Immigrazione
Bergoglio critica la «grave crisi» delle politiche di confine di Trump e attacca il vicepresidente JD Vance
In una mossa del tutto insolita, papa Francesco ha scritto ai vescovi cattolici negli Stati Uniti criticando la «grave crisi» delle politiche dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione illegale e sollecitando i vescovi a «lavorare a stretto contatto» con i migranti.
Citando «questo delicato momento che state vivendo come Pastori del Popolo di Dio che pellegrina negli Stati Uniti d’America», la lettera del Bergoglio è stata inviata all’intero episcopato statunitense e pubblicata senza preavviso pubblico.
Firmato dallo stesso Francesco, il testo appare come una risposta diretta sia alle politiche del presidente Donald Trump volte a contrastare l’immigrazione illegale, sia ai recenti commenti del vicepresidente JD Vance sull’ «ordo amoris».
«Sto seguendo da vicino la grande crisi che si sta verificando negli Stati Uniti con l’avvio di un programma di deportazioni di massa», scrive il gesuita.
Dopo il suo insediamento del 20 gennaio, Trump ha rapidamente implementato misure per affrontare la «crisi di confine», sforzi guidati dal suo zar di frontiera Tom Homan, che aveva invitato settimane fa Bergoglio a pensare ad «aggiustare la chiesa cattolica» invece che ad occuparsi dei temi migratori in USA.
Nella sua prima conferenza stampa, la nuova segretaria stampa della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha detto ai giornalisti che «tutti» gli immigrati illegali arrestati dall’US Customs and Immigration Enforcement (ICE) sono criminali «perché hanno violato illegalmente le leggi della nostra nazione e, pertanto, sono criminali per quanto riguarda questa amministrazione».
L’occupante del Soglio pontificio respinge tale ipotesi, pur ammettendo il principio di una nazione che deve proteggere le sue comunità dai criminali violenti:
«La coscienza rettamente formata non può non compiere un giudizio critico ed esprimere il suo dissenso verso qualsiasi misura che tacitamente o esplicitamente identifica lo status illegale di alcuni migranti con la criminalità. Al tempo stesso, bisogna riconoscere il diritto di una nazione a difendersi e a mantenere le comunità al sicuro da coloro che hanno commesso crimini violenti o gravi durante la permanenza nel Paese o prima del loro arrivo».
Il Papa ha affermato che deportare individui «lede la dignità di molti uomini e donne» se hanno lasciato il loro Paese natale per «per ragioni di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell’ambiente».
«Detto ciò, l’atto di deportare persone che in molti casi hanno abbandonato la propria terra per ragioni di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell’ambiente, lede la dignità di molti uomini e donne, e di intere famiglie, e li pone in uno stato di particolare vulnerabilità e incapacità di difendersi».
Pur difendendo il diritto a politiche che regolino «una migrazione ordinata e legale», il Francesco afferma che «tale sviluppo non può avvenire attraverso il privilegio di alcuni e il sacrificio di altri».
Il pontefice anche di mira direttamente i commenti fatti dal vicepresidente di JD Vance sull’«ordo amoris» o l’insegnamento fermamente cattolico su una gerarchia, o ordine di carità che inizia con la famiglia e si diffonde infine al mondo più ampio – un principio difeso e delineato dai filosofi greci e dai teologi cattolici come Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino.
Riferendosi ripetutamente ad una qualche «dignità infinita» dell’uomo, Francesco sembrava suggerire che in base a questa dignità tutte le persone dovrebbero essere amate con lo stesso grado e nello stesso modo: difendendo così il suo principio secondo cui la stessa dignità dovrebbe essere il principio alla base di politiche di immigrazione ampiamente permissive.
«I cristiani sanno molto bene che è solo affermando la dignità infinita di tutti che la nostra identità di persone e di comunità giunge a maturazione. L’amore cristiano non è un’espansione concentrica di interessi che poco a poco si estendono ad altre persone e gruppi. In altre parole: la persona umana non è un mero individuo, relativamente espansivo, con qualche sentimento filantropico!»
«La persona umana è un soggetto dotato di dignità che, attraverso la relazione costitutiva con tutti, specialmente con i più poveri, un po’ alla volta può maturare nella sua identità e vocazione. Il vero ordo amoris che occorre promuovere è quello che scopriamo meditando costantemente la parabola del “Buon Samaritano” (cfr. Lc 10, 25-37), ovvero meditando sull’amore che costruisce una fratellanza aperta a tutti, senza eccezioni».
