinati che dal vaccino non hanno sortito nessun vantaggio preventivo. D’altrocanto è pure vero che l’efficacia di un atto sanitario come il vaccino può scemare con il tempo, facendo conseguentemente scemare anche l’immunità conquistata.
Va da sé che, se la copertura della popolazione deve essere mantenuta, sarebbe necessario eseguire controlli periodici per verificare il perdurare dell’immunità, ma visto che il risultato sarebbe quello poc’anzi citato, e cioè lo scemare di essa con il passare del tempo, l’unica proposta a non risultare ridicola come tutte quelle attuali sarebbe la ripetizione delle vaccinazioni a vita, con continui e regolari richiami.
Tolto questo il resto sono chiacchiere, di gran lunga grossolane e prive di un contraddittorio che abbia almeno una caratteristica potersi ritenere tale. Invece che sparare a mò di mitragliatrice sputa scemenze, bisognerebbe piuttosto rendersi conto di quanto gli anticorpi dei nostri figli siano pressoché azzerati già dalla nascita. Essi si ammalano già da neonati delle malattie che un tempo erano destinate a bambini un po’ più grandicelli, a causa del risultato ottenuto dalla vaccinazione compulsiva e massiva alla quale sono sottoposti. In questo modo, ovvero senza lasciar che gli anticorpi si formino sul “campo di battaglia”, si renderanno sempre più prorompenti agenti patogeni di scarsa importanza, almeno originariamente.
Ma tutto ciò è oscuro ( e resterà sicuramente tale ) per i greggi al pascolo nei social, che brucano ogni cosa gli viene propinata dall’alto del Ministero della Sanità, dai Veronesi e dall’Unione Europea assolutamente “pro-vax”. Questi luminari dell’aborto, della fecondazione in vitro, dell’eutanasia, della sodomia esa- e plurivalente, dell’immigrazione di massa presa a carico dalle ONG e della massoneria imperante, avranno tutti certamente buone intenzioni. Saranno tutti certamente dediti a pensare all’altrui salute e al bene del popolo.
In questo incubo, convinti di essere in un bel sogno da cui destarsi non vogliono, continueranno ad albergare tutti coloro i quali contribuiscono abbondantemente al raggiungimento della “Nerds Immunity”.
Cristiano Lugli
Articolo precedentemente pubblicato qui.

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Oligarcato

Epstein aveva proposto a JPMorgan un piano per ottenere «più soldi per i vaccini» da Bill Gates

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Secondo gli ultimi «Epstein Files», negli anni precedenti la pandemia di COVID-19, Bill Gates e figure chiave della Gates Foundation hanno interagito regolarmente con Jeffrey Epstein, discutendo su come finanziare e sviluppare una rete globale di preparazione alla pandemia e di vaccinazione.

 

Negli anni precedenti la pandemia di COVID-19, Bill Gates e personalità chiave della Gates Foundation hanno interagito regolarmente con Jeffrey Epstein, discutendo su come finanziare e sviluppare una rete globale di preparazione alla pandemia e di vaccinazione.

 

Le comunicazioni tra Gates ed Epstein sono state incluse nei «File Epstein» pubblicati il ​​30 gennaio dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ). La pubblicazione è stata sollecitata dall’approvazione, lo scorso anno, dell’Epstein Files Transparency Act, una legge bipartisan.

 

Sayer Ji ha dichiarato al Defender che i documenti dimostrano che Epstein «funzionava come un centralino» che collegava «hedge fund, banche centrali, miliardari, istituzioni accademiche e iniziative sanitarie globali».

 

Ji ha pubblicato la sua analisi delle informazioni mediche e sanitarie contenute nei file in una serie di articoli e post di Substack su X.

 


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Seamus Bruner, direttore della ricerca presso il Government Accountability Institute, ha affermato che i file hanno rivelato il funzionamento di una rete di «Controligarchi sotto steroidi, ma con nuove scioccanti ricevute».

