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Terrorismo

Assassinato Charlie Kirk. L’America piomba nella violenza politica

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Charlie Kirk, prominente sostenitore del presidente Donald Trump e direttore esecutivo di Turning Point USA, è deceduto dopo essere stato ferito da un colpo di arma da fuoco durante un discorso alla Utah Valley University, secondo quanto annunciato dal presidente degli Stati Uniti.

 

L’attivista e influencer di 31 anni è stato raggiunto da un proiettile al collo mentre rispondeva alle domande di un pubblico riunito nel cortile dell’università. Secondo un portavoce dell’università, il colpo sarebbe stato sparato da un edificio situato a circa 200 metri dal luogo in cui Kirk si trovava, dopo che aveva parlato per circa 20 minuti, scrive il New York Times.

 

Diversi video dell’agghiacciante omicidio politico sono circolati in rete. Molti, che mostravano fiotti di sangue uscire dal collo del ragazzo, sono ora spariti da X.

 

«Il grande, e persino leggendario, Charlie Kirk è morto. Nessuno ha capito o posseduto il cuore dei giovani negli Stati Uniti d’America meglio di Charlie. Era amato e ammirato da TUTTI, soprattutto da me, e ora non è più con noi», ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social, porgendo le condoglianze alla moglie di Kirk, Erika, e alla famiglia.

 

Riconosciuto per il suo ruolo chiave nella recente vittoria presidenziale di Donald Trump, Kirk ha galvanizzato i giovani elettori, soprattutto maschi, attraverso un’intensa attività di mobilitazione nei campus universitari, dibattiti virali sui social media e un instancabile impegno di sensibilizzazione. Durante il primo mandato di Trump, ha instaurato un rapporto stretto con l’ex presidente e la sua famiglia, diventando una figura di spicco nel definire la politica giovanile conservatrice negli Stati Uniti.

 

Sposato e padre di due figli piccoli, Kirk era considerato un esponente del christian nationalism che promuoveva valori tradizionali contro le istanze progressiste, mentre i detrattori della sinistra lo vedevano come una figura divisiva nelle guerre culturali americane.

 

Di fatto, il Kirk è stato ucciso mentre rispondeva una domanda sulla correlazione tra transessualismo e stragi massive. Video mostrano che anche all’evento all’università dello Utah vi erano oppositori che sventolavano la bandiera omotransessualista.

 

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Kirk si trovava nello stand della sua iniziativa Prove me wrong, un banchetto da cui sfida al dibattito gli studenti di sinistra per poi creare video da mandare sui social. Il chiosco era transennato ed apparentemente molto presidiato da guardie del corpo.

 

Kirk aveva sostenuto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump prima delle elezioni del 2016 e del voto del 2024.

 

Il governatore dello Utah Spencer Cox ha dichiarato ai media: «Voglio essere molto chiaro, questo è un assassinio politico». «Voglio ricordarvi che qui nello stato dello Utah abbiamo ancora la pena di morte».

 

Un portavoce dell’università ha dichiarato che «un singolo colpo è stato sparato dalla cima di un edificio vicino, a circa 200 metri dal luogo dell’evento», circa 20 minuti dopo l’inizio dell’evento. «La polizia sta ancora indagando. Il campus rimarrà chiuso per il resto della giornata».

 

«Kirk ha iniziato la sua ascesa alla ribalta quando nel 2012 ha co-fondato Turning Point USA, un’organizzazione che si descrive come un «movimento studentesco nazionale dedicato a identificare, organizzare e responsabilizzare i giovani affinché promuovano i principi del libero mercato e del governo limitato».

 

All’ora in cui scriviamo la polizia brancola nel buio. L’FBI ha smentito le dichiarazioni precedenti che indicavano l’arresto di un sospettato in relazione all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, comunicando mercoledì sera che la persona, inizialmente definita «soggetto di interesse», è stata rilasciata dopo un interrogatorio.

 

«Il soggetto in custodia è stato rilasciato dopo un interrogatorio da parte delle forze dell’ordine. La nostra indagine prosegue e continueremo a diffondere informazioni nell’interesse della trasparenza», ha scritto il direttore del Bureau Kash Patel in un tweet.

