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Gli scismatici buoni e quelli cattivi

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Roma condanna la Fraternità Sacerdotale San Pio X in nome dello scisma, mentre allo stesso tempo alimenta scismi ben reali. Possiamo ancora parlare di coerenza?

 

Si può avere una mente logica eppure sbagliarsi. Ma il contrario non è possibile: affermazioni contraddittorie non possono essere entrambe vere allo stesso tempo. È così che alcuni cercano di ribaltare la situazione a danno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, tentando di dimostrare l’incoerenza di una posizione che giura obbedienza al papa e al tempo stesso gli disobbedisce apertamente. Non si tratta qui di riesaminare la debolezza di tale obiezione, che trascura il fatto che l’autorità può essere fallace.

 

L’obiettivo qui non è quello di riesaminare la coerenza della posizione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ampiamente dimostrata altrove, ma di esaminare quella di Roma stessa. Senza per un istante ammettere che la Fraternità San Pio X sia scismatica, esaminiamo se Roma sia coerente nel trattarla come tale, dato il suo atteggiamento nei confronti di gruppi effettivamente scismatici.

 

1) Roma ha riconosciuto le consacrazioni episcopali con giurisdizione compiute in uno spirito chiaramente scismatico dal Partito Comunista Cinese e continua a riconoscere i vescovi nominati da un governo ufficialmente ateo e dottrinalmente materialista che cerca di controllare e sovvertire la dottrina cattolica per fini ideologici. Eppure, Roma si rifiuta di riconoscere le consacrazioni episcopali senza giurisdizione compiute senza intenti scismatici dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per il bene delle anime. Lo scisma rivendicato è tollerato; lo scisma esplicitamente respinto è condannato.

 

2) Le scomuniche del 1054 contro i cosiddetti scismatici «ortodossi» – anch’essi eretici su diversi punti (1) furono revocate e «condannati all’oblio» da Paolo VI nel 1965 (2). Da allora, gli ortodossi hanno consacrato centinaia di vescovi con giurisdizione, senza mandato papale, senza il minimo riguardo per Roma e contro la volontà del Papa (3), senza che il Vaticano imponesse loro alcuna condanna. Eppure la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha visto revocate le sue scomuniche nel 2009 (4), solo per vederle ripristinate pochi anni dopo per consacrazioni effettuate senza giurisdizione, in stato di necessità e con il sincero desiderio di ottenere la comprensione di Roma.

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3) Il nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983, al canone 844 §2, consente ai cattolici – in contrasto con la disciplina tradizionale – di confessarsi a un sacerdote scismatico in determinate circostanze e, incidentalmente, riconosce la validità usuale del sacramento della penitenza per alcuni scismatici (5) . Eppure il decreto del 2 luglio nega questa validità ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Con quale logica peculiare la confessione sarebbe valida per gli scismatici orientali ma invalida in una Fraternità Sacerdotale San Pio X considerata scismatica?

 

4) Il canone 1117 dello stesso Codice esenta coloro che sono nati all’interno dello scisma dall’obbligo di osservare la «forma canonica» del matrimonio. In altre parole, i matrimoni tra scismatici sono considerati validi secondo il diritto canonico. Tuttavia, la nota del 2 luglio dichiara invalidi i matrimoni all’interno della FSSPX, ma allo stesso tempo considera la FSSPX scismatica dal 1988, a rischio di una completa contraddizione. (6)

 

5) Il cardinale Ratzinger disse degli scismatici orientali che «Roma non dovrebbe chiedere all’Oriente, riguardo alla dottrina del primato, più di quanto sia stato formulato e vissuto durante il primo millennio» (7). Al contrario, la nota del Dicastero per la Dottrina della Fede richiede ai membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X di riconoscere che il Concilio Vaticano II costituisce un autentico magistero al quale si deve aderire. I primi sono tenuti a riconoscere il primo millennio; la Fraternità Sacerdotale San Pio X, gli ultimi cinquanta.

