Connettiti con Renovato 21

Spirito

Profanato l’altare maggiore della Basilica di San Pietro in Vaticano

Pubblicato

il

Un uomo è stato arrestato ieri dalla polizia vaticana dopo essere saltato sull’altare maggiore della Basilica di San Pietro e aver calciato via lo storico candelabro insieme alle tovaglie dell’altare.

 

Venerdì sera tardi, ora locale, sui social media è emerso un filmato di un uomo in piedi in cima all’Altare Maggiore in Vaticano che calciava i sei candelabri sul pavimento. L’uomo ha poi gettato le tovaglie dell’altare sul pavimento.

 


Acquistate le Maglie Crociate

A questo punto, le guardie di sicurezza vaticane hanno afferrato l’uomo e lo hanno preso in custodia.

 

In una nota diffusa all’agenzia stampa ANSA, Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha affermato che «si tratta di un episodio che riguarda una persona con grave disabilità mentale, presa in custodia dalla Gendarmeria vaticana e consegnata alle autorità italiane».

 

Secondo quanto riferito, il vandalo sarebbe di origine rumena e avrebbe un’età intorno ai 40 anni.

 

Le guardie di sicurezza all’interno della Basilica sono sembrate lente a reagire, scrive LifeSite. Le riprese mostrano che l’uomo aveva già scavalcato le barriere e salito i gradini dell’altare, aveva dato un calcio alle sei candele ed era nell’atto di strappare la tovaglia dell’altare prima di essere arrestato. L’emittente spagnola ABC ha riferito che le guardie sono state allertate dall’attivazione di un allarme da parte dell’uomo mentre saliva sull’altare.

 

L’altare è situato direttamente sopra la tomba di San Pietro, che si trova nella cripta vaticana. Le candele che ha calciato a terra si ritiene risalgano alla metà del 1800.

 

I dettagli sull’incidente sono stati scarsi e, al momento della pubblicazione, non sono state rese note ulteriori informazioni sul vandalo o sul suo movente.

 

L’iniziativa si colloca nel bel mezzo dell’Anno del Giubileo, in cui sono stati intensificati i controlli di sicurezza in tutta la città e riorganizzata Piazza San Pietro, con l’aumento dei varchi di sicurezza per incanalare tutti i pellegrini attraverso la Porta Santa in Vaticano.

 

Dopo l’incidente del 2023, l’arciprete della Basilica di San Pietro, cardinale Mauro Gamberti, ha celebrato un rito penitenziale presso l’altare, secondo le prescrizioni del Diritto Canonico.

 

Un evento simile si è verificato nel giugno 2023, quando un uomo è saltato in cima allo stesso Altare Maggiore e si è spogliato. In seguito ha detto alla sicurezza che era in lutto «per i bambini ucraini che hanno perso la vita sotto i bombardamenti russi».

 

Secondo alcuni osservatori, il nudismo avanzerebbe in Vaticano anche nei piani alti: è il caso di chi dice che appeso al muro dello studio di Bergoglio vi sarebbe un dipinto di Gesù nudo che assiste Giuda Iscariota.

 

La manifestazione dell’uomo ignudo a San Pietro nel 2023 potrebbe rientrare in una tendenza metapolitica largamente commentata da Renovatio 21, che è quella degli uomini ignudi che si mostrano in istrada con sempre maggior frequenza.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter
 

Continua a leggere

Spirito

L’apertura mentale di un oppositore delle consacrazioni episcopali FSSPX

Pubblicato

il

Da

Nel numero del 27 maggio 2026 di La Vie, padre Benoist de Sinety attacca le consacrazioni episcopali di Ecône, in un franglais informale … per sembrare giovane.   Sotto un titolo allitterativo che mira all’audacia: «Nuove consacrazioni alla Fraternità San Pio X: sacro fallimento…», l’ex vicario generale dell’arcidiocesi di Parigi scrive: «la caratteristica della comunicazione moderna è sempre più quella di dire qualsiasi cosa con sicurezza e veemenza senza curarsi di chi ci crederà, certi che gli slogan resteranno».   «Un capolavoro di questo cinismo si può ammirare nel luogo delle future consacrazioni dei vescovi lefebvristi a Écône. Gli organizzatori dell’evento hanno scelto di farne uno spettacolo al cui confronto impallidisce persino l’incoronazione di Carlo III!»   È ironico vedere padre de Sinety denunciare una cerimonia che per lui non è altro che uno spettacolo, se ricordiamo che il 9 dicembre 2017, in occasione dei funerali nazionali di Johnny Hallyday, trasformò la chiesa della Madeleine a Parigi in un santuario mediatico.

