Spirito
Gli scismatici buoni e quelli cattivi
Roma condanna la Fraternità Sacerdotale San Pio X in nome dello scisma, mentre allo stesso tempo alimenta scismi ben reali. Possiamo ancora parlare di coerenza?
Si può avere una mente logica eppure sbagliarsi. Ma il contrario non è possibile: affermazioni contraddittorie non possono essere entrambe vere allo stesso tempo. È così che alcuni cercano di ribaltare la situazione a danno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, tentando di dimostrare l’incoerenza di una posizione che giura obbedienza al papa e al tempo stesso gli disobbedisce apertamente. Non si tratta qui di riesaminare la debolezza di tale obiezione, che trascura il fatto che l’autorità può essere fallace.
L’obiettivo qui non è quello di riesaminare la coerenza della posizione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ampiamente dimostrata altrove, ma di esaminare quella di Roma stessa. Senza per un istante ammettere che la Fraternità San Pio X sia scismatica, esaminiamo se Roma sia coerente nel trattarla come tale, dato il suo atteggiamento nei confronti di gruppi effettivamente scismatici.
1) Roma ha riconosciuto le consacrazioni episcopali con giurisdizione compiute in uno spirito chiaramente scismatico dal Partito Comunista Cinese e continua a riconoscere i vescovi nominati da un governo ufficialmente ateo e dottrinalmente materialista che cerca di controllare e sovvertire la dottrina cattolica per fini ideologici. Eppure, Roma si rifiuta di riconoscere le consacrazioni episcopali senza giurisdizione compiute senza intenti scismatici dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per il bene delle anime. Lo scisma rivendicato è tollerato; lo scisma esplicitamente respinto è condannato.
2) Le scomuniche del 1054 contro i cosiddetti scismatici «ortodossi» – anch’essi eretici su diversi punti (1) – furono revocate e «condannati all’oblio» da Paolo VI nel 1965 (2). Da allora, gli ortodossi hanno consacrato centinaia di vescovi con giurisdizione, senza mandato papale, senza il minimo riguardo per Roma e contro la volontà del Papa (3), senza che il Vaticano imponesse loro alcuna condanna. Eppure la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha visto revocate le sue scomuniche nel 2009 (4), solo per vederle ripristinate pochi anni dopo per consacrazioni effettuate senza giurisdizione, in stato di necessità e con il sincero desiderio di ottenere la comprensione di Roma.
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3) Il nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983, al canone 844 §2, consente ai cattolici – in contrasto con la disciplina tradizionale – di confessarsi a un sacerdote scismatico in determinate circostanze e, incidentalmente, riconosce la validità usuale del sacramento della penitenza per alcuni scismatici (5) . Eppure il decreto del 2 luglio nega questa validità ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Con quale logica peculiare la confessione sarebbe valida per gli scismatici orientali ma invalida in una Fraternità Sacerdotale San Pio X considerata scismatica?
4) Il canone 1117 dello stesso Codice esenta coloro che sono nati all’interno dello scisma dall’obbligo di osservare la «forma canonica» del matrimonio. In altre parole, i matrimoni tra scismatici sono considerati validi secondo il diritto canonico. Tuttavia, la nota del 2 luglio dichiara invalidi i matrimoni all’interno della FSSPX, ma allo stesso tempo considera la FSSPX scismatica dal 1988, a rischio di una completa contraddizione. (6)
5) Il cardinale Ratzinger disse degli scismatici orientali che «Roma non dovrebbe chiedere all’Oriente, riguardo alla dottrina del primato, più di quanto sia stato formulato e vissuto durante il primo millennio» (7). Al contrario, la nota del Dicastero per la Dottrina della Fede richiede ai membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X di riconoscere che il Concilio Vaticano II costituisce un autentico magistero al quale si deve aderire. I primi sono tenuti a riconoscere il primo millennio; la Fraternità Sacerdotale San Pio X, gli ultimi cinquanta.