Mentre il vicepresidente Vance difende il principio di avere carità verso la propria famiglia e i propri vicini di fronte alla comunità e al mondo più ampi, l’argentino afferma che «preoccuparsi dell’identità personale, comunitaria o nazionale, a prescindere da queste considerazioni, introduce facilmente un criterio ideologico che distorce la vita sociale e impone la volontà del più forte come criterio di verità».
Il papa conclude esortando i vescovi statunitensi a fare di più per sostenere la causa dei «migranti e dei rifugiati» «proclamando Gesù Cristo e promuovendo i diritti umani fondamentali».
Il Francesco si è rivolto anche alla Chiesa statunitense in senso più ampio, esortando con forza i cattolici «a non cedere a narrazioni che discriminano e causano sofferenze inutili ai nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati».
«Con carità e chiarezza siamo tutti chiamati a vivere in solidarietà e fraternità, a costruire ponti che ci avvicinino sempre di più, a evitare muri di ignominia e a imparare a dare la nostra vita come Gesù Cristo ha dato la sua per la salvezza di tutti», ha detto.
La lettera di Francesco giunge sullo sfondo di una battaglia scottante anche all’interno dell’episcopato statunitense sulla questione dell’immigrazione. Molti vescovi, in particolare quelli più espliciti sui temi sostenuti da Francesco, hanno condannato la politica di Trump volta a contrastare i migranti che attraversano illegalmente i confini.
Come organo, la Conferenza Episcopale USA (USCCB) ha definito la politica sull’immigrazione dell’amministrazione Trump «profondamente preoccupante». Una seconda dichiarazione ufficiale del vescovo Mark J. Seitz di El Paso, presidente del Comitato per l’immigrazione dell’USCCB, ha messo il carico sulle critiche precedenti con un linguaggio ancora più tagliente, affermando che «l’uso di generalizzazioni radicali… come descrivere tutti gli immigrati clandestini come “criminali” o “invasori”… è un affronto a Dio».
Tuttavia figure del cattolicesimo USA come Vance, Homan hanno criticato i vescovi degli Stati Uniti per aver accettato milioni di soldi governativi per finanziare programmi che aiutano il traffico di migranti e portano al traffico di bambini. Ciò ha portato a una condanna diffusa delle attività di immigrazione dell’USCCB come un canale che aiuta il traffico di bambini attraverso il confine e porta alla separazione delle famiglie.
Una minoranza di vescovi si è opposta alla condanna delle politiche di confine di Trump, con il vescovo di Arlington Michael Burbidge che ha chiesto un approccio di «buon senso» che vedrebbe il governo degli Stati Uniti «sviluppare una politica nazionale sull’immigrazione che rifletta l’impegno cattolico per la dignità umana e il bene comune».
«L’insegnamento cattolico non sostiene una politica di frontiere aperte, ma piuttosto sottolinea un approccio di buon senso in cui il dovere di prendersi cura dello straniero è praticato in armonia con il dovere di prendersi cura della nazione», ha scritto monsignor Burbidge.
Come riportato da Renovatio 21, Bergoglio aveva già criticato in diverse occasioni la posizione di Trump contro l’immigrazione illegale e ha definito l’opposizione all’immigrazione come «un peccato grave».
Come scrive LifeSite il suo chiaro sostegno a tutti coloro che, in ambito politico ed ecclesiastico, si oppongono a Trump su questa questione, Bergoglio ha reso il Vaticano parte del dibattito socio-politico negli Stati Uniti, il che significa che le relazioni diplomatiche potrebbero probabilmente subire delle tensioni in futuro.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Immigrazione
Sacerdote invoca la «Reconquista» del Marocco dopo l’ondata di migranti islamici in Spagna
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«Ora stiamo assistendo a un’invasione. Non si tratta di rifugiati, no, questa è un’invasione dell’islamizzazione di massa dell’Europa», ha affermato il vescovo in un breve video. «E quindi questo è un piano politico globale dei potenti del mondo: distruggere l’Europa culturalmente e religiosamente, e in definitiva distruggere il cristianesimo in Europa».Bishop Schneider: “They are not refugees, they’re invaders who want to Islamize Europe. They want to destroy Europe’s religion and culture.” pic.twitter.com/vsblccWr8D
— Sign of the Cross (@CatholicSOTC) August 3, 2026
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Immigrazione
Mons. Viganò: l’invasione programmata dell’Occidente apostata è un piano diabolico di sostituzione etnica
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X l’invasione migratoria materializzatasi nell’exclave spagnola di Ceuta in questi giorni, delineando la natura metapolitica e spirituale della catastrofe in corso.
