Nucleare
Cooperazione mondiale verso la fusione nucleare: il discorso dello scienziato atomico sovietico Kurchatov al Congresso PCUS 1956
Igor Kurchatov era il capo progettista del programma nucleare dell’Unione Sovietica. La sua importanza è tale che la città che ospita le centrali atomiche nell’oblast’ di Kursk porta il suo nome: come sa il lettore di Renovatio 21, si tratta della città attaccata in questi anni spesse volte da droni ucraini, che, una volta di più, sembrano davvero cercare l’incidente atomico.
Sebbene la necessità strategica lo ponesse nel ruolo di progettare sia la bomba atomica che la bomba all’idrogeno (entrambe le quali esortò a non essere mai utilizzate), Kurchatov lavorò contemporaneamente al suo interesse principale: utilizzare questa tecnologia per lo sviluppo dell’energia nucleare pacifica.
La prima centrale nucleare sovietica fu sviluppata contemporaneamente allo sviluppo della prima bomba atomica dell’Unione Sovietica e fu messa in funzione nel 1954, la prima centrale nucleare al mondo.
Nel 1950, mentre ancora si lavorava alla bomba all’idrogeno, ha detto Kurchatov la sua squadra che l’anno successivo si sarebbero concentrati sul reattore termonucleare magnetico, un’idea avanzata da Andrei Sakharov, conosciuto in seguito come tokamak.
Nel febbraio 1956 Kurchatov tenne un discorso al 20° Congresso del partito del PCUS, lo stesso in cui Krusciov tenne il suo discorso attaccando le politiche di Stalin, e invocò la collaborazione scientifica internazionale sullo sviluppo della fusione, anche con gli Stati Uniti.
Nello stesso anno si recò con Nikita Krusciov in Inghilterra dove tenne un discorso presso l’impianto nucleare di Harwell spiegando in dettaglio la natura del programma sovietico.
«Desecretando» unilateralmente quello che allora in tutti i paesi era un programma ampiamente classificato, nel giro di un anno la maggior parte della ricerca in tutti i Paesi fu desecretata, portando alla cooperazione internazionale sulla fusione che esiste ancora oggi.
«I lavori teorici sulla fisica atomica e nucleare hanno aperto la possibilità di cercare un nuovo modo di utilizzare l’energia per scopi pacifici, hanno aperto la possibilità di impiego sperimentale di reazioni termonucleari controllate – fusione o reazioni di fusione, che è il compito generale più importante della scienza» disse il professore al congresso del Partito Comunista dell’Unione sovietica
«Una reazione termonucleare controllata dovrebbe consentire di ottenere energia non a scapito delle sue riserve, concentrate nei nuclei atomici di elementi rari – uranio e torio, ma attraverso la formazione di elio dalla sostanza diffusa in natura – idrogeno. La soluzione di questo compito difficilissimo e maestoso eliminerebbe per sempre dall’umanità la preoccupazione per le riserve necessarie per la sua esistenza sulla terra».
«Ora abbiamo la bomba all’idrogeno per creare le condizioni per una reazione di fusione idrogeno-elio. Ma ora occorre controllarlo per evitare un’esplosione» ha avvertito il padre del programma atomico sovietico.
«Noi scienziati sovietici vorremmo collaborare con scienziati di tutti i Paesi del mondo, compresi scienziati americani, di cui apprezziamo molto i risultati scientifici e tecnici, per risolvere questo problema scientifico più importante per l’umanità. Perché ciò sia possibile, l’unica cosa necessaria è che il governo degli Stati Uniti accetti la proposta dell’Unione Sovietica di vietare l’uso delle armi atomiche e dell’idrogeno, per le quali il nostro partito lotta instancabilmente».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Cina
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Militaria
Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine
Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.
«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.
Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.
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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».
Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».
Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.
«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».
Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.
Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Cina
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