6) A seguito del Concilio di Giovanni Paolo II, Roma riconosce ora gli scismatici orientali come «Chiese sorelle», e documenti romani ufficialmente approvati hanno affermato – in aperta sfida al dogma proclamato da Bonifacio VIII – che il primato papale non è un elemento necessario per la salvezza (8) e che la conversione degli scismatici orientali non dovrebbe più essere ricercata (9). Eppure, il 2 luglio, la DDF ha dichiarato, in un registro di proclami che si credeva scomparso senza lasciare traccia dopo il Concilio Vaticano II, che «tutti i fedeli sono esortati a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice». Questa dichiarazione era indirizzata alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che tuttavia riafferma il primato papale contro un collegialismo che mina l’autorità papale. Ciò che non è più rilevante per i veri scismatici che non riconoscono questo primato diventa un’affermazione teatrale di fronte a coloro che già lo riconoscono.
7) Il Papa ha steso il tappeto rosso per accogliere Sarah Mullaly, l’«Arcivescova» di Canterbury, con tutti gli onori dovuti a un arcivescovo, nonostante la dottrina cattolica non riconosca la validità delle consacrazioni anglicane né l’ordinazione delle donne e, inoltre, sostenga posizioni sull’omosessualità, sui diritti LGBT e sull’aborto che sono gravemente contrarie alla morale tradizionale. Eppure, Roma non si affretta a rispondere alle lettere del Superiore Generale di una congregazione interamente cattolica e si rifiuta ostinatamente di ascoltare le sue ripetute richieste di udienza con il Papa.
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8) Il 26 marzo, Roma ha promosso il vescovo Heiner Wilmer dalla sede di Hildesheim a quella di Münster, tre volte più grande. Eppure, questo vescovo appoggia apertamente il Cammino sinodale tedesco, le cui richieste conducono sempre più allo scisma, se non addirittura all’eresia: l’ordinazione delle donne, la messa in discussione della morale sessuale e la benedizione delle coppie omosessuali. Roma, quindi, premia un vescovo che appoggia questa deriva scismatica, mentre nega le sedi episcopali a coloro che si sforzano di preservare intatta la fede cattolica.
9) Il 5 marzo 2023, il cardinale Fernandez, allora arcivescovo di La Plata, pronunciò un’omelia in cui criticava la teologia tradizionale della Chiesa: «[La Chiesa] ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per categorizzare le persone, per etichettarle. “Questo è così, quello è cosà. Questo può ricevere la comunione, quello no. Questo può essere perdonato, quello no…” È terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi». Eppure, lo stesso uomo che un tempo rifiutava l’esclusione e le etichette ora pronuncia l’esclusione di tanti fedeli devoti alla fede cattolica, li raggruppa sotto la famigerata etichetta di «scismatici» e stabilisce precise condizioni per il «ritorno» dei membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).
Dobbiamo dunque concludere che esistono due categorie di scismatici? La prima, i «buoni scismatici», è benvenuta quando rifiuta sinceramente i dogmi cattolici e l’autorità della Sede Apostolica. La seconda, i «cattivi scismatici», è trattata con inflessibile severità perché si rifiuta di vedere la dottrina cattolica modificata, sforzandosi al contempo di rimanere unita al Romano Pontefice. In altre parole, i cattivi scismatici… proprio perché non sono scismatici.
Tuttavia, questo atteggiamento possiede, nella sua essenza, una certa coerenza, come ha affermato lo stesso Nostro Signore: «Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro» (Mt 6,24). Non si può infatti cercare di avvicinarsi a coloro che sono ai margini della Chiesa senza, al contempo, allontanarsi dal suo centro. Non si può offrire amicizia a chi rifiuta la fede cattolica senza finire per guardare con sospetto a coloro che si sforzano di preservarla intatta e che, prima o poi, diventano un rimprovero vivente e un ostacolo.
Di conseguenza, diventa quasi inevitabile che coloro che rifiutano la fede vengano trattati come partner, mentrecoloro che si rifiutano di abbandonarla diventino i veri avversari. La severità di Roma testimonia quindi indirettamente l’integrità della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Don Frédéric Weil
NOTE
1) In particolare, il primato papale, l’infallibilità papale e l’Immacolata Concezione.
2) Dichiarazione congiunta di Papa Paolo VI e del Patriarca Atenagora del 7 dicembre 1965.
