Cervello
Chip cerebrali per combattere la depressione
Da anni gli scienziati lavorano a microchip da impiantare nel cervello con lo scopo dichiarato di curare i mali del sistema nervoso come il Parkinson e la cefalea a grappolo. Nel 2013 Obama assegnò svariate centinaia di milioni di dollari alla DARPA (l’ente di ricerca e sviluppo del Pentagono) che preparò diversi esperimenti, spesso utilizzando come cavie i veterani.
Ora alcuni ricercatori sembrano aver scoperto il trucco per utilizzare con successo la cosiddetta Deep Brain Stimulation («stimolazione cerebrale profonda») per curare una supposta malattia del cervello: la depressione.
Alcuni ricercatori sembrano aver scoperto il trucco per utilizzare con successo la cosiddetta Deep Brain Stimulation («stimolazione cerebrale profonda») per curare una supposta malattia del cervello: la depressione
Per anni, i medici hanno esaminato l’uso di shock elettrici mirati per curare la depressione clinica e, sebbene molti esperti concordino sul fatto che si tratta di una strada promettente per il trattamento, la ricerca ha prodotto risultati contrastanti e limitati.
Ora, un caso di studio dell’Università della California di San Francisco pubblicato sulla rivista Nature Medicine mostra che la stimolazione elettrica può avere un profondo effetto antidepressivo, purché gli shock siano accuratamente adattati agli stati d’animo e ai sintomi specifici del singolo paziente.
«Ho provato letteralmente di tutto, e per i primi giorni ero un po ‘preoccupato che non avrebbe funzionato», ha detto in un comunicato stampa una volontaria nel caso di studio, una donna di 36 anni che dicono essere affetta da «grave depressione».
Nel caso di studio, i medici hanno identificato tre regioni del cervello dove scatenare le scosse elettriche per alleviare la depressione, ma hanno scoperto che funzionava solo quando il paziente era in un particolare stato mentale
«Non avevo riso di niente per forse cinque anni, ma improvvisamente ho sentito un autentico senso di gioia e felicità, e il mondo è passato dalle sfumature del grigio scuro al solo ghignare». Notiamo che messa così non sembra esattamente una cosa sanissima, anzi un po’ inquietante.
Nel caso di studio, i medici hanno identificato tre regioni del cervello dove scatenare le scosse elettriche per alleviare la depressione, ma hanno scoperto che funzionava solo quando il paziente era in un particolare stato mentale. Altrimenti, la neurostimolazione aveva l’effetto opposto.
Una volta risolti tutti i nodi, la paziente è uscito dallo studio di dieci giorni e sarebbe rimasta libera dalla depressione per sei settimane. Ora la paziente riceve una stimolazione simile da un impianto cerebrale che eroga shock impercettibili secondo necessità.
Il mondo moderno si spinge sempre più dentro le nostre vite, persino dentro al nostro cervello, da dove comandare le emozioni – e i pensieri, e le azioni – dell’essere umano.
Questo caso di studio ha coinvolto un solo partecipante, ma gli scienziati dell’UCSF lo stanno usando come pilota per un prossimo studio clinico con più volontari, ognuno dei quali avrà la neurostimolazione personalizzata per il proprio cervello.
«Il nostro studio sarà rivoluzionario in quanto ogni persona nello studio riceverà potenzialmente un trattamento diverso e personalizzato», ha detto l’autore senior dello studio e psichiatra dell’UCSF Andrew Krystal nel comunicato, «e forniremo il trattamento solo quando personalizzato le impronte cerebrali di uno stato cerebrale depresso indicano che è necessario un trattamento».
Il mondo moderno si spinge sempre più dentro le nostre vite, persino dentro al nostro cervello, da dove comandare le emozioni – e i pensieri, e le azioni – dell’essere umano.
Chi pensa con terrore all’avvento di un chip sottocutaneo non ha capito che siamo già molto oltre –gli impianti cerebrali possono rendere gli uomini meno che schiavi: veri robot di carne
Chi pensa con terrore all’avvento di un chip sottocutaneo non ha capito che siamo già molto oltre – gli impianti cerebrali, che come sempre nel pendìo scivoloso medico sarebbero pensati per risolvere malattie (ma la depressione è una malattia? Non tutti gli psichiatri concordano), possono rendere gli uomini meno che schiavi: veri robot di carne, telecomandabili a distanza, e soprattutto incapaci di affrontare le proprie stesse emozioni.
Cervello
Cellule cerebrali umane coltivate in laboratorio alimentano il primo data center «biologico» al mondo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Alcuni ricercatori di Singapore hanno presentato un prototipo di impianto di calcolo che utilizza neuroni cerebrali umani coltivati in laboratorio e interfacciati con hardware al silicio, sostenendo che potrebbe alleviare il fabbisogno energetico generato dal boom dell’Intelligenza Artificiale. I critici hanno definito la tecnologia «inquietante» e hanno affermato che solleva serie preoccupazioni in merito al più ampio programma transumanista.
