Connettiti con Renovato 21

Spirito

Il ricordo di mons. De Castro Mayer in una lettera di mons. Williamson

Pubblicato

il

Renovatio 21 traduce e pubblica un’altra lettera scritta da Sua Eccellenza monsignor Richard Williamson (1940-2025), datata 9 maggio 1991, e tratta dal bollettino Angelus, a quel tempo curato proprio dal prelato inglese il suo periodo nel seminario di Winona, nel Minnesota.

 

In questa lettera agli amici e benefattori, il compianto vescovo londinese parlò della morte del vescovo brasiliano Antonio de Castro Mayer (1904-1991), l’unico vescovo rimasto al fianco del fondatore della FSSPX, Mons. Marcel Lefebvre.

 

In questo breve ma appassionato scritto, Williamson raccoglie brevemente ma intensamente l’eredità del vescovo brasiliano, rimasto fedele fino alla fine.

 

Le sorti della diocesi di Campos, purtroppo, senza la sua guida, presero poi in breve tempo una piega controversa, raggiungendo il totale accordo con Roma nel 2002 e tradendo, secondo alcuni, l’opera di monsignor de Castro Mayer.

 

 

Cari amici e benefattori,

 

Molti di voi si saranno chiesti che fine abbia fatto la posta di maggio del Seminario. Alcuni di voi avranno immaginato che consistesse in un’edizione commemorativa di Angelus per la morte, avvenuta il 25 marzo, del Fondatore della Fraternità San Pio X, l’Arcivescovo Marcel Lefebvre. Il Seminario ha dovuto tirare fuori il salvadanaio per inviarvelo, ma il Fondatore muore una volta sola! E poi, più apprezziamo i doni di Dio, come un grande vescovo cattolico, più Dio sarà incline a inviarci altri simili a lui: «Se tu conoscessi il dono di Dio…» dice Nostro Signore.

 

E ora il vescovo che ha avuto l’onore e la gloria di essere l’unico vescovo al mondo a stare accanto all’arcivescovo Lefebvre nell’ora del bisogno della Chiesa, il vescovo Antonio de Castro Mayer, vescovo in pensione della diocesi di Campos in Brasile, è morto anche lui, un mese esatto dopo l’arcivescovo, in ospedale, in Brasile, il 25 aprile scorso. Così Dio ha fatto in modo che i compagni d’armi sulla terra siano anche compagni in cielo.

 

Il vescovo de Castro Mayer nacque un anno prima dell’arcivescovo Lefebvre e divenne vescovo della diocesi di Campos, una cittadina a circa 200 miglia a nord-est di Rio de Janeiro, nel 1948, quando aveva circa quarantacinque anni. Era un esperto di diritto canonico e teologia e una Lettera pastorale sui “Problemi dell’apostolato moderno“, che scrisse per la sua diocesi nel 1953 e che conteneva un “Catechismo delle verità opportune per opporsi agli errori odierni”, si diffuse ben oltre la sua diocesi, dentro e fuori il Brasile.

Acquistate le Maglie Crociate

La sua forza nella dottrina fu la ragione per cui, quando il tornado del Vaticano II colpì la Chiesa, né lui né la sua diocesi furono spazzati via: un’impresa realizzata da nessun altro vescovo con la sua diocesi in tutta la Chiesa! Molti vescovi durante e dopo il Concilio devono essersi sentiti estremamente a disagio con la nuova religione introdotta, ma a meno che non avessero una mente molto lucida si saranno detti: «Beh, non mi piace e non ritengo che sia cattolica, ma la fede non si basa sui gusti o sui sentimenti, quindi se questo è ciò che dice il Papa, devo obbedire». 

 

Solo se avessero saputo, sempre con una mente lucida, che la dottrina della fede stessa era gravemente messa in pericolo dai cambiamenti, avrebbero potuto resistervi in modo silenzioso e costante, come fece il vescovo de Castro Mayer.

 

Inoltre, e molto di più, i suoi preti rimasero con lui. Quando arrivò la Nuova Messa, lo seguirono nell’osservanza della Messa tridentina, e quando raggiunse l’età di 75 anni e fu obbligato dalle nuove regole della Chiesa a dimettersi, la grande maggioranza dei suoi sacerdoti mantennero la Messa tridentina. 

 

Senza dubbio, grazie a lui, avevano capito.