 

6) A seguito del Concilio di Giovanni Paolo II, Roma riconosce ora gli scismatici orientali come «Chiese sorelle», e documenti romani ufficialmente approvati hanno affermato – in aperta sfida al dogma proclamato da Bonifacio VIII – che il primato papale non è un elemento necessario per la salvezza (8) e che la conversione degli scismatici orientali non dovrebbe più essere ricercata (9). Eppure, il 2 luglio, la DDF ha dichiarato, in un registro di proclami che si credeva scomparso senza lasciare traccia dopo il Concilio Vaticano II, che «tutti i fedeli sono esortati a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice». Questa dichiarazione era indirizzata alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che tuttavia riafferma il primato papale contro un collegialismo che mina l’autorità papale. Ciò che non è più rilevante per i veri scismatici che non riconoscono questo primato diventa un’affermazione teatrale di fronte a coloro che già lo riconoscono.

 

7) Il Papa ha steso il tappeto rosso per accogliere Sarah Mullaly, l’«Arcivescova» di Canterbury, con tutti gli onori dovuti a un arcivescovo, nonostante la dottrina cattolica non riconosca la validità delle consacrazioni anglicane né l’ordinazione delle donne e, inoltre, sostenga posizioni sull’omosessualità, sui diritti LGBT e sull’aborto che sono gravemente contrarie alla morale tradizionale. Eppure, Roma non si affretta a rispondere alle lettere del Superiore Generale di una congregazione interamente cattolica e si rifiuta ostinatamente di ascoltare le sue ripetute richieste di udienza con il Papa.

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8) Il 26 marzo, Roma ha promosso il vescovo Heiner Wilmer dalla sede di Hildesheim a quella di Münster, tre volte più grande. Eppure, questo vescovo appoggia apertamente il Cammino sinodale tedesco, le cui richieste conducono sempre più allo scisma, se non addirittura all’eresia: l’ordinazione delle donne, la messa in discussione della morale sessuale e la benedizione delle coppie omosessuali. Roma, quindi, premia un vescovo che appoggia questa deriva scismatica, mentre nega le sedi episcopali a coloro che si sforzano di preservare intatta la fede cattolica.

 

9) Il 5 marzo 2023, il cardinale Fernandez, allora arcivescovo di La Plata, pronunciò un’omelia in cui criticava la teologia tradizionale della Chiesa: «[La Chiesa] ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per categorizzare le persone, per etichettarle. “Questo è così, quello è cosà. Questo può ricevere la comunione, quello no. Questo può essere perdonato, quello no…” È terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi». Eppure, lo stesso uomo che un tempo rifiutava l’esclusione e le etichette ora pronuncia l’esclusione di tanti fedeli devoti alla fede cattolica, li raggruppa sotto la famigerata etichetta di «scismatici» e stabilisce precise condizioni per il «ritorno» dei membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).

 

Dobbiamo dunque concludere che esistono due categorie di scismatici? La prima, i «buoni scismatici», è benvenuta quando rifiuta sinceramente i dogmi cattolici e l’autorità della Sede Apostolica. La seconda, i «cattivi scismatici», è trattata con inflessibile severità perché si rifiuta di vedere la dottrina cattolica modificata, sforzandosi al contempo di rimanere unita al Romano Pontefice. In altre parole, i cattivi scismatici… proprio perché non sono scismatici.

 

Tuttavia, questo atteggiamento possiede, nella sua essenza, una certa coerenza, come ha affermato lo stesso Nostro Signore: «Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro» (Mt 6,24). Non si può infatti cercare di avvicinarsi a coloro che sono ai margini della Chiesa senza, al contempo, allontanarsi dal suo centro. Non si può offrire amicizia a chi rifiuta la fede cattolica senza finire per guardare con sospetto a coloro che si sforzano di preservarla intatta e che, prima o poi, diventano un rimprovero vivente e un ostacolo. 

