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Terrorismo

Hamas afferma che la sua leadership è sopravvissuta all’attacco israeliano al Qatar

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Il gruppo militante palestinese Hamas ha affermato che l’attacco israeliano al suo complesso nella capitale del Qatar Doha avvenuto martedì è stato in gran parte infruttuoso e che i suoi membri più importanti sono sopravvissuti.

 

Tuttavia, l’attacco ha ucciso il figlio di Khalil al-Hayya, capo dell’ufficio politico del gruppo, e un suo collaboratore di alto rango, secondo Suhail al-Hindi, un membro di spicco di Hamas. Tre guardie del corpo del leader del gruppo risultano ancora disperse dopo gli attacchi, ha dichiarato ad Al Jazeera.

 

«Il sangue dei leader del movimento è come il sangue di qualsiasi bambino palestinese», ha affermato al-Hindi.

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L’«atroce» attacco israeliano è stato un «tentativo di uccidere coloro che stavano discutendo di porre fine alla guerra a Gaza», ha aggiunto, corroborando precedenti resoconti secondo cui la leadership del gruppo era stata colpita mentre si riuniva per discutere le ultime proposte degli Stati Uniti sulla risoluzione del conflitto con Israele.

 

Secondo quanto riportato dai media israeliani, nell’attacco sono stati coinvolti circa 15 aerei, che hanno sparato più di dieci proiettili ad alta precisione contro il complesso di Hamas. Israele ha insistito sul fatto che l’attacco è stato un’azione unilaterale e che nessun’altra parte è stata coinvolta nell’attacco «ai vertici dell’organizzazione terroristica di Hamas». Il Qatar ha parlato invece di «terrorismo di Stato» da parte israeliana.

 

Diversi resoconti dei media israeliani, tuttavia, hanno suggerito che lo Stato Giudaico avesse informato Washington dell’imminente azione prima dell’attacco. Inoltre, il canale israeliano Channel 12 ha riferito, citando un funzionario anonimo, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dato il via libera all’attacco.

 

La Casa Bianca ha descritto l’attacco israeliano come un incidente «sfortunato», con la portavoce Karoline Leavitt che ha affermato che l’attacco al cuore del Qatar, uno «stretto alleato» degli Stati Uniti, «non promuove gli obiettivi di Israele o dell’America».

 

Il Qatar, che è stato definito un «importante alleato non NATO» degli Stati Uniti, ha condannato il «vile attacco israeliano», descrivendo il luogo interessato dall’attacco come «edifici residenziali che ospitano diversi membri dell’ufficio politico del movimento Hamas». Il Ministero degli Esteri del Paese ha negato di essere stato a conoscenza dell’attacco in precedenza, affermando di non aver ricevuto alcuna notifica né da Israele né dagli Stati Uniti.

 

Più tardi, nel corso della giornata, il ministero degli Interni del Qatar ha dichiarato che almeno un agente di sicurezza è stato ucciso e altri sono rimasti feriti mentre intervenivano sul luogo dell’attacco.

 

Il Qatar aveva avviato rapporti commerciali non ufficiali con Israele nel 1996, diventando il secondo paese della penisola arabica a farlo dopo l’Oman, in concomitanza con il trattato di pace tra Israele e Giordania. Questi rapporti commerciali sono proseguiti fino al 2009, quando il Qatar ha sospeso i legami economici con Israele a seguito dell’operazione Piombo Fuso.

 

A seguito del conflitto tra Israele e Gaza del 2008-2009, il Qatar AVEVA organizzato una riunione d’emergenza con stati arabi e Iran per affrontare la crisi. Hamas, che controllava Gaza, rappresentava i palestinesi, a differenza dell’Autorità Nazionale Palestinese guidata da Fatah in Cisgiordania, indebolendo il presidente Mahmoud Abbas. I leader di Hamas, Khaled Meshaal, il presidente siriano Bashar al-Assad e quello iraniano Ahmadinejad avevano allora chiesto agli Stati arabi di interrompere ogni rapporto con Israele.

 

Nel 2013, secondo un giornale libanese, il Qatar avrebbe agevolato un’operazione israeliana per trasferire 60 ebrei yemeniti in Israele, permettendo loro di transitare da Doha. Il 30 aprile 2013, il primo ministro qatariota, sceicco Hamad bin Jassim al-Thani, ha proposto che gli accordi di pace con i palestinesi potessero includere scambi territoriali invece di rispettare i confini del 1967, un’idea accolta positivamente dal ministro della giustizia israeliano Tzipi Livni, che l’ha definita una mossa strategica per favorire compromessi e rafforzare il sostegno pubblico alla pace.