 

Bruner ha affermato che i documenti dimostrano che Epstein ha contribuito a sviluppare «l’architettura per il profitto pandemico» anni prima della pandemia di COVID-19.

 

La maggior parte dei documenti risale al 2010, dopo la condanna di Epstein nel 2008 per adescamento di minori e la sua inclusione nel registro dei condannati per reati sessuali.

 

Ji ha osservato che mesi prima dell’inizio della pandemia di COVID-19, molti degli stessi attori che compaiono nei file di Epstein avevano partecipato all’Event 201, una simulazione di una pandemia globale causata da un coronavirus.

 

L’ infrastruttura di preparazione alla pandemia creata negli anni precedenti la pandemia ha contribuito a portare a questa simulazione, ha scritto Ji.

 

Secondo quanto riportato da The Hill, lunedì i membri del Congresso degli Stati Uniti hanno iniziato a esaminare le versioni non censurate dei documenti.

 

Il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, che ha co-sponsorizzato l’Epstein Files Transparency Act insieme al deputato democratico della California Ro Khanna, ha dichiarato a The Defender che la pubblicazione dei documenti riguarda la giustizia, non la politica.

 

«Il deputato Ro Khanna e io abbiamo cercato di evitare che i dossier Epstein assumessero un significato politico. I Democratici vogliono che sia incentrato su Trump, e i Repubblicani vogliono che sia incentrato sui Clinton. Noi vogliamo che sia incentrato sui sopravvissuti e che venga loro garantita giustizia e trasparenza», ha detto Massie.

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Gates, Epstein e «l’architettura dietro le pandemie come modello di business»

La serie di post di Ji su Substack ha rivelato quella che ha descritto come «un’architettura ventennale dietro le pandemie come modello di business, con Bill Gates al centro della rete», insieme a istituzioni finanziarie multinazionali come JPMorgan Chase.

 

I documenti, risalenti al periodo compreso tra il 2011 e il 2019, illustrano un’«architettura le cui fondamenta risalgono a oltre un decennio prima dell’era del COVID-19», ha scritto Ji. Ha affermato che costituiscono la prova di «una grande banca di Wall Street che chiede a un condannato per reati sessuali di definire l’architettura di un fondo di beneficenza collegato a Gates».

 

I documenti includevano diverse email che delineavano lo sviluppo di un fondo di beneficenza guidato da Gates. Un’email del 17 febbraio 2011 inviata da Juliet Pullis di JPMorgan Chase a Epstein includeva domande da parte del «team che sta elaborando alcune idee per Gates».

 

La risposta di Epstein delineava come questo fondo avrebbe potuto essere strutturato. La proposta sarebbe stata ulteriormente sviluppata nei mesi successivi.

 

In un’e-mail del 26 luglio 2011, Epstein ha inviato a Jes Staley, dirigente della JPMorgan Chase, una copia della quale era stato messo in copia Boris Nikolic, consulente capo di Gates per la scienza e la tecnologia, una «proposta basata su compartimenti stagni che farà ottenere a Bill [Gates] più soldi per i vaccini».

 

Entro il 17 agosto 2011, Staley e Mary Erdoes, allora CEO di JPMorgan Asset and Wealth Management, stavano discutendo più dettagli sul fondo proposto, tra cui lo sviluppo di «una divisione offshore, in particolare per i vaccini» e la previsione di «miliardi di dollari» in donazioni entro due anni.

 

In una risposta più tardi quel giorno, Epstein ha affermato che Gates era «terribilmente frustrato» per la lentezza con cui è stato istituito il fondo. Ha aggiunto che Gates insisteva affinché «fondi aggiuntivi per i vaccini» fossero inclusi in una prossima presentazione sul fondo.