3) A meno che non si voglia presumere che i papi accettino tali consacrazioni, il che solleva molti altri seri problemi teologici e un’ulteriore incoerenza riguardo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.
4) Va notato che il decreto del 2009 ha revocato solo le presunte scomuniche dei quattro vescovi, senza mai menzionare i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Si deve quindi concludere che Roma non considerava i sacerdoti della Fraternità San Pio X scomunicati, contrariamente alla sorprendente nota del 2 luglio.
5) Il canone 844 §2 afferma: «[…] è permesso ai fedeli che sono fisicamente o moralmente impossibilitati a ricorrere a un ministro cattolico di ricevere i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli Infermi da ministri non cattolici nella cui Chiesa questi sacramenti sono validi». Questo canone presuppone logicamente che il sacramento della Penitenza sia già consuetudinariamente valido tra gli scismatici, anche prima dell’eccezione in esame. Il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo del 1993 ribadisce la stessa disposizione al paragrafo 123, specificando che si applica ai ministri delle Chiese scismatiche orientali. Ciò solleva una questione sussidiaria, poiché il canone 966 richiede che il sacerdote che ascolta le confessioni abbia ricevuto questa facoltà dall’autorità, così come il canone 722 §2 del Codice delle Chiese Orientali. Come possono gli scismatici essere considerati in possesso di questa facoltà di confessione da un’autorità papale che essi stessi rifiutano? Due ipotesi: – O Roma concede agli scismatici una giurisdizione generale supplementare, nel qual caso non è chiaro perché tale facoltà venga negata alla FSSPX. – Oppure Roma si basa sulla nuova idea del Concilio Vaticano II, secondo la quale la giurisdizione è conferita dalla consacrazione episcopale, per concludere che i vescovi scismatici possono concedere questa facoltà di confessione ai loro sacerdoti. Ma allora come potrebbe Roma giustificare il fatto che la FSSPX non abbia questo potere? Dovremmo forse concludere che la FSSPX in realtà non possiede alcuna giurisdizione, come afferma, il che implicherebbe che la giurisdizione non derivi dalla consacrazione, contrariamente al Concilio Vaticano II, e quindi che la FSSPX non sia scismatica? Chi può comprendere… Da parte nostra, continueremo ad ascoltare validamente le confessioni in virtù di una giurisdizione supplementare derivante dall’analogia giuridica (can. 20/CIC 1917; can. 19/CIC 1983).
6) Ammesso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sia scismatica (cosa che non ammettiamo), sarebbe comunque coerente, secondo il diritto canonico, considerare invalidi i matrimoni di cattolici che siano «entrati nello scisma» durante la loro vita, poiché in tal caso sarebbero considerati come se avessero abbandonato la Chiesa con un atto formale e sarebbero quindi soggetti al Motu proprio Omnium in mentem di Benedetto XVI, che li obbliga alla forma canonica e quindi invalida il loro matrimonio. Ma questo non potrebbe mai applicarsi a due persone nate dopo il 1988 nella Fraternità Sacerdotale San Pio X a causa del canone 1117. Dovremmo quindi interpretare la nota del 2 luglio come un velato riconoscimento del fatto che i fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X siano in gran parte cattolici provenienti da strutture ufficiali? O dovremmo in definitiva considerarla come un’ammissione che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è scismatica e quindi soggetta alle leggi comuni della Chiesa sulla forma canonica del matrimonio? Lasciamo a Roma il compito di risolvere le proprie contraddizioni e noi, da parte nostra, continueremo a celebrare validamente i matrimoni dei fedeli in virtù del canone 1098/CIC 1917 (c. 1116/CIC 1983).
7) Joseph Ratzinger, Theologische Prinzipienlehre: Bausteine zur Fundamentaltheologie, Monaco, 1982, p. 209.
8) «Lo ius divinum non deve essere inteso nel senso che il primato universale, quale istituzione permanente, sia stato stabilito direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Né significa che il primato universale sia una “fonte della Chiesa”, come se la salvezza di Cristo dovesse necessariamente passare attraverso di esso». (Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica Romana (ARCIC I), citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e Sinodalità nei Dialoghi Ecumenici e nelle Risposte all’Enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 49).