 

Fu sostituito da un vescovo modernista che procedette a cacciare tutti i preti del vescovo de Castro Mayer dalle loro parrocchie. Alcuni di loro rinunciarono alla lotta, ma fu ancora una volta la grande maggioranza di loro a scendere letteralmente in piazza, e quando decisero di costruire nuove chiese dal nulla, allora – ulteriore testimonianza dell’ex vescovo e dei suoi preti – furono seguiti dalla grande massa del popolo, così che ora ci sono ancora 11 chiese nuove di zecca in costruzione. 

 

Ne ho viste tre quando ero in Brasile lo scorso dicembre. Non sono piccole, e quella che ho visto finita era molto bella, e già troppo piccola! Cosa può fare un bravo vescovo!

 

Senza dubbio l’ultimo grande momento di Dom Antonio fu quando si mise al fianco dell’arcivescovo Lefebvre per co-consacrare nelle Consacrazioni del giugno 1988. Nel corso della cerimonia tenne un breve sermone spiegando perché era venuto: disse che era stato sottoposto a molte pressioni per stare lontano, ma per lui era un dovere tale che pensò che avrebbe commesso un peccato mortale se non fosse venuto.

 

L’arcivescovo Lefebvre era immensamente riconoscente per il suo aiuto. Il vescovo de Castro Mayer era in tutti gli aspetti così completamente indipendente dall’arcivescovo Lefebvre, che quando si schierò con lui contro tutto il mondo, fu la chiara dimostrazione che l’arcivescovo non stava solo inventando tutto di testa sua.

 

Senza essere influenzato dall’arcivescovo, un altro vescovo cattolico che si trovava di fronte alla stessa confusione era giunto alla stessa drammatica decisione: meglio incorrere nella «scomunica» che rimanere inattivi. Da allora in poi nessuno avrebbe potuto liquidare l’arcivescovo come un solitario stravagante.

 

Quanto l’arcivescovo apprezzasse il suo compagno d’armi, lo dice questo estratto, l’inizio di una lettera scritta dall’arcivescovo Lefebvre dalla Svizzera, il 4 dicembre dell’anno scorso a Dom Antonio, costretto ad un periodo di infermità a letto, in Brasile:

 

«Carissimo Monsignor Antonio de Castro Mayer, mi giungono voci dal Brasile sulla sua salute che, a quanto dicono, sta peggiorando! La chiamata di Dio si avvicina? Il solo pensiero mi riempie di profondo dolore. Quanto sarò solo senza il mio fratello maggiore nell’episcopato, senza il combattente modello per l’onore di Gesù Cristo, senza il mio unico fedele amico nella spaventosa landa desolata della Chiesa conciliare! D’altra parte risuona nelle mie orecchie tutto il canto della liturgia tradizionale dell’Ufficio dei Pontefici Confessori… il benvenuto dal cielo al servo buono e fedele, sé tale è la volontà del buon Dio»

 

Apparentemente, l’arcivescovo Lefebvre non immaginava che sarebbe stato il primo a tornare a casa, ma da lì non aspettò molto per trascinare dietro di sé il suo compagno. 

 

«Belli e avvenenti nella loro vita, anche nella morte non furono divisi: erano più veloci delle aquile, più forti dei leoni» (II Sam. I,23).

Aiuta Renovatio 21

Il funerale dell’arcivescovo a cui ho assistito a Ecône il 2 aprile è stato solenne, ma più consolante che triste. Ci sono diverse immagini nell’Angelus allegato, e un po’ della scena sulla tomba è evocata nel pezzo intitolato «Quello per cui si batteva non poteva morire». 

 

Il momento della tristezza sarà quando, se mai, la sua opera morirà.

 

Questo annuncio è in ritardo perché non c’era posto per esso nella lettera di aprile. Non preoccupatevi, ci saranno le Cresime l’anno prossimo, se Dio vuole. 

 

Ciò che conta è che i giovani conoscano e amino la loro Fede. Meglio — anime affamate, prendete nota — amare i Sacramenti e non averli che averli e non amarli, nella misura in cui Dio si sta avvicinando al primo stato ma si sta allontanando dal secondo.

 

Che la Madonna vi benedica per ciò che resta del suo mese. 

 

Trionferà, e sarà noto a tutti!