 

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Entro il 31 agosto 2011, JPMorgan Chase aveva apparentemente sviluppato una proposta chiamata «Progetto Molecola», in base alla quale la banca avrebbe collaborato con la Fondazione Gates per sviluppare un fondo di beneficenza perpetuo per la preparazione e la sorveglianza delle pandemie, la promozione dei vaccini e l’eradicazione delle malattie.

 

Secondo Ji, la proposta contiene molte delle idee che Epstein aveva precedentemente discusso con i dirigenti di JPMorgan Chase. Conteneva anche piani per spendere milioni di dollari per acquistare vaccini orali contro la poliomielite per Afghanistan e Pakistan, un vaccino contro il rotavirus per l’America Latina e un vaccino contro la meningite per l’Africa.

 

La proposta prevedeva che Melinda Gates presiedesse il comitato strategico per i programmi, le sovvenzioni e la distribuzione del fondo e che partecipassero anche Erdoes, Warren Buffett, la regina Rania di Giordania e Seth Berkley, CEO di Gavi, la Vaccine Alliance. La Fondazione Gates ha finanziato il lancio di GAVCI nel 1999 e ricopre un posto permanente nel suo consiglio di amministrazione.

 

Ji ha scritto che, sebbene il nome di Epstein non compaia nella proposta del Progetto Molecule, esso funge da «traduzione istituzionale dell’architettura che stava abbozzando informalmente».

 

Nel 2013, questi sforzi sembrano aver portato al lancio del Global Health Investment Fund. Un briefing riservato del 23 settembre 2013 descriveva il fondo come «il primo fondo di investimento focalizzato sullo sviluppo di farmaci e vaccini per la salute globale». Il fondo prometteva agli investitori rendimenti annui del 5-7%.

 

Tra i partecipanti al lancio del fondo nel settembre 2013 c’erano il CEO di JPMorgan Chase Jamie Dimon e i rappresentanti di Pfizer, Merck e GlaxoSmithKline (ora GSK).

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Gates potrebbe «lavorare con chiunque sulla terra», ma «ha scelto un molestatore sessuale registrato»

Secondo Ji, il coinvolgimento di Nikolic è significativo. Nell’agosto 2013, Gates ed Epstein firmarono un accordo in cui Gates «richiedeva espressamente» che Epstein «facesse personalmente da rappresentante» di Nikolic. La lettera sottolineava l’«esistente rapporto collegiale» tra Epstein e Gates.

 

«Questo accordo è stato stipulato cinque anni dopo la condanna di Epstein per aver indotto una minorenne alla prostituzione», ha scritto Ji. «Gates aveva le risorse per lavorare con chiunque sulla faccia della terra. Ha scelto un molestatore sessuale registrato e l’ha messo per iscritto».

 

I documenti hanno dimostrato che un mese prima, il 18 luglio 2013, Epstein aveva scritto una bozza di email apparentemente destinata a Gates. Faceva riferimento all’amicizia di Epstein con Gates, alla sua delusione per il fatto che Gates gli avesse inviato un’email «ostile e dai toni forti» e a sordide comunicazioni che i due apparentemente avevano condiviso in precedenza.

 

«Per aggiungere la beffa al danno, mi implori di cancellare le email riguardanti le tue malattie sessualmente trasmissibili, la tua richiesta di fornirti antibiotici che potresti dare di nascosto a Melinda e la descrizione del tuo pene», ha scritto Epstein.

 

In un video pubblicato su X, Michael Kane, direttore del dipartimento di advocacy di Children’s Health Defense, ha affermato che, sebbene non si sappia se Epstein abbia mai inviato quell’e-mail a Gates, «il mese successivo hanno un contratto insieme».

 

«Penso che Bill Gates abbia recepito il messaggio», ha affermato Kane.

 

Nel novembre 2023, un giudice federale ha approvato un accordo da 290 milioni di dollari tra JPMorgan Chase e oltre 100 donne che hanno accusato Epstein di abusi sessuali. Le donne hanno affermato che JPMorgan Chase ha continuato a fare affari con Epstein nonostante gli avvertimenti interni ricevuti nel corso di diversi anni.

