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Corposo scambio di prigionieri tra la Russia e l’Occidente
L’Occidente e la Russia conducono il più grande scambio di prigionieri dalla Guerra Fredda.
Lo scambio ha incluso il rilascio di tre prigionieri americani di alto profilo in Russia, ovvero il reporter del Wall Street Journal Evan Gershkovich, l’ex marine statunitense Paul Whelan e la giornalista Alsu Kurmasheva, redattrice dell’agenzia di stampa statale Radio Free Europe /Radio Liberty.
In un articolo aggiornato, la CBS ha rimosso il suo riferimento originale al numero di prigionieri scambiati. Aveva affermato, tuttavia, che almeno 12 prigionieri detenuti in Russia avrebbero dovuto essere rilasciati in Germania, mentre Mosca avrebbe ricevuto in cambio otto dei suoi cittadini. Ciò è stato riportato anche dalla BBC.
Tra questi c’è anche Vadim Krasikov, condannato per l’omicidio di un ex comandante militante ceceno in Germania nel 2021.
Anche l’oppositore incarcerato Vladimir Kara-Murza, che ha la doppia cittadinanza russo-britannica, farebbe parte dello scambio, dato che non si sa dove si trovi attualmente. Diversi organi di stampa hanno ipotizzato che potrebbe essere in procinto di essere rilasciato.
Il Telegraph ha riferito del rilascio di Kara-Murza, notando che un gruppo di parlamentari britannici ha fatto pressioni sul Foreign Office del Regno Unito per garantirne la libertà.
⚡ Prisoners Arrive In Ankara For Exchange
The biggest prisoner swap in recent history on ???? in Turkiye’s capital.
???? Courtesy FSB https://t.co/tODwM3BVTo pic.twitter.com/MZXlexno6S
— RT_India (@RT_India_news) August 1, 2024
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L’ultimo scambio sembra essere il più significativo del suo genere tra Russia e Occidente da dicembre 2022. In quell’occasione, gli Stati Uniti hanno rilasciato l’imprenditore russo Viktor Bout in cambio della cestista americana Brittney Griner, che era stata condannata per reati di droga a Mosca.
Diversi organi di informazione hanno riferito dello scambio, iniziato giovedì pomeriggio nella capitale turca, Ankara, ma sia Mosca che Washington inizialmente si erano astenuti dal rilasciare commenti ufficiali.
«Oggi, tre cittadini americani e un titolare di green card americano ingiustamente imprigionati in Russia stanno finalmente tornando a casa: Paul Whelan, Evan Gershkovich, Alsu Kurmasheva e Vladimir Kara-Murza», si legge nella dichiarazione di Biden.
La dichiarazione ha descritto l’accordo di scambio come «un’impresa diplomatica» e ha ringraziato Germania, Polonia, Slovenia, Norvegia e Turchia per aver aiutato gli Stati Uniti a raggiungere questo risultato.
Secondo la Casa Bianca, lo scambio ha garantito il rilascio di 16 persone dalla Russia, tra cui cinque cittadini tedeschi e sette cittadini russi descritti come «prigionieri politici nel loro stesso Paese». Biden non ha menzionato i dieci cittadini russi rilasciati dagli Stati Uniti e dai loro alleati in cambio.
Gershkovich è un reporter del Wall Street Journal, arrestato a marzo dell’anno scorso dopo essere stato sorpreso a sollecitare informazioni riservate su Uralvagonzavod, un importante produttore russo di carri armati e veicoli blindati di Ekaterinburg. È stato condannato per spionaggio all’inizio di luglio e condannato a 16 anni in una colonia di massima sicurezza.
Whelan è un ex marine statunitense, nonché cittadino del Regno Unito, dell’Irlanda e del Canada, arrestato per spionaggio nel 2018 e condannato nel 2020. È stato escluso dall’accordo del 2022 per lo scambio della cestista Brittney Griner con l’imprenditore russo Viktor Bout.
Kurmasheva è una dipendente della testata statale statunitense Radio Free Europe /Radio Liberty, che lavorava per il suo servizio linguistico tataro-baschiro. È stata arrestata a Kazan nell’ottobre 2023 e accusata di non essersi registrata come agente straniero e, in seguito, di aver diffuso false informazioni sull’esercito russo.
Kara-Murza è un doppio cittadino russo e britannico, ma è anche titolare di una green card americana. È stato condannato nel 2023 a 25 anni in una colonia di massima sicurezza per tradimento, tra le altre accuse. Protetto del defunto politico dell’opposizione Boris Nemtsov e stretto collaboratore dell’ex oligarca in esilio Mikhail Khodorkovsky, ha lavorato come dirigente della Free Russia Foundation con sede a Washington.
