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Immigrazione

Dati sconvolgenti mostrano una massiccia trasformazione demografica in Europa

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Nuovi dati mostrano una percentuale di persone che non parlano tedesco a casa in Austria sottolineano quanto sia stata massiccia la trasformazione demografica nel Paese. Lo riporta lo studio di un economista ungherese Géza Sebestyén, «Venti minacciosi soffiano sull’Occidente». Lo riporta Remix News.

 

Il Sebestyén ha pubblicato sulla sua pagina Facebook gli esiti della ricerca, insieme ad alcuni dati sorprendenti.

 

«Secondo le ultime statistiche austriache, un terzo (32,8%) degli alunni delle scuole primarie in Austria non è di madrelingua tedesca. Nelle città, la percentuale è ancora più alta: a Salisburgo, ad esempio, un bambino su due (51,8%) non parla tedesco a casa», ha osservato lo studioso magiaro.

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Il post contiene una mappa che suddivideva ogni regione dell’Austria, evidenziando l’enorme percentuale di bambini che non parlano tedesco a casa come prima lingua.

 

Sebestyén, responsabile del Workshop di Politica Economica dell’MCC, ha dimostrato che l’Ungheria avrebbe potuto fare la stessa fine dell’Austria se non avesse seguito le politiche di Viktor Orban, che ha sigillato il confine e respinto l’immigrazione di massa, avvertendo che l’Ungheria potrebbe essere caratterizzata da un multiculturalismo che gli austriaci trovano sempre più alienante e pieno di criminalità.

 

«In alcuni quartieri di Vienna», continua il suo post, «la situazione è già drammatica: a Brigittenau e Margareten, la percentuale di persone che non parlano tedesco nell’ambiente familiare supera l’80%».

 

Sebestyén ha definito gli ultimi dati «segni di una trasformazione sociale che sta plasmando il futuro dell’Europa», una tendenza che, se continuata, porterà l’Austria a perdere il suo carattere di stato nazionale. Diventerà, afferma, «uno degli Stati membri dell’UE per i quali un’Europa delle nazioni è un incubo».

 

Lo studioso ha poi sottolineato che statistiche come queste sono il motivo per cui l’Ungheria continua a combattere «l’immigrazione eccessiva».

 

Come riportato da Renovatio 21, il 44,6% dei bambini di prima elementare a Vienna non sa parlare tedesco, mentre tre studenti su quattro nella scuola media non parlano tedesco a casa.

 

I dati arrivano contemporaneamente al discorso del politico austriaco Herbert Kickl, leader del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), al CPAC Ungheria. Kickl ha messo in guardia dalla massiccia trasformazione demografica in atto nel suo Paese e in tutta Europa, con sondaggi che mostrano come la maggioranza degli europei sia contraria a questa trasformazione, pur rimanendo pressoché impotente nel fermarla.

 

«Quello che sta accadendo in Europa non è una coincidenza. È il risultato di un programma, di una trasformazione etnica e culturale consapevolmente controllata. Perché la migrazione non viene fermata, no, viene organizzata, promossa e glorificata. Le ONG non sono nobili organizzazioni umanitarie, fanno parte di reti di trafficanti con una missione politica e ideologica», ha affermato Kickl.

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«L’integrazione è una menzogna perché significa che la maggioranza dovrebbe adattarsi alla minoranza. E il nostro stato sociale serve sempre meno coloro che si sono assunti la responsabilità di sé stessi, delle proprie famiglie, della propria patria. Si sta trasformando in un club all-inclusive per persone che percorrono migliaia di chilometri per approfittare delle nostre conquiste», ha aggiunto il capo del partito vincitore delle ultime elezioni politiche austriache.

 

La maggior parte degli austriaci non è soddisfatta della trasformazione demografica del loro Paese: l’80%afferma di voler adottare misure più severe in materia di asilo.

 

L’FPÖ, contrario all’immigrazione, è attualmente il partito più popolare del Paese con un ampio margine, ottenendo tra il 34% e il 36% dei voti. Tuttavia, il cambiamento demografico potrebbe danneggiare il partito a lungo termine, poiché gli stranieri raggiungono l’età per votare e spostano l’elettorato verso partiti pro-immigrazione e di sinistra, una tendenza su cui la sinistra in tutta Europa sta puntando.