 

«JPMorgan ha finanziato Epstein per anni, nonostante chiari segnali d’allarme: oltre 1 miliardo di dollari in transazioni sospette segnalate internamente e ignorate. Lo sapevano. Non gli importava», ha scritto The Truth About Cancer.

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Epstein ha avuto un ruolo nell’istituzione dello «stato di biosicurezza»?

Secondo Ji, i documenti forniscono una tabella di marcia su come è stata sviluppata un’infrastruttura di preparazione alla pandemia e su come ha contribuito a rendere possibile l’Evento 201.

 

«Quando si è riunito l’Evento 201, l’architettura… non era più concettuale. Era stata finanziata, strutturata, garantita, assicurata, dotata di personale e legalmente documentata. Ciò che rimaneva era la prova generale», ha scritto Ji.

 

Documenti del settembre 2014 mostrano che Gates rivelò a Epstein il suo imminente incontro con il presidente Obama, proprio mentre un consigliere dell’allora primo ministro israeliano Ehud Barak inviava a Epstein un invito a un ricevimento privato e non ufficiale con Obama il mese successivo.

 

Ji ha affermato che le comunicazioni sono avvenute durante «la settimana in cui l’Ebola è stato formalmente riclassificato come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale». Ha aggiunto che la tempistica è significativa, poiché questa «è stata la settimana in cui è nato lo stato di biosicurezza».

 

Secondo Ji, questi sviluppi hanno contribuito ad attivare l’infrastruttura delineata nel Progetto Molecule, in cui Epstein ha svolto il ruolo di nodo per le proposte di progetti relativi all’Ebola.

 

Tra queste, Epstein ricevette la proposta di un diplomatico delle Nazioni Unite (ONU) per lo sviluppo di un «Centro Nexus per la pace e la salute» che avrebbe tenuto «in considerazione il grave impatto dell’Ebola» e una proposta da parte di un gruppo di scienziati per un sistema di rilevamento presintomatico dell’Ebola mediante test PCR.

 

Gli scienziati dietro la proposta, affiliati a un laboratorio biologico militare statunitense di Fort Detrick, ai Centers for Disease Control and Prevention e ai National Institutes of Health, hanno chiesto a Epstein di inviare la proposta a Gates e alla Gates Foundation.

 

Nell’ottobre 2014, Epstein avvertì Kathy Ruemmler, allora consigliere di Obama alla Casa Bianca, del costo politico che Obama avrebbe dovuto affrontare se non avesse preso provvedimenti contro l’Ebola. Nel 2015, Epstein agì da intermediario negli sforzi per convocare esperti globali che avrebbero «discusso su come affrontare e prevenire le pandemie nel modo più efficace».

 

 

La proposta, avanzata da Terje Rød-Larsen dell’International Peace Institute, portò alla convocazione di un incontro a porte chiuse nel maggio 2015 a Ginevra, in Svizzera, dal titolo «Prepararsi alle pandemie: lezioni apprese per risposte più efficaci». All’incontro erano coinvolte l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la Banca mondiale e le Nazioni Unite.

 

L’ordine del giorno della riunione includeva sessioni su «come si dovrebbero prevedere le pandemie, come si dovrebbe esercitare l’autorità, come si dovrebbero coordinare le diverse parti interessate e, soprattutto, quali meccanismi legali, istituzionali e finanziari devono essere messi in atto in anticipo per consentire una risposta rapida e centralizzata», ha scritto Ji.

 

Secondo Ji, la risposta alla pandemia di COVID-19 affonda le sue radici nella risposta all’Ebola del 2014, poiché l’Ebola «è stata la prima malattia a giustificare formalmente la sospensione dei normali vincoli politici e sovrani su scala globale… Quando è arrivata la successiva emergenza sanitaria globale, il COVID-19, il manuale era già scritto».