 

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Mercoledì mattina, il Patel aveva annunciato che un «soggetto» era in custodia, scatenando la diffusa notizia che l’uomo armato era stato catturato. Anche il governatore dello Utah, Spencer Cox, ha affermato che «non ci sono informazioni che ci portino a credere che ci sia una seconda persona coinvolta», sebbene il commissario per la sicurezza pubblica dello Utah, Beau Mason, abbia insistito sul fatto che l’indagine rimanesse aperta.

 

Le dichiarazioni contrastanti hanno alimentato la confusione circa il fatto che le forze dell’ordine stiano ancora inseguendo un sospettato attivo. Le autorità non hanno ancora fornito una descrizione o l’identità dell’uomo armato.

 

Il presidente Donald Trump ha dichiarato l’intenzione di perseguire non solo l’assassino dell’attivista conservatore Charlie Kirk, ma anche coloro che, a suo avviso, finanziano e fomentano la violenza politica della «sinistra radicale» negli Stati Uniti.

 

In un video pubblicato mercoledì sera su Truth Social, Trump ha definito Kirk, 31 anni, un «patriota» e un «martire della verità e della libertà», lodandolo per aver ispirato i giovani americani attraverso dibattiti nei campus universitari di tutto il Paese.

 

«Charlie era il meglio dell’America, e il mostro che lo ha attaccato stava attaccando tutto il nostro Paese», ha detto Trump. «Un assassino ha cercato di metterlo a tacere con un proiettile, ma ha fallito, perché insieme faremo in modo che la sua voce, il suo messaggio e la sua eredità vivano per innumerevoli generazioni a venire».

 


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Il presidente ha collegato l’omicidio di Kirk a quelli che ha definito anni di demonizzazione dei conservatori da parte della sinistra, avvertendo che «la violenza e l’omicidio sono la tragica conseguenza della demonizzazione di coloro con cui non si è d’accordo, giorno dopo giorno, anno dopo anno».

 

«Per anni, la sinistra radicale ha paragonato meravigliosi americani come Charlie ai nazisti e ai peggiori assassini di massa e criminali del mondo. Questo tipo di retorica è direttamente responsabile del terrorismo a cui assistiamo oggi nel nostro Paese. E deve finire subito», ha dichiarato Trump.

 

Trump ha quindi  promesso di usare tutto il peso della sua amministrazione per indagare non solo sui colpevoli, ma anche «sulle organizzazioni che li finanziano e li sostengono, così come su coloro che perseguono i nostri giudici, le forze dell’ordine e chiunque altro porti ordine nel nostro Paese».

 

Trump ha citato altri incidenti attribuiti all’estremismo di sinistra, tra cui il tentato omicidio nei suoi confronti avvenuto nel 2024 a Butler, in Pennsylvania, la sparatoria del leader della maggioranza alla Camera Steve Scalise nel 2017, gli attacchi agli agenti dell’ICE e il recente omicidio di un dirigente sanitario a New York.

 

«Questo è un momento buio per l’America», ha detto Trump, esortando all’unità attorno «ai valori americani per i quali Charlie Kirk visse e morì: i valori della libertà di parola, della cittadinanza, dello stato di diritto, della devozione patriottica e dell’amore per Dio».

 

Di fatto, gli Stati Uniti sembrano piombati in una stagione di violenza politica.

 

I commenti in rete sono polarizzati, tra utenti di sinistra che gioiscono oscenamente (magari sghignazzando sul fatto che Kirk si batteva per la libera circolazione della armi prevista dal 2° Emendamento della Costituzione USA) e chi accusa i progressisti di essere divenuti sostenitori di una vera e propria politica di odio e morte.

 

Elon Musk ha accusato la sinistra radicale di alimentare un clima che incoraggia la violenza contro i conservatori, definendola il «partito dell’omicidio». «La sinistra è il partito dell’omicidio», ha scritto Musk in un post su X, riecheggiando le affermazioni più ampie degli alleati repubblicani che sostengono che la retorica democratica e le narrazioni dei media hanno da tempo alimentato l’ostilità verso le figure conservatrici. Elon aveva detto le stesse cose ancora un’anno fa.