Sostieni Renovatio 21

Quel giorno, davanti a telecamere provenienti da tutto il mondo, sotto gli occhi dell’intera élite politica e artistica parigina, con l’ausilio di maxi-schermi, celebrò il defunto «idolo della gioventù»: «Entra nella luce, Johnny Hallyday, una luce, un fuoco che non si spegne mai», dichiarò con un’orazione che fa impallidire le elogi funebri di Bossuet.   Inoltre, e con maggiore veemenza, padre de Sinety brandì la minaccia di uno scisma che, a suo dire, non era tanto religioso quanto politico: «la rottura è una scelta politica che da tempo si maschera da motivazioni spirituali, conducendo le folle su sentieri senza orizzonte».   Secondo padre de Sinety, il pericolo che la Chiesa si trova ad affrontare oggi non è il declino della pratica religiosa né il crollo delle vocazioni, bensì il «cristianesimo identitario», ovvero queste nuove generazioni che riscoprono i pellegrinaggi, la liturgia tradizionale, i dogmi e la morale cattolica, le radici cristiane della Francia.   Non gli viene in mente che questi giovani cattolici potrebbero essere legittimamente preoccupati per una civiltà sradicata, una società de-cristianizzata. Le 160 pagine del suo ultimo libro, La causa di Cristo: Il Vangelo contro l’identità cristiana (Grasset, 2026), si possono riassumere in quattro parole: «l’identità cristiana, ecco il nemico!».   Padre de Sinety ritiene certamente che l’identità cristiana non sia abbastanza rock ‘n’ roll . Vuole piacere al mondo moderno, quindi adatta il messaggio del Vangelo e adotta il discorso dominante. Vede il dogma come una forma rigida di politica identitaria e preferisce gli idoli del momento.   Seguire gli idoli, rifiutare i dogmi: Chesterton non lo considerava un progresso, bensì una regressione intellettuale, un ritorno al regno vegetale, all’«inconsapevolezza dell’erba», come disse, osservando giustamente: «gli alberi non hanno dogmi. Le rape sono singolarmente di ampie vedute». (…)   Padre Alain Lorans   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Spirito

Processione del Corpus Domini della FSSPX ad Anversa

Pubblicato

il

Da

In occasione della solennità del Corpus Domini, questa domenica, 7 giugno 2026, i fedeli del priorato della Società di San Pio X di Anversa (Belgio) hanno accompagnato Nostro Signore Gesù Cristo per le vie della città.

 

Sostieni Renovatio 21

Estratto dall’omelia della Messa

Se coloro che vivevano in Galilea duemila anni fa desideravano ardentemente toccare Gesù nel suo corpo visibile, noi oggi possediamo una grazia ancora maggiore. Gesù Cristo rimane realmente presente nella Santa Eucaristia, nel Santissimo Sacramento. Lo stesso Signore che camminava per le strade della Palestina è presente oggi sui nostri altari, nella nostra processione per le vie di Anversa.

 

Forse qualcuno per strada si chiederà: «Cosa stai facendo? Chi stai seguendo?». Sì, qui il sacerdote porta il Santissimo Sacramento. Non vediamo nemmeno il sacerdote stesso; scompare dietro l’ostensorio. Stiamo camminando sulle orme di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

La stessa vita divina che emanava da Lui continua a essere comunicata alle anime che si avvicinano a Lui con fede. La domanda, dunque, è questa: possediamo ancora questa fame, questo fervore, questo desiderio di toccare Cristo, di toccarlo nel Santissimo Sacramento, nella Santa Eucaristia?