 

«Epstein compare proprio sullo sfondo di queste conversazioni formative, fungendo da collegamento tra finanza globale, capitale filantropico e governance del rischio biologico», ha detto Ji a The Defender.

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Epstein coinvolto nella «simulazione di una pandemia da ceppo» due anni prima del COVID

Nel 2017, queste conversazioni hanno portato a proposte per simulazioni pandemiche.

 

In una discussione su iMessage del gennaio 2017 tra Epstein e un medico non identificato che chiedeva aiuto per trovare un nuovo lavoro, il medico ha citato «competenza in materia di sicurezza sanitaria pubblica».

 

Il medico, che ha maturato esperienze presso l’ONU, l’OMS, la Fondazione Gates e la Banca Mondiale, ha affermato di aver «appena effettuato una simulazione pandemica», che potrebbe diventare una «grande piattaforma».

 

Riferendosi a Gates, il medico ha detto a Epstein: «Odia la salute mentale, ma è un fanatico dei vaccini e dell’autismo. Questo potrebbe essere l’inizio di una conversazione più ampia».

 

Una catena di email del marzo 2017, che includeva Epstein e Gates, discuteva degli sforzi compiuti dall’allora bgC3, l’ufficio strategico privato di Gates, per sviluppare «Raccomandazioni di follow-up e/o specifiche tecniche per la simulazione di una pandemia da ceppo».

 

Ji ha osservato che nel 2017, al World Economic Forum (WEF), è stata lanciata la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), finanziata dalla Fondazione Gates e con l’obiettivo di creare «vaccini anti-pandemici» entro 100 giorni. Più tardi, nello stesso anno, la Banca Mondiale ha emesso le prime obbligazioni pandemiche in assoluto.

 

L’Event 201, tenutosi appena sei settimane prima dell’annuncio dei primi casi di COVID-19 pubblicamente riconosciuti, ha coinvolto la Fondazione Gates, il WEF e il Johns Hopkins Center for Health Security. Hanno partecipato anche istituzioni finanziarie globali, organizzazioni mediatiche e agenzie di Intelligence.

 

La simulazione si è concentrata sulla risposta di governi, aziende farmaceutiche, organi di stampa e piattaforme di social media a un’epidemia di nuovo coronavirus.

 

Ji ha affermato che i file Epstein non dimostrano che il COVID-19 sia stato pianificato o creato, o che l’Evento 201 abbia portato al COVID-19. Dimostrano invece che «l’infrastruttura istituzionale per capitalizzare esattamente su questo tipo di crisi era già stata costruita, testata, dotata di personale e assicurata».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 10 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Gravidanza

Il vaccino COVID è associato a un rischio maggiore di complicazioni potenzialmente letali durante la gravidanza

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Secondo un nuovo studio del CDC, le donne che hanno ricevuto il vaccino contro il COVID-19 durante o subito prima della gravidanza hanno riportato tassi significativamente più elevati di disturbi ipertensivi potenzialmente letali correlati alla gravidanza rispetto alle donne non vaccinate. Le donne intervistate presentavano un rischio maggiore, indipendentemente dal tipo di vaccino contro il COVID-19 ricevuto o dal momento in cui lo avevano ricevuto durante la gravidanza.   Secondo un nuovo studio di registro dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), le donne che hanno ricevuto il vaccino contro il COVID-19 durante o subito prima della gravidanza hanno riportato tassi significativamente più elevati di disturbi ipertensivi potenzialmente letali correlati alla gravidanza rispetto alle donne non vaccinate.   I disturbi ipertensivi della gravidanza (HPD), tra cui l’ipertensione gestazionale e la preeclampsia, sono le principali cause di malattia e morte per madri e feti negli Stati Uniti.   Lo studio, sottoposto a revisione paritaria e pubblicato su Vaccine , ha analizzato i dati di oltre 16.000 gravidanze al primo figlio. I ricercatori hanno scoperto che le donne vaccinate presentavano un rischio di HPD superiore del 24%.   Le donne presentavano un rischio maggiore indipendentemente dal tipo di vaccino contro il COVID-19 ricevuto o dal momento in cui lo avevano ricevuto durante la gravidanza.