 

Musk ha anche condiviso un altro post in cui affermava che «i media mainstream di sinistra, così come personaggi come Gavin Newsom che sostengono che Trump intenda diventare un dittatore, hanno creato un clima di isteria contro le figure di destra che potrebbe radicalizzare un numero qualsiasi di persone instabili spingendole a impegnarsi nella violenza politica».

 

La crescente «cultura dell’assassinio» tra gli americani di sinistra è stata evidenziata in un sondaggio di aprile del Network Contagion Research Institute (NCRI), che ha rilevato che il 48% degli intervistati «di centro-sinistra» ha affermato che sarebbe «in qualche modo giustificato» assassinare il presidente Trump. Circa il 55% ha affermato lo stesso di Musk. All’inizio di quest’anno, attivisti radicali hanno preso di mira i proprietari di Tesla, accusando il miliardario di favorire il «fascismo» e chiedendo il boicottaggio delle sue aziende.

 

A questo punto, molti hanno cominciato a fare nomi di una possibile «purga» in arrivo. Il noto commentatore politico Mike Cernovich ha scritto che la punizione andrebbe assegnata «non solo alla “sinistra”, ma anche chi la finanzia. Come Soros, Bill Gates e Reid Hoffman. Un baby boomer impostore radicalizzato dall’agitprop non è certo il responsabile di oggi per chi è intelligente».

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Trump aveva proposto settimane fa di usare la legge RICO, utilizzata per debellare le mafie, contro i finanziatori della sinistra radicale come Soros e suo figlio. Nelle stesse ore la Fondazione Gates aveva tagliato i ponti con Arabella, una ONG considerata vicina alla sinistra rivoltosa. Bill Gates è quindi apparso a fianco di Trump ad una cena alla Casa Bianca con i grandi della tecnologia.

 

Reid Hoffman è il fondatore di Linkedin, già nella cosiddetta «Paypal Mafia», cioè il gruppo di ragazzi divenuti milionari vendendo PayPal ad eBay – quindi di fatto un tempo socio e collaboratore di Peter Thiel e dello stesso Musk.

 

Hoffman, che ha avuto estensivi rapporti con Jeffrey Epstein, ha finanziato cause contro Trump.

 

È presto per commentare sui possibili mandanti. Sarà possibile capire quale macchinazione vi è dietro solo quando verrà preso davvero il primo sospettato, che potrebbe essere il vero attentatore o un Lee Harvey Oswald qualsiasi. In America, vi è una parola precisa per il capro espiatorio poco intelligente di queste situazioni, «patsy».

 

Chi sarà il patsy? Potrebbe, certamente, essere come si aspettano tutti un’attivista di sinistra – epperò con un bel tiro: colpo dritto alla gola da almeno 100 iarde, cioè 90 metri. Se la sua colorazione sarà fortemente pro-pal, sapremo cosa potrebbe esserci sotto.

 

Al contempo, potrebbe saltare fuori che l’assassino viene invece da destra,  magari è un groyper, il modo in cui si chiamano i seguaci del giovane attivista Nick Fuentes. Il Fuentes, che si dichiara razzista (ma vi sono parecchie personalità tra i neri che lo seguono e lo sostengono) era avversario di Kirk, definito come un gatekeeper che preveniva i conservatori dal realizzare l’influsso degli ebrei sulla società americana e sulla geopolitica mondiale. In diverse occasioni Fuentes ha canzonato Kirk, il quale ha sempre rifiutato un dibattito con il giovane antisemita, nonostante la crescente popolarità di quest’ultimo.

 

Se uscisse che l’assassino è un groyper, un incel, partirebbe una purga a destra di vaste dimensioni.

 

Kirk era un profondo sostenitore di Israele, al punto che con la sua organizzazione Turning Point USA vi mandava studenti per i classici tour dati ai cristiani evangelici americani allo scopo di sedimentare il  loro filosionismo.