 

Di conseguenza, diventa quasi inevitabile che coloro che rifiutano la fede vengano trattati come partner, mentrecoloro che si rifiutano di abbandonarla diventino i veri avversari. La severità di Roma testimonia quindi indirettamente l’integrità della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Don Frédéric Weil

 

NOTE

1) In particolare, il primato papale, l’infallibilità papale e l’Immacolata Concezione.

 

2) Dichiarazione congiunta di Papa Paolo VI e del Patriarca Atenagora del 7 dicembre 1965.

 

3) A meno che non si voglia presumere che i papi accettino tali consacrazioni, il che solleva molti altri seri problemi teologici e un’ulteriore incoerenza riguardo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

4) Va notato che il decreto del 2009 ha revocato solo le presunte scomuniche dei quattro vescovi, senza mai menzionare i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Si deve quindi concludere che Roma non considerava i sacerdoti della Fraternità San Pio X scomunicati, contrariamente alla sorprendente nota del 2 luglio.

 

5) Il canone 844 §2 afferma: «[…] è permesso ai fedeli che sono fisicamente o moralmente impossibilitati a ricorrere a un ministro cattolico di ricevere i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli Infermi da ministri non cattolici nella cui Chiesa questi sacramenti sono validi». Questo canone presuppone logicamente che il sacramento della Penitenza sia già consuetudinariamente valido tra gli scismatici, anche prima dell’eccezione in esame. Il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo del 1993 ribadisce la stessa disposizione al paragrafo 123, specificando che si applica ai ministri delle Chiese scismatiche orientali. Ciò solleva una questione sussidiaria, poiché il canone 966 richiede che il sacerdote che ascolta le confessioni abbia ricevuto questa facoltà dall’autorità, così come il canone 722 §2 del Codice delle Chiese Orientali. Come possono gli scismatici essere considerati in possesso di questa facoltà di confessione da un’autorità papale che essi stessi rifiutano? Due ipotesi: – O Roma concede agli scismatici una giurisdizione generale supplementare, nel qual caso non è chiaro perché tale facoltà venga negata alla FSSPX. – Oppure Roma si basa sulla nuova idea del Concilio Vaticano II, secondo la quale la giurisdizione è conferita dalla consacrazione episcopale, per concludere che i vescovi scismatici possono concedere questa facoltà di confessione ai loro sacerdoti. Ma allora come potrebbe Roma giustificare il fatto che la FSSPX non abbia questo potere? Dovremmo forse concludere che la FSSPX in realtà non possiede alcuna giurisdizione, come afferma, il che implicherebbe che la giurisdizione non derivi dalla consacrazione, contrariamente al Concilio Vaticano II, e quindi che la FSSPX non sia scismatica? Chi può comprendere… Da parte nostra, continueremo ad ascoltare validamente le confessioni in virtù di una giurisdizione supplementare derivante dall’analogia giuridica (can. 20/CIC 1917; can. 19/CIC 1983).

 

6) Ammesso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sia scismatica (cosa che non ammettiamo), sarebbe comunque coerente, secondo il diritto canonico, considerare invalidi i matrimoni di cattolici che siano «entrati nello scisma» durante la loro vita, poiché in tal caso sarebbero considerati come se avessero abbandonato la Chiesa con un atto formale e sarebbero quindi soggetti al Motu proprio Omnium in mentem di Benedetto XVI, che li obbliga alla forma canonica e quindi invalida il loro matrimonio. Ma questo non potrebbe mai applicarsi a due persone nate dopo il 1988 nella Fraternità Sacerdotale San Pio X a causa del canone 1117. Dovremmo quindi interpretare la nota del 2 luglio come un velato riconoscimento del fatto che i fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X siano in gran parte cattolici provenienti da strutture ufficiali? O dovremmo in definitiva considerarla come un’ammissione che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è scismatica e quindi soggetta alle leggi comuni della Chiesa sulla forma canonica del matrimonio? Lasciamo a Roma il compito di risolvere le proprie contraddizioni e noi, da parte nostra, continueremo a celebrare validamente i matrimoni dei fedeli in virtù del canone 1098/CIC 1917 (c. 1116/CIC 1983).