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«Alle donne incinte è stato detto che questi prodotti genetici erano sicuri»

Questo è il primo studio a riscontrare un rischio statisticamente significativo. Tale significatività è rimasta valida anche dopo l’aggiustamento per le variabili confondenti.   La maggior parte degli autori dello studio lavora presso il CDC. Hanno avvertito che i loro risultati non stabiliscono un nesso di causalità. Tuttavia, hanno affermato che i risultati dimostrano la necessità di un monitoraggio continuo della sicurezza e di analisi aggiornate del rapporto rischio-beneficio.   «Alle donne incinte è stato detto che questi prodotti genetici erano sicuri», ha affermato l’epidemiologo Nicolas Hulscher. «E ora, lo stesso CDC ha identificato un aumento statisticamente significativo di una delle più gravi complicazioni ostetriche. È giustificata la responsabilità globale per il danno inflitto alle madri e ai loro bambini non ancora nati».   L’ex direttrice del CDC Rochelle Walensky ha iniziato a esortare le donne incinte a vaccinarsi contro il COVID-19 nell’aprile 2021. Ha affermato che il vaccino era sicuro, anche se il CDC ha anche osservato che esistevano dati limitati sulla sicurezza dei vaccini durante la gravidanza.   L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) continua a consigliare a tutte le donne incinte di vaccinarsi contro il COVID-19.   Il dott. Mark Turrentine afferma sul sito web dell’ACOG che le iniezioni sono «completamente sicure» da usare durante la gravidanza.

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Confronto tra gravidanze vaccinate e non vaccinate

I ricercatori hanno confrontato le donne vaccinate iscritte al registro delle gravidanze vaccinali COVID-19 del CDC con le donne non vaccinate selezionate dal sistema di monitoraggio della valutazione del rischio in gravidanza del CDC.   I partecipanti hanno auto-segnalato i propri sintomi ai registri.   Per ridurre i bias, i ricercatori hanno accoppiato le partecipanti individualmente. Hanno abbinato le donne in base a età, razza, etnia e durata della gravidanza al momento del parto. Tutte le partecipanti erano madri al primo figlio e avevano partorito un solo figlio. I ricercatori hanno escluso tutte le donne con ipertensione cronica nota.   Il 15% delle donne vaccinate ha segnalato HPD, rispetto al 12% delle donne non vaccinate. Anche tenendo conto di fattori come indice di massa corporea, diabete, stato di residenza e anno del parto, le donne vaccinate hanno continuato ad avere una probabilità significativamente maggiore di segnalare HDP.   Lo studio ha inoltre scoperto che le donne che hanno contratto il COVID-19 durante la gravidanza avevano un rischio di HPD del 28% più elevato rispetto a quelle che non l’hanno contratto.   In altre parole, hanno scoperto che il rischio di HPD derivante dalla vaccinazione è simile al rischio di infezione da COVID-19.   Ciò solleva seri interrogativi sulla comunicazione della sanità pubblica durante la pandemia, dato che i funzionari sanitari hanno costantemente avvertito le donne incinte che erano a maggior rischio di contrarre il COVID-19 e che il vaccino era sicuro.

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In che modo i vaccini e il COVID influiscono sulla pressione sanguigna?