 

Tuttavia, dopo l’Operazione Margine Protettivo (cioè il conflitto a Gaza nel 2014), Israele ha criticato il Qatar per il suo supporto diplomatico e finanziario ad Hamas, accusandolo di sponsorizzare il terrorismo. Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman aveva chiesto l’espulsione dei giornalisti di Al Jazeera, di proprietà qatariota.

 

Nel 2015, l’ambasciatore del Qatar a Gaza ha cercato l’approvazione di Israele per importare materiali da costruzione a Gaza, dopo il rifiuto dell’Egitto di aprire il valico di Rafah, suscitando le critiche dell’Autorità Nazionale Palestinese e di Fatah, che temevano un’usurpazione del ruolo di mediatori da parte del Qatar.

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Nel giugno 2015, il Qatar aveva ospitato colloqui a Doha tra Israele e Hamas per discutere un possibile cessate il fuoco di cinque anni. Durante la crisi diplomatica del Qatar del 2017, Israele ha sostenuto il blocco guidato dall’Arabia Saudita contro il Qatar e ha espulso Al Jazeera da Israele. Durante la guerra di Gaza del 2023, il Qatar ha mediato tra Hamas e Israele, ottenendo un cessate il fuoco e uno scambio di oltre 100 ostaggi israeliani con 240 prigionieri palestinesi

 

Nell’aprile 2024, Essa Al-Nassr, generale qatariota e membro dell’Assemblea consultiva, ha dichiarato che non ci sarebbe stata pace con Israele, accusandolo di tradimenti e omicidi, definendo gli attacchi del 7 ottobre 2023 un «preludio» alla distruzione di Israele.

 

Le frizioni tra Israele e Qatar sono pienamente visibile con il continuo assassinio di giornalista di Al Jazeera negli ultimi mesi.

 

Voci in rete, prive di verifica possibile, sostengono che il vertice di Hamas sarebbe stato salvato grazie ad una soffiata proveniente dal MIT, il servizio segreto turco.

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Terrorismo

Ben Gvir chiede 30-40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte

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Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte, ha affermato il ministro della Sicurezza nazionale e noto falco guerrafondaio Itamar Ben-Gvir, sostenendo che alcuni nell’enclave palestinese «non sono persone».   Nonostante si dichiari che sia in vigore un cessate il fuoco su Gaza, Israele ha continuato i raid aerei mentre i negoziati sul disarmo di Hamas e sul ritiro delle Forze di Difesa Israeliane dal territorio sono in fase di stallo.   In un’intervista podcast rilasciata sabato, Ben-Gvir ha ribadito la sua opposizione alla riduzione del livello delle operazioni militari israeliane prevista dall’armistizio.   «Dobbiamo effettuare assassinii mirati a Gaza, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia in quel momento», ha affermato.

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«Là ci sono persone che non sono esseri umani. Non hanno bisogno di vivere, non sono persone».   Il ministro, che sovrintende alla polizia israeliana, ha inoltre ribadito il suo sostegno agli insediamenti israeliani a Gaza e alla necessità di spingere i palestinesi ad abbandonare il territorio. «Nella mia immaginazione, vedo tutta Gaza come nostra, con insediamenti ben consolidati in tutta Gaza», ha detto il leader del partito Otzma Yehudit («Potere Ebraico»).   A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.   Dall’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, che ha scatenato la guerra di Gaza, Ben-Gvir ha costantemente sostenuto politiche ben più a destra del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, tra cui condizioni più severe per i prigionieri palestinesi e la pena di morte per i palestinesi condannati per terrorismo.   I partiti di estrema destra, tra cui il Potere Ebraico di Ben-Gvir e il Sionismo Religioso del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, sono stati determinanti per il ritorno al potere di Netanyahu nel 2022 e per la formazione del suo governo di coalizione.   Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.   Le politiche intransigenti e la condotta dello Stato degli ebrei a Gaza hanno suscitato un’ampia condanna internazionale, mentre la spinta di Netanyahu verso un’azione militare contro l’Iran ha ulteriormente inasprito la percezione dello Stato ebraico negli Stati Uniti, il suo più importante alleato.