Il presidente Vladimir Putin ha salutato personalmente i russi, la cui liberazione dalle prigioni occidentali è stata sancita giovedì da un importante scambio di battute.
Putin è arrivato all’aeroporto Vnukovo-2 fuori Mosca insieme al ministro della Difesa Andrej Belousov, al capo dell’FSB Aleksandar Bortnikov e al capo del Servizio di Intelligence estero (SVR) Sergej Naryshkin.
President #VladimirPutin meets #Russian nationals at the airport, involved in a swap of prisoners with Western countries pic.twitter.com/5EqOfzCoHq
— DD News (@DDNewslive) August 2, 2024
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«Voglio ringraziarvi tutti per essere rimasti fedeli ai vostri giuramenti, al vostro dovere e al vostro Paese che non vi ha dimenticati», ha detto Putin ai rimpatriati. «Ci rivedremo. Parleremo del vostro futuro. Ora voglio solo congratularmi con voi per il vostro ritorno».
Sebbene sia i funzionari di Mosca che quelli di Washington abbiano fornito pochi dettagli, diversi organi di informazione hanno riferito che giovedì sono state scambiate in totale 26 persone.
Secondo l’FSB, otto cittadini russi e due bambini sono tornati dall’Occidente in cambio di individui che avevano «agito nell’interesse di stati stranieri a scapito della sicurezza della Federazione Russa».
Mentre lo scambio era in corso in Turchia, Putin ha firmato il decreto che graziava ufficialmente 16 persone condannate per vari crimini in Russia, tra cui Whelan, Gershkovich, Kara-Murza, Kurmasheva e molti altri.
Nel 2010, Putin ha anche salutato di persona un gruppo di russi radunati negli Stati Uniti come spie, tra cui c’era la nota Anna Chapman. Un totale di dieci cittadini russi sono stati scambiati con quattro agenti occidentali, tra cui c’era Sergei Skripal.
Lo scambio di giovedì è stato il più grande della storia moderna, superato solo dallo scambio di 25 americani per tre sovietici e un polacco nel 1985.
Il Servizio di sicurezza federale russo (FSB) ha diffuso un nuovo video che mostra gli attimi prima che le 16 persone rilasciate da Mosca in Occidente si preparassero a volare in Turchia per lo scambio programmato.
The FSB showed footage of American citizens who were pardoned by Putin as part of a historic prisoner exchange, including @evangershkovich, @vkaramurza and Paul Whelan pic.twitter.com/xfvYWXDzgV
— Jason Corcoran (@jason_corcoran) August 1, 2024
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Mosca e Washington hanno scambiato un totale di 26 prigionieri nel più grande scambio del genere nella storia moderna. Secondo l’FSB, otto cittadini russi detenuti negli Stati Uniti, in Germania, Norvegia, Polonia e Slovenia, e due bambini sono tornati in cambio di individui che avevano «agito nell’interesse di stati stranieri a scapito della sicurezza della Federazione Russa».
Le riprese pubblicate dall’FSB mostrano il reporter del Wall Street Journal Evan Gershkovich mentre viene accompagnato in autobus all’aeroporto prima di salire su un aereo insieme a un ex marine statunitense, Paul Whelan, e a un cittadino tedesco, Rico Krieger, oltre ad altri prigionieri.
Tutti gli uomini sono accompagnati da ufficiali di sicurezza russi mascherati. La clip si conclude con Gershkovich che sorride mentre è seduto sul suo sedile in cabina.
Gershkovich è stato arrestato a marzo dell’anno scorso dopo essere stato sorpreso a sollecitare informazioni riservate su una grande azienda russa dell’industria della difesa statale. È stato condannato per spionaggio all’inizio di luglio e condannato a 16 anni in una colonia di massima sicurezza.
Whelan è stato arrestato per spionaggio nel 2018 e condannato nel 2020. Krieger è stato condannato per «attività mercenaria» e «terrorismo» da un tribunale bielorusso per aver fatto esplodere una carica esplosiva su una linea ferroviaria per conto dell’intelligence ucraina. È stato condannato a morte ma è stato graziato dal presidente Alexander Lukashenko.
In precedenza, le autorità russe avevano diffuso un altro video in cui si vedeva il presidente Vladimir Putin accogliere personalmente i prigionieri russi di ritorno all’aeroporto Vnukovo-2 di Mosca.