 

Sinceramente Vostro in Cristo,

 

+Richard Williamson

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da FSSPX.news

 

 

Continua a leggere

Spirito

Il leader della Chiesa armena esorta Leone XIV a convocare il Concilio Vaticano III

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV e il leader della Chiesa apostolica armena Aram I hanno discusso della convocazione di un «Terzo Concilio Vaticano» durante un incontro privato in Vaticano il 18 maggio. Lo riporta LifeSite.   Papa Leone XIV ha ricevuto Aram I in udienza privata in Vaticano lunedì, dove i due capi religiosi hanno affrontato diverse questioni ecumeniche e geopolitiche, tra cui la proposta di convocare un Terzo Concilio Vaticano. Secondo una dichiarazione pubblicata il giorno successivo dalla Santa Sede di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, Aram I ha sollevato direttamente la questione con il Papa, definendola urgente per la Chiesa cristiana universale.   Secondo quanto riportato dalla Chiesa apostolica armena, «l’istituzione di una data unificata per la Pasqua, la designazione di una giornata commemorativa per tutti i martiri e la convocazione di un Concilio Vaticano III» sono stati tra i principali temi sollevati da Aram I durante l’incontro.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La stessa dichiarazione armena affermava che «in risposta ai punti sopracitati, Sua Santità Papa Leone XIV ha espresso la sua comprensione e il suo sostegno, fornendo al contempo i necessari chiarimenti dal suo punto di vista».   Il bollettino ufficiale del Vaticano non menzionava esplicitamente la proposta di un Terzo Concilio Vaticano, ma confermava che il pontefice e Aram I si erano incontrati in privato, si erano scambiati indirizzi e doni e avevano poi partecipato a una preghiera comunitaria nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico. Nel suo discorso, Leone XIV ha sottolineato la storia del dialogo teologico tra Roma e le Chiese ortodosse orientali ed ha espresso la speranza che le discussioni ecumeniche in corso potessero proseguire «con rinnovato vigore».   Leone ha inoltre elogiato Aram I per il suo impegno di lunga data nelle iniziative ecumeniche, facendo riferimento al suo lavoro in seno al Consiglio Ecumenico delle Chiese e al Consiglio delle Chiese del Medio Oriente. Leone XIV ha osservato che il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali prosegue dal 2003 attraverso una commissione internazionale congiunta che ha già prodotto documenti riguardanti la Chiesa, i sacramenti e la comunione nel cristianesimo delle origini.   Il comunicato armeno aggiungeva: «Va inoltre notato che, a seguito dell’incontro, il Catholicos [il capo della Chiesa armena] e il Papa hanno avuto un ulteriore colloquio privato, scambiandosi opinioni e preoccupazioni su questi e altri argomenti correlati». Il contenuto di questo secondo incontro privato è sconosciuto.   L’incontro si è svolto nel contesto dei più ampi sforzi vaticani per ristabilire e approfondire le relazioni con le Chiese orientali e ortodosse dopo le tensioni legate alla dichiarazione vaticana Fiducia Supplicans del 2023, che autorizzava benedizioni non liturgiche per le coppie in «unioni irregolari», comprese le «coppie» dello stesso sesso. Pochi giorni prima di ricevere Aram I, il 15 maggio, Leone XIV ha avuto una conversazione telefonica con Tawadros II della Chiesa copta ortodossa e, in precedenza, il 4 maggio, gli aveva inviato una lettera pubblica in cui auspicava un rinnovato dialogo teologico tra Roma e i copti.   Nel suo discorso del 18 maggio ad Aram I, Leone XIV ha riconosciuto che il dialogo ecumenico aveva incontrato «recenti difficoltà», ma ha affermato che «non può esserci ristabilimento della comunione tra le nostre Chiese senza unità nella fede».   È interessante notare che la proposta di un Terzo Concilio Vaticano non è partita dalle autorità cattoliche, ma è stata esplicitamente avanzata da rappresentanti di Chiese separate durante i colloqui ecumenici con Roma. Nel corso della storia della Chiesa, i gruppi eretici e scismatici si sono opposti ai concili perché questi venivano tradizionalmente convocati per condannare l’errore dottrinale e definire con precisione i punti di fede controversi.   Al contrario, a partire dal periodo intorno al Concilio Vaticano II, le comunità non cattoliche hanno incoraggiato sempre più nuove iniziative conciliari legate a obiettivi ecumenici piuttosto che a chiarimenti dottrinali.   La questione di stabilire una data pasquale comune tra cattolici e ortodossi è anteriore all’attuale incontro tra Leone XIV e Aram I. Nel 2025, durante le commemorazioni legate al 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea, Leone XIV fece pubblicamente riferimento alla possibilità di una celebrazione pasquale condivisa.   I sostenitori della proposta sostengono che una data unificata rafforzerebbe la testimonianza cristiana e migliorerebbe le relazioni tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa. Lo stesso Leone XIII affermò che ciò che unisce cattolici e ortodossi è «più forte, sia quantitativamente che qualitativamente, di ciò che li divide».