9) «Questa forma di “apostolato missionario”, […] che è stata chiamata “uniatismo”, non può più essere accettata né come metodo da seguire né come modello dell’unità ricercata dalle nostre Chiese». Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, Uniatismo, un metodo di unione del passato e l’attuale ricerca della piena comunione (Dichiarazione Balamand, 23 giugno 1993), n. 12, citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 131.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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Spirito
L’allenatore della Spagna è cattolico e prega ogni giorno
Luis de la Fuente, allenatore della nazionale di calcio spagnola, è un cattolico devoto.
Il mister spagnuolo ha dichiarato lunedì, al termine di una conferenza stampa il giorno prima della vittoria contro la Francia che ha garantito l’accesso alla finale dei Mondiali FIFA 2026, di pregare ogni giorno in segno di ringraziamento e per chiedere l’aiuto di Dio, ma non per la vittoria sugli avversari.
Durante una conferenza stampa del 13 luglio, un giornalista ha accennato alla fede dell’allenatore e gli ha chiesto per cosa stesse pregando in vista della semifinale contro la Francia. De la Fuente ha sottolineato di pregare ogni giorno, non per ottenere aiuto nella vittoria contro gli avversari ai Mondiali, ma per ringraziare di avere un altro giorno da vivere, per la salute e per altre ragioni non legate al calcio.
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«Prego ogni giorno, ma non perché sono a un Mondiale o perché sto cercando di ottenere un determinato risultato», ha detto l’allenatore. «Lo ringrazio ogni giorno, ogni giorno quando mi sveglio, per il fatto che sto bene. Per il fatto che posso guardarmi allo specchio e dire: «Un altro giorno in cui posso godermi la vita». Sono grato per queste piccole cose».
«E prego ogni giorno, non per chiedere ulteriore aiuto… sarebbe ingiusto chiedergli di aiutare me e non il mio avversario», ha aggiunto. «Chiedo altre cose, soprattutto buona salute, e qualsiasi altra cosa mi dia la possibilità di continuare a combattere».
Martedì la Spagna ha battuto la Francia per 2-0, qualificandosi per la finale dei Mondiali contro l’Argentina, in programma domenica 19 luglio. La nazionale spagnola, allenata da De la Fuente, aveva già vinto il campionato europeo UEFA del 2024.
De la Fuente ha professato apertamente la sua fede cattolica in numerose occasioni. Nel 2024, durante gli Europei, l’allenatore ha dichiarato che la sua decisione di farsi il segno della croce prima di ogni partita «non è superstizione, è fede».
Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2023 al quotidiano spagnolo El Mundo, De la Fuente ha approfondito ulteriormente la sua fede, affermando che ci sono «mille ragioni per credere in Dio» e che senza di Lui «nulla nella vita ha senso».
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Immagine di Junta de Andalucía via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Spirito
«Il concilio è rivoluzione»: omelia della prima messa pontificale del vescovo Michel de Sivry
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Sacramenti per custodire intatto il deposito della fede
Miei cari fratelli, queste consacrazioni episcopali non sono in alcun modo un atto «della natura» o un atto veramente «scismatico». Queste consacrazioni sono tutt’altro che «scismatiche». I nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X non hanno giurisdizione territoriale. Non siamo scismatici perché riconosciamo che papa Leone XIV è effettivamente il capo visibile della Chiesa. E preghiamo per lui ogni giorno, e continueremo a pregare per lui ogni giorno al momento del Santo Sacrificio della Messa. Non siamo scismatici perché crediamo con tutto il cuore in tutte le verità che la Chiesa ha insegnato, in tutte le verità che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha trasmesso. E siamo pronti a suggellarle con il nostro sangue. Non siamo scismatici perché accettiamo, professiamo e riceviamo i sette sacramenti