Gli autori hanno discusso diversi meccanismi biologicamente plausibili che potrebbero aiutare a spiegare i risultati.   Uno riguarda la proteina spike del SARS-CoV-2. Questa proteina interagisce con i recettori ACE2 sulle cellule placentari, i recettori primari del virus. Questi recettori sono coinvolti nella regolazione della pressione sanguigna.   Poiché i vaccini a mRNA stimolano l’organismo a produrre la proteina spike, i ricercatori hanno osservato aumenti temporanei della pressione sanguigna dopo la vaccinazione in popolazioni non in gravidanza.   Un’altra possibile causa è l’attivazione immunitaria e l’infiammazione causate dal vaccino, hanno affermato gli autori. L’infiammazione può interrompere il flusso sanguigno nella placenta all’inizio della gravidanza e causare disturbi ipertensivi.   Karl Jablonowski, ricercatore senior del Children’s Health Defense, ha dichiarato al The Defender che «questa non è una novità scientifica». Sebbene il CDC non abbia mai pubblicato queste informazioni prima, gli scienziati hanno identificato i collegamenti tra i recettori ACE2 e l’ipertensione nel 2020.   I ricercatori hanno anche identificato il legame tra l’infiammazione indotta dal vaccino e l’ipertensione prima che il CDC raccomandasse le iniezioni alle donne in gravidanza, ha affermato.   Jablonowski ha affermato che è degno di nota anche il fatto che il CDC riconosca i rischi per la sicurezza e che l’articolo sia stato pubblicato su Vaccine, che raramente pubblica studi critici sui vaccini.

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Gli autori chiedono una nuova valutazione dei rischi in gravidanza derivanti da COVID e vaccini

Gli autori hanno notato che lo studio presentava alcuni limiti. Si basava su diagnosi auto-riportate. I gruppi vaccinati e non vaccinati mostravano differenze in termini di tempistiche, mansioni e stress pandemico.   Quasi la metà dei partecipanti vaccinati erano operatori sanitari. Questo gruppo ha dovuto affrontare un forte stress durante la pandemia. Potrebbero anche avere abitudini di monitoraggio e segnalazione della salute diverse rispetto alla popolazione generale.   Le analisi di validazione hanno mostrato una forte corrispondenza tra l’ipertensione auto-riferita e le cartelle cliniche. Questo risultato è risultato vero nonostante i limiti.   Gli autori hanno osservato che, poiché i gruppi vaccinati e non vaccinati provenivano da sistemi di sorveglianza diversi e da periodi di tempo diversi, i risultati non possono essere considerati causali.   Gli autori hanno concluso chiedendo nuove valutazioni dei rischi in gravidanza derivanti dalla malattia COVID-19 e dalla vaccinazione.   L’attuale posizione del CDC sulla vaccinazione contro il COVID-19 durante la gravidanza non è chiara.   Sebbene l’agenzia abbia smesso di raccomandare sistematicamente il vaccino lo scorso anno, non ha ancora pubblicato nuove linee guida.   Il sito web del CDC sulla vaccinazione in gravidanza riporta la dicitura «nessuna indicazione/non applicabile» per i vaccini contro il COVID-19.

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Vaccini

I produttori di vaccini guadagnano due volte vendendo farmaci per curare i danni causati dai vaccini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Una causa intentata da Children’s Health Defense contro l’American Academy of Pediatrics (AAP) sostiene che la promozione aggressiva dei vaccini infantili da parte dell’AAP ha creato un modello di business «a circuito chiuso» che ha spinto le aziende farmaceutiche a trarre profitto dai vaccini e dai farmaci utilizzati per curare i danni da vaccino.

 

Una causa intentata da Children’s Health Defense (CHD) contro l’American Academy of Pediatrics (AAP) sostiene che la promozione aggressiva dei vaccini infantili da parte dell’AAP ha creato un modello di business «a circuito chiuso» che ha spinto le aziende farmaceutiche a trarre profitto dai vaccini e dai farmaci utilizzati per curare i danni da vaccino.

 

La causa sostiene che l’AAP ha violato il Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act (RICO), mettendo in atto un sistema di racket durato decenni per frodare le famiglie americane sulla sicurezza del programma vaccinale infantile.

 

Secondo la denuncia, si parla di «racket» quando un servizio crea la propria domanda.