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Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato a giugno ha rilevato che il 60% degli americani ha un’opinione sfavorevole di Israele, rispetto al 42% del 2022. Nei 36 paesi oggetto del sondaggio, la maggioranza ha espresso un’opinione sfavorevole di Israele nella maggior parte dei casi, tra cui il 68% in Francia, il 69% nel Regno Unito e il 73% in Germania.   A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.   L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

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Terrorismo

Trump accusato di aver usato i giornalisti come esche nei piani di assassinio da parte dell’Iran

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Varie testate giornalistiche statunitensi hanno sostenuto che il presidente Donald Trump avrebbe di fatto impiegato i giornalisti al seguito dei suoi viaggi come esche il mese scorso, quando ha modificato di nascosto il proprio aereo a causa del sospetto di un complotto iraniano per ucciderlo.

 

Le prime notizie diffuse dai media riferivano che Trump, di ritorno nel Regno Unito da un vertice NATO in Turchia, aveva improvvisamente abbandonato il Boeing 747-8 donatogli dal Qatar per salire a bordo di un Air Force One più datato, dopo aver ricevuto informazioni su un possibile attentato. Il cambio sarebbe stato motivato dal fatto che il velivolo più anziano dispone di sistemi di supporto vitale e di sicurezza più avanzati.

 

Lunedì diverse testate hanno fornito nuovi particolari, affermando che Trump sarebbe salito a bordo del vecchio Air Force One prima di essere trasferito in segreto, a bordo di un camioncino per il catering aeroportuale, su un aereo militare più piccolo che lo avrebbe portato nel Regno Unito. Una volta giunto a destinazione, sarebbe poi risalito sul vecchio Air Force One, creando l’impressione di aver viaggiato su di esso per l’intero percorso.

 

Varie testate, tra cui Reuters, CNN, il Washington Post e il New York Times, hanno sostenuto che tale decisione avrebbe potenzialmente messo a rischio la vita dei giornalisti e del personale dell’amministrazione presenti sull’aereo presidenziale. Secondo Aaron Blake, giornalista senior della CNN, i reporter si sono sentiti trattati come «esche inconsapevoli e in prima linea».

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Nel 2000, durante un viaggio in Pakistan, il presidente Bill Clinton ricorse a un aereo civetta, ma i giornalisti che lo accompagnavano furono informati dell’accordo in via informale.

 

Trump, che ha più volte accusato i giornalisti di diffondere menzogne sul suo conto, ha dichiarato martedì di aver agito su consiglio dei servizi segreti e dei militari. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva affermato il mese scorso che, sebbene il nuovo Air Force One fosse «perfettamente sicuro per i viaggi del presidente», erano previsti ulteriori miglioramenti.

 

Il Dipartimento di Giustizia ha tentato di citare in giudizio i giornalisti del New York Times per i loro articoli sul nuovo Air Force One, mentre il Pentagono ha di recente revocato l’autorizzazione di sicurezza all’ex capo dell’aeronautica militare Frank Kendall, accusato di aver divulgato informazioni classificate sul velivolo ai media.

 

Gli aerei civetta (o «decoy», «esche») sono una misura di sicurezza fondamentale per i capi di Stato, in particolare per il vertice USA con l’Air Force One.Quando un leader viaggia, decollano spesso due velivoli identici. Il secondo aereo segue la stessa rotta a breve distanza o parte leggermente prima, confondendo i radar e i potenziali attentatori sulla reale posizione della personalità a bordo.

 

In caso di minaccia o guasto meccanico, l’aereo civetta funge anche da sostituto immediato.Questa tattica è cruciale sia nei voli civili ad alto rischio, sia in contesti di guerra, dove l’obiettivo è ingannare i sistemi missilistici terra-aria. Il protocollo prevede la massima riservatezza: fino all’ultimo secondo, solo pochissimi membri della sicurezza conoscono il velivolo effettivo.

 

L’uso di aerei civetta e voli duplicati è una pratica di sicurezza globale adottata da numerose nazioni non occidentali per proteggere i propri leader in contesti di altissima tensione.

 

Durante il crollo del suo regime a fine 2024, l’ex presidente siriano Bashar al-Assad ha abbandonato Damasco utilizzando uno Yakovlev Yak-40 governativo come aereo civetta. Mentre il jet esca decollava per distrarre i radar e l’intelligence ribelle, Assad è fuggito segretamente verso la Russia a bordo di un volo militare russo protetto a transponder spento.

 

Il protocollo della Federazione Russa prevede che per i viaggi internazionali del presidente Vladimiro Putin vengano preparati simultaneamente fino a tre velivoli presidenziali identici (Ilyushin Il-96-300PU). Solo pochissimi membri della scorta sanno su quale aereo salirà effettivamente Putin. Gli altri decollano a breve distanza temporale fungendo da esche elettroniche e visive contro potenziali attacchi missilistici. Si ricorda che quando nel 2014 un missile colpì un aereo di linea malese nello spazio aereo ucraino una teoria riteneva che esso fosse stato scambiato per l’aereo presidenziale russo che riportava Putin a casa da un vertice internazionale.