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Immigrazione

Il 41% dei giovani musulmani a Vienna crede che le proprie leggi religiose abbiano la precedenza

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Un recente studio commissionato dalla città di Vienna mette in luce una tendenza preoccupante tra i giovani musulmani per quanto riguarda le loro opinioni religiose e politiche. Lo riporta Remix News.   Ciò fa seguito al recente annuncio secondo cui i bambini musulmani rappresentano ormai quasi il 41% della popolazione delle scuole dell’obbligo di Vienna, costituendo il gruppo religioso più numeroso.   Lo studio, pubblicato il 12 maggio 2026 e condotto da Kenan Güngör, definisce i risultati «molto preoccupanti», osservando che la religione occupa uno spazio molto più ampio nella vita dei giovani musulmani rispetto ai loro coetanei.   Una delle scoperte più significative riguarda la gerarchia tra autorità legale e religiosa. Secondo quanto riportato dal quotidiano austriaco Der Standard, il 41% dei giovani musulmani concorda con l’affermazione secondo cui le proprie leggi religiose hanno la precedenza sulle leggi austriache, rispetto al 21% dei giovani cristiani.   Inoltre, il 46% degli intervistati musulmani ritiene che si debba essere pronti a «combattere e morire in difesa della propria fede», un’opinione condivisa dal 24% dei cristiani.

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Nello specifico, il 73% dei musulmani sciiti e il 68% dei musulmani sunniti si identificano come religiosi, mentre solo il 41% dei giovani cattolici e il 38% dei giovani cristiani ortodossi affermano lo stesso.   Lo studio approfondisce anche le aspettative religiose sociali e quotidiane, mostrando che il 36% dei giovani musulmani crede che tutti debbano seguire le regole della propria religione e più della metà ritiene che le donne musulmane debbano indossare il velo in pubblico.   Inoltre, il 65% afferma che le norme islamiche si applicano a tutti gli ambiti della vita quotidiana e devono essere rigorosamente osservate. A proposito di questi dati, Güngör parla di pressioni sociali all’interno di queste comunità.   Anche le opinioni su governance e uguaglianza sociale mostrano una netta divisione. Mentre l’82% degli austriaci considera la democrazia la migliore forma di governo, il sostegno scende al 47% per i siriani, al 50% per i ceceni e al 61% per gli afghani.   Anche in questi gruppi prevalgono ruoli di genere conservatori: quasi la metà ritiene che le decisioni importanti debbano essere prese dagli uomini e un quarto non desidera una donna come capo. Solo circa un terzo considera l’omosessualità accettabile.   La ricerca, che ha coinvolto 1.200 individui di età compresa tra i 14 e i 21 anni appartenenti a 10 diverse etnie, indica che un terzo dei giovani musulmani è diventato più religioso di recente. La loro identità è plasmata molto più dalla religione rispetto a quella dei cristiani, manifestandosi in tassi più elevati di preghiera, digiuno e frequentazione della moschea.   Tuttavia, gli autori dello studio affermano che la religione da sola non è l’unico fattore. Suggeriscono che anche un basso livello di istruzione, un’educazione autoritaria, l’isolamento sociale e l’influenza dei contenuti radicali su internet abbiano giocato un ruolo nel plasmare queste prospettive.   L’Austria non è l’unico Paese europeo a dover affrontare le preoccupanti posizioni espresse da un numero allarmante di musulmani. Anche in Germania e Francia, la maggioranza dei giovani musulmani antepone la propria religione alle leggi dello Stato, come dimostrano due recenti studi.   I sistemi di credenze contrastanti hanno anche generato tensioni. Ad esempio, la maggioranza dei tedeschi ora ritiene che il Paese dovrebbe in generale smettere di accogliere altri immigrati musulmani.   Negli altri Paesi europei non va meglio Secondo i dati pubblicati nello scorso decennio dall’Institut Montaigne, un think tank francese, il 55% dei giovani musulmani francesi tra i 15 e i 25 anni si definisce «fondamentalista» e «separatista» e afferma il primato della sharia sulla legge della Repubblica francese.   L’Italia è ovviamente partecipe di questo fenomeno di disintegrazione nazionale. Secondo dati ISTAT raccolti nell’ottobre 2016 due immigrati di seconda generazione su 3 non si identificano nella nazione o nel popolo italiani: si sente italiano il 38% e il 43% dichiara di «non sentirsi di appartenere all’Italia per quanto riguarda i doveri che avere la cittadinanza comporta».

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Immigrazione

Oceanica manifestazione anti-immigrazione a Londra

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Una grande folla si è riversata nel centro di Londra per partecipare alla manifestazione anti-immigrazione denominata «Unite the Kingdom». Video e fotografie pubblicati sui social media sabato mostravano i manifestanti radunarsi nella capitale britannica diverse ore prima dell’inizio della marcia principale.

 

Secondola stampa locale, che citano fonti di polizia, si prevede la partecipazione di circa 50.000 persone. Il Guardian ha riferito che oltre 150.000 persone avevano preso parte alla precedente manifestazione «Unite the Kingdom» dello scorso settembre.

 

Gli organizzatori parlano invece di milioni di persone.

 

Il segno della Croce è stato ben visibile per tutto il corteo.