Aiuta Renovatio 21

Questa visione è stata condannata dal magistero cattolico come «latitudinarismo», poiché tutte le verità rivelate possiedono un’autorità vincolante e non possono essere classificate in base alla loro importanza percepita.   In effetti, il Concilio di Nicea I stabilì un calcolo pasquale comune per salvaguardare l’unità dottrinale e liturgica all’interno di un’unica Chiesa già unita nella fede, non come compromesso diplomatico tra corpi ecclesiali separati. Al contrario, le attuali proposte ecumeniche rischiano di subordinare la dottrina alla negoziazione istituzionale e potrebbero creare l’apparenza di unità senza risolvere i disaccordi teologici fondamentali, comprese le controversie sul primato papale. In quest’ottica, una celebrazione pasquale comune senza una piena comunione dottrinale potrebbe rischiare di alimentare il relativismo religioso anziché l’unità.   La Chiesa apostolica armena occupa un posto di rilievo nella storia del cristianesimo perché l’Armenia fu il primo regno ad adottare ufficialmente il cristianesimo come religione di stato, un evento tradizionalmente fatto risalire all’inizio del IV secolo sotto il regno di Tiridate III.   Tuttavia, la Chiesa apostolica armena è separata da Roma e dottrinalmente eterodossa dopo aver rifiutato il Concilio di Calcedonia del 451 e essersi successivamente sviluppata al di fuori della comunione con la Sede romana. La teologia cattolica distingue tra le Chiese ortodosse orientali – come la Chiesa armena, copta e siriaca, che hanno rifiutato Calcedonia – e le Chiese ortodosse orientali, che si sono separate da Roma dopo il Grande Scisma del 1054 pur continuando ad accettare Calcedonia e i successivi concili bizantini.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Spirito

Le Suore Consolatrici di Narni crescono: una nuova chiesa in costruzione

Pubblicato

il

Da

Le Suore Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù stanno vivendo una crescita significativa: 72 giovani donne si sono unite al noviziato di Narni, in Italia, negli ultimi cinque anni. Per accogliere questo afflusso di vocazioni, quest’estate è iniziata la costruzione di una nuova chiesa.

 

Fondata nel 1961 da Padre Basilio Rosati, sacerdote passionista, la Congregazione delle Suore Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù continua a crescere. Affidata nel 1996 a Padre Emmanuel du Chalard (FSSPX), si propone di consolare il Cuore di Nostro Signore attraverso una vita di preghiera, sacrificio e servizio. I suoi principali apostolati rimangono l’educazione, la catechesi, l’assistenza agli orfani e le opere di misericordia.

 

Situato a Vigne di Narni, in Umbria, il noviziato occupa dal 2021 un ex convento cappuccino del XVII secolo, ora completamente restaurato per la vita religiosa. Tuttavia, l’afflusso di vocazioni ha reso la cappella troppo piccola.

 

 

 

Di fronte a questa crescita, la congregazione ha intrapreso la costruzione di una nuova chiesa durante l’estate. Il progetto, la cui durata stimata è di due anni e tre mesi, comprende anche l’ampliamento degli edifici: nuovi spazi per il lavoro apostolico, alloggi per i sacerdoti, dodici stanze aggiuntive per le suore – che attualmente condividono le stanze – un chiostro centrale e un parcheggio.

 

 

Presente anche in India e negli Stati Uniti, la comunità continua, in collaborazione con la Fraternità San Pio X, la sua missione di consolazione del Sacro Cuore e santificazione delle anime.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da FSSPX.News

 

 

Continua a leggere

Pensiero

Mons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la notizia della realizzazione, con imprimatur dell’arcivescovo ambrosiano Delpini, di una chiesa dedicata a «fedi diverse» realizzata dall’archistar Boeri.   Il progetto è chiamato «Monastero Ambrosiano» e sarà realizzato da Stefano Boeri Architetti su commissione dalla Diocesi di Milano. Situato nel distretto tecnologico MIND (ex area Expo), sorgerà entro il 2029 come spazio di spiritualità, ricerca e confronto aperto al dialogo tra fedi diverse, culture e saperi del XXI secolo.   Per commentare il progetto para-sincretista, monsignor Viganò si affida alle parole santo vescovo milanese Ambrogio.   «La Chiesa non cerca i vostri doni, perché avete adornato con doni i templi dei pagani. L’altare di Cristo rigetta i vostri doni, perché avete eretto un altare agli idoli; poiché la voce è vostra, la mano è vostra, la sottoscrizione è vostra, l’opera è vostra. Il Signore Gesù rifiuta e rigetta il vostro omaggio, poiché vi siete sottomessi agli idoli; poiché vi ha detto: Non potete servire due padroni» (Mt 6, 24)   Sono parole tratte dalla Lettera XVII di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, all’imperatore Valentiniano II (384 d.C.), paragrafo 14.  