 

7) Joseph Ratzinger, Theologische Prinzipienlehre: Bausteine ​​​​zur Fundamentaltheologie, Monaco, 1982, p. 209.

 

8) «Lo ius divinum non deve essere inteso nel senso che il primato universale, quale istituzione permanente, sia stato stabilito direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Né significa che il primato universale sia una “fonte della Chiesa”, come se la salvezza di Cristo dovesse necessariamente passare attraverso di esso». (Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica Romana (ARCIC I), citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e Sinodalità nei Dialoghi Ecumenici e nelle Risposte all’Enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 49).

 

9) «Questa forma di “apostolato missionario”, […] che è stata chiamata “uniatismo”, non può più essere accettata né come metodo da seguire né come modello dell’unità ricercata dalle nostre Chiese». Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, Uniatismo, un metodo di unione del passato e l’attuale ricerca della piena comunione (Dichiarazione Balamand, 23 giugno 1993), n. 12, citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 131.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Leggere le Sacre Scritture

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È un testo che rimane sempre presente; ci comunica i pensieri di Dio che ama le nostre anime come un Padre.  

Le raccomandazioni dei papi

Per leggere la Sacra Scrittura, è necessario seguire le raccomandazioni dei Papi: trovare una versione riconosciuta dalla Santa Chiesa, corredata da commentari approvati anche dall’autorità diocesana. Poiché la Sacra Scrittura non è la fonte primaria della rivelazione, essendoci stata trasmessa dall’autorità della Chiesa come proveniente da Dio stesso, attraverso la Tradizione, fonte primaria della rivelazione, è la Chiesa che ci dona i testi della Sacra Scrittura, garantendo la versione e la traduzione nella nostra lingua contro ogni errore o inesattezza.  

Per entrare in contatto con la mente di Dio

Per l’anima che anela a un incontro vivo con il Dio che si rivela, è del tutto sincero e comprensibile il desiderio di ricevere questa parola senza alcuna alterazione. Pertanto, si dovrebbero privilegiare le traduzioni letterali (quelle che seguono il testo «alla lettera») e, se possibile, quelle di autori con una profonda conoscenza dell’ebraico e del greco. È così che san Girolamo divenne un traduttore così ammirevole: realizzò la prima versione latina della Bibbia, chiamata «Vulgata» (da «vulgus», che significa comune, usuale).   In quest’opera della Vulgata, iniziata nel 386 su richiesta di papa san Damaso (366-384), egli mise a frutto «il suo immenso talento, costituito da genio letterario, profonda conoscenza delle lingue ebraica e greca, straordinaria capacità di lavoro e spirito di contemplazione che raggiungeva le vette della vita spirituale». (1)   Questa edizione della Vulgata fu canonizzata dal Concilio di Trento: «la vecchia edizione della Vulgata, approvata nella Chiesa dal lungo uso di tanti secoli, deve essere considerata ufficiale nelle lezioni pubbliche, nelle discussioni, nelle prediche e nelle spiegazioni, e nessuno dovrebbe avere l’audacia o la presunzione di rifiutarla con qualsiasi pretesto». (2)

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L’ammirevole semplicità delle Scritture

Per chi parla francese, le traduzioni più vicine e fedeli al testo della Vulgata sono quelle di padre J.B. Glaire o di padre L.C. Fillion. Ecco i vantaggi di queste traduzioni. In primo luogo, la Bibbia conserva meglio la sua ammirevole semplicità, la sua nobile concisione, la ricchezza delle sue immagini e la vividezza dei colori e dei sentimenti espressi.   In secondo luogo, è questo sistema di letteralità che la Chiesa ha seguito nella sua versione della Vulgata, preservando così alcune oscurità del testo originale per salvaguardare il mistero di Dio; infine, il rispetto dovuto alla parola di Dio stesso richiede che il traduttore non si esponga ad attribuire agli autori sacri idee che non sono loro.   Ad esempio, riguardo alla traduzione di Sacy, che era di impeccabile purezza classica ma sacrificava il pensiero di Dio all’eloquenza umana, Bossuet scrisse: «la traduzione di Sacy avrebbe avuto qualcosa di più venerabile e più in linea con la gravità dell’originale, se fosse stata resa un po’ più semplice e se i traduttori avessero meno mescolato la loro operosità e la naturale eleganza della loro mente con la parola di Dio». (3)  