Il mese scorso, alcuni ricercatori di Singapore hanno presentato il prototipo di un «centro dati biologico»: una struttura di calcolo che utilizza neuroni cerebrali umani coltivati in laboratorio e collegati a dispositivi elettronici per elaborare i dati.
Il prototipo utilizza «wetware» – cellule neurali viventi derivate da cellule staminali umane e mantenute in laboratorio – per interfacciarsi con l’hardware in silicio.
Le cellule, riprogrammate a partire da cellule della pelle o del sangue di donatori, hanno una durata di vita di sei mesi. Apparecchiature di supporto vitale le mantengono a temperatura controllata in condizioni sterili e le nutrono, ha affermato l’azienda.
Gli elettrodi stimolano le cellule e ne registrano l’attività. Successivamente, i computer traducono tale attività in input e output utilizzabili dal software.
In un comunicato stampa, la Yong Loo Lin School of Medicine della National University of Singapore, che ha collaborato con Cortical Labs e DayOne per realizzare il prototipo, ha affermato che esso offre «una potente dimostrazione di come biologia e tecnologia possano unirsi per trasformare il futuro dell’informatica».
Patrick Wood, caporedattore di Technocracy News, ha definito il prototipo «inquietante».
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I laboratori biologici sono davvero più efficienti dal punto di vista energetico?
Cortical Labs, l’azienda che ha sviluppato la tecnologia (i sistemi CL1), afferma che il vantaggio di utilizzare i neuroni come processori di informazioni risiede nel fatto che, a differenza dei tradizionali chip per computer, i neuroni formano schemi che cambiano nel tempo.
In precedenza, l’azienda aveva «fatto crescere neuroni su un chip» e aveva insegnato loro a giocare ai videogiochi Pong e Doom.
Ogni unità del sistema CL1 contiene circa 200.000 neuroni umani coltivati su un chip di silicio con una matrice di microelettrodi che stimola le cellule e ne registra le risposte. Un software traduce poi queste risposte in un formato utilizzabile da un computer.
I ricercatori sostengono che la loro tecnologia può risolvere alcuni dei problemi energetici associati all’esplosione dell’Intelligenza Artificiale (IA).
I data center che vengono costruiti a ritmo serrato in tutto il mondo richiedono enormi quantità di energia e acqua. Il cervello umano, invece, funziona con molta meno energia: circa 20 watt di potenza, hanno affermato i ricercatori.
Tuttavia, non hanno ancora affrontato pubblicamente la questione del consumo energetico e delle risorse necessarie per mantenere in vita le cellule.
Altri prodotti che utilizzano cellule coltivate in laboratorio, tra cui la carne coltivata in laboratorio, si sono rivelati ad alta intensità energetica.
I critici dei data center biologici avvertono che la tecnologia dell’Intelligenza Artificiale si sta evolvendo così rapidamente che i nuovi data center e l’hardware in essi contenuto diventeranno presto obsoleti, forse anche prima di essere messi in funzione.
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L’ampliamento richiederebbe un numero «enorme» di cellule cerebrali
Il prototipo del centro dati biologico è una piccola installazione informatica altamente controllata. Tutte le affermazioni pubbliche provengono dallo sviluppatore, quindi non esistono prove concrete, indipendenti e su larga scala a supporto di tali affermazioni.
Cortical Labs ha aperto una sede a Melbourne, in Australia, e sta progettando una sede più grande a Singapore.
I sistemi sono «su scala di laboratorio»: la struttura di Melbourne dispone di sole 120 unità. I data center tipici hanno decine di migliaia di server.
I critici sostengono che la capacità dei neuroni di giocare a semplici giochi sia una prova di fattibilità, ma ben lontana dal dimostrare capacità concrete in grado di competere con i computer moderni.
«Ridurre le cellule viventi a un livello di affidabilità tale da poter essere utilizzate nelle infrastrutture rappresenta un ostacolo ingegneristico di notevole portata», secondo Live Science.
Claire Robinson, fondatrice di GMWatch, ha affermato che sarebbero necessari ingenti finanziamenti per l’espansione e che tale espansione «richiederà un numero enorme di celle, che dovranno essere sostituite regolarmente, poiché non durano in eterno».
Cortical Labs è una startup fondata nel 2019. A marzo, aveva raccolto 11 milioni di dollari di finanziamenti, con investitori tra cui Horizons Ventures, Blackbird Ventures, LifeX Ventures, Radar Ventures e In-Q-Tel, una società di venture capital finanziata dalla CIA.
L’utilizzo di questa tecnologia per un «data center» sembra rappresentare una svolta per Cortical Labs.
Quando l’azienda presentò per la prima volta la tecnologia nel 2025, la definì una «piattaforma tecnologica» per la scoperta di farmaci e la modellazione delle malattie, al fine di sviluppare trattamenti per patologie come l’epilessia e il morbo di Alzheimer.
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Stiamo forse entrando nel territorio del transumanesimo?
Wood ha dichiarato a The Defender che la cosa gli ha ricordato l’iniziativa di mappatura cerebrale dell’ex presidente Barack Obama, finanziata, tra le altre agenzie, dai National Institutes of Health (NIH) e dalla DARPA, e promossa dall’ex direttore dei NIH Francis Collins.