 

Quanti santi si formarono davanti al tabernacolo! Il Cristo eucaristico continua a guarire: guarisce la superbia attraverso l’umiltà; guarisce la tristezza attraverso il suo amore; guarisce la debolezza attraverso la sua grazia; guarisce le anime ferite attraverso il suo perdono.

 

Ma dobbiamo desiderare di toccarlo; dobbiamo avvicinarci a lui; dobbiamo cercarlo. Ed è proprio questo il significato della nostra processione di oggi: seguiamo Gesù come la folla nel Vangelo. Ogni passo di questa processione dovrebbe essere una preghiera interiore: «Signore, fammi toccare te».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Spirito

Questo è un grande dolore per noi

Pubblicato

il

Da

L’ultimo numero della Lettera ai nostri confratelli sacerdoti rievoca queste parole dell’arcivescovo Lefebvre, pronunciate durante l’omelia in occasione delle ordinazioni del 1976, per le quali fu minacciato di condanna. Questo dolore è ancora vivo in noi.   Cari amici, cari colleghi, cari fratelli, venuti da ogni Paese, da ogni ceto sociale, è una gioia per noi darvi il benvenuto e sentirvi così vicini in questo momento, così importante per la nostra Fraternità e anche per la Chiesa. Credo, infatti, che se i pellegrini hanno fatto il sacrificio di viaggiare giorno e notte, venendo da regioni molto lontane per partecipare a questa cerimonia, è perché erano convinti di venire ad assistere a una cerimonia della Chiesa, perché così avranno la certezza, al loro ritorno a casa, che la Chiesa Cattolica continua.   Ci viene detto che siamo in una situazione di stallo. Perché? Perché da Roma, soprattutto negli ultimi tre mesi, abbiamo ricevuto esortazioni, suppliche, ordini e minacce, che ci intimano di interrompere la nostra attività e di non celebrare queste ordinazioni.   È un dolore immenso, immenso per noi pensare di essere in difficoltà con Roma a causa della nostra fede! Com’è possibile? È qualcosa che va oltre la nostra immaginazione, qualcosa che non avremmo mai potuto concepire, qualcosa che non avremmo mai potuto credere, soprattutto nella nostra infanzia, quando tutto era uniforme, quando la Chiesa credeva nella sua unità generale, quando aveva la stessa fede, gli stessi sacramenti.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Ho detto a coloro che venivano da Roma: i cristiani sono dilaniati nelle loro famiglie, nelle loro case, tra i loro figli; sono dilaniati nei loro cuori a causa di questa divisione nella Chiesa, di questa nuova religione che viene insegnata e praticata. I sacerdoti muoiono prematuramente, dilaniati nel cuore e nell’anima. Ci troviamo in una situazione davvero drammatica!   Dobbiamo quindi scegliere tra un’apparenza – direi – di obbedienza – perché il Santo Padre non può chiederci di abbandonare la nostra fede, questo è assolutamente impossibile – e la preservazione della nostra fede. Ebbene! Noi scegliamo di non abbandonare la nostra fede. Perché in questo non possiamo sbagliare. La Chiesa non può sbagliare in ciò che ha insegnato per duemila anni; questo è impossibile.   Domani, forse, la nostra condanna apparirà sui giornali a causa delle ordinazioni di oggi; è del tutto possibile. Questa censura, questa condanna, se c’è stata, queste censure, se ce ne sono state, saranno assolutamente invalide.   Oh sì! Abbiamo fede in Pietro, abbiamo fede nel Successore di Pietro. Ma come Papa Pio IX ha così giustamente affermato nella sua costituzione dogmatica sul Romano Pontefice: il papa ha ricevuto lo Spirito Santo non per creare nuove verità, ma per sostenerci nella fede eterna. Questa è la definizione dogmatica dell’infallibilità papale stabilita da Papa Pio IX al tempo del Concilio Vaticano I.   Ed è per questo che siamo convinti che, sostenendo le tradizioni della Chiesa, dimostriamo il nostro amore, la nostra docilità e la nostra obbedienza al Successore di Pietro.   (Estratti dall’omelia pronunciata dal vescovo Marcel Lefebvre il 29 giugno 1976 a Écône, esattamente mezzo secolo fa).       Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Fotocollectie Elsevier Nationaal Archief via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata
Continua a leggere

Più popolari