Frutti per le nostre anime

Che cosa ricaveremo dalla lettura delle Sacre Scritture? È un testo sempre vivo; ci comunica i pensieri di Dio che ama le nostre anime come un Padre; in esso scopriamo anche i modi divini in cui il Dio buono giudica le azioni degli uomini e agisce nei loro confronti.   Iniziamo la nostra lettura con il Vangelo: «Filippo, chi ha visto me ha visto anche il Padre!». Poi ci rivolgeremo agli Atti degli Apostoli per scoprire l’azione di Dio nella Chiesa e attraverso la predicazione degli apostoli; infine, le Epistole di San Giovanni ci condurranno nell’intimità del Cuore di Gesù.   Potremo quindi studiare alcuni libri dell’Antico Testamento; Genesi, Esodo e Deuteronomio ci introdurranno alle prove del Popolo Eletto; il libro di Tobia ci insegnerà mirabilmente le virtù familiari così vicine al Vangelo, già praticate all’epoca dell’esilio babilonese (750 a.C.).   Infine, trarremo fruttuosamente lo spirito di preghiera dai Salmi, la conoscenza del fedele amore di Dio per l’anima giusta dalle profezie di Isaia («il quinto evangelista«) e la saggezza eterna dal Libro della Sapienza.   Possa questa assidua e fedele lettura delle Sacre Scritture durante l’estate farci crescere nella conoscenza e nell’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, Verbo Eterno e Redentore delle nostre anime.   Abate Louis-Edouard Meugniot, FSSPX   NOTE 1) Laurent Morlier, prefazione all’edizione francese della Vulgata, DFT, 2002. 2) Concilio di Trento, Decreto sull’edizione della Vulgata, IV sessione, 8 aprile 1546. 3) Bossuet, Lettera al maresciallo di Bellefonds , vol. XXVI, pag. 76, edizione di Versailles, 1818.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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 Immagine: Bibbia di Borso d’Este, vol. 1 foglio 5, dettaglio, Biblioteca Estense di Modena. Immagine di Cesar Ojeda via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0  
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L’uomo non può salvare se stesso

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in più parti. Questa quinta parte rievoca la realtà del peccato originale e la profonda ferita che esso ha inflitto alla natura umana. Afferma, in opposizione al naturalismo moderno, che né il progresso, né la scienza, né la cultura possono salvare l’umanità: abbiamo bisogno della Redenzione e della grazia di Cristo.

 

IV. Il peccato originale e la condizione umana

29. Credo che i nostri progenitori siano stati creati da Dio in uno stato di giustizia e santità originarie, e dotati dei doni di integrità, impassibilità e immortalità. Per una grazia speciale di Dio, possedevano non solo l’integrità della propria natura, ma anche i doni soprannaturali che li ordinavano alla vita stessa di Dio. Adamo, capostipite e principio dell’umanità, ricevette anche il dono della conoscenza.

 

30.Io affermo che, con la sua disobbedienza, Adamo commise veramente il peccato originale, che si trasmette a tutta l’umanità di generazione in generazione. Questo peccato è un peccato di natura per tutti, che li condanna alla morte, alla sofferenza, all’ignoranza e alla lussuria. Essendo stati privati ​​della grazia santificante e dei doni soprannaturali, che non possono più trasmettere ai loro discendenti, Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre.

 

31. In Adamo, tuttavia, la natura umana non fu distrutta, ma solo ferita: il suo intelletto, sebbene offuscato, rimase capace di conoscere la verità; il suo libero arbitrio, sebbene indebolito, rimase capace di volere e amare il bene naturale. Per questo motivo respingo tutte le dottrine che, in un pessimismo disperato, giudicano l’umanità irrimediabilmente corrotta e incapace di qualsiasi bene.