 

Nei viaggi verso aree geopoliticamente sensibili del presidente Xi Jinpingo, il governo cinese adotta una strategia di sdoppiamento simile. Venendo utilizzati velivoli commerciali della Air China modificati per l’occasione (Boeing 747-8), la sicurezza di Pechino fa viaggiare un secondo aereo gemello della flotta di bandiera sulla stessa rotta, modificando i codici transponder per rendere impossibile identificare quale aereo ospiti i vertici del Partito Comunista Cinese.

 

Secondo quanto emerso da inchieste successive alla misteriosa morte, anche il fondatore dell’ENI Enrico Mattei utilizzava regolarmente un aereo gemello per confondere i suoi nemici, ma il 27 ottobre 1962 il sistema di sicurezza fallì. L’ENI aveva acquistato due piccoli bireattori francesi identici, i Morane-Saulnier MS.760 Paris. Uno era contrassegnato dalla sigla I-SNAP e l’altro dalla sigla I-SNAI.

 

La tattica dello scambio: Per sviare l’intelligence e i sabotatori, i due velivoli venivano alternati costantemente. All’ultimo momento utile, Mattei decideva su quale dei due aeroplani salire, lasciando l’altro fermo nell’hangar o facendolo decollare come esca con piani di volo differenti. Ciò non bastò: l’aereo del capo del sistema petrolifero italiano cadde a Bascapè, in provincia di Pavia, dopo essere decollato da Catania Fontanarossa. Si tratta ancora oggi di uno dei misteri più fitti della storia italiana.

 

L’aereo civetta rimasto a terra, l’I-SNAI, è stato restaurato ed è esposto al Museo del Volo sito nell’area ex officine Aeronautiche Caproni a Somma Lombardo, provincia di Varese, non distante dall’aeroporto di Malpensa.

 

 

 

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Immigrazione

Tra i migranti marocchini giunti in Spagna c’erano anche terroristi islamici: rapporto

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Terroristi islamici avrebbero approfittato del disordinato afflusso di immigrati clandestini marocchini in Spagna per introdursi nel Paese. Lo riportano varie testate.   Euronews riferisce, citando El Español e altri giornali, che ufficiali del Commissariato Generale per l’Informazione (CGI) della Polizia Nazionale e del Quartier Generale dell’Intelligence della Guardia Civile (JIGC) hanno individuato, nelle immagini di sorveglianza dei migranti, una serie di «individui che erano stati precedentemente arrestati, condannati e successivamente deportati in Marocco per reati legati al terrorismo jihadista».   Ciò conferma le valutazioni degli esperti secondo cui le attività jihadiste tendono a diventare meno centralizzate, facilitando lo sfruttamento di situazioni come questa.   Ufficialmente il governo cerca di sdrammatizzare: il ministero dell’Interno ha dichiarato: «non abbiamo mai confermato tali notizie. Le forze di sicurezza spagnole svolgono un lavoro continuo di monitoraggio e contrasto al terrorismo jihadista in tutto il Paese, non solo a Ceuta. Il pubblico spagnolo e gli abitanti di Ceuta possono essere certi che gli arrivi del 30 luglio non rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica».

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Non si tratta di una novità, ma di una tremenda realtà sottaciuta dalla stampa e dalla politica immigrazionista: con gli immigrati arrivano attivamente anche terroristi già programmati per uccidere gli europei.   È il caso dei terroristi del Bataclan, dove nel 2015 operativi dell’ISIS hanno finto di essere profughi per sbarcare in Grecia e muoversi verso il centro Europa con documenti falsi.   La grande porta del jihadismo immigrato in Europa è, ovviamente, l’isola di Lampedusa.   L’attentato ai mercatini di Natale di Berlino del dicembre 2016 è stato compiuto da Anis Amri, un cittadino tunisino che era arrivato in Europa sbarcando a Lampedusa nel 2011, dove si era finto minore registrandosi con generalità false prima di radicalizzarsi durante la detenzione in un carcere italiano.   Un altro caso emblematico di infiltrazione è l’attentato del 29 ottobre 2020 all’interno della cattedrale di Nizza, perpetrato da Brahim Aouissaoui, un ventunenne tunisino sbarcato a Lampedusa circa un mese prima e giunto in Francia in modo irregolare poco prima di colpire.

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