 

Tuttavia all’indomani della strage del rave del 7 ottobre 2023 si chiese come fosse possibile che i terroristi di Hamas fossero penetrati oltre un confine che lui stesso aveva visto varie volte presidiato da militari di leva israeliani 18enni ogni dieci metri. Varie voci si levarono quindi contro Kirk accusandolo di antisemitismo. Il ragazzo quindi tornò all’ovile, al punto da sostenere Israele ancora oggi.

 

Kirk aveva inoltre recepito l’ordine da parte di Trump di non parlare più del caso Esptein. Anche quello, secondo più di qualcuno, sarebbe legato allo Stato di Israele.

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic 

 

 

Terrorismo

Ben Gvir chiede 30-40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte

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Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte, ha affermato il ministro della Sicurezza nazionale e noto falco guerrafondaio Itamar Ben-Gvir, sostenendo che alcuni nell’enclave palestinese «non sono persone».   Nonostante si dichiari che sia in vigore un cessate il fuoco su Gaza, Israele ha continuato i raid aerei mentre i negoziati sul disarmo di Hamas e sul ritiro delle Forze di Difesa Israeliane dal territorio sono in fase di stallo.   In un’intervista podcast rilasciata sabato, Ben-Gvir ha ribadito la sua opposizione alla riduzione del livello delle operazioni militari israeliane prevista dall’armistizio.   «Dobbiamo effettuare assassinii mirati a Gaza, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia in quel momento», ha affermato.

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«Là ci sono persone che non sono esseri umani. Non hanno bisogno di vivere, non sono persone».   Il ministro, che sovrintende alla polizia israeliana, ha inoltre ribadito il suo sostegno agli insediamenti israeliani a Gaza e alla necessità di spingere i palestinesi ad abbandonare il territorio. «Nella mia immaginazione, vedo tutta Gaza come nostra, con insediamenti ben consolidati in tutta Gaza», ha detto il leader del partito Otzma Yehudit («Potere Ebraico»).   A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.   Dall’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, che ha scatenato la guerra di Gaza, Ben-Gvir ha costantemente sostenuto politiche ben più a destra del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, tra cui condizioni più severe per i prigionieri palestinesi e la pena di morte per i palestinesi condannati per terrorismo.   I partiti di estrema destra, tra cui il Potere Ebraico di Ben-Gvir e il Sionismo Religioso del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, sono stati determinanti per il ritorno al potere di Netanyahu nel 2022 e per la formazione del suo governo di coalizione.   Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.   Le politiche intransigenti e la condotta dello Stato degli ebrei a Gaza hanno suscitato un’ampia condanna internazionale, mentre la spinta di Netanyahu verso un’azione militare contro l’Iran ha ulteriormente inasprito la percezione dello Stato ebraico negli Stati Uniti, il suo più importante alleato.

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Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato a giugno ha rilevato che il 60% degli americani ha un’opinione sfavorevole di Israele, rispetto al 42% del 2022. Nei 36 paesi oggetto del sondaggio, la maggioranza ha espresso un’opinione sfavorevole di Israele nella maggior parte dei casi, tra cui il 68% in Francia, il 69% nel Regno Unito e il 73% in Germania.   A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.   L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

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Terrorismo

Trump accusato di aver usato i giornalisti come esche nei piani di assassinio da parte dell’Iran

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Varie testate giornalistiche statunitensi hanno sostenuto che il presidente Donald Trump avrebbe di fatto impiegato i giornalisti al seguito dei suoi viaggi come esche il mese scorso, quando ha modificato di nascosto il proprio aereo a causa del sospetto di un complotto iraniano per ucciderlo.

 

Le prime notizie diffuse dai media riferivano che Trump, di ritorno nel Regno Unito da un vertice NATO in Turchia, aveva improvvisamente abbandonato il Boeing 747-8 donatogli dal Qatar per salire a bordo di un Air Force One più datato, dopo aver ricevuto informazioni su un possibile attentato. Il cambio sarebbe stato motivato dal fatto che il velivolo più anziano dispone di sistemi di supporto vitale e di sicurezza più avanzati.