Il ministro della Difesa Andrej Belousov, il capo dell’FSB Aleksandar Bortnikov e erano anch’essi presenti alla cerimonia di benvenuto. L’elenco delle persone rilasciato dall’Occidente includeva una coppia sposata e due dei loro figli minorenni, oltre ad altri sei cittadini russi.
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Julian Assange è tornato. La sua storia è complicata
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha lasciato intendere che tornerà alla vita pubblica dopo una pausa successiva al suo rilascio dalla custodia britannica nel 2024.
L’attivista per la trasparenza ha trascorso cinque anni dietro le sbarre combattendo contro una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti, che avrebbe potuto comportare una lunga condanna in un carcere di massima sicurezza americano. Alla fine ha raggiunto un accordo che gli ha garantito la libertà, in seguito a una campagna globale che esortava Washington a ritirare le accuse contro di lui.
L’account WikiLeaks su X ha annunciato giovedì il «ritorno» di Assange, pubblicando una foto in cui posa davanti a un murale che lo ritrae a Sydney, in Australia.
Assange ha ricondiviso il messaggio, confermando il suo ritorno e affermando che si tratta del primo post scritto personalmente da lui in otto anni.
I’m back. https://t.co/2e58azeJkt
— Julian Assange (@JulianAssange) September 17, 2026
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Sua moglie Stella ha detto che seguiranno ulteriori notizie la prossima settimana.
WikiLeaks è diventato un fenomeno globale nel 2010 dopo aver pubblicato un video trapelato che mostrava un attacco aereo militare statunitense a Baghdad nel 2007, in cui persero la vita almeno una dozzina di persone.
Il soldato Bradley Manning, poi transessualizatosi in carcere come «Chelsea», è stato arrestato e successivamente condannata nel 2013 per aver fornito a WikiLeaks il filmato e altro materiale militare statunitense secretato.
Il caso di spionaggio statunitense contro Assange si concentrava sull’ottenimento dei file da Manning, mentre i primi tentativi della Gran Bretagna di arrestarlo derivavano da un caso non correlato che i suoi sostenitori definirono fabbricato ad arte.
Assange ottenne asilo politico dall’Ecuador nel 2012 e trascorse anni all’interno dell’ambasciata del Paese sudamericano a Londra. Un cambio di governo a Quito portò infine l’Ecuador a revocargli l’asilo e a consentire alla polizia britannica di arrestarlo nel 2019.
In base all’accordo raggiunto con gli Stati Uniti nel 2024, Assange si è dichiarato colpevole di un singolo reato, ovvero di cospirazione per ottenere e divulgare documenti riservati statunitensi. È stato condannato a una pena pari al tempo già trascorso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh a Londra. In Gran Bretagna, è stato condannato per violazione delle condizioni di libertà su cauzione.
Come riportato da Renovatio 21, sui piani di assassinare Assange da parte della CIA un giudice spagnolo aveva aperto un’inchiesta convocando l’ex direttore del servizio di Intelligence Mike Pompeo.
Da quando ha riacquistato la libertà, Assange ha fatto diverse apparizioni pubbliche. Mesi dopo la sua liberazione, si è rivolto all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo, in Francia, parlando della terribile esperienza che ha vissuto.
Nel 2025, ha partecipato a una marcia pro-palestinese a Sydney con circa 100.000 persone. Per qualche ragione, era in Piazza San Pietro pure nei giorni successivi alla morte di papa Bergoglio. Nel 2024 gli è stata pure formalmente conferita la cittadinanza onoraria di Roma Capitale.
🚨 Julian Assange attended Pope Francis’ funeral in St. Peter’s Square, Rome, with his family, expressing gratitude for the Pope’s support during his 14-year legal battle. Assange, freed in June 2024 after a U.S. plea deal, mingled among 400,000 mourners, including world leaders… pic.twitter.com/sjYzbfzV8P
— AɯƙɯαɾԃMαɱα™® (@AwkwardMamaNews) April 26, 2025
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Prima di fondare WikiLeaks nel 2006, Julian Assange ebbe una vita già estremamente movimentata. Nato nel 1971 a Townsville, in Australia, ebbe un’infanzia nomade: i genitori gestivano una compagnia teatrale itinerante e il ragazzo cambiò decine di scuole e abitazioni. Fu proprio durante l’adolescenza che si avvicinò all’informatica, diventando un hacker sotto lo pseudonimo di «Mendax» (dal latino «splendide mendax», un verso oraziano che significa «splendidamente bugiardo).