che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato per santificarci e andare in Paradiso. Miei cari fratelli, come sapete, dobbiamo tutti andare in Cielo. Questo è il nostro scopo qui sulla terra. Tutto il nostro essere, la nostra anima, il nostro corpo, ogni cosa ci chiama al Cielo. Siamo fatti per il Cielo. È nostro dovere. È nostro dovere lavorare ogni giorno alla nostra santificazione, alla nostra santità. È nostro dovere! Ma se abbiamo questo dovere, abbiamo anche dei diritti: il diritto di ricevere i mezzi appropriati per raggiungere il nostro scopo. Questi mezzi sono la fede, i sacramenti, la disciplina e la legge della Chiesa. Questi sono mezzi ordinari e sufficienti per santificarci e diventare santi. E questi metodi sono stati usati per duemila anni di Tradizione, dagli apostoli, dai martiri, dai confessori, dalle vergini. Ebbene, noi vogliamo conservarli. Vogliamo conservare questa fede degli apostoli. Vogliamo conservare questi stessi sacramenti. Vogliamo conservare questa stessa disciplina.Sostieni Renovatio 21
Concilio Vaticano II: La rottura nel cuore della crisi
Purtroppo, come abbiamo visto dal Concilio Vaticano II in poi, questa fede, questi sacramenti, questa disciplina sono stati annacquati e profondamente alterati. A tal punto che, tristemente, ci distolgono dal nostro scopo e ci impediscono di essere santificati come i membri della Chiesa sono sempre stati santificati attraverso duemila anni di Tradizione. Come sapete, il cardinale Suenens, che conosciamo bene, disse del Concilio: «Il Concilio è il 1789 nella Chiesa». In altre parole, questo Concilio è una rivoluzione. È una rivoluzione. Yves Congar, il teologo, in particolare esperto di libertà religiosa, disse che il Concilio è la Rivoluzione d’Ottobre nella Chiesa. La Chiesa ha avuto la sua Rivoluzione d’Ottobre con il Concilio Vaticano II. E in effetti, quando esaminiamo questi testi in modo sintetico, non possiamo fare a meno di notare che essi sono in contrasto con il costante insegnamento della Chiesa. La Gaudium et Spes, ad esempio, la costituzione che regola i rapporti tra la Chiesa e il mondo: il cardinale Ratzinger definì questo testo un «contro-sillabo». Il Sillabo , scritto nel 1864 da papa Pio IX, era un catalogo che condannava gli errori moderni: liberalismo, naturalismo, separazione tra Chiesa e Stato e secolarismo. Definendo la Gaudium et Spes un contro-sillabo, il cardinale Ratzinger affermò una rottura con gli insegnamenti di Pio IX e, con essi, con l’intera Tradizione. Dignitatis Humanae, libertà religiosa. Questo testo conciliare ci dice che per legge naturale, per volontà di Dio, nessuno può essere impedito dallo Stato di confessare, di manifestare la propria fede o religione, qualunque essa sia, non solo in privato ma anche in pubblico. In altre parole, la Chiesa dice allo Stato che deve accettare l’errore anche al suo interno. E così, paesi come l’Italia, la Spagna e la Colombia sono stati costretti da Roma a rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni. Ai capi di Stato cattolici è stato chiesto di rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni per essere coerenti con questa libertà religiosa. Questo testo, Dignitatis Humanae, rappresenta una netta rottura con Mirari Vos di Gregorio XVI , Libertas di Leone XIII e Quas Primas di papa Pio XI . C’è una rottura. La Chiesa ha sostenuto la secolarizzazione degli Stati. Abbiamo anche Unitatis Redintegratio e Nostra Aetate, riguardanti l’ecumenismo, che insegnano che in ogni religione, qualunque essa sia, vi sono elementi di santificazione che, nella misura in cui vi aderiamo sinceramente, conducono alla salvezza. Tutte le religioni, quindi, attraverso questi elementi di santificazione, possono condurre alla salvezza. Perciò non possiamo più condannare queste false religioni perché contengono elementi di salvezza. Ci impegneremo nel dialogo per arricchirci a vicenda. Non parliamo più di conversione, ma di dialogo. Ebbene, questo testo contraddice l’insegnamento di papa Pio XI nella sua enciclica Mortalium Animos. Pio XI