 

Lunedì diverse testate hanno fornito nuovi particolari, affermando che Trump sarebbe salito a bordo del vecchio Air Force One prima di essere trasferito in segreto, a bordo di un camioncino per il catering aeroportuale, su un aereo militare più piccolo che lo avrebbe portato nel Regno Unito. Una volta giunto a destinazione, sarebbe poi risalito sul vecchio Air Force One, creando l’impressione di aver viaggiato su di esso per l’intero percorso.

 

Varie testate, tra cui Reuters, CNN, il Washington Post e il New York Times, hanno sostenuto che tale decisione avrebbe potenzialmente messo a rischio la vita dei giornalisti e del personale dell’amministrazione presenti sull’aereo presidenziale. Secondo Aaron Blake, giornalista senior della CNN, i reporter si sono sentiti trattati come «esche inconsapevoli e in prima linea».

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Nel 2000, durante un viaggio in Pakistan, il presidente Bill Clinton ricorse a un aereo civetta, ma i giornalisti che lo accompagnavano furono informati dell’accordo in via informale.

 

Trump, che ha più volte accusato i giornalisti di diffondere menzogne sul suo conto, ha dichiarato martedì di aver agito su consiglio dei servizi segreti e dei militari. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva affermato il mese scorso che, sebbene il nuovo Air Force One fosse «perfettamente sicuro per i viaggi del presidente», erano previsti ulteriori miglioramenti.

 

Il Dipartimento di Giustizia ha tentato di citare in giudizio i giornalisti del New York Times per i loro articoli sul nuovo Air Force One, mentre il Pentagono ha di recente revocato l’autorizzazione di sicurezza all’ex capo dell’aeronautica militare Frank Kendall, accusato di aver divulgato informazioni classificate sul velivolo ai media.

 

Gli aerei civetta (o «decoy», «esche») sono una misura di sicurezza fondamentale per i capi di Stato, in particolare per il vertice USA con l’Air Force One.Quando un leader viaggia, decollano spesso due velivoli identici. Il secondo aereo segue la stessa rotta a breve distanza o parte leggermente prima, confondendo i radar e i potenziali attentatori sulla reale posizione della personalità a bordo.

 

In caso di minaccia o guasto meccanico, l’aereo civetta funge anche da sostituto immediato.Questa tattica è cruciale sia nei voli civili ad alto rischio, sia in contesti di guerra, dove l’obiettivo è ingannare i sistemi missilistici terra-aria. Il protocollo prevede la massima riservatezza: fino all’ultimo secondo, solo pochissimi membri della sicurezza conoscono il velivolo effettivo.

 

L’uso di aerei civetta e voli duplicati è una pratica di sicurezza globale adottata da numerose nazioni non occidentali per proteggere i propri leader in contesti di altissima tensione.

 

Durante il crollo del suo regime a fine 2024, l’ex presidente siriano Bashar al-Assad ha abbandonato Damasco utilizzando uno Yakovlev Yak-40 governativo come aereo civetta. Mentre il jet esca decollava per distrarre i radar e l’intelligence ribelle, Assad è fuggito segretamente verso la Russia a bordo di un volo militare russo protetto a transponder spento.

 

Il protocollo della Federazione Russa prevede che per i viaggi internazionali del presidente Vladimiro Putin vengano preparati simultaneamente fino a tre velivoli presidenziali identici (Ilyushin Il-96-300PU). Solo pochissimi membri della scorta sanno su quale aereo salirà effettivamente Putin. Gli altri decollano a breve distanza temporale fungendo da esche elettroniche e visive contro potenziali attacchi missilistici. Si ricorda che quando nel 2014 un missile colpì un aereo di linea malese nello spazio aereo ucraino una teoria riteneva che esso fosse stato scambiato per l’aereo presidenziale russo che riportava Putin a casa da un vertice internazionale.