«L’invasione programmata dell’Occidente apostata non è un fenomeno spontaneo, ma un piano diabolico di sostituzione etnica, di distruzione deliberata del tessuto sociale e di provocazione di disordini e guerra civile» scrive monsignore. «Popoli senza fede, senza radici e senza identità vengono immersi in masse di stranieri che non condividono né la Fede, né la cultura, né la legge naturale, allo scopo di spezzare ogni coesione e di rendere impossibile ogni resistenza».
«Così si compie la maledizione che Dio aveva già pronunciato contro il Suo popolo disobbediente: “Lo straniero che è in mezzo a te salirà sempre più in alto sopra di te e tu scenderai sempre più in basso. Egli ti presterà e tu non gli presterai; egli sarà la testa e tu la coda” (Dt 28, 43-44)».
L’invasione programmata dell’Occidente apostata non è un fenomeno spontaneo, ma un piano diabolico di sostituzione etnica, di distruzione deliberata del tessuto sociale e di provocazione di disordini e guerra civile. Popoli senza fede, senza radici e senza identità vengono… https://t.co/nrKhc1qJpc
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 5, 2026
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«La Gerarchia sinodale, apostata e traditrice, non soltanto tace, ma è parte attiva di questo disegno infernale» tuona l’arcivescovo. «Con le sue parole di accoglienza incondizionata, con i suoi documenti che negano il primato della Fede e della civiltà cristiana, con il suo silenzio complice di fronte alla cancellazione del Cristianesimo dalle famiglie e dalla società, essa collabora alla rovina di ciò che resta della Cristianità».
«Questa non è carità: è complicità. Non è misericordia: è tradimento» conclude il prelato.
«Chi ha orecchi per intendere, intenda. E chi vuole salvare la propria anima e la propria terra, torni a Dio e alla Sua Legge, prima che sia troppo tardi».
Monsignor Viganò altre volte si era scagliato contro l’immigrazione da lui definita «ingegneria sociale del globalismo». In uno scritto del 2023 l’ex nunzio apostolico negli USA delineava la natura religioso del fenomeno migratorio.
«L’invasione di immigrati clandestini è voluta dall’élite globalista con due scopi: il primo è la sostituzione etnica nelle nazioni al fine di cancellarne l’identità, le tradizioni e la fede. Il secondo è alimentare il racket dei negrieri e delle organizzazioni pseudoassistenziali che lucrano sul fenomeno migratorio (tanto laiche quanto ecclesiastiche)».
«La prova della strumentalità di questa invasione sta nel fatto che la maggioranza dei clandestini è di religione islamica o indù, e che provengono da regioni in cui non ci sono conflitti» continua il prelato.
«Viceversa, non vi è praticamente nessun corridoio umanitario per accogliere i profughi di stati in cui vi è la guerra civile e in cui i Cristiani sono perseguitati. Se infatti l’Europa accogliesse rifugiati Cristiani, rafforzerebbe la loro presenza e non creerebbe alcun conflitto sociale, mentre vuole ottenere lo scopo diametralmente opposto».
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A ottobre dello scorso anno Sua Eccellenza scrisse un puntuale commento riguardo al fenomeno delle migrazioni di massa e alla loro storia. Secondo Viganò, i migranti irregolari di oggi sono «usati come contingenti di assalto per l’islamizzazione dell’Occidente cristiano, e in particolare delle Nazioni cattoliche, contro le quali non a caso si scatena la sostituzione etnica e la propaganda di morte e sterilità dell’ideologia woke. O sfruttati per alimentare il turpe mercato della prostituzione (anche minorile), della criminalità e della predazione degli organi. O trattati come merce umana, da cui trarre profitto col business dell’accoglienza (generosamente sponsorizzata, fino a pochi mesi fa, da USAID e da altre agenzie governative a scopo eversivo)»
Come ripetuto da Renovatio 21, è sempre più impossibile non vedere come si tratti, ictu oculi, di una strategia di sostituzione della popolazione occidentale: da un punto di vista etnico così come financo da un punto di vista religioso.
Il fondatore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco ha trattato in modo approfondito questo tema durante una conferenza a Rimini di qualche anno fa.
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Immigrazione
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