Geopolitica
RFK Jr denuncia gli attacchi americani a Siria e Iraq
Gli Stati Uniti dovrebbero ritirare le proprie truppe di terra dai paesi del Medio Oriente che non le accolgono, ha detto il candidato indipendente alla presidenza degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr.
Kennedy ha detto che l’escalation avrebbe potuto essere evitata, reagendo in un post su Twitter all’attacco di Washington contro più di 80 obiettivi presumibilmente collegati alla Guardia rivoluzionaria iraniana (IRGC) in Iraq e Siria in un attacco aereo ad ampio raggio.
U.S. Begins Strikes on Militias in Iraq and Syria, Retailing for Fatal Drone Attack
This escalation would not have been necessary if we hadn't put our brave young service people in the crosshairs of these Shi'a militias — militias that exist only as a legacy of our illegal war…
— Robert F. Kennedy Jr (@RobertKennedyJr) February 2, 2024
Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito 85 obiettivi collegati all’Iran in Siria e Iraq come rappresaglia contro il recente attacco di combattenti «affiliati all’Iran» che ha ucciso tre militari statunitensi in Giordania. Nel post su Twitter del presidente Joe Biden si legge che gli Stati Uniti non «cercano il conflitto in Medio Oriente o in qualsiasi altra parte del mondo. Ma a tutti coloro che cercano di farci del male: risponderemo», nonostante l’Iran neghi il coinvolgimento nell’incidente.
«Se non cerchiamo il conflitto, allora portiamo le truppe fuori da lì», ha detto Kennedy, apparentemente reagendo alla dichiarazione di Biden. «Non sono i benvenuti. Non sono necessari», ha aggiunto.
Kennedy sosteneva che l’attuale escalation non sarebbe stata necessaria se Washington non avesse messo i suoi militari «nel mirino» delle milizie sciite. Ha descritto l’esistenza di questi gruppi «come un’eredità della nostra guerra illegale in Iraq». Ha ricordato che sia l’Iraq che la Siria hanno chiesto alle truppe americane di lasciare il loro territorio mentre l’Iran non tollera la presenza militare americana ai suoi confini.
Oltre a ritirare le truppe americane «dal Medio Oriente», Kennedy ha esortato Washington a stringere invece legami con le potenze regionali. Il candidato presidenziale ha anche descritto la presenza delle truppe nell’area come «obiettivi indifendibili per chiunque nella regione voglia provocare un conflitto».
«Stiamo rischiando la vita dei nostri giovani e spendendo soldi che non abbiamo. Questi minuscoli avamposti non hanno la capacità di impedire all’Iran di attaccare i nostri alleati o di ottenere la bomba. Tutto ciò che fanno è aprire gli Stati Uniti a un’escalation obbligatoria ogni volta che un eroe americano viene ucciso. Ma forse è proprio questo il punto».
L’Iraq ha rimproverato gli Stati Uniti per gli attacchi aerei, affermando che costituiscono «una violazione della sovranità irachena» e «rappresentano una minaccia che potrebbe portare l’Iraq e la regione a conseguenze disastrose». L’esercito siriano, come citato dall’agenzia di stampa SANA, ha denunciato il raid come «l’aggressione delle forze di occupazione americane».
Come riportato da Renovatio 21, in America da varie parti avanza pubblicamente l’idea che i soldati lasciati nelle basi in Medio Oriente servano da esca per essere uccisi – magari da un false-flag – per portare il Paese alla guerra con l’Iran.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Geopolitica
Trump: l’Iran è una «piccola guerra» rispetto alla spesa USA per l’Ucraina
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Geopolitica
Trump pubblica video AI che mostrano l’isola di Kharg «ridotta in macerie»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato filmati generati dall’intelligenza artificiale che mostrano un attacco missilistico contro l’isola iraniana di Kharg, importante centro petrolifero, nel contesto di una nuova escalation tra Washington e Teheran.
Le forze statunitensi e iraniane si sono scambiate attacchi per la prima volta dalla fine di luglio. Domenica, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver preso di mira due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, vicino al punto più stretto dello Stretto di Ormuzzo, che a suo dire si stavano preparando a lanciare razzi con mine marine nello stretto, che rappresenta circa il 20% del commercio mondiale di petrolio greggio.
Secondo Teheran, il bombardamento ha ucciso diversi soldati e civili iraniani.
🚨 ALERT: President Trump makes a post about Iran’s “Kharg Island being blown to smithereens!!!”
But the video is AI slop. So I have no idea what to do with this information.
But as of yet, I have no reason to believe Kharg is actually under fire. pic.twitter.com/bkPXx2omag
— Nick Sortor (@nicksortor) August 31, 2026
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L’Iran ha risposto lunedì mattina: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) ha dichiarato che i propri droni e missili avevano provocato «danni significativi» alle basi aeree statunitensi di King Hussein e Al-Azraq in Giordania.
Dopo gli attacchi, i prezzi del petrolio sono saliti nelle prime contrattazioni asiatiche, con i future WTI in rialzo del 2,47% a 85,46 dollari al barile e i future Brent in aumento del 2,71% a 90,49 dollari al barile.
Trump non ha emesso comunicati immediati sull’escalation sulla sua piattaforma Truth Social, limitandosi a pubblicare due brevi video generati dall’intelligenza artificiale che mostrano diversi missili che colpiscono impianti petroliferi su un’isola, generando immense esplosioni.
«L’isola di Kharg viene fatta saltare in aria e ridotta in frantumi!!!» recitava la didascalia di uno dei video.
Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese, costituendo il principale sbocco per le entrate petrolifere. L’arcipelago corallino, spesso definito «isola proibita» a causa delle severe misure di sicurezza, ospita anche un importante deposito di petrolio.
Gli Stati Uniti hanno colpito ripetutamente obiettivi militari sull’isola di Kharg dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio, ma si sono astenuti dal prendere di mira le infrastrutture energetiche. Trump ha inoltre valutato un’operazione terrestre per impadronirsi del centro petrolifero, sostenendo che avrebbe potuto essere condotta dalle forze statunitensi o da «altre persone». Tuttavia, tali piani non si sono mai concretizzati.
Teheran ha più volte avvertito che incendierà l’intera infrastruttura petrolifera e del gas degli alleati degli Stati Uniti negli Stati del Golfo qualora gli impianti energetici sull’isola di Kharg venissero colpiti o si tentasse di conquistarla.
In rete in molti si chiedono come il candidato presidente della pace, pure assicurata durante il suo primo mandato, sia divenuto quello che minaccia la «distruzione totale di una civiltà», con tanto di videini IA.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
I servizi israeliani evacuano il figlio di Netanyahu da Miami: «grave minaccia»
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