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32. Tuttavia, respingo allo stesso modo tutte le dottrine che, in un ingenuo ottimismo, minimizzano il peccato originale, esaltano ingenuamente la bontà innata del genere umano o pretendono di fondare la pace universale unicamente sul progresso morale, tecnico, politico o culturale dell’umanità. Le tragedie della storia, i disordini delle società e le tenebre del cuore umano si spiegano fondamentalmente, prima di tutto, con la profonda ferita del peccato.

 

33. Affermo che l’umanità ha bisogno di essere salvata mediante una redenzione che la liberi sia dal peccato originale sia da tutti i suoi peccati personali. Questa redenzione – o riscatto – richiede il dono della grazia di Dio in Cristo: senza di essa, l’umanità non può salvarsi da sola attraverso le proprie opere naturali, la cultura, la scienza o la sincerità religiosa. Senza la grazia santificante di Cristo, rimane incapace di raggiungere il suo fine soprannaturale.

 

34. Rifiuto pertanto il naturalismo moderno, sia esso teorico (in filosofia o teologia) o pratico (in morale, politica o pastorale). Qualsiasi dottrina che parli di fraternità, pace, dignità o progresso senza riconoscere il peccato, la Croce o la necessità della grazia, si fonda su basi illusorie e, in definitiva, inganna le anime che pretende di servire.

 

35. Affermo al contempo che la gravità del peccato non dovrebbe mai condurre alla disperazione, perché Dio, nella sua misericordia, non ha abbandonato l’uomo dopo la sua caduta, ma fin dall’inizio gli ha promesso un Salvatore nato da Donna, la cui venuta ha gradualmente preparato attraverso la storia della salvezza.

 

36. In tutto ciò, affermo che i fatti riportati dal libro della Genesi riguardanti i fondamenti della religione cattolica vanno intesi in senso storico letterale: ad esempio, la creazione di tutte le cose da parte di Dio all’inizio dei tempi; la creazione particolare dell’uomo; la formazione della prima donna dal primo uomo; l’unità del genere umano; la felicità originaria dei progenitori nello stato di giustizia, integrità e immortalità; il comandamento dato da Dio all’uomo per mettere alla prova la sua obbedienza; la trasgressione del precetto divino, su istigazione del diavolo sotto forma di serpente; la caduta dei progenitori da questo stato primitivo di innocenza; nonché la promessa del Redentore futuro.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine: Francesco Bissolo (1470–1554), Cristo Salvatore (circa 1610-1620), collezione privata

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 


 

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Arcivescovo riduce allo stato laicale sacerdote per messaggi in cui definiva Francesco e Leone «usurpatori»

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L’arcivescovo di San Antonio Gustavo García-Siller ha annunciato oggi che un tribunale canonico ha dichiarato padre John Mary Foster colpevole di scisma, lo ha scomunicato con sentenza tardiva e lo ha dimesso dallo stato clericale. Lo riporta LifeSite.   La decisione del tribunale è stata emessa il 20 aprile, ma resa pubblica solo oggi. L’arcidiocesi ha contemporaneamente proibito a tutti i cattolici di partecipare alle messe o alle attività presso la Missione della Divina Misericordia a Canyon Lake e ha invitato a interrompere ogni sostegno finanziario.   Nella nota datata 14 agosto, García-Siller ha sottolineato che Foster «ha definito pubblicamente papa Francesco e Papa Leone XIV degli “usurpatori”» e che, «pubblicando messaggi presumibilmente ricevuti da Dio, Gesù e dalla Beata Vergine Maria da un membro della Missione della Divina Misericordia, di cui John Mary Foster è il leader de facto, ha ripetutamente e costantemente affermato che Papa Leone XIV “è anch’egli un usurpatore e non un vero papa”».