afferma esattamente il contrario, e con lui, l’intera Tradizione Cattolica. Un esempio recente di ecumenismo è la dichiarazione di papa Francesco sulla fraternità umana ad Abu Dhabi, in cui afferma che le false religioni sono state volute da Dio. Infine, abbiamo la Lumen Gentium, al capitolo 3, che afferma che nella Chiesa ci sono due soggetti di potere universale: il papa e il collegio episcopale, unito al papa. Ma il papa, in quest’ultimo caso, è solo primum inter pares, un’autorità morale. Questo testo è chiaramente in contrasto con la Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I. E poiché il potere può essere condiviso, oggi stiamo vivendo questa sinodalità, questo cammino sinodale, in cui ci viene insegnato che il popolo di Dio è un’entità teologica, il che significa che di solito può essere illuminato dallo Spirito Santo, e che l’autorità deve ascoltare questo popolo di Dio ed esserne portavoce. E poiché il popolo di Dio evolve nel suo pensiero, nel suo comportamento e nella sua moralità, l’autorità deve adattarsi. Così, la verità si evolve. Abbiamo questo cammino sinodale tedesco, ad esempio, che sostiene l’ordinazione delle donne al diaconato, il matrimonio dei sacerdoti ed è estremamente aperto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Infine, di recente, il cardinale Fernandez, nella Mater Populi Fidelis, minimizza significativamente la mediazione universale di Maria e chiede alla Chiesa di non usare mai più il termine «corredentrice» per riferirsi a Maria, sebbene papa San Pio X abbia autorizzato questo termine e Pio XI lo usi esplicitamente. Benedetto XV ha spiegato questa corredenzione, l’ha insegnata, e ora ci viene chiesto di smettere di usarla. Cari fratelli, ci troviamo dunque di fronte a una questione di coscienza, come disse l’arcivescovo Lefebvre. Chi dobbiamo seguire? Dobbiamo seguire questi nuovi sviluppi, questa rottura, oppure dobbiamo, con prudenza, seguire ciò che la Santa Chiesa Cattolica ha sempre creduto, insegnato e praticato? Noi scegliamo questa prudenza, la fedeltà alla Tradizione Cattolica.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Perché la Fraternità non si definisce scismatica
Certo, purtroppo, siamo stati scomunicati, come sapete, con un decreto del 2 luglio. Ma, in realtà, miei cari fratelli, non sono stati scomunicati i singoli individui, bensì la Tradizione cattolica, ciò che insegniamo. Siamo stati scomunicati da uomini di Chiesa le cui idee sono state condannate – e continuano ad essere condannate – da duemila anni di Tradizione. Inoltre, questa scomunica non è legalmente giustificata. La legge non può essere ignorata. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 stabilisce, al canone 1323 § 4, che una persona che agisce per necessità non può incorrere in sanzioni canoniche. Questo canone afferma inoltre che se tale stato di necessità non esiste oggettivamente, ma la persona che ha agito credeva veramente di trovarsi in uno stato di necessità, allora non possono essere imposte sanzioni. Ora, miei cari fratelli, come abbiamo detto, è lo stato di necessità che ci obbliga a ricevere i sacramenti. È per la salvezza delle nostre anime. È per la salvezza delle vostre anime. Perché desiderate ricevere – e questo è legittimo, è un vostro diritto – tutto ciò che hanno ricevuto i vostri padri, tutto ciò che hanno ricevuto gli apostoli, tutto ciò che hanno ricevuto i confessori e le vergini, voi desiderate riceverlo. E avete il diritto di farlo. Avete tutto il diritto di farlo. Naturalmente, questa sanzione ci ferisce profondamente perché siamo cattolici, perché siamo devoti al Santo Padre, perché siamo devoti ai vescovi, perché siamo devoti ai sacerdoti. Siamo toccati nel nostro cuore di bambini da queste sanzioni. Ma le sopportiamo. Le sopportiamo come una croce per la Santa Chiesa Cattolica. Miei cari fratelli, soprattutto, non nutrite rancore. Al contrario, custodite questa profonda carità nei vostri cuori e, soprattutto, rimanete in pace. Dobbiamo rimanere in pace. Ne abbiamo il diritto. Siamo obbligati a compiere un atto grave e straordinario perché siamo costretti a farlo. Non abbiamo scelta.Aiuta Renovatio 21