Sostieni Renovatio 21

Colpisce l’entusiasmo dell’arcidiocesi ambrosiana per il progetto in pieno stile mondialista.   «Il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 m², con 1.100 m² destinati agli spazi aperti: ispirato alla tradizione monastica cristiana, il progetto reinterpreta l’archetipo del chiostro come dispositivo spaziale e simbolico: un luogo introverso ma permeabile, in cui si articolano tre dimensioni fondamentali: cura, dialogo e ricerca spirituale» proclama il sito dell’arcidiocesi, che lancia anche un caloroso virgolettato dell’arcivescovo Delpini, già noto per la sua partecipazione allo storico incontro all’Ambrosianeum tra vertici della massoneria e prelati di alto rango, nonché per il racconto di barzellette sui gesuiti quando gli chiedevano delle decisioni di Bergoglio (che tanto piaceva ai massoni…).     In MIND, ha dichiarato monsignor Delpini «si incontrano conoscenza, ricerca, talenti, affari, divertimenti, la natura e la vita, l’Italia e il mondo. Nel cuore della città dell’innovazione si affaccia la domanda sul senso del tutto, sul perché dell’impegno e dell’investimento. La domanda invoca l’incontro tra scienza e sapienza, tra innovazione ed etica, tra tecnologia e umanesimo, tra profitto e solidarietà. (…) Così Milano scrive il suo futuro: non c’è convivenza, né pace, né bene comune senza Dio».   Non siamo molto distanti, immaginiamo, dalle salette di preghiera multifede degli aeroporti, che abbiamo visto sempre, in tutti i Paesi che hanno avuto lo stomaco (o l’ordine…) di metterle, vuote e logore.