 

Nei viaggi verso aree geopoliticamente sensibili del presidente Xi Jinpingo, il governo cinese adotta una strategia di sdoppiamento simile. Venendo utilizzati velivoli commerciali della Air China modificati per l’occasione (Boeing 747-8), la sicurezza di Pechino fa viaggiare un secondo aereo gemello della flotta di bandiera sulla stessa rotta, modificando i codici transponder per rendere impossibile identificare quale aereo ospiti i vertici del Partito Comunista Cinese.

 

Secondo quanto emerso da inchieste successive alla misteriosa morte, anche il fondatore dell’ENI Enrico Mattei utilizzava regolarmente un aereo gemello per confondere i suoi nemici, ma il 27 ottobre 1962 il sistema di sicurezza fallì. L’ENI aveva acquistato due piccoli bireattori francesi identici, i Morane-Saulnier MS.760 Paris. Uno era contrassegnato dalla sigla I-SNAP e l’altro dalla sigla I-SNAI.

 

La tattica dello scambio: Per sviare l’intelligence e i sabotatori, i due velivoli venivano alternati costantemente. All’ultimo momento utile, Mattei decideva su quale dei due aeroplani salire, lasciando l’altro fermo nell’hangar o facendolo decollare come esca con piani di volo differenti. Ciò non bastò: l’aereo del capo del sistema petrolifero italiano cadde a Bascapè, in provincia di Pavia, dopo essere decollato da Catania Fontanarossa. Si tratta ancora oggi di uno dei misteri più fitti della storia italiana.

 

L’aereo civetta rimasto a terra, l’I-SNAI, è stato restaurato ed è esposto al Museo del Volo sito nell’area ex officine Aeronautiche Caproni a Somma Lombardo, provincia di Varese, non distante dall’aeroporto di Malpensa.

 

 

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

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Immigrazione

Tra i migranti marocchini giunti in Spagna c’erano anche terroristi islamici: rapporto

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Terroristi islamici avrebbero approfittato del disordinato afflusso di immigrati clandestini marocchini in Spagna per introdursi nel Paese. Lo riportano varie testate.   Euronews riferisce, citando El Español e altri giornali, che ufficiali del Commissariato Generale per l’Informazione (CGI) della Polizia Nazionale e del Quartier Generale dell’Intelligence della Guardia Civile (JIGC) hanno individuato, nelle immagini di sorveglianza dei migranti, una serie di «individui che erano stati precedentemente arrestati, condannati e successivamente deportati in Marocco per reati legati al terrorismo jihadista».   Ciò conferma le valutazioni degli esperti secondo cui le attività jihadiste tendono a diventare meno centralizzate, facilitando lo sfruttamento di situazioni come questa.   Ufficialmente il governo cerca di sdrammatizzare: il ministero dell’Interno ha dichiarato: «non abbiamo mai confermato tali notizie. Le forze di sicurezza spagnole svolgono un lavoro continuo di monitoraggio e contrasto al terrorismo jihadista in tutto il Paese, non solo a Ceuta. Il pubblico spagnolo e gli abitanti di Ceuta possono essere certi che gli arrivi del 30 luglio non rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica».

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Non si tratta di una novità, ma di una tremenda realtà sottaciuta dalla stampa e dalla politica immigrazionista: con gli immigrati arrivano attivamente anche terroristi già programmati per uccidere gli europei.   È il caso dei terroristi del Bataclan, dove nel 2015 operativi dell’ISIS hanno finto di essere profughi per sbarcare in Grecia e muoversi verso il centro Europa con documenti falsi.   La grande porta del jihadismo immigrato in Europa è, ovviamente, l’isola di Lampedusa.   L’attentato ai mercatini di Natale di Berlino del dicembre 2016 è stato compiuto da Anis Amri, un cittadino tunisino che era arrivato in Europa sbarcando a Lampedusa nel 2011, dove si era finto minore registrandosi con generalità false prima di radicalizzarsi durante la detenzione in un carcere italiano.   Un altro caso emblematico di infiltrazione è l’attentato del 29 ottobre 2020 all’interno della cattedrale di Nizza, perpetrato da Brahim Aouissaoui, un ventunenne tunisino sbarcato a Lampedusa circa un mese prima e giunto in Francia in modo irregolare poco prima di colpire.

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