«La gente ha troppo tempo libero e, se non fosse per i soldi delle tasse, morirebbe di fame», ha detto Wood.
Robinson ha affermato che il progetto solleva serie preoccupazioni «riguardo al più ampio panorama “transumanista” in cui scienziati e investitori miliardari stanno cercando di confondere il confine tra esseri viventi, compresi gli esseri umani, e Intelligenza Artificiale/computer».
«Abbiamo tutti letto articoli entusiasti sui soldati robot dotati di Intelligenza Artificiale: in pratica computer con aspetto e caratteristiche umane. Sorgono preoccupazioni su chi controlla queste tecnologie, quali siano le sue motivazioni, cosa accada quando qualcosa va storto e/o il robot sfugge al controllo, e chi sia responsabile di eventuali danni causati».
Gran parte di questa ricerca viene condotta in segreto, ha aggiunto. «Dobbiamo esigere con urgenza trasparenza e responsabilità su dove vengono indirizzate la ricerca e gli investimenti, e affrontare le questioni etiche connesse. Dobbiamo governare la tecnologia prima che essa governi noi».
Brenda Baletti
Ph.D.
© 21 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Cervello
Inaugurato il primo data center al mondo alimentato da cellule cerebrali umane
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Cervello
La Cina batte Neuralink di Musk nella commercializzazione di impianti cerebrali
Chirurghi cinesi hanno impiantato un’interfaccia cervello-computer in un paziente con mobilità ridotta della mano, in quella che viene indicata come la prima procedura commerciale al mondo che impiega un dispositivo non invasivo approvato di questo genere.
L’operazione è stata eseguita lunedì in un ospedale di Sciangai. Il paziente aveva riportato una lesione al midollo spinale in un incidente stradale dieci anni prima e, nonostante anni di riabilitazione, conservava una funzionalità limitata alla mano.
Durante l’intervento, un impianto delle dimensioni di una moneta è stato collocato sulla superficie del cervello del paziente. Il dispositivo è progettato per rilevare i segnali cerebrali e trasmetterli a un computer, che li converte in comandi per un guanto robotico.
Secondo quanto dichiarato dai funzionari, l’operazione si è svolta senza complicazioni e il paziente si sta riprendendo, con parametri vitali stabili. Hanno precisato che l’impianto ha catturato con successo segnali cerebrali stabili e di alta qualità.
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L’impianto, denominato NEO, è stato sviluppato dalla startup cinese Neuracle e approvato dall’ente regolatore medico cinese a marzo, permettendogli di superare la fase di sperimentazione clinica e di essere impiegato commercialmente negli ospedali.
Questo risultato ha consentito a Neuracle di precedere Neuralink, l’azienda di Elon Musk, nella gara alla commercializzazione di interfacce cervello-computer impiantabili. Sebbene anche Neuralink abbia impiantato chip in esseri umani e sostenga di avere 21 persone coinvolte in sperimentazioni cliniche in tutto il mondo, non ha ancora ottenuto l’approvazione commerciale completa negli Stati Uniti.
L’approccio di NEO si distingue da quello di Neuralink ed è concepito per essere non invasivo, poiché il dispositivo viene posizionato sulla superficie del cervello senza penetrarlo, con l’obiettivo di aiutare i pazienti a recuperare la funzionalità degli arti.
Il chip di Musk, al contrario, utilizza fili sottilissimi inseriti direttamente nel tessuto cerebrale grazie all’ausilio di un robot chirurgico. Anche il primo prodotto di Neuralink, Telepathy, è destinato a permettere alle persone paralizzate di controllare computer, telefoni e altri dispositivi con il pensiero.
Anche altre aziende hanno esplorato soluzioni meno invasive. Synchron, una startup statunitense, ha realizzato un impianto inserito attraverso una vena anziché tramite un intervento chirurgico a cranio aperto, mentre Meta sta sviluppando sistemi di intelligenza artificiale capaci di tradurre in testo le scansioni cerebrali non invasive.
Per il momento, l’impiego principale delle interfacce cervello-computer resta in ambito medico, in particolare per pazienti affetti da paralisi, lesioni del midollo spinale e gravi patologie neurologiche. Tuttavia, Musk ha previsto che tali chip finiranno per sostituire gli smartphone. I ricercatori del settore hanno inoltre discusso di possibili applicazioni future nell’elettronica di consumo, nella robotica e nel potenziamento umano.
Come riportato da Renovatio 21, Elone sostiene che gli impianti cerebrali neuralinki «aumenteranno drasticamente le capacità umane». L’anno scorso era emerso che un primo paziente neuralinko utilizzava il chip al cervello per imparare nuove lingue.
Due anni fa Musk disse che il primo paziente Neuralink era giunto a controllare il mouse del computer con i pensieri.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni scorsi, in concomitanza con la partenza degli esperimenti sugli esseri umani approvati dall’ente regolatorio americano FDA, era emerso che alle scimmie su cui era stato sperimentato l’impianto erano successe «cose terribili», cosa che Musk ha poi negato.
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Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.
Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.
Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.
Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore. Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.
La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose. «Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.
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