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Sui social media sono circolate notizie secondo cui la polizia avrebbe già effettuato almeno un arresto, fermando l’attivista di destra Ryan Bridge.

 

In vista dell’evento, organizzato da Tommy Robinson – attivista britannico anti-immigrazione il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon –, il premier britannico Keir Starmer ha annunciato che a diversi attivisti e commentatori stranieri era stato negato l’ingresso nel Regno Unito. Secondo Downing Street, undici persone sono state bloccate perché la loro presenza era considerata «non favorevole al bene pubblico».

 

I giornali britannici hanno identificato tra loro l’eurodeputato polacco Dominik Tarczynski, la commentatrice politica olandese Eva Vlaardingerbroek (che vive in Italia ed era già stata bandita dal Regno mesi fa), il commentatore statunitense Joey Mannarino e l’influencer statunitense Valentina Gomez. Secondo quanto riportato, il ministero dell’Interno britannico avrebbe revocato le autorizzazioni elettroniche di viaggio rilasciate ad alcuni partecipanti prima del loro arrivo previsto in Gran Bretagna.

 

Starmer ha dichiarato giovedì che il governo non permetterà a nessuno di «diffondere odio nelle nostre strade», secondo quanto riportato dal governo britannico. Le restrizioni hanno suscitato critiche da parte dei sostenitori della marcia, che hanno accusato le autorità di tentare di reprimere il dissenso politico e limitare la partecipazione.

 

La polizia metropolitana ha fatto sapere che migliaia di agenti sono stati dispiegati in tutta Londra perché l’evento «Unite the Kingdom», una marcia filo-palestinese in commemorazione del giorno della Nakba e la finale di FA Cup si svolgevano nello stesso giorno.

 

Il Robinson ha affermato che la manifestazione intende essere una protesta contro l’immigrazione clandestina, i crimini con armi da taglio e quelli che definisce fallimenti del governo in materia di sicurezza delle frontiere e libertà di parola. Nei video promozionali dell’evento online, ha invitato i sostenitori a «unire il regno» e a recarsi a Londra per «far sentire la propria voce».

 

All’interno del gruppo sembra esservi polemica, in quanto il Robinson è percepito come anti-islamico e pro-Israele (bandiere con la stella di David si sono viste in testa al corteo), mentre una porzione dei manifestanti recava striscioni contro lo Stato Ebraico. Il Robinson è spesso accusato su Twitter di collaborare con Israele.

 

In bella vista anche bandiere dell’Iran dello shah.

 


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Immigrazione

Manifestanti olandesi danno fuoco a un centro di accoglienza per richiedenti asilo

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Manifestanti contrari all’immigrazione hanno incendiato un centro di accoglienza d’emergenza per rifugiati nella cittadina olandese di Loosdrecht, dopo settimane di proteste contro l’arrivo di richiedenti asilo.   Secondo la NOS, una folla inferocita ha lanciato petardi contro l’edificio del municipio che, secondo le autorità, avrebbe dovuto ospitare temporaneamente i rifugiati. L’incidente si è verificato dopo l’arrivo, avvenuto proprio quel giorno, del primo gruppo di 15 richiedenti asilo.   La folla ha inoltre lanciato oggetti contro gli agenti di polizia e ha cercato di impedire ai vigili del fuoco di raggiungere il luogo dell’incendio. L’incendio è stato infine domato e diverse persone sono state fermate, come riportato dalla NOS.  

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Le proteste precedenti a Loosdrecht, una cittadina di 8.600 abitanti, avevano già obbligato le autorità a ridimensionare i piani per ospitare 110 richiedenti asilo, portandoli a 70.   Il mese scorso era stata presentata alle autorità una petizione firmata da 3.000 persone contro l’apertura del centro di accoglienza. Nonostante le opposizioni dei residenti e degli imprenditori locali, un tribunale aveva autorizzato l’utilizzo del municipio vuoto per ospitare i rifugiati.   Diversi politici di destra hanno preso parte alle manifestazioni, tra cui Gidi Markuszower, leader dell’Alleanza olandese (DNA), che ha dichiarato alla folla che i rifugiati dovrebbero «tornare nel loro paese».   I politici favorevoli all’immigrazione hanno condannato le violenze, e alcuni hanno sostenuto che molti dei manifestanti non provenissero da Loosdrecht. Il ministro della Giustizia David van Weel ha ipotizzato che «gruppi con cattive intenzioni» possano aver sfruttato le proteste per provocare violenza, secondo quanto riferito da Dutch News.   Come riportato da Renovatio 21, le proteste a Loosdrecht vanno avanti da settimane, con reazioni violente della polizia, che in alcuni episodi ha preso di mira i manifestanti con cariche di manganello, lasciando almeno un manifestante privo di sensi sul marciapiede.

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