Aiuta Renovatio 21

A questo punto due parole vanno dette sull’architetto, cioè l’archistar coinvolto: Stefano Boeri. Quello di Boeri può dirsi uno dei nomi centrali nella realizzazione della nuova Milano dei grattacieli miliardari (come il suo, premiatissimo, «Bosco verticale») costruiti dalle giunte piddine.   Il nome dell’architetto, onnipresente nella metropoli lombarda delle ultime due decadi e più (ha firmato pure importanti progetti di architettura d’interni e ristrutturazione per l’Inter, tra cui la riqualificazione degli spogliatoi della prima squadra a San Siro e la progettazione della Sala delle Coppe), era saltato fuori nelle turbine di inchieste al riguardo l’urbanistica sotto l’amministrazione Sala e rinviato a giudizio lo scorso gennaio.   Il Boeri, oltre che architetto di grande successo, è professore al Politecnico e pure direttore della prestigiosa rivista Domus. Il fratello maggiore del presidente INPS Tito Boeri e figlio della designer allieva di Marco Zanuso Cini Boeri (1924-2020) e del partigiano neurologo Renato Boeri (1922-1994).   Non tutti sanno che Boeri senior , dottore al Besta, fu tra i creatori nel 1989 della Consulta di Bioetica, che ha un roboante appellativo istituzionale ma in realtà è solo una onlus che promuove l’etica «laica»: sostiene il diritto all’autodeterminazione e ritiene eticamente ammissibile sia il suicidio medicalmente assistito che l’eutanasia attiva, qualora il paziente capace di intendere e volere ne faccia richiesta lucida e consapevole per porre fine a sofferenze intollerabili; ha promosso attivamente la «Biocard», una carta di autodeterminazione per consentire ai cittadini di rifiutare trattamenti sanitari (inclusa l’idratazione e nutrizione artificiale) in caso di perdita futura delle facoltà mentali; è favorevole all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale anche per coppie omosessuali e persone single; sostiene la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e la liberalizzazione della diagnosi preimpianto.   È ancora più interessante sapere che l’architetto è quindi il nipote del senatore Giovanni Battista Boeri (1882-1957), avvocato membro del Partito Repubblicano Italiano, nonché – secondo le enciclopedia online e libri – massone iniziato il 26 dicembre 1903 nella Loggia Giuseppe Garibaldi di Imperia. Nel 1906 nonno Boeri divenne Maestro.   Sempre sul sito dell’arcidiocesi, il Boeri fa dichiarazioni che lasciano intendere in chiarezza il sostrato spirituale dell’operazione.   «Abbiamo inteso dare forma al nuovo Monastero Ambrosiano con un’architettura unitaria e aperta, che rappresentasse anche nelle sue spazialità l’abbraccio tra la nuova Chiesa, il prisma trasparente della Biblioteca delle Religioni e il chiostro triangolare del Giardino delle Fedi, posto all’incrocio tra il Cardo e il Decumano. Un monastero contemporaneo, pensato per rispondere alle esigenze di una società plurale e per promuovere coesione sociale, dialogo interreligioso e produzione di conoscenza».   Insomma, un luogo di sincretismo, anzi scusate, di «dialogo», parola abusa che forse abbiamo già sentito, un concetto portante di quei movimenti che promuovono il dibattito tollerante e costruttivo tra persone con idee politiche, religiose o sociali diverse. Il dialogo, dicono, è lo strumento principale per ricercare la verità e favorire la fratellanza universale, rifiutando il fanatismo. Il dialogo è, insomma «superamento dei dogmi», che poi sono proprio quella cosa tipica della chiesa cattolica.   Dove, in genere, si possono sentire questi discorsi sul primato del dialogo?   Ah, sì, ad esempio: «Il dialogo è il nostro pane consustanziale e viatico, è il cibo di cui i nostri fratelli si nutrono lavorando assieme nel rispetto della diversità». Sono parole da un’allocuzione del 2002 dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi.   Vi sareste aspettati di ritrovarle nella Chiesa di Milano? Certo, se consideriamo gli incontri semipubblici tra muratori e cardinali e tante voci striscianti su certi arcivescovi del passato, e pure se guardiamo in che stato versa il cattolicesimo meneghino (gestione cervelli conto terzi CL inclusa).   Vorremmo dire, però, qualcos’altro. Chi conosce Renovatio 21 conosce la nostra devozione ad Ambrogio. Per cui, non è che possiamo lasciare che si tocchi così il Santo vescovo di Milano.

Sostieni Renovatio 21

Il Santo non solo non tollerava le altre fedi (al punto di scrivere all’imperatore, che voleva punire i cristiani per una sinagoga incendiata a Callinico in Siria, dicendo che gli aveva dato fuoco lui stesso, Ambrogio), ma nemmeno variazioni eretiche del cristianesimo: Sant’Ambrogio estirpò l’arianesimo da Milano, e la cacciata degli ariani da parte del vescovo di Milano è uno degli episodi storici più celebri della città, a tal punto da essere entrato prepotentemente nell’iconografia e nella leggenda popolare.   Lo scontro tra Ambrogio e gli ariani culminò tra il 385 e il 386 con la cosiddetta «lotta delle basiliche»: l’imperatrice Giustina – madre di Valentiniano II e grande fiancheggiatrice dell’arianesimo, pretese che una basilica milanese (la Portiana) venisse ceduta agli ariani per i loro culti. Ambrogio si rifiutò categoricamente, affermando che le chiese appartengono a Dio e non all’imperatore.   Quindi, Ambrogio e la comunità cattolica milanese si barricarono all’interno della basilica per giorni. Per tenere alto il morale dei fedeli durante l’assedio dei soldati imperiali, Ambrogio compose e fece cantare per la prima volta i famosi inni ambrosiani.   Di fronte alla straordinaria resistenza pacifica del popolo e alla successiva scoperta dei corpi dei santi martiri Gervasio e Protaso (che rinvigorì il fervore cattolico), la corte imperiale dovette cedere. L’arianesimo a Milano perse così ogni spazio pubblico e politico, scomparendo progressivamente.   Quando vedete Ambrogio rappresentato col flagello in mano, vi è rappresentata questa lotta, questa intolleranza verso l’errore, il peccato, il caos.   Siamo dinanzi, ora, alla stessa situazione sia pure ribaltata: i nemici della Chiesa sono nella Chiesa stessa per sconsacrare, dissacrare, svuotare spazi sacri e creare spazi sacrileghi.   Cari milanesi, «cattolici» e «laici», siete sicuri che – in una situazione che ci pare proprio simile – il flagello di Ambrogio non possa tornare?   Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
 
Continua a leggere

Più popolari