 

In questo caso, le stesse aziende che producono vaccini pediatrici hanno acquisito anche aziende che sviluppano trattamenti per malattie autoimmuni, allergie e disturbi dello sviluppo neurologico, condizioni riconosciute nei foglietti illustrativi dei vaccini come eventi avversi verificatisi durante le sperimentazioni cliniche o negli studi post-marketing.

 

La denuncia cita l’acquisizione di Anacor Pharmaceuticals da parte di Pfizer nel 2016 per 5,2 miliardi di dollari. Anacor produce Eucrisa , un farmaco per il trattamento dell’eczema. All’epoca, Eucrisa era approvato per i bambini di 2 anni. Successivamente è stato approvato anche per neonati di 3 mesi.

 

Secondo la denuncia, i dati post-marketing hanno collegato i vaccini, incluso il vaccino contro l’epatite B ENGERIX-B di GlaxoSmithKline, all’eczema. Studi di ricerca hanno anche collegato la condizione al COVID-19 e ai vaccini contro morbillo-parotite-rosolia (MPR).

 

In un altro esempio, nel 2020 Sanofi ha speso 3,7 miliardi di dollari per acquisire Principia Biopharma , azienda sviluppatrice di una terapia sperimentale per la trombocitopenia immune, una malattia autoimmune del sangue.

 

La trombocitopenia immune è elencata come reazione avversa ai vaccini prodotti da altre aziende che, secondo la causa, fanno parte della stessa organizzazione criminale. Tra questi vaccini figurano l’MMRII di Merck e il Pediarix di GlaxoSmithKline.

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Altri esempi includono l’acquisizione di Human Genome Sciences da parte di GlaxoSmithKline nel 2012 per 3,6 miliardi di dollari, che ha portato il farmaco contro il lupus Benlysta nel suo portafoglio, e l’acquisto di Pandion Therapeutics da parte di Merck nel 2021 per 1,85 miliardi di dollari, che ha ampliato la sua pipeline di trattamenti per le malattie infiammatorie intestinali.

 

Non inclusa nella causa, ma ampiamente discussa nel 2024, è stata l’acquisizione di Seagen da parte di Pfizer . L’azienda biotecnologica produce farmaci che utilizzano anticorpi monoclonali per veicolare agenti antitumorali ai tumori, limitando al contempo i danni ai tessuti circostanti.

 

Pfizer ha speso 43 miliardi di dollari per acquisire Seagen, che nel 2023 aveva previsto un fatturato di 2,2 miliardi di dollari. Studi hanno collegato i vaccini COVID-19 di Pfizer a un forte aumento dei tassi di cancro.

 

La causa sostiene che questo tipo di acquisizioni da parte dei produttori di vaccini creano un ciclo di ricavi in ​​cui i vaccini funzionano come un «meccanismo di acquisizione clienti», perché i trattamenti per le patologie croniche forniscono ricavi farmaceutici a lungo termine.

 

«L’azienda trae profitto dai vaccini e trae profitto anche dal trattamento degli effetti collaterali documentati nel foglietto illustrativo del vaccino», si legge nella denuncia .

 

Nella denuncia si sostiene inoltre che l’AAP contribuisce a mantenere questo sistema promuovendo programmi di vaccinazione più ampi e scoraggiando la ricerca che potrebbe esplorare potenziali collegamenti tra modifiche al programma e malattie croniche.

 

Le accuse giungono nel contesto del dibattito pubblico in corso sulla sicurezza dei vaccini, sull’influenza delle aziende in medicina e sulla trasparenza dei sistemi di sorveglianza post-marketing.

 

I funzionari sanitari sostengono da tempo che i programmi di vaccinazione infantile sono «sicuri ed efficaci» e che la sola segnalazione di eventi avversi non basta a stabilire un nesso di causalità.

 

Tuttavia, la fiducia del pubblico in queste autorità è ai minimi storici, poiché sempre più persone mettono in discussione le posizioni consolidati della sanità pubblica tradizionale.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 5 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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