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L’arcivescovo ha aggiunto che il sacerdote continua a celebrare la Messa omettendo deliberatamente il nome del Papa dalla Preghiera Eucaristica e ha dichiarato che la partecipazione agli eventi della Missione della Divina Misericordia costituisce «un atto formale di disobbedienza».   In una risposta pubblicata sul sito web della Missione della Divina Misericordia, padre Foster ha osservato che, pur avendo motivi canonici per impugnare la decisione, non lo faranno perché «le realtà pratiche dell’attuale Vaticano e della gerarchia, così profondamente infiltrati dal nemico, pesano fortemente contro un eventuale esito positivo del ricorso. Ad esempio, ci rivolgeremmo a Victor Manuel Fernandez del Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha una responsabilità significativa in molte delle azioni più problematiche dell’attuale Vaticano, tra cui la stesura della Fiducia Supplicans. E qualsiasi decisione finale spetterebbe a Robert Prevost (Leone), che il Signore ha definito un usurpatore che lavora per minare la Sua Chiesa».   Al centro della vicenda — e messa in evidenza sia dall’arcidiocesi che dalla Missione della Divina Misericordia — vi è una serie di presunte rivelazioni private ricevute da un membro della comunità di Foster, suor Amapola. Questi messaggi, che la Missione della Divina Misericordia ha iniziato a pubblicare nel febbraio 2024 dopo anni di silenzio su richiesta dell’arcivescovo, avvertono esplicitamente che Giorgio Mario Bergoglio occupava illegittimamente la Cattedra di Pietro.   Un primo messaggio, indirizzato ai vescovi, affermava: «Non solo avete permesso al fumo di Satana di infiltrarsi nel Mio Santuario, ma avete anche consentito a un intero esercito di demoni di prendere il vostro posto. E avete permesso all’usurpatore di sedere sulla cattedra del Mio Pietro, colui che sta compiendo il Grande Tradimento che lascerà la Mia Chiesa desolata». Messaggi successivi estesero lo stesso giudizio a Robert Prevost (Leone XIV), con Dio Padre che dichiarò il 2 settembre 2025: «Colui che siede sul trono di Pietro non è Mio».   La comunità ha espresso un sentimento simile nel comunicato odierno in risposta alla scomunica: «La Missione della Divina Misericordia è cattolica e afferma tutto ciò che è presente nella fede cattolica, compreso il ruolo che Gesù ha affidato a San Pietro e ai suoi legittimi successori. Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare la Chiesa cattolica. Lungi dal rifiutare la Chiesa, stiamo facendo tutto il possibile per difenderla, anche mettendo a rischio il nostro intero ministero».

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La risposta della Missione della Divina Misericordia, pubblicata anch’essa oggi con il titolo «Ascoltare Dio – Riguardo alla sentenza di “scomunica” e “laicizzazione”», ha sottolineato che i messaggi identificano entrambi gli uomini come «usurpatori o falsi papi» e che «alcuni studiosi cattolici si sono spinti oltre. Considerando tutte le eresie, i problemi dottrinali e il profondo danno arrecato alla Chiesa da Francesco e Leone, alcuni sostengono che sia più facile conciliare gli insegnamenti cattolici sull’infallibilità e l’indefettibilità con l’idea che questi uomini siano usurpatori e antipapi piuttosto che veri papi».   I cattolici di San Antonio si trovano inoltre di fronte a un dilemma, poiché la comunità della Missione della Divina Misericordia presenta un rito Novus Ordo estremamente riverente in una diocesi circondata da abusi liturgici.   Va detto inoltre che l’arcivescovo Garcia-Siller, che ha emesso il decreto, è stato oggetto di numerose controversie contro la fede, tra cui l’aver impartito la Santa Comunione al presidente pro-aborto Joe Biden durante una messa per le famiglie delle vittime della sparatoria nella scuola di Uvalde, evitando però di interferire con il governatore pro-vita del Texas, Greg Abbott.   Monsignor Garcia-Siller è altresì noto per impedire ai fedeli l’accesso alle lettere di esenzione religiosa per i parrocchiani che avevano obiezioni di coscienza a sottoporsi ai vaccini ottenuti con l’aborto.  

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 Immagine di Veronicamarkland via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata  
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