Insieme ad altri due giovani formò un gruppo chiamato «International Subversives», specializzato nel penetrare reti governative e militari particolarmente protette, tra cui sistemi della NASA, del Pentagono, della Nortel canadese e di varie università. Il gruppo seguiva un codice non scritto: osservare senza danneggiare né copiare i dati per fini personali, una sorta di etica hacker che Assange avrebbe poi rivendicato pubblicamente.
Nel 1991 la sua attività venne scoperta dalla polizia australiana, che lo incriminò con decine di capi d’accusa legati all’intrusione informatica; il processo si concluse nel 1996 con una condanna sostanzialmente simbolica, vista la giovane età e l’assenza di danni concreti. In quegli stessi anni Assange studiò fisica e matematica, lavorò come programmatore e cominciò a interessarsi di crittografia, ambito che lo portò più tardi a teorizzare i principi cardine di WikiLeaks.
Sui capelli bianchi, diventati un suo tratto distintivo, circolano diverse versioni mai confermate con certezza: la più diffusa è che siano il risultato di un incanutimento precoce dovuto allo stress accumulato durante l’adolescenza, quando la famiglia fu costretta a una vita fatta di continue fughe. Altre ricostruzioni, meno accreditate, parlano di un esperimento andato male con un tubo catodico o, più semplicemente, di una scelta estetica.
Proprio quella fuga era legata alla setta a cui la madre, Christine, si era legata tramite un compagno: «The Family», guidata dalla ex insegnante di yoga Anne Hamilton-Byrne (1921-2019), che si proclamava reincarnazione di Cristo e che il gruppo stesso definiva talvolta «Great White Brotherhood». La famiglia di Assange visse per anni nascosta proprio per sottrarsi all’influenza di quell’ambiente. Era circolata la notizia, propalata anche dal film The Fift State che i capelli bianchi di Julian potessero essere correlati all’usanza della setta «The Family» di tingere i capelli dei bambini di biondo platino o quasi bianco, una caratteristica quasi identificativa del gruppo, tanto che chi li vedeva li riconosceva a colpo d’occhio.
Alcuni articoli all’epoca avevano scherzato sul fatto che Assange abbia finito comunque per «copiare involontariamente» quel look.
«The Family» fu fondata a Melbourne negli anni Sessanta da Anne Hamilton-Byrne insieme al fisico e parapsicologo inglese Raynor Johnson, e i suoi due insediamenti principali, dove vivevano i bambini «adottati» illegalmente, si trovavano entrambi in territorio australiano, nella zona del Dandenong Ranges e sul Lago Eildon, in Victoria.
Tuttavia il gruppo ebbe anche una dimensione internazionale, seppure più limitata: secondo esperti di sette citati da diverse inchieste giornalistiche, «The Family» arrivò ad avere adepti e ramificazioni anche negli Stati Uniti e in altri paesi, e la stessa Hamilton-Byrne acquisì una proprietà a South Fallsburg, nello stato di New York, dove strinse legami con l’ambiente dello Yoga Siddha. Non a caso, quando fu infine arrestata nel 1993, dopo anni di latitanza, ciò avvenne proprio negli Stati Uniti, nelle Catskill Mountains, e non in Australia.
Il nucleo del movimento, il numero maggiore di adepti (circa cinquecento al suo apice, in gran parte professionisti come medici, avvocati e infermieri) e soprattutto i casi di abuso sui minori che portarono al crollo della setta restano un fenomeno essenzialmente australiano. La setta, come struttura organizzata e attiva, si è di fatto disgregata dopo il raid della polizia del 1987, quando le forze dell’ordine fecero irruzione nella proprietà di Lake Eildon e sottrassero sei bambini rimasti nella comunità; molti adulti membri se ne andarono nel periodo successivo, alcuni fuggendo all’estero insieme alla stessa Hamilton-Byrne, che rimase latitante per anni prima di essere rintracciata.
Anne Hamilton-Byrne e il marito Bill Hamilton-Byrne furono catturati nel giugno 1993 nelle Catskill Mountains, nello stato di New York, al termine di una lunga indagine della polizia del Victoria guidata dal detective Lex de Man. L’accusa penale che portò alla loro condanna non riguardava però gli abusi, le violenze o la somministrazione di droghe ai bambini, difficili da provare in tribunale a distanza di anni e con testimoni minorenni all’epoca dei fatti: i due furono condannati soltanto per frode, in relazione alla falsificazione dei documenti anagrafici usati per registrare illegalmente come propri figli naturali i bambini «adottati» in modo irregolare, spesso tramite medici e avvocati compiacenti all’interno della setta. La pena finale fu estremamente lieve rispetto alla gravità delle vicende raccontate dalle vittime: una multa di appena 5.000 dollari australiani a testa.
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