L’Immacolata Concezione, un modello di fedeltà nelle avversità
Carissimi fratelli, oggi vi ho chiesto di celebrare la Messa dell’Immacolata Concezione, perché mi sembra che la Beata Vergine Maria riassuma in sé questa vittoria di Nostro Signore Gesù Cristo sul mondo, su Satana e sul peccato. E proprio questo mistero dell’Immacolata Concezione dovrebbe custodire le nostre anime in questa ferma speranza, in una grande gioia interiore. Maria, come sappiamo, ha vinto il peccato perché è immacolata. Papa San Pio X disse: «O Vergine, immacolata nel corpo e nell’anima». La Vergine Maria è immacolata nell’anima perché, come sappiamo, non ha mai contratto il peccato originale, né alcuna imperfezione. La Vergine Maria possiede questa pienezza di sovrabbondanza attraverso la quale è mediatrice di tutte le grazie. Maria è santa nel suo corpo, vergine nel suo corpo. Il suo corpo è veramente il Tempio dello Spirito Santo, la nuova Arca dell’Alleanza che racchiude in sé nostro Signore Gesù Cristo, il Verbo fatto carne. Maria, per ciò che è e per le sue opere, ha vinto il peccato. E poi San Pio X aggiunge che Maria è vergine nella fede, immacolata nella fede. La Vergine Maria ha avuto una vita difficile. Tuttavia, nonostante le circostanze avverse in cui ha vissuto, Maria non ha mai dubitato per un solo istante della divinità, dell’umanità e della regalità di suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo. Fin dal momento dell’Annunciazione – e sua cugina Elisabetta lo avrebbe poi proclamato – credette alle parole dell’Angelo. Credette di essere stata concepita immacolata. Credette che il Verbo fosse il Figlio di Dio. Credette che anche suo figlio sarebbe stato Re. La Vergine Maria credette. Credette per tutta la vita nella divinità di nostro Signore Gesù Cristo. Ai piedi della croce, la Beata Vergine Maria non dubitò mai, nemmeno per un istante, che questa fosse la via per compiere l’opera della Redenzione. E questa fede della Vergine Maria la sostenne, permettendole di rimanere in grande pace interiore. Imitiamo la Beata Vergine Maria nella nostra fede, affinché questa fede ci mantenga saldi e in pace interiore, perché ne abbiamo bisogno. E poi, la Vergine Maria è immacolata nel suo cuore, nel suo amore, dice San Pio X. Maria ha amato Dio tre volte Santo. Ha amato Dio Padre perché è una creatura così santa e bella. Ha amato Dio Padre con tutto il suo cuore come una creatura. Ha amato Dio Figlio, Dio suo Figlio, come una madre. Ha amato suo figlio con una perfezione di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altra madre, poiché nulla ha ostacolato l’amore che provava per suo figlio, vero Dio, vero uomo. E poi ha amato Dio Spirito Santo perché era la sua sposa. La Beata Vergine Maria ha mantenuto questa grande serenità attraverso la sua santità. In conclusione, ascoltiamo ciò che ci dice san Pietro nella sua seconda epistola: «Coloro che vi calunniano, i pagani, vedendo le vostre buone opere, glorifichino Dio che è nei cieli». La migliore risposta che possiamo dare a questa difficile situazione, allo shock delle sanzioni, sarà quella di rispondere con la santità della nostra vita, imitando la Beata Vergine Maria. La santità della nostra vita sarà la migliore testimonianza della vitalità e della verità della Tradizione Cattolica. E così, quando il Santo Padre deciderà di ristabilire ogni cosa in Cristo, potremo umilmente affidargli questa Tradizione che abbiamo scelto di preservare. Perché questa Tradizione è il rimedio, la risposta ai mali moderni. Ebbene, la conserviamo per il Santo Padre. La conserviamo per la Santa Chiesa Cattolica. Custodiamola nei nostri cuori affinché un giorno possiamo far parte di quelle schiere di confessori e forse di martiri. Chiediamo questa grazia alla Beata Vergine Maria Immacolata e al nostro caro fondatore, l’Arcivescovo Lefebvre. Amen. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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